Primo Round Juve

Nello scorso articolo ho parlato di una serie di quattro trasferte molto insidiose (Lazio,Napoli, Roma e Udinese) che ci dovrebbero dire finalmente chi siamo. La prima è andata, e si è vinto per fortuna. Non è stata per niente una partita semplice. I biancocelesti di Reja non si trovavano in cima alla classifica per caso. Sabato sera c’è voluta più che una buona Juve per portare a casa il risultato. La partita è stata giocata all’arma bianca da entrambe le squadre che non si sono risparmiate. Il gioco si è svolto a folate con momenti di supremazia per l’una o per l’altra. I portieri hanno dovuto sfoderare le migliori parate del proprio repertorio per resistere agli attacchi avversari. Entrambe, a parere mio, hanno avuto un uomo in meno in attacco. Loro Klose, reduce da un infortunio, e noi Vucinic, che dormicchia e ormai lo conosciamo. Fortuna il nostro si è fatto trovare sveglio nella ripartenza che ha portato al gol di Pepe.
La partita è stata bella, senza dubbio. Poteva finire pari, poteva pure vincere la Lazio… Ha vinto la Juve, meritatamente. E’ stato per noi ad oggi il test più severo, soprattutto per la nostra difesa, molto spesso criticata, nonostante i numeri dicano che è una delle migliori del campionato. Bonucci ha fatto un solo svarione (grave), ma ha fatto anche alcune chiusure tempestive, soprattutto nel secondo tempo. Tutti gli altri sono stati superiori alla media con un plauso particolare a Buffon, immenso in alcune parate, e Pirlo  stoico, generoso, preciso, con una gamba e mezzo non ha sprecato neppure un pallone. Un esempio per tutti gli altri. Non mi è piaciuto particolarmente nemmeno Giaccherini che ha sbagliato per eccessiva foga  gol molto semplici, ma siamo alle sottigliezze in una prova maiuscola di tutta la squadra. Certo mi chiedo se al posto del Giak ci fossero stati o Elia o Krasic, o Del Piero, se magari la partita si sarebbe potuta chiudere prima. Conte ha comunque tutta la mia stima, ha riportato dentro questo spogliatoio uno spirito che mancava davvero da tempo. Sono tutti pronti a dare tutto l’uno per l’altro. Non so oggi dove arriveremo ma certo sarà difficile batterci per chiunque.

Veniamo alle note di demerito dei media. Ieri, amici abbonati a Sky mi hanno informato del “mitico” (per gli antijuventini) Caressa che si sarebbe dilungato nel criticare l’atteggiamento di alcuni dei nostri giocatori rei di aver protestato troppo contro il guardalinee e definendo tale atteggiamento “intimidatorio” (secondo alcuni Caressa pare abbia riportato, invece, il labiale dell’arbitro nei confronti dei calciatori). Certo il ‘’buon’’ Fabio farebbe bene a occuparsi di più dell’atteggiamento intimidatorio adottato in questi anni, verso arbitri e avversari, da alcuni dei giocatori di quella squadre a strisce nere e blu per cui fa il tifo lui e il suo amico-collega Bergomi. Parlo di atteggiamenti di due difensori soprattutto uno brasiliano e l’altro argentino che non sono proprio degli stinchi di santo. L’altra cosa che mi ha dato noia è stato il piagnisteo di Reja a fine partita per un rigore alquanto presunto per un mani di Barzagli. Quello non è rigore nemmeno alla play station visto che i giocatori sono distanti fra loro meno di un metro e la palla schizza da Buffon sul braccio di Barzagli. Nemmeno Rocchi (il giocatore) autore del tiro si accorge di nulla o protesta per alcunché. Ho avuto sempre stima di Reja considerandolo un “maestro di calcio” e non sarà questa piccola caduta di stile a farmi cambiare idea. Capita a tutti di sbagliare soprattutto dopo una partita persa senza demerito. Certo Cesari che dà ragione a Reja, cambiando idea al suo cospetto pur di non contraddirlo, dopo aver detto un minuto prima che non c’era alcun rigore , è un caso grave di sdoppiamento della personalità.

L’ultima considerazione la voglio dedicare per l’avvocato Taormina che in settimana aveva detto che sfavoriscono il Milan per aiutare la Juve (episodio del gol annullato a Seedorf). Innanzitutto andrebbe considerato il fatto che il Milan ha più di un gol in fuorigioco assegnato in suo favore. Già solo in quel di Lecce non ci sarebbe stata nessuna rimonta se non fossero stati assegnati al Milan tre gol abbastanza irregolari. Fra l’altro, mentre sto scrivendo, hanno appena dato un rigore inesistente a Pato che di fatto chiude la sfida Milan-Chievo. La seconda considerazione da fare è che la Juventus dopo 11 partite non ha avuto nemmeno un rigore a favore. La terza considerazione è che le partite della Juventus finiscono in contemporanea con la tabella dei minuti di recupero del quarto uomo e non un minuto dopo come ad esempio quelle del Napoli. Quarta e ultima considerazione è quella relativa alle ammonizioni. Al nostro Marchisio è stata comminata un’ammonizione, molto severa se non proprio inventata, che gli farà saltare la trasferta di Napoli. Ci sarebbe anche una regola che dice che dovrebbe saltare la partita con il Cesena, ma sono sicuro che salterà proprio Napoli. Lavezzi pare sia stato anche ammonito a Bergamo, almeno cosi appare sul sito della Figc ma vedrete che giocherà. C’è chi le regole le interpreta e chi le subisce. Marotta nel frattempo, su queste cose dorme più di Vucinic, ma questo è un problema nostro, si sa. Mi pare ci siano abbastanza ingredienti per affermare con assoluta sicurezza che dall’inizio del campionato ad oggi chi sostiene che la Juve è stata favorita dagli arbitri, dice una grossa cavolata. Per tutto il resto parlerà come sempre il campo. Suona il gong, sotto con il secondo round.

 

Alessandro Magno

Lazio-Juventus 2011

La partita  con questa squadra: la Lazio, in salute, molto determinata e con giocatori di tutto rispetto, conferma che Antonio Conte si sta indirizzando verso la strada giusta. Sapevamo di incontrare una squadra di alta classifica,  praticamente al nostro livello.

I primi dieci minuti del primo tempo entrambe le squadre sono state equivalenti, un buon ritmo ma senza particolari emozioni, ad un certo punto è la Lazio ad attaccare di più e noi sembrare più dispersivi, con ampi rischi corsi in difesa riparati un po’ da un ottimo Buffon e da un Pirlo al 50 per cento, che ha saputo contenere il pressing laziale e supplire alle sviste della difesa per fortuna rimaste tali.

Ma al 34mo, Pepe segna, la Lazio va in confusione e finisce il primo tempo.

Il secondo tempo è stata una battaglia fino all’ultimo respiro, la Lazio non ci sta! non vuole  perdere e tira fuori tutte le strategie possibili per fare gol, il loro uomo migliore Klose sbaglia tutte le azioni, ma non si arrende continuando a pressarci senza sosta, ma un Pirlo straordinario coordina talmente bene i due reparti da far crollare psicologicamente l’avversario, che ne esce sconfitto ma con onore.

Con il fiatone, ma abbiamo vinto  alla grande, oltre ad applaudire comunque tutta la squadra, emergono alcuni piccoli dettagli: Vucinic, sostituito al 66mo,( iniziativa da me molto condivisa), ha una lucidità in campo di breve durata, difficilmente riesce a mantenere i due tempi e la sua energia si esaurisce in fretta soprattutto quella psicologica e la difesa non è al top, grazie alla preziosa collaborazione dei centrocampisti non ha preso gol. Ed è questo il dato preoccupante: l’assetto difensivo deve essere più autonomo e lasciare al centrocampo più libertà creativa, sarebbe stato necessario un secondo gol, per come la Lazio voleva la vittoria, ma non c’è stato il tempo, tutta la squadra si è impegnata a difendere il risultato e l’obiettivo di tesaurizzare la vittoria è passato in secondo piano.

Comunque tutto è bene quel che finisce bene anche con un po’ di fortuna che non guasta mai. Matri, Pepe, Lichsteiner e Pirlo nel secondo tempo, si sono distinti, un po’ sotto tono Marchisio, che a causa dell’ammonizione non lo avremo martedì prossimo contro il Napoli.

Ma noi continuiamo a pensare positivo perchè la Juventus c’è.

Luna23

Lazio – Juventus 0 – 1

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Claudio Marchisio ..il ragazzo dalla porta accanto

E’ la prima volta che accade nella breve storia di questo nostro blog che un articolo scritto 15 giorni fà diventi cosi attuale da sentire la necessità di doverlo pubblicare ancora. Eccolo… considerazioni fatte da Luna23 nella pausa della Nazionale sul nostro giovane grande Campione, detto ”Principino” che forse, finalmente è diventato Re. (Alessandro Magno)

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Claudio Marchisio ..il ragazzo dalla porta accanto

E’ così che potrebbe sembrare Claudio Marchisio, classe 1986 centrocampista attivo in Juventus, un ragazzo come tanti di quelli che si incontrano in centro a Torino, un ragazzo semplice dai grandi occhi azzurri che dimostra molti meno anni di quelli che ha, eppure lui con il suo fisico minuto è una delle mezz’ala più forte d’Europa, richiesto da numerosi club, pare avere un solo obiettivo: vincere con la Juventus.

D’altronde non potrebbe essere che così, Claudio nasce a Torino in una famiglia tutta juventina, ed è proprio alla Juventus che inizia il suo percorso calcistico professionale come naturale fosse.

Si potrebbe dire dalla Primavera a titolare in prima squadra e come se non bastasse anche in Nazionale.

La storia di Marchisio sembra una favola calcistica che tutti vorrebbero vivere, il suo debutto in prima squadra avviene nel triste momento della retrocessione in b della Juventus, in pieno marasma calciopoli, Deschamps si renderà conto del suo talento continuando a schierarlo regolarmente, il posto conquistato lo manterrà con tutti gli allenatori Conte compreso.

Marchisio si è distinto talmente da essere chiamato in Nazionale, oggi sta vivendo la sua maturazione calcistica ed è  il giocatore più in forma della Juventus, i suoi interventi tra assist e gol segnati sono determinanti.

Oggi Marchisio ha tutto, una carriera in ascesa, una bella famiglia e un futuro calcistico radioso, la “carta stampata” si è già pronunciata in favore del “ principino” (così lo vezzeggiano i tifosi) come “l’erede naturale di Del Piero”,  colui che prenderà in “consegna” la Juventus guidandola  verso nuovi traguardi.

Ragionandoci su, sarebbe bello ..chi meglio di Marchisio piemontese, giovane, di talento, maturo e anche di bell’aspetto, (che non guasta mai) chi meglio di lui? ma forse corriamo troppo, e si vedrà se accetterà di ricoprire un ruolo a dir poco mitico, se si sentirà di rappresentare l’identità Juventina, ma i suoi tifosi scommettono di sì.

Procediamo per gradi, Marchisio sta sbocciando e dimostrando quanto può essere importante per il futuro della Juve, ha un carattere che ben si adatta a qualunque allenatore, insomma lo vorrebbero in tanti ed è comprensibile capire il perché.

Questo giovane marito e padre di famiglia sa quel che vuole,  traendo  vantaggio da tutte le situazioni, il suo carattere pacato e la sua versatilità ha colpito tutti e non fa che ottenere consensi.

Non possiamo augurargli che la sua favola prosegua senza intoppi o incidenti di percorso, la Juventus è orgogliosa di aver offerto al suo organico un campione cresciuto “in casa” Km 0 come lo ha definito la stampa sportiva, e tutti i tifosi sperano che non si allontani da qui, che Claudio interessi ad altri è cosa scontata sebbene la sua quotazione aumenti vertiginosamente, ma tutti noi vogliamo che resti  qui  ..nella sua città e con la sua squadra, quella che l’ha visto “nascere”.

Luna23

Due giorni di bufera a Napoli

Mentre a Genova nubifragi, alluvioni ed esondazioni creavano il panico tra la povera popolazione, a Napoli sono stati due giorni di bufera nonostante la posizione geografica piuttosto sfavorevole a questo tipo di clima. Direttamente coinvolto nel bel mezzo della bufera è stato tutto l’ambiente juventino degli ultimi 6 anni: squadra, dirigenti, tifosi, ex dirigenti e rispettivi avvocati. Tutti ce la siamo fatta fare sotto il naso sia al chiuso che all’aperto, sia tecnicamente al S. Paolo che nell’aula 216 del Palazzo di Giustizia: in due giorni, abbiamo probabilmente perso la vetta della classifica anche se provvisoriamente, continuità negli ultimi felicissimi risultati sportivi ma soprattutto credibilità a livello manageriale. Da un lato. Dall’altro abbiamo probabilmente perso quella battaglia che rappresentava la più importante degli ultimi 5 anni, proprio nell’aula 206 della Sezione Penale di Napoli; hanno dovuto far alzare bandiera bianca a Moggi e a quasi tutti gli imputati maggiori. Dopo anni passati a fare controinformazione, la sentenza del tribunale di Napoli è parsa molto simile a quella sulla radiazione di Moggi, Giraudo e Mazzini di qualche mese fa quando si giudicò tutto a “sentenze rese” ovvero con un nuovo procedimento penale (che ha allungato, o meglio, spostato, i tempi di prescrizione) fatto su fatti già commessi e senza che gli imputati avessero la possibilità di difendersi, proprio come accaduto nel 2006 nel processo sportivo. Con questa sentenza, siamo già a 3 precedenti di sentenze molto, molto simili tra loro nel procedere e nel giungere a conclusione con una pecca comune. Non si è voluto attualizzare il processo sulla radiazione (che tra l’altro, è ancora in corso a Roma) ma non si sono volute utilizzare neanche intercettazioni uscite sui giornali ma già dal 2006 nelle mani della Federazione e che, nel 2006, si decise, nel processo sportivo, di “occultare”. Tra l’altro, non è stato preso in considerazione neanche e soprattutto il teorema delle sim svizzere (come si potrà vedere tra le motivazioni) più volte confutato (non per assurdo ma con prove accertate). Per questo c’è Fabiani assolto. Un altro assolti di lusso che fa rumore è la Fazi ma qui è merito della Morescanti, una dei migliori avv. del processo. Persino il “rapporto di esclusività” che avevano i designatori Bergamo e Pairetto con la presunta cupola è stato smontato poiché i contatto con i designatori non erano vietato e lo stesso Bergamo ha più volte ammesso che Moggi non era il solo a rivolgersi con certe pretese e che era la stessa Figc a invogliare il dialogo tra rappresentanti delle società e della federazione. Tra le sentenze stilate velocemente dalla Casoria è emerso ancora che “Moggi viene condannato e assolto per gli stessi motivi”: assolto per metà dei capi d’imputazione e condannato per gli stessi motivi per i quali ha già scontato, a partire dal 2006, la pena: sotto questo punto di vista ha fatto sorgere dubbi pure Lotito, presidente della Lazio, colpito e affondato come Moggi da punizioni già scontate in questi anni. Moggi viene condannato soprattutto per alcune intercettazioni nelle quali sarebbe protagonista per aver salvato la Fiorentina dalla retrocessione ed è il motivo principale per il quale (altra stranezza emersa dalle sentenze) la Juve, parte civile di questo processo, ne è uscita del tutto pulita e non dovrà pagare alcun risarcimento, persino estranea ai fatti e assolta per “Dissociazione organica” (e quest’altra parola da dove l’hanno pescata? Si sono inventati un’altra cosa simile “all’ illecito strutturato”?). Come dire che Moggi lavorava per la Fiorentina (che, insieme alla Lazio, non è né estranea e né esentata dal pagare danni economici) e non per la Juve (Meani dixit) poiché la società ne era del tutto estranea. Mettiamoci poi l’ormai famoso “urlo d’esultanza e di gioia” di Vitiello, avv. Juve, fuori dalle aule del tribunale ed il conseguente comunicato posto dalla Juve stessa sul proprio sito (nel quale si prendono ufficialmente le distanze da Moggi e da ciò che continuerà a fare in sede penale) e le conclusioni sono tirate: hanno voluto separare volutamente le strade di Juve e Moggi. Hanno indirizzato questo processo in questa direzione istigando, indirettamente la Juve, a prendere le distanze da Moggi. Non ce la faceva più nessuno a sopportare l’idea che, un giorno, Juve e Moggi sarebbero potuti tornare forti insieme, puliti e assolti. La Juve continuerà a lottare per non perdere credibilità ai nostri occhi (sempre che non l’abbia già persa) ma l’unica battaglia che può ancora condurre è quella per la parità di trattamento che astutamente, Agnelli, sa di potersi giocare soltanto con questo benedetto “Tavolo della pace” con Petrucci, Abete, Moratti. Le altre, Tnas ed esposto a Platini, le abbiamo già perse. Proprio il Tnas, dichiarandosi incompetente, non ha lenito il dubbio elementare che assale tutti noi tifosi interessati a Calciopoli: ma qui, chi è competente? È assurdo, nel vero senso della parola, che nessuno sia in grado di decidere o prendersi delle responsabilità: tutti dietro la lavagna! L’esposto al Tar e alla Corte dei Conti, invece, non sono altro che pura formalità di una prassi già cominciata dalla Juve e che, giustamente, deve portare a termine. È notizia di pochi giorni fa che l’esposto all’Uefa è stato archiviato. L’idea del tavolo della pace poi (sperando che assuma i connotati di una tavola rotonda in stile re Artù, per lo meno) non porterebbe a nulla se ognuna della parti chiamate in causa (Figc, Inter, Coni) non si presentasse disponibile al dialogo: Moratti che ha già parlato di coltelli, Abete che resta sulla sue e Petrucci che chiede solo di dimenticare tutto ciò che non è calcio giocato non fa presume nulla di buono se non un tentativo di chiudere la questione almeno dal punto di vista umano dal momento che, i tribunali, non ne sono pienamente capaci. Deve far riflettere che la proposta l’abbia lanciata proprio il presidente Agnelli, la cui posizione è quella di parte lesa e non di manovratore. Faccia tosta Abete che parla di un Agnelli inopportuno nel fare ricorso al Tar nel giorno della commemorazione di Facchetti: “Il bello del calcio”, salvo poi ascoltare noi tutti la notizia della non competenza del Tnas proprio il giorno seguente. Bella roba. E, nonostante la Juve, dimostrandosi del tutto estranea ai fatti di questo processo voglia attestare la propria lealtà, probabilmente continuerà a vedere i 2 scudetti sottratti dal binocolo perché, regola fondamentale per tutto l’ambiente sportivo, è quella di non DIMENTICARE MAI. E torchiare a vita tutti. Idem Moggi che ha praticamente già perso la battaglia per la radiazione. Nonostante non debba essere così, Napoli non potrà non influire nelle scelte future di altri tribunali. Nonostante si fa peccato a pensar male, non si può negare che sia stato molto più conveniente salvare oggi la Juve per tenere calmo il presidente Agnelli che non all’epoca di Cobolli Gigli quando si ebbe persino il coraggio di ritirare il ricorso al Tar. Ecco, tutto ciò è emerso in questo processo, svoltosi su due binari paralleli: da una parte, l’accusa che si sbriciola da sola (con teste criticabili come Nucini, Zeman e De Martino) o viene sbriciolata dalle prove della difesa; e dall’altra i procuratori capo che hanno dovuto per forza mantenere i termini del processo su una certa linea, quella tracciata inizialmente dall’accusa. Hanno vinto Palombo, Galdi, Piccioni, Monti della Gazzetta, Capuano , figlio di quei Narducci e Beatrice andati via dal tribunale per altri impegni, quest’ultimo che dice che non è stato un processo farsa ma un processo mediatico condotto per distruggere loro, i PM stessi. I giornalisti Rai che fanno la trasmissione “Speciale su Calciopoli” (Civoli, Mazzola e il loro esperto giudiziario). Per ora, anche Moratti, Tavaroli, Montezemolo, e tutto il gruppo delle telecomunicazioni Telecom (il cui processo, per fortuna, è ancora in piedi e anche qui, nonostante verità prima indiscutibili che stanno emergendo, non è detto comunque che l’esito finale del processo sia favorevole se tutto dovesse andare avanti come qui a Napoli) che ha diretto questa farsa. Hanno vinto la Melandri, Ruperto, Rossi e Sandulli. PER ORA. Col senno del poi, hanno sbagliato tutti quei tifosi che hanno riposto tutte le loro speranze in una giudice, la dott. Casoria, che per quanto possa aver dimostrato di essere in gamba, pulita, intraprendente, ha comunque dovuto giudicare col suo collegio non del tutto in maniera armoniosa e colloquiale visti i precedenti disguidi giuridici avuti con le due giudici a latere che più volte hanno rischiato di far naufragare il processo facendo di tutto per mandarlo in prescrizione. La Casoria si è trovata condizionata nella scelta oltre che in inferiorità numerica dopo aver superato 3 richieste di ricusazione e la volontà del dott. Lepore di sostituirla e cacciarla dal processo. Io voglio volutamente credere che la Casoria non sia stata libera di scegliere per l’assoluzione. Se le ricusazioni le ha scampate tutte, che altro possono averle detto? Che pressioni possono averle fatto in camera di consiglio? Una camera del tutto ostile alla Casoria ha emesso una sentenza alquanto discutibile e i ‘’rumors’’ (nel vero senso della parola) susseguitisi in questi giorni hanno parlato di una camera di consiglio veramente chiassosa, scomposta, urlante, si è parlato addirittura di un litigio furioso: insomma, “scolastica” (se mi lasciate passare il termine) un tutto contro tutti che non lascia adito a dubbi. È stata emessa una sentenza INEVITABILE in primo grado ma CAPOVOLGIBILE in appello qualora lo si volesse, prescrizione e intoppi permettendo. Che permettano a Moggi di difendersi con le nuove prove non prese in considerazione a Napoli e cioè intercettazioni ”ad personam” tagliate, dunque sabotate, e spionaggio industriale venuto fuori dal processo Telecom. Moggi è condannabile per comportamenti etici e morali (che hanno poco a che vedere con il calcio, in fin dei conti) e, non a caso, pochi giorni fa, è stato condannato giustamente dal tribunale di Torino per aver minacciato Baldini, ma non per scorrettezze lavorative ancora, del tutto, opinabili. Mostro l’hanno dipinto e mostro rimarrà agli occhi di tutti il nostro Direttore. Per sempre, nonostante la controinformazione fatta in questi 5 lunghissimi e faticosi anni, passati comunque con la speranza nel cuore e la convinzione nei propri sforzi. Ma non sarà mai un mostro per noi. Noi che la pensiamo come Ibra. Hanno confermato tutto l’impalco accusatorio dei pm-spazzatura (ebbè, siamo a Napoli), Narducci, Capuano e Beatrice. Non so se dobbiamo farcene una ragione ma la giustizia, quella vera, non c’è più. Anche se dubito nel credere che in Italia ci sia mai stata. 5 anni e 4 mesi rispetto ai 5 e 8 mesi chiesti dai Pm precedentemente equivale ad una presa in giro bella e buona. VERGOGNA. Non è servito a niente smontare cupole, teorema delle sim svizzere e sbobinare tantissime intercettazioni ‘oscurate’ nel 2006 e nel processo ‘farsa’ sportivo. Poco importa cosa rappresenti Moggi per noi, bisogna continuare a lottare per far si che non sia il capro espiatorio per gli altri. Gazzetta e Mediaset in primis. è stato subdolo, qualche giorno prima, rinviare anche il big match della 11esima giornata di campionato. Questa volta, rinvio moralmente corretto (forse, dipende dai punti di vista in ogni caso) ma scorretto nella prassi. Ha fatto tutto il Napoli con la città di Napoli: assemblea e componenti napoletani, a tutti gli effetti (De Laurentiis dei film di Natale e De Magistris quello tifoso assai). Ha vinto, per la prima volta, l’incertezza sui regolamenti ufficiali: d’altronde, Napoli è abituata a far parlare di sé, fa parte di uno Statuto quasi Indipendente. La sensazione, dall’esterno, è che si sia deciso sull’onda emotiva di quanto accaduto a Genova. Il pensiero, è che si poteva evitare di confrontare la triste realtà di Genova con quella di Napoli. Almeno per dimostrare rispetto e un po’ di dignità. Perché, stando alle dichiarazioni degli addetti ai lavori e della gente coinvolta, le motivazioni sono svariate e nessuna coincide con la verità assoluta. Il Napoli ha annunciato, dalla sua, che il rinvio è stato dovuto per impraticabilità del campo (che è sempre stato in ottime condizioni sin dalle prime ore del mattino); De Magistris, invece, si è attenuto ai problemi di ordine pubblico e di viabilità che si sarebbero presentati in serata (anche se a Napoli c’è sempre traffico e l’acqua del San Paolo avrebbe potuta aspirarla sin dal primo pomeriggio) e perché “tutto il personale è impegnato su altri fronti.” Il Prefetto, invece, dice che sapeva che il tempo nel pomeriggio sarebbe migliorato ma si è optato per il rinvio per non mettere in allarme la sicurezza delle persone senza considerare “motivi d’impiantistica” assolutamente non all’ordine dei problemi. Il problema è stato quello di aver trascurato le altre componenti sportive, senza aver portato un minimo di rispetto e senza aver avvisare Marotta della riunione in Prefettura. Eh sì, perché qui casca l’asino: sul fatto che in Prefettura, all’ormai famosa riunione, né Marotta né la federazione sono stati chiamati per decidere (o per lo meno assistere a) cosa si sarebbe scelto di fare. Il popolo juventino del web, per niente stupido ma sempre vigile e attento ha naturalmente risposto a questo tentativo del Napoli di pressare la regione Campania al rinvio dell’incontro (anche perché, in provincia, pochissime partite sono state rinviate) con i numeri, i fatti, le leggi: “l’art 32 dello Statuto della Lega recita che Le gare non iniziate devono essere recuperate il giorno successivo a quello fissato, salvo CASI PARTICOLARI nei quali non rientra l’incontro Napoli-Juve. La sensazione che si sia montato ad arte un teatrino c’è stata quando Bigon ha fatto pressione per recuperare la partita il 14 Dicembre, dribblando ancora una volta le norme calcistiche che prevedono il recupero di un match alla prima data utile per entrambe le squadre, ovvero il 29 Novembre (nel caso in questione). Il quadro non può che essere chiaro: a Napoli, domenica, c’era un sole “che è na b’llezz” e rinviano Napoli-Juve 10 ore prima che abbia inizio su pressione di De Laurentiis e Bigon, gli unici presenti in Prefettura al momento della riunione. Di Marotta (che ha appreso la notizia da Sky) neanche l’ombra. “A Napoli splendono sole e convenienza”, in Campania tutta e in provincia non hanno rinviato neanche una partita. La paura era che la città potesse andare in tilt a causa del traffico (che a Napoli, comunque, c’è sempre) all’arrivo dei tifosi ma non sono arrivate conferme ne di allagamenti intorno allo stadio, ne all’interno di spogliatoi e campo. E il rinvio non è stato neanche per lutto perché sui campi di A non si è fatto nessun minuto di silenzio. Alla riunione, il Prefetto si è assunto le responsabilità di “guai potenziali” prima di optare per il rinvio? Una decisione presa “troppo alla leggera”. Il Napoli Calcio ha pensato ai propri interessi dopo l’impegno di Champions, la città di Napoli, invece, ha fatto ancora una volta una magra figura davanti all’Italia tutta. E la volpe di Bigon ha svelato la propria identità nel cercare di manipolare la Figc sulla scelta della data del recupero, insistendo per il 14 dicembre, data a loro congeniale. Anche qui, il regolamento non è stato possibile interpretarlo: il recupero avviene alla prima data utile per entrambe le squadre. To’; martedì 29 Novembre, a cavallo tra la 13° e 14° Giornata. Saranno scintille tra Savoia e Borbone. A Napoli vinciamo. Ma prima c’è la capolista che vola anche senza Olimpia.
Ps. Una riflessione: la sensazione è che la Juve sia entrata in un vortice dal quale non ne uscirà mai più, sia a livello sportivo che giuridico. Niente sarà più come prima, la Juve ha subito qualcosa d’irreversibile sulla quale è meglio ricostruire che tamponare.

Eldavidinho

Dove eravamo rimasti?

Ci eravamo lasciati 22 giorni fa con un primo posto in classifica e una bella vittoria contro gli innominabili . Ci avevano costretto poi a un turno  supplementare di riposo , per un rinvio per lo meno affrettato in quel di Napoli, e tante erano le incognite sulla tenuta fisica e mentale di questa Juve. Oggi possiamo dire in assoluta tranquillità che questa pausa non ci ha fatto male. Ho trovato contro il Palermo la stessa Juve che avevamo lasciato: Determinata , organizzata e vogliosa di vincere. Le dichiarazioni del mister del Palermo Mangia, nel dopo partita per cui avrebbero meritato qualcosa in più, non trovano assolutamente riscontro. Il Palermo è stato semplicemente asfaltato e le uniche tre palle gol che gli son state concesse sono stati grossolani errori di disimpegno della nostra difesa, nella fattispecie di Leonardo Bonucci. Chi ha visto la partita ha visto una sola squadra in campo , anzi c’è un palo clamoroso di Pirlo che grida vendetta , altrimenti sarebbero stati quattro. A parte queste imperfezioni di Bonucci, un Vucinic sempre un poco a intermittenza e un Vidal un po’ pasticcione (ma quanti palloni recupera?) tutto il resto dell’orchestra ha suonato alla grande. Ho visto un Buffon e un Pirlo  ‘’Mundial’’ , Barzagli , LIchesteiner e Chiellini  in versione caterpillar (quest’ultimo poi che azzecca un cross come si deve, quello del gol di Pepe, non lo vedevo da anni) un Matri e un Pepe a tutto campo un Marchisio sontuoso. Conte  meriterebbe un monumento già solo per il recupero di giocatori come Marchisio. Oggi abbiamo senza dubbio la mezzala più forte d’Italia; l’avevamo in casa e non lo sapevamo. Noi che ammiravamo De Rossi e/o Hamsik e pensavamo : ‘’avercene di gente così’’, ora non abbiamo più motivo di rimpiangere nessuno. Se Conte riuscirà nel recupero di altri giocatori che oggi, in  forza dei risultati, sono stati costretti a un ruolo più marginale e penso sopratutto a Quagliarella ma anche a Krasic ed Elia, allora forse davvero ci divertiremo. Ieri era un vero spettacolo vedere lo studio di Mediaset premium con Sacchi , Pistocchi  e Ferri tutti noti antijuventini , sperticare lodi alla nostra squadra. Anche questi sono piccoli grandi segnali. Noi non abbiamo forse il trascinatore  stile Ibra, che da solo fa fare tanti punti, ma siamo più squadra di tutti gli altri, e in soli cinque mesi, non dimentichiamolo. La Juventus attuale gioca meglio di tutte le altre con la sola eccezione (forse) dell’Udinese. Se il lavoro del mister andrà in crescendo come credo, davvero stiamo costruendo una squadra molto solida. Ora godiamoci questo momento e voliamo basso; siamo primi con una partita in meno ed è una bella soddisfazione ma i prossimi impegni saranno determinanti per capire chi in realtà siamo e a che cosa possiamo aspirare. Ci saranno quattro trasferte pericolosissime ( Lazio, Napoli, Roma e Udinese) e da qui alla fine del girone di andata giocheremo sei partite lontano da casa su nove. Non ci sarà l’apporto dello Juventus Stadium che fino ad oggi si è dimostrato determinante. Sarà un periodo intenso e di crescita. Non ci dovremo disunire nel caso arrivi qualche sconfitta e mi riferisco alla squadra, ma anche alla tifoseria. A proposito, ieri c’è stata una piccola contestazione nei confronti del Presidente Agnelli: non ero allo Stadio e non ho potuto vedere con i miei occhi ma ho letto di due striscioni polemici. Mi farò raccontare qualcosa da qualche amico ultras e magari in seguito ne scriverò. Così, a sensazione ritengo che gli striscioni siano stati troppo duri e ingenerosi verso il Presidente che mi pare stia facendo tutto il possibile per difendere la Juve nelle dovute sedi. Capisco i tifosi che chiedono giustizia da anni e il loro disappunto per alcune scelte societarie che anche io spesso ho contestato, non condivido chi scinde il calcio giocato in campo da quello ‘’giocato’’ nei tribunali. Per me le due cose vanno di pari passo, è necessario vincere nei processi cosi come è necessario che torniamo a vincere quanto prima anche sul campo, proprio a ulteriore dimostrazione che quello che hanno costruito nel 2006 è una colossale bufala. Chi non vuole questo, secondo me fa male alla Juve e va a destabilizzare un ambiente che finalmente , dopo anni pare essere quello giusto. Detto questo, so che magari ora mi farò molti nemici e a qualcuno non piacerà quanto letto. Come al solito io non scrivo per compiacere qualcuno, né ho la presunzione di conoscere la verità . Scrivo solo quello che penso. Saluti a tutti e sempre forza Juve.
Alessandro Magno

Il calciatore di 40 anni.

Ho sempre pensato che la carriera di “calciatore” fosse corta, precoce ma breve non oltre i trent’anni, o per certi casi o eccezioni non oltre i 34, a parte il nostro mitico Zoff che di primavere giocando ne ha viste ben 41.

Il giocatore di altri tempi al compimento dei 30 cominciava a sentirsi fuori posto, a percepire il confronto con i molto giovani pesante, era una “sveglia” biologica che metteva l’uomo sulla strada della “pensione”, i redditi sono sempre stati molto alti anche prima e per la maggiorparte potevano garantire una serenità dopo il ritiro non indifferente, senza lavorare per alcuni o con un’attività per altri non particolarmente impegnativa.

Oggi è diverso, cominciamo con l’età, un uomo di 40 anni oggi non li dimostra, anche nell’atteggiamento, si dice siano la prosecuzione dei 30, in parte potrebbe essere anche vero, grazie all’alimentazione, stile di vita, integratori e cosmesi si pensa di poter proseguire la giovinezza considerando i fatidici 40 un numero e nient’altro. C’è da dire che l’atleta professionista oltre a curare la sua persona può contare su  uno staff che gestisce la sua forma fisica in modo tale da garantire efficienza in tutte le prestazioni che prima era appannaggio per pochissimi.

Ecco  che il calciatore 35 – 37 enne dice NO! al prepensionamento, vuole continuare a giocare, anche chi dal calcio ha avuto tutto, denaro, trofei e grandissimi traguardi personali raggiunti. Ma perchè mai mi chiedo? Uno che ha la fortuna di smettere di lavorare giovane, essere molto ricco, oggi lo diventano tutti più o meno, di avere numerose attività vuole ancora continuare rischiando di essere inadeguato? Pare proprio di sì, e non è solo un concetto portato avanti da una singolarità, in tanti cominciano a non accettare l’idea del ritiro guardando appunto i grandi campioni che sostengono di essere ancora utili.

Mettendosi dalla parte della dirigenza di una squadra, compreso l’allenatore, ci si trova di fronte ad una situazione spinosa, dire a chi è stato una bandiera e  un simbolo di una squadra “Sei vecchio è tempo che te ne vada” non è cosa tanto semplice, oltre a lui tutta una schiera di tifosi e supporter del giocatore si scatenerebbero contro, per’altro, non bisogna dimenticare che ogni azienda vive momenti di grandi difficoltà. I tifosi sono fantastici ma quando perdono la pazienza un po’ meno .. lo sa bene la Juventus degli ultimi anni che avendo combinato tanti guai e ritrovandosi ultimamente in bassa classifica, per placare gli animi mandavano il buon Del Piero a trattare con la folla  esasperata mentre gli altri giovani colleghi, si tuffavano dentro le loro fuori serie scappando via più veloci della luce, ecco che il “senior” diventa improvvisamente comodo, questo spiega come mai i presidenti e i direttori sportivi di fronte a queste situazioni vadano profondamente in crisi non sapendo cosa fare.

E’ fuori di dubbio che giocatori abituati ad una certa ribalta e a godere di un ambiente super privilegiato oggi, faccia fatica a spegnere “la luce”, i posti da dirigenti nelle grandi squadre non sono tanti, e forse non è sempre stato per tutti il sapersi amministrare e pensare al futuro. Attualmente  ai “veterani” si offrono molte possibilità di continuare come calciatori  all’estero, i ricchissimi club di tutto il mondo farebbero a gara ad avere stelle di prima grandezza del calcio italiano anche “vecchiotte” ma pur sempre attuali e piene di fascino e allure calcistico. Il calciatore “old style” era un uomo più semplice, che si accontentava di quello che aveva, si parla di privilegi ma tutto riduceva ad un piccolo ambiente, oggi il calciatore si è emancipato, crede nella sua immagine pubblica ed è imprenditore di se stesso che non lascia spazio all’improvvisazione, una vera e propria squadra di professionisti cura la sua vita lavorativa , compresa quella privata, a parte pochi esempi, i calciatori si presentano insieme a modelle, stelline televisive, indossatrici o artiste di vario genere, sempre per mantenere l’immagine di uomo che aspira alla perfezione fisica ed economica, capite che diventa difficile rinunciare a tutto questo quando se ne ha ancora voglia e bisogno.

Tutto sommato, non mi sento di criticarli e mi metto nei loro panni chiedendomi che farei al loro posto, e sinceramente non mi so dare una risposta, sebbene fossi consapevole di poter aspirare ad avere di più,  forse ne aprofitterei e forse anche voi ..chi lo sa ..?

Tutto bene fin tanto che dura, ma prima o poi la luce si dovrà  spegnere, perchè anche i 40 anni non sono eterni, e tutti questi dettagli saranno messi da parte, la vita presenterà un conto ed in quell’istante vedremo se il calciatore userà buon senso o si farà travolgere dagli eventi ..vedere un anziano sportivo ex campione che “razzola” nelle televisioni, partecipando a sciagurati reality o comparendo come testimonial per arraffare ancora qualche rivolo di popolarità è sempre triste e patetico ..

Luna23

Juventus – Palermo 3-0

Io ho un sogno

I have a dream. ( Io ho un sogno).

 

Sono felice di unirmi a voi in questa che passerà alla storia come la più grande battaglia per la libertà nella storia della Juventus. Cinque anni fa un grande incubo, dalla cui ombra ancora oggi ci dobbiamo svegliare, è arrivato a turbare le nostre vite . Vi era stato fino ad allora un principio fondamentale, ed era che i campionati si vincono sul campo. Da allora non fu cosi. Cento anni di storia bruciati in 15 giorni di follia e di ingiustizia. Una grande dirigenza, la più grande della storia del calcio. Quelli che tutti chiamavano con un pizzico di invidia e con molta riverenza “La Triade” veniva cancellata dalla storia con ignominia e disprezzo. Bettega, Giraudo e Luciano Moggi il direttore generale, forse il più bravo di tutti e tre. Colui che è diventato il capro espiatorio di tutto questo male. Per cinque anni noi Juventini abbiamo difeso queste persone, condannate soltanto per il fatto di essere i migliori di tutti. Sono stati cinque anni di lotta , di discriminazione televisiva, cinque anni in cui i giornali ci hanno voltato le spalle dando solo le notizie che ritenevano di dare. Cinque anni dopo, gli Juventini vivono ancora in un’isola solitaria. Tutto intorno a loro un vasto oceano di bugie. Per questo oggi parlo, per rappresentare la nostra indignazione. Quello che è uscito dai tribunali sportivi e civili non è giustizia. La legge non è uguale per tutti. E’ovvio, che chi doveva giudicare è venuto meno ai suoi doveri. Guido Rossi che prese uno scudetto vinto con 91 punti teste di caz. (cit. Mughini) e lo tolse per darlo alla sua squadra, arrivata 15 punti indietro. Il procuratore Palazzi che per la Juve decise in 15 giorni e per gli altri ci mise 5 anni. La federazione, che prima ha radiato Moggi e poi si è autodefinita non competente a restituire lo scudetto spudoratamente sottratto alla Juve. Il tribunale di Napoli quando ha omesso tutte le testimonianze a favore della difesa basando un giudizio solo su 40 telefonate. Ora questo non è il momento in cui ci si possa permettere che le cose si raffreddino o ci si abbandoni alla rassegnazione. Questo è il momento di continuare le nostre battaglie. Il 2011 non è una fine ma un inizio. E coloro che sperano che gli Juventini abbiano bisogno di sfogare un poco le loro tensioni e poi saranno appagati, avranno un rude risveglio. Voi che pensate che tutto passerà come se niente fosse successo, vi sbagliate. Non ci sarà nel Campionato Italiano di calcio né serenità né tranquillità fino a quando agli Juventini non sarà restituito quello che gli è stato ingiustamente tolto. Ma c’è qualcosa che debbo dire alla mia gente che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al palazzo della giustizia. In questo nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste. Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di vendetta bevendo alla coppa dell’odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde all’ingiustizia con la forza dell’anima. E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti senza voltarci. A chi ci chiede quando ci riterremo soddisfatti risponderemo:”Non saremo mai soddisfatti finché non ci sarà restituito tutto il maltolto con tanto di scuse. Non saremo mai soddisfatti finché chi ha sbagliato nei nostri confronti non paghi la sua pena. Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri figli saranno privati della loro dignità da cartelli che dicono – Io il campionato non ho rubato e in B non sono stato -. Non potremo mai accettare questo da chi in B non ci è andato perché prescritto e di campionati ne ha rubati cinque di fila”. Ritornate ai vostri Forum, ritornate ai vostri Blog, ritornate tutti ai vostri posti di combattimento, sapendo che in qualche modo questa situazione cambierà. Non lasciamoci sprofondare nella disperazione. E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno bianconero, che un giorno questa squadra si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni. Noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti i campionati sono stati vinti sul campo. E sono 29. Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sul prato verde dello Juventus Stadium Luciano Moggi e gli  eredi degli Agnelli, sapranno sedere insieme al tavolo della conciliazione. Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino la FIGC, uno organo colmo dell’arroganza e dell’ingiustizia, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia. Io ho davanti a me un sogno, che i miei due figli piccoli godranno un giorno di una squadra nella quale non saranno giudicati per le moviole indirizzate da antijuventini, ma per le qualità in campo dei loro Campioni. Io ho davanti a me un sogno, che un giorno in ogni valle ,su ogni collina e su ogni montagna si mostrerà e tutti gli uomini, quello che tutti sanno bene già oggi e cioè che la Juve era la più forte. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il mio posto. Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di lottare insieme, di andare insieme allo stadio, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno della nostra più grande vittoria.

Liberamente ispirato dal discorso di Martin Luther King a Washinton il 28 Agosto 1963

Alessandro Magno (Benedetto Croce) per CalcioGp

Tnas incompetente, tavolo della pace….Noi non molliamo!

Che dire, sono anni che noi Juventini riceviamo mazzate sia sul campo che nei tribunali (ingiustamente). Eppure non ci abbatte nessuno, siamo sempre vivi e innamorati della Vecchia Signora. La sentenza di calciopoli è stata una batosta incredibile per chi ha veramente seguito il processo in questi 3 anni, soprattutto per chi ha contribuito a scoprire la verità e chi, anche nel suo piccolo, a diffonderla.

Abbiamo preso insulti ovunque, siamo stati presi per pazzi e fissati ma il tribunale ha parlato e in molti festeggiano, ma è solo il primo grado. C’è chi scende dal carro di Moggi e chi sale su quello di Agnelli, chi rimane solo su quello di Moggi o chi non c’è mai salito e chi è si trova su entrambi. Facile sparare a 0 dopo la sentenza come era comodo prima difendere Moggi per riavere gli scudetti. Ci vuole coerenza. Anche perchè è grazie a Moggi e i suoi avvocati che hanno scoperto tante telefonate “nascoste”. Ora è condannato e anche per molti Juventini è il mostro cattivo. Ma se in un futuro ci ridaranno quegli scudetti non salite sul carro, non siete graditi, troppo comodo gridare alla vittoria.

Alcuni tifosi che rimanessero a 27, altri si tengono i 29 coscienti di sapere la verità. Quando la gente conosce solo a metà i fatti, per sentito dire o letto qui e lì, parla a vanvera, troppo. Chi non sa pensasse a fare solo il tifoso senza nominare persone o fatti.
C’è chi rimarrà solo con Moggi, chi penserà solo al calcio giocato e chi starà nel mezzo pensando al rettangolo di gioco ma con un occhio di riguardo alle altre notizie.

Ma c’è una cosa che ci accomuna, qualunque sia il “clan” scelto, noi non molliamo mai. Riceviamo botte, colpi ma ci rialziamo sempre. Sappiamo ironizzare, sappiamo continuare a ridere ed esultare per un gol, difficile vederci piangere, noi sappiamo affrontare gli avversari. Siamo abituati a vincere, lo Stile Juve lo portiamo anche nella vita quotidiana, sempre. Siamo un popolo tosto e orgoglioso della nostra storia, hanno sempre provato ad abbatterci ma non ci sono ancora riusciti. Noi siamo sempre qui, non ci nascondiamo mai. Sono anni difficili sotto tanti punti di vista ma non molliamo.

Che dire, qualunque schieramento prenderemo prima o poi la nostra vittoria arriverà. Siamo in attesa, adesso soffriamo in silenzio ma deve tornare il nostro momento e sarà una vittoria dal sapore dolcissimo, qualunque essa sia.

<< La Juventus è come un drago a sette teste, gliene tagli una ma ne spunta sempre un’altra. Non molla mai, e la sua forza è nell’ambiente. >> Giovanni Trapattoni

 

Silvio Raponi

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