Domenica 20 settembre 2020 Juventus-Sampdoria ore 20.45 Allianz Stadium – Torino

Scritto da Cinzia Fresia

Il Campionato è ricominciato .. e domani toccherà alla Juventus, cioè ad Andrea Pirlo, il tecnico più atteso della serie A.
La Società dopo la cacciata di Maurizio Sarri ha deciso di voltare pagina pescando “in casa”. Nessun nome sonante, nessun ritorno temuto e discusso (Massimiliano Allegri)  La scelta è caduta su Andrea Pirlo.
Una scommessa, una sfida .. per il neo tecnico Bresciano che debutta proprio con la Juventus, senza alcuna esperienza.
Una scelta che ha lasciato a bocca aperta chi da anni aspira alla pregiata panchina della prima d’Italia, e che ha suscitato molte critiche, ma altrettanti consensi. Pirlo gode di stima e ha un’ottima reputazione nell’ambiente, e poi le prove di convivenza in Juventus sono ampiamente sperimentate, ci sono tutti i fattori per fare bene.
Inizia perciò un’autentica nuova era, con un allenatore giovane ma con le idee chiare che sa cosa vuole e soprattutto come ottenerlo.
Anche la selezione  dello staff tecnico è funzionale all’idea che Andrea ha del calcio, veloce e molto aggressivo.
i giocatori paiono entusiasti di lui, lo stesso Cristiano Ronaldo mostra rispetto all’ex collega e ne riconosce le qualità.
La prima conferenza stampa pre partita è compatibile con il quadro, Andrea Pirlo resta imperturbabile di fronte a qualunque domanda, non mostra nessuna emozione,  sa cosa deve dire ma soprattutto è pienamente consapevole di ciò di cui non deve parlare.
La società sta vivendo un passivo in bilancio di un centinaio di milioni circa che non sono quisquilie, derivato almeno in parte,,dai mancati guadagni causa lock down, eliminazione dalla Champions League e una serie di ingaggi multimilionari di giocatori in perenne infortunio, di ex allenatori ..insomma un pout-pourri di sprechi che ormai sovrastano l’evidenza.
Tuttavia, il “buffo”calciomercato di questa estate sta tenendo occupati i giornalisti, i quali sono molto più interessati all’esame di Italiano di Suarez, che alle cifre dei libri paga della Juventus.
la Società in effetti sta tenendo una condotta contraddittoria a rincorrere il sogno di Suarez in bianconero, e lasciando li’ il rinnovo di Dybala.
se la matematica non è un’opinione, non capiamo .. che cosa ci guadagni la Juve con un giocatore si molto forte una volta, ma in inesorabile declino a meno che  abbiano scoperto una pozione miracolosa che toglie rapidamente almeno dieci anni, con la testa instabile e un ginocchio “gigio” .. dal costo esorbitante e vada a fare le pulci per un giocatore giovane, sperimentato e con un’aspettativa  di anni di lavoro  decisamente superiore.
Sebbene Andrea Pirlo abbia dissipato ogni dubbio sulla permanenza di Dybala alla Juventus, i tifosi cominciano a non crederci e a supporre che la vendita dell’attaccante Argentino oggi valutato circa 100.000.000 serva per chiudere  il debito e calmare le acque.
Comunque le farneticazioni da calcio mercato quest’anno hanno superato ogni immaginazione,

Comunque, Pirlo domani senza Dybala e Deligt, affronta la sua prima in Campionato con la solita Sampdoria-seccatura, un inizio abbastanza tosto con la squadra che morde ai fianchi per far saltare i nervi.
Detto questo, sebbene Pirlo non abbia fatto trapelare nulla sulla formazione, è molto probabile che ripieghi sull’ultima formazione esibita nell’amichevole con il Novara, puntando sui giocatori che conoscono già il nostro campionato.
L’allenatore della Juventus ha però voluto chiarire un aspetto della questione Higuain, che da poche ore non è più un giocatore della Juventus, il giocatore argentino a dire del tecnico, ha chiesto di poter chiudere la carriera  in un Campionato diverso da quelli europei.

La cosa certa è che Andrea Pirlo ha tutti dalla sua parte dalla Società ai tifosi i quali faranno di tutto per appoggiarlo.
Anche se non ha mai allenato, Andrea gode dell’affetto di tutto il pianeta bianconero,  è questo per lui è un grande vantaggio.
Nel frattempo da domani gli stadi potranno accogliere un migliaio di spettatori, il governo si è accordato con le regioni, fino a nuove disposizioni.

 

 

Torniamo alle 22 con il nuovo format

….forse tutto cambia per non cambiare nulla niente più Sesso Juve e Rock n’ROLL che dopo tre anni ha fatto il suo corso. Nuovo nome vita nuova … amici vecchi e nuovi con il nuovo format che scopriremo insieme questa sera. Non mancheranno le perle non mancherà Ben il padrone di casa. Ore 22  vi aspettiamo

 

Juventus Novara 5-0 amichevole

 

 

Articolo di Alessandro Magno

Una buona sgambata questa prima prova della Juventus targata Andrea Pirlo. Pronti via il Novara ha avuto un occasione ma poi la squadra di è registrata e grosso modo è stato un monologo. Sul piano tattico la Juventus ha iniziato la partita con un 352 atipico per due ragioni, la prima è che è stato schierato centrale di destra Danilo invece che un vero centrale (in panchina sedevano Rugani e Demiral entrati nel secondo tempo), la seconda è che in fase difensiva la Juventus si schierava a 4 non a 5 come si vuole in un 352 classico, con Cuadrado che praticamente veniva lasciato costantemente in attacco. Si è provato a fare lo stesso nella ripresa cambiando fascia ovvero lasciando Pellegrini alto ma complice anche la poca consistenza del Novara la cosa si è vista meno in quanto venivano lasciati dietro solo Rugani e Demiral.

Sul piano dei singoli bene Kulusevki, Ronaldo, Rabiot e molto bene direi McKennie. Nel secondo tempo bene Pellegrini e Bentancur , Nicolussi Caviglia Portanova e Pjaca. Altalenanti Douglas Costa e Ramsey partiti abbastanza male e chiuso decisamente meglio. Gli altri nell’ordine della ordinaria amministrazione. Mi sono piaciuti un poco meno Bonucci e Chiellini che sono dovuti a volte ricorrere a falli per fermare gli avversari e Arthur che mi è sembrato ancora non in forma seppure fa vedere di avere in testa buone geometrie. Fra l’altro ho avuto come l’impressione che con Bentancur si pestassero un poco i piedi su chi dovesse impostare.

Molto bene Pirlo nel post partita , lucido, attendo e mi pare motivato e determinato.

Il ballo delle punte.

 

Articolo di Alessandro Magno

Una volta in termini di calciomercato un ”valzer” , in questo caso di punte, era (ed è) considerato l’effetto domino che l’acquisto di un giocatore scatenava nella rosa di più squadre, quando un giocatore per primo si accasava in una di queste. L’effetto domino appunto era dovuto al fatto che uno facesse uscire altri che di volta in volta trovavano nuova squadra e sistemazione. In tempi di calciomercato ai tempi del Covi19 non c’è tanto valzer e nemmeno di conseguenza effetto domino, tuttavia c’è la Juventus che balla da sola ed è alla ricerca spasmodica, e fin ad ora, inconcludente di una punta. Almeno una, visto che c’è chi dice due. Abbiamo bussato alla porta di Benzema per ricevere un cortese no e abbiamo elemosinato (forse ancora lo facciamo) a quella della Roma per avere Dzeko, che a un certo punto sembrava una formalità. Già antecedentemente all’ esonero di Sarri si cercava una soluzione con Milik, che seppure in scadenza, non è stato liberato dal suo presidente, almeno a una cifra decente. La Juve ha battuto altre piste e si è arrivati a Suarez del Barcellona. A questo punto sembrava davvero fatta si è parlato di un test di italiano da superare … una pura formalità, ma anche qui evidentemente qualcosa non è andato proprio peril verso giusto. Almeno ad oggi.

A questo punto il nostro baldo Paratici ha sciorinato tutte le soluzioni B-C e forse pure D. Si è chiesto a Cavani che ha sparato alto 10 milioni all’anno, a questo punto si è tornati su Suarez. Ma niente. Notare in tutti la più o meno veneranda età. Parliamo di giocatori al minimo 33enni che proprio per l’età dovrebbero esser facilmente tesserabili. Niente. Nel fra tempo per non farci mancare proprio nulla si è arrivati a una risoluzione del contratto condivisa con il buon Higuain che ci ha salutato per accasarsi a Miami. Così davvero senza nemmeno ”il Pipita” stiamo proprio nella cacca con due punte contate e nessun centravanti di ruolo. Ce ne sarebbe di che lamentarsi già così, ma di buon mattino ci si sveglia quest oggi e apprendiamo con sommo stupore che dai giornali reali e virtuali, si leggono nomi veramente da far rabbrividire. Il primo è tale Giroud, che sarebbe quello che giocava titolare nella Francia perchè Benzema era stato coinvolto in una storia losca di mignotte ed era escluso dalla nazionale. Tale Giroud che non fa gol neanche per corrispondenza, di cui si dice che si laureò Campione del Mondo con la Francia senza segnare nemmeno un gol ma pare senza nemmeno tirare una volta in porta. Daje è record. Trentaquattro anni ma al Chelsea giocava titolare al posto del peggiore Higuain della storia quello che arrivava dal Milan, mica cotiche. Sullo sfondo Morata uno che scalda i cuori per quanto fatto anni fa ma che li raffredda per quanto fatto poi.

Ma della serie non c’è limite al peggio, udite udite, oggi sull’agenda si è palesato anche il nome di El Shaarawy uno che si era perso in Cina così tanto che nemmeno i parenti si ricordavano di averlo ancora li. Mi sembrano tornati i tempi in cui Marotta cercava Dominguez o Gastaldello, in cui si chiedeva la grazia di venire alla Juve a Cassano o Di Natale per poi finire di prendere Bendtner e Anelka. Io mi auguro da tifoso che come fatto per McKannie la Juve poi tiri fuori un nome sconosciuto ai giornali, perchè davvero ogni giorno che passa mi viene la pelle d’oca. Il campionato è alle porte e ancora non abbiamo dato a Pirlo una spalla per Ronaldo. Non vorrei che questo valzer delle punte si trasformasse nel ballo della scopa che poi a fine musica ti resta la scopa in mano.

Sesso Juve e Rock n’Roll Revival

Ultima puntata di Sesso Juve e Rock n’Roll con i fondatori Ben Toto Enzo Frank e Sabino …. o forse è la prima.

Il 3 Settembre 1989 Muore Gaetano Scirea

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ il 3 Settembre 1989 Gaetano Scirea è in viaggio in Polonia dove deve visionare una squadra che la Juventus affronterà in coppa in quanto secondo di Zoff allenatore della Juventus amico ed ex compagno di squadra. Uno schianto frontale con un’altra auto provocherà la morte del Campione. Amatissimo, plurivincitore con la Juventus e con la nazionale, scompare così uno grande uomo prima ancora che un grande atleta. Verrà ricordato come uno dei più forti difensori di tutti i tempi del calcio italiano e mondiale.

⚽ Gianluca Vialli | da il pallone racconta di Stefano Bedeschi

Nasce a Cremona il 9 luglio 1964 e proprio nella squadra della sua città natale inizia la carriera, arrivando a disputare quattro campionati in prima squadra, contrassegnati da due promozioni: dalla C1 alla B nel 1980-81 e dalla B alla A nel 1983-84. La villa dei Vialli, a Cremona, tutti chiamano ancora Castello. Perché sono ricchi, i Vialli. Vecchia storia: «Quello è il figlio di un miliardario», dicevano. Allora, Gianluca si infastidiva e la madre Maria Teresa smentiva: «Borghesi, ecco che cosa siamo. Diciamo che stiamo bene, non ci lamentiamo di certo. Mio marito lavora ed ha cinque figli grandi: come potrebbe essere ricco? Gianluca ha un modo di fare elegante che non dipende dai soldi, ma dalla tradizione di una famiglia della quale fanno parte ingegneri, professionisti ed anche un rettore universitario». Nell’estate 1984 passa alla Sampdoria, con la quale esordisce in Serie A il 16 settembre, proprio contro i grigiorossi: la partita si gioca a Genova e finisce 1-0 per i padroni di casa. Il suo arrivo coincide con il periodo d’oro della società blucerchiata, ancora a secco di vittorie a livello nazionale e internazionale. Negli otto anni di permanenza conquista tre Coppe Italia, una Coppa delle Coppe, uno scudetto e una Supercoppa di Lega. Si permette il lusso di dire “no” al Milan; tantissimi soldi alla Sampdoria e un ingaggio da re: «Ringrazio il presidente Berlusconi, ma voglio restare a Genova. Ho bisogno di un ambiente come questo della Sampdoria. E poi adesso è una grande squadra, hanno smesso di considerarci dei piccoli viziati perennemente con la testa fra le nuvole. Voglio vincere qua, poi ci penserò». La delusione più grande arriva proprio il giorno della sua ultima partita nella Sampdoria, la finale di Coppa dei Campioni contro il Barcellona persa 1-0 ai tempi supplementari, pochi minuti dopo la sua uscita dal campo. Si rifarà quattro anni più tardi con la Juventus, vincendo il trofeo ai danni dell’Ajax, ed anche in quell’occasione si tratta del passo d’addio: è il coronamento a quattro stagioni indimenticabili in maglia bianconera, iniziate nel 1992-93 con la Coppa Uefa e proseguite con scudetto, Coppa Italia e, appunto, Coppa dei Campioni. Vialli, all’inizio, vive Torino sognando Genova. Il mare di Nervi è tutta un’altra cosa rispetto al Po e la Juventus è molto lontana dal Pianeta Samp, dove Boškov lasciava vivere tranquillamente i giocatori. Nella sua seconda stagione in bianconero, soffre meno la mancanza del mare, ma subisce una serie incredibile di infortuni, tanto da mettere in discussione il prosieguo della carriera. In società parla di lui come di un ex, Trapattoni, quando emigra in Germania, è convinto che Gianluca sia un giocatore sul viale del tramonto. Lo stesso Vialli racconta la sua metamorfosi da bomber declinante in leader vincente: «Nei primi due anni di Juventus ero “Brancaleone alle crociate” e non capivo. Ma come? Investi miliardi e poi mi fai allenare su un campo di patate, con poca assistenza e mi lasci da solo a preoccuparmi di tutto. Io ho bisogno di un profeta: se penso troppo mi faccio male, sono ossessivo, troppo perfezionista. E mi disperdo, mi deprimo. Io ho bisogno di pensare a giocare e basta. Ora lo faccio, ho attorno uno staff competente che decide per me. Il mio profeta è la Juventus e Lippi è l’uomo chiave». Lippi e la cura Ventrone lo rimettono in perfetta linea con le esigenze di un calcio atletico e tecnico al tempo stesso. Vedendolo tirato a lucido nel ritiro di Villar Perosa, l’Avvocato Giovanni Agnelli, rivolto a Lippi disse: «Scusi, ma questo Vialli quando è arrivato alla Juventus era grasso come un tacchino, adesso è magro, bello, corre e segna. Cosa gli avete fatto?» Lippi conosce la cura adatta a guarire tutti i mali di Vialli. Il tecnico gli dichiara la propria stima e lo ripulisce da un aspetto fisico non certo consono a un grande campione come lui. Vialli ritrova lo scatto e quell’elasticità atletica che a Genova gli avevano permesso goal impossibili in acrobazia. A trentuno anni vola prima sullo scudetto e poi sulla tanto agognata Coppa dei Campioni. Gianni Agnelli ora è entusiasta e non esita a paragonarlo a Gigi Riva. Grande combattente e trascinatore, le tifoserie per le quali ha giocato hanno sempre riconosciuto in lui un esempio da additare agli altri e lo hanno perdonato nei periodi di cali di forma; uno degli ultimi modelli di bandiera di una squadra, di giocatore capace di trascinare undici giocatori con la stessa maglia alla ricerca di un unico obiettivo: la vittoria.

⚽ Alessandro Del Piero | Dario legge il pallone racconta di Stefano Bedeschi

Alessandro Del Piero Dario legge il pallone racconta di Stefano Bedeschi #DelPiero #megliodinienteradio #ilpalloneracconta È il 1993-94 ed a Torino sbarca un giovanotto di belle speranze, dalla chioma riccioluta e dal destro mirabile. Il ragazzo si è già messo in mostra nel Padova, nella Primavera ed anche in prima squadra, nonostante la giovane età. «Lo sport mi è sempre piaciuto, giocavo un po’ a basket, a tennis senza maestro, però lo sport era il calcio e basta. Una passione irrefrenabile. Ero a scuola e pensavo alla palla, mangiavo con la palla e poi via, fuori. I miei genitori sono stati fantastici perché non mi hanno mai forzato né gasato. È quello l’errore grande. Il comportamento dei genitori è decisivo, per i figli sportivi. Io avevo anche l’esempio di mio fratello Stefano, più grande: era alla Samp, nella Primavera, con Lippi. Lui l’ha visto prima di me. Nel mio cortile spesso giocavo da solo: serve tanta immaginazione. Ero un campione della Juve, passavo la palla a Cabrini, a Tardelli, a Scirea, duettavo con Platini. E la mia Juve del cortile era anche piena di stranieri: oggi Maradona, domani Van Basten, dopodomani Zico o Gullit; ed io facevo goal. Il primo torneo lo gioco con una vera divisa, gialla e blu: scuola Comunale di Saccon. Il gialloblu era anche il colore del Conegliano. Le magliette tutte identiche vogliono dire squadra. Quel torneo lo perdemmo in finale ai rigori, vabbeh, succede, non sarebbe neanche stata l’unica volta. Sono andato via di casa a tredici anni. Ero affascinato, stavo al Padova, era un’altra dimensione: necessaria, per provare a essere davvero un calciatore. Però il primo anno è stato difficile, io sono un ragazzo timido, ancora adesso lo sono. Si viveva in quattordici dentro una stanza, il pranzo arrivava scotto dalla mensa, al ritorno dalla scuola era immangiabile: però, così cresci. Ero il più piccolo, di età e di corporatura: poi, oddio, non sono diventato Shaquille O’Neal, però mi difendo. L’inizio, devo dire, fu un po’ traumatico. Mia mamma ricorda di quando andavo a prendere il treno e si raccomandava, “stai vicino alle altre persone, fai attenzione”. Dovevo cambiare a Mestre, aspettavo la coincidenza anche trenta, quaranta minuti. Poi, mamma e papà vennero a trovarmi a Padova, ed io: “Occhio al cambio di binario a Mestre”. Ecco, mia mamma dice che in quel momento capì che ero diventato grande. Succede quando sono i figli a preoccuparsi per i genitori, e non viceversa». I numeri ci sono e così il presidente Giampiero Boniperti e l’allenatore Giovanni Trapattoni, decidono che quell’Alessandro Del Piero merita di far parte della Juventus. A diciannove anni, la giusta collocazione è la Primavera e così Ale entra nella rosa di mister Cuccureddu, divenendone subito un leader. Quella è una squadra che regalerà alla massima serie giocatori di tutto rispetto come Cammarata, Manfredini, Squizzi e Binotto. Il talento purissimo di quel giovanotto veneto emerge con prepotenza e guida la Primavera a una doppietta irripetibile: Torneo di Viareggio e scudetto di categoria: «È stata una bella esperienza, indimenticabile. Era una squadra forte quella Juventus Primavera, che è riuscita a imporsi in due manifestazioni in cui la vittoria bianconera mancava da molti anni. Anche se per la prima squadra quello non fu un grande anno, ma una stagione di transizione, a livello giovanile ci siamo tolti una bella soddisfazione». Si allenava già con la prima squadra, però: «Diciamo che ero a metà, ma con la prima squadra mi allenavo regolarmente, andavo in ritiro e mister Trapattoni mi fece anche giocare. Alla fine ho totalizzato quattordici presenze e cinque goal. Che dire? Come primo anno alla Juventus è stato meraviglioso». Che il ragazzo avesse una marcia in più, del resto, si era già capito a inizio stagione: se con i pari età Del Piero sembra un extraterrestre, basta una settimana d’autunno per vedere come, con i grandi, si trovi già perfettamente a suo agio. Il 12 settembre del 1993 Ale fa il suo esordio in serie A, a Foggia: «Se devo essere sincero, più che il momento in cui sono entrato in campo, ricordo di più l’emozione della gara vissuta dalla panchina. Ero davvero assorto dalla partita. Eravamo in parità contro un Foggia, che allora era forte. Diciamo che ho emozioni e ricordi più forti della settimana successiva». Tre giorni dopo, in Coppa Uefa, contro il Lokomotiv Mosca, ecco il debutto in Europa. Il 19 settembre poi; al Delle Alpi, all’80° minuto di Juventus-Reggiana, Del Piero timbra il 4-0 di una partita già segnata. Sembra un goal poco importante, visto il punteggio. In realtà, a pensarci ora, è il primo capitolo di un libro che riscriverà la storia bianconera: «È stato un giorno davvero esaltante. Abbiamo vinto, ho segnato la mia prima rete ed era anche l’anniversario di matrimonio dei miei genitori. È stato un giorno speciale in tutti i sensi». continua…

Andrea Pirlo il nuovo allenatore della Juventus

Scritto da Cinzia Fresia

Andrea Pirlo giunse a Torino al seguito di Antonio Conte in uno dei momenti più delicati della storia della Juventus, e dopo 9 anni  di militanza milanista, il rapporto con il club Meneghino si ruppe poiché la società lo ritenendolo ormai a fine carriera, lo aveva messo  a margine del progetto,  e la mancanza di feeling con l’allora allenatore Max Allegri, lo indusse a svincolarsi dai rossoneri, e a dirigersi verso la Juventus che gli  offriva una posizione da titolare, in una squadra da ricostruire.

Fu per lui un’opportunità che gli fece rivivere una seconda giovinezza, accolto dai tifosi a braccia aperte, con lui la Juventus ricominciò a vincere,

Andrea armonizzò subito  con l’ambiente Juventino ma soprattutto con la città di Torino il cui attuale legame e’ diventato indissolubile per la relazione con una signora torinese, diventata oggi la sua compagna.

L’arrivo di Max Allegri fu molto probabilmente il motivo per il quale Andrea lasciò la Juventus come giocatore, il talentuoso  centrocampista approfittò per recarsi all’estero a fare esperienza ma il destino aveva in serbo per lui un futuro da dirigente.

Il Presidente  Agnelli oggi, decide di affidargli la prima squadra togliendolo  dall’under23, che Andrea fosse tra i probabili allenatori futuri della prima squadra  era chiaro .. ma buttarlo allo sbaraglio senza un minimo di esperienza riferita alla gestione di Campioni e grandi club, ha destato qualche perplessità.

Andrea Pirlo in perfetto stile sabaudo, accetta, buttandosi a capofitto in questa nuova avventura,  è raggiante ed in conferenza stampa dimostra consapevolezza di ciò che è e di ciò che potrà fare, in un club molto impegnativo e con obiettivi concreti da raggiungere. Il neo allenatore tratta alcuni argomenti con diplomazia come la risoluzione del rapporto con Higuain, ma risparmia critiche dirette ai giornalisti a proposito di  voci circolanti su fatti a suo dire inesistenti.

Le sensazioni derivate da questa conferenza stampa sono buone, la Società in questa fase di grave crisi finanziaria sente di aver fatto la scelta giusta.
Il tecnico si è sentito immediatamente nel ruolo e a suo agio in un ambiente conosciuto,  primo obiettivo, è il recupero atletico del gruppo il quale dovrà adeguarsi ai canoni richiesti per essere competitivo in Europa,  l’assemblaggio di  una squadra che funzioni senza condizionamenti di moduli sfruttando  le caratteristiche di Ronaldo e Dybala, a suo dire non partenti.
Andrea Pirlo si è espresso favorevole al portoghese con il quale ha avuto un primo dialogo più che positivo,  lo stesso allenatore ha sottolineato quanto sia importante il coinvolgimento con i  giocatori  mantenendo con loro un dialogo costruttivo vicendevole.

Da queste parole emerge una personalità forte, risoluta e anche sensibile, caratteristiche che piacciono e ben dispongono verso dil lui.
Un debutto quello di Andrea in salita, considerati i tempi difficili del Covid, sarà interessante assistere a un approccio di questo nuovo allenatore promosso sul campo che crescerà insieme ai suoi giocatori.

Conferenza stampa Andrea Pirlo

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