10 anni di Presidenza Andrea Agnelli: Auguri Presidente.

 

 

 

 

 

 

 

 

Andrea Agnelli e Cristiano Ronaldo, Juventus Credit Foto Getty Images

Articolo di Alessandro Magno

 

Buon compleanno presidente. Buon anniversario di questi primi 10 anni. Personalmente li ritengo estremamente positivi. Ho 48 anni quindi nel 2006 ne avevo 34 mi ricordo bene cosa è successo. La Juve ha ”semplicemente” rischiato di esser cancellata dal panorama calcistico. Non è poco. Non è mia intenzione in questo giorno di festa rinvangare fatti e misfatti, dove la famiglia e il presidente, in realtà a quell’epoca lui si molto giovane, ebbero delle mancanze o delle responsabilità. Mi piace ricordare invece che per arrivare ad oggi, dove siamo, la strada è partita proprio da li. Estremamente dal basso. Furono anni difficili dove giocatori appena un poco più che normali rifiutavano la Juventus preferendogli altre squadre per nulla blasonate: Di Natale l’Udinese, Berbatov il Fulham per ricordarne qualcuno. Erano anche anni dove , e lo ricordo molto bene, una buona parte dei tifosi si accontentava di battere l’inter, come traguardo massimo… come culmine a cui aspirare. Erano anni in cui Blanc , Sacco , Cobolli Gigli, insomma una dirigenza che più scalcinata e più inutile nel calcio non poteva esserci, occupavano i posti di comando e gestione della nostra amata società pur non capendoci un acca. Da quel punto siamo arrivati fino ad oggi ad avere Cristiano Ronaldo in squadra, uno dei due giocatori più forti del mondo grazie a una presidenza illuminata e lungimirante. Siamo arrivati a vincere 8 scudetti di fila (quasi 9) cosa che non era mai successa Più un altrettante coppe nazionali assortite. Abbiamo gioito molto in questi 10 anni e ci siamo riportati nuovamente davanti a tutti in Italia, nonostante ci avessero messo d’ufficio dietro. E’ mancata la ciliegina sulla torta di un affermazione europea anche se ci siamo andati vicini per ben due volte e dopo il 2006 era assolutamente impensabile pensare anche solo di arrivare nei primi 10. Non siamo stati fortunati in questo. Non è una fortuna quando il tuo periodo di maggiore debacle e di ricostruzione coincide con l’apoteosi del calcio spagnolo, Spagna che con le sue squadre e la sua nazionale ha dominato in lungo e in largo il calcio mondiale ed europeo. Ma non siamo rimasti a bocca asciutta 16 trofei in 10 anni di presidenza non sono pochi oltretutto poi sono stati vinti in 8 visto che i primi due non si vinse nulla. So per certo che è nei pensieri del nostro presidente mettere una x a questa casella quanto prima e infatti l’acquisto di cr7 va proprio in questa direzione. Quando Andrea Agnelli assunse la presidenza la Juventus occupava la 43esima posizione nel racking Uefa. E’ riuscito a portare la squadra fino alla quinta posizione e stabilmente ormai da anni nella top ten. Direi che la squadra è in buone mani.

  1. Grande Andrea,uno con le idee chiare,Ben,a nominare quella dirigenza ancora adesso mi viene l’orticaria !!!

  2. Andrea Agnelli era stato, insieme a Giraudo, Moggi e la Juventus, una delle vittime di calciopoli, arrivato presidenza nel maggio 2010, dopo il quadriennio peggiore nella storia bianconera, quello iniziato nel maggio 2006. Quattro anni di qualcosa che non somigliava neanche lontanamente alla Juve, anni da cancellare. anni nei quali erano stati distrutti l’immagine e la reputazione della Juventus, quasi azzerato il patrimonio sportivo, quello di competenze e capacità grazie all’operato della precedente gestione. Dal 2010 in poi, in campo e fuori, abbiamo rivisto la Juve, quella vera. La Juve di oggi con Agnelli presidente è ben diversa da quella di allora, i personaggi che all’epoca hanno guidato la società sono stati estromessi dopo una gestione a dir poco quantomeno superficiale e dilettantesca, sopratutto in relazione ai fatti del 2006 in cui si è molto probabile che una coincidenza di interessi interni ed esterni sia stata la causa della distruzione di quella formidabile squadra. Difficile credere ad una autodistruzione voluta e nata dall’interno, con conseguenti inestimabili danni patrimoniali, economici e d0 inestimabili e quasi irrimediabili, nessuno credo si aspett’immagine, ma evidentemente fu sottostimata la volontà di rivalsa di chi approfittando della scomparsa degli Agnelli si era impossessato del vero potere nel calcio italiano. Il ritiro di quel sacrosanto ricorso al Tar fu la pietra tombale sulle sentenze di condanna emesse nella farsa del 2006 a danno della Juventus e a dicembre del 2007 l’allora presidente della Fifa ringraziò chi si adoperò in prima persona in quella circostanza, con queste parole: “Quando scoppiò calciopoli, nel 2006, Luca di Montezemolo svolse un importantissimo ruolo di moderatore. È in gran parte merito suo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari dopo le sanzioni conseguenti allo scandalo“.

  3. Ammazza…come posto cambia il link

  4. 10 GRANDI COSE DI AGNELLI IN 10 ANNI
    di Sandro Scarpa | aprile 28, 2020

    John Elkann annuncia che il nuovo Presidente della Juventus è suo cugino: Andrea Agnelli.

    28 aprile 2020: 10 anni, 8 scudetti, 16 trofei, dalle macerie dei 7° posti ai vertici europei, per forza, fatturato, appeal e immagine.

    Ecco le 10 grandi cose del decennio Agnelli:

    LA NOTTE DELLO STADIUM

    Andrea è in carica da un anno. Poche illusioni, molte delusioni e un timore: forse non basta un Agnelli per vincere.
    C’è l’orgoglio per lo stadio, la curiosità per la nuova squadra ma l’entusiasmo non è alle stelle. Poi arriva quella notte.
    Che notte! La sfilata dei campioni: Boniperti, Lippi, Del Piero.
    Lo Stadium scintillante. Molto bello, ma anche nostalgico. Poi le parole di Andrea: “Signori, benvenuti a casa! Siamo decine di milioni.
    Sappiamo gioire, soffrire, sappiamo stringere i denti, sappiamo vincere, siamo la gente della Juve!“. E tutto cambia.

    LA SCELTA DI CONTE

    Dopo il flop Delneri, la scelta sembra logica: Mazzarri. Concreto ed efficace.
    C’è la suggestione Vilas–Boas, il “sogno” Benitez.
    Basta però un colloquio, occhi negli occhi, e la frase magica “La Juve deve ambire alla vittoria, sempre!“.
    Andrea sceglie Antonio.
    Non solo per la preparazione e competenza, la meticolosità e la capacità di trascinare e martellare.
    Lo fa per quel cuore bianconero che conosce come e cosa fare, esaltare un manipolo di uomini, lavorare sulla testa e sul campo, tirare fuori la grandezza di campioni assopiti.
    La scelta del destino.

    LA SERIETÀ

    In ogni frase, discorso, intervista, cerimonia di apertura, presenza in TV, conferenza stampa, Andrea trasuda serietà, pragmatismo, concretezza. Voce bassa e nervosa, sguardo schivo ma fiero, parole secche, perentorie, senza fronzoli, frasi decise, scelte vigorose.
    Sempre. Sia un discorso all’Assemblea o una fugace apparizione post-partita, un “motivational” a Villar Perosa o le storiche conferenze, al fianco di Conte (Bonucci e Pepe) in “scommessopoli” o a difendere strenuamente sé stesso e l’onore Juve nel caos bagarini.
    Agnelli c’è, ed è serio.
    Asciutto e tetragono oltre i suoi anni.
    Baluardo a cui i tifosi non possono che plaudire, al cospetto di sceneggiate dei colleghi,

    IL DOMINIO IN ITALIA

    La Juve Smile dei settimi posti, che non rubava, non inzigava, non manovrava il palazzo, non controllava arbitri e società minori, non soffiava giocatori sul mercato è sparita d’incanto con Andrea. Non solo scelte, lavoro, decisioni, competenze, cultura e regole, Andrea in Italia è “dominante”.
    Con Marotta e Paratici è gelido nell’alzare trofei e passare al successivo, depredare le dirette rivali dei loro talenti, cannibalizzare campionati e coppe, in modo freddo, spietato. Con scontri e divergenza di idee con altri presidenti (Lotito, ADL, Tavecchio, ed altri ormai scomparsi -Pulvirenti-), e alleanze con Presidenti giovani o stranieri (Zhang jr., Pallotta). Primo: vincere e dominare in Italia, secondo conquistare l’Europa.

    IL FUTURO E LA VISIONE

    Andrea è perennemente proiettato al futuro: inaugura lo Stadium e pensa a vincere in Italia, alza lo Scudetto e si attiva per colmare il gap con le big Europee, vede il Bayern alzare la Coppa e pianifica una Juve da finale.
    Mentre gli altri brigano nel presente, zavorrati nel passato, Agnelli pensa ai quadrienni 2024-28, ai calendari europei, alla diffusione globale del brand.
    Lo Stadium, il logo, la visione, il futuro in ogni suo discorso programmatico.
    L’ampio respiro. Mentre continua a vincere, e a lavorare per farlo.

    LA SCELTA DI ALLEGRI (e il commiato)

    Quando Conte scappa, la scelta va su Allegri.
    Inviso al tifo, non gradito dalla critica. Ma Andrea –spiegherà poi– lo teneva d’occhio già da un po’, per lo stile, la gestione “diversa” delle gare, dello spogliatoio, della tensione. Lo sostiene fin dal primo giorno, tra calci e insulti, lo magnifica alla fine del primo anno che quasi sfocia in uno storico tris, gli dà massima fiducia, gli regala una Juventus sempre più forte, profonda ed europea.
    Viene ripagato da 5 scudetti, una nuova finale -con delusione violenta- e infine, tra alti e bassi, viene convinto dal suo staff a rinunciare a Max, per il bene della Juve.
    Lì viene fuori tutta l’amicizia, l’umanità, il rapporto particolarissimo, i ringraziamenti e la commozione. Indimenticabili, sia i 5 anni che l’addio.

    CINISMO E RICONOSCENZA

    Nella Juve gelida, cinica e spietata, tipica degli Agnelli decisionisti, c’è spazio per rari, unici legami di riconoscenza e gratitudine pressoché senza limiti.
    Così, i fogli di via a Del Piero e Marchisio, sono compensati dai rinnovi in bianco a Chiellini e Barzagli, dai ritorni del figliuol prodigo Bonucci e della bandiera (con parentesi parigina) Buffon.
    Lo stile Juve è quello di un fair play con i calciatori e di una riconoscenza per quanto dato in campo o promesso, anche per il tramite delle scelte di Marotta: il congedo a Tevez e Pirlo, la partenza a zero di Llorente e Dani Alves.
    Sono gesti anche calcolati, che fanno capire a giocatori e procuratori che della Juve ci si può fidare: e così altri parametri zero -Emre Can, Ramsey, Rabiot- scelgono la Juve.

    DIMENSIONE EUROPEA

    Subito dopo Real-Juve 1-3 del rigore al 93°, Agnelli compare in TV e -di fatto- chiede un ricambio ai vertici arbitrali europei e il VAR.
    Subito dopo Juve-Ajax 1-2 dice una cosa che in quel momento ai tifosi sembra bislacca “Siamo passati dal 43° al 5° posto del ranking Europeo”.
    E’ l’Agnelli freddo e lucido che ricorda come una Juve derelitta 5 anni prima, ora delude i tifosi se non arriva in finale UCL, se non la alza.
    Agnelli ci ha regalato l’Europa. Perfino la “delusione” di non averla ancora conquistata. L’appeal, il fatturato, la competitività, le grandi notti europee, il potere politico con la Presidenza dell’ECA.
    In un’era in cui la Serie A è decadente e introita 1/4 delle risorse TV e commerciali di Premier e Liga, in cui la Juve soffre di un gap incolmabile, Agnelli ci tiene lì dove dimorano i nostri sogni. Grazie.

    RONALDO

    Nessuna parola, nessun commento. La Famiglia Agnelli si regala e ci regala Cristiano Ronaldo.
    Il Migliore. Il più vincente e famoso della storia. Epocale. Che sia un personalissimo regalo alla Juve, alla storia, alla famiglia e ai tifosi lo dimostra quel volo aereo verso la Grecia, e quel brindisi.

    IL TIFOSO AGNELLI

    La serietà, la competenza, la freddezza apparente, il pragmatismo, la lucidità, la gratitudine e la riconoscenza rara ma mai banale.
    Questo è il Presidente Agnelli. Poi c’è il tifoso. Le esultanze, gli abbracci con la dirigenza, soprattutto con Pavel. Gli scatti e quell’immagine, sempre struggente e umana, della debolezza del tifoso numero 1, che si allontana dalla sua sediolina per andare in alto, sui gradoni, per una sigaretta nervosa in solitudine. La solitudine appassionate del numero 1.

    Auguri per questi primi 10 anni!

    #iostosempreacasaancoraperpoco

  5. RINGHIO

    Gennaro Gattuso, Campione del Mondo con la Nazionale di Lippi, ha rinunciato molte volte ai soldi che gli spettavano.

    All’OFI Creta diede le dimissioni, ma pagò gli stipendi ai giocatori che non li ricevevano da mesi.
    Al Pisa aiutò la società nei pagamenti di collaboratori e staff.
    Al Milan, al termine della scorsa stagione, rinunciò all’ingaggio previsto per l’anno di contratto mancante chiedendo però che venissero pagati i suoi collaboratori.
    Adesso al Napoli un altro dei suoi meravigliosi gesti: rinuncia al suo stipendio per coprire il 20% mancante nei rimborsi dei dipendenti del Napoli messi in cassa integrazione dalla società.
    La bellezza del calcio sta anche nel vederlo abitato da uomini passionali e genuini come lui.

    Ringhio Campione e Uomo vero !

    #iostosempreacasaancoraperpoco

  6. Da Redazione di JM 29/04/2020 09:57
    “Dopo quasi 40 giorni, Paulo Dybala non è ancora guarito dal coronavirus. Il numero 10 della Juventus non ha alcun sintomo ormai da tempo, eppure il quarto tampone ha dato ancora esito positivo al Covid-19: lo riferisce El Chiringuito de Jugones. Nessuna comunicazione ufficiale dalla Juve, che però continua a monitorare il decorso del suo tesserato, risultato positivo il 21 marzo scorso assieme alla fidanzata e convivente Oriana Sabatini. Il calvario de la Joya non è ancora terminato, dunque, e lo stesso calciatore si chiede se, una volta che si tornerà a giocare, potrà aggregarsi subito ai compagni, oppure se per lui, Rugani e Matuidi ci vorranno più tempo ed esami approfonditi.
    Dybala e i dubbi sulla ripresa del campionato.
    In casa Dybala ha ripreso ad allenarsi in solitaria, aumentando i ritmi giorno dopo giorno, ma probabilmente il quarto tampone positivo ne frenerà la tabella di marcia preparatagli dallo staff atletico di mister Sarri. Inoltre, la notizia ha sorpreso non poco medici e tifosi,ponendo ulteriori dubbi sulla possibile ripresa del campionato, che oltre a mettere a rischio la salute di tante persone, sarebbe con ogni probabilità una competizione falsata.”

    • @Gioele
      Ho letto la notizia sul giornalino rosa che riporta quello che ha divulgato la notizia, e cioè, “El chiringuito de Jugones”, questo: “È giallo sulle condizioni di salute di Paulo Dybala. Da diversi giorni non si hanno sue notizie e la Juventus – seguendo una policy già consolidata di comunicare solo la definitiva negatività – non ha ancora ufficializzato la sua guarigione dal coronavirus, come avvenuto invece per Rugani e Matuidi.
      Adesso il programma televisivo spagnolo “El Chiringuito de Jugones” afferma che l’argentino sarebbe ancora positivo, 39 giorni dopo la prima rilevazione, quella del 21 marzo, ma l’entourage del giocatore fa trapelare che il quarto tampone non sia mai stato fatto”.

      Voglio dire pure, possibile che in Argentina sanno e divulgano la notizia e noi in Italia ma chi addirittura è a Torino non sappia nulla ?

      Comunque positivo o no il campionato è terminato con Juve-inter…pensiamo al prossimo…se arriva il vaccino.
      Ciao

      • Barone secondo quanto riporta questo sito di Rai Sport una conferma indiretta arriva dalla stessa Juventus che rende pubblico il risultato del test solo quando è negativo. Cosa che è accaduta nel caso di Rugani e Matuidi, ma al momento non per Dybala e comunque concordo con te sul fatto che in questa situazione sarà difficile che il campionato possa riprendere.
        https://www.raisport.rai.it/articoli/2020/04/calcio-juventus-coronavirus-dybala-ancora-positivo-d97dfe6d-375b-4b97-8afd-613ea2d17657.html

        • Barone non è detto comunque che specie quando c’è di mezzo la Juve, conoscendo il sensazionalismo dei media italiani, certe notizie non vengano fatte circolare ad arte per alzare il livello di interesse nell’opinione pubblica, un pò come quando decine di giornalai fanno la fila sul marciapiede della Saras per intervistare l’ex presidente dell’inter che prima o poi arriva per rispondere alle loro immancabili domande preconfezionate con le sue immutabili e stantie versioni dei fatti.

  7. andrea (the original)

    Sì ad Agnelli va dato atto di aver innovato il modello societario italiano, adeguandolo a quelli evoluti dei grandi club europei ma con il plus dell’appartenenza storica rispetto a loro.
    I risultati hanno premiato, perchè un buon sistema alla lunga ha sempre la meglio sull’improvvisazione o sullo spendi e spandi e il sistema di Agnelli ha proseguito e portato a termine il lavoro del vero visionario della precedente gestione cioè Giraudo (come nel caso dello stadio) ed evoluto la managerialità con scelte di uomini freschi e in grado di costruire.
    E’ vero che è mancata la Champions ma in fondo quella resta solo una partita, che può andare bene o male.
    A mio modesto avviso quello che alla sua gestione invece ancora manca dal momento in cui si è fatto l’ultimo salto (campagna acquisti estate 2016) e che sento ancora poco pronunciare, è “gioco adeguato” alle grandi d’Europa. La scelta di cambiare allenatore poteva essere un segnale ma la sensazione a posteriori è che questa scelta non sia stata molto convinta.
    Altra cosa che desta preoccupazione da fuori è la situazione economica attuale, perchè forse un pizzico oltre le possibilità si è andati.
    Ma comunque solo chapeau ad Andrea Agnelli.

  8. Ho scritto Argentina ma è Spagna…come anche è riportato nel post…errore di sbaglio mio, si parlava di Dybala e la Joya è argentino e qui il mio errore.

  9. Questo campionato deve ritenersi finito,e’ una follia ricorrere a rammendi e compromessi pericolosi e anche antisportivi.
    Riguardo ad AA
    Penso che complessivamente gli si possa conferire un plauso per quanto fatto alla Juve. Solo qualche dubbio sulla conduzione pratica di alcune cose: la gestione di Alex Del piero non comprensibile,la fissazione con nedved che non so cosa faccia in pratica e il mercato ultimo,con evidenti segnali di approssimazione e qualche vena di isteria.

    Ci mancava il covid per danneggiare l’interessante operazione del brand in asia,questa e’ jella che non inficia l’ottima visione imprenditoriale, come del resto tutto quanto fatto alla continassa,operazione veramente sensazionale se pensiamo non solo allo stadium ma a tutto il resto. Veramente qualcosa di lungimirante,espressione unica nel panorama di questo calcio.

  10. 30 APRILE 2018 SARRI E LO SCUDETTO PERSO IN UN ALBERGO DI FIRENZE

    La Juve due giorni prima aveva battuto l’Inter a San Siro e si era portata a 4 punti dal Napoli di Sarri.

    Il 30 aprile 2018 al Franchi la Viola desintegra le speranze dei ciucci…artefice indiscusso Simeone figlio del Cholo…da subito prova l’espulsione di Koulybaly e poi segna 3 goal tre tutti in una partita.

    Ancora oggi Sarri reclama per le maglie a strisce, orari delle partite oltre ad alberghi e quant’altro…aggiungendo solo nel suo ultimo discorso anche la sua incapacità.

    #iostosempreacasaancoraperpoco

  11. 5 ANNI FA PIÙ O MENO DE STI TEMPI

    Mi spacciavo per medico e visitando tutti gli antijuventini, in primis gli interisti e secundis i lupacchiotti, appresso tutti l’antri je dicevo: “dica 33”.

    #iostosempreacasaancorapertreore

  12. Tantissimi auguri al nostro presidente che più che mai dovrà guidarci in questa tempesta quasi perfetta. Una situazione decisamente molto più difficile di quella del 2006; ancora una volta regna la confusione e l’indecisione. Spadafora ha deciso di non decidere non ha detto apertamente che il campionato è chiuso: si agli allenamenti dilettantistici nel parco, no dei professionisti nei centri sportivi. Siamo all’assurdo.
    Intanto i maggiori campionati, quelli a cui dovremmo guardare noi, sono vogliosi di ricominciare ed in germania addirittura si allenano.
    Non capisco questo ostracismo nei confronti del calcio, come se fosse soltanto uno sport mentre dà lavoro a circa 300 famiglie, versa più di 1 mld di tasse nelle casse dello stato e tiene su tutto il baraccone del coni con annessi e connessi.
    La fine del campionato è avallata da chi sostiene che è impossibile continuare perché il calcio è uno sport di contatto e il protocollo è così restrittivo da non poter essere rispettato e quindi tutto va demandato a settembre. Peccato che coloro che si nascondono dietro al comitato scientifico per sostenere le proprie tesi non dicono che lo stesso comitato è quasi certo che questo virus è un corona lo stesso dell’influenza e come essa, con molte probabilità, si comporterà riproponendosi proprio nei mesi autunnali/invernali. Quindi aspetteremo il vaccino per poter ricominciare? Non si considera altresì che il prossimo campionato sarà inficiato da ricorsi e carte bollate. Infine non si considera l’enorme perdita economica che subirà tutta la serie a, soprattutto se i maggiori campionati europei dovessero riprendere; soprattutto ora che grazie all’arrivo di ronaldo aveva ripreso visibilità anche all’estero. I mancati introiti di sky, sponsor e visibilità potrebbe portare le società italiane a cedere i migliori calciatori e relegarci ad una ligue 1 o a campionati minori come quello belga o olandese che di fatto hanno già chiuso.
    Insomma fermare il calcio si può, ma sicuramente se ne pagheranno le conseguenze: non lamentiamoci poi del divario con altri campionati.
    La juve potrebbe attenuare questo bagno di sangue solo grazie all’uefa che sembra essere l’unica decisa a continuare e il passaggio del turno, lione permettendo, potrebbe essere un’ancora di salvezza.

  13. Luigis
    E’ vero il calcio rappresenta l’ 1% del pil.
    Non basta, siamo di fronte ad una guerra che non sappiamo ancora come affrontare e che puo’ portare a conseguenze ancora piu’ gravi.
    Non conosciamo il nemico,e’ infido,mutevole, quasi inaffrontabile.
    Tornera’ sicuramente a settembre,se apriamo adesso le conseguenze in cifre sono apocalittiche.
    Bisogna rendersene conto, bisogna sperare in una cura e in un vaccino che ancora sono in altomare.

    Altro che 1% del pil, e,solo a leggere qualcosa riguardo al calcio che riapre,come se nulla fosse, uno sport di contatto, toccamenti, sputi e sudore, resto basito.

    Scelgo la salute, la vita o almeno la possibilita’ di far diminuire questo scempio.
    No a nessuna riapertura,stiamo mettendo fretta omicida a delle cose che non sono risolte.

    Abbiamo solo dati di morti che sono in calo ,i contagiati reali non si conoscono e manco gli asintomatici.
    Non scherziamo.
    Il pil? A che serve il pil in uno scenario di decessi?

    • Tanfaglia io dico solo di ricominciare, sempre che lo si voglia, con le dovute misure di sicurezza. Il calcio non è solo milionari calciatori: ci sono magazzinieri, addetti alla manutenzione, alla pulizia, ect c’è un mondo dietro: è gente comune come quella che il 4 maggio ritornerà, e dico finalmente, a lavorare.
      Il rischio zero non ci sarà neanche se avremo un vaccino poiché alcuni magari non vorranno farlo ed io sarò uno di quelli, perché non mi inietto nelle vene una sostanza fatta di fretta, dove vengono saltati passaggi importanti per testare che il siero sia sicuro e non nocivo e dove dietro girano miliardi di soldi.
      I morti della lombardia sono dovuti al fatto che il famoso paziente zero era in realtà il paziente 1001, il virus in quella regione è circolato per un mese tranquillamente.
      Si può oggi ridurre il rischio con il distanziamento e le mascherine e intervenire prontamente dove ci fossero dei focolai. Le misure di contenimento hanno retto in tutta italia dove i contagi sono stati decisamente pochi; i nostri morti e i nostri contagiati sono per più della metà nel nord italia. Il professor tarro uomo di scienza e con un certo curriculum alle spalle, consiglio di andarlo a vedere e ascoltare, afferma che studiando i dati del ministero della sanità sui decessi solo 19 persone sono decedute per causa del covid, gli altri tutti per patologie pregresse, quindi si potrebbe avere un occhio di riguardo per quelle categorie che sono più fragili.
      Tutti e dico tutti i calciatori hanno attraversato la malattia come se fosse un influenza; lo stesso dybala che risulta essere ancora positivo ha continuato ad allenarsi tranquillamente senza complicazioni o quant’altro.
      Dietro il pil volente o nolente c’è la vita delle persone, c’è la necessità di portare a casa la pagnotta per sfamare i propri figli anche perché di aiuti dello stato non se ne vedono, l’europa cincischia e guarda ai propri affari e credo che dovremo solo rimboccarci le maniche se non vogliamo vedere altri morti dovuti a disordini sociali che hanno la stessa dignità di quelli avvenuti per covid.

  14. Del calcio in questo momento mi importa poco anche se mi manca.
    Vedo ( costretto a rimanere a casa) troppe trasmissioni televisive dov’è traspare che il sistema sociale è al limite della sopportazione e dove si inseguono insulti verso tutti e soprattutto verso le autorità che hanno fermato l’Italia per evitare una strage collettiva.
    Questo virus sarà viva Iddio un’ influenza che uccide una percentuale esigua di umani, ma uccide e questo credo sia un dato di fatto non una teoria .
    E’ stato sottovalutato nei primi tempi soprattutto in Lombardia e sappiamo quali sono i stati i numeri dei decessi.
    C’è gente che non sa quando e se riaprirà con le tasche vuote ed il sistema sociale Nazionale ed Europeo che non ha una lira per poter dare una mano a queste realtà. Nonostante ció continuano a promettere per tenere calma e sotto controllo la popolazione.
    Dopo il 4 di maggio ci sarà al sud un altra emigrazione di lavoratori e studenti che hanno fatto la loro quarantena lontani. Mi auguro di cuore che sia indolore e che non si accendino nuovo focolai.
    Se il pericolo è ormai alle spalle beh almeno speriamo che si svuotino le terapie intensive e che nessuno muoia più prima di volere che tutto potesse ritornare come prima.
    Vorrei essere ottimista e forse sarà l’età che incombe ma credo proprio , aldilà del fatto che ho imparato ad avere pazienza nel sapere aspettare che il calcio sarà l’ultimo diversivo ad aprire.

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