Lo Stile Juventus

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Articolo di Silvio Mia

 
Si sente parlare da sempre dello Stile Juventus , che appartiene ai nostri colori come un marchio, una garanzia di comportamento dentro, ma soprattutto fuori del campo di gioco. Credo nasca dal fatto che la Proprietà bianconera da più di 90 anni è condotta dalla Famiglia Agnelli , stirpe torinese con il classico aplomb Sabaudo. La Famiglia è stata rappresentata per anni dal suo Patriarca Giovanni Agnelli, per tutti l’Avvocato , il quale sia quando ha gestito direttamente la squadra, sia quando questa l’ha seguita ai margini , perché i suoi impegni non gli permettevano un incarico ufficiale nella dirigenza juventina, è stato sempre il suo punto di riferimento, tanto da essere ancora oggi ben presente nei ricordi di tutti, a più di un decennio dalla sua scomparsa. I suoi modi garbati, sobri ,ma decisi, hanno sempre dato un’impronta di serietà nell’orbita bianconera. A proposito di ciò che ho scritto, voglio raccontare un episodio che sarebbe potuto costare caro , in termini sportivi, ma che fu attuato per dimostrare una linea comportamentale consona alla Società , specialmente per i giocatori , che rappresentano la visibilità della stessa e fu messo in essere senza ripensamenti. Si giocava il campionato 1971-1972. L’anno precedente venne fatta una rivoluzione societaria che toccò sia la parte tecnica che quella dirigenziale.

La Presidenza del Club fu affidata a Giampiero Boniperti , affiancato per la parte riservata al rafforzamento della squadra da Italo Allodi , che aveva negli anni precedenti contribuito al miracolo Mantova di Mondino Fabbri , portato in quattro anni dalla serie D alla serie A e alla costruzione della Grande Inter di Helenio Herrera detto il Mago, che negli anni sessanta fu protagonista in campo Nazionale e Internazionale vincendo tutto quello che era possibile. Quel campionato era il secondo , di un piano triennale che avrebbe dovuto riportare la Juventus a essere competitiva e possibilmente vincente. Purtroppo nel primo anno di lavoro, l’allenatore che era stato scelto per la programmazione e la costruzione della squadra, Armando Picchi livornese e capitano di quell’Inter indimenticabile , dopo pochi mesi lasciò il mondo terreno battuto da un male che non gli diede scampo. Peccato perché questo giovane mister lasciava intravvedere delle buone qualità nello sviluppo e nell’organizzazione del gioco, che aveva già dimostrato da giocatore dove , come si suol dire ,era il classico allenatore in campo . Il suo successore fu Vickpalek un ex giocatore juventino arrivato, insieme a Korostolev, a Torino nel 1946 , che aveva giocato con Boniperti . Il Presidente lo scelse proprio perché conosceva bene le sue qualità, specialmente quelle umane e quest’ uomo, riuscì prendendo in mano una squadra molto giovane, frastornata dalla luttuosa notizia , a portarla alla vittoria . Ho molto divagato , ma la premessa era doverosa per affrontare l’argomento riguardante lo Stile Juve. A gennaio i bianconeri , che stavano veleggiando in testa alla classifica senza troppi problemi , avevano perso per una malattia polmonare il bomber Roberto Bettega , e questo aveva indubbiamente indebolito la rosa . Al suo posto mister Vickpalek schierava Novellini, un buon giocatore , il quale però non era in possesso delle qualità del titolare.

Quel campionato divenne molto equilibrato in testa alla classifica , con Juventus, Milan ,Cagliari , Fiorentina ed il sorprendente Torino di mister colbacco Giagnoni , in grande rimonta, a giocarsi il campionato. Il 26 marzo era in programma il derby della Mole, nell’ottava partita del girone di ritorno. I granata erano ormai a tre punti dalla Juventus e mai come in quell’anno sentivano l’odore dello scudetto che mancava dai tempi della squadra che solo il fato vinse , il Grande Torino. Il mercoledi precedente la Juventus era chiamata ad un difficile incontro di Coppa UEFA in Inghilterra in casa del Wolverhampton, i Wolves per i tifosi inglesi. L’incontro era ancor più complicato nel suo svolgimento, perché nella gara di andata giocata a Torino ,quindici giorni prima, il risultato era stato di 1 a 1 . Facendo in maniera molto limitata quello che oggi si chiama turn-over, ma soprattutto con la testa già rivolta alla domenica successiva, la Juventus non riuscì nell’impresa e sconfitta per 2 a 1 , dovette lasciare all’altezza dei quarti di finale la competizione europea senza molti rimpianti, visto che le energie bruciate nei mercoledì di Coppa , toglievano forze per quello che era l’obiettivo vero da conquistare che consisteva nella vittoria dello scudetto numero 14. Il fatto più rilevante di quella serata storta, non si materializzò in campo ,ma fuori campo. Finita la partita i giocatori rientrarono in albergo per riposare in attesa del ritorno a Torino la mattina successiva. Nella notte un giocatore basilare per il gioco bianconero , per la sua classe e per la sua esperienza, venne pizzicato dai dirigenti bianconeri in un locale notturno in piacevole compagnia. Il provvedimento fu drastico , il giocatore che rispondeva al nome di Helmut Haller , fu multato , messo fuori rosa ed escluso per il derby programmato tre giorni dopo. Il provvedimento lasciò sbigottiti i tifosi juventini , che vedevano la squadra, già priva del suo bomber Bettega, indebolirsi per l’assenza di uno dei pilastri della squadra. I tifosi del Torino , increduli, non credevano a quello che avevano sentito, ma confidavano che, vista l’importanza della partita ,alla fine Haller sarebbe stato in campo. Invece passando le ore , l’esclusione del tedesco era confermata. Nessun perdono per un giocatore che specialmente dopo un’eliminazione e in vista di un impegno ancora più importante si era lasciato andare a un comportamento così scorretto.

La domenica successiva , pur sperando in extremis di vedere salire dai gradini degli spogliatoi la chioma bionda del tedesco, la Juventus entrò in campo senza il suo fuoriclasse , sostituito da un giocatore che gran giocatore avrebbe dovuto essere, ma che non confermò le attese riposte su di lui, Gianluigi Savoldi II, fratello del bomber che fu protagonista del primo trasferimento miliardario, quel Giuseppe Savoldi I, che passò dal Bologna al Napoli ne 1975 per due miliardi di lire ! La Juventus pagò a caro prezzo l’esclusione di Haller e nonostante si fosse portata in vantaggio con un gran goal di Anastasi , venne raggiunta e superata da un Torino che seppe approfittare dello sbandamento psicologico dei bianconeri. I giocatori granata scesi in campo carichi come delle molle prima pareggiarono con Claudio Sala su punizione e poi nel secondo tempo fissarono il risultato sul 2 a 1 con una rete di Agroppi. La vittoria nella stracittadina portò i granata a un punto dai bianconeri riaprendo di fatto la corsa al titolo tricolore. Questa fu una bella lezione data non solo ai giocatori bianconeri , ma secondo il mio parere, anche a tutto il calcio italiano perché la Juventus dimostrò che una squadra deve essere formata prima da uomini e poi da calciatori , cosa di cui in Società si tiene conto anche ai giorni nostri. Quella sconfitta fece capire ai giocatori che il giudizio sui comportamenti nocivi al gruppo era uguale per tutti senza distinzione di quale fosse l’interessato. Probabilmente si capì come si costruiscono le vittorie e nei giocatori si cementò la convinzione che quello scudetto non sarebbe potuto sfuggire, anche se nelle domeniche successive proprio il Torino seppe isolarsi in vetta alla classifica per un turno. Questo avvenimento lo ricordo molto bene e credo possa essere un esempio e la conferma della serietà di una Famiglia , che pur di rischiare di perdere un anno di lavoro , fece insieme alla dirigenza juventina , una scelta che invece servì per impostare un ciclo vincente con continuità negli anni a seguire. Con la scomparsa dell’ Avvocato Agnelli e di suo fratello il Dottor Umberto , anche lo Stile Juve è cambiato , o probabilmente sarebbe meglio dire modificato ,nel suo intendimento.

Probabilmente il passare del tempo e il modo con cui si intendono le cose oggigiorno , hanno fatto si che alcuni comportamenti vengano tollerati e perdonati, anche per il diverso rapporto di forze esistente oggi fra Società , giocatori e procuratori , che non esisteva nei tempi a cui si riferisce il mio racconto . Gli stessi tifosi, non quelli che come me hanno vissuto un’altra epoca, sono molto più propensi a schierarsi con il giocatore , invece che con la Società , non capendo che a volte è meglio rischiare di perdere una volta sul campo, piuttosto che non far crescere l’uomo-giocatore che capite le proprie mancanze diventerebbe più utile a se stesso ed alla squadra. Andrea Agnelli ha riportato in maniera moderna un certo modo di comportarsi , in cui lui , che è al comando della Società, detta la via che bisogna rispettare. Anche Andrea è ben lontano dal modo di operare di suo papa’ e di suo zio , ma lo è perché sono cambiati i tempi , nei quali a volte il buon senso viene interpretato come segno di debolezza . PS la domenica successiva al derby, allo Stadio Comunale di Torino era in programma la nona giornata di ritorno e si giocava Juventus-Varese. La Juventus aveva perdonato il tedesco, che venne regolarmente schierato in campo ,vinse per 1 a 0 con rete di …………………………Helmut Haller…… evidentemente il Fuoriclasse lo si vede anche in questi casi dove invece che con le parole ci si fa perdonare con i fatti dimostrando di aver capito la lezione ….

  1. Grazie Silvio, questi tuoi racconti danno sempre una forma nuova a quei sentimenti irrazionali che ci rendono appassionati di una Vecchia Signora.

  2. Alessandro Magno

    articolo sempre molto bello silvio. mi incuriosisce il fatto che la juve abbia fatto turn over nella coppa per dedicarsi al campionato al contrario di cio’ che si fa oggi ma mi da conferma di una cosa che mi disse tempo fa un vecchio tifoso per cui la juve non si interesso piu di tanto alle coppe fino agli anni 80 perchè prima erano solo uno spreco di risorse ed energie e non portavano soldi nelle casse delle società

  3. In effetti di quella coppa la juve aveva poco interesse. Ho cercato le formazioni di quel giorno dopo aver letto il commento di Alessandro e devo dire che ricordavo un turn over più limitato , mentre interessò almeno5-6 giocatori a conferma di quanto detto prima , credo anche in virtù del risultato di andata che rendeva difficile il recupero. In quei tempi vincere in Inghilterra era proibitivo….

  4. Racconto fantastico.
    Confermo che sino alla metà degli anni 70 la Juventus non aveva grandi interessi a vincere in Europa, e sinceramente io (all’epoca ragazzino) non riuscivo a capirlo.
    Inoltre è bello anche aver ricordato Vickpalek, un uomo che trovavo simpaticissimo e buonissimo.
    Peccato solo avesse un nipote S…. un certo zeman…..

  5. Infatti il nipote non l’ho citato. Ringrazio tutti per i complimenti, sono graditi e aiutano per fare sempre meglio

  6. Jumarco se vuoi acquistare il mio libro Juventus vuol dire gioventù potrai leggere su come e’ stata costruita la vittoria dello scudetto numero 14 dove troverai tante sorprese in merito a quella vittoria. Ciao

  7. Silvio, mi hai commosso. Davvero. Ricordo perfettamente Wolverhampton-Juve alla radio. La radiocronaca un po’ gracchiante ed il volume che andava e veniva. Ricordi di un bambino di otto anni. Tifosissimo della Juve ed il mio idolo di quella squadra era proprio Haller. Ricordo l’esclusione nel derby e la mia rabbia perché non lo fecero giocare. Mio padre, anche lui juventinissimo, mi spiegò che era giusto così: si era comportato male dopo aver perso una partita importante ed aveva mancato di rispetto ai suoi compagni ed all’allenatore. Io non capivo, ero solo arrabbiato perché la Juve non lo faceva giocare.

  8. Alessandro Magno

    :mrgreen:

  9. Questo tuo racconto Silvio, mi fa venire in mente alcuni aneddoti che mi raccontava mio padre circa lo stile Juve, e di come la società si intrometteva nella vita privata dei suoi calciatori, di come erano pedinati e tenuti a vista, e come venivano puniti per oggi un nonnulla se si compara al passato.
    Ma era lo stile Juve, ed era ciò che voleva l’Avvocato, che non dimentichiamo non era Santa Maria Goretti.
    Cosa dire .. ieri troppo da una parte, oggi è troppo dall’altra.
    Sappiamo benissimo che i giocatori del passato gestivano la loro vita privata, in forma strettamente riservata, da non far emergere il nulla, ma d’altronde alla gente della vita privata anche quella occulta dei giocatori, non importava. Oggi, sarà che loro non si accontentano dei tanti soldi guadagnati, sarà che il tenore di vita deve essere sempre al top, si fanno coinvolgere in scandali, scandaletti e affini solo per lucro, è vergognoso, soprattutto per i giocatori nazionali.

  10. La Fiat non controllava solo i giocatori. Devo dire che per quanto riguarda i giocatori , giovani e ricchi in po’ di rigore lo ritengo plausibile perché non tutti a vent’anni con le tasche piene e le donne che gli cadono ai piedi, riescono a mantenere un equilibrio. Oggi poi con le televisioni che li seguono ovunque se sgarrano vengono subito smascherati. Lo stile Juve era anche un aristocratico modo per distinguersi dagli altri in tempi in cui il rispetto e l’educazione delle persone non era ai minimi termini come ai nostri giorni. Oggi anche lo Stile Juve e’ logicamente cambiato anche perché i giocatori hanno un altro potere verso le società che più di tanto non possono fare. Comunque la serietà paga sempre e noi per i risultati ottenuti ne abbiamo la conferma.

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