TOP PLANET UNO CONTRO TUTTI BEN ON FIRE

 

HO FATTO UN PO’ DI CASINO A TOP PLANET. SOPRATTUTTO NEL FINALE

  1. “JUVE A TRE STELLE”
    (molto interessante da leggere)

    Nei 12 anni di presidenza Agnelli i ricavi totali della Juventus sono stati pari a oltre 4,9 miliardi. Le plusvalenze negli stessi 12 anni sono 820 mln, pari al 16,7% dei ricavi complessivi. In nessuno dei 12 anni, a differenza di quanto hanno fatto le avversarie, le plusvalenze realizzate dalla Juventus hanno mai superato il 30% dei ricavi.
    Breve riflessione, da proporre al ministro dello sport (Abodi) e al presidente del Coni (Malagò). L’intero sport italiano è in larga parte mantenuto dal calcio. Il calcio italiano è in larga parte mantenuto dalla Juventus: se ne ricordino anche i presidenti di Figc e Lega serie A (Gravina e Casini), e i rappresentanti delle varie procure, compresa quella federale (Chiné).
    La Juventus di Agnelli in questi 12 anni ha mantenuto il calcio italiano.
    Considerando solo le operazioni superiori ai 5 mln di corrispettivo e usando i numeri forniti dalla “bibbia delle procure” (Transfermarkt), scopriamo che, come già detto in passato, la Juventus ha investito nel mercato domestico circa 880 mln (pari al 20-25% del totale del calciomercato in Italia). Soldi che hanno permesso a questo carrozzone di sfigati di rimanere in piedi in questi 12 anni. Da chi coi nostri soldi s’è ripagato l’acquisto della Viola (Commisso), a chi s’è fatto lo stadio (Udinese); da chi ha fatto maquillage a cassa e bilanci (Napoli, Toro, Roma, Atalanta, etc.) a chi con quei soldi è rimasto in piedi (Genoa, Sassuolo, etc.)…
    A furia di tirare la corda, prima o poi c’è il rischio che qualcuno s’incazzi davvero, e un gruppo (oggi di diritto olandese) che ha già portato all’estero la maggior parte delle proprie attività potrebbe decidere di fare lo stesso anche per la maggior fonte di introiti del calcio italiano, e quindi dello sport italiano.
    Due parole anche sulla Figc, dato che leggo in giro gente che continua a dire che la Fiat deve smetterla di sponsorizzare la Nazionale e la Figc.
    Ha già smesso! La federazione ha 4 sponsor principali: Adidas, Tim, Eni, PosteItaliane. Poi, ci sono altre 23 società partner (tra cui Acqua Lete, sponsor non ricordo di chi…), nessuna delle quali è del gruppo. Questa è la pagina dei partner della Figc: https://www.figc.it/it/partner/

    • Se si va a fondo si capisce bene che senza la Juve non ci sarebbe più calcio in Italia. Fatti bene i conti la fgci diverrebbe una sorta di lega scozzese o giù di lì.
      Una semplice protesta come quella degli appassionati Juventini che hanno disdetto gli abbonamenti alle pay tv ha già creato un problema serio che a cascata va a colpire tutta l’economia del nostro Paese.
      Si vuole colpire la Juventus, bene, anzi male perché se cade Sansone muoiono tutti i filistei, ( riproporlo perché capisca nuora e suocera insieme non fa mai male).

  2. Purtroppo più approfondisco il tema in essere, più mi rendo conto che il problema è fuori controllo.

    Ed il problema è la giustizia sportiva per com’è stata pensata e per quello che invece si è presa l’onere di fare, onere per il quale è assolutamente inadatta e per il quale dovrebbe rivolgersi alla giustizia ordinaria come parte in causa, come fu fatto per il calcio scommesse di lontana memoria ad esempio.

    Mi spiego meglio, i codici della giustizia sportiva, la necessità di fare in fretta, ed altri modi operativi, sono chiaramente pensati per un organo, chiamato a giudicare problemi relativi ai referti arbitrali, ed ai tesseramenti di giocatori e dirigenti. La stessa clausola compromissoria serve ad impedire ad una squadra di fermare il campionato fino a quando sia risolto il possibile contenzioso riguardante la squalifica di un giocatore che richiederebbe tempi bibblici se finissero in mano alla giustizia ordinaria.
    L’uso delle intercettazioni non ne è che un caso esemplare, che cade a pennello.
    Per la Juventus, erano state disposte dalla giustizia ordinaria delle intercettazioni a carico della Juve, giuste o meno non sto qui a sindacare, per questioni non di plusvalenza, ma di bilanci, contabilità e comunicazione agli azionisti, molto probabilmente su richiesta della CONSOB, penso questo in relazione al fatto che le intercettazioni, vengono fatte dal 2020.
    Ora la giustizia sportiva si è trovata tra le mani un mezzo di indagine estremamente potente, ma estraneo alle altre, squadre della federazione.
    Estraneo pure al campo che può occupare il suo intervento, in quanto sprovvista dei requisiti tecnici necessari, presenti invece in campo civilistico e penale.

    Insomma alla grossa siamo di fronte ad un circolo di soci della bocciofila che si accorge che un suo associato ha usato delle bocce taroccate. Si riuniscono i soci e decidono se fargli pagare da bere per tutti o di squalificarlo dal torneo in corso sulla base di azioni di buon senso che vengono fuori dalla discussione tra soci.

    Il livello della federazione è però un altro, stiamo parlando della 4° industria nazionale come fatturato, insomma, certe decisioni, per i soldi che girano non possono essere decise dalla giustizia sportiva! Serve l’intervento della giustizia ordinaria!

    Per il resto abbiamo invece una situazione che molti manager come Marotta, hanno creato, inserendo metodi di contabilità, perfettamente leciti, ma non funzionali per le associazioni sportive, che per loro natura hanno necessità diverse. Metodi che hanno portato all’indebitamento crescente dei club e ad un conseguente impoverimento dell’intera federazione che rischia il declassamento, in corso, a livello delle federazioni dell’Est Europa.

    Qui la federazione utilizza la giustizia sportiva, che grazie all’articolo 4 può letteralmente fare quello che vuole, come strumento. Utilizzo assolutamente sbagliato, in quanto la federazione con le varie assemblee dovrebbe modificare i regolamenti, prima. Cosa che non fa per l’inconcludenza di queste assemblee.
    Siamo chiaramente di fronte ad una scorciatoia.

    Purtroppo però le scorciatoie generano mostri.

    Tutto ciò ci dice che i vari avvocati e tecnici ci stanno raccontando di un mondo che vero o meno è assolutamente slegato dalla realtà.
    Un mondo perfettamente legale, ma altrettanto ingiusto.

    • Beh Luca,
      In realtà i compagni della bocciofila non possono determinare se le bocce dell’associato siano effettivamente taroccate. Gliel’hanno sentito dire, o hanno interpretato questo spiandolo. Ma non hanno mezzi per stabilire che siano taroccate. Allora lo puniscono per slealta’, perché si sentono infastiditi da quello che gli hanno sentito dire. Scaricano su di lui la frustrazione per non essere mai stati capaci di stabilire un criterio sulle bocce che si possano o non si possano usare.
      Eppure sembra che un paio d’anni fa la covisoc avesse comunicato alla procura dei criteri interpretativi. Ma chissà perché quella carta è rimasta più segreta di quella di Ronaldo.
      Ed hai voglia a chiederla a Chine’, non la molla. Alcuni credono che l’abbia ingoiata.
      È sarebbe comprensibile visto che sulla questione plusvalenze sta inanellando figuracce agli occhi della federazione. Si presenta al primo processo coi dati di transfermarket con i quali non ti condannerebbero nemmeno in un tribunale del Burundi. E poi quando gli forniscono le intercettazioni riapre il processo è chiede solo 9 punti! Uno stile accusatorio ancora lontano dallo stile “Torquemada” che esige la Federazione.
      Figuriamoci se molla la carta della covisoc, se gli crolla il processo lui stesso rischia il rogo.
      Per questo ora ha chiesto più tempo per il secondo filone. Quello non è fumoso come le plusvalenze, lì c’è materiale realmente interessante per la procura e Chine’ ha bisogno di studiare per buttarci dentro più violazioni possibili. Un occasione più unica che rara per dare il meglio di se stesso ed essere all’altezza dei suoi compari della Sant… Ops, della Federazione.

      • Dì pure santa inquisizione, Kris, Savanarola e compagnia religiosa, al cospetto di questi personaggi in cerca di autore erano dei dilettanti allo sbaraglio.

      • Ma perché tirare in ballo le bocce?
        Sono 4 più un pallino e ti posso garantire che non si possono taroccare…forse i giocatori si, infatti una volta per voler farmi giustizia da solo mi sono beccato 6 mesi di squalifica dalla giustizia FIB.

        😂😂😂

      • All’esempio delle bocce manca un particolare importante. Cioè che quasi tutti i soci della bocciofila hanno le bocce taroccate. Però non gli va bene che comunque uno sia più bravo e vinca quasi sempre…

  3. Alessandro Magno

    Nel 2006 ci divisero in innocentisti e colpevolisti e ci massacrarono. Ricordo bene quanti juventini erano contro Moggi. Oggi chi non ha imparato la lezione si astenga dal commentare. Abbiamo bisogno che il nostro fronte sia unito e compatto. Chi non se la sente stia lontano.

    • Concordo in pieno, ecco perchè chiesi a Cinzia di tenere fuori altre considerazioni per dare addosso alla Società. Se ha sbagliato è giusto che paghi, ma preparare alla corrente dei giustizialisti pure dei pretesti per darci addosso, proprio no.

    • Ben,
      siamo con un piede in serie B.
      Giusto o meno per merito, colpa o responsabilità del nostro Presidente Andrea.
      Presidente che è stato il miglior presidente da quando seguo la Juve per il tanto che ha fatto.
      Però oggi ci vogliono in B, e forse ci andremo di nuovo.
      Il nostro fronte però oggi è unito, unito anche nei giocatori perchè Bonucci e Chiellini che non giocano nella Juve per rispondere alla Nazionale sono cose che non vorrei più vedere, fortunatamente, uno è in USA e l’altro è stato deposto dal gruppo in favore di Danilo.
      Vedo un fronte unito, unito nel disdire hli abbonamenti.
      Protesta legittima, regolare, nei termini di legge.
      Inutili le manifestazioni, le proteste.
      Noi abbiamo un bazooka!
      Facciamo disdetta, non abboniamoci, e facciamo saltare il banco.

      Nel frattempo, già il ministro dello sport e dell’economia sono intervenuti.

      Un caso?

    • Hai ragione, per questo non mi sono piaciute per niente le posizioni della conduttrice, che ha cercato di giustificare in tutti i modi la giustizia sportiva e colpevolizzare la dirigenza che ci ha fatto primeggiare in Italia per 9 stagioni di fila. E ha anche provato a delegittimare la sacrosanta protesta che stiamo facendo per la disdetta degli abbonamenti alle pay-tv. E’ chiaro che le tv non c’entrano, ma la maggior parte dei soldi al calcio italiano arriva da lì. Una delle poche armi che abbiamo è colpirli nel portafoglio.

  4. Diritto dello Sport
    ___________________________________________

    Utilizzabilità o no delle intercettazioni

    “In termini di ammissibilità, sul piano della valenza probatoria, secondo l’orientamento della giurisprudenza di legittimità, gli indizi raccolti nel corso delle intercettazioni telefoniche possono costituire fonte diretta di prove della colpevolezza e non devono necessariamente trovare riscontro in altri elementi esterni qualora siano gravi (cioè consistenti e resistenti alle obiezioni), precisi (cioè non generici), concordanti (cioè non contrastanti fra loro). Pertanto, a prescindere dalla circostanza che si tratta, quasi sempre, di conversazioni non disconosciute dai deferiti, si pone solo una questione di attendibilità, che impone all’organo di giustizia sportiva un attento controllo dei contenuti delle conversazioni, avuto riguardo alla tipicità del settore di riferimento. In altri termini, PER RITENERE PROVATO L’ILLECITO SPORTIVO, gli organi di giustizia sportiva possono basarsi sulle intercettazioni telefoniche ove il contenuto delle conversazioni intervenute tra il soggetto deferito e i suoi interlocutori sia stato sottoposto a vaglio critico e VENGA CONSIDERATO ESPRESSIVO DI UN COMUNE INTENTO FRAUDOLENTO.”
    A questo proposito il Collegio di Garanzia della Sport (definito secondo lo Statuto del CONI «organo di giustizia sportiva di ultimo grado») nella Decisione del 28 marzo 2018, n. 19, scrive che:
    “… nell’approcciare le condotte violative delle regole, non bisogna discostarsi in maniera superficiale dalle specifiche previsioni normative in corretta applicazione del principio generale penalistico (… applicabile anche al giudizio civile e, per tale via, anche al giudizio sportivo ex articolo 2, comma 6, del CGS CONI) del nullum crimen, nulla poena sine lege. Apertis verbis (ndr con parole esplicite), IN ASSENZA DI PREVISONE NORMATIVA NON E’ POSSIBILE ADOTTARE UNA SANZIONE PER UNA CONDOTTA NON PREVISTA, né tanto meno si può ricorrere all’analogia che, come è noto, sconta un suo divieto applicativo in ambito penalistico (e la sanzione disciplinare in ambito sportivo è equivalente ad una condotta penale) in forza del principio c.d. di legalità formale…”

    P.S.: Il principio di legalità formale esprime il divieto di punire un qualsiasi fatto che non sia espressamente previsto come reato (nello specifico quanto previsto dall’art.4 del CGS) dalla legge e con pene che non siano dalla legge espressamente stabilite.

  5. No, non ci credo. Pure Grassani a “favore” della Juve… dove sta la fregatura?🤔

    • Beh Grassani fa lo stupido ma non lo è. Ha capito bene che pure il suo Napoli è sotto scacco perché il gioco sporco è ancora quello di salvare le m…de ( scusami ma oltre non riesco a scriverlo) dal fallimento e dar loro un altro cartone da festeggiare.
      Ormai tutto si può ribaltare e questi primi 15 punti rifilati alla Juve sono solo l’inizio. Ora per trovare una certa pace sociale metteranno nel calderone anche qualcun’altra, sperando che quel mal comune possa essere mezzo gaudio e per dare l’idea di una giustizia più imparziale.
      Farsopoli ha fatto storia.

  6. È notizia di ieri pomeriggio che la finanza sia arrivata ad indagare sull’acquisto del fondo del Milan. Che strana coincidenza proprio questo periodo come se nessuno sapesse da sempre che lì c’era del marcio dal giorno in cui Berlusconi decise di vendersi la società.
    Certe coincidenze per deviare le attenzioni non vi sembrano proprio fatte ad orologeria? Ma siamo tutti scemi? Dico io?

  7. Antonio,
    il problema è un’altro.
    Posso andare in B, posso considerare il mondo.
    Il problema è che, sostanzialmente, la serie A oggi fa schifo.
    Perchè la dovrei guardare?
    Perchè dovrei perdere tempo, soldi e passione per un campionato farlocco?

    Sinceramente, guarederò sempre la Juve, sono abbonato a J tv e di sicuro non disdico.
    Ma la Premier league è un’altra cosa, e la Champions League ha un livello assoluto.
    Il mio calcio è oggi questo.

    La Juve?
    Troppi problemi, economici, legali tattici, mi lega un probrema di amore.
    Ma il calcio oggi è altrove

  8. Alessandro Magno

    non c’è più tempo per ragionare e prestare il fianco ai nostri nemici c’è una nuova guerra da combattere purtroppo per tutti , l’avremmo certo evitata ma l’antijuntinità non muore mai.

    • Certo è questa la guerra.
      Stop a tutti gli abbonamenti che non siano a JTv per il resto stop su tutto.
      Concordo, vogliono la guerra e guerra sia

  9. JU29RO

    La giustizia sportiva non è giustizia (Luca Zamagni)

    La recente penalizzazione della Juventus nell’ambito del procedimento sulle plusvalenze ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica sulle modalità con cui gli organi di giustizia sportiva esercitano le proprie prerogative.
    Diversi giuristi hanno segnalato (non da oggi, per la verità) l’anomalia di un sistema che, in spregio ad elementari principi di civiltà giuridica, emette decisioni le cui conseguenze impattano non soltanto sulle passioni dei tifosi, ma anche sugli interessi economici dei club e, più in generale, del “sistema calcio” (stanno facendo discutere, ad esempio, gli appelli ai tifosi da parte di numerosi official fan club juventini italiani ed esteri a recedere dai contratti con le pay tv e a boicottare gli sponsor del campionato italiano di Serie A).

    Non è più sostenibile un sistema organizzativo che ha la pretesa di autodefinirsi “giustizia”, ma le cui decisioni non hanno nulla di “giusto”.

    La “giustizia” sportiva non è giusta, perché reclama la propria autonomia, ma poi istruisce procedimenti sommari attingendo a materiale acquisito da autorità inquirenti statali (le Procure della Repubblica), quindi ben prima che quel materiale possa diventare “prova” (che come tale, negli ordinamenti processuali penali, si forma solo in dibattimento).

    La “giustizia” sportiva non è giusta, perché viola il principio di uguaglianza, essendo di fatto subalterna rispetto all’attività di indagine delle Procure delle Repubblica. Infatti, se, in presenza di notizie di reato analoghe per vicende assimilabili, una Procura statale indaga a lungo ed un’altra ben presto archivia, la Procura sportiva finirà fatalmente per acquisire il materiale dalla più solerte Procura statale procedente, istruendo un processo sportivo che potrebbe condurre all’irrogazione di sanzioni anche se poi il processo ordinario istruito dalla Procura statale finisse (magari dopo molti anni) con esito assolutorio per gli indagati.

    La “giustizia” sportiva non è giusta, perché rivendica un inconcepibile diritto ad essere “veloce”, quando la prova di un’eventuale colpevolezza esige approfondimenti istruttori e ponderate valutazioni. Diversamente non si presume l’innocenza, bensì la colpevolezza.

    La “giustizia” sportiva non è giusta, perché viola il principio di legalità (“nullum crimen, nulla poena sine praevia lege”), finendo per irrogare sanzioni per comportamenti ammessi dall’ordinamento, ma rielaborati in via interpretativa, al di fuori di ogni canone di tassatività.

    La “giustizia” sportiva non è giusta, perché spesso contempla sanzioni prive di massimi edittali, esponendo il condannato ad una pena rimessa all’arbitrio del giudicante.

    La “giustizia” sportiva non è giusta, perché non conosce il giusto processo, violando la parità dei diritti tra difesa ed accusa e trattando come prove quelli che possono al massimo essere mezzi di ricerca della prova (ad esempio le intercettazioni telefoniche, oltretutto solo quelle che confluiscono nel fascicolo del PM) che necessitano sempre di essere validati in sede dibattimentale.

    La “giustizia” sportiva non è giusta, perché è permeabile a condizionamenti esterni, come dimostrato da intollerabili anticipazioni di verdetti di condanna veicolati da mezzi di comunicazione o soggetti beninformati, a discapito dell’imparzialità e della terzietà del giudice.

    Potremmo continuare, ma può bastare affinché ogni giurista (ed in verità ogni cittadino) che ha a cuore i principi della nostra Costituzione si ponga una domanda: per quale motivo la “giustizia” sportiva – una giustizia ingiusta – esiste ancora?

    La risposta, forse, non ha nulla a che fare con il Diritto e con la Giustizia.

    • Bello scritto Barone,
      nel quale è scritto in modo molto più dotto, quello che è scritto nelle mie semplici considerazioni di ieri.

      La risposta non può essere che nei fini della giustizia Sportiva, nei compiti, che non sono certo quelli utilizzati fino ad oggi, ma devono rientrare in un ambito funzionale al normale cammino dl campionato, cartellini, squalifiche e poco più.

      Mentre nei casi più complessi debba costituirsi parte in causa ed appellarsi alla giustizia ordinaria.

  10. UNA CLOACA A CIELO APERTO

    Escludendo il Napoli la lotta per i posti in Champions sono tre per le 5 in classifica dietro il Napoli.
    Per salvarne una in particolare visto come si regge a galla abituata da anni con gli aiuti una ma anche due di Lotito e poi il Covid (vedi scudetto vinto) hanno pensato di toglierne una di mezzo, la Juventus, perché i 50 milioni che frutta la grande coppa servono in particolare a una società in particolare.

    Manco a farlo apposta sta società deve versare una cifra pari o vicino ai 50 milioni per pagare gli inter-essi passivi generati dal prestito per rifinanziare il prestito precedente.

    Due anni fa tali cifre sono arrivate da cessioni di giocatori
    anche bravi non più disponibili ora nel 2023, per ovvi motivi, rosa invecchiata, contratti eccellenti che scadono, quindi a zero, risultati sportivi non di tutto rispetto con quelle vittorie sottratte alla Juve.

    Con la manovra di bilancio sulle tasse un aiutino è arrivato anche dallo Stato…ma non basta…
    quando il debito è ormai tre volte superiore ai ricavi, senza patrimonio immobiliare (solo affitti), quando bisogna ricorrere a prestiti per ripagare prestiti con tassi altissimi, la Champions diventa vitale.

    Il pericolo più grande chi è per questa MADRE?
    È la Juventus, quindi la tolgono di mezzo…

    Tanto ci pensa Elkann

  11. Girando per il Web ho buttato l’occhio su una tabella interessante.
    Riguarda la stagione 2016 anno in cui le plusvalenze sembra abbiano segnato una specie di record, ma all’epoca non erano “fuorilegge” ed erano considerate un buon metodo per finanziare le società. Mi ricordo solo io i complimenti a Marotta per aver portato il Player trading alla Juventus?
    Consideriamo nell’ordine, Squadra Plusvalenze, Ricavi senza plus. E % sui ricavi.
    Atalanta 23.27 51.07 45.57%
    Cagliari 14.55 53.40 27.26%
    Cesena 22.24 31.72 70.10%
    Chievo 12.79 42.63 30.00%
    Empoli 7.97 31.65 25.18%
    Fiorentina 29.17 102.78 28.38%
    Genoa 36.32 69.75 52.07%
    H.Verona 10.34 40.76 25.36%
    Inter 20.67 176.8 11.74%
    Juventus 20.64 327.60 6.30%
    Lazio 0.00 100.66 0.00%
    Milan 1.30 219.74 0.59%
    Napoli 11.89 131.51 9.04%
    Palermo 38.67 52.16 74.14%
    Roma 38.47 180.63 21.30%
    Sampdoria 24.46 60.78 40.24%
    Sassuolo 26.32 60.99 43.16
    Torino 17.81 59.81 29.78
    Udinese 48.33 54.13 89.28
    E’ chiaro, che ritornano in mente le parole degli antijuventini quando parlano di “sistema Juventus” per alterare i bilanci.
    Come si nota però dalla tabella, seppur datata, chi ricorre all’uso sistematico delle plusvalenze per alterare i bilanci, non è certo la Juventus

  12. Oooops…
    L’incolonnamento si è perso, peccato.
    Comunque con un po’ di attenzione il concetto è chiaro. :mrgreen:

  13. Girando per il Web ho buttato l’occhio su una tabella interessante.
    Riguarda la stagione 2016 anno in cui le plusvalenze sembra abbiano segnato una specie di record, ma all’epoca non erano “fuorilegge” ed erano considerate un buon metodo per finanziare le società. Mi ricordo solo io i complimenti a Marotta per aver portato il Player trading alla Juventus?
    Consideriamo nell’ordine, Squadra Plusvalenze, Ricavi senza plus. E % sui ricavi.
    Atalanta________23.27____51.07___45.57%
    Cagliari________14.55____53.40___27.26%
    Cesena__________22.24____31.72___70.10%
    Chievo__________12.79____42.63___30.00%
    Empoli___________7.97____31.65___25.18%
    Fiorentina______29.17___102.78___28.38%
    H.Verona________10.34____40.76___25.36%
    Inter___________20.67___176.80___11.74%
    Juventus________20.64___327.60____6.30%
    Lazio____________0.00___100.66____0.00%
    Milan____________1.30___219.74____0.59%
    Napoli__________11.89___131.51____9.04%
    Palermo_________38.67____52.16___74.14%
    Roma____________38.47___180.63___21.30%
    Sampdoria_______24.46____60.78___40.24%
    Sassuolo________26.32____60.99___43.16%
    Torino__________17.81____59.81___29.78%
    Udinese_________48.33____54.13___89.28%

    E’ chiaro, che ritornano in mente le parole degli antijuventini quando parlano di “sistema Juventus” per alterare i bilanci.
    Come si nota però dalla tabella, seppur datata, chi ricorre all’uso sistematico delle plusvalenze per alterare i bilanci, non è certo la Juventus

  14. L’INKIESTA

    𝐅𝐢𝐚𝐭 𝐢𝐧𝐢𝐮𝐫𝐢𝐚, 𝐩𝐞𝐫𝐞𝐚𝐭 𝐦𝐮𝐧𝐝𝐮𝐬

    𝐋𝐚 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐬𝐮 𝐦𝐢𝐬𝐮𝐫𝐚 𝐞 𝐥𝐚 𝐟𝐮𝐜𝐢𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐉𝐮𝐯𝐞𝐧𝐭𝐮𝐬

    di 𝘔𝘢𝘶𝘳𝘪𝘻𝘪𝘰 𝘈𝘴𝘴𝘢𝘭𝘵𝘰 (Linkiesta)

    https://www.linkiesta.it/2023/01/juve-giustizia-sportiva-serie-a/

    “Fiat iustitia, pereat mundus” è il motto che Ferdinando I d’Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero dal 1556 al 1564, aveva ripreso dalle parole attribuite al cesaricida Gaio Cassio Longino. La divisa dei fanatici di ogni tempo, disposti a sacrificare il mondo intero pur di fare giustizia, potrebbe essere riformulata davanti alla condanna inflitta alla Juventus dalla Corte d’appello della Federcalcio: “fiat iniuria, pereat mundus”. Ovvero: sia fatta l’ingiustizia (ma il latino iniuria suona più adatto) e perisca pure tutto il mondo. Quello del calcio, ovviamente. Ma forse non solo.

    In attesa che vengano pubblicate le motivazioni, conosciute le quali sarà possibile un giudizio più ponderato sul merito, è possibile fin d’ora qualche considerazione su una sentenza emessa in capo a un procedimento sommario, che ricorda quelli dei tribunali militari della Prima guerra mondiale conclusi con la fucilazione al fronte. Un esito che lascia sconcertati. Perché al di là delle plusvalenze, che alimentavano una bolla inevitabilmente destinata presto o tardi a scoppiare, al di là di una gestione sportiva che lascia a sua volta sconcertati, ma che non era un segreto per nessuno e di cui tutti i giornali parlavano tranquillamente, restano le domande che tutti i tifosi della Juve, e anche quelli di altre squadre non accecati dal livore, e forse nel loro intimo anche quelli accecati, si sono fatte in questi giorni.

    C’è la questione (già sollevata su Linkiesta sabato scorso) del ne bis in idem, ossia del “diritto di non essere giudicato o punito due volte per lo stesso reato” (articolo 50 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea): un principio fondamentale anche nell’ordinamento giuridico italiano, evidentemente ignoto a quell’ordinamento parallelo con licenza di arbitrio che è la giustizia sportiva, che lo scorso 15 aprile aveva prosciolto la Juventus e gli altri dieci club coinvolti nel caso plusvalenze.

    È vero che dagli sviluppi dell’inchiesta Prisma sono nel frattempo emersi nuovi elementi probatori (ancora tutti da valutare in sede processuale), ma è anche vero che questi nuovi elementi sono potuti emergere in seguito alle intercettazioni autorizzate dal Giudice per le indagini preliminari perché la Juventus, a differenza delle altre, è una società quotata in Borsa (il che configura ovviamente una diversa responsabilità, da esaminare in sede penale). E già questa è una sperequazione, o, per restare nell’ambito di cui si tratta, qualcosa di palesemente “antisportivo”.

    Ma basta l’assenza di elementi nuovi a spiegare il diverso trattamento degli altri dieci club, di cui la Corte d’appello federale ha confermato il proscioglimento? E perché nessuna indagine è stata avviata nei confronti di tutti i club con cui la Juventus ha realizzato le plusvalenze attraverso scambi di calciatori con valutazioni gonfiate?

    Anche qui c’è una ragione (solertemente spiegata dalla Gazzetta dello Sport): la Juventus avrebbe eretto a “sistema” quella che per gli altri può essere stata una pratica occasionale. Ossia la differenza qualitativa del reato sarebbe determinata dalla sua differenza quantitativa (dalla quantità alla qualità: Aristotele avrebbe da ridire).

    Ma se io uccidessi una persona non sarei meno assassino che se ne uccidessi diverse: meriterei magari un solo ergastolo anziché diversi ergastoli, e potrei forse sperare in una commutazione della pena, ma non sarei di certo esente dalla colpa.

    E poi perché non immaginare che analoghi “sistemi” sarebbero potuti emergere a carico di queste altre società se anche i loro telefoni fossero stati sottoposti a intercettazione metodica, non solo cioè in occasione delle interlocuzioni con la Juventus?

    Certo, i tribunali giudicano in base agli elementi di cui dispongono, ma il fatto che la ricerca di elementi non sia stata approfondita nei confronti degli altri soggetti alimenta la sgradevole impressione di una sospetta disparità di trattamento.

    Il problema maggiore è però un altro. Nelle motivazioni della sentenza che lo scorso aprile aveva prosciolto le undici società deferite dalla Procura federale si spiegava che non esiste un metodo unico o oggettivo per arrivare a stabilire il reale valore di un giocatore: «tale valore», si leggeva sul sito della Figc, «è dato e nasce in un libero mercato, peraltro caratterizzato dalla necessità della contemporanea concorde volontà delle due società e del calciatore interessato».

    Constatazioni indiscutibili, perfino ovvie, ma ora contraddette. Che il valore di due giovani mai approdati alla prima squadra non sia quello attribuito loro nello scambio plusvalente era chiaro e sotto gli occhi di tutti, ma è altrettanto chiaro che nessuno può contestarlo: come, in basi a quali criteri? E soprattutto: perché nessuno (leggasi la FIGC) è mai intervenuto per porre un argine normativo a questa pratica insostenibile?

    Ricordiamo che il meccanismo delle plusvalenze non è una novità, essendo stato praticato fin dai primi anni Duemila, in particolare da inter e Milan che all’epoca si scambiarono diversi giocatori, tra i quali Seedorf, Guly, Coco, Helveg, Simic. Allora si era agli inizi e si lasciò correre. Ma vent’anni dopo?

    In assenza di un quadro regolamentare che disciplini la materia e preveda le sanzioni del caso, il ricorso alle plusvalenze si è ampliato (non solo a livello nazionale), nell’ipocrita disinteresse delle istituzioni teoricamente preposte che fanno finta di niente e si coprono entrambi gli occhi salvo aprirne uno solo per calare ogni tanto una punizione esemplare a senso unico.

    Giustizia su misura, confezionata all’impronta. La Juventus avrebbe violato una regola che non esiste, come opportunamente fanno osservare i suoi avvocati. Lo stesso ministro dello Sport Andrea Abodi (già presidente della Lega di Serie B), che in un primo momento aveva dato l’impressione di volersi tenere fuori della disputa, in una successiva intervista con Repubblica si è augurato che il tutto «non sia definito dal tifo» e, richiamando il «bisogno di trasparenza e credibilità», ha avvertito che «quanto sta succedendo non contribuisce al raggiungimento di questi obiettivi, e quindi è probabile che io debba proporre un intervento che riguardi la razionalizzazione dell’efficacia, dell’efficienza, della trasparenza e della intelligibilità della giustizia sportiva e anche dei modelli di gestione dello sport professionistico». Insomma, se le autorità sportive continueranno a latitare, sarà la politica a dover intervenire. Speriamo.

    In Italia come in molta parte del mondo il calcio è molto più di un mero fatto sportivo. Come risulta dalla XII edizione (2022) di ReportCalcio, il rapporto annuale curato dal Centro Studi della FIGC, il calcio professionistico è per il nostro Paese un asset strategico, con un impatto indiretto e indotto sul prodotto interno lordo pari a 10,2 miliardi di euro che genera oltre 112.000 posti di lavoro. È innegabile che a questi risultati la Juventus, la squadra con più seguito in Italia (dagli 8 ai 14 milioni, a seconda dei rilevamenti, con una percentuale in ogni caso superiore a un tifoso di calcio su tre), contribuisca in maniera determinante. Ed è evidente come un sia pur temporaneo confinamento della Juventus al di fuori del “grande giro” (anche la Uefa attende la conclusione dei processi penali e sportivi italiani per decidere l’eventuale esclusione dalle coppe) nuoccia al sistema calcio e indirettamente al sistema Paese.

    Il precedente parla chiaro. Nel 2006, l’anno di Calciopoli, la Serie A non era più “il campionato più bello del mondo” ma se la giocava alla pari con gli altri principali campionati europei: nella finale mondiale di Berlino, tra la Nazionale italiana (vincitrice) e quella francese scesero in campo ben otto giocatori juventini (dieci considerando gli ex Zidane e Henry, più l’ex allenatore Lippi); dopo la frettolosa condanna della Juventus, retrocessa in Serie B e costretta a smantellare la squadra, il calcio italiano è entrato in una fase di declino – di risultati, attrattività, valore economico – da cui non si è più ripreso (nonostante un Europeo vinto, in mezzo a due epocali fallimenti alle qualificazioni mondiali). E adesso migliaia di tifosi juventini (pare soprattutto al Sud, undicimila solo in Puglia), per protesta contro le “inique sanzioni”, non pensano di scatenare una guerra mondiale, ma stanno già disdicendo l’abbonamento alle piattaforme di streaming: meno soldi alle tv vuol dire meno soldi al calcio (e agli altri sport a cui il calcio, attraverso il Coni, contribuisce), e quindi meno risorse per allestire squadre competitive, meno spettacolo, meno risultati, meno pubblico, meno indotto. E meno posti di lavoro.

    E con ciò siamo ricondotti alla seconda parte della sentenza latina citata all’inizio. Ossia all’eventualità che pereat mundus, come conseguenza del fatto che sia stata fatta (in)giustizia. Ma, come osservava in proposito Amartya Sen (L’idea di giustizia, trad. it. Mondadori 2010), se il mondo finisse ci sarebbe poco da festeggiare.

  15. McKennie non convocato, si trova in Inghilterra perché trovato l’accordo con il Leeds…
    Chiesa non convocato per un piccolo risentimento al ginocchio operato…rientra in Coppa Italia

    Vlahovic e Pogba in panchina con una autonomia di una trentina di minuti.

  16. In un’intervista a TS l’Avv.Cesare Di Cintio, esperto di Diritto Sportivo, come motivazione della condanna ipotizza che possa essere applicato il combinato disposto fra le condotte contrarie ai principi della “Lealtà, della correttezza e della probità” (art.4 CGS) con l’art 31 comma 1 CGS FIGC che al comma 1 recita:
    “1. Costituisce illecito amministrativo la mancata produzione, l’alterazione o la falsificazione materiale o ideologica, anche parziale, dei documenti richiesti dagli organi di giustizia sportiva, dalla Commissione di Vigilanza sulle Società di Calcio Professionistiche (COVISOC) e dagli altri organi di controllo della Federazione nonché dagli organismi competenti in relazione al rilascio delle licenze UEFA e FIGC, ovvero il fornire informazioni mendaci, reticenti o parziali. Costituiscono altresì illecito amministrativo i comportamenti comunque diretti a eludere la normativa federale in materia gestionale ed economica nonché la mancata esecuzione delle decisioni degli organi federali competenti in materia.”

    Mi chiedo e chiedo allora agli esperti di diritto che frequentano questo blog, quali siano state (nello specifico delle plusvalenze) le condotte in violazione di questo comma art.31 del CGS, premesso e assodato che ad aprile dello scorso anno lo stesso Tribunale federale ha prosciolto le 11 società e i 59 dirigenti deferiti, con la motivazione che ha “ritenuto non utilizzabile il metodo di valutazione posto dalla Procura Federale a fondamento del deferimento e in assenza di una disposizione generale regolatrice, consegue che le cessioni oggetto del deferimento stesso non possono costituire illecito disciplinare.”

    Sulla base di quanto sopra, qualora la motivazione della sentenza di condanna fosse quella ipotizzata del combinato disposto fra l’art.4 e l’art31 CGS comma 1) ci sarebbe da capire su quali ulteriori prove documentali (le intercettazioni non lo sono) si regge l’accusa e l’eventuale reiterata sentenza di condanna sulla questione plusvalenze, dopo che in una precedente sentenza lo stesso organo di giustizia sportiva ha decretato che: “in assenza di una disposizione generale regolatrice, consegue che le cessioni oggetto del deferimento stesso non possono costituire illecito disciplinare.”

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