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Momenti Intercontinentali

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Articolo di Silvio Mia
La Coppa Intercontinentale nasce nel 1960 con l’intento di mettere di fronte la sue squadre più forti dei due continenti in cui si gioca a calcio , Europa e Sud America. Questa competizione si disputava giocando partite di andata e ritorno tra le vincitrici della Coppa dei Campioni d’Europa e la omologa Coppa Libertadores che laurea la squadra campione del continente sudamericano . Gli incontri venivano disputati con cadenza annuale alternando le partite da giocare in Europa e Sud America in modo tale che una volta ciascuno si giocasse la prima partita in casa e la seconda in trasferta. Le intemperanze dei tifosi sudamericani portarono la manifestazione ad un decennio in cui le squadre Campioni d’Europa rifiutavano la disputa della partita per paura dell’eccessivo calore del pubblico che spesso portava a incidenti di cui erano vittime i giocatori europei. Su tutti , la causa che scatenò questa serie di rifiuti , che a volte davano la possibilità ai vice-campioni d’Europa di giocare al posto dei vincitori per la loro rinuncia, ci fu nel 1969 la partita di ritorno fra Milan ed Estudiantes in cui i giocatori del Milan , su tutti Nestor Combin franco-argentino, vennero letteralmente aggrediti prima dalla folla ,che dagli spalti all’ingresso in campo delle squadre versò addosso ai rossoneri caffè bollente e poi dai giocatori argentini che scatenarono una caccia all’uomo mai vista che portò a squalifiche e perfino condanne agli stessi. Per un decennio la Coppa si giocò a singhiozzo , a volte come già detto con le squadre vice campioni e a volte non si giocò proprio. Per questo motivo nel 1980 e fino al 2004, la Coppa Intercontinentale diventò Coppa Europeo Sudamericana Toyota e si giocò a Tokio capitale del Giappone . Dal 2005 la Coppa diventò Campionato Mondiale per club FIFA , Torneo riservato ai sei Club vincitori dei tornei continentali delle sei Confederazioni calcistiche . Tornando alla Juventus ,nel 1973 partecipò alla finale della Coppa Intercontinentale per rinuncia dell’Ajax che ci aveva sconfitto 1 a 0 con rete di Rep nel maggio precedente a Belgrado. La finale si giocò in partita unica allo Stadio Olimpico di Roma a fine novembre e questo fu il vincolo che la Juventus impose per giocare. La Juventus ha giocato tre finali di questa Coppa sempre contro squadre argentine. Quella di Roma è stata l’unica che i bianconeri hanno perso , giocata contro l’Independiente impostosi con una rete a dieci minuti dal termine della partita, di Bochini nell’unica azione offensiva sviluppata dai sud americani. I bianconeri nonostante le assenze di Capello e Furino , furono come in tante altre finali disputate e perse in campo internazionale, sfortunati perché oltre ad aver colpito due traverse con Bettega e Altafini , sbagliarono un calcio di rigore ad inizio ripresa con Cuccureddu che tirando la solita bomba centrale ,questa invece di infilarsi sotto la traversa le passò sopra. Bisogna dire che la giornata particolarmente ventosa probabilmente favorì la traiettoria del pallone che venne mandato , come già detto oltre il legno trasversale. Pazienza , avevamo perso una Coppa che faceva seguito alla Coppa delle Coppe persa a Torino contro il Ferencvaros nel 1965 sempre per 1 a 0 e alla Coppa dei Campioni persa a Belgrado ancora con il minimo scarto. Forse era una Coppa che , non avendo vinto quella che dava l’opportunità di giocarla, non meritavamo e comunque quella sconfitta non fu certo un dramma .

La seconda Coppa Intercontinentale che la Juventus fu chiamata a giocare , si disputava già in partita unica, a Tokio l’otto dicembre 1985 . La competizione come detto aveva cambiato denominazione, pur rimanendo nella sostanza la stessa cosa. La voglia di vincere questa partita e di festeggiare un trionfo internazionale aveva un significato che andava oltre il fatto sportivo, perché il diritto di giocare quella partita la Juventus l’aveva ottenuto nella drammatica notte dell’Heysel e quindi , anche se un’eventuale vittoria non avrebbe restituito i morti di quella sera, era un impegno morale dare tutto per onorare chi non c’era più. Ancora una volta si presentò al cospetto della Juventus una squadra argentina , l’Argentinos Junior , squadra in cui aveva mosso i primi passi da calciatore Diego Armando Maradona. La partita fu un susseguirsi di emozioni con gli argentini due volte in vantaggio , raggiunti prima da Platini su rigore e poi nel finale da Laudrup con una rete spettacolare frutto di una triangolazione con il nostro numero dieci . Va ricordato che alla Juventus venne annullata una rete di Michel Platini , che con un’esecuzione straordinaria aveva battuto il portiere avversario , rete che avrebbe permesso alla Juventus di andare in vantaggio. Solo che un fuorigioco di Serena costrinse l’ arbitro, il tedesco Roth ad annullare. Sicuramente con il regolamento odierno , che contempla l’applicazione del fuorigioco passivo un giocatore, come lo era Serena, se non partecipa all’azione non provoca l’annullamento di una segnatura. Destando comunque parecchia incomprensione, la spettacolare esecuzione di Michel venne cancellata dal tabellino dei marcatori, azione che venne accolta dal giocatore che si accasciò per terra applaudendo con la sua ironia tipicamente francese, il Direttore di Gara. Si andava quindi ai tempi supplementari che non modificarono il risultato e quindi alla , come si dice, lotteria dei calci di rigore. Si sa che questo ultimo atto per risolvere una partita esula dalla capacità tecnica dei giocatori che vanno a tirarlo perché è un puro esercizio di forza mentale , in quanto in questi casi a volte ,proprio chi non è uno specialista o un giocatore abituato a risolvere le partite , riesce a segnare, mentre si vedono campioni o specialisti farsi parare o peggio ancora calciare fuori il tiro dagli undici metri e non credo sia il caso di fare esempi, ma solo un piccolo sforzo mentale per avere conferma di ciò che ho scritto. In questa situazione , il giocatore che più ha da guadagnare è il portiere , in quanto diventerà sicuro protagonista nel caso riesca a parare qualche tiro e viceversa nessuno potrà renderlo capro espiatorio di una eventuale sconfitta nel caso i tiratori si dimostrassero cecchini infallibili. Stefano Tacconi parando il secondo e il terzo rigore dei rossi sud americani , consentì a Platini di presentarsi sul dischetto per realizzare il rigore della vittoria , diventando il protagonista assoluto della partita.

La Juventus si è presentata una seconda volta a Tokio il 26 novembre 1996. La partita si gioca ancora contro una squadra argentina , la Juventus di quelle parti, il River Plate. I bianconeri avevano ottenuto il diritto a giocare la partita in virtù della vittoria della Champions League ottenuta a Roma contro l’Ajax ai calci di rigore , dove ancora una volta il nostro portiere , Angelo Peruzzi si era reso protagonista parando due rigori agli ajacidi . Il River Plate era una squadra molto forte nelle cui fila ricordo campioni come Ortega, Francescoli, Ayala e Salas , il matador che vestirà il bianconero juventino ed un giovanissimo Sorin , che segnalato da Omar Sivori ha giocato , senza molta fortuna, per un breve periodo con la nostra maglia. La Juventus dopo aver subito l’iniziativa degli argentini , poco alla volta prese il comando delle operazioni che culminarono con la rete di Alessandro Del Piero che in giravolta dopo aver controllato un pallone proveniente da calcio d’angolo e corretto di testa da Zidane ,segnò la rete decisiva . Prima del goal juventino , il River colpì una traversa con un tiro cross di Ortega, ma la vittoria fu meritata perché i bianconeri furono parecchio imprecisi sotto porta , specialmente con Boksic eccezionale giocatore che spaccava le difese con le sue accelerazioni, ma che risultò molto impreciso , come quasi sempre gli accadeva, al momento di concludere. Un’ emozione incredibile aver visto due volte la Juventus sul tetto del mondo, cosa che chissà quando si ripeterà ancora. Le due finali di Tokio , giocate con squadre molto quotate, fanno capire quale era la forza delle due squadre bianconere messe in campo da Trapattoni prima e Lippi poi. La seconda era un vero squadrone che prima di andare a Tokio aveva giocato una partitella di Champions all’Old Trafford di Manchester dove con una rete di Del Piero aveva battuto i red devils . Quella Juventus , che poi con qualche ritocco fu protagonista di altre due finali di Champions ,che perse contro il Borussia Dortmund e contro il Real Madrid . La Juventus del 1985 era ormai a fine ciclo , che terminò vincendo il campionato nel successivo maggio 1986 , dopodichè si dovettero aspettare nove anni per vincere lo scudetto. In quei nove anni magri, comunque arrivarono la Coppa Italia e la Coppa UEFA con Dino Zoff in panchina e un’altra Coppa UEFA con Trapattoni , che nel frattempo era tornato con Boniperti e cercare di riparare al disastro targato Maifredi-Montezemolo.

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