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Prepartita Palermo-Juve, il ritorno di Conte.

 

di eldavidinho

 

Siamo fatti per essere primi e per essere i primi. Allora, alla Donbass Arena, è andato in scena un epilogo voluto, cercato, meritato e ottenuto con una prova di saggezza, di forza e di maturità. Nonostante un primo tempo prudente e giocato a scacchi, diverso da quello frenetico e veloce dell’andata, in cui si è lasciato allo Shakhtar l’onere d’ impostare, la squadra ha preso campo nella ripresa e, pur non chiudendo la gara, l’ha controllata con intelligenza e personalità, gestendo possesso palla e ritmi di gioco. Forse è vero, lo Shakhtar che abbiamo affrontato è stato piuttosto rinunciatario, con la testa già in vacanza(per loro era l’ultima partita annuale prima della sosta) ma una buona squadra non snatura mai la propria impostazione di gioco.  La pretattica adottata da Lucescu in conferenza stampa non ha sortito i suoi effetti. La Juve che ha affrontato è stata diversa da quella “prevedibile” dell’andata. Unica nota stonata il giallo(esagerato) a Chiellini a pochi minuti dalla fine: il difensore era diffidato e salterà il prossimo match. Solo noi dunque vincenti, in Europa, alla Donbass Arena, come il Barcellona. Noi imbattuti da 12 gare consecutive in Europa. Che diventano 16 contando i due preliminari di Europa League 10/11. Anche in Europa, dunque, #salutatelacapolista. Chiellini che la dedica a Pepe attesta che grande gruppo sia questo, sino ad oggi diretto in maniera ineccepibile da Carrera prima, Alessio poi, nonostante i tentativi di destabilizzazione mediatica. E mentre comincia il “Conte alla rovescia”, Oddenino e Bramardo non si staranno dando pace dopo l‘inutile esultanza al gol del Chelsea. E Lucescu, da buon interista, parla di “potere politico” della Juve e di vittoria velatamente immeritata e decisa da errori arbitrali: il nostro clamoroso ed evidentissimo rigore non l’ha visto? Non so voi, ma a me il Galatasaray non piacerebbe affatto… piuttosto, Valencia e Celtic. Ma ci toccherà il Real. Come vuole la tradizione. O forse l’Arsenal, coi quali abbiamo un conto in sospeso. Sulle loro pagine Facebook ufficiali, Chiellini e Buffon hanno postato alcune statistiche individuali che attestano la solidità difensiva mostrata da questa squadra in questa prima parte di Champions League. Nessuno ha fatto più respinte difensive di Chiellini(70), 21 contrasti aerei vinti in totale in queste 6 partite(1° tra i difensori in questa Champions League), 39 palle recuperate in questa fase a gironi della Champions League. Per Buffon, invece, 3ª partita senza subire gol in questa Champions League, solo Hilton del Porto ha fatto meglio(4), 16 le parate totali in queste 6 partite, l’80% dei tiri subiti nello specchio della porta. Mi preme, però, focalizzare un attimo l’attenzione su Pogba. Dopo l‘esplosione iniziale, qualche critica. A volte troppo lezioso e preferisce tenere il pallone invece che cederlo. Poco concreto nonostante le doti fisiche lo portino spesso al tiro o davanti alla porta. E rientra spesso in ritardo. Si bea troppo di ciò che fa, a mio parere. Con tutte le attenuanti del caso. Un’ultima cosa. In corsa su tre fronti, con le situazioni critiche di Bendtner e Matri da gestire e 20mln. in tasca. Vogliamo prendere finalmente L’(A)ttaccante? Sarebbe il tentativo di arricchire una squadra quasi perfetta con una ciliegina.

A Palermo, la Juve tornerà dopo l’ultima volta che sancì il definitivo sorpasso in classifica nello scorso campionato ai danni del Milan capolista. Fu la partita in cui Conte capì di che potenziale e capacità fosse dotata la squadra, sicurezza nei propri mezzi e grinta da vendere, quali fossero diventati i reali obiettivi raggiungibili, i sogni di successo che diventarono realtà. Tuttosport titolò “Apoteosi” in virtù del 2-0 e del dominio di gioco tenuto durante il match. Marchio di fabbrica della Juve di Conte. A distanza di pochi mesi, ci torniamo da Campioni d’Italia in carica. Al Barbera torna anche Conte, in panchina, dopo 4 mesi passati in gabbia.

Il Palermo in casa ha ottenuto tre vittorie(contro Chievo, Sampdoria e Catania), tre pareggi(contro Cagliari, Torino e Milan) e una sconfitta(contro il Napoli all’esordio in campionato), dove ha raccolto ben 12 dei 14 punti che compongono l’attuale classifica. Numeri identici per quanto riguarda i gol messi a segno (12 su 14), mentre la difesa ha incassato otto reti a fronte delle 14 lontano dalla Sicilia. Domenica scorsa, nell’ultima gara giocata in campionato,  il Palermo ha perso di misura a San Siro con l’Inter: una sconfitta amara, determinata da un intervento beffardo del difensore Garcia, protagonista involontario di un autogol.

Il bilancio degli incontri tra Palermo e Juventus giocati al Renzo Barbera vede i bianconeri in avanti con 10 successi, otto pareggi e sei sconfitte. Il punteggio classico è lo 0-2 a favore della Vecchia Signora, verificatosi in 4 circostanze. C’è poi, tra i successi più recenti, quello che risale al 2008/09, ancora una volta di febbraio (il 21): pochi giorni prima dell’incontro di Champions League tra Chelsea e Juventus, la formazione guidata da Ranieri espugna Palermo, ancora una volta spartendo le reti equamente: nel primo tempo Sissoko, nella ripresa Trezeguet, al rientro da titolare dopo un lungo infortunio. Da rilevare come il risultato di parità manchi addirittura dal 9 febbraio 1969, quando le due squadre chiusero la gara sull’1-1 per effetto dell’autogol di Salvadore e della rete del tedesco Haller.

Nessun giocatore del Palermo ha disputato tutti i 15 incontri di campionato. A quota 14 vi sono il portiere Ujkani, i difensori Munoz e Von Bergen e il centrocampista Ilicic. Clamoroso il dato dei cartellini rossi. In 15 partite, i rosanero hanno già collezionato cinque espulsi: Ujkani, Labrin, Von Bergen, Barreto e Brienza. Il goleador della squadra è Miccoli con cinque reti. Lo seguono Ilicic con tre, Giorgi e Dybala con due, Rios e Brienza con una.

Scontato il turno di squalifica ritornano a disposizione Miccoli e Donati, quest’ultimo prenderà di nuovo in mano le redini della difesa rosanero coadiuvato da Munoz e Von Bergen. Conferme a centrocampo, mentre in avanti Dybala partirà dalla panchina a vantaggio del trio Ilicic-Miccoli-Brienza. Indisponibili i lungodegenti Hernandez e Mantovani.

Nella Juve invece sarà assente Giovinco per squalifica, in prima linea potrebbe trovar spazio Matri (favorito su Quagliarella) in coppia con Vucinic. Probabile che Conte opti per un po’ di turn-over, con Caceres, Isla e De Ceglie pronti per giocare dal 1′. Nuovo stop per Pepe, in forte dubbio la disponibilità di Lucio e Bendtner.

Per Palermo-Juventus è stato designato Andrea De Marco di Chiavari. La Juventus trova per la prima volta il direttore di gara ligure, almeno nelle vesti di primo arbitro. L’ultimo incontro risale alla stagione scorsa, al 2-0 inflitto all’Inter lo scorso 25 marzo. Nella stessa annata ha diretto anche lo 0-0 in casa del Chievo. In totale i precedenti sono 11 con un bilancio di cinque vittorie, due pari e quattro sconfitte. Al Barbera, gli assistenti saranno Andrea Marzaloni e Andrea Padovan. Il quarto uomo Elenito Giovanni Di Liberatore e i due assistenti d’area Paolo Silvio Mazzoleni e Massimiliano Irrati. Forza Juve.

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Prepartita Shakhtar-Juve, momento di svolta.

 

ARTICOLO di eldavidinho

Matati. Con i due giocatori che, evidentemente, sentivano l‘aria di derby più degli altri. Due prodotti della cantera finalmente titolari in prima squadra, dopo anni di prestiti e/o annate opache. Perché di vero e proprio effetto derby non si può parlare. Alla Juve basta un tempo, il secondo, per spazzare via un Toro più violento che aggressivo. Fino alla mezz’ora i bianconeri sono stati un po’ meno aggressivi del solito. Anzi, impacciati, arruffoni e spaesati anche a causa del cambio di modulo. Le due squadre si rispettano e sembrano più attente a non lasciare spazi che ad attaccarli. Il pressing viene portato raramente e mai con troppa convinzione. Si preferisce aspettare la mossa dell’avversario e quello che ne deriva sono ritmi bassi e azioni prevedibili. L’episodio che cambia il volto della partita è l’intervento a gambe unite da codice penale che compie Glik su Giaccherini. Ineccepibile per Alessio e noi tutti, contestato da Ventura che si è ostinato, sia ai microfoni Sky che Rai, nel voler rivedere se l’intervento fosse sulla palla. Pazzesco. La certezza che questi tipi di interventi a prescindere da tutto, vadano condannati, viene dalle parole di Ogbonna: “Glik quelle entrate le fa anche in allenamento”. Ah bè, complimenti. Dal 433 inedito che mettono in campo Conte e Alessio hanno tratto giovamento Giovinco e soprattutto Marchisio. In quel ruolo il principino è il migliore del mondo, Giovinco è un valore aggiunto se ben sfruttato tatticamente. Nel 433 è quasi imprendibile, partendo palla al piede dall’esterno. Il 4-3-3 non è da accantonare. Lo abbiamo detto tante volte. E sono sicuro che Conte lo utilizzerà nel mese in cui dovrà fare a meno di Asamoah. Col Torino, a causa di infortuni e assenze, ha avuto modo di rispolverarlo. Oppure già aveva in mente di riproporlo, contro il 4-2-4 di Ventura. Non lo sapremo mai. Altro episodio della gara è il rigore concesso a Pogba per tocco di mani di Basha. Rigore sacrosanto ma giocatore, già ammonito, non ammonito per la seconda volta. Il Torino sarebbe rimasto in 9. Ventura che dice? Calcio di rigore poi sbagliato da Pirlo a pochi giorni di distanza dal mancato raggiungimento del podio per il pallone d’oro. E molti avranno ripensato alla buca di Maspero e al pallone di Pirlo che avrà incontrato e salutato quello di Salas. Precedentemente, Pogba era stato anche fermato a porta vuota ingiustamente per carica inesistente sul portiere. Poi mi dite che tipo di carica ha fatto Pogba su Gillet. Altra partita, altro episodio. Ci stanno facendo riscrivere il regolamento, partita dopo partita. Fischiato un “fallo di confusione”? Alla fine, però, vinciamo sempre noi. Perché giochiamo e dominiamo. Marchisio, Giovinco, ancora Marchisio. Il 3 a 0 del principino è il 100º gol della Juve di Conte: subìti 30, differenza reti + 70, punti 119, partite 53. Il Torino continua a non vincere un derby da 17 anni e a non segnare in un derby da 10. Dopo 15 partite, nella stagione 2011/2012, la Juventus aveva 33 punti. Oggi, ne ha 2 in più. E gli ottavi di Champions ad un passo. Alessio chiude in A con 5 vittorie, 1 pari(Lazio), 2 sconfitte(Inter e Milan). Al momento è a 2 vittorie(Chelsea e Nordsjaelland) e 1 pari(Nordsjaelland) in Champions League. Dalla prossima giocheremo in superiorità numerica, diranno i sarcastici: torna Antonio Conte. Infine, onore a Bonucci, rimasto in campo per tutta la partita sofferente e piegato sulle ginocchia. Ha diretto la squadra a viso aperto nonostante l‘infortunio. Onore anche al bambino, inquadrato dalle telecamere, che fa la pernacchia ai bovini. Questo è il riassunto del derby. Derby che, invece, non appartiene a quei tifosi resisi protagonisti per aver esposto uno striscione, in CurvaSud, sulla tragedia di Superga. I morti sono tutti uguali, vanno rispettati. Piuttosto, si chiede parità di trattamento nel giudicare cori e striscioni di questo genere. Parità che non c’è né nel multare, né nel portarli all’attenzione dei media. Ci vorrebbe equità nello stigmatizzarli. Quelli di Superga, quelli dell’Heysel, Pessotto(ancora in vita, e mettetevi nei suoi panni) e Scirea. Ma l’attenzione mediatica che si presta a noi è diversa da quella che si presta agli altri. Vedi striscione del Milan a Pessotto. Per Bergomi la Juve ha sofferto e il Toro meritava. Significa che stiamo veramente tornando alla normalità. Non sapevamo neanche “che Glik fosse un difensore così “pulito”, che Basha fosse un portiere e che Ogbonna facesse i falli al suo portiere”, scrivono su Twitter. Noi ironizziamo, loro rosicano. E se questi sono gli avversari che dobbiamo affrontare in campo e fuori…

Adesso sotto con lo Shakhtar, schiacciasassi in campionato e rivelazione di questa Champions. Contro il Kryvbas, venerdì, la squadra di Lucescu ha ottenuto la 17ª vittoria in 18 gare, grazie al 2-0 firmato Mikhitarian e Teixeira. Lo Shakhtar è la squadra solida e pericolosissima con cui abbiamo pareggiato all’andata nel nostro esordio in Champions allo Juventus Stadium.

Con 10 punti in classifica, lo Shakhtar Donetsk si presenta all’ultima giornata del girone di Champions League sicuro della qualificazione. Ne basterà uno per assicurarsi il primo posto del Girone così come ne basterà uno alla Juve per qualificarsi. Non credo, comunque, che le squadre si accorderanno per il famoso “biscotto”. Il cammino degli ucraini ha preso avvio in casa, con un 2-0 agevole contro il Nordsjaelland grazie alla doppietta dell’attaccante armeno Mkhitaryan, Nel secondo turno, Allo Juventus Stadium il punteggio di 1-1 è maturato interamente nel primo tempo, con il botta e risposta di Texeira al minuto 23 e di Bonucci 180 secondi dopo. Il girone d’andata si è chiuso registrando già la conquista del primato in classifica. Merito del successo ottenuto in casa contro il Chelsea. Un 2-1 netto firmato Texeira – Fernandinho. Allo Stamford Bridge, invece, partita pirotecnica: Willian riesce a rispondere per ben due volte alla situazione di svantaggio creatasi, ma nulla si può fare con il terzo gol dei Blues, ad opera di Moses, perché arriva all’ultimo secondo e determina il successo per 3-2 del Chelsea. Lo Shakhtar conquista matematicamente la qualificazione alla quinta partita. In Danimarca, il Nordsjaelland passa in vantaggio con Nordstrand e la formazione di Lucescu arriva al pareggio con un gesto antisportivo di Luiz Adriano, che va in gol non restituendo il pallone dopo una sosta (cosa che poi gli è coastata una squalifica che lo costringerà a saltare il match contro di noi). Il primo tempo si chiude sul 2-2, ma nella ripresa Willian e lo stesso Luiz Adriano, autore complessivamente di una tripletta, determineranno il punteggio di 2-5.

L’unico precedente della Juventus sul campo dello Shakhtar risale all’8 dicembre del 1976, in occasione della gara di ritorno degli ottavi di Coppa Uefa. Per i bianconeri, la sconfitta per 1-0 – maturata per un gol di Stahurin al 36’ del primo tempo – non determinò alcun problema perché a Torino la vittoria della squadra di Trapattoni fu netta: 3-0. Una gara, quella di 36 anni fa, da ricordare comunque con piacere. Al termine di quel cammino in Uefa, la Juventus conquistò la sua prima storica coppa europea. Oltre allo Scudetto dei 51 punti.

Lo Shakhtar ha un gruppo unito e consolidato di uomini che Lucescu ha utilizzato in tutti gli incontri di Champions League. Non hanno saltato neanche un minuto il portiere Pyatov, i difensori Kucher, Rakitskiy, Rat e Srna, i centrocampisti Mkhitaryan e Fernandinho. Sempre presenti nelle cinque gare, ma con un minutaggio minore, vi sono anche Ilsinho, Willian, Texeira e Luiz Adriano. Lo Shakhtar ha messo a segno 12 gol, spartiti in questa maniera: quattro Willian, tre Luiz Adriano, due Mkhitaryan e Texeira, uno Fernandinho. Nella classifica delle statistiche di Champions, lo Shakhtar è al primo posto per le occasioni avute e create, motivo in più per rendersi conto della loro pericolosità sotto porta. Designato per questa gara è l’arbitro svedese Jonas Eriksson, alla prima assoluta con i bianconeri. Non convocati Marchisio squalificato, Lucio, Pepe e Bendtner. Ritornano Caceres e Chiellini. Forza Juve

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Juventus – Shakhtar, portiamola a casa.

di eldavidinho

45 da imbattuti e sabato sera è stato tutto più facile del previsto. O meglio, più facile di quanto già ci si potesse immaginare. In 20’ abbiamo chiuso un’altra partita senza tanti problemi, dominando, divertendoci e giocando a calcio. Quello vero, non quello pulito di Zeman. Punizione ingannevole di Pirlo, Rigore preciso di Vidal e opportunismo di Matri nello sfruttare la difesa inesistente della Roma con tagli da dietro. E il gol di Giovinco al 90esimo dopo una discesa paurosa di Barzagli sulla destra, assist man. A tratti si è rivista la squadra straripante che lo scorso anno, col 4-3-3, pressava in maniera disumana in ogni zona del campo, considerando sempre la pochezza della Roma. Ma la Juve dei primi 20 minuti è scesa in campo con un atteggiamento che non si vedeva dallo scorso anno. Subito aggressiva, cattiva, con l’intento di voler fare la partita e dominarla, a differenza delle prime uscite stagionali all’insegna sì della solita intensità di gioco e del controllo del match ma con un atteggiamento più rinunciatario. Il fatto che abbiano giocato i titolari con Chievo, Fiorentina e Roma dimostra che questa squadra tutto è tranne che stanca. Forse di Juve Roma non è piaciuto solo l’atteggiamento e la gestione del secondo tempo, entrambi rivedibili. Poteva(e doveva) finire con un risultato tennistico e abbiamo preso persino troppi gialli. La forza di questa squadra, comunque, è che giocatori come Marchisio, Asamoah e Pirlo, tanto per fare degli esempi, non hanno bisogno di riposo, Anzi. Più giocano, più migliorano. L’esempio del Marchisio dello scorso anno è lampante, col raggiungimento di una tenuta fisica, una media gol ed una pericolosità sotto porta da attaccante vero. Gli aggettivi per elogiare questa squadra sono finiti, evidentemente. Cominciano quelli per giudicare Zeman e la sua squadretta ora. Campagna acquisti sbagliata, giocatori Roma indisciplinati ma Zeman resta “il mago” per le strade ed i quartieri di Roma. Poveri illusi. E povero capitan Totti che si è preso altre 4 pere. I giornali ed i giornalisti, invece, tutti contro Zeman. Sono d‘accordo perché la Roma di ieri è la tipica squadra del boemo. L. Enrique in questo caso può essere un’attenuante per criticare la strategia societaria degli ultimi anni ma questa squadra è tutta frutto della pazzia del boemo.

Col senno del poi, facciamo più gol giocandole che vincendole a tavolino le partite, come invece ha fatto la Roma, approfittando del Regolamento che lo permetteva, la scorsa settimana . Agnelli, non fare mai ricorsi in stile Roma. Non ci conviene. E chissà Petrucci, noto tifoso giallorosso, come avrà reagito…

Le occasioni che hanno portato alle traverse di Marchisio e Vucinic sono l’emblema della prova difensiva della squadra di Zeman. Impaurita e incapace anche di provare, fare un minimo tentativo per aggredire i giocatori in possesso di palla. Niente. Letteralmente surclassati. Tutto ciò, sommato alla totale impreparazione a contrastare il gioco di Conte(che oramai conoscono tutti, fatto di tagli centrali, pressione sui difensori avversari e taglio obliquo dell’attaccante oltre la linea difensiva, le uscite di Vucinic, gli inserimenti dei centrocampisti, da dietro e senza palla, la transizione difensiva, l’ormai obbligatoria marcatura a uomo su Pirlo) Zeman deve ringraziare l‘antijuventinismo se è ancora qui. Senza di esso, ora, dove starebbe? D’altronde, la definizione che Marotta ha dato di Zeman prima della partita: ”è uomo di spettacolo, raccoglie applausi e fischi” fa ben capire che differenza ci sia tra un mister che in settimana lavora e sta in silenzio e un altro che gioca la partita ai microfoni. Zeman, non siamo dopati noi. Siete troppo scarsi voi. E non è neanche colpa del Gol di Turone. Forse a Baldini conviene chiamare Auricchio per un altro ribaltone. Passando alle statistiche, 17 tiri totali, di cui ben 13 nello specchio della porta(il 53.3%). Il 99% l’indice di pericolosità registrato, possesso palla (55 a 45), palle giocate (547 a 450), passaggi riusciti (74,7% a 67,7%). Chiellini ancora una volta leader nelle palle recuperate (ben 24, otto in più dei 16 di Tachtsidis), Pirlo 67 passaggi riusciti (Chiellini secondo con 55). Insomma. All’impegno di Champions la Juve ci arriva al meglio e col morale a mille anche se c’è sempre il rischio d’incappare in una partita come quella di Firenze.

Lo Shakhtar è squadra consolidate che si schiera con un 4-2-3-1: in porta c’è l’ucraino, a Donetsk dal 2007, Andriy Pyatov, la linea difensiva è composta dal croato Srna, difensore laterale che può giocare anche come esterno sinistro, Oleksandr Kucher, giocatore potente in grado di giocare anche da centrocampista difensivo, Yaroslav Rakitskiy e Razvan Rat, difensore rumeno in Ucraina dal 2003. A centrocampo, a comporre una diga a due davanti la difesa ci sono Fernandinho, giocatore brasiliano in maglia nero arancio dal 2005, 27 gol in totale e Thomas Hubschman, calciatore ceco, all’occorrenza difensore, ex Sparta Praga. Nella linea a 3 d’attacco troviamo, largo a destra, l’attaccante Alex Teixeira, seconda punta che può giocare anche da trequartista. È veloce ed abile nel dribbling, facilitato dal fisico minuto. Possiede un buon controllo di palla ed è abile nel gioco “di prima”. Sa ben muoversi fornendo svariati assist ai compagni. Al centro della manovra c’è l’armeno Henrikh Mikhitaryan, nazionale riconvertito con successo, negli anni scorsi, in mediano, dopo un inizio di carriera come esterno offensivo nel Metalurg Donetsk. Ora è tornato alle origini, spostando il proprio raggio d’azione al centro e traendone vantaggi: Mkhitaryan ha già realizzato 12 marcature nelle prime 9 partite di Premier ucraina. Sulla sinistra viene schierato, di solito, il velocissimo William, altro giocatore brasiliano nella gioielleria di Lucescu. In attacco quel Luis Adriano che tutti conosciamo e che sino allo scorso anno era appetito da tutti sul mercato.

Nella prima giornata, lo Shakhtar Donetsk ha passeggiato sul Nordsjaelland, vincendo 2-0. Troppo squadra gli ucraini per dei dilettanti, soprattutto in campo europeo. I campioni di Danimarca hanno fatto il loro esordio assoluto nella bolgia della Donbass Arena. L’emozione dei danesi e l’evidente inferiorità sul piano tecnico hanno fatto il gioco degli ucraini, padroni assoluti del campo. Protagonista del match è stato proprio l’armeno Mkhitaryan, che affronterà l’Italia nel girone di qualificazione per i prossimi Europei. La giovane punta timbra due volte (al 44′ e al 76′), sopperendo alla poca concretezza di Luis Adriano e Willian.

Lucescu è allenatore molto preparato. Lo dimostra l’affermazione di pochi giorni fa di uno dei suoi giocatori, Fernandinho: “Lucescu ci ha fatto vedere un’infinità di partite della Juve: ormai la conosciamo bene”. Lo Shakhtar, tra l’altro, è squadra ancora imbattuta in campionato con 5 vittorie e 1 solo pareggio, 15 gol fatti e solo 3 subiti. La Juve d’Ucraina, oserei dire. Vanta 12 partecipazioni alla Champions League, è forte di sei titoli nazionali conquistati negli ultimi otto anni(e, lo scorso anno, ha vinto anche Coppa e Supercoppa nazionale) deponendo la Dinamo Kyev dal trono di regina d’Ucraina. L’esperienza in Europa negli ultimi anni è stata addirittura trionfale, con il club che ha raggiunto due anni fa, per la prima volta nella propria storia, i quarti di finale di Champions League, venendo estromesso solamente dai marziani del Barcellona. Oggi Mircea Lucescu, tecnico in sella dal 2004 e vincitore nel 2009 della Coppa Uefa, è chiamato a consolidare lo status europeo conquistato Non è certo una missione impossibile. Forza Juve.

Profilo Twitter: @eldavidinho94

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