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Il 3 Settembre 1989 Muore Gaetano Scirea

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ il 3 Settembre 1989 Gaetano Scirea è in viaggio in Polonia dove deve visionare una squadra che la Juventus affronterà in coppa in quanto secondo di Zoff allenatore della Juventus amico ed ex compagno di squadra. Uno schianto frontale con un’altra auto provocherà la morte del Campione. Amatissimo, plurivincitore con la Juventus e con la nazionale, scompare così uno grande uomo prima ancora che un grande atleta. Verrà ricordato come uno dei più forti difensori di tutti i tempi del calcio italiano e mondiale.

Juliana ed io, insieme a Torino ricordando Scirea e Ferrini

ferrini e scireascritto da Cinzia Fresia

Alcune settimane fa, precisamente il 17 settembre scorso,  ho partecipato alla presentazione della mostra “Capitani coraggiosi” in memoria di Gaetano Scirea e Giorgio Ferrini,  presso la prestigiosa sede della Regione di Torino, Palazzo Lascaris, la mostra organizzata dal Presidente del museo Grande Torino, Domenico Beccaria, in collaborazione con il Consiglio Regionale, sarà visibile fino al 15 di novembre alla sede del museo a Grugliasco in provincia di Torino.

Insieme a Jiuliana Bodnari, invitata e  ufficiale rappresentante del  comitato vittime dell’Heysel,  abbiamo assistito ad un evento di grande bellezza,  di esempio di civilta’ e buona creanza tra  tifoserie avversarie,  la presentazione e quindi commemorazione di due uomini simbolo delle squadre rivali della medesima  città, Torino, vuole essere un  punto  di incontro  tra due realtà calcistiche  quella  del  Toro  e della Juventus.

I due campioni, capitani delle rispettive squadre ed  entrambi esempi di rettitudine in campo e fuori,  con in comune una prematura ed ingiusta scomparsa, vengono raccontati attraverso un percorso fotografico che ne illustra la vita e la carriera.  Ho avuto quindi l’opportunità di conoscere meglio attraverso i racconti le doti di  questo amatissimo giocatore granata, ed è stato altresì  emozionante ricordare lui, Gaetano Scirea, indimenticabile capitano e uomo di calcio,   rimasto  nel cuore non solo degli Juventini.

E’ stato bello poterci essere, ascoltare le testimonianze,  i ricordi di questi uomini , il pomeriggio è veramente volato, perchè abbiamo vissuto un’atmosfera unica, senza odio  e  senza rancori, rilassata,  come dei vecchi amici che si riuniscono raccontandosi un pezzo di vita,   parlando  solo di cose belle. E da queste splendide iniziative che premia chi l’ha pensate e organizzate, ci rendiamo conto  che non odiarsi si può, e che  avere un dialogo e non cadere in una violenza incomprensibile  che non sfocia  da nessuna parte se non in una  sconfitta umana, è possibile.

Ma soprattutto è stato bello poter stare un po’ di tempo con Juliana e gli altri  amici Juventini che ci hanno fatto compagnia, durante e dopo l’evento.

Ma il fine settimana non finiva qui, avevo pianificato una visita al monumento delle vittime dell’Heysel il sabato, e così ci andai. Avevo solo visto la fotografia del monumento, e mi ero fatta un’idea, ma viverlo è stato diverso, l’artista è riuscito a trasmettere quell’ansia e senso di solitudine di chi in quel momento stava vivendo questa tragedia, penso che ogni Juventino ma anche appassionato di calcio, debba venire in visita almeno una volta  nella vita,  proprio per comprendere la pena e il lutto di una tragedia che non ha conosciuto giustizia, e comprendere  il significato e le conseguenze della violenza negli stadi.

Ringrazio nuovamente, Domenico Beccaria e Giampaolo Muliari per l’invito e per avere con queste iniziative teso una mano per poter pensare un domani come rivali, di poter camminare insieme.

 

 

 

 

Doppia coppia.

Boniperti-Trapattoni-Zoff

 

Articolo di Silvio Mia

 

In questi giorni che, finita la stagione , inizia la sessione estiva di calcio mercato il cui termine si prolungherà fino all’inizio del campionato, voglio ricordare un doppio scambio di giocatori che rese infuocata l’estate 1976 . La Juventus aveva appena perso uno scudetto che a due terzi del campionato sembrava già cucito sulle proprie maglie. Senza troppi problemi i bianconeri veleggiavano in classifica con cinque punti di vantaggio , nulla lasciava presagire ciò che sarebbe successo . Pare che prima della trasferta di Cesena un paio di giocatori in rappresentanza della squadra , fossero andati dal Presidente Boniperti per trattare il premio scudetto. I giocatori in questione erano due che formavano il cosi detto zoccolo duro, Capello ed Anastasi. La trattativa finì male e non venne raggiunto un accordo . Non so se le cose andarono veramente in questo modo, ma quello che successe nelle successive tre partite portò al sospetto che qualcosa si fosse rotto tra lo spogliatoio e la dirigenza , tanto che la Juventus le perse tutte e tre. La prima partita si giocava a Cesena, e la Juve dopo essere andata in vantaggio , si fece rimontare dai romagnoli con il loro centroavanti Bertarelli , che siglando due reti chiuse l’incontro. A questo punto il vantaggio si ridusse a tre punti e la partita successiva era il derby . Si giocò contro il Torino secondo il classifica, che si presentò in campo con la bava alla bocca vincendo la stracittadina. La terza partita della serie , vide una Juventus ormai allo sbando , senza più il controllo dell’allenatore Parola . La Juventus si presentò a San Siro per giocare contro l’Inter con Scirea che indossava la maglia numero 10 , a conferma di quanta confusione e di quanta tensione aleggiasse nello spogliatoio. La Juventus perse ancora, era la terza sconfitta consecutiva, e venne sorpassata dal Torino , che ventisette anni dopo la tragedia di Superga si avviava a vincere il suo settimo scudetto. Questa la premessa per dire che in quell’ estate la squadra venne rivoltata e rimodellata per cancellare un’onta doppia , la perdita dello scudetto e la beffa che a vincerlo fosse stata proprio l’altra squadra di Torino che non fece altro che approfittare del momento negativo in casa bianconera. Boniperti cambiò la guida tecnica sorprendendo tutti e assumendo un tecnico giovane ed inesperto, cresciuto sotto la tutela del Paron Rocco al Milan . Alla guida della Juventus vincerà tutti i trofei nazionali ed internazionali nei suoi 13 anni , divisi in due momenti , il primo di 10 anni ed il secondo , post disastro Maifredi ,di 3 anni. Sto parlando di Giovanni Trapattoni ex mediano del Milan che dalla sua poteva vantarsi di aver marcato e fermato un certo Pelè . Il Presidentissimo non aveva finito di stupire e con un’intuizione che solo quelli come lui potevano avere, scambiò con il Milan Capello con Benetti , e con l’Inter Anastasi con Boninsegna. I tifosi li per li rimasero sconcertati , perché i due nuovi arrivi sembravano giocatori ormai a fine carriera ed avanti con l’età . Io stesso mi ricordo che scrissi a Tuttosport dicendo che probabilmente al posto di Capello si sarebbe dovuto non prendere Benetti che regista non era , ma Ciccio Cordova regista della Roma. Il prode Romeo, era un mediano molto rude che garantiva molta quantità , ma aveva nei piedi anche la qualità per giocate che lo portarono a segnare il goal dell’anno del campionato 1976-1977 , con un tiro al volo di sinistro scoccato dal limite dell’area di rigore a Firenze, contro i viola . Benetti aveva già giocato nella Juventus alla fine degli anni sessanta , ma troppo giovane non aveva convinto e di conseguenza fu ceduto alla Sampdoria . Boninsegna era un centroavanti d’area , molto prolifico che aveva superato i 30 anni . La caratteristica di quella Juventus fu quella di giocare senza regista , con un centrocampo muscolare formato oltre che da Benetti, da Furino e Tardelli che in quella stagione Trapattoni inventò centrocampista , dato che fino ad allora era stato impiegato come terzino. Completava il centrocampo un fuoriclasse della fascia , il Barone-Brazil Franco Causio che dava la fantasia necessaria per finalizzare le azioni d’attacco e mettere gli attaccanti nelle condizioni di segnare. In attacco il duo Boninsegna-Bettega si integrò alla perfezione ed entrambi furono protagonisti di una stagione che li vide segnare con continuità. La difesa granitica era formata da Zoff in porta , dai terzini Cuccureddu e Gentile , e dalla coppia centrale Morini e Scirea . La Juventus guidata del giovane Trapattoni detto Trap, vinse uno scudetto record conquistando 51 punti su 60 e la sua prima Coppa Europea, la Coppa UEFA ,con una squadra completamente italiana .

“Gaetano e Giacinto”

Immagine anteprima YouTube

 

Una di queste mattine, mentre stavo guidando,  ho sentito suonare questa strana canzone che poi ho scoperto essere degli Stadio, gruppo musicale bolognese, un brano dedicato a Gaetano Scirea e Giacinto Facchetti. All’inizio apprendendo solo una strofa non capivo di chi si parlasse, anche se Gaetano e Giacinto mi sembrava un  titolo curioso e mi ricordava qualcosa e la strofa “Gaetano e Giacinto, sono due  tipi che parlano piano anche adesso .. adesso che sono lontano” mi ha fatto improvvisamente capire.

Ho rintracciato il motivo e sentendolo più volte, vi confesso mi sono commossa, l’intento del gruppo musicale è commemorativo nei confronti di due campioni la cui prerogativa è stata il silenzio, e celebrativo  di un altro vissuto calcistico.  Non  parlerò di Giacinto Facchetti, perché non lo conosco né so niente di lui, ma di Scirea sì, perché è stato indimenticabile e oggi una figura come la sua sarebbe necessaria, non solo in Juventus, per il calcio in generale.

Manca un uomo il cui privilegio era quello di non vivere alla ribalta, mi ricordo di lui, abitava nel mio quartiere quando ero piccola, era normale incontrarlo, la sua immagine era di un marito e padre di famiglia felice, che terminato il suo dovere con la squadra e i tifosi, correva a casa per stare con loro, per lui il calcio non era che un lavoro, non sentiva il desiderio di distinguersi, di sentirsi diverso dagli altri, di trasgredire .. lui era così.

Se penso alla sua morte mi viene un brivido:  Gaetano Scirea moriva  mentre stava vivendo un momento importante, aveva avuto tutto, una grande carriera che proseguiva in ascesa, una bella famiglia, non è morto di malattia, ma sul lavoro e tragicamente, una morte che poteva essere evitata, ha lasciato oltre una moglie giovane un figlio ancora bambino, che lo ha visto e vissuto molto poco. La moglie ..una donna forte, di carattere che ha reagito alla disperazione allevando suo figlio e dedicandosi alla politica non solo per se stessa ma  per fare  qualcosa per gli altri.

Scirea è sempre presente nel cuore della gente, è come non se ne fosse mai andato, certo la sua Juve era diversa da quella di oggi, non saprei immaginarmelo in questo attuale calcio, che muove gigantesche somme di denaro in cui certe cose non hanno senso, chissà come si sarebbe trovato, cosa avrebbe fatto, che ruolo avrebbe avuto, è certo saremmo stati tutti meglio insieme a lui.

Oggi ci restano i ricordi, le foto e i filmati ma anche questa canzone gli offre un giusto omaggio, lo ricorda con tanta nostalgia …

Luna23

 

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