Champions League Martedi 20 ottobre 2019 Dinamo Kiev – Juventus ore 18.55 Stadio Dynamo Lobanovs’skj

Scritto da Cinzia Fresia

 

La Juventus ancora in elaborazione del risultato a Crotone, è partita alla volta di Kiev per il primo appuntamento di Champions League, e in questa occasione che Paulo Dybala, spera di poter far parte della formazione.

Andrea Pirlo ha chiarito con l’argentino e per domani si vedrà. E’ evidente che il tecnico non si fida ancora del suo stato di forma. La notizia positiva è il rientro di Ramsey in squadra. Il tecnico della Juventus sta vivendo un vortice di emozioni per questo debutto in Champions League che lo vede sfidare il suo primo maestro Mircea Lucescu, tecnico della Dynamo, i due si stimano molto e con gli anni hanno mantenuto i rapporti.

Ma Pirlo questa prima di Champions la deve vincere, Andrea sebbene la brutta figura rimediata in Calabria, è convinto del potenziale della sua squadra, che peraltro accusa assenze importanti come Cristiano Ronaldo e Weston Mc Kennie colpiti dal Covid, perciò fari puntati sullo stadio Lobanovsky a Kiev, il governo ucraino ha dichiarato uno stadio di Pandemia parziale e per questo che ha aperto la capienza dello stadio al 30 per cento.

 

  1. Scusate se la ripropongo di qua ma questa lettera è molto giusta.

    LETTERA DI OGGI

    Sono soddisfatto perché ho trovato in questa lettera alcuni miei pensieri scritti stamane e altri nei giorni scorsi.

    Caro presidente,

    credo che stavolta lei debba prendere una posizione chiara. E assumere una diversa linea strategico-mediatica. Come fece 8 anni fa, per difendere Antonio Conte dal processo per le scommesse. Ricorda? Lì mi piacque molto. Al fischio finale di Crotone, dopo quello scempio arbitrale che ha deciso la partita, lei doveva imporre il silenzio totale a tutti i tesserati (che paradossalmente avrebbe portato molta attenzione sul caso arbitrale, più di mille parole) e indire una conferenza stampa per il giorno successivo, lei e i suoi dirigenti. Alle sue spalle uno schermo, con i filmati. Non solo della gara in terra calabra, intendiamoci. Anche di Juve-Lione, di Juve-Bayern eccetera. E usare toni durissimi contro la Figc e la Uefa che ci mandano i loro sicari. La Juventus dà fastidio. Ci hanno sempre odiato, dai tempi di Sivori e Boniperti. Carraro e Collina sono due fulgidi esempi in tal senso. È ora di finirla. Una competizione che porta un giro di soldi pauroso, nella quale il nostro club gioca un ruolo fondamentale, non può esser decisa da incapaci/prevenuti e soprattutto non può essere condizionata da disegni mirati ad abbatterci. Le ho già ricordato, in sede assembleare, cosa ha rappresentato calciopoli, come è stata orchestrata. Non serve molta fantasia per capire chi ha le leve del potere calcistico. Noi lì non ci siamo. Dal punto di vista politico non abbiamo peso. Né sul piano dei calendari né su quello arbitrale. Non parliamo poi del rapporto con le nazionali. Dal punto di vista mediatico non esistiamo, facciamo passare qualsiasi cosa. Permettiamo a qualunque Spadafora della situazione di metter bocca su tutto, di offendere i nostri tesserati. Lasciamo che i media offrano ricostruzioni faziose e artificiose senza contestarle (vedi Juve-Napoli, vedi il caso Suarez). Lasciamo moviolisti di regime a raccontare immagini da loro scientemente selezionate ad arte, senza che mai un nostro dirigente, o un nostro ex giocatore – opinionista sia in grado di obbiettare. Nelle TV un contraddittorio a nostro favore è impensabile. I vari Bergomi di turno sprizzano antijuventinismo da tutti i pori. La misura è colma. Lei si preoccupa di quello che deve soffrire, in tal senso, il popolo bianconero o tutto le scorre addosso? Lei è conscio di cosa stiamo sopportando, inclusa la totale inerzia di chi dovrebbe difenderci? L’ufficio della comunicazione alla Juventus a cosa serve? A redigere la distinta della formazione? Lo stile non è farsi prendere in giro dai De Laurentiis, Pistocchi o dagli Ziliani di turno. Lo stile è fermezza, è tutela di un nome, di un mito, di un popolo innamorato, e – più prosaicamente – dei propri clienti e del marchio. Lo stile è anche stiletto, quando serve. Guardi che non si deve preoccupare di eventuali ripercussioni nel palazzo: peggio di così non può andare.

    Andrea Danubi
    Castiglione della Pescaia GR
    Azionista Juventus Fc e fornitore JMuseum

    Buonanotte

  2. Per questa sera sono preoccupato.
    Sento e leggo cose preoccupanti.
    Non su arbitri ed altro ma su scelte e strategie di Pirlo.
    Avevo paura che un suo arrivo alla Juventus avesse riportato in auge una certa difesa, la BBC mai vincente all’estero, ed eccola in altra salsa ma fondamentalmente quella è.
    Bonucci al centro, Chiellini a sinistra e Danilo a fare il Barzagli.
    Difesa bassa, bassa che più non si può, centrocampisti e laterali che si sfiancano per coprire i tre statici la dietro e che poi non riescono a dare spinta.
    Poi la regia, il gioco tutto a trazione rigorosamente posteriore, tutto da dietro, come nell’ultima Juve di Conte, in pratica si esce dall’area palla al piede, si attende, gioco orizzontale giro palla.

    Le ali la danno più in dietro che in avanti e mai a saltare l’uomo.

    Seconda cosa, Dybala è atipico, Dybala non gioca mai.
    C’è sempre una scusa che taglia il talento.
    Oggi c’è Dybala, sarebbe stato uguale con un Hazard.
    Lo vediamo all’inter con Eriksen.

    Non c’è spazio per il giocatore atipico in squadra.

    Purtroppo di giocatori atipici che ti hanno vinto vinto una finale ne sono pieni gli almanacchi.

    • Luca, peccato che Danilo non è Barzagli .. anzi nemmeno l’unghia del dito mignolo di Barzagli, ed è strano che Pirlo non se ne accorga.
      Comunque, non ho ancora capito come vuole far giocare questa Juventus, ed ho paura che non lo sappia neanche lui, A volte mi sembra che stia giocando al “piccolo allenatore” e che si stia lui sperimentando.

      La cosa migliore che ha fatto Sarri è quella di schierare il duo Dybala – Ronaldo e con questo ha vinto lo scudetto eha avuto l’umiltà di ammetterlo. Ora Ronaldo non c’è, manca anche un recupera palloni come mc Kennie, un ipotesi sarebbe Dybala-Morata e dietro di loro Ramsey. Ma non è fattibile nel pratico .. chi mettere dietro?
      Comunque notate bene quando manca Ronaldo, manca un punto di riferimento.

    • Ciao Luca
      Senza andare nei dettagli così wll’intrasatta hai ragione come quello che dice: in tre 3 (tre) partite io questo ho visto e questo è.
      Giusto…ma se andiamo ad analizzare ci rendiamo conto che Dybala si è infortunato, ha risposto alla chiamata della sua nazionale, non ha giocato nemmeno lì per via della cacarella ed è fuori con allenamenti a singhiozzo da quasi tre mesi.

      Alex Sandro sta fuori per infortunio, Pirlo con due terzini di ruolo non credo rinunci alla difesa a 4(ripeto, a tre dietro la puoi giocare solo con 3 centrali forti forti come quelli di qualche tempo fa …la famosa bbc…ora con questo Chiellini e soprattutto con questo Bonucci a tre diventa deleterio.

      Due ali, Cuadrado a dx (che potrebbe essere anche il terzo centrocampista), e a sx il famoso atipico che tu ma pure io tanto reclami, a centro Bentancur, Arthur o McKennie o un’altro, tra Rabiot e Ramsey, davanti Ronaldo e Morata.
      In panchina tutti gli altri a giocarsi almeno mezz’ora per ogni partita.
      E se non vuoi far torto a nessuno presenti lo schema più aggressivo che mai: il 4-1-4-1(basta mettere gli uomini giusti nel secondo 4 che ho scritto).

      • Barone me lo auguro, come mi auguro di non sentire mai più le parole: “Dybala non è collocabile tatticamente”
        Parole che ogni tanto si risentono.

        Come disposizione in campo sai come la penso, da quando non c’è più Pirlo in campo, e guardando la rosa a disposizione opterei per un 4231, ma tant’è, non vedo un problema di numeri ma un problema di scelte, vedremo.

      • Che Ronaldo sia per noi un punto di riferimento importante, non ci piove. Ma anche Dybala non è un problema, nonostante molti ne tessano i difetti più che le lodi.

        Il problema è proprio la BBC e chi l’ha inventata.

        Sempre troppo rimpianta e mai vittoriosa in campo internazionale dove sia con la Juve che con la Nazionale si contano solo delusioni.

        Poi se si schiera sempre Bonucci….

        • Caro Luca. Anche i calciatori vivono su sottili equilibri. E, parliamo fuori dai denti, Dybala già lo scorso anno era stato venduto. Quest’anno per varie problematiche deve ancora esordire. Insomma la Joya non sente affatto la fiducia dell’ambiente, a cominciare dalla dirigenza. Poi esordisce pure Portanova, praticamente nel suo ruolo, e il giovanotto … sbotta con Paratici.
          Sul quale ultimo sembrerebbe che Sarri abbia messo il veto qualora fosse chiamato dalla Roma. Non è un bel momento a quanto pare neanche per Fabiuccio nostro😅.

          • E s’è beccato pure una multa di 10000€…gli arbitri hanno pensato fosse rivolto a loro mentre in realtà Paratici insultava Bernardeschi!😅

  3. STORIA DI UN “CARRO ARMATO”
    (Come manca oggi un Benetti al nostro centrocampo!)

    22 giugno 1979, il pomeriggio è caldo, la pista di Caselle assolata. Dall’aereo proveniente da Roma sbarca la Juventus, reduce da Napoli, dove ha conquistato la Coppa Italia. I bianconeri sono stanchi dopo l’ultimo successo, ma sorride loro la prospettiva delle imminenti vacanze. Sorrisi e pacche sulle spalle, non tutti però sono allegri: per qualcuno, infatti, è il momento dell’addio;
    Romeo Benetti, oramai alla conclusione della sua esperienza in bianconero. Anche a Napoli, in occasione della sua ultima prestazione con la maglia juventina, il carro armato del centrocampo, ha offerto una grande prestazione, riscuotendo consensi dai critici e complimenti dai compagni.
    In questa partita, ovviamente, Benetti non aveva più nulla da dimostrare: nei tre anni passati con la maglia bianconera, con prestazioni generose e tecnicamente valide, aveva sconfitto anche la diffidenza dei tifosi e degli osservatori che, al momento del suo secondo arrivo a Torino, avevano accolto con molto scetticismo la notizia del suo ritorno in bianconero.

    In effetti, il primo dei due periodi trascorsi alla Juventus offrì a Benetti poche occasioni.
    Chiamato a Torino da Heriberto Herrera, il quale nell’estate 1968 si trovava praticamente nella condizione di ricostruire il centrocampo, Romeo Benetti, un giovane veneto (è nato ad Albaredo d’Adige, in provincia di Verona) di stazza possente proveniente dal Palermo, dove aveva vissuto una stagione strepitosa, distinguendosi come uno dei migliori della serie B, si vide affidare un compito alquanto impegnativo. E il suo avvio di stagione rispose pienamente alle aspettative. Disputò buone partite precampionato, fu il protagonista assoluto di un incontro di Coppa Italia con la Sampdoria, che la Juventus si aggiudicò con il risultato di 5-1 con tre reti firmate da lui, ma trovò maggiori difficoltà del previsto a inserirsi nel nuovo ambiente.
    Schivo e taciturno, non troppo generoso durante gli allenamenti, circondato dalla diffidenza dei senatori della squadra (Del Sol, Cinesinho, Menichelli, Castano, Salvadore), poco stimato da Heriberto, Benetti non riuscì a imporsi nonostante avesse disputato prestazioni di indiscutibile validità:
    «Non era una Juventus pronta per vincere. C’erano senatori senza ambizioni, giovani acerbi e dirigenti oramai scarichi, un cocktail che non poteva avere successo. Infatti, ci piazzammo quinti in campionato e uscimmo subito sia dalla Coppa delle Fiere che dalla Coppa Italia. E pensare che il calcio, a quell’epoca, mi interessa relativamente; era quasi una forzatura. Sono maestro tipografo e ritenevo questa la mia vera professione; alla Juventus, invece, ho capito che, rincorrere e prendere a pedate un pallone, poteva diventare un lavoro che potevo portare a compimento per il resto della mia vita. Comunque, il mio rapporto con Heriberto fu bellissimo; anche se era umorale, spesso nervoso, perché capiva di aver fatto il suo tempo alla Juventus».

    Alla fine della stagione viene ceduto, destinazione Sampdoria: «Non potevo oppormi; Colantuoni, presidente blucerchiato, era stato bravo a vincere il confronto con i dirigenti bianconeri nella trattativa per la cessione di Roberto Vieri e di Morini. Mi trovai così bene in Liguria da decidere di fissare a Chiavari la mia dimora, anche dopo aver appeso e gettato le scarpe bullonate in soffitta. Nella Samp, a quattro giornate dalla fine, centrammo la salvezza. A quei tempi, a Genova, evitare la retrocessione equivaleva a vincere uno scudetto».
    I tifosi non si disperarono più di tanto, sicuramente non immaginando che le strade della Juventus e di Benetti sarebbero tornate a incrociarsi.

    Avvenne sette anni più tardi, stagione 1976-77, dopo che Romeo, personaggio dalle incredibili contraddizioni, estremamente duro sul campo (nel 1971 rimediò addirittura una denuncia penale per aver rotto un ginocchio al bolognese Liguori e poi, come dimenticare che, nei momenti più difficili, dalla curva Filadelfia echeggiava il grido: Picchia Romeo?) e capace di inimmaginabili dolcezze nella vita privata, gran parte della quale trascorsa ad allevare canarini, disputò una stagione con la maglia blucerchiata e addirittura sei, con quella del Milan:
    «Ero scapolo e ricevetti in regalo una coppia di canarini, con i quali mi dilettai a partecipare a un concorso che, a sorpresa, vinsi. Ovviamente, da quel momento in poi, su tutti i giornali si costruì una leggenda: “Il Benetti dai tackle duri ha anche un cuore tenero”. In realtà, il mio era solamente un modo per occupare il tempo libero».
    Capello stava oramai declinando, la Juventus cercava un elemento di peso per sostituirlo e Trapattoni, che l’aveva guidato nel Milan, individuò proprio in Benetti l’uomo giusto. Non la pensavano però alla stessa maniera i tifosi i quali, arrivarono molto vicini alla contestazione. Ma il Trap, lombardo tenace e convinto di quel che faceva, non si fece condizionare.
    E i fatti gli diedero ragione.

    Durante gli anni trascorsi lontano da Torino, Benetti era maturato e, pur non avendo perso le caratteristiche principali del suo carattere aspro e introverso, si dimostrò capace di legare con i compagni ben più concretamente di quel che gli era riuscito alla sua prima esperienza juventina. E sul campo, vicino a giocatori del calibro di Cabrini, Causio, Furino, Bettega e Boninsegna trovò il suo riscatto riuscendo a far cambiare idea ai detrattori. Diventò il lucchetto del centrocampo bianconero, facendo spesso saltare quello avversario con sventole formidabili.
    Di alcune partite divenne il protagonista principe come a San Siro, quando trascinò la squadra (in svantaggio per 2-0 nei confronti del Milan) a un insperato successo propiziato con una rete segnata di prepotenza; o come a Firenze, dove realizzò il goal dell’anno con una botta al volo da quaranta metri con la quale sfruttò nel modo migliore una respinta del portiere.
    E alla fine, scudetto e Coppa Uefa furono i sigilli di una stagione trionfale: «Era una Juventus programmata per vincere. Una grande società e lo sarà sempre, ma contribuì alla maturazione di Tardelli, Gentile e Cabrini, facendo crescere anche più rapidamente una squadra tutta italiana che centrò, al primo colpo, l’accoppiata scudetto e Coppa Uefa».
    Ma Benetti si esaltò ancor più l’anno successivo perché, oltre a contribuire alla conquista di un nuovo titolo, si impose a livello internazionale riscuotendo un grande successo ai Mondiali di Argentina, dove fu giudicato dagli osservatori tra i migliori della grande rassegna calcistica. Una soddisfazione certamente meritata perché, con il trascorrere degli anni, Benetti era riuscito a conservare la grinta di combattente indomito affinando contemporaneamente le sue qualità tecniche.
    Il cross che fece a Bettega contro l’Inghilterra, (2-0) durante le qualificazioni mondiali, è un valido esempio di una tecnica di base affatto disprezzabile: colpo di tacco del Barone Causio, volata di Romeo sulla sinistra, cross con il sinistro (non il suo piede) senza bisogno di rallentare, ovvero di controllare il pallone, e testata vincente di Bobby-gol: «È vero, mi sono affinato, ma mi pare naturale che questo sia avvenuto. Più che completato, diciamo che nel mio bagaglio tecnico ora esiste qualcosa in più; uno, infatti, cresce, ma mantiene le caratteristiche di base, che sarebbero grande dote di fondo, il coraggio che si trasmette ai compagni e la coscienza nelle proprie possibilità».
    Il divorzio dalla Juventus arrivò, consensuale, l’anno successivo: oramai trentaquattrenne, stanco delle mille battaglie di una carriera combattuta e trascorsa all’insegna della generosità, Romeo si congedò dai tifosi in modo ben diverso dalla prima volta; se questa fu accolta quasi con soddisfazione, la seconda venne salutata da generale rimpianto. Ed anche questa fu una rivincita di non poco conto.

    Stefano Bedeschi

    • Bellissimo…grazie Luigi per averlo messo.

    • Non c’è di che Baro’.
      L’ho letto e l’ho trovato niente affatto banale. Anzi l’articolo descrive un acume l’uomo e il calciatore.
      Romeo era granitico, e la seconda Juve in cui giocò (tutta italiana se non erro) era una squadra di ferro!

      Ciao.

      • non ti sbagli…era tutta italiana sia la formazione titolare che tutta la panchina…l’unico straniero di nome era Zoff 🤩🤩🤩

    • Sono d’accordo che manca un Benetti ma anche un Furino, giocatori xrò che x il calcio europeo di oggi non andrebbero bene. Non x me ovviamente…giocatori tra l’altro molto sottovalutati tecnicamente.

      • Caro Germano, a me pare che 45 anni fa il calcio non fosse così “fisico” come oggi, in cui la parte atletica è diventata preponderante.
        Un Benetti quindi sarebbe assolutamente a suo agio oggi come d’altronde 45 anni fa 😅.

        • Infatti ho scritto non x me. Xrò la maggior parte oggi non dicono che il calcio europeo è soprattutto tecnico e non c’è bisogno di medianacci? X me il calcio, in ogni sua epoca e velocità ha bisogno di tecnica, fisico, equilibrio, attacco, difesa, ripartenze o contropiede, pressare alto e basso e chi più ne ha più ne metta

      • Topic precedente
        Germano, esatto, equilibrio il termine giusto!

  4. Anche perché il calcio di ieri era molto più lento.

    • Luna, molto più lento e di tanto, lasciami ricordare quei tempi che con quei giocatori sono cresciuto e arrivato ai giorni mostri vedendo sempre un calcio più bello.

      Però ti devo ricordare una cosa…in quei remoti tempi i punti in palio per la vittoria erano 2.
      Ovvio che da quando ci sono i tre punti in palio tutto è cambiato…per forza…e quindi sono diminuiti i pareggi.

  5. Benetti
    Avercene….
    Contrasto e visione di gioco, un mediano figlio di un dio minore italiota, caparbio, una certezza.
    Mamma mia…

  6. TUTTA COLPA DI LUIGI

    Luigi lo sa che mi piacciono i bei ricordi e mi ha stuzzicato con Romeo Benetti…giudicato il “cattivo” invece era solo la sua carica agonistica…come fa ad essere cattivo uno che allevava canarini?

    Una formazione tutta italiana con il più grande allenatore di tutti i tempi italiani e esteri, Giovanni Trapattoni, che con Benetti numero 10 la Juve nell’annata 1976-77 conquistò il suo 17° Scudetto e Coppa Uefa, l’anno successivo il bis in campionato e perdendo la semifinale in Coppa Campioni contro il Bruges ( Juve-Bruges 1-0 Bettega e Bruges-Juve 2-0 dopo i tempi supplementari …il secondo goal qualificazione per i belghi a 2 minuti dai 120.

    Benetti poi prima di andare a vedere il tramonto romano e suo vince anche la Coppa Italia (1978-79)…praticamente nei tre anni trascorsi alla Juve escludendo quelli della sua gioventù, Benetti ha vinto con la Juve quasi tutto…peccato per quella semifinale persa maledettamente.

    Bei ricordi…indelebili.

  7. Ero ragazzino e quando venne scambiato con Capello, già ce le avevo girate per il cambio Anastasi Boninsegna. Erano i primi anni in cui ero diventato juventino, ma di quella Juve senza regista effettivo mi innamorai e non dimenticherò mai quella formazione in cui affiorava Scirea al posto di Salvadore.
    Romeo Benetti era una roccia di fatto e nei suoi contrasti anche contro 2 avversari per volta era sempre lui a venirne fuori con la palla tra i piedi. Gli avversari gli rimbalzavano addosso e cadevano per terra, lui mai.
    Ti ringrazio anch’io Luigi per aver messo su questo pezzo sul più grande gladiatore della Juventus.
    È vero che il calcio era più lento rispetto a quello attuale, ma uno come Romeo Benetti soprattutto nel calcio inglese attuale sarebbe ancora un fuoriclasse.
    Dimentico, aveva un piede in grado di tirare con grande potenza, ed allora i palloni ( soprattutto quando pioveva)pesavano

  8. FORMAZIONI UFFICIALI
    DINAMO KIEV (4-3-3): Buschan; Kedziora, Zabarnyi, Mykolenko, Karavaev; Buyalski, Sydorchuk, Shaparenko; Tsygankov, Supryaga, De Pena. All. Lucescu

    JUVENTUS (3-4-2-1): Szczesny; Danilo, Bonucci, Chiellini; Chiesa, Rabiot, Bentancur, Cuadrado; Ramsey, Kulusevski; Morata. All. Pirlo

    Questa sera sarà durissima, perché la Dinamo non è affatto una squadra debole. E quella vecchia volpe di Lucescu conosce bene il calcio italiano.
    Forza Juve, quindi, ma soprattutto forza Morata, uomo Champions!

  9. Primo tempo.
    Partita controllata agevolmente dalla Juve. Ma siamo abbastanza spuntati in attacco, e con un centrocampo senza idee.

    Dopo mezz’ora anche gli ucraini hanno capito che i nostri difensori danno sempre il pallone a Cuadrado e lo hanno schermato.
    Ecchecavolo, un altro sbocco possibile che non c’è!?

  10. Morata uomo Champions, era abbastanza facile pronosticarlo in una Juve che all’inizio del secondo tempo ha alzato i ritmi e ha messo in grosse difficoltà i ragazzi ucraini.
    Bene anche Chiesa che ha dato brillantezza alla fascia sinistra.

    Finalmente abbiamo capito perché Dybala non aveva ancora giocato. Non ha assolutamente il ritmo partita.

    • Luigi, io credo che uno che si arrabbia xché sabato non è entrato dopo tutti problemi e il non allenarsi, si commenta da solo. Vado ovviamente controcorrente (come sempre del resto) ma x me è di un un ottimo giocatore ma non ancora ne un fuoriclasse ne tantomeno un campione. Ha le potenzialità x diventarlo ma si deve svegliare xché è arrivato a27 anni e non è la prima volta che fa il rompicogl..ni o x la posizione o xché non gioca o xché viene sostituito.

      • Ovviamente sarò felicissimo se la Joya mi smentisce. Ma non con qualche partita ma con una stagione straordinaria.

  11. Sicuramente una Juve da non stropicciarsi gli occhi, ma viso il periodo era necessario raggiungere l’obiettivo di tre punti pesanti. L’abbiamo fatto senza particolari patemi con Alvarone che conferma di esserci e di essere un attaccante che potrá darci una grossa mano.
    Niente euforia, si é vista una squadra che ha ancora tanto da lavorare. Secondo me a centrocampo deve giocare Arthur che a modo suo il regista lo puó fare.

  12. LA JUVE FA CUADRADO IN CHIESA

    Senza rischiare nulla la Juve porta a casa i tre punti.

    Manca ancora qualcosa come quello che manca a Dybala ma che presto lo vedremo nella migliore condizione.
    Bravo Pirlo a fare la formazione e mettendo Chiellini al centro visto che Lucescu ha fatto ingabbiare Bonucci.
    Insieme a Cuadrado e Chiesa metterei anche il Signor Morata…quello che in Champions ha fatto sempre bene…vedi eliminazione Real, gosl a Torino e gosl quslificazione a Madrid per poi segnare il pari in quel di Berlino.

    Sotto i freschi!

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