Diciamo proprio tutto come sta?


Agnelli convocherà una conferenza però prima facciamo un passo indietro.

Se anche la posizione della Gazzetta sulla questione dell’esposto della Juve è cambiata (dopo che lo aveva già fatto con Narducci, voltandogli le spalle in seguito alla sua decisione di entrare a far parte della giunta di De Magistris con tanto di dissenso di Palamara, presidente ANM), spostandosi dal giustizialismo sfrenato al garantismo invocato spesso dai tifosi bianconeri, significa che realmente qualcosa è andato storto in quella famosa estate del 2006 oppure non tutto è chiaro e limpido come hanno voluto presentarcelo perché, per ammetterlo la Gazzetta, ce ne vuole. E lo ha fatto con un doppio articolo di Palombo prima e dopo che Palazzi scrivesse e consegnasse ad Abete quella relazione di 3 pagine sulla “parità di trattamento” e la revoca dello scudetto che la Juve attendeva ormai con ansia da 14 mesi e pretendeva di ricevere in tempi brevi. La Gazzetta (ovvero l’opinione pubblica d’informazione dell’accusa) ha tirato i remi in barca e le somme di quanto successo in questi 5 anni “d’informazione deviata” e pronta controinformazione. Eppure, il Consiglio Federale si è espresso negativamente nei confronti dell’esposto juventino, confermando lo scudetto all’Inter attraverso la delibera che ha dichiarato che “non ci sono i presupposti giuridici per la revoca dello Scudetto 2006 all’Inter” provocando un grosso colpo al cuore a tanti tifosi bianconeri e appassionati sostenitori calcistici che ne escono frastornati da questa vicenda, dubbiosi su cosa il calcio sia diventato veramente e cosa offra in cambio della popolarità. Quindi la Gazzetta, questa volta, non ha preso la difesa della parte più potente, quella del Palazzo.

Facciamo un passo indietro. Prima di ascoltare con ansia la conferenza di Andrea Agnelli nella quale svelerà, probabilmente, le prossime azioni giuridiche da intraprendere e tutte le sue motivazioni, torniamo alla relazione di Palazzi e a tutto ciò che è accaduto nei giorni seguenti. Nonostante abbia sentenziato nei provvedimenti che Zamparini e Foschi fossero irrilevanti e Moratti e Facchetti prescritti, suscitando, in un primo momento, l’ira dei tifosi bianconeri, nelle motivazioni ha fatto emergere tutt’altro. Palazzi, con questa nota: “non essendo emerse dalle risultanze istruttorie e dai contatti telefonici in atti fattispecie di rilievo disciplinare procedibili, non coperte da giudicato ovvero non prescritte ai sensi dell’art. 18 del codice di giustizia sportiva vigente all’epoca dei fatti”, parla di fatti non punibili a causa della prescrizione e non parla di lealtà da parte dei soggetti coinvolti nelle sue motivazioni tanto che, soprattutto Moratti e Facchetti, ne sono usciti prescritti e non irrilevanti. Soprattutto Facchetti, ormai defunto, è stato ritenuto “colpevole di illecito sportivo” vigente nell’art. 6 CGS così come la società Internazionale, beneficiaria delle conseguenze di questi illeciti. Insomma, per l’Inter si parla di illecito e non di slealtà (art. 1) per la quale è stata condannata la Juve alla serie B con un illecito strutturato ovvero una somma di tanti articoli 1. Illecito strutturato mai esistito ai fini della legge. Tra le motivazioni, spiccano alcuni passaggi come “i gravi e reiterati comportamenti dell’Inter.” Oppure “le conversazioni citate intervengono spesso in prossimita’ delle gare”… ”In relazione a tali gare “il presidente Facchetti si pone quale interlocutore privilegiato…”. Nonostante ciò, rimane attorno a questa faccenda un alone di mistero perché Palazzi disse a chiare lettere che le indagini partirono oltre un mese prima dell’esposto della Juventus: se le indagini sono partite prima dell’esposto, non c’è prescrizione, i quattro anni sono scaduti nel luglio 2010 e non prima! Altro mistero che attesta la difficoltà nel capire affondo la verità di questa vicenda.

Ormai è uno slogan, come una filastrocca imparata a memoria di quelle che si fanno fare all’asilo: “L’archiviazione per prescrizione non vuol dire assoluzione”. Moratti e Facchetti irrilevanti ma coperti dalla prescrizione, sono direttamente proporzionali al fatto che i “presupposti etici” del 2006 non sono stati rispettati. E comunque, Abete non aveva detto che lo scudetto 2006 non sarebbe mai andato in prescrizione, così come l’etica? Anche Agnelli l’ha ammesso davanti all’intervista offerta alla Gazzetta poche settimane fa: il processo del 2006 si aprì sulla base di quelle intercettazioni coperte da segreto e illegalmente divulgate dai giornali.

Piccola precisazione fuori percorso: le telefonate di cui parliamo sono telefonate che Auricchio aveva manomesso e che hanno portato “alla prescrizione per alcuni soggetti e ad una condanna per altri”.(ci,.) La prescrizione, logicamente, è giunta per i soggetti coinvolti nelle telefonate dell’Inter poiché proprio i fi­le delle telefonate dell’ Inter intercet­tate e ritenute “molto rilevanti”, segnalate dai carabinieri  non sono mai arrivate ai Pm e quindi mai divulgate ai giornali nell’estate del 2006. Sono rimaste nascoste. è notizia di questi giorni che ci siano i file delle telefonate ma che siano rimaste nascoste per tutto questo tempo non è di certo una notizia nuova. Chi le ha potuto occultare? Forse Rossi e Nicoletti che s’incontrarono a Napoli, in Procura, il 18 Maggio 2006, una settimana prima che arrivasse Borrelli per raccogliere il materiale da divulgare ai giornali. Naturalmente materiale manomesso e COPERTO DA SEGRETO. Quello di cui parlava Agnelli. Poco dopo fu la la Gazzetta che rivelò che le intercettazioni trasmesse dalla federazione alla magistratura giacevano da mesi in un cassetto. Federazione parassita e Forza Penta. –

Ergo, Palazzi ha discusso, nel suo esposto, solo delle nuove intercettazioni emerse in questi anni(partenti dal 13 aprile 2010) e dei rapporti intrattenuti dai dirigenti con i designatori. è stato anche detto che l’iniziativa del dottor Palazzi era svincolata dall’esposto juventino e frutto di un “iter autonomo intrapreso dalla procura”  e partito dalla serie d’interrogatori da affiliare all’inchiesta sull’ormai nota Calciopoli 2. Ecco, già il fatto che sia stata rinominata così deve far capire che ci sono altri colpevoli e non può passare tutto inosservato. Questa è una nuova storia che non ha niente a che vedere con quella del 2006. Qui i protagonisti sono completamente cambiati. È una nuova serie che comporta un altro finale. La Juve non perse tempo quando affermò, con una nota, che il palmares non si prescrive proprio come l’etica di Abete.

Persino Pardolesi e Aigner hanno ceduto sotto i colpi ricevuti in questi anni dalla difesa e hanno confidato che fu Rossi a prendere la decisione di assegnare lo scudetto all’Inter, disdicendo il parere ’consultivo’ della commissione che non era al corrente (e in seguito contraria) della sua decisione ammettendo che la proposta era quella di revocare lo scudo alla Juve ma di non assegnarlo all’Inter. A proposito di commissione dei 3 saggi, ritengo che Abete abbia fatto una magra figura nel dire che “non ha bisogno delle stampelle per decidere” visto che nel 2006, queste stampelle si rivelarono fatate nel levare dagli imbrogli della giustizia sportiva molte persone e nel lasciare così tanti dubbi oggi.

Ed ecco che Palazzi, sbrigata questa faccenda e scritte le sue motivazioni, ha passato la patata bollente al Consiglio Federale della Figc, l’unico vero organo che avrebbe dovuto decidere sulla scottante questione dello scudetto del 2006 sotto l’afa che ha colpito e messo sotto scacco mezza Italia. Il consiglio federale, cavalcando l’onda della radiazione di Moggi per la quale non si era reputato competente per decidere o per arrogarsi il potere di emanare delle norme che non passassero al vaglio della giunta nazionale del Coni, ha cercato di saltare anche quest’altro impegno, definendosi non in grado di poter scucire quello scudo dalle maglie dell’Inter non avendo la veste giuridica per farlo essendo solo un’istituzione politica. Provocatoriamente, l’ avv. Prioreschi ha chiesto la prescrizione per la radiazione di Moggi dal momento che è stato giudicato con la nuova procedura del codice di giustizia ma su fatti vecchi (a “sentenze rese”) e puniti con la vecchia normativa che avrebbe visto già i presunti reati prescritti. Stessa formula, ovvero stessa prescrizione(con de4cadenza quadriennale) che vorrebbero utilizzare per lo scudetto del 2006 in modo da lasciarlo all’Inter.  Ed è qui che casca l’asino: se nel caso di Moggi sarebbe dovuta scattare, per regolamento, la prescrizione(con decadenza di 8 anni secondo l’attuale C.G.S., entrato in vigore nel 2007, all’art. 25 che ha preso il posto dell’ormai vecchio art.18), Abete annunciò che in caso di illeciti(come dice Palazzi) o comportamenti poco limpidi(come dice Agnelli) la questione si sarebbe dovuta riaprire e discutere. E non evitare come un ostacolo difficile e rognoso. Senza dimenticare che, in ogni caso, l’illecito sportivo secondo l’attuale codice è prescritto solo dopo otto anni. Non essendo i consiglieri della Figc dei giudici e non essendo l’ordinamento sportivo un ordinamento giuridico ma “politico-amministrativo costruito su basi-giuridiche”, l’Inter è punibile, in teoria, per aver commesso illecito sportivo senza alcun pericolo nè di prescrizione, nè di archiviazione. Perché anche qui si dovrà discutere un fatto vecchio con il nuovo regolamento, vero? Beh, se la giustizia è uguale per tutti, questa volta il regolamento è a nostro favore e mi dispiace fare ragionamenti qualunquistici e di basso valore culturale…

Lo scudetto puo’  essere comunque revocato qualora intervenga una sanzione (ex art. 13 CGS) della giustizia sportiva. La revoca, infatti, è un atto giudiziario e non amministrativo. Mentre la richiesta di revisione delle sentenze sportive potrebbero essere accolta qualora s’intervenga ex art. 39.  Ed è anche per questo motivo che il presidente Agnelli ha minacciato di portare in tribunale la Federcalcio. A loro spettava solo il compito di “discutere se c’era o meno la competenza del Consiglio Federale a decidere e non a revocare lo scudetto”. Proprio come ha detto l’unico voto contrario della delibera: l’avvocato Dante Cudicio, membro dell’Associazione Allenatori.

Tra l’altro, non essendo stato quel titolo conferito da un atto ufficiale o formale, a loro giudizio, ma solo da un comunicato stampa e da una copia inviata all’Uefa con la nuova classifica ribaltata, per lo stesso motivo non potrebbe essere revocato. Se non c’è l’atto ufficiale allora lo scudetto dell’Inter è taroccato. È come i tanti pezzi di pizza che si comprano senza ricevere lo scontrino, durano il tempo di qualche morso e non per sempre. E bene, adesso è il momento che anche lo scudetto dell’Inter che gli è stato consegnato senza il proprio scontrino fiscale, sia restituito da chi non gli appartiene. È inutile che Abete affermi che “Anche in presenza dell’atto ufficiale o di una titolarità della Figc a decidere la Federcalcio avrebbe espresso comunque parere contrario alla revoca perchè rimane la separazione dei ruoli da parte del Consiglio federale rispetto agli organi di giustizia.” Copia e incolla. Più elementare di così non avrei saputo dirvelo. Significa che la giustizia sportiva è indipendente da quella ordinaria? E perché mai, allora, la giustizia ordinaria si sia permessa di mettere a disposizione di quella sportiva tutto il proprio lavoro nel 2006? Già la giustizia sportiva è di per sé lenta e fannullona, forse è per questo che preferisce non andare incontro ad un confronto con quella penale. Abete in questo è bravo, nelle parole che portano calma momentanea e fuoco per sempre come quando disse che si sarebbe aspettato dall’Inter la rinuncia alla prescrizione. Musica per le nostre orecchie.

Tutti si sarebbero aspettati che il consiglio mandasse l’Inter prescritta per le telefonate di Facchetti, le revocasse solo lo scudo ma senza sanzionarla per i noti fatti prescritti e invece si è deciso di non decidere nulla come aveva denunciato il presidente Agnelli. Niente deferimenti, tutto archiviato. 5 anni buttati nel cesso, 5 anni di presa per i fondelli. Eh sì, perché per 5 anni ci hanno intrattenuto per poi non fare nulla.

Da un lato, la Fiorentina ha preteso, nel proprio comunicato, che si spieghi perché siano state accantonate dagli inquirenti numerose telefonate influenti, in particolare dal colonnello Auricchio, titolare dell’indagine. Ad Auricchio si chiede di spiegare anche «perché vennero prese certe decisioni e chi era al corrente delle decisioni prese». Riguardo alla domanda «se i pm Beatrice e Narducci fossero tenuti all’oscuro delle intercettazioni arbitrariamente considerate irrilevanti», in questi anni si è saputo direttamente da Beatrice che quelle intercettazioni gli erano estranee, il che significa che ha fatto tutto Auricchio. Ma può un investigatore farlo, quando la direzione delle indagini, anche per le intercettazioni, come ha ricordato l’avvocato della Fiorentina nella sua arringa, è sempre dei pm (cit.)? Della Valle avrà forse deciso d’assumere i panni del bambino pentito che ha commesso un danno con quello cattivo ed avendo pagato solo lui lo prega di dire lòa veritaà? Dall’altro, la pretesa della Fiorentina sa tanto di furfanteria in quanto Della Valle intende sedersi ad un tavolo con Moratti e chiedergli una fetta della torta che si è preso tutta Moratti in cambio dell’omertoso e dannoso silenzio.

Sta di fatto che domani Agnelli convocherà una conferenza. Tra le “armi” che impugnerà per combattere questa nuova guerra in tribunale c’è l’acquisizione del verbale della riunione del Consiglio Federale del 18 luglio. Si può dire che, contemporaneamente, Moggi acquisirà un documento detto “Lodo-Preziosi” riguardante la misteriosa squalifica inflitta al presidente Preziosi in seguito ad un Genoa-Venezia e la sospetta radiazionecomminata e poi  tolta per mistero al ds Sabatini.

I metodi per vincere ci sono. Bisogna solo saperli utilizzare.

Ps: Il Garante del Codice di Comportamento Sportivo è l’organo preposto a segnalare ai competenti organi della Federazione Sportiva di appartenenza del tesserato, i casi di sospetta violazione del codice. Si è sparsa sul web la voce che, in caso lo scudetto dovesse rimanere all’Inter, la Juve o i tifosi stessi possano impugnare quest’ altra arma. Staremo a vedere.

eldavidinho94

  1. Alessandro Magno

    io spero che oggi andrea agnelli veramente fughi ogni dubbio sul cosa vuole fare la juve e da che parte sta’. Mi aspetto una dichiarazione di guerra senza se e senza ma. se ci sara’ una chiamata alle armi l’accetto volentieri ma gui a tergiversare ancora a cercare sotterfugi o scappatoie o a rimandare decisioni. Io penso che oggi sia arrivato il momento della verita’ sopratutto per andrea agnelli. Se e’ il nostro presidente quello che tutti noi ci auguriamo che sia e allora lo seguiremo o se e’ solo uno che non puo niente o peggio un complice di quelli che han fatto accadere tutto questo, e allora attaccheremo anche lui. E’ arrivato il momneto di tirare giu’ le maschere.

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