
scritto da Cinzia Fresia
Tek sta bene ma non giocherà.
Il portiere polacco si è sottoposto ad altri controlli i quali escludono patologie serie. Massimiliano Allegri decide di tenerlo in panchina per averlo giovedì prossimo nella complicata sfida contro lo Sporting Lisbona.
Il Campionato per la Juventus è irrilevante, una specie di supplizio che giocatori, tifosi e Società, non vedono l’ora che finisca. La Juventus va comunque in campo facendo finta di niente, e cercando di fare del proprio meglio.
Max Allegri deve rinunciare a Kean, infortunato, inoltre a Tek.
Anche senza motivazioni i nostri devono sforzarsi di crederci, evitando però di cadere nelle trappole.
Picchiarsi in campo o dentro lo spogliatoio non cambia il risultato, la Juventus è diventata fragile, e alle spalle ci sono dei predatori pronti ad approfittarsene.
Il Sassuolo è una brutta “bestia” e non solo per la Juventus. L’obiettivo è centrare la champions.









Germano,
rispondo qui al tuo ultimo post del topic precedente per dire che anche nel processo penale le accuse alla Juve si sono dimostrate abbondantemente infondate, lo si può leggere nelle stesse pagine di motivazioni in cui i giudici fanno emergere crepe nell’impianto accusatorio ed investigativo, pagine in cui la Presidente Teresa Casoria dice testualmente che “le vicende del campionato 2004/05 sono state vagliate dall’accusa con parzialità per correre dietro soltanto ai misfatti di Moggi…”.
Parole che per chi vuol capire (esclusi perciò alienati e giustizieri mascherati ubriachi di menzogne) rappresentano un duro colpo all’impianto accusatorio, da sempre pronto a rispedire al mittente ogni ipotesi sull’allargamento delle responsabilità anche a soggetti tenuti fuori dal processo da un’inchiesta parziale e sopratutto indirizzata a senso unico.
P.S.: A completamento di quanto sopra riporto anche questo promemoria del 2011, a beneficio di smemorati e increduli della realtà incontrovertibile dei fatti.
“Inter ladra, finalmente la verità.
Per i Carabinieri le telefonate di Facchetti e di Moratti erano rilevanti almeno quanto quelle di Luciano Moggi. E quelle stesse telefonate le avevano segnalate. Fosse stato per chi era all’ascolto dei cellulari intercettati, l’inchiesta di Calciopoli avrebbe avuto uno sviluppo piuttosto diverso. Poi però alcune telefonate, rilevanti o rilevantissime, sono sparite, altre no. E Calciopoli è diventata la tomba di Luciano Moggi e della Juventus, oltre che di altre persone scaraventate all’inferno dalla giustizia sportiva (ndr condanne agli arbitri) senza la possibilità concreta di difendersi. Oggi, grazie al lavoro del pool difensivo di Luciano Moggi che a Napoli sta riscrivendo la storia di Calciopoli con tutti i pezzi che mancavano nel 2006, sappiano come sono scomparse e perché non sarebbero dovute scomparire. Grazie agli stessi documenti di quella famigerata indagine, spulciati da Nicola Penta, fondamentale consulente dei legali di Moggi, abbiamo la prova di come l’inchiesta di Calciopoli fondata sulle intercettazioni telefoniche sia stata indirizzata in un’unica direzione.
IL CATALOGO Perché quello che ha trovato Penta sono i file con cui le telefonate intercettate venivano per così dire “catalogate” da chi per primo le ascoltava, ovvero i marescialli dei Carabinieri della Caserma di via Inselci a Roma, il cuore di quell’indagine. «Lì molte intercettazioni sono state registrate. Prima irregolarità, perché secondo la legge le intercettazioni vanno fatte solo in Procura e non in una caserma dei Carabinieri», spiega lo stesso Penta. «Ed è lì che i marescialli dell’Arma erano all’ascolto. In questi casi, durante l’indagine, si ascoltano gli intercettati principali “in diretta”, mentre gli altri (nel caso di Calciopoli gli intercettati erano 10) si registrano e si ascoltano poi. Sia nell’uno che nell’altro caso, il maresciallo al termine della telefonate deve redigere un brogliaccio, ovvero un breve riassunto della stessa, e poi deve classificare la telefonata secondo un grado di “rilevanza”. Il metodo è semplice e intuitivo. Si usa una specie di semaforo: la telefonata non rilevante non è contrassegnata in alcun modo, quella poco rilevante con un baffo verde, quella rilevante con due baffi gialli e quella rilevantissima con tre baffi rossi».
IL SEGNALE Insomma, per districarsi nel traffico di 180mila intercettazioni c’è una segnaletica utile e immediata. Il problema è se la si vuole rispettare o meno. Perché le telefonate di Facchetti, di Moratti, e pure quelle di Meani, Campedelli, Governato, Cipollini, Spinelli, Corsi, Foschi, Cassingena… quelle telefonate, insomma, che inquadrano Calciopoli in uno scenario completamente diverso da quello che portò alle condanne del 2006 erano tutte state segnalate dai dodici marescialli dei Carabinieri che si alternavano all’ascolto. Tutte avevano il loro semaforo: giallo o rosso, come quelle di Luciano Moggi. E Penta fa notare: «La cosa incredibile è che le telefonate che abbiamo dovuto ripescare noi della difesa di Moggi, con costi e lavoro notevoli, erano state già “pescate” dai Carabinieri. Insomma, non siamo noi che per difendere Moggi ci siamo inventati la rilevanza di quelle chiamate come qualcuno può sostenere».
I BAFFI Per intendersi, la telefonata con la quale Moggi discute della griglia con Bergamo è segnata con tre baffi rossi. Né più né meno come quella con la quale Giacinto Facchetti, all’epoca presidente dell’Inter, discute con l’allora designatore Paolo Bergamo dell’arbitro Bertini (che doveva arbitrare Cagliari-Inter di Coppa Italia), fa pressioni e chiede garanzie al designatore, aggiungendo la famosa battuta sul 5-4-4 (lo score di Bertini con l’Inter era di 4 vittorie, 4 pareggi e 4 sconfitte, Facchetti “preme” per farle diventare 5). Tre baffi rossi da una parte, tre baffi rossi dall’altra. Ma la seconda telefonata sparisce dagli schermi radar dell’indagine e delle informative; la prima telefonata diventa l’architrave per mandare in B la Juventus che, ricorda Penta: «è stata condannata anche per quello che nella sentenza di Sandulli è definito il vincolo di esclusività dei rapporti fra Moggi e i designatori. Se fossero emerse anche le altre telefonate dalle informative, addio vincolo di esclusività e addio associazione a delinquere…».
IL GIUDIZIO Già, ma perché quelle telefonate nelle informative non ci sono se gli stessi marescialli le hanno contrassegnate con il doppio baffo giallo o con il triplo rosso. Perché l’Inter scompare completamente dalle indagini? Finora, la risposta che veniva fornita da chi voleva difendere l’Inter e l’indagine è stata: «Perché le telefonate di Facchetti non erano rilevanti». Eppure i marescialli che stavano conducendo l’indagine la pensavano diversamente. E la pensa diversamente anche Stefano Palazzi, il procuratore del pallone, che quando ha potuto mettere le mani su quelle telefonate, seppure con colpevole ritardo, ha dato la stessa opinione. Penta: «E’ curioso come Palazzi abbia tarato il suo giudizio, nelle famose 72 pagine con cui ha archiviato per prescrizione tutti gli illeciti emersi con le nuove telefonate, allo stesso modo dei Carabinieri. Un esempio: le telefonate di Zamparini e Zanzi, per i Carabinieri, non sono rilevanti e anche per Palazzi non vi è traccia di comportamento al di fuori dei regolamenti. Viceversa, il procuratore federale è molto duro con alcune chiamate di Facchetti, per le quali prevede anche l’articolo 6 (illecito sportivo), guarda caso le stesse che i Carabinieri segnalano con il triplo baffo rosso».
MAGIA? Rimane inevasa la domanda: chi ha fatto sparire le telefonate? «Bisogna spiegare come funzionano le indagini in questi casi. I marescialli che ascoltano le telefonate, le devono, come già detto, brogliacciare e classificare secondo la loro rilevanza ai fini dell’indagine che – ricordiamolo – nell’ordinamento italiano non deve trascurare nulla che possa dimostrare l’innocenza dell’indagato. A quel punto la palla passa al loro superiore (nell’indagine di Calciopoli, l’allora Maggiore ora Tenente Colonnello Auricchio) che deve poi redigere le informative». E’ in quel passaggio che alcune centinaia di telefonate, tutte segnalate dai Carabinieri, si perdono e con quelle la possibilità di raccontare una realtà diversa nella quale sarebbero state quasi certamente diverse pure le sentenze. Una realtà che sta emergendo ed emergerà a Napoli, dove il processo prosegue anche senza i pm che l’hanno innescato e che, secondo Penta, di quelle “sparizioni” non sapevano nulla: « Beatrice lo ha ammesso pubblicamente, ma penso che neppure Narducci sapesse qualcosa, altrimenti non avrebbe pronunciato quella famosa frase: piaccia o non piaccia non esistono telefonate di Moratti… che ora suona assai stridente con la realtà». Ma la verità non si ferma a Napoli. Un altro processo farà luce sull’indagine e a quel punto sapremo perché quel semaforo rosso non è stato rispettato.”
Sì sì, infatti io ho scritto del processo penale. Quello sotto lo avevo già letto. Anzi, io ricordavo che segnalavano con un baffo rosso le poco rilevanti, con 2 quelle rilevanti e con 3 quelle rilevantissime. Evidentemente ricordavo male visto che Penta ha detto che usavano anche baffi gialli. Chi ha fatto sparire determinate telefonate? Eh, piacerebbe saperlo tanto anche a me. Non mi meraviglierei se venisse fuori che ci sono di mezzo auricchio &c.
Ah, Gioele,buon appunto sulla Casoria visto che l’hai nominata ma so anche che tu già conosci ciò che scrivo qui. Non voglio ricordare male ma mi sembra che la Casoria era contraria alla condanna di Moggi. Furono le altre 2 giudici a decidere x la condanna. La Casoria fu anche ricusata più volte proprio xchè era contraria alla condanna. E chi era presente lì (ovviamente riporto sensazioni dei presenti e quindi personali e che possono non essere vere) descrive di una Casoria che mentre leggeva la sentenza aveva una faccia non proprio contenta. Ma , ripeto, io non c’ero e riporto solo sensazioni di chi invece era lì.
Chi le ha fatte sparire è scritto già in quel pezzo, quanto alla Casoria, è stata addirittura ricusata per ben 2 volte… e con questo credo di aver detto tutto, anche agli alienati che continuano a riempirsi la bocca con le “sentenze”.
GUIDO VACIAGO
https://www.tuttosport.com/news/calcio/serie-a/juventus/2023/04/16-106514996/calciopoli_inter_perch_le_telefonate_segnalate_sparirono_dallindagine_
Eh si Cinzia,
anche quest’anno, non vediamo l’ora che il campionato finisca, anche se per ragioni ben diverse rispetto a quelle dello scorso.
Speriamo di aprire la finestra e far entrare aria nuova.
Che i filoni giudiziari si aggiustino in qualche modo per quel che riguarda il campo ma che vadano avanti in parallelo e ci diano quella giustizia che meritiamo, negata da tempo immemore.
Mi auguro di poter tornare a parlare di calcio, di calciomercato, di allenatori e di giocatori con una certa leggerezza.
Magari con Alessandro Del Piero alla guida.
JUVENTINOVERO
https://fb.watch/jXx_GUnU3G/
Le telefonate fondamentali per capire la genesi di Calciopoli.
4 telefonate su “Montezemolo e il ribaltone” in un unico file.
1) Alessandro e Luciano Moggi, settembre 2004. Alessandro Moggi riporta al padre una confidenza di Preziosi: “Non vi fidate di Montezemolo: alla Juve vogliono far fuori tutti“.
2) Luciano Moggi e Antonio Giraudo, agosto 2004. Moggi riporta a Giraudo una voce dall’entourage di Bergamo: “Tanto alla fine dell’anno, Moggi e Giraudo, Montezemolo li manda via“.
3) Mauro Sandreani e Franco Zavaglia, dicembre 2004. Sandreani riporta a Zavaglia (Gea) la voce di un amico di Baldini (Roma): “A Torino entra Franco Baldini, lo porta Montezemolo, e fa piazza pulita di tutti“.
4) Franco Baldini e Innocenzo Mazzini, giugno 2005. Baldini annuncia a Mazzini (FIGC) l’imminente ribaltone: “Lo farò, io vivo per quello: fare il ribaltone, buttar tutti di sotto dalla poltrona“.
– fino a 1’25”: A.Moggi-L.Moggi, settembre 04;
– da 1’26” a 3’06”: Moggi-Giraudo, agosto 04;
– da 3’07” a 5’11”: M.Sandreani-F.Zavaglia, dicembre 04;
– da 5’12” al termine: F.Baldini-I.Mazzini, giugno 05.
https://www.tuttojuve.com/calciopoli/l-intervista-all-investigatore-anonimo-al-corsport-nel-2011-non-sono-mai-state-riscontrate-partite-truccate-da-parte-della-juve-640340
Io questa intervista la ricordo benissimo. Ne parlammo anche sul blog di De Paola. Sarebbe ora anche che qualcuno che all’epoca lavorava in quel giornale faccia il nome dell’intervistato.
Finalmente la vera verità di cosa è stato Calciopoli: una truffa bella e buona, montata per far fuori la Juve:https://www.calciomercato.com/news/finalmente-la-vera-verita-di-cosa-e-stato-calciopoli-una-truffa–84802?ref=whatsapp