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NON è UNA JUVE Più DEBOLE.

DOMANI LA PARTITA DI CONTE, IL TNAS DISCUTE IL SUO RICORSO

di Davide Peschechera

Magari Conte ci avrà giocato pure, sul significato della definizione di “indebolita”, in conferenza, perché è importante valutare in che parte e in che misura la squadra si è indebolita. Il mister ha detto che la Juve si è indebolita in questo calciomercato, quelle di Giaccherini e Matri non erano cessioni previste, non ha avvallato le cessioni dei suoi uomini di fiducia e abbiamo concesso una punta alla rivale di sempre; Che il divario con le altre squadre non è aumentato come si legge in giro ma diminuito perché le altre si sono rinforzate e hanno speso molto; Che la situazione economica che ha portato la Juventus a operare sul mercato con un budget prossimo allo zero era ben nota sin da maggio e ha dovuto subire la contingenza economica della società. Bene, se sa benissimo che gli acquisti sono stati finanziati dalle cessioni, di cosa si è lamentato? Del fatto che la Juve non abbia speso un euro sul mercato o di incomprensioni con la società dopo il colloquio di fine maggio? Differenze di vedute non risolte e Investimenti importanti disattesi? Nonostante le cessioni di giocatori panchinari, venduti per il bilancio perché ben valutati rispetto ad altri(De Ceglie, Isla, Padoin, Peluso), il gap con le altre è aumentato, non diminuito. Ha sostituito le partenze con Tevez, Llorente, Ogbonna e lo sa benissimo. Quindi? Tutta pretattica in vista della Lazio? Messa in scena, vittimismo, ha dovuto ingoiare un boccone amaro, vuole spostare il peso del pronostico sulle altre società? Non ci credo che sia insoddisfatto per la cessione del 5° attaccante(che di solito non utilizza mai) e di un centrocampista di riserva. Conte ieri ha detto delle cose sapendo che non sono vere. In ogni caso non ci si può sottrarre al ruolo di favorita mettendo le mani avanti. Il “ci siamo indeboliti” sminuisce il lavoro del mercato, non sprona gli attuali componenti della rosa(non bastava un semplice, doveroso ringraziamento ai partenti?) e mette pressione alla società per il mercato. Voleva che fossero venduti i pezzi pregiati, come ha fatto il Napoli, squadra che a suo dire si sarebbe rinforzata spendendo più della Juve? Conte dimentica di aggiungere che De Laurentiis in due stagioni ha venduto i due “tenori” incassando qualcosa come 100 milioni, prima di costruire una squadra che conta un solo vero campione, Higuaìn.

Vedere Conte piangere per Giaccherini (a cui ha concesso 900 minuti in campionato), Matri (la punta da lui meno usata in campionato e CL) e Marrone (che in due anni con Conte alla Juve  ha totalizzato 13 presenze di cui solo 9 da titolare, cioè meno minutaggio di Padoin) è onestamente ridicolo. Alla fine Galliani, con l’acquisto di Matri, ci ha pagato Tevez. L’idea di rafforzare i rivali non faceva impazzire Agnelli ma ha prevalso la volontà del giocatore che ha voluto Milano rifiutando  Napoli. Se sono vere le cifre di cui si parla, per Matri la Juventus mette a bilancio una plusvalenza di 1.850.000. L’ingaggio era di 4.400.000 lordi. Due anni e mezzo in bianconero con critiche e consensi, 81 presenze, 29 gol, 2 Scudetti, 2 Supercoppe Italiane vinte. Con l’uscita di Matri torna ad essere Marchisio il primo in classifica dei marcatori della Rosa attuale (28 in 214 partite). Due mancate cessioni su tutte, poi, vanno citate. Da segnalare il forte interessamento che c’è stato da parte del Genoa per Simone Padoin, e quello del Verona per Federico Peluso, due giocatori che Conte ha portato da Bergamo, nonché due pupilli del mister. In entrambi i casi sono state fatte proposte di prestiti onerosi con diritto di riscatto, proposte però rigettate dalla società bianconera. E’ stato inoltre registrato l’interessamento da parte dell’Atletico Madrid per Sebastian Giovinco, però non è stata formulata una proposta concreta. Conte quindi non ha varato alcuna cessione nell’ultimo giorno di mercato, neanche quelle di Padoin, Peluso e Giovinco e Marotta non gli ha acquistato ne Kolarov, ne Zuniga, ne Nainggolan, ne Biabiany, ne Gilardino(160 gol in serie A, più di Filippo Inzaghi e Gigi Riva, roba che Quagliarella neanche in due carriere di fila li fa… altro che “speriamo non mi vendano Quagliarella”). Conte ha passato gli ultimi due anni a chiedere a Marotta di vendergli Quagliarella chiaramente inadatto al suo gioco. Insomma, un mercato, quello della Juve, conclusosi senza botti. La campagna acquisti della Juventus si è dunque fermata all’11 luglio. L’ultimo, frenetico, giorno di mercato, però, non deve condizionare il giudizio sul mercato bianconero. Il giorno in cui si tirano le somme, si valutano gli acquisti e si controllano le spese non deve essere l’ultimo di mercato. Se di Tevez, Llorente e Ogbonna si è detto già tutto, autentici “colpi” appaiono le conferme di Marchisio, Vidal e Pogba e i rifiuti alle offerte milionarie, piovute da maggio in poi, per dei giocatori che completano uno dei reparti più forti d’Europa. è stato anche formalizzato l’eccellente acquisto di Berardi (scambio di comproprietà con Marrone, entrambi giocheranno a Sassuolo la prossima stagione), che insieme a Zaza e Gabbiadini rappresenta una brillante continuità nella politica di controllo dei giovani talenti. la Juve è attualmente più forte nei titolari e più vulnerabile nelle riserve. Qualitativamente sembra comunque oggettivo dire che la rosa è migliorata, a livello numerico il discorso è un po’ diverso. Quando il mister dice che la rosa si è indebolita, infatti, si riferisce proprio al fatto che perdendo Matri e Giaccherini ha perso potenziale, non al fatto che la campagna acquisti nel suo complesso ha un saldo negativo e lui lo sa benissimo. Una nota negativa infatti riguarda proprio il discorso panchina, nel senso che sono arrivati due attaccanti ed un difensore, mentre sono partiti due centrocampisti (ed una punta), e questo nel corso della stagione potrebbe creare qualche problema. La coperta pare infatti corta in mezzo e o non è arrivata inoltre la tanto desiderata pedina sulla sinistra, che mister Conte desiderava esplicitamente, anche se Asamoah fortunatamente non dovrà partire per la Coppa d’Africa. La questione, però, oltre che numerica e qualitativa, è di natura tattica: Lichtsteiner è un terzino adattato, Asamoah è un mediano, nessuno dei due pare essere di ruolo. Dal momento che con due ali d’attacco effettive è umanamente impossibile giocare per un discorso di equilibri, già in queste prime uscite, infatti, si sono viste ripartenze da 4-3-3 con uno dei due attaccanti larghissimo a sinistra e Asamoah più attento in fase di copertura rispetto allo svizzero. Un 4-3-3 asimmetrico e visibile solo nei movimenti, non nel modulo di gioco. Si punterà dunque sulla rinascita di Isla e sul ritorno di Pepe a destra. Su Peluso e De Ceglie a sinistra. Un mercato, questo, condotto con pochi soldi spesi. Un mercato intelligente e ponderato, una campagna numericamente esigua, ma assai importante sul piano della qualità.

I 22 milioni spesi per Tevez e Ogbonna dovevano necessariamente rientrare: 8 sono quelli di Giaccherini, 11 quelli di Matri, in maniera che il saldo sia quasi in pareggio. Il saldo economico di questa tornata di mercato è negativo ma bassissimo, per questo avere Tevez, Ogbonna e LLorente in entrata e Matri e Giaccherini in uscita non è qualcosa di incomprensibile ma di positivo. L’impressione è che, a livello di costi, rispetto allo scorso anno, sia cambiato molto poco. Marotta ha tenuto fede perfettamente alle indicazioni di Agnelli e Mazzia: smontare e rimontare la squadra entro certe disponibilità. Il bilancio 2012-13 della Juventus dovrebbe registrare una perdita attorno ai 17mln. ma un fatturato record di 276mln. A fronte di questi ricavi, la potenza di fuoco della Juve non è di 190-200 mln. ma di 170-180 mln. Questo significa che nelle tasche di Marotta è rimasta liquidità per un altro colpo, un colpo rimasto in canna, probabilmente l’esterno tanto cercato o la riserva a centrocampo, che arriverà, a Gennaio. Da Gilardino a Nainggolan, Marotta tornerà sicuramente a bussare alle porte di Genoa e Cagliari.

Le lamentele di Conte, dunque, appaiono più strumentali che reali e fondate, il problema non è il mercato. Il tecnico non riconosce o non vuole riconoscere l’autorità ed il ruolo di Beppe Marotta. Conte è sì un valore aggiunto per la Juventus, ma va gestito dal momento che lo stesso Agnelli, scegliendolo personalmente per il dopo Del Neri, ha “autorizzato” il mister ad abusare della non autorevolezza del dg. bianconero. Una spaccatura interna, quella tra Marotta e Conte, dovuta soprattutto a due caratteri e due personalità agli antipodi. A mediare può pensarci solo Agnelli che ha permesso che il mister scavalcasse la persona di Marotta che, con tutto il rispetto, non è sicuramente Moggi. Col suo comportamento, Conte dimostra di poter destituire la società nella persona di Beppe Marotta, cosa che alla Juve non è mai stato possibile e lui lo sa benissimo sin da quando era capitano e calciatore di quella squadra autorevole e autoritaria fuori e dentro il campo. Marotta e Paratici hanno la colpa di parlare poco l’uno e niente l’altro, di essere e mostrarsi educati, in tv e in società.

Dicevamo che la squadra non si è assolutamente indebolita e lo ha prontamente dimostrato sul campo. Anzi. Analizziamo il gol realizzato alla Samp e i 4 fatti alla Lazio: contro la Samp si sono visti movimenti da 4-3-3 nell’azione del gol. Asamoah e Barzagli a fare da terzini, Pirlo e Vidal vicini, Vucinic largo a sinistra che ha favorito l’inserimento in verticale di Pogba e Tevez prima punta. Con una difesa schierata a 4, se la sono vista i due davanti e le mezzali a risolvere la pratica. Se gli esterni larghi sono spesso la chiave per aprire le difese, allargare il gioco direttamente con gli attaccanti, talvolta, porta a scardinare ancora meglio le difese avversarie. Sui rinvii anni ’80 di Da Costa, infatti, la Juve si è schierata con un 5-2-1-2, con Vidal più avanti per essere in pressione in caso di calcio corto e i 5 dietro più Pogba a staccare. Nessun contropiede, superiorità numerica doriana. Proprio quando Vucinic ha cercato di allargarsi, la Juventus ha trovato spazio. 3 uomini molto larghi dietro, 3 uomini larghi in mezzo, due punte in verticale a fare da pivot che dialogano e vengono incontro, gestiscono tempi di gioco, ritmi della manovra e velocità d’esecuzione sul fronte d’attacco, fanno entrare e uscire il pallone da una parte all’altra e, come se il gioco si articolasse in spicchi, in duetti attaccante-ala, attaccante-mezzala, effettuano movimenti in velocità, di transizione, con continui cambi dei fronti d’attacco, assecondando le ali che si buttano dentro, in diagonale. A portare la 1a pressione si alternano mezzali ed ali in base a chi, per primo, si trova in posizione più avanzata. Poi spesso avviene il doppio taglio per vie centrali prima sul lato forte, poi sul debole, da parte di mezzali, ali e attaccanti, mantenendo sempre l’ampiezza del campo o con una mezzala o con un’ala sempre vigile. A tratti sembra che a centrocampo l‘obiettivo sia quello di lasciar giocare Pirlo da solo con i due attaccanti, libero da marcature per ragionare, con Vidal e Pogba che si allargano subito per “sgomberare” tutto il centrocampo e far arrivare il pallone alle punte, verticalizzando. Sagacia, intraprendenza, intelligenza tattica. Squadra che in queste prime uscite ha effettuato più verticalizzazioni per il tandem offensivo e tanti cross dalle fasce per una Juventus che si prepara a Llorente. Meno tiri in porta, meno occasioni degli avversari(la Lazio ha tirato 17 volte, 11 volte nello specchio ma sempre da fuori area) ma più gol. Cinismo e sintomo di crescita.

Con la Lazio, invece, i gol sono stati il frutto di automatismi di squadra assimilati da tempo. Non c’è buona esecuzione senza rapidità, precisione, intensità. Si cade nella prevedibilità e nella lentezza di esecuzione. Un’azione è efficace se eseguita con velocità e istintività. E’ in quest’ottica che la qualità dei singoli fa la differenza. Ecco perché l’innesto di Tevez e il salto di qualità, capace di conferire alla manovra estro, guizzo, imprevedibilità. La Juve sa quello che deve fare, sempre, come e quando farlo, con infinite variazioni sullo stesso spartito. Ha “conoscenza” e “coscienza” di se e degli avversari. Ha nella qualità delle letture dei movimenti propri e degli avversari e nella sincronizzazione con i compagni i propri punti di forza. Nel lavoro, nel sacrificio, nell’attenzione, nella cura dei particolari i suoi segreti. Per questo quando non ci sono questi ingredienti, la manovra appare prevedibile, lenta e i movimenti scontati. La meticolosità del lavoro di Conte porta a studiare, prevedere e anticipare le linee di gioco altrui. Lo schema, invece, è lo strumento che fa acquistare sicurezza al calciatore e dà differenti soluzioni in base alla lettura della difesa. Primo gol: Giropalla difensivo. Poi Chiellini – Pogba – Tevez – Pogba. Vucinic che osserva. Vidal che s‘inserisce e segna. Secondo gol. Altro schema: Vidal che s’inserisce sulla linea degli attaccanti, Vucinic fa da boa e Tevez che questa volta resta a guardare. Terzo gol, altra azione classica: lancio di Bonucci, taglio di Vucinic ad allungare la difesa e contemporaneo movimento incontro di Tevez. Quarto gol, altro classico movimento delle punte: Vucinic e Tevez spalle alla porta, in verticale. Il primo liscia, il secondo segna. Ed il gioco è fatto. Alla prossima.

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Juventus-Atalanta 2012 – Dalla gioia al dolore

Nessun Juventino potrà mai dimenticare il 13 maggio 2012, una festa attesa e ritornata, lunga un giorno, strepitosa, sentita, mai vista ..dopo una stagione così, si dimentica tutto, il brutto viene messo da parte, conta solo il presente e il nostro futuro.

Nonostante il campionato vinto in anticipo, l’Atalanta non ci stava a passeggiare, se l’è giocata ugualmente, e noi per mantenere l’imbattibilità ci siamo dati da fare,  producendo un bellissimo 3-1, strepitoso il gol di Marrone, una fantastica  partita per lui, ma il gol del Capitano ha fatto impazzire lo stadium. Iniziando il primo tempo non bene, con una botta infertagli da un avversario, ha tenuto duro per i suoi tifosi regalandoci un gol, la sua  uscita è stata un apoteosi, i tifosi in piedi hanno applaudito per minuti il capitano, Alex sorrideva e ha fatto un giro del campo, passeggiando ..per godersi tutti i sorrisi e l’amore dei tifosi, ma Alex Del Piero non ha visto solo quello, si è accorto delle lacrime e dello strazio della sua gente: tutti abbiamo sperato, non so chi non  ha atteso  un cenno,  un cambio di rotta,  un ripensamento dell’ultimo minuto,  di  sentire un annuncio completamente diverso, ed invece no. Il suo addio puntuale ed annunciato è arrivato lasciando il pubblico senza parole. E’ tutto il campionato in cui ci hanno  bombardato  con questa eventualità, non c’è stata settimana con la quale dovevamo fare i conti con il tormentone “Vai o resti?”, nulla è valso, le richieste dei tifosi, la raccolta delle firme, le lettere, le suppliche, niente. E’ andata come doveva .

Il gol di Barzagli metterà la parola fine a questo campionato,  la cerimonia di premiazione vede il nostro presidente, ancora incredulo a ringraziare e a citare per nome, tutti i suoi collaboratori, unendoli in un grande abbraccio virtuale, Presidente Andre Agnelli,  congratulazioni, oggi hai vinto anche tu.

La famiglia al completo è stata sempre al suo fianco, Andrea Agnelli è stato sostenuto fino alla fine, i suoi collaboratori non hanno tradito.

Ma purtroppo, malgrado la forte intensità, la mancanza di Del Piero si fa sentire, un dolore immenso ci pervade, credo che la maggior parte di noi, lo vedesse quasi come un parente, tanto era la sua popolarità, oggi nel giorno della rivincita siamo orfani. Alex andrà via. Lo potemo vivere ancora domenica in finale di coppa Italia e dopo basta, cala il sipario.

La vita ci insegna che qualunque cosa accada bisogna andare avanti, Del Piero, la nostra identità juventina, con la Juventus ha finito, ma d’altronde anche questa Juventus non è quella dell’avvocato, nè quella del dottore, e dopo Alex ci sarà qualcun’altro. Per il momento godiamoci quel che ci resta ..e salutiamoci domenica.

Luna23

Juventus – Atalanta 3-1 Sintesi

http://www.metacafe.com/watch/8500992/

Senza parole

La nota positiva non è che siamo tornati campioni d’inverno, quello non lo abbiamo mai festeggiato e non vedo il motivo di iniziare oggi, anche se certo resta una gran bella soddisfazione. D’altronde nessuno si ricorda dei Campioni d’inverno di Ancelotti che persero lo scudetto a Perugia. Tutti si ricordano del diluvio, di Collina e di uno scudetto perso e scippatoci all’ultimo secondo, da scelte della Federazione assai discutibili. Questo è quanto. I conti di conseguenza, anche quest’anno, com’è normale li faremo alla fine.
La nota positiva invece è che siamo tornati a giocare un bel calcio dopo i due passaggi un po’ a vuoto di Lecce e Cagliari. Siamo tornati a giocare da squadra e senza dubbio in seria A , siamo più squadra di tutti. Con l’Atalanta abbiamo giocato bene (soprattutto nella ripresa) che se solo ”barcelloneggiassimo” un po’ meno , senza voler entrare col pallone in porta a tutti i costi , forse chiuderemmo anche le partite prima. La traversa da fuori di Vidal e il gol del nostro vantaggio, su colpo di testa, su invenzione di Pirlo, sono la dimostrazione che va bene il fraseggio palla a terra ma esistono tantissimi modi diversi di andare in gol e insistere a voler sempre fare l’uno-due davanti l’area avversaria può spesso voler dire limitare le proprie varianti. Molte volte, specie quando si incontrano squadre chiuse a riccio, palla a terra e uno-due , significa andare a sbattere contro un muro. Fra l’altro, continuo a pensare che battiamo pochi calci d’angolo dentro l’area limitandoci ulteriormente le possibilità, per non parlare dei tiri dal limite che in questa Juve pare siano particolarmente vietati. Qualche volta ci prova Marchisio… Ogni morte di Papa Vidal… Praticamente mai Pirlo, che pure è un gran tiratore. Bravissimi Giaccherini e Marrone che hanno dato un cambio di marcia alla partita.
Un mio personalissimo ringraziamento va a Matri. In un momento dove è attaccato da più parti, compreso da molti tifosi, in una serata dove Vucinic è più soporifero del solito e Pepe è in vena di fare tutto da solo, si spacca la schiena come pochi, fa pressing praticamente da solo su tutto il fronte d’attacco e se non segna è solo per la malasorte. Il gol arriverà Aleandro… vamos Aleandro… vamos. E veniamo alle note poco liete.
L’arbitraggio di Celi è stato in linea con gli arbitraggi di quest’anno, ovvero ”nel dubbio fischia contro la Juve”: episodi particolarmente strani non ce ne sono stati e la Juventus è stata ”troppa”, pure per questa volenterosa Atalanta per stessa ammissione del suo allenatore Colantuono. Il Mister Atalantino ha dimostrato davanti alle TV, di esser un galantuomo che capisce di calcio e di poter rimanere con la schiena dritta e con la propria testa, nonostante esser stato a Torino sulla sponda sbagliata e aver subito il lavaggio del cervello ogni santo giorno dalla migliore scuola dell’ antijuventinità, il Toro appunto. Dicevamo episodi particolarmente torbidi non ce ne sono stati salvo uno: una strattonata che Chiellini dà a Denis che lo ricambia di conseguenza e su cui i moviolisti ci han dato dentro con particolare sicurezza: rigore netto. Ora, a parte che come detto i due si strattonano a vicenda (anche se Chiellini inizia prima), a parte che Denis è in fuorigioco di qualche inezia ma è…, comunque sia io sono pronto a dire che un rigore cosi si può anche dare (in Italia, perché in Inghilterra ti ridono in faccia), a patto però che mi si facciano rivedere tutti i calci d’angolo che ha battuto la Juve (7-8) e mi si delucidi sul come mai cadono tanti giocatori bianconeri. Non so, avranno corso molto e mangiato poco! Sarà debolezza… Stessi episodi, ma metodo inverso per Milan e Inter dove il garantismo diventa la regola. Il fallo di mano di Nocerino è involontario (quelli di mani nostri a Cagliari invece no), il fuorigioco di Pazzini sul gol da 3 punti alla Lazio diventa difficile da vedere, il fallo di mano di Lucio in area è si volontario e il rigore ci starebbe, ma c’è un fallo prima di Klose… E sì, diciamo che Rizzoli è particolarmente sfortunato con le milanesi. C’è più di qualche amico mio bianconero che gode di questa situazione. ”Ora tornano a parlare male di noi i moviolisti, vuol dire che il palazzo ci teme”. Non so se sia un sintomo di schizzofrenia derivato dall’impotenza di cambiare questa situazione, ma io francamente dopo Farsopoli godo di queste cose come uno che esce dal carcere che si è fatto da innocente e si trova i Carabinieri che gli bussano alla porta di casa… ”Ancora non siete soddisfatti?”.

Alessandro Magno

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