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Non è bastato.

juve benfica

di Davide Peschechera

Sapore amaro. L’eliminazione è l’occasione giusta per un autoesame in vista del prossimo anno europeo. La Juve doveva fare di più e poteva fare di più. Eliminazione immeritata nell’arco dei 180 minuti per ciò che si è visto in campo. Contro il Benfica la Juve ha avuto in mano la partita d’andata e quella di ritorno: se l’è fatta scivolare via in entrambi i casi. Dopo la gestione dell’andata, la strategia del ritorno non ha funzionato. La Juve ha creato 2 o 3 sterili occasioni giocando una partita rinunciataria per le proprie potenzialità. In Europa vince il cinismo, trionfa la freddezza. Quella di un Benfica scaltro, furbo ed esperto benché la loro rosa sia complessivamente un po’ meno forte di quella juventina. Ha vinto l’esperienza di una squadra che vince in Portogallo ma arriva quasi sempre in semifinale o in finale nelle competizioni europee da qualche anno a questa parte. Questo tipo di esperienza porta la squadra ad avere la giusta determinazione nelle competizioni europee. Il Benfica ha mostrato tutto il carattere di una squadra perfettamente conscia dei propri mezzi e difetti.Ma c’è anche da dire che noi abbiamo giocato per quasi mezzora con l’uomo in più (che negli ultimi minuti son diventati due) e il Benfica non ha praticamente fatto una piega.

Abbiamo creato molte più occasioni in parità numerica che non in undici contro dieci, anche se mi sarei aspettato un forcing più lucido. Invece nel secondo tempo la Juve è stata più contratta, nel primo non abbiamo aggredito il Benfica come avremmo dovuto fare e gli ospiti hanno preso coraggio e consapevolezza dell’impresa. Abbiamo costruito tanto, abbiamo avuto un largo possesso di palla ma alla fine abbiamo stretto solo mosche. E’ in questo tipo di partite che bisogna dimostrare di essere più forti ma ogni volta veniamo meno alle aspettative. Pochi tiri decenti, un volume di fraseggi portati allo spasimo con inevitabile perdita del pallone, palle gol serie veramente poche per l’importanza della partita. Tanta delusione.

Non so se i bianconeri hanno peccato di presunzione nella preparazione della gara, piuttosto credo che il campionato, come al solito, abbia tolto energie mentali e fisiche e il tempo per preparare le gare infrasettimanali. Per chi pensa che Conte abbia sbagliato a concentrare e focalizzare tutto sul campionato… se non avessero giocato i titolari anche contro Genoa, Catania, Sassuolo, ora avremmo 8 punti di vantaggio sulla Roma? Purtroppo quando ha provato a fare dei cambi, le riserve si sono dimostrate incapaci. Rosa corta, Conte quest’anno ha attinto poco dalla panchina ed hanno giocato sempre gli stessi. Conte aveva chiesto un centrocampista a gennaio e ci aveva visto giusto. Lì in mezzo sono arrivati spompati. Implorava anche un esterno per passare ad un bilanciato 4-3-3. Sono sicuro che anche il mister non ne può più del 3-5-2. Sa che questo 3-5-2 è difficilmente migliorabile. Il problema del 352, il principale problema, è l’inferiorità in fascia e non è migliorabile neanche con fenomeni assoluti per il semplice fatto che spesso altre squadre si presentano con catene laterali formate da esterni e terzini.

È la cosa più brutta essersi trascinati sino in semifinale, aver speso tutto le energie per il campionato e aver abbandonato Champions, Europa League e Coppa Italia nel mondo in cui lo abbiamo fatto. Purtroppo. Ma quest’anno credo sia stato necessario.Abbiamo trovato un Benfica che ha lottato su ogni pallone. La verità è che la Juve non avrebbe segnato neanche se la partita fosse durata altre 2 o 3 ore. Una squadra, quella portoghese, ordinata e dignitosa nel catenaccio, arcigno e molto accorto. Conte è arrabbiato. Arrabbiato perché gli si dice che la Juve non è stata europea, invece è stata sin troppo europea all’andata e al ritorno e il Benfica sin troppo italiana a fare di necessità virtù senza vergogna di difendersi. Non siamo riusciti a scardinare il muro del Benfica, quel muro che spesso va abbattuto insistendo sulle fasce, forse anche cercando il fondo: i bianconeri raramente anche in campionato crossano sulla corsa. Preferiscono tornare indietro, ripartire, duettare per entrare anche dal lato corto con il pallone. E’ il nostro credo. E questa volta è girata male. Ma resta bello e apprezzabile avere un credo e proporlo come una costante. Il Benfica lo scorso anno ha perso tutte le competizioni nei minuti finali e quest’anno hanno imparato la lezione. Sono stati attenti ed hanno portato a casa il prezioso risultato dell’andata, hanno vinto Coppa Nazionale e Campionato. Si sono riscattati. Il Benfica viene da anni di partite a questo livello. Pensare di essere superiori a loro significa peccare di umiltà. Non siamo stati da meno, lo abbiamo dimostrato sul campo, come sempre, ma differenza è che il Benfica è una squadra con giocatori dai piedi buoni in ogni zona del campo, esprime un calcio più “europeo” del nostro, molto rapido e veloce. È una squadra ben costruita seppur priva di veri campioni. Noi inconcludenti, loro  pragmatici. Hanno tenuto i nervi saldi e la mente lucida quando si sono accorti che non l’avremmo messa mai e poi mai dentro.

Quel gol alla fine della partita di andata è stato fatale come quello del Galatasaray dell’andata a Torino e, nelle due sfide che contavano, non siamo riusciti a segnare. Sono tanti i paragoni che si possono fare col passato, recente e no. Questa eliminazione e questo 0-0 ricordano anche i pareggi casalinghi, scialbi, con Liverpool ed Arsenal in Champions, dopo le sconfitte dell’andata. Vero che, come dice il mister, conta l’interpretazione più che il modulo in sé, ma la prevedibilità delle soluzioni di gioco e gli schemi offensivi ancora troppo rigidi non ci hanno aiutato, come succede invece in Italia. In Italia la Juve insiste e prima o poi sfonda, anche perché è semplicemente più forte. In Europa non funziona così. Bisogna giocare in modo più offensivo e vario. La Juve manca di contropedisti, di velocisti e di gente che cerchi il gol da situazioni come il calcio d’angolo, o il tiro da fuori. Serve maggiore qualità (in tutti i reparti), non è una squadra che ha il cambio di passo o di ritmo. Cambiare modulo significa cambiare anche interpreti in più ruoli puntando su giocatori veloci palla al piede. L’organizzazione e l’equilibrio non bastano. La ricercare esasperata dell’equilibrio, del dominio tattico e territoriale della partita non fa segnare. Almeno non sempre. In Coppa non riusciamo ad essere generosi e sfrontati. Il rinnovamento e la crescita deve essere negli uomini e nel sistema. Il rendimento mostruoso in campionato è dovuto in parte alla ferocia mentale di una squadra che in Italia si sente padrona e si comporta di conseguenza. La Juve gioca sempre con la certezza di poter recuperare e di essere già superiore all’avversario. Per questo credo che questo gruppo abbia già dato il massimo in Italia. Non ha più stimoli. Deve trovarne altri, deve affrontare nuove sfide, con nuove motivazioni. E forse anche con giocatori nuovi. Altri uomini. La rosa attuale va rimpolpata, rinfrescata, rinforzata. Serve chiarezza, ed il bilancio di fine stagione deve includere anche questo punto per ricominciare il prossimo anno: la Juve, il prossimo anno, deve lottare solo ed esclusivamente per lo Scudetto? In Europa non si tratta di vincere, ma di partecipare assiduamente e di raggiungere obbligatoriamente un buon livello di competitività. Serve starci per abituarsi e capirne il meccanismo. Poca fame si è manifestata nelle due gare con il Benfica dove, pur giocando discretamente, è mancata la “ferocia” che spesso la Juve  e Conte ci mettono in campionato.

Una Juve un po’ contorta e con poco agonismo. Senza furore. La mancanza di fame è dipesa e dipende da un approccio sbagliato di Conte alle competizioni internazionali perché forse il mister considera nel suo intimo la Juve inferiore a troppe squadre. Purtroppo la differenza la fanno gli uomini, la qualità dei singoli e questo divario è colmabile, in assenza di uomini e qualità dei singoli, col gioco, con l’approccio e la mentalità, con le idee. Poi mettiamoci le coppe, in generale, vissute come un peso quest’anno. Secondo me l’anno prossimo faremo molto, molto meglio. Fiducia.

Tra andata e ritorno si possono criticare a Conte le scelte di Vucinic e Vidal, titolari e fuori forma. Anche Osvaldo si è dimostrato completamente fuori forma e dagli schemi di Conte. Io credo che quest’anno la preparazione è stata cambiata per evitare il consueto tracollo di gennaio, per evitare che la Roma ci raggiungesse il campionato e secondo me anche per far arrivare in forma i giocatori al Mondiale. Dannato mondiale. Molti titolari della nostra rosa ci hanno salvato in questi mesi ma sono arrivati spremuti in questo finale di stagione. Non credo comunque che non riusciranno a recuperare in vista del Mondiale, è stato tutto programmato. Forse Conte non ha ancora l’esperienza giusta per gestire il doppio impegno. La sua Juve è perfetta e calcolatrice nelle competizioni annuali,inadatta nel dentro o fuori, dove prende sbandate paurose. Ma con un allenatore come Conte la Juve non può prendere scorciatoie, ovvero il gioco e la mentalità dei giocatori deve avvenire attraverso un processo di crescita costante che coinvolge vecchi e nuovi. Inutile recriminare troppo, gli episodi accaduti con Benfica e Galatasaray sono determinanti e significativi del fatto che dobbiamo ancora crescere per essere competitivi in Europa.

Troppa tensione negli uomini chiave, e pure troppa stanchezza. A maggio, dopo una stagione intensa, la paghi.Tutti noi ci aspettavamo di più. Il feeling della Juve con l’Europa non c’è. Bastava farne uno, invece la Juve non è riuscita ad essere cattiva il giusto per portare al goal. è la prima volta che la Juve non segna in casa e non ha segnato nella partita più importante. In una partita ci siamo giocati una finale nel nostro Stadio e la partecipazione, in caso di vittoria, nella  Supercoppa Europea con la vincitrice della Champions. Nelle partite che contano, ecco, la Juve spesso fatica. Non riesce a realizzare “gol facili” che, nel conteggio, fanno vincere. In Europa non riusciamo a fare gare senza commettere un errore.  Quando impareremo a giocare in Europa non perderemo partite come all’andata. Lì avremmo dovuto fare la partita che hanno fatto loro qui. Non è da Juve? Non è nella nostra mentalità?

Le lamentele di Conte, a fine partita, sono anche comprensibili, perché dice cose giuste. Non si può pretendere da un allenatore che si immola da solo da due anni in Europa e in Italia la maestria di volponi navigati come il tecnico del Benfica o Mancini del Galatasaray e pronti ad ogni stratagemma pur di vincere le gare, con merito o demerito. Più polli in campo, come Vucinic, per essere caduti nella loro trappola, nel loro tranello, tra risse, lamentele e barelle, che fuori.Chissà cosa sarebbe successo se non avessimo perso gli ultimi 15 minuti tra cartellini rossi e barelle in campo.Qui serve anche la società, che risponda a tono colpo su colpo. Conte ha criticato l’atteggiamento antisportivo del Benfica, ha detto che ci sono stati 49 minuti di gioco effettivo quando la media è di 60-65 e 6 minuti di recupero per tutto il tempo perso. Ha poi parlato di ostruzionismo da parte degli avversari, di presa in giro e che, dopo quello che è successo a Istanbul e con il Benfica a Torino, spera solo che in futuro l’Uefa abbia più rispetto per la Juve. Vero che manca qualunque autocritica anche se l’arbitraggio, nel match di ritorno, ci ha complessivamente sfavorito. Non è comunque per quello che siamo usciti.Chiaro che il Benfica ci ha marciato spudoratamente (lo ha fatto anche in questi giorni, prima di giocare la partita) ma noi dobbiamo essere più forti di questi mezzucci e di queste contingenze. Dobbiamo esserlo assolutamente, altrimenti la nostra dimensione resterà per forza di cose limitata.

La delusione più grande è la consapevolezza che non tutti, ma molti, tenderanno a sminuire la nostra stagione per colpa di questa eliminazione. Nessuna giustificazione attribuendo la sconfitta a sfiga o sfortuna. Il rammarico per aver perso una finale alla portata influirà sul bilancio della stagione. Necessariamente. 2 eliminazioni europee in un anno devono far riflettere. Però arriverà il terzo titolo italiano, entriamo nella storia e rispettiamo quelli che erano i progetti di inizio stagione che davano priorità assoluta al campionato. Auguriamoci di non subire contraccolpi clamorosi lunedì e chiudiamo il discorso. La Juve solo in un’altra occasione aveva vinto lo scudetto per più di due anni di fila. Le somme si tireranno dopo la festa scudetto.

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Siamo umani

napoli juve

di Davide Peschechera   

Dopo la sconfitta di Firenze di ben 5 mesi fa, la Juve incappa nella 2° sconfitta in campionato, a Napoli, senza il suo Tevez, senza segnare ma senza mai scendere in campo. Adesso potremo arrivare massimo a 102 punti, ma è bene fare il punto della situazione e non perdersi nel racconto dei record raggiunti o meno. Ultime 4 partite vinte tutte di misura, Buffon protagonista, Llorente e Osvaldo assenti ingiustificati. In fase di transizione offensiva, la Juve ripartiva da posizione troppo bassa, con due punte che non hanno la velocità per le ripartenze, costretti ad accontentarsi di sistematici duelli fisici e lanci verso il vuoto che spesso Pirlo e Caceres sono stati costretti ad effettuare. Vucinic ha toccato più palloni di Osvaldo (12 contro 9) nei pochi minuti in campo. È una bella notizia per un reparto martoriato tanto quanto quello del centrocampo. Digiuno di gol dopo 43 gare di campionato in cui siamo sempre andati a  segno. Il San Paolo resta l’unico stadio in cui la Juventus di Conte non è mai riuscita a vincere, dopo il pareggio per 3-3 di due anni fa e l’1-1 dello scorso anno.

Forse è impensabile andare a Napoli e lasciare un tempo a loro rinunciando ad attaccare. La Juve ha cercato di impostare la solita partita difensiva come fatto già contro Milan, Roma e Fiorentina ma non è riuscita a ripartire. Oppure, contro un Napoli che schiera il 4-2-3-1, se vuoi fare una partita attendista si dovrebbe schierare un 4-3-3 (o un 4-5-1). A specchio. Invece la Juve, per mancanza di uomini, cosa che spesso ha denunciato Conte, quando non riesce ad imporre il proprio gioco e difende, comincia il giochetto delle scalate difensive che coinvolgono Asamoah, Lichtsteiner, Pogba, Vidal. Senza la possibilità di poter avere il minimo margine di errore. Altrimenti ti puniscono. Ecco da dove nascono spesso i gol subiti. Poi vanno fatti comunque i complimenti al Napoli, che ha battuto al Juve con un grande Callejon, facendo la partita perfetta, con piglio e ritmo, con entusiasmo e studio, con molti duelli individuali vinti, soprattutto sulle fasce, circolazione veloce e decisa senza dare il tempo di ragionare ad una Juve in debito d’ossigeno. Insomma, atteggiamento giusto.

Tanti impegni ravvicinati con gli uomini contati, fattore che ha inciso a livello di brillantezza. Nessun turnover tra la partita di mercoledì col Parma e quella col Napoli. Vista la partita che abbiamo disputato, infatti, invece di schierare tutti i titolari Conte poteva almeno concedere un turno di riposo a qualcuno in questa gara. Invece, quando si parla di campionato, Conte sembra non sentire niente e nessuno, la formazione che scende in campo è sempre la stessa. Probabile vedere, dunque, in Europa League Padoin, Isla e Marchisio titolari. Persino Ogbonna, Peluso  e Giovinco, tutti contemporaneamente, se non fossero stati infortunati.

Poi un altro dato. La Juventus è la squadra che ha utilizzato meno giocatori in questa Serie A, 24. Stanchezza. Juve che ha pagato sotto il profilo atletico. Siamo umani. Ecco perché la sconfitta era prevedibile per tanti motivi. Non è che nel 2014 abbiamo fatto così bene. È una Juve un po’ in riserva, prima fisica e poi mentale. Una Juve che gioca un po’ al risparmio. Per la legge dei grandi numeri, prima o poi la formazione di Conte doveva fermarsi. Una volta ci esprimevamo meglio nei secondi tempi. Ultimamente giochiamo i secondi tempi su ritmi bassi, a ridosso della nostra area e lasciando il controllo del gioco agli avversari, a volte con poco equilibrio nel gestire ed esponendoci a rischi enormi, vedi la partita contro il Parma. Bisogna avere le idee chiare: o si chiude la partita sin quando ce n’è(come avremmo dovuto fare nell’andata di Coppa con la Fiorentina), oppure va bene contenere ma bisogna farlo almeno con difesa e attacco titolare, per garantire buone uscite difensive e difesa alta del pallone, facendo possesso, addormentando la partita ma non mollando completamente. Invece il tentativo di controllare si trasforma spesso in leziosità e mancanza di precisione e freddezza sottoporta. Come contro il Parma. Vittoria sofferta nonostante il 2-0 di fine primo tempo che, questa volta, ci avviava finalmente ad una partita in discesa e col minimo dispendio di energie. Invece, nel secondo tempo ci siamo abbassati, addormentati, abbiamo subito il 2-1 e non sembrava neanche che ci fosse superiorità numerica in campo. Diverso atteggiamento tra primo e secondo tempo tanto da assistere quasi a due Juve diverse, consegnando il pallino del gioco al Parma nel secondo tempo. Come  se subentra una certa pigrizia mentale, perché la squadra bianconera è consapevole di sapersi difendere in maniera egregia, con l’intenzione di risparmiare le energie e non concedere spazi. Ma imparare a riposarsi con il pallone tra i piedi, per non permettere agli avversari di prendere fiducia e di giocare, no eh?

Questa squadra ha la necessità di ritrovare la forza e l’energia mentale di affrontare le gare con grande intensità fisica e psicologica, ritornando a schiacciare il piede sull’acceleratore, senza pensare troppo alla gestione del risultato. Nelle ultime uscite si è vista una squadra troppo frenetica, che non è riuscita a consolidare il possesso palla, anche quando recupera in posizione bassa, cercando subito la giocata in verticale sulle punte o la giocata sugli esterni che, se pressati, entrano in difficoltà. Soprattutto in Europa. Ripercorrendo il percorso fatto in questa Europa League, prima di apprestarci ad affrontare la partita col Lione, già contro i turchi del Trabzonspor, in casa, la Juve non giocò per niente bene nonostante il 2-0. Una scelta, quella delle ultime partite tra campionato e Coppa, di attendere l’avversario nella propria metà campo. Non si possono neanche tirare fuori gli argomenti fatti sino ad oggi sulla mentalità e sull’approccio europeo se alla base c’è una precisa scelta del mister, soprattutto in Coppa. Quella delle ultime uscite sembra una squadra vuota, sfilacciata, col freno a mano tirato ma con priorità al campionato, chiarissimo e lampante. Ma con un distacco così netto sulla seconda, giocare con i titolari in Coppa è tanto sbagliato? A questo punto non si può neanche parlare tanto di errore quanto proprio di strategia, in UCL come in EL. Almeno contro il Trabzonspor abbiamo cercato di fare il secondo gol giocando più spregiudicati con tre punte e ci siamo riusciti, dopo i “cambi conservativi” che ci sono costati la qualificazione agli ottavi di UCL. Più dimestichezza e abbiamo osato, finito la partita con gli uomini migliori in campo, l’artiglieria pesante, e non con gli uomini peggiori come in Copenaghen-Juve, con De Ceglie e Giovinco invece di Asamoah e Llorente. Nell’1-1 interno di Coppa con la Fiorentina, invece, dopo Llorente per Giovinco, ecco puntuali i cambi Padoin per Isla invece di Llorente al posto di Pirlo e Pogba per Ogbonna.

Nessun tentativo di vincere la gara dopo aver perso l’occasione di andare a Firenze con più tranquillità, in un periodo pieno di gare, nonostante a Firenze, dopo un inizio un po’ incerto, con gambe contratte, passaggi strozzati e nessun coraggio di uscire a contrastare gli avversari, la Juve ha fatto la Juve, nel limite delle possibilità attuali. A differenza delle ultime uscite, in crescendo è stato il secondo tempo e non il primo. Nella ripresa, la Juve cambia marcia, comincia a macinare il suo palleggio lento, a tenere palla e a controllare il campo. Ne esce una squadra sempre attenta e sul pezzo fin quando la Fiorentina non ha mollato mentalmente. Partita tesa e decisa da un episodio. Fortunati e bravi a non perdere lucidità. Nonostante tutte le difficoltà.

Insomma, turnover obbligato in alcuni casi, vero, ma cervellotico non aver fatto giocare Bonucci, ad esempio. Giovinco, Ogbonna, Peluso, Isla, troppe riserve insieme in campo è un rischio alto, ma Conte continua imperterrito con quest’idea della “doppia squadra”, altro che turnover mirato e scientifico. È come se nella propria mente abbia due formazioni diverse che non possono assolutamente incrociarsi negli uomini se non in casi eccezionali (squalifiche e infortuni). Ogni volta avviene il restyling totale di fasce, attacco, a volte difesa e, se potesse, anche del centrocampo. Non crei una mentalità da grande squadra se affronti il Chievo come fosse il Barcellona, snobbando l’Europa. Dobbiamo imparare anche in Europa a dominare noi il gioco e la partita. Forse è questo che manca a Conte e alla squadra. Troppa, eccessiva attenzione al campionato e poca dedizione e inclinazione alle coppe. Il turnover si fa con il Genoa, con il Catania, non in EL. Invece noi facciamo il turnover con 11 punti di vantaggio in campionato. Boh.

La differenza tra titolari e panchinari c’è anche se ai fini del risultato influisce poco e questo è un complimento che va fatto al gruppo in generale. Perché nel 1° tempo con la Fiorentina all’andata, la stessa squadra, con 5 riservisti su 11 in campo, ha dominato la gara e rischiato di farne tre mentre i titolari, nella partita di campionato, hanno disputato un secondo tempo pessimo. Una chiave di lettura che a me piace molto è che fa giocare i panchinari in Europa per far fare loro esperienza e per farli sentire importanti all’interno della rosa. Conte credo che sia talmente convinto della squadra a sua disposizione e del gioco della stessa che non ha paura di nessuno, ne di presentarsi con alcuni giocatori panchinari in partite importanti della stagione. Resto quindi dell’idea che il problema principale sia quello di una condizione non ottimale, che ci può anche stare dopo aver tirato a mille fino ad un mese fa. Non che la squadra non sia potenzialmente in grado di reggere la doppia competizione, ma numericamente la rosa è un po’ corta quest’anno. Avendo fatto fuori Quagliarella e Vucinic, non si è rimpiazzato Matri con un quinto attaccante e avendo ceduto Giaccherini, non siamo stati in grado di comprare un quinto centrocampista. Io credo che sia questa la realtà dei fatti. E questo va ad intaccare sia le strategie di Conte, sia le dinamiche di squadra che ci portano a disputare gare molto altalenanti. È una Juve che va a folate, si fida dei colpi di cui sono capaci i suoi campioni(vedi le magie di Tevez, Llorente, Vidal, Asamoah, Pirlo) e si fida delle combinazioni e triangolazioni d’attacco estremamente precise e chirurgiche. Si specula molto sul risultato, più di quanto non abbia mai fatto. Un’ esigenza dettata dal logorio fisico-mentale che porta a questa necessità. Oggi si dice che la Juve vince grazie ai campioni, due anni fa sembrava di più grazie all’atteggiamento e al gioco. È in primis un problema numerico di uomini, che di modulo e di atteggiamento. Quando la Juve esegue l’ormai famoso “spartito”, non ce n’è per nessuno, quando non lo esegue è una squadra normale.

Poi credo fermamente che il terzo Scudetto consecutivo sia molto più del semplice obiettivo che ci siamo prefissati ad inizio stagione. È un’ossessione,una paura, come lo era l‘imbattibilità che ci bloccava all‘inizio dello scorso anno. Ma è una priorità assoluta annunciata. Anche se, a livello comunicativo, che benefici porta il parlare di priorità e focalizzare tutto su un solo obiettivo? Non che non fosse l’obiettivo unico e dichiarato già da inizio stagione, ma è meglio non dirlo, perché la Juve deve lottare su tre fronti. E poi, mettiamo che dopo Fiorentina-Juve dell‘andata le cose si fossero messe male, le “priorità“ sarebbero cambiate? Bisogna togliersi questo “peso“ per tornare a vedere una Juve reattiva e sgombra. Conte vuole cambiare e rischiare il meno possibile al momento e tirare sin quando può, con gli uomini più fedeli, col modulo che gli ha assicurato 2 anni di vittorie, col metodo di lavoro che ci ha portato sin qui. Si spiegano anche così alcune scelte testardi e apparentemente poco logiche del mister. Teme un calo finale e beffardo della Juve sull’obiettivo numero 1, dopo aver letteralmente sacrificato Champions League e Coppa Italia. Io credo che se si dovesse vincere il terzo scudetto consecutivo, il fatto di aver sacrificato e snobbato UCL, EL e TIMCUP spudoratamente, non farebbe gustare del tutto la vittoria di uno scudetto vinto in maniera apparentemente semplice. (Perché è stato il più difficile, più della sorprendente cavalcata del primo e della straordinaria conferma del secondo).

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La metamorfosi della Juve

la metamorfosi della juve

di Davide Peschechera

Pareggiata anche la seconda, come l’anno scorso. Perché questo pareggio ricorda molto quello ottenuto con lo Shakhtar ed il finale di partita quello palpitante della semifinale di Coppa Italia dello scorso anno giocata a Roma contro la Lazio, al ritorno. Pareggiata una partita contro una squadra che, diversamente da quanto si poteva pensare, si è difesa subito dopo il vantaggio e segnato due gol senza mai realizzare un’azione concreta. Nonostante i cambi, giusti e obbligati questa volta, non è bastata ma comunque abbiamo visto cosa può fare questa Juve con il 4-3-3, subito col rigore ed il raddoppio. Con un solo modulo si sta diventando prevedibili e sterili. Per 60 minuti si è fatta fatica e si è giocato un brutto primo tempo, come ormai solito, e di colpo si sono create palle gol con molta facilità. Llorente tiene impegnati i centrali, Tevez ha molta più libertà e Quaglia ha portato rigore e gol. Pirlo, Vidal e Pogba possono avere più spazi. Il reparto in generale deve occuparsi meno di impostare e prendere il pallone lontano dall’area di rigore anche se, sia a 3 che a 4, va registrata la difesa. Odio parlare di errori individuali. Chiellini(Inter), disattenzioni difensive e di reparto su palla inattiva(Copenaghen e Verona), Buffon(Chievo). Ne abbiamo commessi tanti per sufficienza, mancanza di concentrazione, leggerezza, disattenzione. In ultima analisi alla lista si è aggiunto anche Bonucci(con Buffon). Quelli tecnici ci possono stare. Ma quello di posizione di Isla alla fine è proprio da giocatore di categoria inferiore.

La cosa peggiore guardando la Juventus, però, é il cogliere un certo logorio nella squadra. Come se fosse necessario un grande rinnovamento. Alcuni dei nostri stanno subendo un calo, fisico e soprattutto mentale, che non fa remare tutti verso la stessa direzione. Nelle ultime uscite è sembrata una squadra sfilacciata proprio per questo, col freno a mano tirato e senza entusiasmo, imprecisa nei passaggi ed appesantita nelle ripartenze. Spesso siamo lunghi e le distanze tra i reparti non sono quelle giuste. Un appagamento generale che comincia a farsi sentire. Sintomo evidente è il gran numero di disattenzioni in tutti e tre i reparti che ci sono costati sino ad oggi gol su gol subiti. È emersa una squadra che pensa troppo, si preoccupa eccessivamente, non gioca più sul velluto. Mancano sfrontatezza, ritmo, leggerezza, coraggio. È una squadra bloccata, impacciata. È una Juve un po’ lontana da quella che avevamo conosciuto. Nelle orecchie echeggiano gli avvertimenti secchi ed aspri di Conte che già alla fine della stagione scorsa, come se avesse previsto il rischio di un imborghesimento della sua squadra, allarmava la pancia già sazia di vittorie, lo spegnersi di quel fuoco nei giocatori che in questi due anni l’allenatore era riuscito a riaccendere. Lo stesso Conte sembra abbattuto, incapace di trasmettere ai suoi quella carica che lo ha sempre contraddistinto, sente di non avere per le mani la stessa squadra dello scorso anno. Manca dinamicità e movimento, non ci si esprime più sugli standard abituali. La Juventus non morde, non aggredisce più l’avversario, si sfinisce per mezzore intere di un gioco lento, inefficace, di un giro palla effimero all’interno della propria area, che passa dai piedi di tutti e dà possibilità agli avversari di chiudersi. La linea di tre centrocampisti non è in grado, per un semplice fatto di gestione dello spazio orizzontale, di giocare aggressiva sui portatori di palla avversari se questi consolidano il possesso. Ne consegue che la Juventus concede fasi di possesso palla prolungate agli avversari per poi ridursi a forsennate rimonte negli ultimi 30 minuti che non sempre possono completarsi. Nella gestione delle partite, questa Juve ricorda tanto quella di Fabio Capello. È una squadra che non va più a mille all’ora per vincere ma che va quasi a folate, vere e proprie sfuriate. Se si sta vincendo, si cerca di addormentare la partita, se si sta perdendo, si rimpiange il primo tempo mai produttivo. Sarà difficile vedere risultati roboanti?

Non è la Juve tambureggiante del primo anno di gestione Conte o quella schiacciasassi della scorsa stagione. Ma sarebbe sbagliato parlare pure di Juve difensivista. Meno spettacolare sì. La squadra gioca costantemente nella trequarti offensiva con possesso palla, buona pericolosità offensiva e tanti tiri in porta. Semmai questa impostazione risulta al più macchinosa nello sviluppo della manovra, perché il giro palla dietro, con la difesa a tre, conta sempre un passaggio in più che rallenta l’azione, mentre i movimenti degli esterni sono quasi sempre volti a fare sponda e da appoggio per gli spostamenti in fascia delle punte o per scaricare palla per vie centrali ai centrocampisti interni, gioco che spesso impedisce le sovrapposizioni in uno-due, non porta al cross gli esterni stessi che ricevono palla da fermi e marcati, impedisce loro di saltare l’uomo o di cercare di attaccare lo spazio. Per questo Conte cerca tatticamente di portare più spesso le mezzali a cercare le fasce per crossare, gente qualitativamente migliore di Lichtsteiner e Asamoah(gli esterni titolari, per dire) come Pogba, Marchisio, Vidal e col Galatasaray Pirlo, lasciando le due punte più vicine al centro dell’area. Conte, infatti, sta cercando di adattare i principi di gioco di sempre agli attaccanti che possiede. Con l’ingresso in squadra di Llorente, la Juve ha cercato di sviluppare un gioco diverso. Il sistema di gioco resta lo stesso perché difficilmente vedremo, in stagione, Conte cambiarlo(non crede che con giocatori come Tevez, Vucinic e Giovinco e senza Pepe possa giocare con un fronte a tre), ma è cambiata I’interpretazione. La Juve ha cercato di sfruttare la forza fisica degli attaccanti Quagliarella e Llorente facendo arrivare in area cross alti dalle fasce.

Certamente è presto per trarre delle conclusioni dopo solo sei giornate di campionato e due di Champions. Un’altra ipotesi è quella che la Juve stia gestendo le forze in vista di una stagione che si prospetta più lunga e difficile delle ultime due, anche perché nonostante il gioco sino ad oggi deludente, i risultati sono identici a quelli dello scorso anno: in campionato la Juve, dopo le prime sei giornate della scorsa stagione, aveva ottenuto 16 punti frutto di 5 vittorie e 1 pareggio. Nella stagione attuale la Juve ha ottenuto ancora 16 punti su 18 disponibili, frutto di 5 vittorie e 1 pareggio. Questi risultati hanno comportato uno score complessivo di 21 gol realizzati contro 7 subiti nella scorsa stagione, a fronte dei 16 gol fatti contro i 5 subiti dell’attuale, ovvero la Juve lo scorso anno segnava di più (+5), ma subiva anche di più (+2). Quest’anno segna di meno(diminuiscono pure i marcatori perché segna soprattutto con gli attaccanti) rispetto alla mole di gioco creata e subisce di meno(nonostante gli errori difensivi), basti pensare ai zero tiri in porta subiti contro il Torino. Stesso discorso in Europa, con due pareggi iniziali, anche se ogni Champions fa storia a sé e quest’anno il cammino sembra più compromesso che mai.

Di fatto, tutte le squadre che ci hanno affrontato, a parte la Lazio, hanno impostato la loro partita in maniera nettamente difensiva, non trovando quasi mai le geometrie di gioco abituali per andare a rete. 9 uomini dietro la linea della palla e praticamente tutti dentro la propria tre-quarti difensiva. L’avversario di turno quasi mai ha avuto occasioni da gol frutto di una supremazia, anche momentanea, che fosse dovuta ad una disposizione tattica migliore o a doti tecniche superiori dei singoli avversari. Spesso la Juve si trova ad affrontare con linee di gioco sterili, assetti avversari catenacciari e non “a specchio” come ci vorrebbero far credere. Ed è qui che ci sono situazioni(ricorrenti) che la Juve non sfrutta. 11 calci d’angolo e nessuna incornata vincente. I calci da fermo che mai ci conquistiamo. I tiri da fuori area che sono più tiri della disperazione che altro. Serve un cambio di marcia e stop ai regali. In CL devi giocartela. Non sì può forzare così troppo la verticalizzazione, allungare la squadra e permettere all’avversario di avere maggior possesso palla perchè può ricominciare sempre l’azione.

Ma diamo un po’ di numeri: contro il Copenaghen, 511 passaggi effettuati, 58% di possesso, 26 tiri, 12 nello specchio e una sola rete. Contro il Verona, 64% di possesso palla, 700 palloni giocati, 400 passaggi nella metà campo avversaria, 35 volte al tiro, 15 conclusioni nello specchio. Una supremazia territoriale netta, oltre 22 minuti contro gli appena quattro dei veneti. Contro il Chievo, 71% Possesso palla, baricentro alto attestatosi sui 55 mt., pallone toccato 889 volte contro le 473 degli avversari, 605 passaggi contro i 187 del Chievo, 35 cross sfruttando le fasce, tanto che la larghezza della squadra è indicata in 47,6 metri, contro i 33,4 metri dei gialloblu. 18 tiri di cui 8 nello specchio, 4 respinti, 11 da dentro l’area. Chievo 5 tiri. Pirlo 101 passaggi riusciti(90%), Pogba 11 Cross. Contro il Torino, possesso di palla quasi pari, 50.7 a 49.3% per i bianconeri, baricentro molto alto, a 59.2 metri, contro quello del Toro, fermo a 50.7 metri. Indice di pericolosità del 59,2% quello della Juve, 22,8% quello del Toro. Supremazia territoriale: oltre 12 minuti noi, poco meno di otto i granata. Neanche un tiro in porta da parte del Toro delle 6 effettuate, 8 le nostre conclusioni sulle 17 totali. Infine, contro il Galatasaray, 23 tiri ma, a dispetto di altre volte, minor precisione, con appena 5 conclusioni arrivate nello specchio della porta. Possesso palla al 53%, 11 angoli battuti a 0. 221 passaggi effettuati (su un totale di 479) nella trequarti offensiva, contro gli appena 67 della squadra di Mancini. Solo tre squadre hanno fatto meglio dei bianconeri in queste prime due giornate di Champions League.

I numeri sono indicativi, certo, ma non fanno vincere le partite. I numeri vanno pesati per capire che non è oro tutto quel che luccica. Anche se è difficile parlare di Juve meno intensa, perché ciò che fa è sempre, comunque sufficiente per meritare il successo. Ma non convince. Conte ha attinto a piene mani dal “reparto riserve” in questo periodo ed ha sempre rimescolato la formazione, atteggiamento sicuramente rischioso ma praticamente obbligato se si vuole arrivare a coinvolgere tutta la rosa, tenere alta la tensione e non rischiare di arrivare col fiato corto in primavera come avvenne l’anno scorso. È comprensibile che, stravolgendo continuamente le formazioni, si possa andare incontro a qualche rischio come la mancanza di dinamismo, ed a dover fronteggiare alcune difficoltà, quindi se non vedo la Juve dominare e rullare l’avversario ma averne comunque ragione, è sintomo di crescita. Ma bisogna cambiare marcia. Organizzazione di gioco, solidità difensiva, mentalità europea. “Testa, cuore e gambe”, mister.

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