
Scritto da Cinzia Fresia
Mentre la Juventus va al galoppo, Allegri frena tira le briglie, ricordando la forza del Napoli e di tutto,cio’ che ha fatto fino ad ora, e che non si ha ancora vinto niente.
La Juventus non deve mollare, non puo’.
Allegri avvisa il probabile rientro di Pianic, e rimanda a domani la decisione sulla coppia in attacco.
A parte CUadrado e Bernardeschi, gli altri stanno tutti bene, con l’ Atalanta, ci sara’ il rientro di Buffon.
La premessa non e’ cambiata da 3 settimane a questa parte, resta una prova diffiicle, sebbene l’Atalanta stessa non sia con l’organico al completo.
In riferimento alle domande circa il commento sessista di Sarri e la questione “chi tira i rigori”, Massimiliano Allegri, non esprime un parere diretto, soprattutto al la prima domanda, sostenendo che Sarri dovrebbe essere felice di cio’ che sta facendo il suo Napoli, diverso invece sulla questione rigori, dove lancia un messaggio chiaro: il rigorista e’ Dybala, in caso contrario sara’ l’allenatore a decidere. E noi siamo d’accordo.









FATTI PIÙ IN LA’
Scriveranno, se la Juve stasera dovesse vincere, che la Dea si è scansata…non dovrebbe giocare il Papu…quindi il Gasp si scansa.
Ma forse non sanno che quando si fanno i conti vengono fuori i contadini …nuova massima di Max.
Giornata moscia per me anche se finalmente non piove…i lupacchiotti passano il turno…la riomma viene esaltata nonostante la fortuna…a noi hanno rotto le scatole fino a ieri per la fortuna avuta contro il Tottenham.
Per motivi logistici sono antiromanista…sarei stato più contento per una loro eliminazione…come dite ? Ma è una squadra italiana e bisogna essere sportivi.
No, scusate, ma perché la Juve è straniera ?
E basta con questo buonismo del cà…ma per chi lo dobbiamo fare ?
Certo, come sempre per ricevere i clap clap e i bravo bravo…come è sportivo lei avrebbe detto Fracchia.
Forza Juve !
Mio fratello una mezza cosa del genere l’ha già abbozzata.
😀
GUIDO VACIAGO
Non è l’ultima puntata di Calciopoli, ma la prima di una nuova serie. Oggi a Napoli si chiude (o si inizerà a chiudere, perché non vi è certezza che la sentenza arrivi entro stasera) il capitolo della giustizia ordinaria. Da domani potrebbe aprirsi un nuovo capitolo della giustizia sportiva, se la Juventus decidesse di chiedere – com’è nei suoi diritti – la revisione del processo sportivo del 2006, alla luce dei nuovi significativi fatti emersi che cambiano radicalmente lo scenario di nove anni fa. Il famoso articolo 39 che Andrea Agnelli ha sempre detto di voler valutare quando la giustizia ordinaria avesse finito il suo (lentissimo) percorso. D’altra parte, delle accuse che fecero condannare la Juventus nell’estate del 2006 (serie B, penalizzazione e due scudetti tolti, di cui uno pure riassegnato) non è rimasto niente. Si è sgretolato tutto durante il dibattimento del processo penale. A Napoli, per mesi, vennero fatte a pezzi le teorie accusatorie: superficiali e raffazzonate. E, soprattutto, in quell’aula, Maurilio Prioreschi, legale di Luciano Moggi, rivelò l’esistenza di intercettazioni, scoperte dal consulente Nicola Penta, che coinvolgevano altre società (a partire dall’inter).
NIENTE RAPPORTO ESCLUSIVO – La sentenza sportiva partiva proprio da lì. Dall’esistenza di un «rapporto esclusivo» fra i designatori e Luciano Moggi. E proprio su questo rapporto si fondava la teoria dell’associazione o della cupola. Il problema è che quel rapporto era tutt’altro che esclusivo: ai designatori telefonavano tutti, da Facchetti a Meani, da Capello e Sacchi, da Cellino a Campedelli… Chiunque, in Serie A, dava un colpo di telefono a Bergamo o Pairetto. E tutti chiedevano la stessa cosa: più attenzione e la designazione di un tale arbitro piuttosto che un tal’altro. Per scoprirlo è bastato l’ascolto più attento di una piccola parte delle 175.000 intercettazioni registrate dai Carabinieri, ma poi attentamente “selezionate” in fase di indagine in modo da ascoltare solo quelle di Moggi. Le altre, adesso, sono disponibili sul Web e resta sempre istruttivo ascoltarle.
NIENTE AMMONIZIONI MIRATE – Un altro solidissimo caposaldo dell’accusa sportiva era le cosiddette ammonizioni preventive con cui gli arbitri della cupola avrebbero decimato le avversarie della Juventus con cartellini gialli ai diffidati. Meccanismo ingegnoso, ma fasullo. La Juventus non godette affatto di questo vantaggio: lo dimostrano i numeri (che vedono la Juventus a metà della particolare classifica) e soprattutto alcuni strafalcioni in fase di indagine, nella quale si parla di giocatori squalificati (quando questi erano regolarmente in campo, come quelli dell’Udinese) o di fuoriclasse squalificati dopo l’ammonizione a comando che in realtà erano modesti gregari (Petruzzi e Nastase del Bologna, per esempio). Le ammonizioni mirate, lo dice anche il giudice Casoria nella sua sentenza, non sono mai esistite e la Juventus ne ha goduto.
NIENTE SORTEGGIO TRUCCATO – Colpi di tosse e palline ammaccate hanno tenuto banco a lungo: sarebbero stati gli abilissimi trucchi di Pairetto e Bergamo per truccare il sorteggio a favore della Juventus e di Moggi. Ma le prove nessuno le ha mai prodotte (anzi è addirittura sparito il video registrato di nascosto dagli inquirenti e che doveva essere la prova principe). Tant’è che la sentenza di primo grado mette nero su bianco anche questo concetto: i sorteggi non erano truccati. E non si riesce a dimostrare che la composizione delle griglie, altro piatto forte dell’accusa, fosse pilotata da Moggi, considerando i tantissimi vincoli che rendevano quasi automatico la formazione delle griglie (che dire allora di Meani, l’addetto agli arbitri del Milan, che minacciando l’ira di Galliani fece cambiare una designazione di un guardalinee per una partita del Milan?).
NIENTE PUNIZIONI AGLI ARBITRI – Altra teoria: Moggi controllava le carriere degli arbitri: a quelli amici promozioni, a quelli nemici sospensioni e carriera bloccata. In tribunale, i legali di Moggi hanno raso al suolo questa teoria, snocciolando le designazione e dimostrando l’esatto contrario, ovvero che veniva fermato prevalentemente chi sbagliava a favore della Juventus.
NIENTE RAPIMENTO DI PAPARESTA – La più diffusa leggenda metropolitana di Calciopoli: Paparesta chiuso nello spogliatoio di Reggio Calabria da Moggi, arrabbiato per la direzione di gara. Ebbene c’è un’archiviazione del tribunale di Reggio Calabria che certifica che il fatto non sussiste. Come, per altro, lo stesso Paparesta ha sempre dichiarato.
MORALE – Basterebbe la sentenza di primo grado della Casoria e la famosa relazione Palazzi (quella in cui il pm della Figc reputa l’inter passibile di illecito sportivo alla luce delle nuove intercettazioni) per presentarsi davanti alla Figc e riaprire i faldoni del 2006. Non servono le sentenze di Cassazione per riscrivere la storia, basta leggere bene quella di primo grado e riascoltare il dibattimento che l’ha prodotta. E del processo sportivo non rimane più niente.
Per non dimenticare.
Barone50 Re degli Indomiti