Archivio Mensile: giugno 2015

Trent’anni fa l’Heysel.

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Articolo di Silvio Mia.

 
Il 29 maggio 1985 rimarrà una data ben scolpita nella mente di tutti, juventini e non , perché la tragedia che si è materializzata quella sera è stata veramente un dramma che va oltre ogni immaginazione. Mi ricordo che nell’Azienda in cui lavoravo , c’era molta attesa per questo incontro. Per una volta non vedevo aggirarsi gufi o fantasmi anti-juventini e mi sembravano tutti sinceri e convinti , nell’affermare che questa per la Juventus sarebbe stata la volta buona. D’altra parte a Gennaio , in una gelida ed innevata notte torinese, i bianconeri avevano fatto le prove generali battendo al Comunale i reds di Liverpool per 2 a 0 con un doppietta di Zibi Boniek il “ bello di notte “ , copyright Avvocato Agnelli. Il risultato aveva permesso di mettere in bacheca la SuperCoppa Europea , disputata in qualità di detentori della Coppa dei Campioni da parte del Liverpool e della Coppa delle Coppe da parte della Juventus. Nella stagione precedente , gli inglesi avevano battuto a Roma in finale i giallorossi padroni di casa dopo i calci di rigore ,mentre la Juventus aveva superato a Basilea 2 a 1 il Porto con le reti di Vignola e Boniek. A conferma su quanto pensavo della sincerità dei miei colleghi, venne fatta una mega colletta cui parteciparono tutti , compresi anche quelli che non si interessavano di calcio . La colletta serviva per pagare un pasticcere che in caso di vittoria della Juventus avrebbe dovuto costruire un torta raffigurante un campo di calcio , con una Coppa di cioccolato nel mezzo.

Arrivato il fatidico giorno già dal mattino la tensione e l’adrenalina stavano superando i livelli di guardia. Con mio fratello, tifoso granata, avevo programmato la visione dell’incontro a casa di amici juventini, dove alla faccia della scaramanzia in frigorifero riposavano in attesa della vittoria una bottiglia di Champagne ed una torta. Arrivati con qualche minuto di anticipo, ci siamo sistemati nelle posizioni strategiche , quelle che portano bene, vestiti di maglie juventine , con le immancabili sciarpe bianconere al collo , eravamo in attesa del collegamento . Appena la Rai si è collegata con lo stadio teatro della sfida, sentendo la voce del telecronista Bruno Pizzul che parlava in tono molto sommesso di incidenti che erano avvenuti e che stavano continuando, abbiamo capito che qualcosa di grave era successo , anche se non nelle proporzioni con cui poi si è materializzato. Si pensava ai soliti scontri tra tifoserie ed a qualche contuso , ma alla notizia data da Pizzul che sul prato giacevano dei morti , nei nostri pensieri tutto si poteva pensare meno che alla disputa della partita. Si pensava ai tifosi partiti per assistere ad una festa di sport ed alle loro famiglie sconvolte dalle notizie che stavano arrivando. Quello che irritava era vedere la Polizia belga che invece di intervenire , osservava lo scempio che gli Hooligans stavano continuando a fare , provocando la fuga dei tifosi italiani, che erano tutti ammassati dato che per la pressione della spinta delle persone era crollato un muro.

Immagini impressionanti di gente che chiedeva aiuto schiacciata sotto altre persone, gente priva di vita adagiata sulle transenne che fungevano da barella e gente ferita , piangente e spaventata alla ricerca di soccorsi. La situazione era fuori controllo , il servizio d’ordine quasi inesistente e dall’altra curva , vedendo , ma fortunatamente non rendendosi conto dell’effettiva gravità di quello che era successo, stavano comunque entrando in campo i tifosi juventini per cercare una vendetta che se portata a termine , avrebbe provocato una carneficina. L’ingresso in campo dei giocatori per cercare di calmare le acque è riuscito in parte ad evitare un tutti contro tutti veramente pericoloso. Dalla cabina radio i due capitani , leggevano un avviso dicendo che la partita si sarebbe disputata, per permettere lo sgombero dello Stadio senza altri incidenti. Allucinante quello che era successo e che con crudeltà d’immagine stavamo vedendo attoniti ed impotenti davanti alla televisione. Sapremo solo in seguito lo spaventoso tributo di sangue pagato per un incontro di calcio, 39 anime innocenti erano state sacrificate alla follia ed alla violenza umana . Erano morti padri di famiglia con i loro figli , gente comune che nulla aveva da spartire con questi animali ubriachi che ,con il loro assurdo comportamento avevano provocato questa tragedia. Noi con le lacrime agli occhi , smesse le maglie e tolte le sciarpe siamo tornati a casa, e mi ricordo che a parte qualche idiota che strombazzava e festeggiava chissà cosa, attraversando la città abbiamo potuto notare un rispettoso silenzio verso chi era volato in maniera tanto assurda, in cielo.

L’Heysel non è successo per caso, per quanto ne so io, i tifosi inglesi che erano stati a Roma l’anno precedente quando avevano vinto la Coppa contro la Roma , avevano subito dei gravi maltrattamenti da parte dei tifosi avversari , ed infuriati avevano promesso vendetta allorchè il Liverpool avesse giocato contro una squadra italiana , cosa che non era potuta avvenire a gennaio a Torino per ovvie ragioni numeriche , ma che puntualmente si è realizzata in Belgio. Violenza chiama violenza . A margine , e mi scuso se questa volta mi sono dilungato , ma l’argomento lo richiedeva, voglio ancora aggiungere tre pensieri. Il primo è che mi fanno sorridere quelli che dopo una simile tragedia , disquisiscono , ed è ancora argomento dei giorni nostri, sul fallo che ha generato il calcio di rigore decisivo per la Juventus , sull’ esultanza dei giocatori provati e sconvolti dalle scene che avevano visto , ed obbligati a giocare contro la loro volontà , sull’esultanza di Platini , dopo aver calciato e segnato la massima punizione. Si vede chiaramente che la sua espressione facciale è come uno sberleffo all’aria di morte che aleggiava nello Stadio , sulla consegna della Coppa e sull’ opportunità di tenerla o meno , quando gli argomenti da affrontare sarebbero ben altri. La seconda , ben più importante è che nessuno ha chiesto “ la testa” di chi ha assegnato una finale di Coppa dei Campioni ad un impianto così fatiscente , in cui secondo il mio parere non si sarebbe potuta giocare neppure una partita amichevole e vorrei sapere se qualcuno responsabile delle Forze dell’Ordine , ha pagato l’inefficienza di intervento , la disorganizzazione e i ritardi dei soccorsi . Inoltre voglio pensare che se invece di una corda , avessero messo due cordoni di poliziotti a dividere le due tifoserie , chissà magari le cose non sarebbero andate in quel modo. La terza riguarda la mega torta aziendale che avrebbe dovuto essere consegnata la mattina seguente la partita . Arrivati sul posto di lavoro, si commentavano con rabbia e mestizia gli avvenimenti che tutti noi avevamo visto la sera precedente in televisione. Tutti si pensava che il pasticcere , visti i tragici accadimenti , avesse desistito dal preparare il dolce , anche per un senso di rispetto verso chi aveva perso la vita in quella maniera assurda. Evidentemente il buon senso non era nelle corde di questo individuo , che per non perdere un lauto guadagno , alle ore 11 circa del mattino seguente, come da accordi in caso di vittoria bianconera, non tenendo conto di nulla di ciò che era successo , ci ha fatto recapitare la mega torta, di per se bellissima , che noi invece che piena di crema , vedevamo piena di sangue versato da innocenti.

Ovviamente non è stata fatta nessuna festa , si è tagliato il dolce per non buttarlo nell’immondizia, ma la mia soddisfazione è stata che alla fine della giornata, tranne poche persone , nessuno aveva consumato quella torta insanguinata. Un gesto di rispetto verso 39 angeli.. La partita. Sinceramente a parte il lancio in profondità a Boniek che scattato in contropiede si invola verso l’area avversaria provocando il fallo del difensore avversario, giudicato dall’arbitro in area, ma che poi si vedrà avvenuto fuori dalla stessa e dalla trasformazione della massima punizione da parte di Platini, non ricordo un granchè. A quel punto , dopo quello che era successo , ciò che si sarebbe materializzato sul rettangolo di gioco non interessava e non contava più nulla….Juventus-Liverpool 1 a 0…..

L’attaccante ritrovato

Tevez e pogbaScritto da Cinzia Fresia

E’ questione di ore se non minuti che il ritorno di Tevez in Argentina, al Boca,  sarà ufficiale, molti i messaggi di affetto da parte dei compagni della Juventus che ringraziano l’apache per ciò che ha dato in questi 2 anni juventini  straordinari.

Tevez sarà un giocatore che la Juventus non dimenticherà facilmente, il talento calcistico e un modo di gioco  versatile ha riportato la Juve sulle alte vette e  a conquistarsi una finale di Champions battendo squadre con lignaggi e corredi importanti.

Ricordo quando è arrivato a Torino, i tifosi erano in fibrillazione, carichi di aspettative, accolto come una divinità,  è stato amore con tutto l’ambiente,  entrando nell’immediato  in relazione con i colleghi che lo hanno stimato e sostenuto da subito. Si è fatto voler bene  l’argentino,  accettando le dinamiche e  regole di spogliatoio senza mai metterle in discussione.

Tevez è arrivato in Italia in un momento molto buio della sua carriera, in Inghilterra  aveva una pendenza legale da archiviare, e non godeva della stima del suo allenatore Mancini di cui non riusciamo ancora a capire la motivazione di così tanta ostilità. Tevez non ha avuto in Juventus nessun problema comportamentale e relazionale, ha lavorato molto, è stato di grande supporto a tutti i colleghi, ha segnato dei gran gol, non ha contrastato il neo allenatore, nonostante avesse notevole affetto e considerazione per Conte,  e quest’anno con elementi in squadra sottotono si è preso la responsabilità sulle spalle di tutta la squadra,  centrando  quasi tutti e tre obiettivi.

Ci mancherà, confesso che mi piaceva moltissimo, ho apprezzato oltre la tecnica anche l’inventiva e la capacità di trasformare un errore in azione da gol. Peculiarità  non da tutti  qui in Italia, la sua permanenza ha migliorato altresì  il rendimento di altri colleghi. Ce ne fossero stati tanti così.

Il rammarico è questo addio così frettoloso, mancava un anno di contratto, e spiace vederlo andare via  di fretta,  come se ci fosse stato qualcosa di male tra lui e la Juventus, che in realtà ha contribuito alla rinascita  regalandogli una nuova vita professionale restituendolo persino   alla sua nazionale. Una Juventus purificatrice  che ha  offerto  un’opportunità di riscatto a questo “enfant terrible” che ha sfruttato fino in fondo. E’ stato un  rapporto equilibrato, i due si sono sostenuti  reciprocamente.

Per Tevez l’avventura italiana si chiude qui, obiettivo il ritorno in Argentina, le motivazioni ufficiali  sono addotte ad un fatto nostalgico di famiglia e  luogo, legato probabilmente ad interessi e altre situazioni che rivogliono l’Apache in patria.

 

Mi mancherà, sono stati due meravigliosi e difficilmente ritroveremo un giocatore di questa qualità, il suo livello di tre spanne sopra gli altri lo ha reso in Italia una vera star stimata da tutti. Per noi tifosi è dura, abbiamo il tempo a malapena di affezionarci ai giocatori, che se ne vanno già, e la prossima stagione non partirà  solo lui.

Nonostante il poco tempo trascorso a Torino, Tevez lascia un’impronta indelebile e non ci sarà tifoso juventino  qui che non si ricorderà di lui.

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di enzo ricchiuti

Mandzukic e punto sugli acquisti

Al momento si sta seguendo una logica: la coppia Mandzukic-Dybala è ben assortita. Per il resto, se non parte nessuno a centrocampo c’è poco da migliorare.

L addio di Tevez

Ci sono tante scelte di vita sbagliate. Peccato si sia perso il vizio di giudicare: si risparmierebbero molti errori.

Fallimento Parma e arresto Pulvirenti

Fallimenti e arresti sono all’ordine del giorno a certi livelli. Non perché a certi livelli siano mostri ma perché i comportamenti sono sotto gli occhi di tanti. Il default è fisiologico e anzi a Parma dovrebbero ringraziare per qualche annata di buon livello in una categoria che non potrebbero fare. L’arresto di Pulvirenti ? Penso che se compri le partite violi le regole ma resti tifoso. E puoi continuare ad essere amato dai tifosi. Se vendi le partite è più difficile continuare a stare simpatici. E’ come farsi le mogli degli altri: è peccato ma che siano veramente degli altri altrimenti è grave.

Un finale indimenticabile.

File: [20maggio73t.jpg] | Sat, 08 Nov 2008 18:54:20 GMT LazioWiki: progetto enciclopedico sulla S.S. Lazio  www.laziowiki.org

Articolo di Silvio Mia.

 

Milan 44 punti Juventus e Lazio 43. Questa era la classifica dopo la ventinovesima giornata del campionato di calcio 1972-1973. Restava da giocare l’ultima partita . Il Milan capolista sarebbe stato ospite del tranquillo Verona , la Lazio era attesa dal Napoli e la Juventus avrebbe dovuto recarsi a Roma a sfidare i giallorossi. Tutto lasciava presagire che i rossoneri , facendo un sol boccone degli scaligeri , avrebbero conquistato lo scudetto. Il mercoledì precedente l’ultima giornata di campionato, i meneghini avevano giocato a Salonicco contro gli inglesi del Leeds Utd la finale di Coppa delle Coppe, un incontro che il Milan aveva vinto 1 a 0 con una rete di Chiarugi ad inizio partita. Il Leeds aveva poi costretto i rossoneri ad una strenua difesa. Per riuscire nell’impresa i milanesi erano stati costretti ad un dispendio di molte energie fisiche e mentali ,ma alla fine pur stremati dalla fatica, i giocatori rossoneri erano riusciti a trionfare in terra ellenica . La domenica successiva dunque le tre regine del campionato si apprestavano a scendere in campo in una giornata che stravolgerà i suoi esiti allo scadere del 90’. La Juventus si era resa protagonista di un grande recupero nella parte finale del torneo , in quanto a poche giornate dal termine erano ben cinque i punti che la separavano dal Milan. Ricordo ai lettori ,che allora le vittorie valevano due punti. La Lazio era la vera sorpresa dell’anno in quanto , arrivata seconda nel precedente campionato di serie B, aveva saputo tenere testa alle più blasonate squadre del Nord fino alla fine. Da rimarcare che la Lazio vincerà il campionato successivo giocando un calcio spettacolare orchestrato dal mister Tommaso Maestrelli.

Quella domenica anche se le speranze di sorpasso erano ridotte al lumicino, con i miei amici ero nella Bocciofila dell’Oratorio, in cui senza molto successo giocavo a calcio. In quel tempo non c’era una diffusione delle notizie come succede oggi e l’unica fonte era la trasmissione radiofonica :” Tutto il calcio minuto per minuto” diretta da studio da Roberto Bortoluzzi . La trasmissione oltretutto prevedeva soltanto la cronaca della seconda parte degli incontri , quindi con molta ansia tutti aspettavamo l’inizio dei secondi tempi delle partite. Cominciata la trasmissione dallo studio il conduttore assegnava le priorità d’intervento dei campi e naturalmente il campo principale era Verona dove di scena c’erano i rossoneri chiamati a suggellare con un’ ultima vittoria la conquista del campionato. Da Verona il radiocronista era Enrico Ameri cui veniva sempre assegnato il campo principale. Da Roma si collegava il numero due della trasmissione Sandro Ciotti e da Napoli credo di ricordare che il radiocronista fosse Alfredo Provenzali . Roberto Bortoluzzi chiedeva ai colleghi sui campi un primo giro in cui avrebbero soltanto dovuto comunicare il risultato del primo tempo. Come un fulmine a ciel sereno , arrivò il risultato di Verona in cui il Milan stava perdendo per 3 a 1 . Il boato che facemmo tutti insieme non ci permise di ascoltare il risultato della Juventus che a Roma , stava anche lei perdendo 1 a 0. A Napoli il risultato era ancora inchiodato sullo 0 a 0 . A questo punto, se si fossero mantenuti questi risultati, la Lazio ed il Milan avrebbero dovuto spareggiare per la conquista del titolo ,replicando lo spareggio del 1964 dove il Bologna battè l’Inter a Roma 2 a 0. La delusione per la concomitanza del risultato che si stava realizzando a Roma fu mitigata dal risultato di Verona, dandoci la speranza che in quel secondo tempo qualcosa sarebbe cambiato a nostro favore , anche perché dal Veneto arrivavano notizie di un Milan completamente cotto dalla trasferta in terra greca, dove la finale di Coppa delle Coppe aveva prosciugato le energie dei rossoneri che intanto erano precipitati sempre di più, tanto che il Verona stava conducendo 5 a 1.

A questo punto Lazio e Juventus si stavano giocando un tricolore inaspettato , una lotta a distanza che stava diventando entusiasmante. La Juventus pareggiò con Altafini , che spizzò di testa un pallone proveniente dalla trequarti campo. La tensione si tagliava con un coltello, a Napoli il risultato non si sbloccava e non cambiando quello dell’Olimpico romano, la Juventus , la Lazio ed il Milan erano appaiate in vetta alla classifica. La partita di Roma era diventata il campo principale e la voce roca di Sandro Ciotti scandiva i tentativi bianconeri di chiudere il discorso . Mancava ormai poco alla fine , la Juventus continuava ad attaccare ed all’ 87’ di gioco , l’ennesimo attacco bianconero provocava un calcio d’angolo. Le parole del radiocronista scandirono l’azione , partì il cross che venne respinto corto al limite dell’area dai difensori romanisti…. A questo punto le parole furono…” palla a Cuccureddu , tiro e goal”…. , una sequenza di parole che mi pare ancora di sentire nelle orecchie mentre scrivo. Inutile dire che saltammo tutti in aria festanti di gioia , tanto che ricordo che per l’intensità della mia esultanza tutto quello che avevo nelle tasche dei pantaloni lo ritrovai sul marciapiede….. il Milan perse clamorosamente lo scudetto della stella e noi juventini ci ritrovammo in Piazza a festeggiare lo scudetto numero 15.

Un anno di Allegri

allegri-juve-300x225Scritto da Cinzia Fresia

Si vociferava in quel di Torino che nel futuro di Max Allegri ci fosse la Juventus, Ipotesi che avrebbe fatto inorridire qualunque tifoso bianconero, e sembrava impossibile che potesse accadere per l’intoccabilita’ della posizione di Conte, l’artefice della rinascita. Ed invece e’ accaduto.

Trascorremmo minuti di ansia tra le dimissioni dell’ex tecnico e l’arrivo del nuovo sotto una valanga di insulti, per causa sua, e lui lo sapeva.

E’ il bello e contemporaneamente il brutto del calcio il cambiare idea su tutto e tutti.

In questa storia  le brutte figure si sprecano  ma fa parte dell’ambiente e ormai nessuno si sorprende piu’.

Lasciando stare i miei sentimenti personali sul tecnico di Livorno e rammaricandomi su come Conte ha liquidato la questione, (Sempre che sia tutto vero)  mi soffermerei sulla stagione appena passata.

Mi sono stupita di una cosa, che la squadra sia riuscita ad ottenere un super primato in Italia, probabilmente qualcuno pensera’ che non fosse cosa difficile, visto la pena degli avversari; al contrario di Conte che  ha disposto di uomini super in forma, quest’anno direi proprio di no. Ma la Juventus ha vinto lo stesso, proprio  perche’ vinceva anche prima.

In effetti, la differenza e’ stata in Champions e in Coppa Italia, peraltro vinta, ma la vera rivelazione e’ stata la Coppa dei Campioni.

La diversita’ di approccio alla materia dei due allenatori  sta sicuramente nel carattere. Conte lo abbiamo conosciuto, stimato e apprezzato anche nei modi piu’ complicati, ma va ammesso che in Europa ha fatto poco, lamentando di non avere un parterre di uomini adeguato, invece, l’aziendalista Max Allegri, ha preso  quello che c’era e lavorandoci su e’ arrivato in finale,  praticamente “buttandosi” “o la va o la spacca” e’ decisamente andata.

L’emotivita’ del tecnico Salentino Si e’ arresa all’ immediatezza tutta toscana che ha vinto sui pronostici, e pensare che, avendo giocatori sotto tono come Pirlo, Vidal, Lichtsteiner, Llorente e non disponendo da subito di Barzagli, Asamoha, Caceres e  Pogba da meta’ stagione l’obiettivo Berlino sembrava un miraggio. Invece no, con un Ultra-Tevez, la Juventus non ha vinto solo lo scudetto e Coppa Italia, ma ha conquistato una finale di Champions utile a rimpolpare le casse della Juve.

E Conte? Un po’ rimasto male sicuramente si, lui che aveva la formazione al top, mentre il suo rivale con poco e’ riuscito a fare tanto.

Un po’ di fortuna ci vuole  e quella maniera scanzonata di porsi ha fatto il resto, peraltro va detto che Allegri e’ entrato subito in relazione con gli Agnelli, tant’e’ che e’ stato immediatamente coinvolto in “attivita” di casa.

Adesso viene il bello, e ci sara’ la prova del 9. Allegri ha vissuto alla grande sui refusi di Conte, ora esauriti, vedremo cosa succedera’ nei prossimi anni e se sara’ in grado di mantenere i primati precedentemente conquistati, ma l’obiettivo primario  sara’portare la Juventus alla conquista della Coppa dei Campioni.

E qui apro una parentesi, che riguarda piu la societa’ che i dipendenti, la finale  della Champions League e’ per la Juve, stranamente spesso vincente, una brutta bestia. C’ e’ un malessere interno che dal post mortem dei fratelli Agnelli, si portano dietro. Purtroppo, rispetto ai parenti,  questi giovanotti, si impermaliscono moltissimo quando gli si fanno delle osservazioni, vedi la faccenda Del Piero e la chiusura Conte, due porte sbattute, poi .. Con il tempo e il buon carattere  fa dimenticare tutto ed ecco che si rivede Andrea Agnelli cimentarsi  con il golf insieme ad Alex, tutti contenti, soprattutto i tifosi, si poteva evitare una  chiusura cosi brutale che non fu mai completamente digerita dal pubblico, e forse nemmeno da Alex, che da gran signore e spero da Juventino segue la squadra non facendosi mancare niente.

Insomma sti’ ragazzi, “n’iafanno!” E pare che il malessere si sta verificando con un giocatore che non doveva andarsene Carlitos Tevez. Purtroppo qualcosa si e’ rotto e lui Qua non vuole piu’ stare.

D’altronde vada, anche se mi dispiace perche’ ha dato tanto e la sua mancanza si fara’ sentire, ma come dice il Presidente Andrea Agnelli, tutti siamo utili e nessuno indispensabile.

Percio’ finche’ durera’, vedremo cosa fara’ Allegri il prossimo anno,  forse e molto probabilmente impoverito di tre giocatori a noi molto cari, Pirlo, Tevez e Pogba. La cosa certa, e’ che Allegri non si lamentera’  e questo per lazienda Juventus e’ un fattore vicente.

La prima volta non si scorda mai.

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Articolo di Silvio Mia

La partita di cui voglio parlare , non fu importante né per la vittoria di una Coppa, né per la vittoria di un campionato, ma è un incontro che mi è rimasto nel cuore per il semplice motivo che fu la prima volta che mi recai allo Stadio per assistere ad un incontro di calcio . La promessa di questa mia prima esperienza , venne fatta da mio zio, bianconero fino al midollo, la sera precedente la partita. Mio zio era nato nel 1920 e tifava Juve dal 1929 , quindi aveva visto tutti gli scudetti del quinquennio e quelli a cavallo degli anni cinquanta-sessanta che avevano avuto come protagonisti Giampiero Boniperti , John Charles e Omar Sivori. Questi tre giocatori , secondo il mio parere , possono sostenere il paragone con i tre attaccanti del Barcellona , Messi, Neymar e Suarez , tanto osannati in tutti i campi in cui giocano . Avevo dieci anni e mi ricordo una notte insonne nell’attesa che arrivasse la domenica ed il momento in cui ci saremmo avviati verso lo Stadio Comunale . Era il 5 novembre 1967 , in programma la settima partita del girone di andata.

La partita in questione era Juventus-Roma, una classica del campionato, così definita dal mitico giornalista Gianni Brera , in quanto si incontravano due squadre che avevano vinto lo scudetto almeno una volta. Arrivati allo Stadio , entrammo in Curva Maratona . Allora non esisteva il settore ospiti e la Curva non occupata dalla squadra di casa veniva destinata ai tifosi della squadra avversaria. A Torino la Curva della Juventus era la Filadelfia e la Maratona era quella occupata dai tifosi del Torino . Naturalmente nel settore riservato ai tifosi avversari ,entravano anche i tifosi della squadra di casa e probabilmente per un maggior senso di rispetto e di sportività , ognuno tifava per la propria squadra, senza che ciò comportasse pericoli per l’incolumità personale . Saliti i gradoni dello Stadio, ricordo il mio stupore nel vedere il campo di gioco e le gradinate gremite di gente. Quando lo speacker ,con voce gracchiante data la scarsa qualità dell’impianto, comunicò le formazioni delle squadre e della terna arbitrale dall’altoparlante installato sul tetto della tribuna, vidi dalla Curva opposta occupata dai sostenitori juventini, un grande sventolio di bandiere. Non esistevano né le sciarpe, né i cori cantati e quindi tutto era contenuto nell’entusiasmo , ma per me fu un’emozione che ancor oggi non ho dimenticato . Belli i contrasti cromatici delle due maglie, il bianconero juventino ed il giallorosso romanista , che sul terreno verde risaltavano illuminati dal pallido sole novembrino. La partita fra i campioni d’Italia della Juventus ed i giallorossi capitolini fu un monologo bianconero .

Le parate di quello che fu poi proclamato come migliore in campo, il portiere della Roma Ginulfi , impedirono alla Juventus una larga vittoria . Il bello di questa storia è che Ginulfi era il portiere di riserva della Roma , secondo di Pizzaballa relegato in panchina. La beffa si concretizzò alla mezz’ora della ripresa, quando un contropiede della Roma portò il suo regista Fabio Capello , futuro giocatore della Juventus, a battere Anzolin portiere juventino. Inutile il forcing finale dei padroni di casa , orchestrati dall’ottimo regista brasiliano Cinesinho , con il risultato che rimase immutato… Juventus-Roma 0 a 1. Quindi la Roma dell’istrionico allenatore Pugliese incamerò una vittoria inattesa a dispetto di ciò che si era visto sul terreno di gioco . Io che tutto mi aspettavo , tranne che una sconfitta, rimasi deluso ed arrabbiato per aver visto i miei beniamini perdere nella mia prima volta allo Stadio, ma la Juventus negli anni successivi ha saputo farsi perdonare…

Doppia coppia.

Boniperti-Trapattoni-Zoff

 

Articolo di Silvio Mia

 

In questi giorni che, finita la stagione , inizia la sessione estiva di calcio mercato il cui termine si prolungherà fino all’inizio del campionato, voglio ricordare un doppio scambio di giocatori che rese infuocata l’estate 1976 . La Juventus aveva appena perso uno scudetto che a due terzi del campionato sembrava già cucito sulle proprie maglie. Senza troppi problemi i bianconeri veleggiavano in classifica con cinque punti di vantaggio , nulla lasciava presagire ciò che sarebbe successo . Pare che prima della trasferta di Cesena un paio di giocatori in rappresentanza della squadra , fossero andati dal Presidente Boniperti per trattare il premio scudetto. I giocatori in questione erano due che formavano il cosi detto zoccolo duro, Capello ed Anastasi. La trattativa finì male e non venne raggiunto un accordo . Non so se le cose andarono veramente in questo modo, ma quello che successe nelle successive tre partite portò al sospetto che qualcosa si fosse rotto tra lo spogliatoio e la dirigenza , tanto che la Juventus le perse tutte e tre. La prima partita si giocava a Cesena, e la Juve dopo essere andata in vantaggio , si fece rimontare dai romagnoli con il loro centroavanti Bertarelli , che siglando due reti chiuse l’incontro. A questo punto il vantaggio si ridusse a tre punti e la partita successiva era il derby . Si giocò contro il Torino secondo il classifica, che si presentò in campo con la bava alla bocca vincendo la stracittadina. La terza partita della serie , vide una Juventus ormai allo sbando , senza più il controllo dell’allenatore Parola . La Juventus si presentò a San Siro per giocare contro l’Inter con Scirea che indossava la maglia numero 10 , a conferma di quanta confusione e di quanta tensione aleggiasse nello spogliatoio. La Juventus perse ancora, era la terza sconfitta consecutiva, e venne sorpassata dal Torino , che ventisette anni dopo la tragedia di Superga si avviava a vincere il suo settimo scudetto. Questa la premessa per dire che in quell’ estate la squadra venne rivoltata e rimodellata per cancellare un’onta doppia , la perdita dello scudetto e la beffa che a vincerlo fosse stata proprio l’altra squadra di Torino che non fece altro che approfittare del momento negativo in casa bianconera. Boniperti cambiò la guida tecnica sorprendendo tutti e assumendo un tecnico giovane ed inesperto, cresciuto sotto la tutela del Paron Rocco al Milan . Alla guida della Juventus vincerà tutti i trofei nazionali ed internazionali nei suoi 13 anni , divisi in due momenti , il primo di 10 anni ed il secondo , post disastro Maifredi ,di 3 anni. Sto parlando di Giovanni Trapattoni ex mediano del Milan che dalla sua poteva vantarsi di aver marcato e fermato un certo Pelè . Il Presidentissimo non aveva finito di stupire e con un’intuizione che solo quelli come lui potevano avere, scambiò con il Milan Capello con Benetti , e con l’Inter Anastasi con Boninsegna. I tifosi li per li rimasero sconcertati , perché i due nuovi arrivi sembravano giocatori ormai a fine carriera ed avanti con l’età . Io stesso mi ricordo che scrissi a Tuttosport dicendo che probabilmente al posto di Capello si sarebbe dovuto non prendere Benetti che regista non era , ma Ciccio Cordova regista della Roma. Il prode Romeo, era un mediano molto rude che garantiva molta quantità , ma aveva nei piedi anche la qualità per giocate che lo portarono a segnare il goal dell’anno del campionato 1976-1977 , con un tiro al volo di sinistro scoccato dal limite dell’area di rigore a Firenze, contro i viola . Benetti aveva già giocato nella Juventus alla fine degli anni sessanta , ma troppo giovane non aveva convinto e di conseguenza fu ceduto alla Sampdoria . Boninsegna era un centroavanti d’area , molto prolifico che aveva superato i 30 anni . La caratteristica di quella Juventus fu quella di giocare senza regista , con un centrocampo muscolare formato oltre che da Benetti, da Furino e Tardelli che in quella stagione Trapattoni inventò centrocampista , dato che fino ad allora era stato impiegato come terzino. Completava il centrocampo un fuoriclasse della fascia , il Barone-Brazil Franco Causio che dava la fantasia necessaria per finalizzare le azioni d’attacco e mettere gli attaccanti nelle condizioni di segnare. In attacco il duo Boninsegna-Bettega si integrò alla perfezione ed entrambi furono protagonisti di una stagione che li vide segnare con continuità. La difesa granitica era formata da Zoff in porta , dai terzini Cuccureddu e Gentile , e dalla coppia centrale Morini e Scirea . La Juventus guidata del giovane Trapattoni detto Trap, vinse uno scudetto record conquistando 51 punti su 60 e la sua prima Coppa Europea, la Coppa UEFA ,con una squadra completamente italiana .

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di enzo ricchiuti

 

Parlami della finale di Champions cosa è stata e se potevamo fare di piu

Si, potevamo fare di più ma fossimo un’altra squadra. Con Pirlo e Pogba difficile non farli giocare assieme.

Ritieni come il presidente Agnelli che questa finale sia un punto di partenza?

No, un momento di vertice come tanti nella storia del club. I presidenti amano far iniziare la storia con il loro avvento ma è come il sedicenne che pensa di aver inventato l’amore. Ce n’è stato, ce ne sarà.

Sono rilevanti i caroselli e i festeggiamenti degli antijuventini?

Quando ci fu Atene, poi scoprii che avevano consegnato la targa Magath. Sono fermo a quella.

10 domande per voi ..Sondaggio di fine stagione.

Juventusstemma-2Scritto da Cinzia Fresia

10 domande per voi, sondaggio di fine stagione.

La stagione è finita, è tempo di bilanci, riflessioni e suggerimenti.
Come sempre il blog di Alessandro Magno vuole conoscere la tua opinione:

1- Quarto scudetto consecutivo e coppa Italia, Su cosa e come, la Juventus di Allegri è andata meglio degli anni precedenti?

2- la Juventus 2015 è stata di ..
Tevez
Pogba
Vidal
Pirlo

3- Di questa annata, quale giocatore ti ha stupito in positivo e in negativo?

4- Ritieni che la Juventus abbia avuto la supremazia in Italia in quanto forte veramente o avvantaggiata dagli scarsi rendimenti altrui?

5- A quale giocatore della Juventus daresti il pallone d’oro?

6- Finale di Champions, si poteva vincere? Cosa non ha funzionato?

7- Prossima stagione, chi vorresti arrivasse in Juve dei nomi in circolazione?

8- Condividi che le voci di calciomercato dei vari procuratori influisca sul rendimento dei giocatori, e che in Juventus abbia compromesso le prestazioni di Pogba e Tevez?

9- Oggi la Juventus è ridiventato un club molto ambito, la politica di Andrea Agnelli e la direzione di Marotta, sta portando risultati, eppure la Champions resta per la Juventus un malessere, in che cosa questo  gruppo dirigenziale  sbaglia?

10- Chi vorresti cedere della nostra attuale rosa?

Orgoglioso di questi ragazzi.

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Articolo di Alessandro Magno

Pensavo onestamente che questo potesse esser l’articolo piu’ difficile da me scritto negli ultimi 5 anni. In realtà non è cosi’. L’ansia avuta nei giorni precedenti ( troppo tempo è passato a parer mio dalle semifinali alla finale quest’anno) ha lasciato spazio alla consapevolezza, al ragionamento, a una certa serentà. Penso di poter dire così come ho detto ai miei figli, che questa è stata la seconda finale che la Juventus ha giocato meglio nella sua storia seconda solo a quella vinta con l’Ajax ai rigori. Ci fu anche quella contro l’Amburgo dove la Juventus praticamente giocò a una porta ma fu una Juventus disordinata e pasticciona e anche molto sfortunata. La stessa sfortuna che ci ha accompagnato anche questa volta che abbiamo affrontato la peggiore squadra che ci potesse capitare (altri in finale hanno trovato il Valencia o il Monaco o il Bayern Leverkusen ad esempio), per non parlare dell’infortunio di Chiellini a pochi giorni dalla finale o di qualche episodio arbitrale che non ha girato per il verso giusto. No la Juve non si puo’ dire fortunata nelle finali di Champions.

La partita in se è stata equilibrata per quel che si puo’ dire equilibrata una partita contro il Barcellona di questi anni. La palla l’avevano sempre loro ma la Juventus ha avuto molte occasioni per segnare e forse in questo frangente non è stata abbastanza cinica. I tiri saranno alla fine 18 a 11 per loro, quindi Buffon ha avuto il suo da fare ma 11 tiri per noi si poteva fare almeno un altro gol. Loro hanno segnato subito e poi si sono messi a giocherellare. Li dovevamo punirli e non ne siamo stati capaci. Loro sono forti consapevoli di esserlo ma sono anche un po cascatori , simulatori e presuntuosi come è giusto che sia presuntuoso chi si puo’ permettere di schierare tre dei giocatori piu’ forti del mondo Messi che ha un valore non quantificabile , Neymar che è stato pagato 120 milioni , Suarez 93. Noi schieravamo ragazzi che in generale sono stati pagati massimo 15 e la differenza anche se non è stata così grande alla fine s’è vista.

Eppure la Juve la sua partita l’ha giocata ed è uscita a testa altissima. Se l’arbitro avesse fischiato giustamente al 96mo concedendo solo un minuto in piu’ per la sostituzione di Suarez e l’infortunio di Neymar nel recuopero e non un altro mezzo minuto supplementare la partita si sarebbe conclusa su quell’ultima punizione di Marchisio da metà campo e sarebbe finita 2-1 con un passivo piu’ giusto per quello che si era visto in campo. Ad ogni modo i ragazzi hanno fatto il massimo di quello che potevano. E’ mancata un pò di precisione a Tevez, è mancata una punizione dal limite su Pogba che Pirlo avrebbe potuto trasformare in oro e un possibile rigore sempre sul polpo che avrebbe anche potuto cambiare la partita. Cambiarla non significa che avremmo vinto ma chissà. Certi discorsi li lasciamo agli altri. Ai cani che mangiano le carni dei leoni morenti. Leoni che anche morenti restano Leoni e cani che nonostante tutto vivono da cani e restano mangiatori di cadaveri eccarne marcia. Ma non volgio sporcare la mia soddisfazione per avere IO una grande squadra parlando di gente miserabile. Noi concludiamo un annata ottima avendo vinto uno scudetto e la decima coppa Italia e avendo disputato una finale di Champions a testa alta. In Europa siamo secondi solo al Barcellona. Mi piacerebbe dessero il pallone d’oro a Buffon anche se penso che lo ridaranno a Messi.

Un grande enorme grazie ai ragazzi che sono scesi in campo con determinazione e hanno onorato la maglia al meglio delle loro possibilità. Un grazie a tutti i miei amici che sono andati a Berlino a quelli che sono andati in piazza San Carlo al maxischermo anche venendo da altre città, a quelli che hanno sofferto davanti alla tv a quelli che ci eravamo fatti delle promesse se vincevamo e che purtroppo saranno disattese. Un enorme grazie a quelli che sono andati ad aspettare la squadra all’aeroporto di Caselle e le hanno tributato il giusto applauso. SONO ORGOLGIOSO DI TUTTI VOI. Sono orglioso dei miei figli: Federico che a 15 anni è andato con gli amici in piazza San Carlo a Torino, sua prima volta, e di Vittorio 11 anni, che a fine partita ha pianto disperato e ho dovuto consolare. Mi ha ricordato suo papà che alla sua età piansi per la prima volta per la Juve in un altra finale di Champions, quella di Atene.
SONO ORGOGLIOSO DI VOI FIGLI MIEI. VERI GOBBI. ANDATE A TESTA ALTA. SEMPRE.

Concludo dicendo. Noi siamo rimasti in campo. In lacrime alcuni ma tutti in campo.

Abbiamo preso la medaglia del secondo e abbiamo battuto le mani ai vincitori. NOI abbiamo detto che forse se dava quel rigore chissà …. ma nessuno di noi ha detto:” vincevamo di sicuro con quel rigore”. Nessuno di noi ha detto ladro al Barcellona. Nessuno di noi ha negato i meriti e la bravura dell avversario. Abbiamo messo in conto anche la sfortuna e accettato il risultato del campo. Gli avvoltoi hanno fatto i caroselli. Troppo imbecilli per capire CHE GRANDE LEZIONE DI SPORT HA DATO LA JUVE AL CALCIO ITALIANO NONOSTANTE LA SCONFITTA. C è molta distanza fra il Barcellona e la Juve. Non moltissima ma molta. C è un abisso OGGI invece fra la Juve e il resto delle squadre italiane. Meditate gente meditate. NOI TORNEREMO IN FINALE. TRANQUILLI. POTETE GIURARCI.

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