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Contributo volontario per la realizzazione della copertura al monumento Per Non Dimenticare Heysel di Reggio Emilia
Di Alessandro Magno
Non è nostro solito chiedere soldi agli amici tifosi e lettori, non lo abbiamo mai fatto. Tuttavia c’è sempre una prima volta specie quanto la causa è così nobile. A Reggio Emilia forse non tutti lo sanno, si trova il monumento dedicato alle vittime della tragedia Heysel. E’ lunga tutta la storia da raccontare ma qualcosa vi posso accennare. Questo monumento una volta inaugurato nel 1991 è stato letteralmente abbandonato nella più totale incuria . Col tempo si è rovinato , sgretolato. Le piante intorno al monumento non sono mai state potate , sono cresciute a dismisura diventando un groviglio di erbacce , una giungla . E’ così che due normalissimi tifosi Juventini Rossano e Giulia per puro spirito di compassione per quegli angeli abbandonati e dimenticati hanno deciso di prendersene cura. Mai come in questo caso si può usare il termine ” prendersene cura” perchè questi due miei carissimi amici , e sottolineo normalissime persone in quanto non ultras nè tanto meno vicino alla società, nè tanto meno rappresentanti di chissà quali istituazioni, insomma due persone come sono io e tanti altri hanno proprio ”curato” questo monumento fino ad averlo ”guarito”. E’ qui a Reggio Emilia dinnanzi a questo monumento che si sono tenute le cerimonie annuali in ricordo di quegli angeli innocenti.
Veniamo al punto perchè voglio essere sobrio e non voglio strappare lacrime facili ad alcuno. Dopo averlo riportato alla luce , risistemato e aggiustato laddove necessario Rossano e Giulia si sono lanciati nell’ambizioso progetto di dargli una copertura per proteggerlo dalle intemperie. Ora capirete che per intenderci bisogna realizzare una copertura con travi, traverse, piloni, probabilmente scavare delle fosse dove mettere della calcestruzzo (non sono ingegnere nè muratore ma vado a intuito), insomma c’è da comprare del materiale, c’è da pagare chi ha realizzato il progetto e i muratori che lo realizzeranno. Non è gratis … e non è una spesa da poco. Praticamente bisogna costruire una casetta sopra questo monumento ma senza le pareti. Io conosco le cifre perchè sono amico di Rossano e Giulia e vi dico che la cifra è importante. Sono 14mila euro e fino ad oggi ne sono stati raccolti circa 850. Ora quello che vi chiedo e di versare un aiuto a queste persone che stanno facendo tutto questo perchè ne hanno bisogno, vi chiedo questo perchè conosco personalmente loro e mi fido ciecamente di loro. Sono persone a cui potreste affidare il vostro portafoglio che ve lo renderebbero intatto. Garantisco io per loro. Io ho già mandato la mia quota. Se riusciro’ mandero’ ancora qualcosa. Potete mandare tanto o poco quello che riuscite a fare fate, tutto e utile ogni piccola goccia è importante. Da parte mia vi garantisco che mettero su questo blog ogni avanzamento dei lavori e ogni totale della cifra raccolta. Qualsiasi notizia nella massima trasparenza. Quando avremo raccolto i soldi necessari ci fermeremo e io ve lo comunichero’. Vi prego per quanto vi è possibile di dare una mano. Non lasciate che questo messaggio finisca nel dimenticatoio. Le persone che ci hanno lasciato rivivono nel ricordo di chi non le dimentica. Fatelo per quei 39 Angeli . Grazie.
Per ogni eventuale contributo
Poestepay : Carta nr .4023 6006 4682 1688
Bonifico : IBAN – IT79D0538766510000002150984
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TUTTO INTESTATO A IULIANA BODNARI – Segretaria Comitato Per Non Dimenticare Heysel di R.e .
Petizione – Non abbattete il Monumento alla Memoria delle vittime dell’Heysel
http://www.change.org/it/petizioni/non-abbattete-il-monumento-alla-memoria-delle-vittime-dell-heysel
Speravo e pensavo che una petizione così importante, con motivazioni cosi forti e giuste, non dovesse essere ”spinta” piu’ di tanto, ma sarebbe arrivata alle 5000 firme nel giro di pochi giorni.
Mi trovo altresì a constatare invece, che il tifoso medio purtroppo perde molto volentieri piu’ tempo a votare se questo o quel giocatore deve restare, o questo o quell’obiettivo di mercato deve arrivare.
Ci sono cose piu’ importanti del calcio mercato ragazzi, cosi come ci sono cose piu’ importanti di una partita di calcio in se.
Questa è una di quelle cose.
E’ importante che facciamo tutto quanto è nelle nostre possibilità perchè nella ricostruzione del nuovo impianto di Bruxelles ci sia ancora posto per il monumento ai caduti dell’Heysel.
Per quei nostri cari angeli ma anche per noi stessi, perchè sono parte della nostra storia e perchè queste tragedie non abbiano piu’ a ripetersi.
Vi prego perdete un attimo del vostro tempo e firmate.
Grazie a nome di quei caduti.
Alessandro Magno
Lettera del Presidente Andrea Agnelli al comitato ”Per non dimenticare Heysel”
29 Maggio 1985 – 29 Maggio 2013.
ACERRA ROCCO, BALLI BRUNO, BOS ALFONS,BRUSCHERA GIANCARLO,CASULA ANDREA, CASULA GIOVANNI, CERULLO NINO, CHIELENS WILLY,CONTI GIUSEPPINA,DAENINCKX DIRK,FABBRO DIONISIO, FRANCOIS JACQUES, GAGLIANO EUGENIO, GALLI FRANCESCO, GONNELLI GIANCARLO, GUARINI ALBERTO,LANDINI GIOVACCHINO, LORENTINI ROBERTO, LUSCI BARBARA, MARTELLI FRANCO,MESSORE LORIS, MASTROIACO GIANNI,MAZZINO SERGIO, PAPALUCA LUCIANO,PIDONE LUIGI,PISTOLATO BENITO,RADCLIFFE PATRICK,RAGAZZI DOMENICO,RAGNANESE ANTONIO,ROBERT CLAUDE,RONCHI MARIO, RUSSO DOMENICO,SALVI TARCISIO, SARTO GIANFRANCO,SPALAORE GIUSEPPE, SPANU MARIO, VENTURIN TARCISIO,WALLA JEAN MICHEL, ZAVARONI CLAUDIO.
Intervista a Francesco Caremani
Fra le persone meravigliose che posso annoverare fra le mie amicizie un posto speciale spetta sicuramente a Giulia Iuliana Bodnari, per me semplicemente Giulia. Ci siamo conosciuti grazie alla nostra passione per la Juventus e ne è nata un intesa e una stima reciproca veramente notevole. E’ cosi che un giorno in previsione della commemorazione annuale delle vittime dell’Heysel, che quest’anno si terra il 1 Giugno, Giulia mi a chiesto testuale : ” Ale tu che scrivi così bene scrivi qualcosa per me per la commemorazione”. Ho preso subito alla lettera ”l’ordine” di Giulia. Potevo scrivere sicuramente dei ricordi di bambino di quel brutto giorno. Avevo 12 anni ed ero davanti alla tv con mio fratello e mio papà. Ricordo tutto. Un giorno forse racconterò anche questa storia. Questa volta, per Giulia ho deciso invece di realizzare questa intervista. Di lasciare la parola a chi sicuramente sull’Heysel è più informato di me e ha cose più interessanti da far conoscere al pubblico.
Questa intervista è per Giulia e suo marito Rossano, per Carla e Giancarlo, per Mimmo che se vorrà metterla nel suo museo ne sarò onorato.
Alessandro Magno
Intervista a Francesco Caremani
(Francesco Caremani in occasione del ventennale sul luogo dove sorgeva la rete che divideva gli Inglesi dagli Italiani)
(Il libro)
Francesco Caremani giornalista, scrittore, noto tifoso juventino, conosciuto al pubblico soprattutto per il suo impegno: la ricerca della verità sulla triste vicenda dell’Heysel.
1. Ciao Francesco cercherò di farti delle domande diverse dalle consuete, intanto ti ho presentato bene?
«“Noto tifoso juventino”? Non direi, per vari motivi (e non per colpa mia). Il primo e più semplice è che da ragazzo tifavo Juventus, nel senso più appassionato del termine, ma oggi non mi riconosco affatto nella parola “tifoso” dietro la quale si nascondono in troppi dopo aver detto e fatto le peggio cose. Il secondo, banale, è che sono un giornalista, ho fatto tanta fatica per diventarlo e secondo me un giornalista tifoso non è un buon giornalista; un giornalista deve essere credibile piuttosto che tifoso e le due cose spesso (nel calcio italiano) sono l’una contraria dell’altra. Il terzo risale a qualche tempo fa, dopo una bellissima presentazione del libro sull’Heysel a Mantova con Bruno Pizzul su Facebook arriva un commento che augura la morte all’ex telecronista Rai accusato di essere antijuventino, cosa per me inaccettabile, così controbatto in maniera forte e decisa, la risposta? Guai a me se mi consideravo juventino (e non era la prima volta). Oggi c’è tanta voglia di rilasciare patenti, di mettere le persone in un contenitore (forse perché chi ha un pensiero indipendente, non catalogabile, crea diffidenza, paura, panico, crisi d’ansia, come una figurina fuori posto, ma per fortuna siamo uomini), con me o contro di me. Ho 43 anni e ‘vengo’ da un altro calcio, un calcio in cui gli avversari si ammiravano, dove s’imparavano ad amare quando vestivano tutti insieme la maglia della Nazionale, l’odio verso la quale per me è pura blasfemia, quindi puoi ben capire quanto le ragioni (se di ragione si tratta) del tifo siano lontane dal mio modo di pensare, intendere e raccontare il calcio, lo sport più in generale. Se penso a me come tifoso penso a me come tifoso della Nazionale. Però, c’è un però, c’è stato un momento in cui molti giornalisti che fino al momento prima avevano beatificato la Juventus le si sono rivoltati contro per mera sopravvivenza (gli stessi che adesso le si stanno riavvicinando), per contingenza e puro calcolo personale. Ecco, quando non conveniva non ho nascosto la mia passione giovanile e la squadra per cui facevo il tifo (che poi ti resta attaccata addosso per sempre), sono fatto così, sono un giornalista nel bene e nel male, quello che conviene lo lascio agli altri, tifosi compresi, come dimostra il libro sull’Heysel: se una cosa è accaduta, quindi vera, lo è a prescindere dai colori sociali. A pensarci bene sono anch’io un ultrà: del giornalismo e delle cose in cui credo, come il fair play, per esempio. Poi siamo in democrazia e ognuno può affibbiarmi le patenti che vuole, questo non cambierà quello che sono, tanto meno le mie idee. Ovviamente grazie per il “noto”, troppo buono».
2. Sinceramente, ti spiace essere conosciuto più che altro per i tuoi scritti sull’Heysel, dato che è una vicenda triste e in fondo hai scritto tanti altri libri, o è un qualcosa che non ti pesa affatto?
«Il mio nome è legato indissolubilmente all’Heysel (grazie a Otello Lorentini, già presidente dell’Associazione fra le famiglie delle vittime di Bruxelles, voce narrante del libro) e in un Paese dove si cerca di dimenticare, soprattutto le tragedie con precise responsabilità, capisci quanto abbia pesato e pesi dal punto di vista professionale. A me non interessano le mode (complimenti a chi sa cavalcarle; oggi, per esempio, va a ruba il giornalista schierato) a me interessa fare le cose giuste e l’Heysel lo è stata. Questa domanda mi ha fatto molto piacere perché quando uno fa il giornalista sportivo si occupa di tanti argomenti diversi, è un cammino con tante tappe, alcune più corte altre più lunghe, alcune sono delle semplici gare in linea, altre parte di un tour, alcuni di questi hanno una conclusione, altri no, ci accompagnano nel nostro cammino professionale. Se c’è una cosa che amo del mio lavoro sono le persone, quelle che racconti, quelle che incontri per caso, ognuna ti resta attaccata addosso in maniera diversa, come nella vita di tutti i giorni. Otello Lorentini è una di queste, una di quelle persone che porterò sempre con me, perché mi ha insegnato tante cose, come la dignità, la voglia di giustizia e verità, l’amore incondizionato per i figli (lui al suo, morto all’Heysel, ha dedicato tutta una vita), l’umiltà e l’orgoglio di chi ha tutto da perdere e scende ugualmente sul campo di battaglia con le poche certezze che possiede: se lo dovrebbero ricordare soprattutto quelli (troppi) che parlano (troppo spesso) a vanvera di ciò che è accaduto il 29 maggio 1985 e dopo. Io ho scritto altri libri, alcuni più belli dal punto di vista squisitamente narrativo, ma per tutti i motivi che ho elencato quello sull’Heysel resta il più importante».
3. A distanza di molti anni per chi vuole cercare e informarsi c’è direi abbastanza materiale, ritieni sia stato scritto tutto sull’argomento, c’è ancora qualche zona d’ombra?
«Io ritengo che sull’Heysel sia stato scritto tutto, per chi vuole sapere e per chi vuole informarsi decentemente, ma non solo grazie a me, anzi credo sia opportuno citare altri autori, quattro in particolare: Nereo Ferlat, Jean-Philippe Leclaire, Domenico Laudadio e Riccardo Gambelli. In verità, una zona d’ombra è rimasta, difficile da illuminare dopo tanti anni. Il settore Z era destinato a un pubblico neutrale o a chi accaparrava per primo i biglietti? Vista la divisione dello stadio è facile pensare alla prima ipotesi e allora cos’è accaduto? Da qui il secondo quesito: chi ha spacciato in Italia i tagliandi della curva Z? Quanto ci ha guadagnato? Poi basta leggere i racconti di chi per avere un biglietto all’ultimo minuto si è ritrovato nella famigerata curva, chi invece è riuscito a cambiarlo perché non voleva portare il figlio in quel posto così vicino agli inglesi e così via. Dopo quasi 28 anni capisco che può sembrare come discutere del sesso degli angeli, ma alla fine è iniziato tutto da lì, nonostante nello stadio ci fossero altri posti disponibili, come dimostrato da chi è riuscito a scappare dopo la tragedia».
4. Un fatto che mi ha sempre incuriosito e credo nessuno ti abbia mai chiesto se non io privatamente. Chi è quell’uomo sulla copertina di: «Heysel, le verità di una strage annunciata». Cosa sta facendo e se ti è mai venuto in mente di cercarlo o se lui si è mai riconosciuto in quella foto?
«La foto è di Salvatore Giglio, come tutte le altre nel libro, ed è storica: chi non ricorda la copertina del Guerin Sportivo diretto da Italo Cucci col titolo “Olocausto”, a me ne hanno regalata una copia e quando con Bradipolibri abbiamo ripubblicato il libro nel 2010 l’abbiamo scelta per la copertina, anche se meno cruda dell’originale. L’uomo disperato esprime tutta la follia dell’Heysel: morire per assistere a una partita di calcio, inaccettabile, ieri come oggi. Una foto che racconta tutto prim’ancora di leggere il testo. L’uomo con lo sguardo rivolto al cielo e che, presumibilmente, si chiede perché, com’è potuto accadere, tiene la testa di un altro tifoso sulle ginocchia, in mezzo alla calca e ai soccorsi. Non so se si sia mai fatto vivo con Giglio o il Guerin Sportivo e senza le fonti è stato impossibile sapere chi fosse».
5. Il tuo libro che sopra abbiamo citato è stato definito “La Bibbia sull’Heysel”, vorrei sapere se sai chi ha coniato questa definizione, se ti lusinga come credo di si e perché è considerato tale?
«È stata Emanuela Casula, che a Bruxelles ha perso il padre, Giovanni, e il fratello, Andrea, la vittima più piccola. Nel 2005 Sky produsse un documentario sui vent’anni dell’Heysel e in quell’occasione, dopo essere stati ad Arezzo dalla famiglia Lorentini e da me, riuscirono a contattare Emanuela che viveva vicino Roma. Parlando col giornalista di Sky lei pronunciò quelle parole riferite al mio libro, il collega fu poi così corretto da riportarmele. Per me valgono più di qualsiasi recensione o classifica di vendite, sono la consapevolezza che ho fatto la cosa giusta e che l’ho fatta nel migliore dei modi, da giornalista, appassionato, arrabbiato, di parte (come spiega bene Roberto Beccantini nell’introduzione), e da uomo. Con Emanuela ci siamo sentiti più avanti, sono rimasto molto colpito dalla sua lucidità e dall’elaborazione di quella tragedia, da come era rimasta sorpresa dalle scuse di Marco Tardelli che da Giovanni Minoli vedeva per la prima volta certe immagini. Senza dimenticare che Otello Lorentini, il quale in curva Z ha perso l’unico figlio Roberto (medaglia d’argento al valore civile per essere morto tentando di salvare un connazionale, forse lo stesso Andrea), già presidente dell’Associazione fra le famiglie delle vittime di Bruxelles, quando abbiamo dato il ‘visto si stampi’ mi ha detto: “Ecco, questa è la verità”. Troppo spesso ci si dimentica, infatti, che i familiari delle vittime sono stati ‘silenziati’ per diciotto lunghi anni e che il mio libro, volenti o nolenti, è stato il primo ad aprire uno squarcio sul velo di omertà che ha sempre coperto la tragedia dell’Heysel, mi sono chiesto spesso cos’abbia fermato penne ben più importanti e famose della mia, chissà. Il loro riconoscimento per me è la cosa più importante, anche se per onestà intellettuale devo dire che c’è chi, tra i familiari, mi ha rimproverato per essere stato troppo crudo e diretto nel racconto».
6. Hai letto altre cose sull’Heysel se puoi dirmi un altro libro che mi consiglieresti e consiglieresti ai nostri lettori?
«“L’ultima curva” di Nereo Ferlat, “Heysel. La tragedia che la Juventus ha cercato di dimenticare” di Jean-Philippe Leclaire e “Coriandoli bianconeri” di Riccardo Gambelli; poi consiglio la lettura del sito di Domenico Laudadio saladellamemoriaheysel.it».
7. Ogni tanto noto che hai degli scontri verbali, specie su Facebook, con degli ultras, soprattutto Juventini. Il tuo rapporto con loro mi pare sia stato sempre molto severo nei loro confronti, nonostante molti ultras bianconeri oggi hanno mitizzato questa cosa dell’Heysel, non hai fatto mai loro nessuno sconto. Mi spieghi perché?
«Be’ quando si parla di Heysel io non faccio sconti a nessuno, nemmeno a me, e poi dipende sempre dall’approccio e dall’educazione. In troppi, in generale, pensano che sui social o per mail si possa aggredire senza pagare dazio, per giunta con tanta, troppa, disinformazione alle spalle. Ma la cosa che più mi da fastidio sono coloro che parlano della tragedia di Bruxelles bypassando i familiari delle vittime, come se non contassero, come se non dovessero dire la loro, come se non fossero il fulcro di tutto: dove ci sono i morti, c’è un dolore enorme che il tempo ha acuito, lì ci sono famiglie e familiari che meritano memoria e rispetto, se non altro per l’enorme dignità dimostrata in tutti questi anni, soprattutto verso chi ha cercato di dimenticarli. Hai detto bene “hanno mitizzato”, innalzato, messo su un piedistallo senza però farci i conti veramente, perché è dura, perché è difficile, perché significherebbe fare i conti fino in fondo anche con la storia della Juventus e con una coppa che per me non ha alcun valore sportivo. Dopo di ché, per correttezza, devo sottolineare come ci siano familiari che la pensano nello stesso modo e altri che invece considerano quella coppa un trofeo da tenere nello scranno più alto della bacheca, questa libertà di pensiero loro se la sono conquistata col sangue quindi merita il massimo rispetto, gli altri no. Comunque, è vero, i problemi più grandi li ho incontrati con i tifosi juventini, da una parte dimostrando quanto non sia per niente banale o capziosa la mia prima risposta, dall’altra, però, andrebbe chiesto a loro il perché. Un morto non è un vessillo, una sciarpa, un trofeo, non si può sbandierare, si può solo rispettare, se ne siamo capaci, come Claudio “Il Rosso” che porta allo stadio il solito striscione in onore dei 39 morti. Anche lui è un ultrà, anche lui è un tifoso della Juventus, ne difende i colori, la memoria, così come quella della curva che ha vissuto in pieno, eppure ci siamo sempre confrontati con grande civiltà, stima e rispetto. Allora la domanda la faccio io agli altri, perché?».
8. In passato mi sono occupato anche io di questo argomento, sono amico di Carla Gonnelli che ha perso suo papà e che ha rischiato lei stessa di perdere la vita all’Heysel, e sono amico di Giulia Bodnari che con suo marito Rossano si occupano del monumento ai caduti dell’Heysel di Reggio Emilia. Occupandomi di questo argomento ho trovato spesso che le stesse famiglie delle vittime forse con un grande senso di pudore e di dignità hanno rinunciato forse un poco troppo a raccontare le loro storie. Non so se tu hai questa sensazione? È forse accaduto che il dolore le ha fatte chiudere esageratamente a riccio. Perché è avvenuto questo?
«Giulia in questi ultimi anni sta facendo un lavoro enorme che non potrò mai smettere di ammirare e ringraziare. In merito ai familiari delle vittime credo di aver già risposto approfonditamente sui tanti perché. Alla fine mi rendo conto della fortuna che ho avuto con Otello Lorentini, lui che aveva assistito a tutte le udienze del processo in vece delle altre famiglie, lui che aveva conservato tutto il materiale di quegli anni, ha permesso di addentrarmi in quella tragedia dalla porta principale senza dover disturbare (troppo) il dolore degli altri familiari, non sarebbe stato facile, non sarebbe stata la stessa cosa, al contempo ho rischiato molto, sia da uomo che da giornalista, ma Otello è una persona speciale. Ci sono mogli che non hanno più rivisto il marito è mi hanno detto che dopo 28 anni il vuoto è ancora più profondo, un gorgo impossibile da colmare, ecco basterebbe questo, basterebbero le vite stravolte di tante persone per capire che l’Heysel è innanzi tutto la loro storia e solo in un secondo momento lo è anche della Juventus. Poteva essere diverso, invece… Ergo, senza rispetto di modi e parole meglio tacere, tanto nessuno potrà mai cambiare la storia di quella tragedia e le sue verità».
9. Con enorme mia sorpresa il tuo libro anche a distanza di tantissimi anni dall’accaduto è uno dei libri ancora più venduti, perché questa necessità della gente di leggere di questo argomento?
«Non ho una spiegazione precisa, voglio solo sperare che il mio libro piaccia e che ci sia la volontà di saperne di più su una tragedia troppo spesso e troppo in fretta dimenticata. Più venduto, però, non vuol dire automaticamente più successo, per tutto ciò che ci siamo detti fino ad ora affermerei che così aumentano i miei estimatori ma anche i miei detrattori (permettimi la battuta)».
10. I responsabili dell’accaduto hanno pagato tutti o c’è chi l’ha fatta franca?
«In primo grado furono tutti assolti, ma alla fine possiamo dire che c’è stata una giustizia. Era, però, impossibile pensare che il Belgio riuscisse a condannare le proprie istituzioni, che l’hanno fatta letteralmente franca, così ha pagato il capitano della polizia, Mahieu, per tutti. In compenso la condanna dell’Uefa è stata storica e ha fatto giurisprudenza, cosa anche questa mal raccontata e buttata troppo presto nella soffitta dei ricordi; grazie al coraggio di Otello Lorentini e dell’avvocato italobelga Daniel Vedovatto che l’hanno citata in giudizio. Anche gli hooligans l’hanno fatta franca, in relazione a quello che era accaduto, ma la condanna dell’Uefa andrebbe studiata ancora oggi (soprattutto da Platini e soci), in questo senso l’appendice dell’avvocato Vedovatto è illuminante».
11. Hai avuto problemi che so di querele, minacce, o quant’altro, da qualcuno che magari non ha gradito come hai riportato i fatti? Se puoi dirmi anche chi se è possibile, mi piacerebbe.
«C’è stata una querela ma solo per colpa del vecchio editore e dei suoi collaboratori, subito ritirata nei miei confronti quando è stato chiaro l’errore. Per il resto non avevo nulla da temere con due certificazioni di qualità come quelle di Otello Lorentini e Daniel Vedovatto. Questo non toglie che il libro abbia dato fastidio a molti, ma una cosa mi ha letteralmente scioccato. Ero insieme ad altri colleghi a una trasmissione televisiva dedicata all’Heysel e in un momento di pausa uno si avvicina e mi fa: “Ma tu sei matto?”. “Perché?”, rispondo io. “Dare contro alla Juventus” chiosa. Non so come devo averlo guardato. Una cosa è chiara, il libro non fa sconti a nessuno e ognuno sa come si è comportato, chi ha fatto e detto cosa, ci sono immagini e foto che raccontano più di ogni libro, ci sono famiglie che aspettano ancora le scuse, dopo 28 anni. Mi dispiace ma io non faccio sconti a nessuno, troppo dolore e poca memoria. Poi ci sarebbe una mail… che ho promesso di non rivelare a chi me l’ha girata, sono un uomo di parola e non tradisco».
12. La Juventus del Presidente Andrea Agnelli che rapporto ha con questa tragedia è cambiato qualcosa rispetto al passato? Trovi che la Juventus come giocatori e come squadra dovrebbe ricordare ogni anno questa ricorrenza magari anche con dei fiori allo stadio o qualcos’altro?
«Andrea Agnelli ha il merito, enorme, di aver riaperto il libro dell’Heysel dopo 25 anni in casa Juventus, un atto di coraggio con la messa e con una parte del museo dedicata alla tragedia di Bruxelles (spero che abbiano corretto un cognome di una delle vittime, inizialmente sbagliato). Mi piacerebbe che continuasse, non so se hai visto come a Liverpool (già, proprio loro) ricordano Hillsborough ogni anno, l’Heysel è la Superga della Juventus, dovrebbero ricordarla con identico onore e rispetto».
13. I giocatori della Juventus attuale non mi sembrano granché coinvolti nella cosa è giusto cosi o andrebbero maggiormente informati? In fondo anche i più anziani come Buffon e Pirlo all’epoca dei fatti erano piccolissimi, figuriamoci gli altri.
«Loro non c’erano, ma Pioli c’era e pare essersene completamente dimenticato, come Prandelli d’altronde, peccato li stimo molto come tecnici. A questi giocatori, a questa nuova Juventus possiamo chiedere solo il rispetto della memoria, quello che una grande società deve a una tragedia del genere, basta imparare da chi ha saputo fare meglio in tutti questi anni. Il post più emozionante lo ha scritto Del Piero quando era ancora a Torino, un ricordo di quella notte da bambino, uno dei suoi ‘gol’ più belli in maglia bianconera».
14. Ti vedremo a Reggio Emilia quest’anno?
«Sono un freelance in balia della professione, quindi non posso fare promesse: se il lavoro me lo permette ci sarò».
Grazie a Francesco Caremani
29 maggio 1985, Bruxelles, stadio Heysel
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Intervista a Domenico Laudadio
Oggi intervistiamo per il Blog di Alessandro Magno, Domenico Laudadio tifoso Juventino conosciuto soprattutto per essere il creatore della ‘’Sala della Memoria Heysel’’ un vero museo virtuale e multimediale sulla tragedia che il 29 maggio 1985 si verificò allo stadio Heysel in occasione della finale di Coppa dei Campioni fra Liverpool e Juventus.
Prima di chiederti notizie sulle cose a te più congeniali facciamo una piccola presentazione. Chi è Domenico Laudadio?
Non è facile rispondere seriamente a questa domanda, soprattutto se hai già 47 anni ed il primo tempo della vita alle spalle. Facciamo così: un uomo sensibilmente creativo, di professione libraio, con un decennio di teatro amatoriale alle spalle, come autore, regista e attore, padre di un meraviglioso cucciolo. La parte oscura la lasciamo all’oscuro…
Ti interessi ancora, oggi, alle partite, al calcio giocato, alla Juventus che scende in campo la domenica ?
Certamente, ma con moltissimo più disincanto per i suoi protagonisti. Questa generazione di calciatori è lontana dalle Juventus e dagli uomini che mi hanno cresciuto… Mi è rimasto il batticuore quando vedo la maglia esposta in un negozio, quando sento gli inni e leggo le poesie che la riguardano o rivedo i vecchi filmati di repertorio. L’emozione più grande resta sempre quella del goal abbracciando forte mio figlio che mi cerca puntualmente e mi butta le braccia al collo appena mi sente esultare.
Cosa ne pensi della attuale squadra guidata da Conte e di Conte medesimo ?
Una scelta “politica” di Andrea Agnelli, ma condivisibile. Conte è un allenatore giusto per la Juventus in questo momento storico. Perchè senza il recupero della mentalità juventina non si può diventare una grande squadra neanche acquistando i grandi giocatori. Farà benissimo, perchè ha il crisma della Signora sul cuore… L’ho amato molto da giocatore. Da allenatore ha vinto in serie B due campionati e non è affatto semplice, da sempre. Ha idee, gioco, e sta dimostrando anche una discreta duttilità sugli schemi. Certo, la squadra è una incompiuta… Bisognerà lavorare molto tatticamente, ma soprattutto sulla testa dei giocatori. Bisogna innestare in futuro altri tre o quattro giocatori di spessore internazionale superiore. Nella mediocrità di fondo del campionato nazionale e senza le coppe la Juventus potrebbe anche lottare per lo scudetto. Purtroppo, penso che la difesa così sguarnita ed insicura ci costerà carissima fino a Gennaio. E’ il tallone d’Achille della squadra. Ci vogliono subito due grandi difensori centrali per ritornare competitivi ai massimi livelli e Chiellini deve tornare alle sue origini tattiche…
Sei venuto al nuovo Stadio, conti di venirci ? Che te ne pare ?
E’ una vera meraviglia, davvero. Commovente la cerimonia d’inaugurazione. Indimenticabile. Balich ha fatto un capolavoro, pur in qualche fraseggio della manifestazione rasentando l’ermetismo a scanso della retorica nella rappresentazione dei simboli. In primavera conto di fare un salto su a vederlo. A Torino ho tanti amici…
Siamo pronti in Italia per gli stadi senza barriere ?
Assolutamente no, ma tu dimmi in cosa siamo veramente pronti in Italia ? Viviamo una situazione economica, ma soprattutto sociale e politica deleteria. Non mi è più tanto difficile essere d’accordo con la parte sana degli ultras. Abbiamo bisogno di esempi, non di prediche. E da chi, poi ? Quella ipocrita tessera del tifoso, per carità… Viviamo uno dei periodi etici più squallidi della società civile di questo meraviglioso paese. Ed il mio è un discorso politico a 360°… Non partitico. Viene in mente quella canzone di Franco Battiato: “Povera patria ! Schiacciata dagli abusi del potere… Di gente infame, che non sa cos’è il pudore… Si credono potenti e gli va bene… Quello che fanno; e tutto gli appartiene… Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni ! Questo paese è devastato dal dolore…”
Stai seguendo le vicende relative a Moggi cosa pensi accadrà? Ci sarà un Moggi bis alla Juve o finirà tutto alla ‘’………..scordammoci o passato’’ ?
Calciopoli è stato lo stupro scientifico della vecchia Signora, altro che farsa. Lacrime amarissime, non risa. Sinceramente, io non mi sono mai sentito rappresentato nella mia juventinità da Luciano Moggi. E non l’ho mai ritenuto un modello di stile per i suoi comportamenti in tal senso. Farsopoli, però me lo ha reso addirittura più simpatico, quasi subito… Lo ritengo un grandissimo dirigente calcistico e gli riconosco senza dubbio il merito di aver reso imperiale la rosa della Juventus durante la sua gestione, ma allo stesso tempo non condivido questo “processo” di beatificazione al quale lo stiamo elevando un po’ tutti. Alcuni suoi atteggiamenti pubblici e nei confonti della nostra tifoseria, in passato, mi hanno anche molto irritato. Ne’ santo, nè demone, un uomo di calcio… La Juventus può imparare a vincere anche senza Luciano Moggi, a condizione che recuperi la cattiveria e la fame della tigre a digiuno. In campo ci vanno calciatori e allenatore… Per quanto riguarda la vicenda giudiziaria mi sembra veramente una barzelletta il procedimento penale a suo carico. Auguro al direttore di essere assolto con formula piena e di tornare ad una scrivania di un club prestigioso. Se fosse la Juventus, nessun problema. Sarà il benvenuto e, nonostante la sua bella età, sarebbe ancora in grado di fare la differenza…
Bene Domenico, veniamo alle domande che più mi incuriosiscono su di te e che penso incuriosiscano i nostri lettori.
Come è nata l’idea di realizzare una sala della memoria sull’Heysel e perché è nata? Hai forse perso qualcuno di caro in quella tragedia ?
Non in quella partita, ma già tre anni prima, nel 1982 sono rimasto orfano di mia madre, stroncata a 53 anni da un tumore maligno in quattro mesi. Questa esperienza mi ha reso particolarmente sensibile al tema della morte, al distacco e alla memoria come forma d’amore perpetuato attraverso la rievocazione dei ricordi. Il sito nasce per chiedere perdono ai caduti ed alle loro famiglie di aver esultato anche solo con un pugno al cielo, incrociando una macchina con la bandiera fuori dal finestrino che strombazzava per Bari, come se nulla fosse successo. Non me lo sono mai perdonato. L’idea è venuta impellentemente davanti al muro di gomma che mi si è presentato negli ultimi cinque anni proponendo alla società una Sala della Memoria nel nuovo stadio di Torino e rivendicando una pagina in memoria sul sito ufficiale della Juventus. Ho pensato, allora: “La faccio io !.” La capa tosta e l’orgoglio pugliese hanno fatto il resto. Conte viene dalla terra degli ulivi come me…
E’ stato difficile realizzare il sito, sei stato aiutato da qualcuno ? Al tuo sito si sono interessate anche le famiglie delle vittime o hai fatto tutto da solo ?
A digiuno di conoscenze di linguaggi di programmazione, ho chiesto aiuto alla mia compagna che ha realizzato la pagina sommario. Da quel momento in poi è nata una operazione forsennata di artigianato informatico individuale. Un lavoro non difficile di per sè, ma esigente in termini di tempo e attenzioni. Il sito museo ha subito due ristrutturazioni. La prima nel 2010. Ora è in completamento la seconda, quella probabilmente definitiva. Le famiglie delle vittime non hanno mai ispirato questa iniziativa. Ovviamente nel tempo, scoprendola, se ne sono compiaciuti.
Mi hai detto spesso in passato che il libro che si avvicina di più alla verità su quella tragedia è ‘’Heysel, storia di una strage annunciata’’ di Francesco Caremani. Mi sapresti dire perché ti sei fatto questa idea se ci sono altri libri che non conosco che meritano di essere letti e perché invece altri libri non sono particolarmente veritieri ?
Sono tutti buoni e utili i libri che sono stati scritti sulla tragedia dello stadio Heysel. Ognuno ha un taglio diverso nella narrazione. La verità non è mai stata lontana dal campo, ma non si è voluta guardarla con gli occhi. Troppo dolore e troppa vergogna. Francesco Caremani oltre ad essere un valente giornalista è coinvolto direttamente nel dramma. Roberto Lorentini, il medico morto a Bruxelles nel tentativo di rianimare un bambino, era un caro amico della sua famiglia. Credo fosse costretto a dare emotivamente un tributo più umano alla causa. Francesco ha raccontato le vicende scomode prima, durante e dopo il processo, ma il suo merito più grande è quello di aver diluito nell’inchiostro la prorompente energia e il grido orgoglioso di giustizia di Otello Lorentini, il Presidente fondatore dell’”Associazione fra i familiari delle vittime”, sciolta al termine dell’ultimo processo nel 1991. Per questo il libro di Francesco resterà sempre “La Bibbia dell’Heysel” come lo ha definito Emanuela Casùla, sorella di Andrea e figlia di Giovanni, caduti insieme a Bruxelles. Francesco ci ha anche molto pianto scrivendolo. Sono quelle lacrime a fare la differenza e si avverte nel sottotesto, leggendolo…
Sei in contatto con le famiglie delle vittime ?
I miei rapporti con alcune di loro sono rigorosamente e volontariamente ispirati al rispetto e ad un sano e consapevole pudore. Non ho mai varcato questo confine e credo sia giusto così… C’è molta dolcezza, sicuramente…
Si è parlato (e abbiamo fatto una raccolta firme insieme) di realizzare una sala della memoria vera nel nuovo stadio della Juve. Sai dirmi in proposito a che punto siamo?
Ci sarà certamente un “angolo della memoria” nelle sale del museo del club attualmente in allestimento. Penso sia pronto per la primavera del 2012. E’ l’unica certezza di cui dispongo al momento. Sento di dividere con altri il successo dell’iniziativa. Il forum vecchiasignora.com che è stata l’incubatrice della petizione popolare e del mio sogno sin da subito. La spinta affettuosamente mediatica dell’amico Nicola De Bonis e della sua trasmissione “Stile Juventus” ha costruito virtualmente molti dei mattoni necessari a erigere quella benedetta “Sala”. Ma senza la discesa in campo di Beppe Franzo e di Annamaria, la cara Miss RadioJuveWeb del gruppo Orgogliogobbo, senza il loro aiuto concreto, disinteressato e appassionato alla causa, compattando nella medesima lettera inviata alla società tutti i gruppi Ultras delle due Curve, i principali Siti e forum bianconeri sul web, senza il prezioso aiuto dietro le quinte di Claudio “Il Rosso”, e di alcuni familiari delle vittime, non credo ci sarei mai riuscito. Un soldato senza esercito non vince mai le battaglie da solo, ma anche i comandanti sono importanti… A onor del vero è risaputo che la Juventus Football Club a me personalmente non ha mai risposto in privato, neanche formalmente, alla proposta della Sala, dal 2008 ad oggi… Ma va benissimo anche così…
Hai fiducia a riguardo, nella nuova dirigenza e nel Presidente Andrea Agnelli ?
Il Presidente Andrea fino ad ora sta mantenendo tutte le promesse riguardanti l’Heysel. Per il 25° ha scritto ai familiari delle vittime ed ha officiato una cerimonia di commemorazione in sede a Torino, purtroppo parallela a quella della tifoseria. Mi aspetto da lui che si mescoli al popolo bianconero in futuro e che ci sia “un unico giorno della memoria” da celebrare insieme, familiari delle vittime, tifosi, ultras e società. Certo, dopo 25 anni di semi indifferenza e irritante distacco e silenzi della Juventus, di tutte le dirigenze da Boniperti a Blanc, non è poco… Sta crescendo insieme alla sua Signora. Lasciamolo lavorare serenamente. Ha il sangue giusto per impalmare la Signora e farla felice…
Hai mai parlato con Andrea Agnelli? Che impressione ti ha fatto? Ho saputo che ha invitato le famiglie delle vittime all’inaugurazione del nuovo stadio e durante l’intervallo è andato a trovarle personalmente e lontano dalle telecamere, gesto che hanno particolarmente apprezzato. Ma ho saputo che l’invito pare non sia arrivato a tutti tu sai se è cosi e perché ?
Una volta è entrato in libreria, dove lavoro. Qualche settimana prima dell’elezione a Presidente. Si aggirava da solo a curiosare fra gli espositori, non l’ho disturbato… Il suo sguardo durante la cerimonia d’inauguarazione del nuovo stadio, mentre i 39 palloncini bianchi salivano in cielo, era specchio fedele del suo animo sensibile. Ho saputo dell’incontro con i familiari in tribuna. Gesto bello perchè lontano dalle telecamere, ma indubbiamente doveroso… Gli inviti sono stati generosi nelle intenzioni, ma purtroppo la macchina organizzativa dello staff ha commesso degli errori, per dirla alla Moratti “antippatici”, ma certamente in buona fede… Un errore simile, a sensazione, non credo che il Presidente Andrea lo permetterà mai più in futuro, ma è un argomento troppo delicato e non sono io la persona giusta per affrontarlo. Il passato colpevolmente “manchevole” della società nei rapporti con le famiglie dei caduti ha alimentato in alcuni casi specifici molta diffidenza e rancore…
C’è stato un lungo processo dopo l’Heysel, forse più di uno, puoi dirmi come sono andati a finire, se ci sono state delle condanne ?
6 anni e 3 gradi di giudizio. Molto in sintesi, in cassazione questo il verdetto finale: 9 hooligans condannati a 4 anni, con la condizionale e 60.000 franchi di ammenda. Altri 3 condannati a 5 anni con la condizionale e 60.000 franchi d’ammenda. Ad Hans Bangerter, Segretario dell’ Uefa, 3 mesi con la condizionale e 30.000 franchi di ammenda. Assolto il Presidente Jaques Georges. 3 mesi con la condizionale e 500 franchi di multa al maggiore Michel Kensier della Gendarmeria. Assoluzione per il capitano Mahieu della Gendarmeria, Hervè Brouhon, Sindaco di Bruxelles, Vivianne Baro, Assessore allo sport, Albert Roosens, Segretario dell’Unione Calcio Belga. Secondo il reddito dichiarato le somme di risarcimento delle famiglie delle vittime dei feriti variarono da 14 a 400 milioni in lire, ripartite fra Stato e Federazione Belga e Uefa. L’aspetto più eclatante è l’inaspettata condanna della UEFA, in cassazione. Per merito di un anziano signore aretino, che risponde al nome di Otello Lorentini, ferito nel cuore dalla morte precoce e assurda di un figlio, dal 1991 l’Uefa è responsabile della sicurezza degli impianti sportivi durante le competizioni internazionali di calcio… Per la sicurezza degli stadi la comunità europea ed il calcio devono questo alla tenacia ed alla disperazione di un piccolo grande uomo, così…
Boniek, in polemica per la mancata assegnazione della stella nello stadio, ha detto che lui è l’unico che ha devoluto il premio di quella sera alle famiglie delle vittime. Ti risulta? Altri giocatori si son mai interessati alla vittime di quella tragedia ?
Boniek dice sempre tante cose, a volte anche troppe. Non ci sono affatto prove documentali a riguardo e comunque sia ciò non toglie e non aggiunge nulla al fatto che lui come tutti i suoi compagni ha festeggiato indecorosamente in campo una coppa dei campioni che rispetto alle vite dei poveri tifosi caduti valeva in quel momento quanto un portaombrelli… I calciatori di quella Juventus sono sempre restati a debita distanza e hanno rimosso, chi prima, chi dopo, l’evento. Un lutto mai elaborato, si direbbe in psicologia. Bisogna allo stesso modo menzionare il gesto molto bello di Michel Platini e di Stefano Tacconi, ritornati a Bruxelles due giorni dopo la finale a trovare i feriti in ospedale. Rosalina Vannini, vedova di Giancarlo Gonnelli, morto all’Heysel, quel giorno era a Bruxelles al capezzale della figlia Carla, salvata miracolosamente dalla morte dalla respirazione artificiale di un tifoso del Liverpool. Mi ha scritto di “abbracciarli” da parte sua, nel caso li avessi incontrati al 25° a Torino…
La Juventus si è mai interessata alle vittime di quella tragedia. E il Liverpool ?
In un primo momento ci fu subito una raccolta di denaro dei calciatori e della Fiat. Poi è calato il lungo inverno. Qualche messa in suffragio, qua e là. Una stele “bonsai” in sede, voluta da Giampiero Boniperti con un epitaffio di Giovanni Arpino. A parte il 2005, per la partita con il Liverpool, il ritorno della Juventus ad una cerimonia di commemorazione pubblica lo si deve al presidente Giovanni Cobolli Gigli, intervenuto ad Arezzo durante l’intitolazione del Piazzale antistante lo stadio comunale alla memoria di Roberto Lorentini. Pensa che al ventennale di Bruxelles la Juventus inviò a rappresentarla Riccardo, il figlio di Gaetano Scirea, ma dimenticò d’inviare una corona di fiori… Per quanto riguarda il Liverpool, solo cose positive. Il sito ufficiale del Liverpool ha una pagina di commemorazione con i 39 nomi delle vittime mentre quello della Juve no… Due targhe ad Anfield Road, una dentro al museo, l’altra sul muro dello stadio. Un tentativo di riappacificazione nel 2005, in occasione della partita di andata dei quarti di finale di Champions League fra Liverpool e Juventus, a vent’anni esatti dalla tragedia, con la cerimonia voluta sottobanco dall’Uefa e con la consegna di una targa in memoria che ora è integrata al monumentino in sede. Ricordiamo nella medesima sera la scritta “Amicizia” composta da tasselli bianchi e rossi apparsa in Kop prima del minuto di raccoglimento. Ricordiamo la rinuncia al gemellaggio con la Fiorentina ad Anfield per “rispetto” della tifoseria bianconera… C’è, però, un grande equivoco di fondo. Il Liverpool, società e tifosi, ha sempre dato la colpa al muro che è crollato. Non ha mai riconosciuto la causa reale della tragedia nell’aggressione criminosa degli hooligans. Qualcuno timidamente sostiene che vi furono provocazioni prima dello sfondamento, si parla di accoltellamenti fuori allo stadio, di un bambino inglese picchiato a cui fu sottratta una bandiera. Leggende metropolitane e realtà si mescolano da ventisei anni. Ad ogni modo la verità inconfutabile è che la tecnica adottata dalla massa dei reds per occupare il settore Z fu di tipo militare e comandata da un ufficiale reduce dalla guerra delle Falkland… Di cos’altro dobbiamo parlare ? Hanno aggredito selvaggiamente persone innocenti, deboli ed inermi, questa è l’unica verità storica incontrovertibile. E non ci sarà mai pace e amicizia con loro se non lo vorranno prima i familiari delle vittime che sono gli unici a poterli perdonare. E secondo me loro dovrebbero chiedere perdono, in modo solenne. Magari, in ginocchio, o faccia a terra, davanti a loro. Oviamente, nel mio sito, mi farò garante sempre del dialogo con vecchi e nuovi reds, ma senza ipocrisia…
Che tu sai le famiglie hanno mai avuto un risarcimento. Dallo stato italiano, dalla Juve, dallo stato belga o dal Liverpool ecc…da qualcuno insomma ?
Dai testi che ho consultato risulterebbero: 6 milioni di contributo CEE, 5000 sterline dal governo britannico, 3 milioni dal Governo Italiano e altri milioni dalla fondazione “Edoardo Agnelli” che raccolse 18.078.000 lire dalla Juventus Football Club. 100 milioni a testa versati alle vittime dalla Fiat e dall’Ifil.7 milioni a testa da ciascuno dei calciatori della Juventus. 639 milioni da privati e gruppi juventini. 0 lire dalla Lega e 0 lire dalla Federcalcio Italiana.
C’è una figura direi poco chiara dietro a questa tragedia ed è Giampiero Boniperti. Sapresti spiegarmi il perché è vista cosi ?
Io sono molto legato a Giampiero Boniperti e gli voglio bene. Devo purtroppo lamentare che avrebbe dovuto ritirare la squadra negli spogliatoi al termine della partita ed impedire quei festeggiamenti prolungati. Vietare il rientro in campo e sotto gli spalti con la coppa in mano a Michel Platini. Lui non aveva giocato, doveva mantenere lucidità… Quella coppa poteva restare in quella cassetta di legno nella quale giaceva al momento della consegna alla chetichella da parte di un dirigente Uefa alla Juventus negli spogliatoi. Per sempre nella sua bara di legno. Come i nostri poveri angeli dell’Heysel. E l’errore più imperdonabile fu commesso dal Presidente a Caselle. La coppa non andava mostrata alla discesa dall’aereo in segno di lutto. Cannavò aveva ragione… A mio parere, la macchia più grave della nostra cara storia juventina fu scritta proprio quella mattina infausta. Altro che calciopoli… In seguito, con l’avanzare dell’età, Boniperti ha rilasciato sempre dichiarazioni lievemente farneticanti sul significato di quel trofeo. “Quel sangue” appartiene solo ai familiari delle vittime, caro Presidente…
Bisogna comunque concedergli come attenuante l’assurdità e la drammaticità di quanto vissuto in meno di un giorno.
Sento dire spesso da amici miei della curva che han fatto più loro per le famiglie che chiunque altro. E’ una frase fatta o è vero ?
Certe storie di solidarietà non le metto certo in piazza. L’unica verità è che effettivamente gli Ultras sono stati d’esempio sull’Heysel, gli unici a non tradire mai la memoria delle vittime e la solidarietà alle loro famiglie.
Cosa ti spinge a continuare questo impegno a distanza di 25 anni ?
Amore.
C’è qualcosa che non sai che ti sfugge e che vorresti assolutamente sapere su quella tragedia ?
E’ un mosaico di cui abbiamo recuperato oramai quasi tutte le tessere, qualcuna magari è un pochino scheggiata… L’immagine che ne risulta è inequivocabile. Quelle poche mancanti sono irrecuperabili perchè giacciono in fondo alla coscienza degli uomini di quel 29 maggio 1985. Solo Dio conosce tutta la verità. Che vuoi che ne sappia, io, sono solo il custode di un museo…
Concludo con una domanda che faccio a tutti prima di salutarci.
C’ è qualcosa di cui avresti voluto parlare e che non ti ho chiesto? E se si, dimmi pure?
No, va benissimo così… Sull’Heysel bisogna imparare a parlarne mai a vanvera e sempre nelle occasioni giuste. Tutto il resto è memoria, preghiera e silenzio…
Grazie Domenico alla prossima allora.
Di nulla, un onore per me. Grazie a te onore ai 39 angeli e dell’Heysel.
http://www.saladellamemoriaheysel.it/

















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