Archivio Mensile: giugno 2013

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Tevez è quello che ci voleva?

Un buon elemento. Buonissimo. Ottimo. Bello anche a vedersi. Per i nostri standard di cattivoni, ovviamente. Tatticamente è un problema di Conte che mi sembrava orientato ad un modulo più europeo, la boa alla Ibra. Complessivamente non è un fenomeno e non ce l’hanno regalato. E non ci ha regalato niente. Chiaro che Galliani avesse smesso di cercarlo senza sconti. Speriamo vada tutto bene, due anni fa è stato fermo per aver rotto i coglioni.

Al Milan pare abbiano accusato il colpo.

Se l’avessero realmente voluto l’avrebbero preso. Sarebbe bastato dargli lo stesso contratto nostro. In Italia per vincere basta anche Matri.

E invece come la prenderanno Vucinic e Giovinco? C’è anche Llorente.

Llorente dei 3 è quello che in Cl potrebbe giocare di più. Vucinic e Giovinco come la prenderanno ? Come San Bernardo. Vedere tutto, sopportare tanto. E giocare un po’ per volta.

Juventus: Ragione e sentimento

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Scritto da Cinzia Fresia

Stiamo vivendo un momento interlocutorio, si parla, si dice, si mormora, si promette, si ritrae, i risultati tardano ad arrivare, i giornali hanno parlato per molte settimane di Higuain con un piede nella Juve, ma niente da fare l’ex del Real Madrid non troverà casa a Torino.

E’ vero,  è materia che fa vendere i giornali ora che il campionato è andato a “dormire”, la  carta stampata si  scatena  farneticando una sequenza di nomi che resteranno nel mondo delle idee giornalistiche e forse nei desideri dei tifosi. Ma d’altronde la Juve non ha mai detto niente di ufficiale, fino ad   oggi ed ecco un annuncio:  la trattativa con Tevez è riuscita, l’ex bomber del Manchester city è arrivato a Torino per sostenere le visite e ufficializzare la sua investitura.

La Confederation cup sta finendo, e Antonio Conte fresco di matrimonio si troverà a fare i “conti” con gli Juventini ammaccati e affaticati, reduci da questo torneo estivo,  un titolo curioso di alcuni “tutto sport” fa, parlava di Pavel Nedved al posto di Marotta, in effetti il Ds non si può dire brilli di luce propria in fatto di calcio mercato, scarsi gli affari e pochi soprattutto gli uomini necessari alla Juventus, è vero che Antonio Conte è un prestigiatore in fatto di allenamento, sappiamo quanto sia abile  ai tirare fuori linfa da una rapa,  ma come tutte le brave persone non bisogna approfittarne,  da professionista quale è, molto  ambizioso,  non disdegnerebbe  una volta nella sua vita Juventina breve o lunga che sarà, partorire un progetto con un campione vero, vorrà quella soddisfazione che va cercando da quando fa  l’allenatore, Pavel Nedved: un nome, una garanzia, legatissimo in una profonda e leale amicizia nei confronti della famiglia di Umberto Agnelli, sarebbe probabilmente l’uomo giusto al momento giusto. Da anni si è messo in “aspettativa” per arrivare al posto ambito non solo da lui ma da tutti i tifosi, un uomo dai trascorsi calcistici leggendari che ha voluto la Juventus per realizzarsi da  calciatore e forse un giorno da dirigente, ma come tutte le persone di valore sanno aspettare, Nedved non è fuggito quando la Juventus è ingiustamente scivolata in B, quando è stata infangata dall’indecente inchiesta di calciopoli,  Nedved nonostante i richiami delle “sirene” è rimasto qui, a Torino, ad aspettare  tempi migliori quelli  attuali, però ..  sarà stato il Tuttosport o il fiato sul collo di Nedved che improvvisamente e come per magia et voila …ecco uscire dal cilindro Carlito Tevez, siamo tutti senza parole .. e chi se lo aspettava? Chi ..sotto il “solleone” (si fa per dire) di giugno non avrà commentato negativamente i “rumors” circa il nostro calciomercato?

La notizia di oggi cambia tutto, come volevasi dimostrare è bastato il titolo di un giornale ed una figura minacciosa già con le mani sulla scrivania che si è materializzato in pochi giorni quel top player o presunto tale,   che ci  si aspettava,  o comunque ciò che Conte stava inseguendo. Con questo non significa che abbiamo finito, mancano ancora tanti nomi all’appello e il prossimo probabile  potrebbe essere  Ogbonna, difensore attivo al Torino a cui Conte dà la caccia da tempo immemore.

Questa volta i giornali hanno fatto un buon servizio a noi della Juve, la minaccia di Nedved ha fatto “pedalare” il ds Marotta concludendo la trattativa che interessava Conte e soprattutto i tifosi.

Ora vedremo cosa succederà, a questo punto il mercato diventa rovente! Incrociamo le dita ragazzi perchè il Tevez con tutto il rispetto funzioni, che non si metta ” in pensione” come hanno fatto i precedenti , e ci regali tanti gol ma soprattutto ci faccia brillare in Champions. Tanto in Juventus ci stanno già  tenendo molto a questo signore, assegnandogli  la “mitica maglia numero 10”, sì proprio quella ..di Alex Del Piero.

Si conclude perciò il dilemma 10 o non 10, nessun italiano ma nessun’altro giocatore della Juve, nemmeno Pirlo che poteva portarla non tanto per i trascorsi  precedenti, ma per quella parità di carriera che poteva consentirgli di indossarla senza sentirsi usurpatore, invece no. E’ stata data o forse meglio dire accettata da uno che è appena arrivato e di cui sappiamo solo le speranze.  E’ stato giusto? Forse sì o forse no. Questo clima intorno al nostro capitano ancora nel cuore, fa male .. perchè continuiamo a non capire il motivo di così tanto odio per lui .. e vorremo sapere. Ma l’acquisizione del numero 10 a Tevez mette tutti a tacere e i paragoni saranno evitati e poi 10 oggi, è diventato solo un numero, quindi non più importante.

Allora complimenti al nostro Ds e soprattutto Benvenuto a Carlito Tevez e che ci stupisca con i suoi gol ..

 

 

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Arriverà questo benedetto Top Player o anche in questa sessione dovremo accontentarci di quello che passa il convento?

Il problema per il convento Juve non è accontentarci il 31 Agosto. Ma dopo la 38°gara.

Ogbonna merita secondo te questo grande sacrificio economico?

Ogbonna viene per imparare. Bisognerà pur spendere qualcosa, tanto vale farlo per un difensore italiano.

E’ vero che in società c’è chi pensa di sostituire Marotta con Nedved?

Marotta è una di quelle classiche persone che possono essere sempre sostituibili. Finché i risultati di Conte sono buoni però sarebbe prematuro. E allo stesso Nedved non converrebbe. Intuendo il temperamento da polacco contro i panzer di Pavel non avrebbe la pazienza di fare questo calcolo. Mi auguro però che chi gli sta vicino sia meno romantico.

Intervista a me stesso.

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Di Alessandro Magno

 

 

1- Intanto questa intervista non è una cosa folle?

No perchè se è onesta non è folle, è diversa. Questo si.

2 – Non è facile cominciare perchè ti conosco troppo bene vediamo un pò. Sono anni ormai che ti occupi di Juve quale è stata la maggiore soddisfazione e quale la maggiore delusione?

La maggiore delusione è stata sicuramente la chiusura di juveforum che era un progetto a cui avevo dedicato un paio d’anni della mia vita e al solito mi ci ero buttato anima e corpo; perchè io sono cosi una cosa se la faccio vado fino in fondo altrimenti neppure la inizio e siccome fu chiusa, non per colpa mia, resta una grande sconfitta. Però c’è un altra cosa che mi ha fatto provare ancora più amarezza di questa. La maggiore soddisfazione invece….. non so bo, non mi viene in mente , tante. Come Alessandro Magno la maggiore soddisfazione è conoscere tanta gente che mi è diventata amica leggendomi e con cui ci siamo conosciuti di persona o telefonicamente. Ecco forse questa.

3 – Hai parlato di amarezza ora mi devi dire cosa?

Si la cosa che mi ha creato più amarezza in assoluto (e questo va oltre la delusione) sono state alcune mail di qualcuno che mi ha definito ”sciacallo che vuol farsi pubblicità sui morti” quando mi sono occupato dell’Heysel. Queste son cose che mi hanno fatto veramente male.

4 – Come hai risolto?

Non ho risolto. Chiesi a Domenico Laudadio che è il ”vate” della questione, gli dissi ”Mimmo che devo fare?” e lui mi disse semplicemente: ”Sai che non è così , sai che te ne sei occupato perchè ti andava di farlo, perchè sai che è una cosa giusta, vai avanti, fottitene” e io me ne sono fottuto e son andato avanti, anche se da allora ho imparato a tenere piuttosto un basso profilo sull’argomento.

5 – Domenico ti disse proprio ”fottitene” ?

Non lo so ma il senso era quello.

6 – A Domenico Laudadio hai fatto una bellissima intervista ne hai fatte anche altre ti va di parlarne?

Certo che si, sono orgoglioso delle mie interviste.

7 – La migliore e la peggiore?

Se dicessi la peggiore e la migliore farei torto a qualche amico, e poi le considero tutte ottime, è una cosa che mi viene particolarmente bene, sono logorroico a volte. Direi senza dubbio che quella a Domenico è stata la più emozionante, per l’argomento e per come si è svolta, perchè fu una sorta di discussione fra due persone una un poco più grande e l’altra più giovane….due fratelli che si raccontano……è un quadro che è venuto bene insomma a me piace molto. La più divertente è senza dubbio quella ad Antonello Angellini, lui oltre ad avere una grande ironia ha proprio un lato comico incredibile, mi sono sbellicato dalle risate a farla e devo dire anche il seguito con Zampini è stato ottimo. Però fra le due dico Antonello (spero Max non si offenda).
E la migliore comunque è quella mai pubblicata ad Enzo Ricchiuti. E’ andata così, da non credersi, prima me l’ha chiesta perchè gli piacevano le mie interviste, poi quando gliela feci disse che l’avevo messo veramente spalle al muro e che gli piaceva molto e l’avrebbe tenuta per l’apertura del suo sito che poi non aprì. E cosi è restata chiusa in un cassetto. E lo è tuttora.

8 – Però puoi pubblicarla e farcela conoscere?

No non lo farei mai senza l’autorizzazione di Enzo. Resta li è un segreto fra me e lui. E poi è passato del tempo non mi ricordo neppure più se è attuale, magari parliamo ancora di Krasic e Del Neri.  Non potrrebbe interessare più.

9 – Le cose di Enzo sono sempre interessanti . Come mai le interviste tue vengono considerate un po da tutti ”fatte bene”?

Intanto condivido sulle cose interessanti che scrive Enzo Ricchiuti. Le interviste son fatte bene perchè penso di essere un curioso. Non c’è un altro segreto.

10 – Hai un maestro che ti ha insegnato a fare quello che fai?

No non ce l’ho. Che mi ha insegnato non ho alcun maestro, faccio da autodidatta ed essendo un curioso apprendo un poco da qui e un poco da li.  Leggo molto. Leggo soprattutto da chi scrive bene e da chi scrive con onestà.
Come maestro però riconosco Enzo Ricchiuti perchè anche se scriviamo in modo diametralmente opposto, o comunque molto diverso, mi ha sempre dato un mucchio di consigli utili, mi ha sempre stimolato e incoraggiato a fare le cose che volevo fare, quindi anche se non uso il suo metodo lo vedo come una figura da cui ho imparato molto. Però mo’ basta con Ricchiuti se no l’intervista la fai a lui e poi quando la legge dice che ho esagerato negli elogi nei suoi confronti.

11 – Però lo hai nominato quasi sempre tu, io ti ho chiesto?

E’ vero ora che guardo hai ragione.

12 – Alessandro Magno è uno pseudonimo che durerà per sempre?

Non ne ho la più pallida idea, penso che prima o poi finirà, però non so quando. Forse quando vado in tv o in un vero giornale mi chiederanno di usare il mio nome vero, scrissi una volta per CalcioGp e li fecero cosi.

13 – Questo sottolinea due cose, che vuoi andare in tv o scrivere su un giornale vero?

Non me ne frega sinceramente nulla nè di una e nè dell’altra. Certo quando scrissi per CalcioGp mi fece piacere, feci anche un bel pezzo, anche li diverso.

14 – Ce lo ricordi. Ci ricordi anche il tuo vero nome e come è nato lo pseudonimo Alessandro Magno?

Si l’articolo in questione era la rivisitazione in chiave juventina del famoso discorso di Martin Luhter King ” I have a dream”, avevano chiesto a 12 persone di fare 12 articoli sulla Juve, bisognava per forza di cose cercare di esser originali e devo dire fui molto molto contento del risultato. Mi chiamo Bendetto Croce per cui anche il mio vero nome sembra un nikname tanto che una volta uno su un forum mi disse: ” Ma quale Benedetto Croce e Bendetto Croce cambiati sto cazzo di nikname” ….credo fosse un forum di politica da cui fuggii a gambe levate. L’altra domanda era? A lo pseudonimo di Alessandro Magno nacque come nikname sui forum in onore di Alex Del Piero non è nemmeno particolarmente originale ci sono altri Alessandri Magni che non sono io sui forum, quando Mirko Nicolino di Juvemania mi chiese di scrivere per lui gli chiesi come voleva mi firmassi e lui disse che visto che ero conosciuto come Alessandro Magno lui preferiva quello. E cosi rimase.

15 – A proposito degli articoli che scrivi ci sono articoli in cui ti commentano in molti e articoli in cui ti commentano molto meno, come si spiega questo?

Credo che un poco sia fisiologico nel senso che magari dipende anche dal momento della squadra e un pò sia il mio modo di scrivere. Tendenzialmente non sono uno che scrive per provocare quindi non ”scateno” la discussione però va bene così, non sento la necessità di provocare per forza, non devo inventarmi cose, scrivo quello che sento e spesso quello che sento lo sentono pure tanti altri, quindi in genere i commenti si limitano ad elogi o magari anche a chi non è d’accordo.

16 – Più critiche o più elogi?

In genere piu elogi.

17 – Il miglior commento che ti hanno fatto e quello peggiore.

I migliori quelli che a me piacciono di più son quelli quando mi scrivono che non avrei potuto dire meglio cose che volevano dire loro. Questo mi riempie sempre di gioia e di orgoglio. E’ una dote, piccola ma me la tengo. E’ un pò la dote delle rockstar se ci pensi. Cantano sentimenti loro che però condividono e provano in tanti. Nel loro caso in migliaia di persone, nel mio, molto meno, ma va bene così. Commenti contro una volta uno mi ha scritto: ” Mai visto un articolo più inutile di questo” ……però c’è anche a qualche amico mio che è andata peggio e gli han scritto: ”Torna a scuola”, oppure: ”Non c’ho capito ‘ncazzo” ah ah ah. Io solo: ”Articolo inutile”.

18 – Rispondi sempre ai tuoi articoli rispondi anche a chi non è d’accordo?

Rispondo sempre, lo trovo divertente e mi piace. Rispondo soprattutto a chi non è d’accordo.

19 – Hai mai sbagliato giudizio su un giocatore o dirigente e hai dovuto fare ammenda?

Senza falsa modestia devo dire mi sbaglio poco. Fortunatamente capisco un poco di calcio e ad esempio su Anelka e Bendtner c’ho preso in pieno senza che li vedessi all’opera ( si fa per dire), cosi come su Giovinco o Vucinic. Ricordo ancora un lettore: ”Farà 20 gol Giovinco e 10 Bendtner”. Dico: ”Se ne fanno la metà che hai detto andiamo bene”. Anche su Marotta non mi sono sbagliato. Comunque sia anche ai migliori capitano delle cadute e devo dire che fra i miei errori, cui ho dovuto fare poi ammenda, il primo posto lo occupa Barzagli. Francamente non pensavo si rivelasse così bravo. Ma sfido chiunque a dire che credeva in Barzagli. Siamo onesti. Devo dire che anche un poco Pirlo mi stupì ero convinto che il Milan ce lo dava mezzo rotto. Certo in questo caso la classe era indiscutibile.

20 – Passi per un grande Delpierista è vero, è così, non è così?

Intanto col tempo ho imparato a discostarmi da queste sette. Delpieristi, Agnellisti, 29isti, ventisettisti, l’altra com’era ? A si rancorosi e ju29ri. No, mi dissocio da tutto questo, sono Juventino pensante con la mia testa. Quindi dico ciò che mi piace e ciò che non mi piace. Certo se delpieristi vuol dire riconoscenti a Del Piero allora sono delpierista. Al di la delle etichette per me Del Piero è il più grande giocatore di tutti i tempi della Juventus.

21 – Quindi Agnelli non è il tuo Presidente?

Intanto ad Agnelli vanno riconosciuti tutti i meriti che ha nell’aver riportato la squadra ai vertici. Poi sinceramente io ”miei ” Presidenti non ne ho e non ne ho mai avuti. Agnelli è giustamente il Presidente della Juventus. Non ho mai pensato neppure di Gianni Agnelli o di Umberto Agnelli che fossero ”i miei” Presidenti. Questa è una forzatura che qualcuno ha voluto fare nella diatriba Alex-Agnelli, perchè va da sè che un bambino vuole la maglia del campione che vede in campo e  sogna di emulare il campione che è in campo, non ho mai visto nessuno diventare tifoso perchè la Juve è degli Agnelli o il Milan è di Berlusconi o l’Inter di Moratti. Poi certo c’è la parte storico-societaria ed è chiaro che siamo orgogliosi che la Juve sia della famiglia Agnelli, ma sono diventato della Juve perchè sognavo la maglia di Platini mica l’orologio sul polsino dell’Avvocato.

22 – Quindi sulla torre tra Agnelli e Del Piero butti giù Andrea Agnelli?

Se proprio devo, tra i due si.

23 – Non pensi che un Presidente possa decidere la fine dell’utilizzo di un giocatore anziano?

Altrochè se lo penso. Infatti avrei capito (a malincuore) se fosse arrivato Van Persie al posto di Del Piero. Allora era una questione anagrafica. Siccome son arrivati Anelka e Bendtner non era una questione anagrafica e considererò sempre quella di Andrea una caduta di stile. Del Piero evidentemente gli faceva una qualche ombra e allora ha deciso così. Sbagliando. Spero un giorno se ne renda conto e lo richiami. I suoi avi non erano mai in soggezione davanti ai propri campioni e nemmeno li consideravano ingombranti. Ma Andrea è giovane crescerà e riparerà. E poi mi pare abbia una grande fortuna. Del Piero non è vendicativo.

24 – Su alcune risposte pari Ricchiuti?

… come ti ho detto qualcosa ho imparato.

25 – Mi hai detto di Platini e di Del Piero. Credo che molti Juventini che li hanno visti entrambi faticano a riconoscere che Platini fosse inferiore a Del Piero . Come mai hai questo punto di vista?

Io sono cresciuto con Platini e devo dire non pensavo mai potessero nascere giocatori più bravi. Poi abbiamo visto i Zidane, i Messi, i Baggio. Insomma giocatori fortunatamente ne nascono sempre di bravi. Platini è stato grande, grandissimo per 5 anni. Probabilmente in 4 è stato il giocatore più forte che c’era sulla terra. Forse del Piero non lo è stato mai il giocatore più forte ma è sempre stato in una rosa di nomi. Però Del Piero è durato quasi 20 anni. Allora devo metter le carriere a confronto dei due per 20 anni e allora non c’è partita. Platini a 24-25 anni era uno sconosciuto, Del Piero aveva già vinto tutto. Platini ai primi acciacchi ha preferito lasciare l’altro ancora delizia le platee. Sarò folle ma se li metto sulla bilancia preferisco Del Piero. Comunque ognuno è libero di avere la sua opinione.

26 – Sei contento che questa maglia numero 10 la Juve non l’abbia ritirata?

Contentissimo. Non mi piacciono queste pagliacciate rubate al basket americano. Spero che la 10 della Juve ritorni quanto prima e ci siano tanti bambini che ambiscano ad indossarla.

27 – Quando ci fermiamo?

Direi che possiamo fermarci qui anche perchè te l’ho detto sono logorroico.

E’ stata una follia ma è stato un piacere, alla prossima.

”Questa avventura è stata una follia, è stata colpa mia, tu hai 16 anni ed io….ed io….”(Gabry – Vasco Rossi)
Piacere mio. Alla prossima.

 

Petizione – Non abbattete il Monumento alla Memoria delle vittime dell’Heysel

 

http://www.change.org/it/petizioni/non-abbattete-il-monumento-alla-memoria-delle-vittime-dell-heysel

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Speravo e pensavo che una petizione così importante, con motivazioni cosi forti e giuste, non dovesse essere ”spinta” piu’ di tanto, ma sarebbe arrivata alle 5000 firme nel giro di pochi giorni.

Mi trovo altresì a constatare invece, che il tifoso medio purtroppo perde molto volentieri piu’ tempo a votare se questo o quel giocatore deve restare, o questo o quell’obiettivo di mercato deve arrivare.

Ci sono cose piu’ importanti del calcio mercato ragazzi, cosi come ci sono cose piu’ importanti di una partita di calcio in se.

Questa è una di quelle cose.

E’ importante che facciamo tutto quanto è nelle nostre possibilità perchè nella ricostruzione del nuovo impianto di Bruxelles ci sia ancora posto per il monumento ai caduti dell’Heysel.

Per quei nostri cari angeli ma anche per noi stessi, perchè sono parte della nostra storia e perchè queste tragedie non abbiano piu’ a ripetersi.

Vi prego perdete un attimo del vostro tempo e firmate.

Grazie a nome di quei caduti.

Alessandro Magno

 

SE NON A VIDAL, A CHI?

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di Davide Peschechera

Lo spunto per scrivere questo articolo me l’ha dato la foto qui sopra, salvata sul desktop del mio pc qualche mese fa, così, un po’ per nostalgia, un po’ per il fascino che quelle linguacce suggestive hanno trasmesso per un attimo, sovrapposte l’una all’altra. Oggi, questa foto, è tornata prepotentemente di moda. È evidente che l’accostamento di Arturo Vidal ad Alessandro Del Piero non è cosa di questi giorni, quindi. È un accostamento che si ripete ormai da tempo, colpa o merito delle prestazioni del cileno, sempre più convincenti, decisive ed orientate a far assumere, al forte centrocampista, un ruolo da protagonista nella Juve che verrà, contro ogni offerta di mercato derivata e derivabile negli anni. Il 23 è più del doppio di 10, ma effettivamente, va stretto al giocatore di movimento che, attualmente, è il più rappresentativo della squadra. È un accostamento venuto da sé e che Vidal si è cercato, avendo paura di nulla. È sempre in cerca di nuove sfide e gli piacciono dannatamente le cose difficili, al di là se abbia chiesto o meno la maglia numero 10 direttamente ad Agnelli. Nessuno scandalo, nessuna polemica, ma se rettifica su Twitter le voci occorse nei giorni scorsi, le alternative sono due: o mente Vidal, perché gli hanno suggerito di rettificare, avendo chiesto veramente la maglia numero 10 ma in privato, o non l‘ha mai chiesta ed è stata tutta una montatura giornalistica forzata da un’eredità, quella di Del Piero che, dopo un anno, ancora non è stata raccolta. Ma poco importa. Per quanto riguarda la dicitura “la maglia numero 10 ha un capo”, le interpretazioni possono essere tante e lasciano il tempo che trovano: dimostrazione di umiltà, traduzione errata della parola (che sarebbe dovuta essere “padrone” e non “capo”, della maglia , poiché in spagnolo “capo” e “padrone” si traducono entrambi allo stesso modo) o, più semplicemente, mi dicono che per gli stranieri è un segno di rispetto chiamare capo un italiano. É una parola come tante per loro.

Un anno fa la richiesta venne fatta ufficialmente e senza tanti giri di parole da Giovinco(che, però, in Nazionale il 10 lo indossa… secondo quale criterio, quindi, si assegna questo benedetto 10?) e persino da Bendtner, o Boateng lo scorso anno al Milan, sfidando ogni accostamento tattico al classico “numero dieci”, alla tradizionale “seconda punta”. La società preferì non assegnarla, declinare le richieste ed evitare confronti azzardati o improponibili a pochi mesi dall’addio di Alessandro Del Piero, utilizzando la scusa del rispetto, per il timore riverenziale nei confronti dei grandi numeri 10 del passato. Sorvolata anche la provocazione di Buffon e tifosi d’aggiungere uno 0 a quell’ 1 e Pirlo intenzionato a mantenere il 21, dopo un anno il numero 10 è ancora senza… padrone.

Ora invece quella maglia meriterebbe di tornare ad essere indossata. La prima idea era quella di assegnarla al top player che dovrebbe essere acquistato nelle prossime settimane, ad esempio quello Stevan Jovetic che, comunque, ha intenzione di trasferirsi in Piemonte con o senza quel numero, nonostante a molti tifosi bianconeri piacerebbe vedere quel numero sulle spalle del giovane attaccante viola. Parentesi: i tre giocatori che la Juve sta trattando, indossano altre maglie: proprio Jovetic ha l’8, Higuain il 20, Tevez il 32. E non è così scontato che vogliano cambiare anche se, ad esempio, Jovetic sa già che Marchisio non gli lascerebbe il numero preferito. Il Principino che, un anno fa, si espresse così, tagliando corto, nonostante molti tifosi vedano più in lui che in Vidal l’erede naturale per quella maglia: “Il 10? Penso che l’8 mi si addica maggiormente”. Per questo la candidatura di Vidal, vera o meno che sia, verrebbe ovviamente presa in grande considerazione. Perchè no? Per quello che ha dimostrato in questi due anni, a livello di impegno ed attaccamento alla maglia, la merita pienamente. Si andrebbe persino sul sicuro, senza rischiare.

Altra questione da affrontare(forse quella che, in realtà, blocca una scelta che, per altri versi, sarebbe giusta) è quella del confronto tecnico, visto che gioca in un ruolo diverso da quello di Del Piero, nonostante abbia il carattere del leader, almeno in campo, e non soffrirebbe la pressione. Nonostante abbia anche la piacevole abitudine di segnare, cosa che non guasta, e di calciare i rigori. Con la maglia bianconera Vidal ha disputato 64 partite segnando già 17 reti in due anni.

Su Internet i tifosi si scatenano. C’è chi acclama Arturo, chi preferirebbe aspettare un nuovo grande attaccante, chi continua a chiedere che venga ritirata quella maglia. A precisa domanda, Del Piero rispose in modo chiaro: “I bambini devono continuare a sognare di giocare con il numero 10 della Juve” e, secondo me, la scelta più sbagliata sarebbe proprio quella di ritirare una maglia che DEVE continuare ad essere indossata. Tra l’altro, in questa Juve in cui tutti fanno diligentemente tutto e tutti sanno fare modestamente tutto, anche Arturo Vidal non ricopre più il solo ruolo d’interditore, mediano, incontrista o incursore, è anche un “falso dieci” ed i numeri lo dimostrano.

E’ la maglia più pesante da indossare, il simbolo della classe, un monumento che si indossa e sotto il quale si può rimanere schiacciati, rappresentazione del giocatore pronto ad infiammare il proprio pubblico, beniamino ed idolo dei tifosi. Un macigno ed un privilegio al tempo stesso. La numero dieci, prima che una semplice maglia, è una sfida che si lancia al mondo con il proprio carattere prima ancora che con la classe e l’abilità tecnica. Ci vogliono i muscoli dell’anima oltre che quelli del corpo per reggere agli occhi dei compagni e dei tifosi. E così potrei andare avanti per ore ed ore. È il caso, quindi, di attribuire un valore così alto ad un numero di maglia, al giorno d’oggi in cui non si assegna più il numero in base alle caratteristiche tecniche? Lo stesso Del Piero, dopo soli 2 anni di Juve quando ancora era un ragazzotto, raccolse la pesante eredità di Baggio, senza girarci troppo attorno. Lo stesso mediocre Magrin raccolse quella di Platini. E via altri numeri 10 lontani anni luce da quelli “classici”: Vignola, Marocchi, Gentile, Tavola, Ferrari(Giovanni. l’uomo comunque degli otto scudetti e due mondiali negli Anni 30), Hansen, Brady, Capello. Vidal, che sarebbe un “dieci” atipico, sfigurerebbe in questo elenco? Affatto, saprebbe onorare il numero dei campioni.

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La maglia numero 10 della Juventus

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Articolo di Alessandro Magno

Ho assistito un poco con stupore alla diatriba fra tifosi sull’eventuale concessione della maglia numero 10 ad Arturo Vidal, devo dire che lo stupore è iniziato già con la richiesta di quest’ultimo di indossarla. Francamente non me l’aspettavo. Chiariamo subito sono il primo estimatore di Vidal, giocatore straordinaio che considero incedibile, cosi come è noto, sono fra i più grandi estimatori di >Alessandro Del Piero.

Quindi veniamo al punto. Se io fossi l’allenatore e dovessi dare io i numeri di maglia credo che il 10 non lo darei a Vidal. Il 10 è da sempre l’incarnazione del giocatore di fantasia, del regista, del faro di una squadra. 10 lo sono stati Platini, Baggio, Sivori e Del Piero nella Juve, ma anche Pelè e Maradona, Gullit, Rivera, Matthaus. In questo Vidal non mi pare che come tipo di giocatore incarni l’idea che ho io del numero 10. E’ più un numero 8 o un numero 4.

Va detto anche che il 10 lo han portato anche alla Juve giocatori come Magrin, Vignola, Marocchi. Giocatori senz’altro buoni (a Vignola dobbiamo una Coppa delle Coppe) ma sicuramente non eccelsi, e soprattutto lontanissimi parenti dei sopracitati. Marocchi poi anche lui, piuttosto mezzala e non fantasista.

 

Va anche detto che se questo fosse il criterio, il 10 attuale della Juventus, dovrebbe essere senza dubbio Pirlo o al massimo uno fra Giovinco o Quagliarella. Ci sono stati poi nella storia grandi numeri 10 che lo erano in tutto e per tutto ma per una questione di ”precedenze” nella loro squadra non lo hanno mai indossato, e questo è il caso di Zidane numero 21 nella Juve e 5 mi pare nel Real Madrid.

Eviterei sinceramente sul tema la questione morale, incentrata sul fatto che sia il numero ereditato da Del Piero, anche perchè ricordo che dopo Platini passò a Magrin e che lo stesso Del Piero lo ebbe in dote da Baggio quando era ancora un giovane di belle speranze e non certo se l’era già ”guadagnato” sul campo. Oltretutto se fosse una questione di guadagnarselo sul campo credo che Vidal se lo sia meritato più di altri con due annate straordinarie.

Ricapitolando se io fossi il mister e fossi chiamato a decidere sul numero 10 non lo darei a Vidal perchè non mi sembra un numero 10 per come io lo intenda, ma siccome oggi non è cosi che si decidono i numeri di maglia e decidono i giocatori, e una maglia effettivamente vale l’altra, io credo che se Vidal se la sente ”la numero 10” sia giusto dargliela. Non ho mai condiviso le americanate per cui una maglia di calcio debba esser ritirata e in questo il grandissimo Aex Del Piero è sempre stato coerente nelle sue dichiarazioni di volerla ancora in campo. Io credo che ”la 10” l’anno scorso non sia stata presa da Giovinco per una questione scaramantica e di rispetto verso l’ex Capitano. Fine. A questo punto dopo un anno sabbatico credo sia giusto ora ”la 10” torni in campo.

Se penso poi che c’è il rischio che la prenda un ”viola” come Jovetic… beh credo che sia giusto darla a Vidal.

 

Gli articoli di Alessandro Magno escono su:
ilblgodialessandromagno.it ,  Juvamania.it ,  ladivinajuventus.it , ilbianconeronews.blogspot.it

I calciatori: donne e vita privata

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Scritto da Luna23

 

Quando ci riferiamo ai calciatori, pensiamo a uomini da stipendi milionari il cui tenore di vita e’ facilmente intuibile, in più l’assimilazione  calciatori a donne bellissime di spettacolo e’ spontanea. Ma questa vita fatta di riflettori, feste, eventi e stili di vita costosi non  appartiene a  tutti gli operatori di questo mondo. Le Star sono poche e quelli che si costruiscono una carriera sul proprio nome e’ una piccola parte, che si conta sulla punta delle dita.  Coccolati, ma anche presi di mira dai mass media, diventano  una “merce”  che ” fa vendere” di più  di attori o altri personaggi dello spettacolo.

E gli altri? Sembrera’ strano ma i calciatori non sono tutti uguali, anche in questo ambiente la sorte accompagna e divide, c’è  chi si trova al momento e al posto giusto contemporaneamente, c’è chi invece davanti a questa occasione non si troverà mai.

Facciamo un esempio, prendiamo un calciatore X  collocato nella media, che  ha la fortuna di arrivare ad un club di serie A, ovvio che, anche X essendo in club di prima grandezza, non percepirà gli stipendi delle star ma avrà al tempo stesso un ingaggio  di tutto rispetto, ma non dura per sempre, può  trovarsi l’anno successivo da un’altra parte, in un club di una  serie minore, la sua posizione di calciatore nella norma,  non gli permetterà di contrattare troppo, il rischio  di perdere il lavoro è alto,  e inevitabilmente la nuova soluzione viene  accettata, X però sarà sempre in predicato per tutta la sua carriera calcistica buona o meno, di saltellare da un club all’altro sperando in un nuovo contratto  che gli permetta   di  fare ciò che gli piace e soprattutto che sa fare. Insieme a lui, c’è la moglie  o compagna,  la  quale molto giovane accetta  di seguire il suo  uomo affrontando le problematiche soprattutto  psicologiche che accompagnano queste giovani donne, affascinate della vita a venire.

Attenzione che non parliamo di Alena Seredova, Hillary Blasy o Victoria Adams, meglio conosciuta come Posh Spice, moglie di David Beckam, non parliamo di Wags, termine inglese, alla lettera “wives and girlfriends” mogli e fidanzate degli sportivi prese di mira dai giornali per la loro bellezza, posizione economica e lavorativa, parliamo della ragazza “della porta accanto”, il cui fidanzatino incontrato nei banchi delle scuole medie è diventato calciatore. Ecco quindi che queste donne spesso poco scolarizzate proprio per scelta sentimentale, si trovano ad affrontare il quotidiano che coinvolge il compagno. Tenendo conto delle entrate più che lusinghiere rispetto ad altri tipi di lavori, la nostra moglie di X si trova a dover passare i il tempo dovendosi organizzare la vita, tolta la spesa, lo shopping, il parrucchiere e l’estetista, se non ha interessi culturali la situazione diventa critica. Difficilmente trova lavoro ..e poi dove? Chi offre un’occupazione dignitosa a chi non sa cosa farà l’anno prossimo?Anche se il  marito ha tempo libero, le regole della società, non consentono a nessun calciatore di darsi alla bella vita se non una volta alla settimana nel giorno libero dopo la partita e con limitazioni, e poi ci sono ritiri, assenze dovute al lavoro .. le vacanze non sono così numerose: durante l’anno poche e a fine campionato quel poco per riprendersi, e tornare subito a casa per iniziare i ritiri estivi. Di pro però ci sono le feste, gli eventi sociali dove la moglie di X può intrattenere dei rapporti spesso con altre come lei e sentirsi quindi meno sola, questo quando le cose vanno bene. C’è però il caso inverso, quando le cose vanno male: prima della fine di questo campionato, il sig. Edison Cavani, annuncia che il matrimonio con la sig.ra Soledad è finito e ora presenta al suo fianco  una campana bella ragazza pacioccona con la quale si intratteneva negli ultimi tempi, peccato che proprio in questi “ultimi tempi” la sig.ra Soledad sia volata a casa sua per partorire, niente di strano che una donna voglia affrontare un così delicato momento e desiderare un ambiente più amicale e consono alla sua cultura, o magari desiderare vicina sua madre stessa. Bene, e’ in  questo “nel mentre” che “il matador” annuncia la novità che lo riguarda.

E’ un mondo quello delle wags  dalle leggi molto dure a cui non si perdona niente e dove si ha sempre torto  ma senza un regolare processo,  una cosa è certa, che l’arrivo della nuova fidanzata del Cavani e la nascita del secondo figlio cade un po’ in contraddizione, d’altronde la sig.ra Soledad questo bambino da sola non l’ha fatto.

Comunque la posizione economica del centravanti del Napoli risarcirà tutti quanti, soprattutto il dolore di Soledad, che dall’Uruguay ha seguito un uomo che non era nessuno.

Ma non sono tutte così “fortunate”, ci sono quelle che tornano a casa senza “liquidazione”, dopo aver anch’esse sacrificato anni ad un un uomo che non le ama più. E’ anche vero che i calciatori sono delle prede profondamente appetibili per signorine senza scrupoli le quali dopo poco tempo suggellano il legame con la nascita di un figlio. Insomma ognuna utilizza le risorse che può.

Un altro problema che coinvolge la nostra coppia X, è la chiusura della carriera calcistica del marito, magari sofferta ma adeguatamente remunerata, il nostro X non essendo un “Del Piero” o un “Totti” si trova a fare i conti con l’età e la fine carriera, che può essere drammatica  se non si è messo “fieno in cascina”. Le quotazioni improvvisamente calano, e l’opportunità di “riciclarsi” nel medesimo mondo è improbabile, visti  i pochi posti disponibili tra allenatori o dirigenti. Ammettiamo che il nostro X sia fortunato e si imbatta in un’opportunità di lavoro in “ufficio” presso un club, intanto gli introiti calano e la prospettiva che duri nel tempo non è garantita da nessuno, insomma sempre con la valigia in mano, con contratti al massimo annuali e con moti meno soldi di prima ma con il triplicare delle ore di lavoro, con rare se non nulle vacanze. A questo punto il legame della coppia X se è resistito, è messo a dura prova. I soldi sono meno, il tenore di vita è ridimensionato,  e lo “sballottamento”  da una parte e dall’altra è garantito. Ecco che la coppia X diventa a rischio. Se prima i guadagni sopperivano alle mancanze, il divenire la vita sempre più precaria e scomoda fa venire i nodi al pettine, investendo la nostra wag di una crisi esistenziale che porterà ad un divorzio o una separazione, e solo una minoranza  supera e va avanti.

Per noi non addetti ai lavori, ci sembra impossibile e strano che sia così, perchè noi ci riferiamo alle star, ai grandi nomi, ma non è il mondo reale .. anche il calcio è fatto di persone comuni che devono combattere per rimanere a galla.

 

 

Lettera del Presidente Andrea Agnelli al comitato ”Per non dimenticare Heysel”

ricchiuti44

Jovetic

L’hanno valutato troppo. Anche per Berbatov, anche per i noti fattori ambientali. Non è sulla carta l’uomo che cambia la sorte di una stagione europea: c’è del fascino nel duo slavo con Vucinic ma non fa per me.

Higuain

La penso come Moggi: mi tengo gli italianissimi Matri e Quagliarella.

Ibrahimovic

Era l’uomo ideale per farsi due stagioni ambiziosissime in Cl. C’erano tutte le condizioni: lui ne aveva voglia, noi bisogno, l’età di lui e i tempi di Conte sulla panca Juve erano giusti. Poi s’è fatto marcia indietro montando un po’ della solita panna giustificazionista di queste sbarbine cresciute a business plan e sport americani. I conti, le plusvalenze, il profumo del lavoro e della merenda della mamma per i bravi bambini. In realtà per fare la Juve oggi come ieri bisogna essere al vertice a tutti i costi e con tutti i mezzi. All’italiana, con più amici che regole. Perché la Juve o è padrona o è in prigione.

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