Alessandro Del Piero Dario legge il pallone racconta di Stefano Bedeschi #DelPiero #megliodinienteradio #ilpalloneracconta È il 1993-94 ed a Torino sbarca un giovanotto di belle speranze, dalla chioma riccioluta e dal destro mirabile. Il ragazzo si è già messo in mostra nel Padova, nella Primavera ed anche in prima squadra, nonostante la giovane età. «Lo sport mi è sempre piaciuto, giocavo un po’ a basket, a tennis senza maestro, però lo sport era il calcio e basta. Una passione irrefrenabile. Ero a scuola e pensavo alla palla, mangiavo con la palla e poi via, fuori. I miei genitori sono stati fantastici perché non mi hanno mai forzato né gasato. È quello l’errore grande. Il comportamento dei genitori è decisivo, per i figli sportivi. Io avevo anche l’esempio di mio fratello Stefano, più grande: era alla Samp, nella Primavera, con Lippi. Lui l’ha visto prima di me. Nel mio cortile spesso giocavo da solo: serve tanta immaginazione. Ero un campione della Juve, passavo la palla a Cabrini, a Tardelli, a Scirea, duettavo con Platini. E la mia Juve del cortile era anche piena di stranieri: oggi Maradona, domani Van Basten, dopodomani Zico o Gullit; ed io facevo goal. Il primo torneo lo gioco con una vera divisa, gialla e blu: scuola Comunale di Saccon. Il gialloblu era anche il colore del Conegliano. Le magliette tutte identiche vogliono dire squadra. Quel torneo lo perdemmo in finale ai rigori, vabbeh, succede, non sarebbe neanche stata l’unica volta. Sono andato via di casa a tredici anni. Ero affascinato, stavo al Padova, era un’altra dimensione: necessaria, per provare a essere davvero un calciatore. Però il primo anno è stato difficile, io sono un ragazzo timido, ancora adesso lo sono. Si viveva in quattordici dentro una stanza, il pranzo arrivava scotto dalla mensa, al ritorno dalla scuola era immangiabile: però, così cresci. Ero il più piccolo, di età e di corporatura: poi, oddio, non sono diventato Shaquille O’Neal, però mi difendo. L’inizio, devo dire, fu un po’ traumatico. Mia mamma ricorda di quando andavo a prendere il treno e si raccomandava, “stai vicino alle altre persone, fai attenzione”. Dovevo cambiare a Mestre, aspettavo la coincidenza anche trenta, quaranta minuti. Poi, mamma e papà vennero a trovarmi a Padova, ed io: “Occhio al cambio di binario a Mestre”. Ecco, mia mamma dice che in quel momento capì che ero diventato grande. Succede quando sono i figli a preoccuparsi per i genitori, e non viceversa». I numeri ci sono e così il presidente Giampiero Boniperti e l’allenatore Giovanni Trapattoni, decidono che quell’Alessandro Del Piero merita di far parte della Juventus. A diciannove anni, la giusta collocazione è la Primavera e così Ale entra nella rosa di mister Cuccureddu, divenendone subito un leader. Quella è una squadra che regalerà alla massima serie giocatori di tutto rispetto come Cammarata, Manfredini, Squizzi e Binotto. Il talento purissimo di quel giovanotto veneto emerge con prepotenza e guida la Primavera a una doppietta irripetibile: Torneo di Viareggio e scudetto di categoria: «È stata una bella esperienza, indimenticabile. Era una squadra forte quella Juventus Primavera, che è riuscita a imporsi in due manifestazioni in cui la vittoria bianconera mancava da molti anni. Anche se per la prima squadra quello non fu un grande anno, ma una stagione di transizione, a livello giovanile ci siamo tolti una bella soddisfazione». Si allenava già con la prima squadra, però: «Diciamo che ero a metà, ma con la prima squadra mi allenavo regolarmente, andavo in ritiro e mister Trapattoni mi fece anche giocare. Alla fine ho totalizzato quattordici presenze e cinque goal. Che dire? Come primo anno alla Juventus è stato meraviglioso». Che il ragazzo avesse una marcia in più, del resto, si era già capito a inizio stagione: se con i pari età Del Piero sembra un extraterrestre, basta una settimana d’autunno per vedere come, con i grandi, si trovi già perfettamente a suo agio. Il 12 settembre del 1993 Ale fa il suo esordio in serie A, a Foggia: «Se devo essere sincero, più che il momento in cui sono entrato in campo, ricordo di più l’emozione della gara vissuta dalla panchina. Ero davvero assorto dalla partita. Eravamo in parità contro un Foggia, che allora era forte. Diciamo che ho emozioni e ricordi più forti della settimana successiva». Tre giorni dopo, in Coppa Uefa, contro il Lokomotiv Mosca, ecco il debutto in Europa. Il 19 settembre poi; al Delle Alpi, all’80° minuto di Juventus-Reggiana, Del Piero timbra il 4-0 di una partita già segnata. Sembra un goal poco importante, visto il punteggio. In realtà, a pensarci ora, è il primo capitolo di un libro che riscriverà la storia bianconera: «È stato un giorno davvero esaltante. Abbiamo vinto, ho segnato la mia prima rete ed era anche l’anniversario di matrimonio dei miei genitori. È stato un giorno speciale in tutti i sensi». continua…
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⚽ Alessandro Del Piero | Dario legge il pallone racconta di Stefano Bedeschi
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Di Enzo Ricchiuti
Supercoppaitaliana in Cina.
Le riprese erano effettivamente troppo distanti. Per il resto va bene anche così: quella del 2013 in casa della Lazio fu una situazione ben più ridicola.
La vittoria della Juve. Mandzukic e Dybala
Mandzukic è un buon ripiego, credo che sia uno che va per le spicce ed effettivamente non mi ha mai impensierito. Neanche quando ha sbagliato e quello con la Lazio non è stato il primo errore clamoroso: il colpo di testa col Dortmund grida ancora vendetta. E’ il co-protagonista figo. Ricorda Yanez. Sbaglia pure, come faceva il primissimo Llorente, ma sappiamo tutti che con questo si risolve comunque. Dybala ? Un ottimo caratterino. Due piedi più veloci della luce e soffici della neve. La sbatte pure dentro all’occorrenza. Direi seconda punta come la volevamo dai tempi in cui speravamo in Giovinco. Non farà rimpiangere Vucinic. La vittoria ? Noi giochiamo 90 minuti, Pioli e tanti altri no.
La numero 10 a Pogba
La cosa più intelligente in un periodo in cui han trattato di tutto, persino Guarin. Pogba è la Juventus quest’anno, abbiamo un Re di colore e credo sia la prima volta. Di colore pare fosse pure Sant’Agostino che a Pogba avrebbe dato una sola maglia, la sua, il 10, e una sola istruzione tattica: ama e fa quel che vuoi.
SE NON A VIDAL, A CHI?
di Davide Peschechera
Lo spunto per scrivere questo articolo me l’ha dato la foto qui sopra, salvata sul desktop del mio pc qualche mese fa, così, un po’ per nostalgia, un po’ per il fascino che quelle linguacce suggestive hanno trasmesso per un attimo, sovrapposte l’una all’altra. Oggi, questa foto, è tornata prepotentemente di moda. È evidente che l’accostamento di Arturo Vidal ad Alessandro Del Piero non è cosa di questi giorni, quindi. È un accostamento che si ripete ormai da tempo, colpa o merito delle prestazioni del cileno, sempre più convincenti, decisive ed orientate a far assumere, al forte centrocampista, un ruolo da protagonista nella Juve che verrà, contro ogni offerta di mercato derivata e derivabile negli anni. Il 23 è più del doppio di 10, ma effettivamente, va stretto al giocatore di movimento che, attualmente, è il più rappresentativo della squadra. È un accostamento venuto da sé e che Vidal si è cercato, avendo paura di nulla. È sempre in cerca di nuove sfide e gli piacciono dannatamente le cose difficili, al di là se abbia chiesto o meno la maglia numero 10 direttamente ad Agnelli. Nessuno scandalo, nessuna polemica, ma se rettifica su Twitter le voci occorse nei giorni scorsi, le alternative sono due: o mente Vidal, perché gli hanno suggerito di rettificare, avendo chiesto veramente la maglia numero 10 ma in privato, o non l‘ha mai chiesta ed è stata tutta una montatura giornalistica forzata da un’eredità, quella di Del Piero che, dopo un anno, ancora non è stata raccolta. Ma poco importa. Per quanto riguarda la dicitura “la maglia numero 10 ha un capo”, le interpretazioni possono essere tante e lasciano il tempo che trovano: dimostrazione di umiltà, traduzione errata della parola (che sarebbe dovuta essere “padrone” e non “capo”, della maglia , poiché in spagnolo “capo” e “padrone” si traducono entrambi allo stesso modo) o, più semplicemente, mi dicono che per gli stranieri è un segno di rispetto chiamare capo un italiano. É una parola come tante per loro.
Un anno fa la richiesta venne fatta ufficialmente e senza tanti giri di parole da Giovinco(che, però, in Nazionale il 10 lo indossa… secondo quale criterio, quindi, si assegna questo benedetto 10?) e persino da Bendtner, o Boateng lo scorso anno al Milan, sfidando ogni accostamento tattico al classico “numero dieci”, alla tradizionale “seconda punta”. La società preferì non assegnarla, declinare le richieste ed evitare confronti azzardati o improponibili a pochi mesi dall’addio di Alessandro Del Piero, utilizzando la scusa del rispetto, per il timore riverenziale nei confronti dei grandi numeri 10 del passato. Sorvolata anche la provocazione di Buffon e tifosi d’aggiungere uno 0 a quell’ 1 e Pirlo intenzionato a mantenere il 21, dopo un anno il numero 10 è ancora senza… padrone.
Ora invece quella maglia meriterebbe di tornare ad essere indossata. La prima idea era quella di assegnarla al top player che dovrebbe essere acquistato nelle prossime settimane, ad esempio quello Stevan Jovetic che, comunque, ha intenzione di trasferirsi in Piemonte con o senza quel numero, nonostante a molti tifosi bianconeri piacerebbe vedere quel numero sulle spalle del giovane attaccante viola. Parentesi: i tre giocatori che la Juve sta trattando, indossano altre maglie: proprio Jovetic ha l’8, Higuain il 20, Tevez il 32. E non è così scontato che vogliano cambiare anche se, ad esempio, Jovetic sa già che Marchisio non gli lascerebbe il numero preferito. Il Principino che, un anno fa, si espresse così, tagliando corto, nonostante molti tifosi vedano più in lui che in Vidal l’erede naturale per quella maglia: “Il 10? Penso che l’8 mi si addica maggiormente”. Per questo la candidatura di Vidal, vera o meno che sia, verrebbe ovviamente presa in grande considerazione. Perchè no? Per quello che ha dimostrato in questi due anni, a livello di impegno ed attaccamento alla maglia, la merita pienamente. Si andrebbe persino sul sicuro, senza rischiare.
Altra questione da affrontare(forse quella che, in realtà, blocca una scelta che, per altri versi, sarebbe giusta) è quella del confronto tecnico, visto che gioca in un ruolo diverso da quello di Del Piero, nonostante abbia il carattere del leader, almeno in campo, e non soffrirebbe la pressione. Nonostante abbia anche la piacevole abitudine di segnare, cosa che non guasta, e di calciare i rigori. Con la maglia bianconera Vidal ha disputato 64 partite segnando già 17 reti in due anni.
Su Internet i tifosi si scatenano. C’è chi acclama Arturo, chi preferirebbe aspettare un nuovo grande attaccante, chi continua a chiedere che venga ritirata quella maglia. A precisa domanda, Del Piero rispose in modo chiaro: “I bambini devono continuare a sognare di giocare con il numero 10 della Juve” e, secondo me, la scelta più sbagliata sarebbe proprio quella di ritirare una maglia che DEVE continuare ad essere indossata. Tra l’altro, in questa Juve in cui tutti fanno diligentemente tutto e tutti sanno fare modestamente tutto, anche Arturo Vidal non ricopre più il solo ruolo d’interditore, mediano, incontrista o incursore, è anche un “falso dieci” ed i numeri lo dimostrano.
E’ la maglia più pesante da indossare, il simbolo della classe, un monumento che si indossa e sotto il quale si può rimanere schiacciati, rappresentazione del giocatore pronto ad infiammare il proprio pubblico, beniamino ed idolo dei tifosi. Un macigno ed un privilegio al tempo stesso. La numero dieci, prima che una semplice maglia, è una sfida che si lancia al mondo con il proprio carattere prima ancora che con la classe e l’abilità tecnica. Ci vogliono i muscoli dell’anima oltre che quelli del corpo per reggere agli occhi dei compagni e dei tifosi. E così potrei andare avanti per ore ed ore. È il caso, quindi, di attribuire un valore così alto ad un numero di maglia, al giorno d’oggi in cui non si assegna più il numero in base alle caratteristiche tecniche? Lo stesso Del Piero, dopo soli 2 anni di Juve quando ancora era un ragazzotto, raccolse la pesante eredità di Baggio, senza girarci troppo attorno. Lo stesso mediocre Magrin raccolse quella di Platini. E via altri numeri 10 lontani anni luce da quelli “classici”: Vignola, Marocchi, Gentile, Tavola, Ferrari(Giovanni. l’uomo comunque degli otto scudetti e due mondiali negli Anni 30), Hansen, Brady, Capello. Vidal, che sarebbe un “dieci” atipico, sfigurerebbe in questo elenco? Affatto, saprebbe onorare il numero dei campioni.
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La maglia numero 10 della Juventus
Articolo di Alessandro Magno
Ho assistito un poco con stupore alla diatriba fra tifosi sull’eventuale concessione della maglia numero 10 ad Arturo Vidal, devo dire che lo stupore è iniziato già con la richiesta di quest’ultimo di indossarla. Francamente non me l’aspettavo. Chiariamo subito sono il primo estimatore di Vidal, giocatore straordinaio che considero incedibile, cosi come è noto, sono fra i più grandi estimatori di >Alessandro Del Piero.
Quindi veniamo al punto. Se io fossi l’allenatore e dovessi dare io i numeri di maglia credo che il 10 non lo darei a Vidal. Il 10 è da sempre l’incarnazione del giocatore di fantasia, del regista, del faro di una squadra. 10 lo sono stati Platini, Baggio, Sivori e Del Piero nella Juve, ma anche Pelè e Maradona, Gullit, Rivera, Matthaus. In questo Vidal non mi pare che come tipo di giocatore incarni l’idea che ho io del numero 10. E’ più un numero 8 o un numero 4.
Va detto anche che il 10 lo han portato anche alla Juve giocatori come Magrin, Vignola, Marocchi. Giocatori senz’altro buoni (a Vignola dobbiamo una Coppa delle Coppe) ma sicuramente non eccelsi, e soprattutto lontanissimi parenti dei sopracitati. Marocchi poi anche lui, piuttosto mezzala e non fantasista.
Va anche detto che se questo fosse il criterio, il 10 attuale della Juventus, dovrebbe essere senza dubbio Pirlo o al massimo uno fra Giovinco o Quagliarella. Ci sono stati poi nella storia grandi numeri 10 che lo erano in tutto e per tutto ma per una questione di ”precedenze” nella loro squadra non lo hanno mai indossato, e questo è il caso di Zidane numero 21 nella Juve e 5 mi pare nel Real Madrid.
Eviterei sinceramente sul tema la questione morale, incentrata sul fatto che sia il numero ereditato da Del Piero, anche perchè ricordo che dopo Platini passò a Magrin e che lo stesso Del Piero lo ebbe in dote da Baggio quando era ancora un giovane di belle speranze e non certo se l’era già ”guadagnato” sul campo. Oltretutto se fosse una questione di guadagnarselo sul campo credo che Vidal se lo sia meritato più di altri con due annate straordinarie.
Ricapitolando se io fossi il mister e fossi chiamato a decidere sul numero 10 non lo darei a Vidal perchè non mi sembra un numero 10 per come io lo intenda, ma siccome oggi non è cosi che si decidono i numeri di maglia e decidono i giocatori, e una maglia effettivamente vale l’altra, io credo che se Vidal se la sente ”la numero 10” sia giusto dargliela. Non ho mai condiviso le americanate per cui una maglia di calcio debba esser ritirata e in questo il grandissimo Aex Del Piero è sempre stato coerente nelle sue dichiarazioni di volerla ancora in campo. Io credo che ”la 10” l’anno scorso non sia stata presa da Giovinco per una questione scaramantica e di rispetto verso l’ex Capitano. Fine. A questo punto dopo un anno sabbatico credo sia giusto ora ”la 10” torni in campo.
Se penso poi che c’è il rischio che la prenda un ”viola” come Jovetic… beh credo che sia giusto darla a Vidal.
Gli articoli di Alessandro Magno escono su:
ilblgodialessandromagno.it , Juvamania.it , ladivinajuventus.it , ilbianconeronews.blogspot.it
Buon compleanno ..Capitano!
di Luna23
Come passa il tempo, è già passato un anno da quando Alessandro Del Piero è volato in Australia per una nuova avventura e sarà stata sicuramente una bella festa per lui, ma immagino conoscendo l’attaccamento ai suoi tifosi e in particolare a quelli della Juve che un pensiero è stato per noi.
Come ci manchi Capitano, e come servirebbero le tue azioni ed i tuoi gol alla Juve, che senza di te, non è ancora completamente se stessa. Eppure in Australia stai bene, stai giocando e ti stai divertendo senza dimenticarti dei tuoi affetti rimasti qua, dimostri che niente si disperde e tutto si rigenera e che si può essere felici dando sempre il massimo anche da un’altra parte.
Caro Capitano siamo rimasti orfani senza di te, ci fa ancora effetto non vederti più in quel gruppo, dentro a quella maglia, siamo ancora disorientati della tua partenza, ma questa è la vita e comunque dove ti trovi stai bene e questo è ciò che conta. Nel frattempo andiamo avanti seguendoti anche da qui.
Goditi questo primo compleanno australiano, la tua nuova vita e questo splendido paese dai colori e paesaggi mozzafiato, e ricorda che il tuo pubblico juventino ti sta aspettando, in cuor nostro sogniamo che un giorno tornerai.
Luna23
Del Piero: la storia che non ha un finale
Di Alessandro Magno.
E’ assolutamente eccezionale, l’attenzione che catalizza ancora oggi Alessandro Del Piero. Noi che gli vogliamo bene abbiamo aspettato e seguito con ansia le novità che arrivavano giorno per giorno, quasi come quelle che parlavano del tanto agognato top player. Moltissimi hanno anche sperato che avvenisse il miracolo per cui potesse rimanere alla Juventus, ma devo dire che io a questa eventualità non ci ho mai creduto e alla fine lo ritengo pure giusto. Dopo quel saluto emozionantissimo ed emozionatissimo dell’ultima di campionato, dopo aver sollevato la coppa dello scudetto, sarebbe stato un tornare sui propri passi (da parte del Club e da parte di Del Piero) che sarebbe andato aldilà dello stile che sempre è stata caratteristica peculiare di questo grandissimo uomo (prima che immenso giocatore). Non facciamo pagliacciate che salutiamo tutti e poi diciamo: ”No scusate abbiamo scherzato si replica”. E’ andata così, amen… Prima o poi doveva succedere. Lo sapevamo. Quello che è chiaro però è che quel giorno si è voltato pagina come è nel corso delle cose, ma non si è dimenticato un uomo e la sua grandezza, né tantomeno si son buttati nel cestino 19 anni di storia sontuosa di Del Piero e della Juventus. Questo è una amore indissolubile che continua. Gli Juventini continueranno ad amare Del Piero, qualsiasi cosa faccia, così come lui continuerà ad esser Juventino e rappresentare la Juventinità a divinis, nonché ad amare la sua gente.
Quella maglia di Del Piero, che nessuno ha ancora preso, sta ancora di più a suggellare quanto vuoto lascia il nostro grandissimo Capitano nello spogliatoio e nel cuore dei tifosi. E’ stata un attestato di stima ulteriore che nessuno ha chiesto ma che i suoi ex compagni di squadra gli han voluto tributare comunque. E hanno fatto bene, non c’è che dire, tanto più perché non richiesto e\o costruito a tavolino. Arriverà poi chi metterà il numero 10 in futuro, non c’è dubbio, ma per ora prendiamoci una pausa e non carichiamo di responsabilità qualcun altro che per quanto bravissimo, possa esser al momento, non può esser tanto così. Tanto come Del Piero. Non mi voglio dilungare né tantomeno voglio entrare in polemica con qualcuno che pure se lo meriterebbe. Non voglio neppure scrivere cose strappalacrime che quando si parla di Del Piero sono anche facili da stimolare.
Cosa posso dire a uno dei pochissimi giocatori che in carriera hanno alzato la Coppa del Mondo, la Coppa Intercontinentale e la Champions League? Un giocatore che è stato capace di esser capocannoniere in serie A e in serie B. Un giocatore che a 38 anni, pur in una stagione da comprimario, è stato capace di segnare una punizione che è valsa uno scudetto. Uno che ha battuto quasi tutti i record che poteva battere. Un ragazzo che ha avuto tantissime cadute e sempre si è rialzato. Che ha ribaltato ogni pronostico. Che è stato capace di incarnare anima e corpo lo spirito della società che per lunghi anni ha rappresentato. In campo e fuori. Non c’è da dirgli nulla se non ringraziarlo e continuarlo a seguire con affetto. Lo hanno ringraziato avversari e compagni. Bellissimi i pensieri di Totti e di Bonucci, ma anche quelli di Vucinic, Marchisio, Krasic, Inzaghi, Bianchi ecc… Fra l’altro anche molti di questi, concorrenti nel ruolo da titolare (in Nazionale come nella Juve) che ricordano con affetto Alex a riprova di un Campione sempre leale e che tante voci messe in circolo in passato, per dargli discredito erano solo sciocchezze di gente che rosica (Juventini e non). S’è scomodato persino uno come Blatter che non sente la necessità di consegnarci la Coppa del Mondo quando la vinciamo ma evidentemente di salutare Del Piero si. Mi fa veramente strano questa cosa. Mi fa sorridere. Non so se Blatter abbia avuto un pensiero ad esempio per Drogba, fresco vincitore della Champions che è andato a giocare in Cina. Perdonatemi l’ignoranza se lo ha fatto e mi è sfuggito, non lo so, ma certo che per Alex l’ha fatto. Alex è fantastico. Questo è Alex. Lo sanno in tutto il mondo.
Quando tempo addietro si era capito che a fine anno questa lunga avventura con la Juventus non avrebbe avuto un seguito, amici mi chiesero dove preferivo che Del Piero giocasse, dissi: ”ai Cosmos come Pelè”. Pur sapendo che i Cosmos oggi non ci sono ancora, che sono falliti e si stanno ricostituendo e quindi questa era una soluzione impossibile o comunque difficilissima da realizzare. Tuttavia che Alex facesse lo stesso percorso di Pelè andando da ambasciatore del Calcio bello e spettacolare, a insegnare calcio in un posto dove ne avevano bisogno, era una cosa che mi affascinava. Se poi questo posto era pure lontano, lontanissimo dalla sua Juventus era pure una cosa che intuivo o inconsciamente speravo. Magari è stata una pura combinazione ma il fatto di giocare in un posto dove sarà impossibile affrontare la ”sua” Juventus da avversario sa di cosa bella. Chissà se Alex ha fatto questa scelta proprio per non giocare contro la Juve. Non lo so ma mi piace pensarlo.
Una cosa è certa, continuerò a seguirlo con affetto e magari comprerò pure la maglia del Sidney col suo nome e il suo numero, e la porterò magari dentro lo Juventus Stadium. Del Piero aveva voglia ancora di giocare e va dove gliene danno l’opportunità e dove le pressioni sono notevolmente minori che da noi. Non se la sente ancora di esser un ex-calciatore. E’ la sua scelta va rispettata. Gli auguro ogni bene e aspetto il suo ritorno. Questo non è un addio ma un arrivederci Capitano.
A presto mio capitano.
Guarda che non si cancella una vita cosi che te lo dico a fare,
e questo amore impossibile la storia di un film che non ha mai un finale. (A. Amoroso).
Alessandro Magno
articolo presente anche su Juvemania.it
Eppur ..ci manca.
di Luna23
Se a qualcuno non manca Alex Del Piero alzi la mano.
Tra poco inizierà il campionato e con esso il primo anno senza Alex, è strano non vederlo più con la maglia della Juve, anche quando sedeva in panchina praticamente tutto il tempo della partita, dava in un certo senso, sicurezza.
Sarà una Juve quella di quest’anno senza un braccio e una gamba, un grande assente ..lui.
Cosa ci manca di Alex?
Penso che di questo campione ogni tifoso o ammiratore, potrebbe scrivere un libro tante le emozioni vissute insieme, potrei dire che manca la sua presenza essenziale e precisa, manca la sua vera e autentica Juventinità che non perderà mai, caratteristica che non trovo al momento in nessun collega della Juventus attuale. Ma d’altronde Alex non è stato un anonimo calciatore che ha avuto fortuna, ha ricoperto non solo il ruolo del Capitano, la sua modalità di gioco faceva intuire quanto la sua influenza si percepisse in campo e fuori.
Però una cosa mi ha fatto piacere, durante i numerosi memorabilia televisivi di questa estate, in uno, è stata raccontata la lealtà nei confronti della Juventus, quando ha vissuto il peggior momento della sua vita, non parlo della b o di calciopoli, ma degli anni subito dopo, dove si arrivava settimi, un Del Piero che non ha avuto paura di dialogare con quella folla esasperata, un intervento riconosciuto persino dalla carta stampata, gli allenatori, gli ex colleghi che ha difeso spero gli abbiano detto almeno grazie.
La mia è un po’ di nostalgia, non lo nego, questa estate farcita di scandali, condanne, insulti e chi più ne ha ne metta, mi manca ancora di più, non vedremo la sua faccia pulita, mai un sospetto, un pettegolezzo, un rumor che lo riguardasse, una vita all’insegna della correttezza morale, in campo e fuori ne fa un personaggio difficile da eguagliare.
Dice bene Alex, quando dichiara che “le persone passano ma la Juve resta”, e infatti siamo tutti qui in attesa di un altro anno all’insegna di conquiste, che ci auguriamo numerose e sul campo.
Caro Capitano .. so che col pensiero sei insieme a noi .. a tifare una grande Juventus.
Luna23














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