Scritto da Cinzia Fresia
Silvia Vada è stata tra le prime giornaliste ad occuparsi di sport ma soprattutto di calcio maschile: una vera pioniera del giornalismo sportivo che con gli anni è diventata un volto storico di Italia 1.
Mi accoglie nella sua bellissima casa nel cuore di Torino; Silvia sembra un’adolescente, in jeans attillati, scalza e con una “cucchiarella” di legno in mano: la sorprendo a cucinare un ragù e scopro che la sera ha ospiti a cena, ma i nomi sono rigorosamente Top Secret.
Silvia è una cascata di riccioli e ha un sorriso incantevole; mi racconta che per uno strano scherzo del destino è diventata un volto noto del giornalismo italiano.
Bellissima e preparata, ha da tempo ha lasciato il giornalismo sportivo ed attualmente si occupa di cronaca come corrispondente per il Piemonte e Val d’Aosta, ma oggi è con me per raccontarci di sé, del suo lavoro ma soprattutto della sua grande passione: il calcio.
Silvia Vada, nonostante i 30 anni di carriera, sembra una ragazzina, ama gli animali, e noto con piacere che vive un con un bellissimo cucciolone che dorme a zampe all’aria sul tappeto del salotto.
Tra una girata al ragu’ e l’altra iniziamo l’intervista con una domanda che forse non avrei dovuto fare: “Ma come mai sei tifosa del Torino? “
Lei mi guarda, sorride e non risponde …
Ok, cambiamo argomento…
Silvia, tu sei stata una delle prime giornaliste ad occuparsi di calcio, come sono stati gli inizi, come sei riuscita a vincere i pregiudizi maschili di questo ambiente?
I pregiudizi non li ho mai vinti. I colleghi maschi non mi ritenevano brava come loro, e in fondo avevano ragione.I maschi tirano calci al pallone appena cominciano a camminare, quindi assimilano meglio il significato di una marcatura laterale o la differenza tra un 4-4-2 o un 3-5-2 rispetto ad una donna. Però il calcio, per fortuna, non è fatto di soli numeri e tecnicismi: il calcio è energia, emozione, riscatto, dove un uomo e una donna raccontando il calcio con punti di vista diversi si compensano a vicenda.
Ci racconti gli inizi della tua carriera?
Avevo 17 anni e tornavo dal Brasile dove ho vissuto l’infanzia. I miei si trasferirono lì per motivi di lavoro e quando tornai parlavo il portoghese quasi come una madre lingua; accadde che in quel periodo era arrivato a Torino, nelle fila del Toro, Leo Junior con la famiglia, parlando portoghese mi chiamarono per essere di supporto e aiuto.
Poi successe che Gianni Vasino, l’allora direttore di Raisport mi chiese se volevo condurre una trasmissione radiofonica insieme ad Antonella Clerici “Oggi sport”: erano tempi in cui si intervistavano i grandi Campioni a casa, ogni giocatore si faceva intervistare dal giornalista che più preferiva c’era un rapporto diretto che si trasformava spesso anche in un’amicizia. Attualmente avvicinare i giocatori è più’ complicato, mediano le Società.
Ad un certo punto della mia carriera in Rai incontrai Silvio Berlusconi, cioè Mediaset, che mi offrì di occuparmi del Torino (a quel tempo reduce da Martin Vazquez e sotto la presidenza di Goveani) che è anche la mia squadra del cuore, ed io, da grande tifosa granata e molto appassionata, accettai immediatamente.
Purtroppo però, la poca attenzione e i bassi ascolti sul Torino, non giustificavano una presenza dedicata, così la rete mi propose di passare alla cronaca come corrispondente su Piemonte e Valle D’Aosta: smisi quando il Toro era allenato da Nedo Sonetti.
Ma continuai a parlare di calcio, partecipavo come opinionista fissa in tutte i format delle emittenti private, anche se la mia modalità schietta e diretta nel dire ciò che pensavo mi faceva guadagnare sgridate e “bacchettate sulle dita” da parte dei conduttori e delle società non sempre in sintonia con i miei punti di vista.
Ritieni che ai nostri giorni, le donne che si occupano di calcio siano accettate o tollerate e supponi che siano messe in risalto per le doti professionali o per altre peculiarità?
A me le donne giornaliste e conduttrici di calcio attuali piacciono moltissimo, magari non saranno tutte “esperte” come Diletta Leotta, per esempio che resta comunque una bellissima presenza in DAZN, ma ci sono colleghe bravissime e competenti come Ilaria D’Amico e Paola Ferrari in auge da anni, che stimo particolarmente. Ma mi piacciono altresì le giovani visibili nelle emittenti private le quali fanno veramente di tutto come le cronache, che sono difficilissime, sono talmente brave che potrebbero darmi lezioni.
Cosa ne pensi del calcio di oggi?
Una volta il calcio era campanilista. I bambini tifavano le squadre della loro regione oggi tifano per i grandi campioni. Il sistema era interessato a crescere campioni che restavano in questo ambito e contribuivano a far crescere di qualità il nostro calcio, oggi non è più così, è uno sport sdoganato che si occupa più di plusvalenze che di atleti.
Hai condiviso l’arrivo di Cristiano Ronaldo in Italia?
Ronaldo è un grande calciatore e non si può assolutamente criticare, un professionista serio che valorizza e diffonde il calcio italiano.
Tu avrai conosciuto sicuramente molti tra giocatori e tecnici, chi ti ha colpita maggiormente in positivo?
Ho trascorso momenti unici e serate indimenticabili con tanti campioni; ho partecipato a feste meravigliose come quella del Napoli in occasione della conquista dello scudetto: ho condiviso eventi fantastici con Maradona, Careca, Juniorma anche Ciro Ferrara, Platini la lista è lunghissima, ma nel mio cuore restano tre persone che per me mantengono un posto speciale, e sono Claudio Sala, Franco Lerda e Moreno Longo.
Quale figura del mondo del giornalismo ti ha ispirata e formata in questa brillante carriera?
Mario Giordano: un giornalista geniale, un talent scout, nonché una persona meravigliosa, un uomo molto corretto anche in famiglia. I suoi insegnamenti mi hanno dato molto.

In questo momento storico quale Società ritieni sia la più forte tecnicamente?
Indubbiamente non si può prescindere dalla classifica però non stimo quelle squadre che effettuano campagne acquisti, con fondi non di proprietà.
Oggi ritengo Atalanta, Sassuolo e Fiorentina, le società che hanno fatto qualcosa di bello per il nostro calcio.
Attualmente abbiamo visto come in Italia approdano i fuoriclasse come Ronaldo, Ibrahimovic, Ribery e per un vizio di forma non è arrivato Luis Suarez: sono giocatori a fine carriera, validi ma costosissimi, con ingaggi stellari.
Invece di investire su star a fine carriera bisognerebbe investire per far crescere i giovani.
Ma, far crescere i giovani costa e non vende e come abbiamo detto in precedenza, il calcio italiano fa più finanza che altro, questo anche per gli eccessivi costi che oggi ha il calcio.
Il Torino, l’Atalanta, l’Ascoli avevano prestigiose scuole calcio dove i ragazzi venivano selezionati e preparati per carriere importanti, questo non succede più quindi non si dà modo al calcio italiano di crescere, e ciò si riflette anche sugli allenatori i quali sono carenti di trofei in Europa.
Mancano i Gattuso, i Cassano e i Totti: ragazzi a cui è stato insegnato a competere.
Lo stesso concetto riguarda gli allenatori italiani, i quali sono carenti di trofei europei, perché troppo fedeli alla loro etichetta: non adattano la mentalità alla loro squadra ma pretendono il contrario.
Silvia, hai vissuto tante partite, tante avventure, incontri che ti hanno dato tanto, ma c’è un episodio che vorresti rivivere?
Si, non so cosa darei per tornare al 15 di Aprile 1992 quando il Torino di Emiliano Mondonico trionfò al Delle Alpi per 2-0 battendo il Real Madrid e conquistando l’accesso alla finale di Coppa UEFA: una data memorabile, una notte piena di magia che vide le piazze e le vie di Torino riempirsi di bandiere granata.
Che consigli daresti oggi alle ragazze che voglio intraprendere questo mestiere?
Direi loro di provarci, di seguire il sogno!!!
Intervista di Cinzia Fresia a Silvia Vada, liberamente tratto da “gol di tacco a spillo”











La Mafia del calcio ha ottenuto ciò che voleva
Articolo scritto da Alessandro Magno
L’ho scritto una settimana fa, probabilmente anche in anticipo su tutti. A Roma volevano una finale di coppa Italia Lazio-Roma e avrebbero fatto di tutto per ottenerla. Ci hanno mandato un altro sestetto arbitrale che non se la sentiva. Il rigore su Vucinic nei primi minuti è un altro rigore netto, solare, sacrosanto, indiscutibile. E’ un poco la fotocopia del rigore che diedero al Napoli in finale contro di noi. Mi pare addirittura questo pure un poco più evidente. E così ci hanno mandato un altro sestetto ad hoc. Complimenti! Sarebbe ora che il Presidente Agnelli si facesse sentire nelle stanze dei bottoni perché così è un evidente stillicidio. 5-6 rigori negati nelle ultime due partite di cui 2 come detto, enormi, fanno sì che ci venga più di un sospetto. L’anno scorso se vi ricordate fu anche così, la questione arbitraggi-sconci ebbe fine dopo un Genoa-Juventus finita in parità, dove non ci fischiarono un paio di rigori e ci annullarono un gol valido di Pepe per fuorigioco inesistente. La questione ebbe termine in quanto forse passarono tutti i limiti di decenza , ammesso che ne abbiano mai avuti, e soprattutto perché a quel punto lo scudetto al Milan sembrava cosa fatta. Come dire: il loro l’avevano fatto alla grande ormai; salvo poi il suicidio del Milan nelle partite finali del Campionato. Ho la netta sensazione che voglian favorire il Napoli nella lotta scudetto e un anticipo si è avuto negli episodi evidentemente dissonanti di Domenica scorsa in Juve- Genoa e Parma-Napoli, quindi occorre fare molta molta attenzione e soprattutto sperare che il Napoli non tenga un grande ritmo e magari aspiri al suicidio.
Sulla partita di coppa che posso dire. Non è normale noi non si segni mai di testa e i nostri avversari di testa ne fan due, non è normale tenere la palla 60 minuti e tirare poco così. Non è normale neppure che gli altri in due partite fan 3 gol con 4 tiri in porta e noi ne facciamo 2 con 15. Non capisco questa coppia assurda che piace tanto a Conte ovvero Giovinco-Vucinic quelli che io ho battezzato ”la strana-coppia”, due che son così bravi a costruire e così poco bravi a concretizzare. Non sono Iniesta-Messi Conte, quando cacchio te lo metti in testa? Infatti siamo diventati nettamente più pericolosi con Quagliarella in campo. E torno a ripetere non è questione di tecnica ma di movimenti. Il buco dove si inserisce Vidal per pareggiare lo crea Quagliarella che va a saltare su quella palla anche se non la prende. Avete mai visto saltare Vucinic e Giovinco in tutta la partita? Certo anche un poco perché non arrivano i cross ma è anche perché quei movimenti da punte centrali non li hanno. Sono mesi che ripetiamo le stesse cose. Peluso? Ma porca la miseriaccia ladra, ma io non ho niente contro questo ragazzo, ma vi sembra da Juve? Ogni volta che entra prendiamo gol dal lato suo. Ma è 1-90 e si fa uccellare di testa? Raga ma non ci mettiamo anche del nostro però. Ma andiam a prendere Peluso e Anelka (ammesso che arrivi che ho pure brutte sensazioni su questo). Ma ci rafforziamo con giocatori finiti o da squadre di seconda fascia? Anche la formazione iniziale. Io capisco che la coppa Italia è l’ultimo dei nostri obbiettivi però ormai siamo li manca questa partita e poi un altra, troppe riserve in campo Conte. A questo punto non era meglio uscire un paio di turni fa? E per concludere Storari. E’ sempre stato un bravo secondo non lo nego, però su un cross da calcio d’angolo che finisce al limite dell’aria piccola , non si può stare in porta la palla si va a prendere in uscita. Almeno si prova.
La cosa più bella della serata rimane dunque la presa per i fondelli del nostro mister a quelli della Rai. Lui non può sapere, visto che era in campo, che hanno fatto al solito una telecronaca di parte. Che al secondo gol della Lazio hanno esultato ma nemmeno fosse Zuliani quando segnano i nostri. Che durante la partita in entrambi i rigori negati ci hanno messo moltissimi minuti prima di pronunciare le parole ”c’è rigore per la Juve”, nemmeno stessero invocando il Diavolo, che prima hanno omesso di fare vedere un dei due rigori su Giovinco e poi nel post partita i rigori son diventati uno per parte omettendone un altro (cioè entrambi quelli su Seba) e che al solito ha dovuto richiedere Conte la visione di questi. Quindi la presa per il culo per cui sul primo Vucinic è da simulazione in quanto si tuffa e Marchetti prende la palla, quello su Klose è rigore netto ”ma che dici si butta scherzi è colpito con violenza”? … e che sugli ultimi due Giovinco è da espulsione in quanto non può prendere così in giro l’arbitro, con evidente imbarazzo dei conduttori, è una perla del nostro grandissimo mister che come uomo è veramente fantastico. Uno Juventino vero. Peccato sia solo.
Gli articoli di Alessandro Magno escono su:
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