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  1. MITICO, ANCORA OGGI FÀ ROSICARE

    Ad onor del vero
    Nel 1994 sono approdato alla #Juventus: il momento era critico perché la squadra, sotto la dirigenza di Giampiero Boniperti, non vinceva da ben 9 anni ed aveva un passivo con la casa madre, restituito regolarmente durante la nostra gestione.
    Per farla diventare vincente cambiammo quasi tutto, senza nulla chiedere all’azionista
    Lippi allenatore, poi Ancelotti, infine Fabio Capello: i meglio che c’erano in Italia.
    Furono acquistati Buffon, Thuram, Trezeguet, Emerson, Ibrahimovic, Cannavaro, Ferrara, Zambrotta, Davids, Zidane Inzaghi, Iuliano, Vieira, Montero, Camoranesi, Chiellini, Nedved, Mutu.
    Oltre a promuovere alcuni giovani alla prima squadra :Criscito, Marchisio e Giovinco .
    Arrivammo alla #Juve nell’anno in cui #DelPiero era stato ceduto dalla vecchia gestione Boniperti al Parma di Tanzi.
    Cercammo di recuperarlo e per far questo dovetti andare a New York dove era in ritiro la nazionale italiana, di cui Del Piero faceva parte, in attesa del mondiale. E dopo 10 lunghi giorni di trattative riuscii a convincere Tanzi a ridarmi #DePiero in cambio di Dino Baggio.
    Fu così che recuperammo in extremis Alessandro.
    Nel 2006 la nazionale Italiana vinse a Berlino il titolo Mondiale contro la Francia. Nell’Italia giocavano gli juventini Buffon, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi, Chiellini e Del Piero, allenatore Lippi, massaggiatore Esposito. Nella Francia trovavano posto Zidane, Thuram, Vieira e Trezeguet anche loro juventini. Ben 10 giocatori bianconeri, più un allenatore e un massaggiatore a contendersi il titolo a fazioni contrapposte. Che Juventus, quella, un vanto per il calcio Italiano
    Luciano Moggi

    #iostosempreacasaancoraperpoco

  2. 10 GRANDI COSE DI AGNELLI IN 10 ANNI
    di Sandro Scarpa | aprile 28, 2020

    John Elkann annuncia che il nuovo Presidente della Juventus è suo cugino: Andrea Agnelli.

    28 aprile 2020: 10 anni, 8 scudetti, 16 trofei, dalle macerie dei 7° posti ai vertici europei, per forza, fatturato, appeal e immagine.

    Ecco le 10 grandi cose del decennio Agnelli:

    LA NOTTE DELLO STADIUM

    Andrea è in carica da un anno. Poche illusioni, molte delusioni e un timore: forse non basta un Agnelli per vincere.
    C’è l’orgoglio per lo stadio, la curiosità per la nuova squadra ma l’entusiasmo non è alle stelle. Poi arriva quella notte.
    Che notte! La sfilata dei campioni: Boniperti, Lippi, Del Piero.
    Lo Stadium scintillante. Molto bello, ma anche nostalgico. Poi le parole di Andrea: “Signori, benvenuti a casa! Siamo decine di milioni.
    Sappiamo gioire, soffrire, sappiamo stringere i denti, sappiamo vincere, siamo la gente della Juve!“. E tutto cambia.

    LA SCELTA DI CONTE

    Dopo il flop Delneri, la scelta sembra logica: Mazzarri. Concreto ed efficace.
    C’è la suggestione Vilas–Boas, il “sogno” Benitez.
    Basta però un colloquio, occhi negli occhi, e la frase magica “La Juve deve ambire alla vittoria, sempre!“.
    Andrea sceglie Antonio.
    Non solo per la preparazione e competenza, la meticolosità e la capacità di trascinare e martellare.
    Lo fa per quel cuore bianconero che conosce come e cosa fare, esaltare un manipolo di uomini, lavorare sulla testa e sul campo, tirare fuori la grandezza di campioni assopiti.
    La scelta del destino.

    LA SERIETÀ

    In ogni frase, discorso, intervista, cerimonia di apertura, presenza in TV, conferenza stampa, Andrea trasuda serietà, pragmatismo, concretezza. Voce bassa e nervosa, sguardo schivo ma fiero, parole secche, perentorie, senza fronzoli, frasi decise, scelte vigorose.
    Sempre. Sia un discorso all’Assemblea o una fugace apparizione post-partita, un “motivational” a Villar Perosa o le storiche conferenze, al fianco di Conte (Bonucci e Pepe) in “scommessopoli” o a difendere strenuamente sé stesso e l’onore Juve nel caos bagarini.
    Agnelli c’è, ed è serio.
    Asciutto e tetragono oltre i suoi anni.
    Baluardo a cui i tifosi non possono che plaudire, al cospetto di sceneggiate dei colleghi,

    IL DOMINIO IN ITALIA

    La Juve Smile dei settimi posti, che non rubava, non inzigava, non manovrava il palazzo, non controllava arbitri e società minori, non soffiava giocatori sul mercato è sparita d’incanto con Andrea. Non solo scelte, lavoro, decisioni, competenze, cultura e regole, Andrea in Italia è “dominante”.
    Con Marotta e Paratici è gelido nell’alzare trofei e passare al successivo, depredare le dirette rivali dei loro talenti, cannibalizzare campionati e coppe, in modo freddo, spietato. Con scontri e divergenza di idee con altri presidenti (Lotito, ADL, Tavecchio, ed altri ormai scomparsi -Pulvirenti-), e alleanze con Presidenti giovani o stranieri (Zhang jr., Pallotta). Primo: vincere e dominare in Italia, secondo conquistare l’Europa.

    IL FUTURO E LA VISIONE

    Andrea è perennemente proiettato al futuro: inaugura lo Stadium e pensa a vincere in Italia, alza lo Scudetto e si attiva per colmare il gap con le big Europee, vede il Bayern alzare la Coppa e pianifica una Juve da finale.
    Mentre gli altri brigano nel presente, zavorrati nel passato, Agnelli pensa ai quadrienni 2024-28, ai calendari europei, alla diffusione globale del brand.
    Lo Stadium, il logo, la visione, il futuro in ogni suo discorso programmatico.
    L’ampio respiro. Mentre continua a vincere, e a lavorare per farlo.

    LA SCELTA DI ALLEGRI (e il commiato)

    Quando Conte scappa, la scelta va su Allegri.
    Inviso al tifo, non gradito dalla critica. Ma Andrea –spiegherà poi– lo teneva d’occhio già da un po’, per lo stile, la gestione “diversa” delle gare, dello spogliatoio, della tensione. Lo sostiene fin dal primo giorno, tra calci e insulti, lo magnifica alla fine del primo anno che quasi sfocia in uno storico tris, gli dà massima fiducia, gli regala una Juventus sempre più forte, profonda ed europea.
    Viene ripagato da 5 scudetti, una nuova finale -con delusione violenta- e infine, tra alti e bassi, viene convinto dal suo staff a rinunciare a Max, per il bene della Juve.
    Lì viene fuori tutta l’amicizia, l’umanità, il rapporto particolarissimo, i ringraziamenti e la commozione. Indimenticabili, sia i 5 anni che l’addio.

    CINISMO E RICONOSCENZA

    Nella Juve gelida, cinica e spietata, tipica degli Agnelli decisionisti, c’è spazio per rari, unici legami di riconoscenza e gratitudine pressoché senza limiti.
    Così, i fogli di via a Del Piero e Marchisio, sono compensati dai rinnovi in bianco a Chiellini e Barzagli, dai ritorni del figliuol prodigo Bonucci e della bandiera (con parentesi parigina) Buffon.
    Lo stile Juve è quello di un fair play con i calciatori e di una riconoscenza per quanto dato in campo o promesso, anche per il tramite delle scelte di Marotta: il congedo a Tevez e Pirlo, la partenza a zero di Llorente e Dani Alves.
    Sono gesti anche calcolati, che fanno capire a giocatori e procuratori che della Juve ci si può fidare: e così altri parametri zero -Emre Can, Ramsey, Rabiot- scelgono la Juve.

    DIMENSIONE EUROPEA

    Subito dopo Real-Juve 1-3 del rigore al 93°, Agnelli compare in TV e -di fatto- chiede un ricambio ai vertici arbitrali europei e il VAR.
    Subito dopo Juve-Ajax 1-2 dice una cosa che in quel momento ai tifosi sembra bislacca “Siamo passati dal 43° al 5° posto del ranking Europeo”.
    E’ l’Agnelli freddo e lucido che ricorda come una Juve derelitta 5 anni prima, ora delude i tifosi se non arriva in finale UCL, se non la alza.
    Agnelli ci ha regalato l’Europa. Perfino la “delusione” di non averla ancora conquistata. L’appeal, il fatturato, la competitività, le grandi notti europee, il potere politico con la Presidenza dell’ECA.
    In un’era in cui la Serie A è decadente e introita 1/4 delle risorse TV e commerciali di Premier e Liga, in cui la Juve soffre di un gap incolmabile, Agnelli ci tiene lì dove dimorano i nostri sogni. Grazie.

    RONALDO

    Nessuna parola, nessun commento. La Famiglia Agnelli si regala e ci regala Cristiano Ronaldo.
    Il Migliore. Il più vincente e famoso della storia. Epocale. Che sia un personalissimo regalo alla Juve, alla storia, alla famiglia e ai tifosi lo dimostra quel volo aereo verso la Grecia, e quel brindisi.

    IL TIFOSO AGNELLI

    La serietà, la competenza, la freddezza apparente, il pragmatismo, la lucidità, la gratitudine e la riconoscenza rara ma mai banale.
    Questo è il Presidente Agnelli. Poi c’è il tifoso. Le esultanze, gli abbracci con la dirigenza, soprattutto con Pavel. Gli scatti e quell’immagine, sempre struggente e umana, della debolezza del tifoso numero 1, che si allontana dalla sua sediolina per andare in alto, sui gradoni, per una sigaretta nervosa in solitudine. La solitudine appassionate del numero 1.

    Auguri per questi primi 10 anni!

    #iostosempreacasaancoraperpoco

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