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Divin Codino.

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Articolo di Silvio Mia.

 

 

Diciotto maggio 1990. La Fiorentina annuncia il trasferimento di Roberto Baggio alla Juventus. A Firenze scoppia il finimondo, con i tifosi gigliati che contestano la Società nella persona del Conte Flavio Pontello azionista di maggioranza e Presidente della Viola, reo di aver ceduto il loro Campione e per giunta all’ odiata Juventus. Era un accordo siglato da tempo , di cui si diceva , si sapeva, ma nessuno voleva confermare. A tal proposito ricordo un’intervista del Natale 1989, in cui Silvio Berlusconi Presidente spendaccione del Milan , che avrebbe fatto carte false per avere Baggio nelle fila della sua squadra, dire che lui su quell’affare non avrebbe potuto , anche volendo, fare nulla perché era già stato definito. Per quanto ne so , tale affermazione scaturiva dal fatto che l’accordo Agnelli-Pontello era di natura commerciale, che esulava dai soliti accordi con pagamenti in contanti o a parziale contropartita con scambi di giocatori. I Pontello erano dei costruttori realizzatori di opere pubbliche, di autostrade e pare che il prezzo del giocatore sia stato pagato con delle forniture di macchinari e attrezzi per le attività che venivano svolte dai proprietari della Fiorentina e che quindi non ci potevano essere ripensamenti , né da parte dei dirigenti, né tantomeno rifiuti del giocatore , che probabilmente pur sapendo dello stato delle cose , continuò a dire che non avrebbe abbandonato la maglia viola , quando sapeva benissimo dell’impossibilità che la cosa potesse concretizzarsi. Il giocatore voleva con questo continuo rifiuto far capire ai tifosi che la scelta della sua cessione non era dettata dalla sua volontà. Visto che si temeva che i tifosi reagissero , come poi in effetti è stato, in maniera violenta , si tardò l’annuncio fino all’ultimo giorno utile di mercato riservato ai giocatori della Nazionale che da li a poco sarebbero stati protagonisti nel Campionato Mondiale del 1990 che si disputava in Italia.

Il resto si sa , Baggio arrivò alla Juventus in un anno in cui le prospettive erano ottime , anche in virtù degli acquisti fatti e dei molti soldi spesi, ma la guida tecnica individuata in un altro santone della zona che era riuscito a portare il Bologna in serie A con un gioco spettacolare, Maifredi ,fallì miseramente e con lui il progetto societario che aveva portato alla sostituzione di Zoff , vincitore della Coppa Italia e della Coppa UEFA nella stagione precedente , con l’allenatore bresciano e di Boniperti che era al comando della Juventus dal luglio 1971, con Montezemolo. Alla fine di quella stagione con la Juventus settima in campionato e fuori dalle Coppe Europee dopo 27 anni di partecipazione consecutiva , per rimettere in sesto una nave che, nonostante fosse composta da giocatori di ottima qualità, era affondata , vennero richiamati dalla lungimiranza dell’Avvocato che seppe ammettere i propri errori, Boniperti e Trapattoni. Non voglio ricordare avvenimenti che hanno caratterizzato l’esperienza del giocatore in maglia bianconera, tipo il rifiuto di calciare il rigore a Firenze, la sciarpa viola raccolta ecc. perché fanno parte di atteggiamenti su cui tutti noi abbiamo un nostro parere che non cambiano e non spostano una virgola della grandezza di questo Campione. Voglio dire che , secondo il mio parere, Baggio è stato per me un giocatore unico , il miglior numero 10 che i miei occhi abbiano visto con la maglia della Juventus, tanto che nella classifica per ruoli che ho inserito nel libro da me scritto “La mia Juve….” dove racconto circa 50 anni di ricordi legati alla mia squadra del cuore, Baggio e Sivori dividono la prima posizione ,davanti a Del Piero , Boniperti e Platini. Divin Codino era in possesso di una tecnica e di giocate da vero funambolo a cui solo il Grande Omar Sivori può essere avvicinato.

Il mio è un giudizio prettamente tecnico , di quello che ho visto sul campo, perché Del Piero e Boniperti oltre ad essere anche loro due fuoriclasse hanno segnato la loro vita con una juventinità che non è pari a nessuno , due miti che rimarranno per sempre nei nostri cuori. Baggio aveva delle giocate in cui sembrava imprendibile, ha realizzato reti superando difese intere ed è riuscito ad incantare i tifosi di ogni squadra in cui ha militato. Da solo ha portato in finale la Nazionale Italiana, nei mondiali disputati in USA nel 1994 , realizzando reti con giocate da fuoriclasse e per un soffio , nei mondiali francesi del 1998, un suo tiro nella parte finale dell’incontro , non elimina la Francia dalla competizione che i transalpini vinceranno poi battendo il Brasile 3 a 0 a Parigi. Nei Campionati Mondiali del 1990 il dualismo con Vialli lo fece giocare titolare poche partite , ma segnò una rete strepitosa contro la Cecoslovacchia partendo da metà campo e dribblando gli avversari come fossero birilli . Nell’incontro di semifinale contro l’Argentina entrando a pochi minuti dalla fine non riuscì a dare la vittoria all’Italia , nella partita in cui Vicini C.T. azzurro sbagliò tutte le scelte. Ricordo di lui le due partite contro il PSG di George Weah nel 1993 ,che segnò il vantaggio dei parigini a Torino, dove realizzò due reti nell’incontro di andata che permisero alla Juventus di rimontare il goal dei francesi . Dopo aver pareggiato le sorti dell’incontro diede la vittoria ai bianconeri realizzando la sua seconda rete in una sua specialità , il calcio di punizione, con un tiro perfetto nel sette della porta dei francesi allo scadere dell’ incontro . Con la sua rete a Parigi qualificò la Juventus alla finale della Coppa UEFA , che vinse battendo nelle due partite conclusive il Borussia Dortmund 3 a 1 in Germania, con una sua doppietta e una rete di Dino Baggio e 3 a 0 a Torino con doppietta di Dino Baggio e rete fortunosa nata da un rimpallo di Moller . Questa vittoria concluse il lavoro di ricostruzione di Boniperti e Trapattoni dalle macerie lasciate da Maifredi e Montezemolo. Di questo giocatore, voglio ricordare quella che per me forse è la rete più bella che gli ho visto fare. La rete l’ho vista dal vivo allo Stadio delle Alpi in un Juventus-Brescia del primo aprile 2001. Il Divino giocava nelle fila del Brescia di Carletto Mazzone, folcloristico allenatore romano.

La Juventus conduceva 1 a 0 per merito di una rete di Zambrotta segnata nel primo tempo e la partita stava volgendo ai titoli di coda. Al minuto 86 un lancio di un giocatore che noi conosciamo benissimo, visto che ci ha deliziato negli ultimi quattro anni con le sue giocate, Andrea Pirlo ,verso l’area juventina raggiungeva il giocatore che aveva dettato il passaggio che non poteva essere che Roberto Baggio. Correndo il fantasista bresciano sembrava non vedere la palla, ma piuttosto sentire il suo arrivo sul suo piede destro, che appena a contatto con la sfera di cuoio, la ammaestrò mettendola a terra e proseguendo il movimento riuscì ad evitare il portiere juventino, il disastroso Van der Sar, a depositare in rete , segnando il goal del pareggio che probabilmente cancellò le ultime speranze di rimonta della Juventus verso il titolo tricolore che verrà vinto dalla Roma. Un bel pesce d’ aprile !!! Per finire mi sento di dire che Baggio non amò , secondo il mio parere, mai particolarmente la maglia della Juventus e non fu mai amato completamente dalla tifoseria juventina. Io forse ero un caso a parte , ho amato questo fuoriclasse che non avrei mai voluto vedere con altra maglia se non con la nostra. Il suo sostituto mi ha ripagato della scelta che venne fatta . Il giocatore a cui mi riferisco è Del Piero ,che dal campionato 1995-1996 diventerà proprietario della maglia numero 10 della Juventus onorandola come meglio non avrebbe potuto fare , fino al campionato 2011-2012, anno in cui si concluse dopo 19 anni la sua carriera di giocatore della Juventus. Baggio è stato quando giocava, ma lo è ancora adesso , un personaggio schivo, forse scomodo , padrone dei suoi sentimenti e dei suoi comportamenti ,ma coerente anche a costo di risultare inviso ai più . Una persona fuori dagli schemi , tant’è che smessi gli scarpini , invece di continuare ad essere protagonista nelle opportunità che le televisioni offrono oggi agli ex giocatori, si è ritirato nella sua casa nel vicentino senza troppo clamore, dividendo la sua vita al massimo con delle battute di caccia in Argentina dove è proprietario di una fazenda. A testimonianza di ciò che dico sul suo modo di essere è l’abbandono da responsabile del settore tecnico delle FIGC , per divergenze sul modo intendere il lavoro. Un fuoriclasse in campo e fuori..

Boniperti: cose che nessun Juventino ha osato dire

Juventus+FC+v+FC+Internazionale+Milano+Serie+SQlo4YjoFptx

 

Articolo di Alessandro Magno

 

In questi giorni si è festeggiato il compleanno di un personaggio importantissimo per la storia della Juventus: Giampiero Boniperti. Boniperti è stato prima di tutto un grandissimo giocatore. Forte tecnicamente e vincente. Prima di Del Piero deteneva lui tutti i record di presenza e realizzazioni. E’ stato nazionale e capitano di lungo corso. A fine carriera dopo una piccola esperienza da allenatore è rientrato in società con la qualifica di Presidente ed è stato artefice della realizzazione di una delle Juventus più vincenti della storia, la Juve di Trapattoni che va dalla Juve tutta italiana che vinse coppa Uefa e campionato , fino alla Juve di Platini che vinse tutto arrivando fin sul tetto del mondo con l’Intercontinentale vinta a Tokyo.

Boniperti è stato, oltre che un grande giocatore, un grandissimo Presidente. Lo dicono chiaramente i risultati che sono incontrovertibili. E’ stato anche e senza ombra di dubbio, un grande Juventino avendo dedicato quasi tutta una vita alla Juventus. Tuttavia Boniperti a mio parere non sempre è stato un grande uomo o si è comportato da tale. Ci sono due episodi nella sua storia che non me lo fanno apprezzare e uno di questi mi crea sempre un brivido lungo la schiena ogni qualvolta io lo vedo o lo sento nominare. Il primo di questi episodi è stata la nostra discesa in serie B mandati da una farsa che ormai è nota a tutto il mondo come farsopoli o calciopoli. Ormai per chiunque si volesse un minimo informare appare evidente che questo evento è stato creato ad arte per cercare di rovinare la Juve. Bene in questo frangente non solo Boniperti non ci ha visto lungo andandosi a schierare con l’avvocato Zaccone e con John Elkan andando ad affermare che fosse giusto tutto quello che ci stavano facendo ma ha avuto la cattivissima idea di andare a togliersi qualche sassolino dalle scarpe attaccando pesantemente Moggi definendo la sua gestione un periodo da dimenticare. Un attacco personale e ingiustificato dato che Moggi non aveva mai attaccato Boniperti che in ogni caso quando gli subentrò Moggi nella gestione, aveva già fatto il suo tempo. Ma questa, anche se passa alla storia come una mancata difesa della Juve e per questo non gli rende onore, potrei anche archiviarla come bega personale.

In ogni caso non è questa la cosa più inquietante che ha fatto Boniperti in carriera. Boniperti ha sulla coscienza la cattiva (cattivissima) gestione della questione Heysel. Si badi bene, non ho nulla da rimproverare a giocatori che hanno giocato quella partita, a chi ha festeggiato il rigore assegnato o il gol, o a chi ha sollevato la Coppa. Conosco bene tutta la vicenda e molti nostri nemici ne parlano solo per strumentalizzarla. Quella finale è stata una catastrofe, una tragedia, un cataclisma. E’ stato come trovarsi in mezzo a un terremoto o a un inondazione insomma uno di quegli eventi non previsti e più grandi delle persone che li subiscono. In quei momenti non si può pensare col senno di poi a fare le pulci a chi ha agito in un modo piuttosto che in un altro. In quei momenti c’è chi ha paura giustamente, chi si adopera per gli altri, chi vorrebbe fare ma è inerme, chi ha un potere decisionale e non lo sa adoperare. Non ho nulla da rimproverare ai giocatori della Juve che hanno vissuto in prima persona quella tragedia. Nulla.

Tuttavia a bocce ferme si doveva riflettere e cercare di gestire al meglio la questione. Boniperti avrebbe dovuto adoperarsi per conto della Juve per cercare di lenire o alleviare per quanto possibile, le sofferenze dei tifosi che avevano perso i propri cari in quella maledetta sera. Boniperti invece non solo non ha fatto nulla di tutto questo ma si è messo di traverso creando un muro invalicabile fra quelle famiglie e lui (e la Juventus). Ha preso la coppa l’ha messa in bacheca ma di quelle famiglie non ne ha voluto minimamente sapere. Mi risulta non siano state nemmeno aiutate a rientrare in Italia nè abbiano mai avuto un minimo di solidarietà, nè tanto meno un indennizzo o risarcimento. Quelle persone per Boniperti sono state solo 4 rompicoglioni che era meglio se si stavano zitti, d’altronde mica glieli aveva ammazzati lui i parenti. Questo è stato anche Boniperti, purtroppo.

Ecco perchè non mi sono accodato agli auguri per il suo 87mo compleanno. Nonostante ripeto ne riconosca la Juventinità e l’importanza storica che ha ricoperto e tutto il bene fatto a livello sportivo, quel brivido lungo la schiena ogni volta che lo vedo, non lo posso cancellare. Non è vero presidente Boniperti che ”vincere è l’unica cosa che conta” la vita conta più di ogni vittoria sportiva. La dignità contà di più. La storia insegna ad esempio che i 300 spartani di Re Leonida sono stati trucidati alle termopili dai Persiani. Hanno perso. Si hanno perso. Eppure loro sono ricordati più dei Persiani che hanno vinto. Perchè non è vincere ma lasciare un segno nella storia quello che conta. Ci sono ancora un pò di anni di vita per redimersi e chiedere scusa a tutte quelle persone Juventine come lei e forse più di lei a cui lei ha fatto veramente del male Presidente. Lo faccia perchè la storia non si può cambiare e neppure nascondere.

Doppia coppia.

Boniperti-Trapattoni-Zoff

 

Articolo di Silvio Mia

 

In questi giorni che, finita la stagione , inizia la sessione estiva di calcio mercato il cui termine si prolungherà fino all’inizio del campionato, voglio ricordare un doppio scambio di giocatori che rese infuocata l’estate 1976 . La Juventus aveva appena perso uno scudetto che a due terzi del campionato sembrava già cucito sulle proprie maglie. Senza troppi problemi i bianconeri veleggiavano in classifica con cinque punti di vantaggio , nulla lasciava presagire ciò che sarebbe successo . Pare che prima della trasferta di Cesena un paio di giocatori in rappresentanza della squadra , fossero andati dal Presidente Boniperti per trattare il premio scudetto. I giocatori in questione erano due che formavano il cosi detto zoccolo duro, Capello ed Anastasi. La trattativa finì male e non venne raggiunto un accordo . Non so se le cose andarono veramente in questo modo, ma quello che successe nelle successive tre partite portò al sospetto che qualcosa si fosse rotto tra lo spogliatoio e la dirigenza , tanto che la Juventus le perse tutte e tre. La prima partita si giocava a Cesena, e la Juve dopo essere andata in vantaggio , si fece rimontare dai romagnoli con il loro centroavanti Bertarelli , che siglando due reti chiuse l’incontro. A questo punto il vantaggio si ridusse a tre punti e la partita successiva era il derby . Si giocò contro il Torino secondo il classifica, che si presentò in campo con la bava alla bocca vincendo la stracittadina. La terza partita della serie , vide una Juventus ormai allo sbando , senza più il controllo dell’allenatore Parola . La Juventus si presentò a San Siro per giocare contro l’Inter con Scirea che indossava la maglia numero 10 , a conferma di quanta confusione e di quanta tensione aleggiasse nello spogliatoio. La Juventus perse ancora, era la terza sconfitta consecutiva, e venne sorpassata dal Torino , che ventisette anni dopo la tragedia di Superga si avviava a vincere il suo settimo scudetto. Questa la premessa per dire che in quell’ estate la squadra venne rivoltata e rimodellata per cancellare un’onta doppia , la perdita dello scudetto e la beffa che a vincerlo fosse stata proprio l’altra squadra di Torino che non fece altro che approfittare del momento negativo in casa bianconera. Boniperti cambiò la guida tecnica sorprendendo tutti e assumendo un tecnico giovane ed inesperto, cresciuto sotto la tutela del Paron Rocco al Milan . Alla guida della Juventus vincerà tutti i trofei nazionali ed internazionali nei suoi 13 anni , divisi in due momenti , il primo di 10 anni ed il secondo , post disastro Maifredi ,di 3 anni. Sto parlando di Giovanni Trapattoni ex mediano del Milan che dalla sua poteva vantarsi di aver marcato e fermato un certo Pelè . Il Presidentissimo non aveva finito di stupire e con un’intuizione che solo quelli come lui potevano avere, scambiò con il Milan Capello con Benetti , e con l’Inter Anastasi con Boninsegna. I tifosi li per li rimasero sconcertati , perché i due nuovi arrivi sembravano giocatori ormai a fine carriera ed avanti con l’età . Io stesso mi ricordo che scrissi a Tuttosport dicendo che probabilmente al posto di Capello si sarebbe dovuto non prendere Benetti che regista non era , ma Ciccio Cordova regista della Roma. Il prode Romeo, era un mediano molto rude che garantiva molta quantità , ma aveva nei piedi anche la qualità per giocate che lo portarono a segnare il goal dell’anno del campionato 1976-1977 , con un tiro al volo di sinistro scoccato dal limite dell’area di rigore a Firenze, contro i viola . Benetti aveva già giocato nella Juventus alla fine degli anni sessanta , ma troppo giovane non aveva convinto e di conseguenza fu ceduto alla Sampdoria . Boninsegna era un centroavanti d’area , molto prolifico che aveva superato i 30 anni . La caratteristica di quella Juventus fu quella di giocare senza regista , con un centrocampo muscolare formato oltre che da Benetti, da Furino e Tardelli che in quella stagione Trapattoni inventò centrocampista , dato che fino ad allora era stato impiegato come terzino. Completava il centrocampo un fuoriclasse della fascia , il Barone-Brazil Franco Causio che dava la fantasia necessaria per finalizzare le azioni d’attacco e mettere gli attaccanti nelle condizioni di segnare. In attacco il duo Boninsegna-Bettega si integrò alla perfezione ed entrambi furono protagonisti di una stagione che li vide segnare con continuità. La difesa granitica era formata da Zoff in porta , dai terzini Cuccureddu e Gentile , e dalla coppia centrale Morini e Scirea . La Juventus guidata del giovane Trapattoni detto Trap, vinse uno scudetto record conquistando 51 punti su 60 e la sua prima Coppa Europea, la Coppa UEFA ,con una squadra completamente italiana .

Intervista a Domenico Laudadio

 

Oggi intervistiamo per il Blog di Alessandro Magno, Domenico Laudadio tifoso Juventino conosciuto soprattutto per essere il creatore della ‘’Sala della Memoria Heysel’’ un vero museo virtuale e multimediale sulla tragedia che il 29 maggio 1985 si verificò allo stadio Heysel in occasione della finale di Coppa dei Campioni fra Liverpool e Juventus.

 

Prima di chiederti notizie sulle cose a te più congeniali facciamo una piccola presentazione. Chi è Domenico Laudadio?

Non è facile rispondere seriamente a questa domanda, soprattutto se hai già 47 anni ed il primo tempo della vita alle spalle. Facciamo così: un uomo  sensibilmente creativo, di professione libraio, con un decennio di teatro amatoriale alle spalle, come autore, regista e attore, padre di un meraviglioso cucciolo. La parte oscura la lasciamo all’oscuro…

Ti interessi ancora, oggi, alle partite, al calcio giocato, alla Juventus che scende in campo la domenica ?

Certamente, ma con moltissimo più disincanto per i suoi protagonisti. Questa generazione di calciatori è lontana dalle Juventus e dagli uomini che mi hanno cresciuto… Mi è rimasto il batticuore quando vedo la maglia esposta in un negozio, quando sento gli inni e leggo le poesie che la riguardano o rivedo i vecchi filmati di repertorio. L’emozione più grande resta sempre quella del goal abbracciando forte mio figlio che mi cerca puntualmente e mi butta le braccia al collo appena mi sente esultare.

Cosa ne pensi della attuale squadra guidata da Conte e di Conte medesimo ?

Una scelta “politica” di Andrea Agnelli, ma condivisibile.  Conte è un allenatore giusto per la Juventus in questo momento storico. Perchè senza il recupero della mentalità juventina non si può diventare una grande squadra neanche acquistando i grandi giocatori. Farà benissimo, perchè ha il crisma della Signora sul cuore… L’ho amato molto da giocatore. Da allenatore ha vinto in serie B due campionati e non è affatto semplice, da sempre. Ha idee, gioco, e sta dimostrando anche una discreta duttilità sugli schemi. Certo, la squadra è una incompiuta… Bisognerà lavorare molto tatticamente, ma soprattutto sulla testa dei giocatori. Bisogna innestare in futuro altri tre o quattro giocatori di spessore internazionale superiore. Nella mediocrità di fondo del campionato nazionale e senza le coppe la Juventus potrebbe anche lottare per lo scudetto. Purtroppo, penso che la difesa così sguarnita ed insicura ci costerà carissima fino a Gennaio. E’ il tallone d’Achille della squadra. Ci vogliono subito due grandi difensori centrali per ritornare competitivi ai massimi livelli e Chiellini deve tornare alle sue origini tattiche…

Sei venuto al nuovo Stadio, conti di venirci ? Che te ne pare ?

E’ una vera meraviglia, davvero. Commovente la cerimonia d’inaugurazione. Indimenticabile. Balich ha fatto un capolavoro, pur in qualche fraseggio della manifestazione rasentando l’ermetismo a scanso della retorica nella rappresentazione dei simboli.  In primavera conto di fare un salto su a vederlo. A Torino ho tanti amici…

Siamo pronti in Italia per gli stadi senza barriere ?

Assolutamente no, ma tu dimmi in cosa siamo veramente pronti in Italia ?  Viviamo una situazione economica, ma soprattutto sociale e politica deleteria. Non mi è più tanto difficile essere d’accordo con la parte sana degli ultras. Abbiamo bisogno di esempi, non di prediche. E da chi, poi ?  Quella ipocrita tessera del tifoso, per carità… Viviamo uno dei periodi etici più squallidi della società civile di questo meraviglioso paese. Ed il mio è un discorso politico a 360°… Non partitico.  Viene in mente quella canzone di Franco Battiato: “Povera patria ! Schiacciata dagli abusi del potere… Di gente infame, che non sa cos’è il pudore… Si credono potenti e gli va bene… Quello che fanno; e tutto gli appartiene… Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni ! Questo paese è devastato dal dolore…”

Stai seguendo le vicende relative a Moggi cosa pensi accadrà? Ci sarà un Moggi bis alla Juve o finirà tutto alla ‘’………..scordammoci o passato’’ ?

Calciopoli è stato lo stupro scientifico della vecchia Signora, altro che farsa. Lacrime amarissime, non risa.  Sinceramente, io non mi sono mai sentito rappresentato nella mia juventinità da Luciano Moggi. E non l’ho mai ritenuto un modello di stile per i suoi comportamenti in tal senso. Farsopoli, però me lo ha reso addirittura più simpatico, quasi subito… Lo ritengo un grandissimo dirigente calcistico e gli riconosco senza dubbio il merito di aver reso imperiale la rosa della Juventus durante la sua gestione, ma allo stesso tempo non condivido questo “processo” di beatificazione al quale lo stiamo elevando un po’ tutti. Alcuni suoi atteggiamenti pubblici e nei confonti della  nostra tifoseria, in passato, mi hanno anche molto irritato. Ne’ santo, nè demone, un uomo di calcio… La Juventus può imparare a vincere anche senza Luciano Moggi, a condizione che recuperi la cattiveria e la fame della tigre a digiuno. In campo ci vanno calciatori e allenatore… Per quanto riguarda la vicenda giudiziaria mi sembra veramente una barzelletta  il procedimento penale a suo carico. Auguro al direttore di essere assolto con formula piena e di tornare ad una scrivania di un club prestigioso. Se fosse la Juventus, nessun problema. Sarà il benvenuto e, nonostante la sua bella età, sarebbe ancora in grado di fare la differenza…

Bene Domenico, veniamo alle domande che più mi incuriosiscono su di te e che penso incuriosiscano i nostri lettori.

Come è nata l’idea di realizzare una sala della memoria sull’Heysel e perché è nata? Hai forse perso qualcuno di caro in quella tragedia ?

Non in quella partita, ma già tre anni prima, nel 1982 sono rimasto orfano di mia madre, stroncata a 53 anni da un tumore maligno in quattro mesi. Questa esperienza mi ha reso particolarmente sensibile al tema della morte, al distacco e alla memoria come forma d’amore perpetuato attraverso la rievocazione dei ricordi. Il sito nasce per chiedere perdono ai caduti ed alle loro famiglie di aver esultato anche solo con un pugno al cielo, incrociando una macchina con la bandiera fuori dal finestrino che strombazzava per Bari, come se nulla fosse successo. Non me lo sono mai perdonato. L’idea è venuta impellentemente davanti al muro di gomma che mi si è presentato negli ultimi cinque anni proponendo alla società una Sala della Memoria nel nuovo stadio di Torino e rivendicando una pagina in memoria sul sito ufficiale della Juventus. Ho pensato, allora: “La faccio io !.” La capa tosta e l’orgoglio pugliese hanno fatto il resto. Conte viene dalla terra degli ulivi come me…

E’ stato difficile realizzare il sito, sei stato aiutato da qualcuno ? Al tuo sito si sono interessate anche le famiglie delle vittime o hai fatto tutto da solo ?

A digiuno di conoscenze di linguaggi di programmazione, ho chiesto aiuto alla mia compagna che ha realizzato la pagina sommario. Da quel momento in poi è nata una operazione forsennata di artigianato informatico individuale. Un lavoro non difficile di per sè, ma esigente in termini di tempo e attenzioni. Il sito museo ha subito due ristrutturazioni. La prima nel 2010. Ora è in completamento la seconda, quella probabilmente definitiva. Le famiglie delle vittime non hanno mai ispirato questa iniziativa. Ovviamente nel tempo, scoprendola, se ne sono compiaciuti.

Mi hai detto spesso in passato che il libro che si avvicina di più alla verità su quella tragedia è ‘’Heysel, storia di una strage annunciata’’ di Francesco Caremani. Mi sapresti dire perché ti sei fatto questa idea se ci sono altri libri che non conosco che meritano di essere letti e perché invece altri libri non sono particolarmente veritieri ?

Sono tutti buoni e utili i libri che sono stati scritti sulla tragedia dello stadio Heysel. Ognuno ha un taglio diverso nella narrazione. La verità non è mai stata lontana dal campo, ma non si è voluta guardarla con gli occhi.  Troppo dolore e troppa vergogna. Francesco Caremani oltre ad essere un valente giornalista è coinvolto direttamente nel dramma. Roberto Lorentini, il medico morto a Bruxelles nel tentativo di rianimare un bambino, era un caro amico della sua famiglia. Credo fosse costretto a dare emotivamente un tributo più umano alla causa. Francesco ha raccontato le vicende scomode prima, durante  e dopo il processo, ma il suo merito più grande è quello di aver diluito nell’inchiostro la prorompente energia e il grido orgoglioso di giustizia di Otello Lorentini, il Presidente fondatore dell’”Associazione fra i familiari delle vittime”, sciolta al termine dell’ultimo processo nel 1991. Per questo il libro di Francesco resterà sempre “La Bibbia dell’Heysel” come lo ha definito Emanuela Casùla, sorella di Andrea e figlia di Giovanni, caduti insieme a Bruxelles. Francesco ci ha anche molto pianto scrivendolo. Sono quelle lacrime a fare la differenza e si avverte nel sottotesto, leggendolo…

Sei in contatto con le famiglie delle vittime ?

I miei rapporti con alcune di loro sono rigorosamente e volontariamente ispirati al rispetto e ad un sano e consapevole pudore. Non ho mai varcato questo confine e credo sia giusto così… C’è molta dolcezza, sicuramente…

Si è parlato (e abbiamo fatto una raccolta firme insieme) di realizzare una sala della memoria vera nel nuovo stadio della Juve. Sai dirmi in proposito a che punto siamo?

Ci sarà certamente un “angolo della memoria” nelle sale del museo del club attualmente in allestimento. Penso sia pronto per la primavera del 2012.  E’ l’unica certezza di cui dispongo al momento. Sento di dividere con altri il successo dell’iniziativa. Il forum vecchiasignora.com che è stata l’incubatrice della petizione popolare e del mio sogno sin da subito. La spinta affettuosamente mediatica dell’amico Nicola De Bonis e della sua trasmissione “Stile Juventus” ha costruito virtualmente molti dei mattoni necessari a erigere quella benedetta “Sala”.  Ma senza la discesa in campo di Beppe Franzo e di Annamaria, la cara Miss RadioJuveWeb del gruppo Orgogliogobbo, senza il loro aiuto concreto, disinteressato e appassionato alla causa, compattando nella medesima lettera inviata alla società tutti i gruppi Ultras delle due Curve, i principali Siti e forum bianconeri sul web, senza il prezioso aiuto dietro le quinte di Claudio “Il Rosso”, e di alcuni familiari delle vittime, non credo ci sarei mai riuscito. Un soldato senza esercito non vince mai le battaglie da solo, ma anche i comandanti sono importanti… A onor del vero è risaputo che la Juventus Football Club a me personalmente non ha mai risposto in privato, neanche formalmente, alla proposta della Sala, dal 2008 ad oggi… Ma va benissimo anche così…

Hai fiducia a riguardo, nella nuova dirigenza e nel Presidente Andrea Agnelli ?

Il Presidente Andrea fino ad ora sta mantenendo tutte le promesse riguardanti l’Heysel. Per il 25° ha scritto ai familiari delle vittime ed  ha  officiato una cerimonia di commemorazione in sede a Torino, purtroppo parallela a quella della tifoseria. Mi aspetto da lui che si mescoli al popolo bianconero in futuro e che ci sia “un unico giorno della memoria” da celebrare insieme, familiari delle vittime, tifosi, ultras e società. Certo, dopo 25 anni di semi indifferenza e irritante distacco e silenzi della Juventus, di tutte le dirigenze da Boniperti a Blanc, non è poco… Sta crescendo insieme alla sua Signora. Lasciamolo lavorare serenamente. Ha il sangue giusto per impalmare la Signora e farla felice…

Hai mai parlato con Andrea Agnelli? Che impressione ti ha fatto? Ho saputo che ha invitato le famiglie delle vittime all’inaugurazione del nuovo stadio e durante l’intervallo è andato a trovarle personalmente e lontano dalle telecamere, gesto che hanno particolarmente apprezzato. Ma ho saputo che l’invito pare non sia arrivato a tutti tu sai se è cosi e perché ?

Una volta è entrato in libreria, dove lavoro. Qualche settimana prima dell’elezione a Presidente. Si aggirava da solo a curiosare fra gli espositori, non l’ho disturbato… Il suo sguardo durante la cerimonia d’inauguarazione del nuovo stadio, mentre i 39 palloncini bianchi salivano in cielo, era specchio fedele del suo animo sensibile. Ho saputo dell’incontro con i familiari in tribuna. Gesto bello perchè lontano dalle telecamere, ma indubbiamente doveroso… Gli inviti sono stati generosi nelle intenzioni, ma purtroppo la macchina organizzativa dello staff ha commesso degli errori, per dirla alla Moratti “antippatici”, ma certamente in buona fede… Un errore simile, a sensazione, non credo che il Presidente Andrea lo permetterà mai più in futuro, ma è un argomento troppo delicato e non sono io la persona giusta per affrontarlo. Il passato colpevolmente “manchevole” della società nei rapporti con le famiglie dei caduti ha alimentato in alcuni casi specifici molta diffidenza e rancore…

C’è stato un lungo processo dopo l’Heysel, forse più di uno, puoi dirmi come sono andati a finire, se ci sono state delle condanne ?

6 anni e 3 gradi di giudizio. Molto in sintesi, in cassazione questo il verdetto finale: 9 hooligans condannati a 4 anni, con la condizionale e 60.000 franchi di ammenda. Altri 3 condannati a 5 anni con la condizionale e 60.000 franchi d’ammenda. Ad Hans Bangerter, Segretario dell’ Uefa, 3 mesi con la condizionale e 30.000 franchi di ammenda. Assolto il Presidente Jaques Georges. 3 mesi con la condizionale e 500 franchi di multa al maggiore Michel Kensier della Gendarmeria. Assoluzione per il capitano Mahieu della Gendarmeria, Hervè Brouhon, Sindaco di Bruxelles, Vivianne Baro, Assessore allo sport, Albert Roosens, Segretario dell’Unione Calcio Belga. Secondo il reddito dichiarato le somme di risarcimento delle famiglie delle vittime dei feriti variarono da 14 a 400 milioni in lire, ripartite fra Stato e Federazione Belga e Uefa. L’aspetto più eclatante è l’inaspettata condanna della UEFA, in cassazione. Per merito di un anziano signore aretino, che risponde al nome di Otello Lorentini, ferito nel cuore dalla morte precoce e assurda di un figlio, dal 1991 l’Uefa è responsabile della sicurezza degli impianti sportivi durante le competizioni internazionali di calcio… Per la sicurezza degli stadi la comunità europea ed il calcio devono questo alla tenacia ed alla disperazione di un piccolo grande uomo, così…

Boniek, in polemica per la mancata assegnazione della stella nello stadio, ha detto che lui è l’unico che ha devoluto il premio di quella sera alle famiglie delle vittime. Ti risulta? Altri giocatori si son mai interessati alla vittime di quella tragedia ?

Boniek dice sempre tante cose, a volte anche troppe. Non ci sono affatto prove documentali a riguardo e comunque sia ciò non toglie e non aggiunge nulla al fatto che lui come tutti i suoi compagni ha festeggiato   indecorosamente in campo una coppa dei campioni che rispetto alle vite dei poveri tifosi caduti valeva in quel momento quanto un portaombrelli… I calciatori di quella Juventus sono sempre restati a debita distanza e hanno rimosso, chi prima, chi dopo, l’evento. Un lutto mai elaborato, si direbbe in psicologia. Bisogna allo stesso modo menzionare il gesto molto bello di Michel Platini e di Stefano Tacconi, ritornati a Bruxelles due giorni dopo la finale a trovare i feriti in ospedale. Rosalina Vannini, vedova di Giancarlo Gonnelli, morto all’Heysel, quel giorno era a Bruxelles al capezzale della figlia Carla, salvata miracolosamente dalla morte dalla respirazione artificiale di un tifoso del Liverpool. Mi ha scritto di “abbracciarli” da parte sua, nel caso li avessi incontrati al 25° a  Torino…

La Juventus si è mai interessata alle vittime di quella tragedia. E il Liverpool ?

In un primo momento ci fu subito una raccolta di denaro dei calciatori e della Fiat. Poi è calato il lungo inverno. Qualche messa in suffragio, qua e là. Una stele “bonsai” in sede, voluta da Giampiero Boniperti con un epitaffio di Giovanni Arpino. A parte il 2005, per la partita con il Liverpool, il ritorno della Juventus ad una cerimonia di commemorazione pubblica lo si deve al presidente Giovanni Cobolli Gigli, intervenuto ad Arezzo durante l’intitolazione del Piazzale antistante lo stadio comunale alla memoria di Roberto Lorentini. Pensa che al ventennale di Bruxelles la Juventus inviò a rappresentarla Riccardo, il figlio di Gaetano Scirea, ma dimenticò d’inviare una corona di fiori… Per quanto riguarda il Liverpool, solo cose positive. Il sito ufficiale del Liverpool ha una pagina di commemorazione con i 39 nomi delle vittime mentre quello della Juve no… Due targhe ad Anfield Road, una dentro al museo, l’altra sul muro dello stadio. Un tentativo di riappacificazione nel 2005, in occasione della partita di andata dei quarti di finale di Champions League fra Liverpool e Juventus, a vent’anni esatti dalla tragedia, con la cerimonia voluta sottobanco dall’Uefa e con la consegna di una targa in memoria che ora è integrata al monumentino in sede. Ricordiamo nella medesima sera la scritta “Amicizia” composta da tasselli bianchi e rossi apparsa in Kop prima del minuto di raccoglimento. Ricordiamo la rinuncia al gemellaggio con la Fiorentina ad Anfield per “rispetto” della tifoseria bianconera…  C’è, però,  un grande equivoco di fondo. Il Liverpool, società e tifosi, ha sempre dato la colpa al muro che è crollato. Non ha mai riconosciuto la causa reale della tragedia nell’aggressione criminosa degli hooligans. Qualcuno timidamente sostiene che vi furono provocazioni prima dello sfondamento, si parla di accoltellamenti fuori allo stadio, di un bambino inglese picchiato a cui fu sottratta una bandiera.  Leggende metropolitane e realtà si mescolano da ventisei anni. Ad ogni modo la verità inconfutabile è che la tecnica adottata dalla massa dei reds per occupare il settore Z fu di tipo militare e comandata da un ufficiale reduce dalla guerra delle Falkland… Di cos’altro dobbiamo parlare ?  Hanno aggredito selvaggiamente persone innocenti, deboli ed inermi, questa è l’unica verità storica incontrovertibile. E non ci sarà mai pace e amicizia con loro se non lo vorranno prima i familiari delle vittime che sono gli unici a poterli perdonare. E secondo me loro dovrebbero chiedere perdono, in modo solenne. Magari, in ginocchio, o faccia a terra, davanti a loro.  Oviamente, nel mio sito, mi farò garante sempre del dialogo con vecchi e nuovi reds, ma senza ipocrisia…

Che tu sai le famiglie hanno mai avuto un risarcimento. Dallo stato italiano, dalla Juve, dallo stato belga o dal Liverpool ecc…da qualcuno insomma ?

Dai testi che ho consultato risulterebbero: 6 milioni di contributo CEE, 5000 sterline dal governo britannico, 3 milioni dal Governo Italiano e altri milioni dalla fondazione “Edoardo Agnelli” che raccolse 18.078.000 lire dalla Juventus Football Club. 100 milioni a testa versati alle vittime dalla Fiat e dall’Ifil.7 milioni a testa da ciascuno dei calciatori della Juventus. 639 milioni da privati e gruppi juventini. 0 lire dalla Lega e 0 lire dalla Federcalcio Italiana.

C’è una figura direi poco chiara dietro a questa tragedia ed è Giampiero Boniperti. Sapresti spiegarmi il perché è vista cosi ?

Io sono molto legato a Giampiero Boniperti e gli voglio bene. Devo purtroppo lamentare che avrebbe dovuto ritirare la squadra negli spogliatoi al termine della partita ed impedire quei festeggiamenti prolungati. Vietare il rientro in campo e sotto gli spalti con la coppa in mano a Michel Platini. Lui non aveva giocato, doveva mantenere lucidità… Quella coppa poteva restare in quella cassetta di legno nella quale giaceva al momento della consegna alla chetichella da parte di un dirigente Uefa alla Juventus negli spogliatoi. Per sempre nella sua bara di legno. Come i nostri poveri angeli dell’Heysel. E l’errore più imperdonabile fu commesso dal Presidente a Caselle. La coppa non andava mostrata alla discesa dall’aereo in segno di lutto. Cannavò aveva ragione… A mio parere, la macchia più grave della nostra cara storia juventina fu scritta proprio quella mattina infausta. Altro che calciopoli… In seguito, con l’avanzare dell’età, Boniperti ha rilasciato sempre dichiarazioni lievemente farneticanti sul significato di quel trofeo. “Quel sangue” appartiene solo ai familiari delle vittime, caro Presidente…

Bisogna comunque concedergli come attenuante l’assurdità e la drammaticità di quanto vissuto in meno di un giorno.

Sento dire spesso da amici miei della curva che han fatto più loro per le famiglie che chiunque altro. E’ una frase fatta o è vero ?

Certe storie di solidarietà non le metto certo in piazza. L’unica verità è che effettivamente gli Ultras sono stati d’esempio sull’Heysel, gli unici a non tradire mai la memoria delle vittime e la solidarietà alle loro famiglie.

Cosa ti spinge a continuare questo impegno a distanza di 25 anni ?

Amore.

C’è qualcosa che non sai che ti sfugge e che vorresti assolutamente sapere su quella tragedia ? 

E’ un mosaico di cui abbiamo recuperato oramai quasi tutte le tessere, qualcuna magari è un pochino scheggiata… L’immagine che ne risulta è inequivocabile. Quelle poche mancanti sono irrecuperabili perchè giacciono in fondo alla coscienza degli uomini di quel 29 maggio 1985. Solo Dio conosce tutta la verità. Che vuoi che ne sappia, io, sono solo il custode di un museo…

Concludo con una domanda che faccio a tutti prima di salutarci.

C’ è qualcosa di cui avresti voluto parlare e che non ti ho chiesto? E se si, dimmi pure?

No, va benissimo così… Sull’Heysel bisogna imparare a parlarne mai a vanvera e sempre nelle occasioni giuste. Tutto il resto è memoria, preghiera e silenzio…

Grazie Domenico alla prossima allora.

Di nulla, un onore per me. Grazie a te onore ai 39 angeli e dell’Heysel.

 

 

http://www.saladellamemoriaheysel.it/

Inaugurazione JUVENTUS STADIUM

L’inaugurazione.

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le parole del presidente Andrea Agnelli

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Del Piero – Boniperti

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Al Posto del Mister 7

L’avevo detto una settimana fa…

Lo so, avere ragione può esser un piacere ma francamente preferivo avere torto e ammettere di essermi sbagliato. Lo scrissi una settimana fa dopo la partita con la Lazio che si era vinto di cu…ore. Dissi allora di prendere in seria considerazione l’esonero di Del Neri a fine anno perché non era all’altezza e mi sono preso qualche bel complimento tipo ‘’lagnoso’’ e ‘’datti all’ippica’’. Penso che per l’ippica evidentemente c’è ancora tempo mentre per il lagnarsi, se uno ha un dolore, ha anche tutte le ragioni per lagnarsi e vedere la Juve giocare oggi, a me che amo questi colori, provoca più di un dolore. Parlano i numeri: 57 punti in 36 partite media 1,58 a partita, 44 gol subiti in totale, peggio di Chievo e Genoa, gli stessi della Sampdoria alla media di 1,22 a partita; 29 gol subiti in casa in 18 partite. Nessuno ha fatto peggio nemmeno il Bari retrocesso. Ieri 2-0 per noi alla fine del primo tempo, 2-2 in due minuti e serio rischio del 2-3 da un Chievo che è in vacanza, perché già salvo e senza nulla da chiedere al campionato. Cosa dia tali motivazioni al Chievo e non ne dia alla Juve è un gran mistero, anche se inizio seriamente a pensare che gli avversari quando si rendono conto di quanto siamo mediocri, iniziano a credere di fare il colpaccio. E un colpaccio a Torino contro la Juve non si butta mai via. La Juve ha iniziato pure bene, il 4-4-1-1 sembrava ben fatto, una trentina di minuti senza particolari patemi, Motta sembrava fare la sua migliore partita da quando è arrivato, Aquilani ispirato, Del Piero quando è chiamato in causa la butta sempre dentro e dopo 12 minuti l’arbitro ci dà un rigore che c’è, ma di cui in verità non se ne danno molti. Un po’ di apprensione alla fine del primo tempo ma poi al 55mo riusciamo pure a trovare il 2-0 . Fino ad allora Buffon non ha fatto nemmeno una parata. Chiedersi come mai non si riesce a portare a casa una partita messa cosi in discesa è lecito e non è nemmeno la prima volta. Evidentemente abbiamo una squadra che soffre di attacchi di panico. Allora serve uno psicologo e forse Del Neri non lo è. Qualcuno obietterà che i giocatori non sono da  Juve e perché prendersela con Del Neri? Lo so molti non lo sono e Marotta è colpevole quanto Del neri se non di più e potessi li caccerei entrambi,  tuttavia l’ultima cosa che mi auguro per questa Juve è un’altra rivoluzione con 12 – 13 giocatori da sostituire. Chi verrà si deve prendere in carico di rivitalizzare gente così così come Pepe e Aquilani e tirarne fuori il meglio, per dirne due che sono in bilico, e già cosi facendo abbiamo da sostituire almeno 5 giocatori. Ci sono due soluzioni abbastanza semplici per trovare la persona adatta a rivitalizzare e motivare alcuni giocatori , e non c’è bisogno di andare a scomodare De Laurentiis e andargli a pagare delle penali perché liberi  Mazzarri. Ci sono liberi a parere mio due grandi tecnici, e sono Lippi e Conte. Lippi non ha bisogno di presentazioni e ha già fatto capire che se proprio glielo chiedessero non direbbe di no. Conte lo considero il Mister italiano più promettente in circolazione. Ha vinto 2 campionati con squadre assolutamente outsider e li ha vinti giocando bene, che non è poco. In comune hanno juventinità e stile Juve da vendere che significa essere assolutamente concentrati per la vittoria perché come dice Boniperti: ‘’Alla Juve vincere non è importante, è l’unica cosa che conta’’. La soluzione è a portata di mano basta volerla veramente.

 

Alessandro Magno per Juvemania.it

 

 


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