Sesso Juve e Rock n’Roll s02 e35

Questa sera ore 22 youtube con Frank Jfc @Superfly Michele Fusco Benedetto Alessandro Magno Croce @Benny Nico e forse Antonio Corsa e Leomina

 

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Parleremo di Allegri post Allegri e Barzagli soprattutto

  1. Mauro the Original

    Perché Inzaghi non verrà?

    Questo è l’anno nel quale la Juve sparerà cannonate sfruttando l’ultimo anno in piena forma di Ronaldo. Se questo era l’anno della Champions, il prossimo sarà ancora peggio. I tifosi vorranno Champions e campionato senza se e senza ma. Non perdonano un minimo errore a nessuno.

    Può Inzaghi bruciarsi tutto ciò che ha costruito in un paio di mesi? Rischia di essere esonerato dopo pochi mesi e di uscire dal circuito delle squadre buone.

    Avete visto Gasperini come si è bruciato con l’Inter? Per recuperare credibilità ci sono voluti anni e anni.

    Gli conviene invece salire per gradi.
    Secondo me Inzaghi non va a rischiare il collo in una situazione del genere.

    Fosse stato Milan o Inter avrebbe più tolleranza ma alla Juve il rischio è troppo alto.

  2. PARATICI&NEDVED
    di Michael Crisci

    La nuova Juve è adesso. Sembra banale specificarlo, ma il grande passo, rinviato negli ultimi due anni, è stato finalmente fatto.
    Sembra nata in nome della discordia, col presidente voglioso di confermare la vecchia guida tecnica, e la nuova dirigenza spedita verso il nuovo corso. Ma è proprio qui che Andrea Agnelli ha dimostrato la sua natura da manager, quando ha deciso di lasciarsi convincere dai suoi uomini di fiducia

    Il nuovo corso nasce dopo due anni contraddistinti da tensioni e compromessi, che hanno garantito i risultati minimi prefissati, ma che non hanno consentito alla squadra l’adeguata crescita richiesta a un top club che ha come obbiettivo prefissato quello di diventare un brand mondiale.
    La Juve, da quella sera di Cardiff, non ha fatto il minimo passo avanti, nonostante due campagne acquisti danarose, e poche cessioni reali.

    Eppure un tentativo di svoltare era già stato fatto: Cristiano Ronaldo era stata la carta disperata per cercare di tappare le falle che si stavano ingigantendo (lo shock tanto caro a Fabio Paratici); nessuna programmazione, solo il tentativo di tenere uniti i cocci di un ciclo che era giunto alla sua naturale conclusione, ma a cui è stato permesso di perdurare.
    Stante dunque la sua grandezza, neanche il portoghese ha potuto nulla, in questa storia dal finale segnato.

    Il nuovo corso porta il vessillo di Pavel Nedved e Fabio Paratici, la nouvelle vague, le punte dell’iceberg di un gruppo dirigenziale snello e giovane, voluto e sponsorizzato dal presidente stesso, e che ha in Giorgio Ricci (capo del settore marketing) e Marco Re (capo del settore finanziario) le altre due punte di diamante.

    La storia però ora graverà sulle spalle del ceco e del piacentino; i due hanno scelto di troncare nettamente con Massimiliano Allegri.
    Addirittura il vice presidente avrebbe minacciato le dimissioni, e non ci sarebbe neanche nulla di clamoroso, visto che in ogni azienda, chi non è d’accordo sulla progettualità, si fa sempre da parte.
    Adesso toccherà a loro portare la Juventus allo step successivo, con la fiducia del presidente, ma anche con i fari puntati addosso

    Già ora, alcuni nostalgici del vecchio allenatore, hanno già messo nel mirino l’ex numero 11 bianconero, ritenuto colpevole di una scelta troppo netta, forse poco responsabile.

    La prima verità è che adesso dovremo tutti fidarci di loro, perchè la rincorsa è partita, e qualunque sarà la loro scelta, dovremo appoggiarla e giudicarla a tempo debito, essendo consci della ovvia difficoltà della sfida in cui i due si sono imbarcati.
    L’altra verità, fondamentale, è che la Juve sia ritornata a programmare, e che in futuro, sia esso più o meno roseo, non ci sarà più bisogno di shock istintivi e rischiosi.
    Per il resto, oramai il mantra è quello utilizzato da Pavel Nedved JR, e ripreso dal padre: Chi vivrà, vedrà!.

    A noi tocca solo aver fiducia.

    Buona serata

    • Andrea (the original)

      Più che lasciarsi convincere (sa un po’ di passivo) credo abbia trovato alcune motivazioni fondare e quindi abbia riflettuto.

    • Prendano chi prendano dopo, la scelta fatta per il momento di interrompere con Allegri è la più corretta e responsabile. Quindi la metà del lavoro è già stata fatta bene. Credo fossero tutti d’accordo, Agnelli non mi è parso contrariato, sicuramente più dispiaciuto per il distacco dall’amico che dall’allenatore.
      Ora rimane da completare il lavoro con la scelta del nuovo allenatore ma è inutile parlare di rischi perché ormai neanche Allegri garantiva più altri successi e ne era perfettamente cosciente.
      C’è il pericolo di fare la scelta sbagliata sul prossimo allenatore, certamente, succede anche nei migliori club. La bravura della dirigenza starà nel ridurre al minimo il margine d’errore e nel fare in modo che il nuovo progetto, sia quale sia, funzioni.

      • Andrea (the original)

        Condivido.

      • Kris, quel “margine d’errore” di cui parli sul campo si traduce nella differenza che c’è fra vincere e non vincere, la confrema che il progetto che funziona è lo stesso degli anni passati, puntare su un allenatore che prima del “bel gioco” tenga conto di questo particolare di vitale importanza per una società in crescita come la Juve.

  3. LA VEDOVA ALLEGRA
    di Valeria Arena

    Ci sono storie talmente benedette dagli Dei da avere inizi e conclusioni così perfette da fare invidia a qualunque sceneggiatore. Quando la Juve ufficializzò l’ingaggio di Allegri, dopo che l’altro, il predestinato, l’amore di un vita, scappò dalla finestra mentre dormivamo sogni più o meno tranquilli, mi ricordo, anzi è Zuckerberg a ricordarmelo ogni estate, che fui così scema da pubblicare l’immagine di Gianni di Sapore di mare che, con torta e spumante in mano, scopre che Selvaggia lo sta cornificando con Fulvio in riva al mare.
    Ecco, quella sensazione di smarrimento mista a delusione e stupore, che durò più o meno un quarto d’ora perché chi aveva il tempo di disperarsi quando in fondo tutto era rimasto uguale, se non addirittura migliorato, è tornato prepotentemente insieme a un’altra ufficializzazione, quella relativa alla fine dell’avventura di Allegri sulla panchina della Juve. Non eravamo tutti, ma eravamo in tanti, a dimostrazione del fatto che la maggioranza ha sempre ragione.
    Esattamente come quelli che vincono, ma non starò qui ad ammorbavi spiegandovi che chi produce programmi che fanno il 40% di share o pubblica un libro che vende miliardi di copie, evidentemente ha capito qualcosa in più degli altri, perché in fondo, ma mica tanto, questa è un’altra storia.

    In questi ultimi cinque anni, che poi sono figli dei tre precedenti di Conte, alla Juve è successo qualcosa che sembra avere dell’incredibile, ma che in realtà ha fondamenta scientifiche.

    Sono qui per rasserenarci tutti: non siamo pazzi, anche se spesso lo sembriamo.
    In economia, infatti, esiste il concetto di utilità marginale decrescente, secondo cui se io, in preda alla fame, inizio a mangiare svariate fette di torta, mettiamo 8, le prime mi daranno una soddisfazione maggiore rispetto alle ultime, e quindi il mio grado di goduria decrescerà man mano che mi ingozzerò.

    E questa, insomma, è colpa di Allegri, che ci ha rimpinzato peggio di un foie gràs nel corso degli ultimi anni. Vero, direte tutti in coro, ma la ciliegina sulla torta non ce l’ha mica messa.
    Vero, vi risponderei io, ma a oggi, a conti fatti, sono solo due gli allenatori che sono riusciti a mangiarla, quella ciliegina, guarda caso gli stessi che, nella stessa classifica dei più grandi, stanno immediatamente prima di Max.

    E quindi tutto un problema di ciliegina.
    Non mangiamo una torta così ben fatta da talmente tanti anni che quella ciliegina è diventata il metro di misura di tutto.
    Ma torniamo seri. Allegri, dicevamo, l’allenatore che è tornato a farci credere che un’altra Champions fosse possibile, che ci ha talmente distratto dai fatti nostrani da farci credere che il senso di tutto stesse altrove, che ha talmente alzato l’asticella da aver fatto sicuramente intimorire qualunque sostituto, non solo perché fare meglio di lui, in termini di risultati, è esattamente difficile, ma perché fare meglio di lui significa solo una cosa: vincere quella coppa, che alla Juve è un po’ come dire «ora vado a fare il sindaco di Roma e sistemo tutto io».

    Non mi imbarcherò in discussioni riguardo il bel gioco, perché noi femmine nasciamo geneticamente risultatiste, cosa volete che ce importi che se Tizio, Caio e Sempronio fanno capolavori col pallone se poi non segnano e non vincono, o se Mister X gioca vertice basso o vertice alto, e non starò qui a sviolinare quanto triste e malinconico sia l’addio di Allegri, il che è già evidente dai modi, dalle parole e dai gesti che sono stati usati per salutarlo, perché quello che più mi interessa in fin dei conti è il dopo, come bene insegna la Juve.
    La verità è che, messi da parte il disastro e la delusione post Ajax, Max lascia un macigno enorme a chi sta per succederlo, un’eredità pesante che non si sa bene, giustamente, dove ci porterà.

    Fare meglio di Allegri significherà pure far giocare meglio la squadra, focalizzarsi più sulla parte offensiva piuttosto che alla difensiva, ma a conti fatti, vuol dire solo una cosa: vincere in Europa.
    Ecco, conoscendo l’ossessione che questa squadra, perché ormai di questo stiamo parlando, ha per la Champions, se fossi il nuovo allenatore della Juve, qualche scatola di Xanax me la porterei a Torino.

    Ci sono storie che sono talmente benedette dagli Dei da sembrare perfette pure quando finiscono.
    Si dice che quelli bravi i necrologi se li sono già scritti da soli e infatti Allegri, mentre abbracciava un tapiro davanti a Valerio Staffelli, si è fatto al chiusa da solo: «Sono stati cinque anni d’amore meravigliosi, e dire che per me cinque anni di relazione sono pure tanti».

    È l’ennesimo capolavoro di questa Juve.
    Puntare ancora alla luna mentre tutti guardano il dito.

    Buongiorno bella gente

    • Elettori ! Noi vi promettiamo pane e lavoro !
      Un vecchietto dal fondo : “A nuje c’abbasta sul’o ppane !!

      Buongiorno :mrgreen:

  4. LA RIFLESSIONE DER BARONE

    A Rega’!
    Noi dovemo sempre da vede le cose al di la’ dell’apparenza: la’ facciamo er salto de’ qualità!

    Buona giornata.

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