Intervista Di Alessandro Magno
Oggi per il Blog intervistiamo Massimiliano Marchio, un passato da giocatore della Juventus dai Pulcini fino alla Primavera, un esordio con la Juventus di Marcello Lippi in Coppa Italia e poi una buonissima carriera fra serie D e Lega pro. Laureato in scienze motorie e con patentino di allenatore Uefa B. Oggi allenatore delle giovanili della Juventus classe Esordienti FB 2003.
1 – Ciao Massimiliano e intanto grazie per la disponibilità. Intanto volevo chiederti: sono rimasto estremamente colpito da un tuo racconto su una giornata ”tipo” da allenatore delle giovanili della Juventus, potresti riassumermi quel tuo pensiero per i nostri lettori?
Preferirei non rivangare un episodio in particolare come quello, vorrei limitarmi a dire che in più di una occasione i giocatori che alleno sono stati oggetto di scherno e insulti; considerato che siamo in Italia e che rappresentano la Juventus non ci sarebbe nulla di particolare se non fosse che i giocatori in questione sono bambini di 11 anni.
2 – In quel famoso discorso parlasti di genitori-tifosi di due squadre di seria A ed io stesso sono stato testimone di un episodio imbarazzante dove alcuni genitori-ultras proprio di una di queste due squadre (curioso) entrarono gratis con prepotenza in un torneo in cui giocava uno dei miei figli, con la motivazione che venivano da lontano e avevano già speso troppi soldi per il viaggio. Il biglietto costava poi 5 euro. Beffa delle beffe per non aver problemi con la SIAE gli si è dato pure il biglietto senza pagare. Ma non ci dovrebbe essere un codice comportamentale per i genitori almeno nelle squadre professioniste, io sapevo che Torino e Juventus una volta lo avevano è ancora così o no? Che genere di provvedimenti prende la Juventus contro i genitori-ultrà?
Nelle squadre professioniste è più raro trovare un genitore che vada fuori dal seminato; sanno che se sgarrano i loro figli possono essere allontanati ed è la società ad avere il coltello dalla parte del manico. Quando siamo ospiti di amichevoli nei centri sportivi di club professionisti, davanti ai loro responsabili, tutti hanno un atteggiamento cordiale e corretto, le cose ahimè cambiano quando si tratta di realtà dilettantistiche o di tornei.
3 – All’assemblea degli azionisti il Presidente Agnelli ha detto che la Juventus è attaccata da tutti perchè è antipatica. Io credo che il Presidente, di cui ho grande stima, in quest’occasione, abbia esageratamente minimizzato. Credo che la Juve sia odiata che è peggio di essere antipatica. Perchè l’odio genera violenza. Credi che la Juventus faccia bene a usare un basso profilo in queste occasioni o pensi come chiedono molti tifosi che dovrebbe essere più incisiva in difesa di se stessa?
Credo che sia giusto smorzare i toni e mantenere un profilo basso. Magari condannare, ma non rispondere alle provocazioni. Siamo la Juve dobbiamo fare la differenza dentro e fuori dal campo.
4 -In tutto questo clima quanto ha influito Calciopoli?
Ero da poco uscito dalla Primavera ai tempi dei fatti. Eravamo già antipatici prima di Calciopoli, ma soprattutto le campagne mediatiche a seguito, hanno amplificato questo sentimento.
5 – Sai che ho lanciato una petizione-provocazione perchè la Juve abbandoni il campionato italiano per un campionato estero. Aldilà del fatto che sia fattibile o meno, perchè all’estero non sono così malati di moviole e perchè in Italia solo quando si perde (a tutti i livelli dai giovani alla serie A) è sempre o per colpa dell’arbitro o per colpa dell’inettitudine del proprio mister? E’ proprio così dura per l’Italiano medio accettare la sconfitta di fronte a un avversario che è stato più bravo?
In Italia non esiste cultura sportiva, se perdi devi sempre badare a giustificare perché ti senti in difetto; il guaio è che i bambini assorbono le cattive abitudini dei loro educatori. Ho visto bambini perdere con dieci gol di scarto e dire che è colpa dell’ arbitro, non mi fa sorridere, mi mette tristezza.
6 – Passiamo alle non professioniste. Non so se hai letto di quel genitore di un bambino dei Pulcini che ha sparato alle serrande del negozio di un proprio dirigente perchè il figlio giocava poco; questo è avvenuto a Settimo Torinese. In puglia invece la settimana scorsa sempre un genitore ha invaso il campo e picchiato un arbitro di 17 anni. Tutto questo viene minimizzato ma succede ogni Domenica. Sempre qui in Piemonte un arbitro sempre di 16-17 anni è dovuto fuggire fra il primo e il secondo tempo durante una partita del campionato Giovanissimi. Cosa possono fare le società dilettantistiche per arginare questo fenomeno?
E’ il discorso di prima rovesciato. Nelle società dilettanti i genitori pagano per iscrivere i bambini alla scuola calcio e si sentono in dovere di dire e fare qualsiasi cosa. Ma non è solo questo. Per i propri figli si farebbe di tutto, ma bisogna capire che un eventuale fallimento calcistico non è un fallimento nella vita.
7 – Quanto è difficile per voi istruttori educare i genitori?
Da noi è più facile c’è una società forte alle spalle, altrove penso sia molto difficile.
8 – Educando i ragazzi al rispetto delle regole e al fair play quanto si perde del lavoro svolto da voi in campo quando poi il ragazzo va a casa e trova un genitore-ultras?
Sicuramente può complicare il nostro lavoro. Il tempo che il ragazzo passa a casa è superiore rispetto a quello che passa con noi, credo però che l’ allenatore possa incidere.
9 – Come uscire da tutto questo Max se è possibile uscire da tutto questo?
Non lo so se è possibile. Come detto gli educatori possono incidere nel creare dei futuri adulti con una maggiore cultura sportiva, ma se penso a con chi e che cosa i ragazzi si relazionano all’ esterno dell’ ambiente sport ( e non parlo solo di genitori ), non mi sento ottimista.
10 – E veniamo anche alla parte ovviamente positiva del tuo lavoro: i ragazzi. Cosa vuol dire per te poter esser un istruttore dei ragazzi della Juventus?
Ho sempre avuto il pallino di allenare, inizialmente pensavo agli adulti, poi mi sono innamorato del calcio giovanile. Poter svolgere questo mestiere alla Juventus e con ragazzini di qualità…beh è un privilegio.
11 – Quanto siete preparati per poter allenare dei giovani. Intendo vorrei sapere se c’è una preparazione specifica o basta essere un ex calciatore per cui si può allenare dei bambini delle scuole calcio?
Per lavorare in Juventus, anche nell’ attività di base, bisogna aver conseguito il patentino da allenatore Uefa B, molti di noi sono laureati in Scienze Motorie e quasi tutti hanno avuto esperienze lavorative con i bambini, non è obbligatorio aver giocato a livello altissimo, ovviamente sto parlando di scuola calcio. Ah dimenticavo spogliarsi di ogni ambizione di carriera.
12 – So che tutti si aspettano che io ti chieda se ”sogni” di trovare il nuovo Messi o il nuovo Del Piero in realtà io ti chiedo una cosa molto più interessante secondo me. Come si fa a dire a dei ragazzi che hanno giocato magari diverse stagioni nelle giovanili della Juventus che non sono più all’altezza di restare e devono trasferirsi? Non è un colpo molto duro anche se è una selezione naturale. Vi avvelete di personale specializzato per questo?
No nessun personale specializzato solo i responsabili e gli allenatori. Non bisognerebbe viverla come una tragedia e poi la storia del calcio è piena di “scartati” di successo. Detto questo è sicuramente un momento difficile, il genitore ti guarda come un nemico e non capisce che se la società ritiene non pronto un ragazzino che hai allenato magari per due anni, il primo a sentirsi sconfitto è l’allenatore stesso.
13 – La Juventus di questi ultimi anni sta investendo moltissimo nel settore giovanile prendendo spunto soprattutto dalle squadre tedesche che hanno degli ottimi vivai. Quanto tempo ci vuole secondo te perchè colmiamo il gap fra le nostre squadre e alcune realtà straniere magari proprio con il grosso contributo dei vivai?
Penso che si stia lavorando, e tanto, per formare giocatori di alto livello, purtroppo non esiste una fabbrica di calciatori, dietro i numeri straordinari di certi club ci sono ragioni non strettamente legate alla metodologia di allenamento.
14 – Quali sono le prosepettive di carriera per un allenatore che come te parte dalle giovanili della Juventus? Il tuo lavoro viene valutato solo in base ai risultati o anche ad esempio per il gioco espresso piuttosto che sulla crescita dei singoli ragazzi eccetera?
Ho anticipato la risposta. Prospettive non deve averne, scherzando, ma non troppo, si dice che possiamo fare solo danni. Gratificazioni da altri difficilmente ne ricevi, se la squadra cresce collettivamente e individualmente è perché è stato bravo chi ha scelto i giocatori o perché hanno doti naturali innate, se invece li fai giocare male o non migliorano…allora sei un mister scarso. Ho estremizzato ma non mi sono discostato tanto dalla realtà. Ovviamente i risultati non sono importanti perché si lavora sul giocatore. Le motivazioni e le soddisfazioni sono un qualcosa di interiore.
15 – Che consiglio daresti a genitori come me che hanno figli che giocano nelle squadre dilettanti?
Che il calcio è divertimento, ma come tutti gli sport è anche una scuola di vita, sta a noi adulti dare gli insegnamenti giusti.
Grazie della tua disponibilità Max e grazie per averci delucidato sugli aspetti dell’ istruttore di giovanili di una squadra professionista. Grazie ancora e i miei migliori auguri per il proseguimento di questa tua attività. Ciao e alla prossima.
Un saluto a tutto il popolo bianconero…fino alla fine…










Salve Massimiliano e grazie per questo contributo davvero interessante con utili spunti di riflessione.
Analizzando le tue risposte, ci dobbiamo rendere conto che le manifestazioni dei genitori così fuori luogo tanto da rasentare la violenza, sono causate da una speranza in un lavoro ben pagato all’interno del calcio.
Me lo confermi senz’altro che un giocatore non di serie A, comunque ha introiti importanti, con la precarietà che stiamo vivendo e soprattutto la mancanza di lavoro, fa vedere a questi genitori talenti che non sono, e che passa uno su un milione, e spesso per caso ..
E’ vero che l’Italia non ha cultura sportiva, ma quando una squadra come la Juve o un’altra, con giocatori così poco o nulla scolarizzati guadagnano cifre che non possiamo nemmeno immaginare, appena c’è una sconfitta arrivano le critiche, ma questo c’è da aspettarselo.
bella intervista ,mi è piacuta l idea.. non mi è piaciuto solo quando ha detto che se un ragazzo viene mandato via i genitori la prendono male… ci sarebbe da fare un lungo discorso sui sacrifici che fanno questi ragazzi con i loro genitori…in giro x l italia..all estero… e magari non puoi nemmeno avvicinarti a tuo figlio..non usi nemmeno lo stesso pullman…x non parlare dello studio… gli dedicano tutto a questo sogno…
belle delucidazioni pero’ anche io non sono convinto che il basso profilo paghi. mi piacerebbe sapere da massimiliano se è possibile intravedere magari non in un 2003 ma magari anche in un 15enne 16enne se si puo’ intravedere non dico un campione ma un possibile giocatore di alto livello magari di una seria A.
e volevo saper anche se lui allena da solo i 2003 ma non credo e quanti sono i ragazzi del 2003 della juventus. grazie
io resto sconcertato da alcune cose che ho appreso ma davvero capitano di queste cose nel calcio giovanile e volevo sapere da alessandro magno o da massimiliano chi sono quelle due squadre di serie A che i tifosi si sono comportati male.
ciao enrico le squadre sono una del sud italia e una del centro italia entrambe di A.
per quello che succede nei campi purtroppo succede anche di peggio non è raro che i carabinieri debbano intervenire per risse e altri casini vari. Come ha detto max pero’ questo quando non giocano le profssioniste perchè loro hanno un codice comportamentale e rispettano. (non tutte ma la maggior parte si)
I ragazzi del 2003 sono 49 e siamo tre allenatori…per rispondere ad uno degli interventi, direi che se per un ragazzo di 11 anni è un sacrificio andare a fare tornei all estero vivendo la possibilità di giocare contro Barcellona,Liverpool,Bayern ecc oppure giocare ogni settimana contro una squadra professionista…beh penso sia un sacrificio che il 90% dei bambini vorrebbe fare…senza contare che sono abbigliati dalla testa ai piedi, vengono prelevati praticamente a casa da navette per andare all allenamento e usufruiscono del biglietto per la partita tutte le domeniche…quanto allo studio chi ha voglia riesce a fare benissimo tutte e due le cose con ottimi risultati e non voglio scendere su esempi personali….se poi si parla di sacrifici dei genitori allora alzo le mani…sono liberissimi di seguire i loro ragazzi in tutte le trasferte e tornei che vogliono,ma non vedo tutta questa necessità…anzi,forse renderli più autonomi e maturi sarebbe già un passo per colmare il famoso gap da altri paesi
Bella intervista Bene 😀 . Sapevo che con Max avresti avuto un interlocutore da cui poter conoscere degli aspetti che oggi la maggior parte degli “appassionati” di questo magnifico sport neanche immaginano . Il lavoro degli istruttori è di fondamentale importanza per la crescita dei nostri bambini , educarli allo sport al fairplay al rispetto reciproco è DIFFICILISSIMO soprattutto per noi che operiamo nelle società dilettantistiche , dove spessissimo prima dovremmo educare i nostri responsabili , poi i genitori e poi per buoni ultimi i bambini che dovrebbero essere i veri protagonisti di tutto il movimento calcistico. Come tu sai ho operato per anni nella scuola calcio prima di debuttare quest’anno nel settore giovanile dove spesso ho fatto scelte proprio all’insegna dei valori di cui parliamo e moltissime volte mi son trovato da solo a dover affrontare genitori ultras ( del proprio campione , punito ) inferociti perchè mi ero permesso di rimproverare o mettere in panchina il proprio pupillo reo di una grave mancanza di rispetto verso i compagni/gli adulti/ecc.. Lo rifarei 1000 volte , ma in quella società ( così come in altre credo )nonostante tutto ciò che è successo e che succede con altri giocatori bravi tecnicamente ma maleducati , si tende troppo spesso a dimenticare il comportamento per premiare il giocatore che ti fa vincere la partita ( non sempre … ) . Riassumendo si predica bene e si razzola malissimo . Aivoglia a chiedere a noi istruttori di trasmettere loro questi valori …. chi sta a capo delle società dilettantistiche al momento di decidere di “tagliare” la mela marcia , preferiscono girarsi dall’altra parte perchè :” Minchia daiii Beppe , questo ti fa vincere le partite da solo ! Cazzo …”. Questo sentirono le mie orecchie ….
VORREI tanto che la federazione COSTRINGESSE tutti e dico TUTTI i presidenti e dirigenti di ogni società iscritta ad effettuare dei corsi , degli stages , degli incontri dove FISSARE dei criteri di gestione di una società calcistica dilettantistica . Ha detto bene Max quando dice che manca la cultura sportiva , bene , cominciamo da chi “comanda” . A noi quando facciamo i corsi Coni-Figc Uefa B ce lo ribadiscono mille volte e credo che almeno la maggior parte di noi recepisce che è cosa buona e giusta , ma poi spesso sbattiamo contro il muro di gomma di presidenti , direttori , amministratori che guardano ad altro …. fame di potere , quattrini, consenso . Chiedo venia se mi sono “allungato” troppo .
Ciao Max , ciao Bene.
Un saluto a tutti
ringrazio il mr per la risposta ,è un punto di vista condivisibile. Bella intervista
Grazie beppe per la tua testimonianzaci mmancherebbe hai fatto bene a dilungarti.
Non parlate a me di assenza di cultura sportiva che sono il pioniere di questa roba qua vedansi petizione ahahah. 😉
No davvero a parte gli scherzi in italia è totale la mancanza di cultura sportiva a tutti i livelli. Ci sarebbe da fare un libro sull argomento non solo un intervista
49 sono tanti anche se siete in tre pensavo meno. a quanti giocano i 2003 a sette?
2003 giocano a 9 49 in tre sono tantini ma non tantissimi dai 16 – 16 – 17.