Domenica 11 marzo 2018 Juventus-Udinese ore 15 Allianz Stadium -Torino

scritto da Cinzia Fresia

E’ con una nuova carica per la qualificazione in Champions, che la Juventus riprende la corsa in Campionato, sognando il sorpasso al Napoli, e raggiungere il primo posto in classifica, anche in forma provvisoria.
Domani a Torino ci sara’ l’Udinese, eterna squadra rompiscatole, posizionata a meta’ classifica precisa.
Allegri dovra’ fare a meno di Lichtsteiner e Alex Sandro squalificati, e sara’ la volta di Sczezny ai pali, al posto di Buffon, in panchina.
Come con tutte le altre squadre di questo livello, la Juventus dovra’ lottare per vincere e non ci saranno ne’ sconti, ne’ regali.
La Juventus, questo scudetto, la Champions e la Coppa Italia, li vuole. La Juventus vuole tutto, anche con fatica, provera’ di vincerle tuttr e aprofittarsi di qualche passo falso del Napoli.

  1. CANTAMI O DIVA…

    Nel dì sacro a Mercurio, quello in cui i popoli ciuccio-azzurri e prescritti riposano le loro terga sui divani, la nostra schiera atri-alba a ingaggiar si accingeva in Britannia contro l’esercito albionico lo scontro pedatorio del ritorno, onde proseguir cammino che dritto menava alla sacra coppa meretrice orecchiuta.

    Potente levossi il grido “THE CHAMPIOOOOONS” in tutto lo stadio Uemblico, con Maximo Acciuga, stratega callipigio di eserciti, che disposto in campo avea del nostro esercito striscio solo il fior, mancando il prode Marione Diomede, Pugno d’acciaio, che infortunio subdolo dalla pugna allontanato avea.

    Ma PierDioniso, dio rossonero dell’ubriachezza e dei baccanali, nel cuore di Acciuga pose un curioso consiglio: “poni Barzaglione, simile a Roccia come terzino a duellare contro l’asiatico Son, piè veloce!”

    E così l’albionica schiera con vigore attaccava e molto soffrivano i bianconeri, sui quali parea che dolce sonno si fosse riversato sulle membra robuste. Tutti fermi e attoniti i nostri, tranne Costa brasilero, potente nella corsa, che nell’area dei britanni cadeva fallosamente falciato, sol che il giudice, scarsicrinito e di madre ignota, alla Vecchia Signora il calcio dal dischetto negò.

    Orrendamente risuonarono nell’arena Uemblica i “Puttana maiala!” di Acciughina e tra i pali molto imprecava Nestore Buffon, dalle cui labbra uscivano bestemmie più dolci del miele, e distinto s’udì “Porca Troia!”, che,
    com’è noto, riferivasi alla rocca di Ilio.

    Fu allor che la schiera strisciata, ancor irata per lo rigor negato, si vide trafitta dal beffardo calcio di Son, veloce nel pie’, che nera angoscia gettò nel cuore del mondo bianconero che anzitempo a salutar la Champions s’apprestava,
    buoni propositi stilando per l’anno a venire, e già pensando ai lazzi e ai frizzi del popolo italico anti-strisciato.

    Nel mentre, Atena ciuccioazzurro magno cum gaudio guatava l’aspra tragedia dello stato bianconero, nel cuore godendo, e presa la parola parlò e disse: “Zeus, padre dei prescritti nerazzurri, grande gioia ho nel cuore a vedere sconfitta l’armata atrialba che infiniti mal di fegato ci adduce da tempo, ma so che non basta: mille frecce
    hanno al loro arco, è d’uopo dunque un potente rimedio! Vieni a me Carolo Alvinus!”.

    Ed ecco che dal traffico di Fuorigrotta spuntò la ciucciuettola sacra ad Atena ciuccioazzurro che iniziò a diffonder il suo grido “COMM FFA O’ GUFO? GUH! GUH!”, che propiziar dovea della Juve la sconfitta.

    Fu allor che Maximo, pastore di Vinovo, in campo l’Africano e lo Svizzero mandò, sconvolgendo dei tifosi la mente. Ma erravan i tapini, ché l’Acciughina, nuovo vigore e nuovo assetto di gioco infuse nelle membra della schiera atrialba con cotale mossa, deciso a vincer la tenzone in tre minuti contra i nove dell’andata.

    E tosto Gonzalo Telamonio, potente nell’appetito, zampata vincente assestò, siglando il pareggio. Esplosero in un urlo i compagni, i tifosi e tutta la curva, ma non volle esser da meno al valente Pipita il giovane Paolino, agile nello
    scatto, voglioso d’acquistar in terra britannica gloria immortale, su assist di Gonzalo, della vittoria il gol nella rete insaccò.

    Assedio instancabile tentaron gli angli agli ordini di MoltoPoco, capo del popolo dei bevitori di tè, ma invano, ché i
    vecchi senatori, tra cui Chiello dai piedi quadrati, guerriero vigore opposero contro tiri di Cuor di Kane e di Son, complice Tyche, e mentre lutulenti scorrevano i minuti, infine sul proscenio Uemblico poderoso discese il Culo di Allegri, a mandar la sfera di Cuor di Kane a cozzare sul salvifico legno!

    Fu a quel punto che, Repice, l’aedo magnifico, cantò in siffatto modo:

    “Incredibil squadra è la Juventus, gentili ascoltatori.
    La qual non molla e ivi ci crede anche quando la sorte è vieppiù crudele,
    quando gli dei e il Fato sono avversi e poco vigore pongon nel cuore ai giocatori,
    quando ostili son il campo e il tifo, quando sei sottomesso nel Uemblico stadio,
    e la sfera non tocchi per più di metà partita.
    Se nomar non si vuol codesta grande squadra,
    i’mi chiedo chi lo fu e chi il potrà essere,
    poiché come fiera assetata di sangue essa azzanna la preda e più scampo non le concede!”

    Così diceva Repice divino e al fine giunse triplice fischio a sedare i cuori agitati che tutti battevano d’amor rinnovato per la schiera strisciata e la vittoria alata dedicando a Davide Astori, guerriero viola, guerriero di tutti.

    Annalisa Scassandra

    La pugna mi chiama…si parte presto per andare a “combattere”…
    Buona domenica

  2. PIERO OSTELLINO ALLA GAZZETTA DELLO SPORT:

    Caro direttore, lasciatelo dire. Voi giornalisti sportivi non ce la farete mai a spiegare come sono andate le cose del calcio nazionale dal 2006 ad oggi perché la vicenda non è sportiva, ma politica. Qui, ci vuole l’analista politico, con l’ausilio di un po’ di Machiavelli, il teorico e consigliere del Principe; un po’ di Talleyrand, il vescovo che servì cinicamente, ma con pari successo, il Re di Francia, la Rivoluzione che al Re tagliò la testa, la Restaurazione che ripristinò lo status quo pre-rivoluzionario senza il Re; un pizzico di Brancaleone da Norcia, che non ubbidiva ad altra regola che alla propria lucida follia.

    Nel 2006, con una sentenza “politica” – che, per dirla col Palazzi d’epoca, “rifletteva un diffuso sentimento popolare”, secondo la tradizione demagogica e populista di corresponsabilizzare il Popolo delle porcate della politica – fu sconfessata una squadra che aveva vinto sul campo, i cui giocatori avrebbero dato all’Italia il titolo di campione del mondo, e smantellata un’azienda quotata in Borsa con un danno patrimoniale di molte, molte centinaia di milioni di euro. Una sentenza in cui si diceva che non una sola partita era stata truccata ma che il campionato era stato ugualmente alterato. Fu un golpe. Si era in piena “fase Machiavelli”.
    La nuova dirigenza juventina, subentrata a Giraudo e a Moggi, mostrò una rassegnazione che andò ben oltre l’autolesionismo. Ma quei dirigenti non erano degli sprovveduti. Erano i disciplinati “funzionari” di quella grande burocrazia weberiana, i semplici “sottotenentini” di quel compatto esercito che era la Fiat. Avevano ricevuto delle direttive e le eseguivano come un militare cui si sia detto, a Torino, “avanti march” e ci si sia, poi, scordati di intimargli l’”alt”. Lo si era ritrovato allo Stretto di Messina che batteva il passo. Alle loro spalle si allungava l’ombra dei due Grandi Consiglieri che avevano servito esemplarmente il Principe e che, ora, ne interpretavano le ultime volontà con quell’eccesso di realismo che contraddistingue i grand commis quando si incarnano nel Principe non avendone né la grandezza né l’equilibrio politici. Fu un disastro cui contribuì, in modo decisivo, la Federazione italiana gioco calcio nelle vesti di Talleyrand, assecondando la logica del Potere, non quella dello Sport; in omaggio al detto del gran cinico che “i princìpi sono belli soprattutto perché li si può disattendere quando si vuole”.

    A questo punto, però, la musica cambia. Si entra nella fase dell’imprevedibilità della Commedia dell’Arte. Luciano Moggi non accetta di fare da capro espiatorio, veste i panni (solo apparentemente) del pazzo Brancaleone da Norcia; tiene duro di fronte alla magistratura ordinaria – che, per parte sua, non può “far politica” come ha fatto quella sportiva – difendendo se stesso e, indirettamente, persino la Juve che ha rinunciato a difendersi. Pare votato al suicidio, dopo che hanno cercato di farlo a pezzi. Invece, è il solo che veda lucidamente quale è il gioco che si sta giocando e lo scombina. Saltano fuori intercettazioni, in un primo tempo scartate, che riguardano non solo la (supposta e comunque lieve) “slealtà sportiva” della Juve, per la quale è stata cacciata in B, ma anche comportamenti ben più compromettenti dell’inter. Con la relazione di Palazzi, l’Inter è accusata di “illecito sportivo”; un’accusa pesante, anche se ancora tutta da provare. All’inter era stato assegnato un titolo di campione d’Italia che non meritava, non da un ex dirigente interista, ma sotto l’egida di un avvocato d’affari, bene addentro ai Poteri nazionali, nominato Commissario della Figc. Che aveva fatto il suo mestiere. Aveva assecondato, con la sua indubbia autorevolezza di studioso, il Potere del momento.

    Siamo, ora, alle battute finali. L’inter – alla dura presa di posizione della Juve, per bocca del suo presidente, Andrea Agnelli, che chiede giustizia – reagisce come da copione precedente. Che non funziona più e si traduce in una sorta di regressione infantile; né arrogante né immorale ma che, come quella di un bambino che non sa ancora che cosa sia la morale, è a-morale. Si indigna perché sarebbe stata messa in discussione l’”onestà personale” di Facchetti – che “personalmente” era un gentiluomo – mentre in discussione è il suo ruolo di rappresentante degli interessi dell’inter. Direbbero a Milano, che l’inter “fa il piangina”. E la Federazione – che non ha ancora capito da che parte penda ora il pendolo del Potere – riveste i panni di Talleyrand e “decide di non decidere”. Ma la Juve non molla; si appellerà alla giustizia ordinaria. Per l’inter, piangere e fottere non paga più.

    Barone50 Re degli Indomiti

    • Non vale Barò. Ostellino potrebbe tifare Juventus quindi potrebbe non essere attendibile 😆 . Leggere oggi certi articoli mi fa arrabbiare forse ancora di più di quanto lo ero più di 10 anni addietro. Poi ascoltare quei figli di madre che si festegguano i 110 anni di ipocrisia parlando sempre e soltanto contro la Juve, beh, meno male che una giustizia divina esiste.

      • Antò
        Io li ho letti quasi tutti…fanno ridere come le barzellette che sono sopra la Settimana Enigmistica.

  3. Ciao Cinzia

    Dici bene, oggi si potrebbe essere provvisoriamente primi in classifica…non solo, potrebbe essere la svolta di un più 5 addirittura.

    Purtroppo, parlo per me, farò il tifo per i CIUCCI …è più forte di me…chiedo venia.

    Buona domenica.

  4. andrea (the original)

    Cinzia,

    appena superata la fase di calendario per me più difficile, ora credo arrivi il difficile.
    😉

    Eh sì perchè, siamo franchi, la tifoseria che aldilà delle dichiarazioni di facciata non credo sperasse molto di uscire da questo periodo con ambizioni di scudetto, ora trasmette l’idea di sentirsi già prima in classifica, lanciata, quasi con lo scudetto in mano.
    E in questi casi, avversari con poco da perdere come Udinese e Atalanta sono pericolosissimi se la squadra segue l’onda ambientale.
    La partita da recuperare va comunque vinta prima di saltare davanti, prima c’è quella di oggi, siamo contati, fisicamente sembriamo a pezzi, oggi rientra anche Mandzukic che da mesi è una palla al piede (oh poi magari segna eh :-D).
    Insomma, insidie pesanti..speriamo bene.

    • Amico mio

      Potremmo…non sia mai dire andiamo primi in classifica…
      ma potremmo anche staccare il pass per il più 5…
      Potremmo…anche essere Allegri per una volta…
      😛
      Ciao !

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