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Intervista a Roberto Sorrentino Seconda Parte.

 

Intervista di Alessandro Magno

1) Salve Mister ci si ritrova a distanza di un anno , sono cambiate alcune cose ma altre invece sono sempre le medesime, come ad esempio la Juventus in testa al campionato.

Direi che non è cambiato nulla, la Juventus continua la sua splendida cavalcata, ci siamo lasciati dall’ultima intervista che la Juventus era prima in classifica ci ritroviamo a distanza di un anno, è la Juventus è sempre prima.

2) Potrebbe esser l’anno del sesto scudetto consecutivo che rappresenterebbe un record assoluto, ti senti di dire che la Juventus è ancora difficilmente raggiungibile per le altre, oppure pensi che Roma e Napoli possano ancora candidarsi alla vittoria finale?

Vincere il sesto scudetto consecutivo credo rappresenti un record difficilmente raggiungibile e a mio modesto parere potrebbe essere ancora migliorato e allungata la serie, anche perché Napoli e Roma sono ancora distanti e non parlo solo dei punti di distacco attuali, ma in senso generale, la Juventus è ancora molte spanne avanti.

3) La Juventus in estate ha ceduto Pogba e preso Higuain, secondo te ci ha rimesso o ci ha guadaganto?

La cessione di Pogba ha sicuramente indebolito un reparto, ma poi l’acquisto di Higuain ha notevolmente rinforzato un reparto che necessita di attaccanti prolifici e con caratteristiche differenti tra loro, quindi credo che a conti fatti la Juventus ci abbia guadagnato.

4) Allegri ci ha messo un poco di tempo a trovare il bandolo della matassa e purtroppo per noi Juventini ha lasciato una Supercoppa per strada , ma ora pare che il modulo funzioni. Da tecnico cosa ne pensi di questo nuovo modulo della Juventus il 4-2-3-1 con Mandzukic, Dybala e Cuadrado alle spalle di Higuain e con Khedira e Pjanic davanti alla difesa? Non è un poco eccessivo?

Sicuramente per un allenatore è sempre abbastanza difficile in poco tempo attuare un modulo differente, ma poi la bravura e la conoscenza calcistica di Allegri gli ha permesso di scegliere il 4-2-3-1 che permette di essere molto offensivo in fase di possesso, ma di essere abbastanza coperto in fase di non possesso, e la dimostrazione ci viene data dall’apporto di Dybala che rientra e altrettanto fanno Mandzukick e Cuadrado sugli esterni in modo da formare un 4-5-1 e compattarti a centrocampo.

5) Hai mai utilizzato questo modulo nelle tue squadre quali pregi e quali difetti comporta?

Si ho praticato questo sistema di gioco in molte squadre, i pregi sicuramente sono derivati dal fatto che hai sempre 2 esterni offensivi e quindi riesci sempre a creare 1 contro 1 sulle fasce, poi avere il Dybala di turno che lievita alle spalle della punta centrale (Higuain) e quindi difficilmente marcabile giocando tra le linee e sicuramente un altro pregio se poi come detto in precedenza tutti rientrano per compattare il reparto di centrocampo non ci sono problemi, i difetti potrebbero essere i ritardi nei rientri dei 3 giocatori sopracitati e quindi non dare copertura e sostegno ad un centrocampo che si troverebbe in inferiorità numerica, e sicuramente avere sempre un ottima preparazione fisica perché sicuramente si avrà un dispendio energetico maggiore. Questo sistema di gioco richiede grande disponibilità e sacrificio da parte degli atleti.

6) Secondo te non è un problema avere tutte e 4 le punte in campo e nessuna vera punta in panchina, non potrebbe rappresentare un problema dover cambiare modulo nel caso in cui qualcuno degli attaccanti fosse costretto a stare fuori per un medio periodo?

Avere in campo 4 punte non è un problema nemmeno in caso di infortuni, credo che il problema sia risolvibile perché gli attaccanti hanno grosse qualità e non avrebbero problemi per rimodulare dei movimenti in un sistema di gioco diverso, ma poi non sono 4 punte pure, Dybala credo di aver letto che nasce come trequartista-seconda punta, Cuadrado se non erro nasce come quarto di centrocampo quindi piu’ ala che punta, Mandzukic forse è dei 3 più attaccante ma ormai si è calato in quel ruolo con splendidi risultati, quindi mi pare tutto ok.

7) Sei stato mai allo Juventus Stadium cosa te ne pare? E normale che uno Stadio se costruito bene possa diventare una fortezza o è un caso? Come si spiegano le lunghissime serie di vittorie in casa, Conte ne fece 25 di fila, in un campionato in casa le vinse addirittura tutte, mentre Allegri mi pare sia arrivato a 31 vittorie consecutive fra le mura?

Si e credo possa essere importante e determinante avere uno stadio come lo Juventus Stadium , basti pensare che anche altre società (Roma e Lazio) hanno progetti in tal senso, in pratica è una” fossa dei leoni “come era abitudine dire qualche anno fa, poi chiaramente gli stadi, in passato, sono serviti giustamente anche per altre discipline sportive e furono costruiti impianti con le piste di atletica ecc ecc, quindi con un distacco e lontananza maggiore anche come visuale dal rettangolo di gioco, ma per i calciatori sentire i propri sostenitori vicinissimi sicuramente aiuta in modo maggiore.

8) Sei stato un ottimo portiere di assoluto livello con molte presenze in serie A, due giudizi su due interpreti di questo ruolo, Buffon che ormai dopo venti anni di carriera si appresta a smettere e Donnarumma grande promessa appena diciottenne?

Buffon credo giochi ancora per parecchi anni, sicuramente uno dei portieri più forti al mondo; per fortuna abbiamo trovato il giusto erede, anche se credo debba aspettare ancora tanto (Gigi non molla). Però mi piacerebbe ricordare anche un altro portiere che a mio parere era fortissimo, Angelo Peruzzi, anche lui debuttò giovanissimo e divenne portiere della nostra nazionale, a mio avviso Angelo fu penalizzato dai troppi problemi fisici.

9) Restando sui portieri fra le novità di questo ultimo anno c’è stato il ritorno di tuo figlio Stefano a Chievo dopo una lunga militanza a Palermo. Visto le due situazioni di classifica pare una scelta azzeccata. Oltretutto a Palermo pare che Zamparini lasci.

Il ritorno di Stefano al Chievo è la dimostrazione che la serietà e la professionalità sta sempre davanti a tutto, in primis lasciare Palermo per lui è stato difficilissimo; capitano, idolo dei tifosi, però la scelta è ricaduta principalmente per motivi familiari, essendo separato con 3 bimbe a Torino stava diventando pesante e difficile vivere questa situazione, sia dal punto mentale ma anche dal punto di vista fisico ( senza dimenticarci comunque che andare d’accordo con Zamparini è sempre molto difficile, anche se c’era uno splendido rapporto tra loro), quindi ritornare al Chievo dal Presidente che gli aveva dato la possibilità di ritornare in Italia (Stefano era in Spagna al Welva Ricreativo) penso sia stata fatta una scelta anche di riconoscenza e di stima. Non so se Zamparini lasci, sicuramente gli anni passano per tutti e credo comunque di si con tutte le sue sfuriate e tutti i suoi cambiamenti, però nel calcio mai dire mai.

10) Tuo figlio Ivano invece è rimasto in Svizzera? In quale squadra e serie gioca se non sbaglio è un attaccante?

Ivano è rimasto in Svizzera (chi sta meglio lui), anche lui molto considerato, lo scorso anno 18 goal in 23 gare, quindi bene e inoltre la società lo ha iscritto al corso allenatori in Svizzera, anche perché essendo in possesso di patentino in Italia di Uefa B non permette di allenare in Svizzera, invece conseguendo quello di quel paese non avrebbe problemi, quindi anche per lui si prospetta un futuro da allenatore, la categoria equivale ad una nostra serie C2, sicuramente un buon calcio ma migliorabile tatticamente.

11) Torniamo per un momento alla Juventus , nella scorsa intervista abbiamo parlato tanto del tuo passato in Serie A soprattutto a Catania e di moltissimi tuoi compagni di squadra e avversari in una serie A stellare, Platini, Falcao, Maradona , Zico, Van Basten e chi piu’ ne ha piu’ ne metta, ora vorrei parlare della tua esperienza di allenatore della Juventus prima dei portieri e poi vice di Trapattoni nell’arco temporale se non ricordo male dal 1990 al 1994, chiedendoti intanto come è capitata e poi continuata questa opportunità e in primis di Trapattoni?

A quei tempi lavorare con un personaggio come il Trap non può che non inorgoglire chiunque, quindi anche me, ho appreso e imparato tantissime cose e se adesso sono un allenatore di Uefa Pro devo ringraziare lui, fu lui che mi impose di iscrivermi al corso di seconda categoria e poi a quello di prima categoria, mentre io volevo solo tenere quello di terza categoria, perché mi sarebbe piaciuto fare il DS, invece ancora una volta il Trap aveva visto giusto e così sono arrivate piccole soddisfazioni, in primis quello di aver avuto la possibilità di allenare in Albania in serie A e di andare in Ukraina per una squadra di serie B, purtoppo con un annullamento di contratto per motivi di guerra. Proprio in settimana ci siamo risentiti telefonicamente e pare che ci potrebbe essere la possibilità di poter ricomporre il tandem.       ( Chiaramente non chiedermi, dove e quale squadra).

12) Questa è lunga: aneddoti e tuoi ricordi e giudizi su alcuni che hai allenato in quegli anni sperando di non dimenticarmene nessuno di troppo importante.
Tacconi
Peruzzi
Andrea Fortunato
Conte
Vialli
Baggio
Del Piero
Qualcun’altro che merita di esser ricordato da te?

La lista è molto lunga e di aneddoti c’e ne sono tantissimi, da Tacconi che quando mi presentai al campo con racchetta e palline da tennis per delle esercitazioni che Persico, allenatore dei portieri del Bologna mi faceva eseguire, le trasportai nel mio bagaglio personale e convinsi Tacconi per queste esercitazioni, il giorno dopo Stefano si presentò al campo e mi regalò un completo da tennista e davanti a tutti disse che si sarebbe allenato solo se mi presentavo in campo vestito così, Peruzzi come detto in precedenza tanta roba, anche con lui tante cose da raccontare, chiaramente le risate più belle si facevano a tavola, una buona forchetta, Andrea Fortunato, oltre ad essere un ottimo giocatore anche un ragazzo splendido, non so forse perchè ero stato tante volte a visionarlo, subito si creò un rapporto che andava oltre a quello di allenatore e giocatore, i miei figli erano legatissimi a lui hanno ognuno la sua MAGLIA sul bordo del letto, Conte arrivò al mercato di riparazione e se non ricordo male disputò pochissime apparizioni, il perché è molto semplice, a fine allenamento il mister Trapattoni lo affidava a me e a Sergio Brio e dovevamo (speriamo di esserci riusciti) fargli fare tecnica individuale a coppie e a terne, finchè non arrivava il buio, devo dire che è rimasto ancora oggi un ottimo rapporto ci sentiamo spesso e il rammarico c’è perché quando ci fu la possibilità di poter far parte del suo staff, mi pare a Siena io ero da 20 giorni accasato in una società di C2 e quindi persi un treno importante, Vialli invece mi chiedeva sempre di arrivare prima agli allenamenti perché dovevo seguirlo in un lavoro di potenziamento con macchinari particolari, e poi anche con lui tante volte proporgli esercitazioni per il tiro in porta aumentando sempre le difficoltà, Baggio al ritorno dalla nazionale mi donava le sue maglie per i miei figli Stefano e Ivano, d’estate in Versilia spesso ci si incontrava e si cenava insieme, in campo tante volte a fine allenamento lo dovevo prendere di peso e portarlo via, sarebbe stato a calciare punizioni fino al giorno dopo,e io con la scusante che con quel ginocchio swarovsky era meglio smettere per non avere problemi e dolori e mettendogli una mano sulla spalla riuscivo con il sorriso a dirigerlo verso lo spogliatoio, Del Piero, anche lui visionato tantissimi volte e non solo da me, ricordo che una partita a Padova in tribuna ci incontrammo in tre osservatori della Juventus (sicuramente e giustamente per confrontare le valutazioni fatte da ognuno di noi), Alex arrivò alla Juve molto giovane e inizialmente trovò poco spazio e ricordo che di tanto in tanto mi chiamava in disparte e mi chiedeva perché veniva schierato poco, le mie risposte erano che alla Juventus ci si arriva per migliorare e per rimanere a lungo e lui essendo ancora giovane doveva migliorare e sarebbe arrivato il suo momento, la cosa però che ricordo con estremo piacere e quando ci si incontrava a Coverciano, lui con la nazionale ed io a fare i corsi d’allenatore e ( pur non essendo io più nella Juventus) trascorrere tanto tempo insieme e ricordare gli anni trascorsi insieme nella Juventus, e poi l’ultima quando lo scorso anno mio figlio Stefano ha partecipato alla partita del cuore ( cosa che avevo disputata anche io a Torino con la Nazionale allenatori annovero alcuni che c’erano Zoff, Trapattoni, Lippi, Erikson, Mondonico, ecc ecc, contro la nazionale dei cantanti ) e dopo la gara a cena con tutti loro e noi con la nostra famiglia al completo e timidamente ( anche perché sono invecchiato e avrebbe potuto non riconoscermi) mi sono avvicinato al tavolo di Del Piero per salutarlo ma fui subito bloccato dai bodyguard, Alex mi riconobbe e diede l’ok per passare e oltre all’abbraccio facemmo una bella foto, sicuramente bellissimi ricordi e tanta soddisfazione. Ci sarebbero ancora tanti da ricordare ma questa è un intervista mica dobbiamo riscrivere l’enciclopedia? Scherzo credo vadano bene questi.

13) E veniamo al Sorrentino attuale. Si è interrotto a un certo punto il tuo rapporto con la squadra che allenavi il Gassino San Raffaele. Mi ricordo del tuo entusiasmo nell’allenare questa squadra e che un bel momento era una bella favola, nonostante poi tu non sia riuscito nel tuo intento di salvare la squadra dalla retrocessione in promozione. Cosa è successo?

Il Sorrentino attuale, uguale a quello vecchio, il Sorrentino di Gassino ? Una bella avventura con momenti importanti , i rapporti lavorativi si interrompono, ma tra persone serie resta la stima e l’amicizia e con rapporti e con frequentazioni nella vita quotidiana.

14) In ogni caso a Gassino restano molti giocatori che sono stati portati da te e che continuano a impengarsi per il raggiungimento degli obbiettivi prefissi? Inoltre sotto la tua gestione alcuni giovani hanno sostenuto provini importanti Gazzera a Palermo, Croce, Giannini, Teresi, Bellanova e Cotto al Chievo.

Si alcuni giocatori sono stati scelti da me lo scorso anno e quest’anno, sicuramente aver convinto alcuni giocatori che erano lontani dai campi di calcio, fermi da parecchio tempo per motivi lavorativi oppure per infortuni e fargli tornare le motivazioni mi riempie d’orgoglio, stessa cosa quest’anno aver convinto Capitao, Joel (Apezteguia) per citarne alcuni e La Rocca (quest’ultimo poi è andato via), giocatori importanti per qualsiasi squadra e che in una Campionato di Promozione stanno facendo la differenza. Per quel che concerne i giovani a Sorrentino è stato chiesto di avere per loro un occhio di riguardo e io mi sono adoperato perchè  alcuni che mi sembravano dotati avessero delle opportunità. Gazzera ha provato anche alla Pro Vercelli, Teresi e Giannini anche all’Ancona, Croce anche al Carpi. Mi auguro per i giovani del Gassino ci sia ancora questa possibilità.

15) Se mi posso permettere ti chiedo come vi siete lasciati? E’ rimasta la stima e l’affetto ti sei sentito tradito o è una scelta che in ogni caso da mister devi accettare e basta? In definitiva i rapporti umani sono migliori o peggiori nel dilettantismo rispetto al professionismo?

Come ci siamo lasciati? In pratica ho risposto in precedenza, ringrazio la società Gassino per la possibilità che mi fu concessa, una società giovane e nuova, mi sembra che sia 2/3 anni che la società ha un direttivo nuovo, la quale tende ad un miglioramento e incremento del proprio settore giovanile, con un occhio particolare al sociale. La mia separazione dal Gassino? Forse non eravamo pronti per lavorare insieme, ma è stata una bellissima esperienza , aggiungo che abbiamo cercato di avviare un programma basato sulla crescita dei giovani del settore giovanile, cercando di fare sociale e calcio, sicuramente cosa non facile ma realizzabile, principalmente per dare giustamente spazio ai giovani del territorio in modo da poterli poi utilizzare in prima squadra oppure dargli la possibilità di poter essere utili in categorie superiori, sicuramente un progetto valido ma che richiede più tempo. I rapporti umani sicuramente sono migliori nei dilettanti, nei professionisti c’é più distacco.

16) Parlami di questa regola tutta italiana per cui a livello giovanile , un allenatore esonerato non puo’ allenare piu’ in nessun altra categoria fino al termine della stagione e che non ti consente di fatto di rientrare fino al prossimo campionato.

La regola credo sia giusta, anche perché fu già cambiata alcuni anni fa e fu un insuccesso, ricordo che alcuni allenatori di serie A e B furono esonerati per risultati scadenti, ritornarono ad allenare in altre squadre in posizioni di classifica deficitarie e quindi questi tecnici in un anno ebbero due insuccessi, inoltre una regola che favorirebbe maggiormente l’allenatore più noto oppure quello con amicizie importanti, e sicuramente ci sarebbero più allenatori a spasso. All’estero la regola invece è differente, se non sbaglio per ben 3 volte si può cambiare società.

17) Programmi tuoi per il futuro hai voglia di tornare in campo? C’è ancora un Roberto Sorrentino allenatore in futuro o insegnante di calcio, come ami definirti, o pensi di cambiare ruolo o magari appendere la lavagna al chiodo?

Credo che sia arrivato il momento di lasciare fischietto, scarpini e tuta appesi nello spogliatoio, dopo 24 anni da calciatore professionista, 24 da allenatore, spero in 24 da dirigente ( difficile, non sono più un ragazzino), pero’ mai dire mai.

18) In Roberto Sorrentino oggi quanto è rimasto del Sorrentino un poco matto che parava i rigori e faceva le uscite spericolate in mezzo ai piedi degli avversari? Il calcio ti diverte ancora?

Sorrentino è lo stesso di sempre, si un tantino matto, ma mi piaccio così, si il calcio mi diverte ancora tantissimo e mi entusiasma, e spero di trasmettere a tanti ragazzi questo mio entusiasmo e questa mia dedizione, tanti ragazzi ancora non hanno capito le opportunità e le possibilità che gli si prospettano, bisogna continuare a inseguire i sogni, perché all’improvviso può capitare il Jolly, la possibilità di poter partecipare a dei provini con società professionistiche importanti. Bisogna farsi trovare pronti.

Grazie Mister è sempre un piacere scambiare quattro chiacchiere con te.

Grazie a a te e ai tuoi lettori.

 

Intervista a Roberto Sorrentino prima  parte http://www.ilblogdialessandromagno.it/?p=8253

Momenti Intercontinentali

13

 

Articolo di Silvio Mia
La Coppa Intercontinentale nasce nel 1960 con l’intento di mettere di fronte la sue squadre più forti dei due continenti in cui si gioca a calcio , Europa e Sud America. Questa competizione si disputava giocando partite di andata e ritorno tra le vincitrici della Coppa dei Campioni d’Europa e la omologa Coppa Libertadores che laurea la squadra campione del continente sudamericano . Gli incontri venivano disputati con cadenza annuale alternando le partite da giocare in Europa e Sud America in modo tale che una volta ciascuno si giocasse la prima partita in casa e la seconda in trasferta. Le intemperanze dei tifosi sudamericani portarono la manifestazione ad un decennio in cui le squadre Campioni d’Europa rifiutavano la disputa della partita per paura dell’eccessivo calore del pubblico che spesso portava a incidenti di cui erano vittime i giocatori europei. Su tutti , la causa che scatenò questa serie di rifiuti , che a volte davano la possibilità ai vice-campioni d’Europa di giocare al posto dei vincitori per la loro rinuncia, ci fu nel 1969 la partita di ritorno fra Milan ed Estudiantes in cui i giocatori del Milan , su tutti Nestor Combin franco-argentino, vennero letteralmente aggrediti prima dalla folla ,che dagli spalti all’ingresso in campo delle squadre versò addosso ai rossoneri caffè bollente e poi dai giocatori argentini che scatenarono una caccia all’uomo mai vista che portò a squalifiche e perfino condanne agli stessi. Per un decennio la Coppa si giocò a singhiozzo , a volte come già detto con le squadre vice campioni e a volte non si giocò proprio. Per questo motivo nel 1980 e fino al 2004, la Coppa Intercontinentale diventò Coppa Europeo Sudamericana Toyota e si giocò a Tokio capitale del Giappone . Dal 2005 la Coppa diventò Campionato Mondiale per club FIFA , Torneo riservato ai sei Club vincitori dei tornei continentali delle sei Confederazioni calcistiche . Tornando alla Juventus ,nel 1973 partecipò alla finale della Coppa Intercontinentale per rinuncia dell’Ajax che ci aveva sconfitto 1 a 0 con rete di Rep nel maggio precedente a Belgrado. La finale si giocò in partita unica allo Stadio Olimpico di Roma a fine novembre e questo fu il vincolo che la Juventus impose per giocare. La Juventus ha giocato tre finali di questa Coppa sempre contro squadre argentine. Quella di Roma è stata l’unica che i bianconeri hanno perso , giocata contro l’Independiente impostosi con una rete a dieci minuti dal termine della partita, di Bochini nell’unica azione offensiva sviluppata dai sud americani. I bianconeri nonostante le assenze di Capello e Furino , furono come in tante altre finali disputate e perse in campo internazionale, sfortunati perché oltre ad aver colpito due traverse con Bettega e Altafini , sbagliarono un calcio di rigore ad inizio ripresa con Cuccureddu che tirando la solita bomba centrale ,questa invece di infilarsi sotto la traversa le passò sopra. Bisogna dire che la giornata particolarmente ventosa probabilmente favorì la traiettoria del pallone che venne mandato , come già detto oltre il legno trasversale. Pazienza , avevamo perso una Coppa che faceva seguito alla Coppa delle Coppe persa a Torino contro il Ferencvaros nel 1965 sempre per 1 a 0 e alla Coppa dei Campioni persa a Belgrado ancora con il minimo scarto. Forse era una Coppa che , non avendo vinto quella che dava l’opportunità di giocarla, non meritavamo e comunque quella sconfitta non fu certo un dramma .

La seconda Coppa Intercontinentale che la Juventus fu chiamata a giocare , si disputava già in partita unica, a Tokio l’otto dicembre 1985 . La competizione come detto aveva cambiato denominazione, pur rimanendo nella sostanza la stessa cosa. La voglia di vincere questa partita e di festeggiare un trionfo internazionale aveva un significato che andava oltre il fatto sportivo, perché il diritto di giocare quella partita la Juventus l’aveva ottenuto nella drammatica notte dell’Heysel e quindi , anche se un’eventuale vittoria non avrebbe restituito i morti di quella sera, era un impegno morale dare tutto per onorare chi non c’era più. Ancora una volta si presentò al cospetto della Juventus una squadra argentina , l’Argentinos Junior , squadra in cui aveva mosso i primi passi da calciatore Diego Armando Maradona. La partita fu un susseguirsi di emozioni con gli argentini due volte in vantaggio , raggiunti prima da Platini su rigore e poi nel finale da Laudrup con una rete spettacolare frutto di una triangolazione con il nostro numero dieci . Va ricordato che alla Juventus venne annullata una rete di Michel Platini , che con un’esecuzione straordinaria aveva battuto il portiere avversario , rete che avrebbe permesso alla Juventus di andare in vantaggio. Solo che un fuorigioco di Serena costrinse l’ arbitro, il tedesco Roth ad annullare. Sicuramente con il regolamento odierno , che contempla l’applicazione del fuorigioco passivo un giocatore, come lo era Serena, se non partecipa all’azione non provoca l’annullamento di una segnatura. Destando comunque parecchia incomprensione, la spettacolare esecuzione di Michel venne cancellata dal tabellino dei marcatori, azione che venne accolta dal giocatore che si accasciò per terra applaudendo con la sua ironia tipicamente francese, il Direttore di Gara. Si andava quindi ai tempi supplementari che non modificarono il risultato e quindi alla , come si dice, lotteria dei calci di rigore. Si sa che questo ultimo atto per risolvere una partita esula dalla capacità tecnica dei giocatori che vanno a tirarlo perché è un puro esercizio di forza mentale , in quanto in questi casi a volte ,proprio chi non è uno specialista o un giocatore abituato a risolvere le partite , riesce a segnare, mentre si vedono campioni o specialisti farsi parare o peggio ancora calciare fuori il tiro dagli undici metri e non credo sia il caso di fare esempi, ma solo un piccolo sforzo mentale per avere conferma di ciò che ho scritto. In questa situazione , il giocatore che più ha da guadagnare è il portiere , in quanto diventerà sicuro protagonista nel caso riesca a parare qualche tiro e viceversa nessuno potrà renderlo capro espiatorio di una eventuale sconfitta nel caso i tiratori si dimostrassero cecchini infallibili. Stefano Tacconi parando il secondo e il terzo rigore dei rossi sud americani , consentì a Platini di presentarsi sul dischetto per realizzare il rigore della vittoria , diventando il protagonista assoluto della partita.

La Juventus si è presentata una seconda volta a Tokio il 26 novembre 1996. La partita si gioca ancora contro una squadra argentina , la Juventus di quelle parti, il River Plate. I bianconeri avevano ottenuto il diritto a giocare la partita in virtù della vittoria della Champions League ottenuta a Roma contro l’Ajax ai calci di rigore , dove ancora una volta il nostro portiere , Angelo Peruzzi si era reso protagonista parando due rigori agli ajacidi . Il River Plate era una squadra molto forte nelle cui fila ricordo campioni come Ortega, Francescoli, Ayala e Salas , il matador che vestirà il bianconero juventino ed un giovanissimo Sorin , che segnalato da Omar Sivori ha giocato , senza molta fortuna, per un breve periodo con la nostra maglia. La Juventus dopo aver subito l’iniziativa degli argentini , poco alla volta prese il comando delle operazioni che culminarono con la rete di Alessandro Del Piero che in giravolta dopo aver controllato un pallone proveniente da calcio d’angolo e corretto di testa da Zidane ,segnò la rete decisiva . Prima del goal juventino , il River colpì una traversa con un tiro cross di Ortega, ma la vittoria fu meritata perché i bianconeri furono parecchio imprecisi sotto porta , specialmente con Boksic eccezionale giocatore che spaccava le difese con le sue accelerazioni, ma che risultò molto impreciso , come quasi sempre gli accadeva, al momento di concludere. Un’ emozione incredibile aver visto due volte la Juventus sul tetto del mondo, cosa che chissà quando si ripeterà ancora. Le due finali di Tokio , giocate con squadre molto quotate, fanno capire quale era la forza delle due squadre bianconere messe in campo da Trapattoni prima e Lippi poi. La seconda era un vero squadrone che prima di andare a Tokio aveva giocato una partitella di Champions all’Old Trafford di Manchester dove con una rete di Del Piero aveva battuto i red devils . Quella Juventus , che poi con qualche ritocco fu protagonista di altre due finali di Champions ,che perse contro il Borussia Dortmund e contro il Real Madrid . La Juventus del 1985 era ormai a fine ciclo , che terminò vincendo il campionato nel successivo maggio 1986 , dopodichè si dovettero aspettare nove anni per vincere lo scudetto. In quei nove anni magri, comunque arrivarono la Coppa Italia e la Coppa UEFA con Dino Zoff in panchina e un’altra Coppa UEFA con Trapattoni , che nel frattempo era tornato con Boniperti e cercare di riparare al disastro targato Maifredi-Montezemolo.

Double

Cattura

 

Articolo di Silvio Mia.

 
Campionato 1976-1977. Trentesima e ultima giornata . La classifica prima che inizino le partite , recita così …Juventus punti 49 Torino punti 48. Le due indiscusse protagoniste di quel campionato , sono impegnate nello scontro incrociato con Genova. Il Torino riceverà il Genoa al Comunale , mentre la Juventus farà visita alla Sampdoria a Marassi. La Juventus è reduce dal mercoledì di Coppa , in cui è stata impegnata a Bilbao nella gara di ritorno della finale di Coppa UEFA. I bianconeri hanno vinto 1 a 0 l’incontro di andata con una rete di Marco Tardelli. In terra basca la Juventus , pur sconfitta 2 a 1 , tornerà a casa con la Coppa in virtù della regola che a parità di reti segnate , quelle realizzate in trasferta valgono il doppio. Quindi la rete di Bettega , alias Bobby-goal, acquista questa valenza e finalmente la bacheca della Juventus si arricchisce della prima Coppa Europea della sua storia .

Il miglior modo per festeggiare gli 80 anni dalla fondazione della Società. La Coppa inoltre è stata conquistata con una rosa formata esclusivamente da giocatori italiani , dando al nostro calcio ulteriore motivo di orgoglio. Con i miei amici torinisti, io ed una mia amica juventina, siamo al Comunale per assistere alla partita del Torino. La locazione è la Curva Maratona , gremita e chiassosa come non mai. Inutile dire che i tifosi granata pensano al miracolo, sperando ad una Juventus stanca ed appagata dal mercoledì europeo , che permetterebbe al Torino di bissare lo scudetto conquistato l’anno precedente. Tifo scatenato e goal a volontà nel catino dello Stadio Comunale e partita che viene archiviata nei minuti iniziali della stessa. L’attenzione si sposta dunque a Marassi , dove permane il risultato iniziale di parità . Il Torino sta giocando una partita perfetta disintegrando e travolgendo i rossoblu genoani che alla fine soccomberanno 5 a 1 . Da Genova nulla da segnalare. Ad un certo punto si vede la Tribuna Centrale in agitazione, un veloce passaparola fa esplodere lo Stadio. La notizia che è arrivata dà entusiasmo ai tifosi granata perché la Sampdoria è passata in vantaggio. Inutile dire che si scatena l’inferno, una bolgia indescrivibile. Io e la mia amica, probabilmente gli unici due juventini presenti sugli spalti, cominciamo a sudare pensando al peggio. Passano pochi minuti e per noi la paura diventa terrore. La Sampdoria ha raddoppiato. Il mio pensiero va a quel Milan che , qualche anno prima, dopo la finale di Coppa delle Coppe , stremato dalla fatica , era stato travolto a Verona. Passano un paio di minuti ed arriva la notizia che ci fa capire che qualche bontempone si era preso gioco di tutti , perché comunica che la Sampdoria ora sta conducendo 3 a 0. Lo scherzo è durato poco, ma quei frangenti sono stati davvero molto difficili . La Juventus chiude la pratica tricolore con le reti di Bettega allo scandire dell’ora di gioco e di Boninsegna nei minuti finali della partita in terra ligure . Naturalmente né la mia amica, né io pensiamo di esultare ; per festeggiare i goal della nostra Juventus ci stringiamo forte per mano .

Intanto i tifosi del Torino , che hanno capito che lo scudetto si scucirà dalle proprie maglie , per cucirsi su quelle bianconere , inneggiano al grido di :” Campioni, Campioni” i loro giocatori , autori di un campionato incredibilmente perso a 50 punti , chiamandoli a fine partita sotto la Curva . Una situazione che avrebbe permesso ai cugini di vincere qualsiasi altro campionato, ma non quello , in cui una Juventus straordinaria conquista lo scudetto numero 17 a quota 51 punti su 60 disponibili ! Alla faccia della scaramanzia , l’anno successivo arriva lo scudetto numero 18 contro il Vicenza di Paolo Rossi e G.B Fabbri , che ormai novantenne è scomparso da qualche settimana in questo 2015 . Uscendo dallo Stadio , mi ricordo la giustificata rabbia dei tifosi del Torino . Con la mia amica raggiungiamo le vie del centro per festeggiare il tricolore …Anno strepitoso per la Juventus che vincerà Coppa UEFA e Scudetto . Questa squadra è nata dalle ceneri di quella di Carletto Parola , che perdendo tre partite consecutive ha di fatto consegnato uno scudetto praticamente vinto , al Torino del calcio totale all’olandese di Gigi Radice. Boniperti a fine campionato nel tempo della campagna acquisti ha dato un taglio netto al passato scambiando con l’Inter , Anastasi con Boninsegna e con il Milan , Capello con Benetti , rinunciando non senza suscitare scalpore al regista classico e ha messo alla guida dei bianconeri un allenatore esordiente ai massimi livelli , quel Giovanni Trapattoni detto Trap che in bianconero vincerà tutto in campo nazionale ed internazionale.

Con questo racconto chiudo la mia attività sul blog per pausa estiva. Ringrazio tutti per i commenti positivi espressi su quanto ho scritto. Ci ritroveremo il 3 settembre , data in cui pubblicherò un articolo su un Campione, scomparso prematuramente, che ha scritto la storia della Juventus….Gaetano Scirea…ciao a tutti e buone vacanze.

Doppia coppia.

Boniperti-Trapattoni-Zoff

 

Articolo di Silvio Mia

 

In questi giorni che, finita la stagione , inizia la sessione estiva di calcio mercato il cui termine si prolungherà fino all’inizio del campionato, voglio ricordare un doppio scambio di giocatori che rese infuocata l’estate 1976 . La Juventus aveva appena perso uno scudetto che a due terzi del campionato sembrava già cucito sulle proprie maglie. Senza troppi problemi i bianconeri veleggiavano in classifica con cinque punti di vantaggio , nulla lasciava presagire ciò che sarebbe successo . Pare che prima della trasferta di Cesena un paio di giocatori in rappresentanza della squadra , fossero andati dal Presidente Boniperti per trattare il premio scudetto. I giocatori in questione erano due che formavano il cosi detto zoccolo duro, Capello ed Anastasi. La trattativa finì male e non venne raggiunto un accordo . Non so se le cose andarono veramente in questo modo, ma quello che successe nelle successive tre partite portò al sospetto che qualcosa si fosse rotto tra lo spogliatoio e la dirigenza , tanto che la Juventus le perse tutte e tre. La prima partita si giocava a Cesena, e la Juve dopo essere andata in vantaggio , si fece rimontare dai romagnoli con il loro centroavanti Bertarelli , che siglando due reti chiuse l’incontro. A questo punto il vantaggio si ridusse a tre punti e la partita successiva era il derby . Si giocò contro il Torino secondo il classifica, che si presentò in campo con la bava alla bocca vincendo la stracittadina. La terza partita della serie , vide una Juventus ormai allo sbando , senza più il controllo dell’allenatore Parola . La Juventus si presentò a San Siro per giocare contro l’Inter con Scirea che indossava la maglia numero 10 , a conferma di quanta confusione e di quanta tensione aleggiasse nello spogliatoio. La Juventus perse ancora, era la terza sconfitta consecutiva, e venne sorpassata dal Torino , che ventisette anni dopo la tragedia di Superga si avviava a vincere il suo settimo scudetto. Questa la premessa per dire che in quell’ estate la squadra venne rivoltata e rimodellata per cancellare un’onta doppia , la perdita dello scudetto e la beffa che a vincerlo fosse stata proprio l’altra squadra di Torino che non fece altro che approfittare del momento negativo in casa bianconera. Boniperti cambiò la guida tecnica sorprendendo tutti e assumendo un tecnico giovane ed inesperto, cresciuto sotto la tutela del Paron Rocco al Milan . Alla guida della Juventus vincerà tutti i trofei nazionali ed internazionali nei suoi 13 anni , divisi in due momenti , il primo di 10 anni ed il secondo , post disastro Maifredi ,di 3 anni. Sto parlando di Giovanni Trapattoni ex mediano del Milan che dalla sua poteva vantarsi di aver marcato e fermato un certo Pelè . Il Presidentissimo non aveva finito di stupire e con un’intuizione che solo quelli come lui potevano avere, scambiò con il Milan Capello con Benetti , e con l’Inter Anastasi con Boninsegna. I tifosi li per li rimasero sconcertati , perché i due nuovi arrivi sembravano giocatori ormai a fine carriera ed avanti con l’età . Io stesso mi ricordo che scrissi a Tuttosport dicendo che probabilmente al posto di Capello si sarebbe dovuto non prendere Benetti che regista non era , ma Ciccio Cordova regista della Roma. Il prode Romeo, era un mediano molto rude che garantiva molta quantità , ma aveva nei piedi anche la qualità per giocate che lo portarono a segnare il goal dell’anno del campionato 1976-1977 , con un tiro al volo di sinistro scoccato dal limite dell’area di rigore a Firenze, contro i viola . Benetti aveva già giocato nella Juventus alla fine degli anni sessanta , ma troppo giovane non aveva convinto e di conseguenza fu ceduto alla Sampdoria . Boninsegna era un centroavanti d’area , molto prolifico che aveva superato i 30 anni . La caratteristica di quella Juventus fu quella di giocare senza regista , con un centrocampo muscolare formato oltre che da Benetti, da Furino e Tardelli che in quella stagione Trapattoni inventò centrocampista , dato che fino ad allora era stato impiegato come terzino. Completava il centrocampo un fuoriclasse della fascia , il Barone-Brazil Franco Causio che dava la fantasia necessaria per finalizzare le azioni d’attacco e mettere gli attaccanti nelle condizioni di segnare. In attacco il duo Boninsegna-Bettega si integrò alla perfezione ed entrambi furono protagonisti di una stagione che li vide segnare con continuità. La difesa granitica era formata da Zoff in porta , dai terzini Cuccureddu e Gentile , e dalla coppia centrale Morini e Scirea . La Juventus guidata del giovane Trapattoni detto Trap, vinse uno scudetto record conquistando 51 punti su 60 e la sua prima Coppa Europea, la Coppa UEFA ,con una squadra completamente italiana .

Italia-Irlanda Campionato Europeo 2012 – Polonia-Ukraina – La tenerezza del Trap

Immagino che in molti di noi abbiano provato una certa tenerezza nell’osservare  Giovanni Trapattoni assisitito da Marco Tardelli, seduto in panchina dietro di lui, era come vedere un pezzo di Juve, un po’ della nostra memoria, cosa dire del Trap? Che fa tenerezza, e che la sua voglia di non arrendersi al ritiro fa invidia, ci chiediamo chi glielo faccia fare alla sua età con i tanti soldi guadagnati, insistere alla soglia dei non così lontani 80 anni a dirigere ancora una panchina.

Sarà il rifiuto di invecchiare, o non lo so, ma il Trap stasera mi ha commossa, per la sua dignità e professionalità tutto sommato all’altezza della squadra che allena.

La partita se l’Italia avesse voluto l’avrebbe vinta 10 a 0, ma .. sarà stato il caldo, o un Di Natale non in partita che di gol ne abbiamo fatti 2 con il fiatone. Perchè l’Irlanda ci ha fatto ballare in entrambi i tempi, non ci stavano a perdere gli irlandesi, nonostante l’eliminazione e l’inferiore preparazione tecnica, si sono buttati a capofitto nella partita, creandoci dei problemi. Per fortuna che l’attacco scarso non ha chiuso nel pareggio a cui loro aspiravano, una partita nervosa dove chi ci avrebbe perso di più sarebbe stata solo l’Italia, ma questa volta gli uomini scelti dal Prandelli, Cassano e Balotelli, non hanno deluso, e anzi, separatamente hanno fornito una prestazione migliore, realizzando due gol, quello di Cassano un po’ per caso, tiro..dove va va.. diverso quello di Balotelli, già con i nervi a fior di pelle ha tirato a tutta potenza centrando la porta! Questa volta bravo.

I cartellini gialli non sono mancati, nemmeno per Buffon, e nemmeno i falli, copiosi e tollerati per gli irlandesi.

E dai ..avanti di uno, abbiamo superato il turno, adesso si fa sul serio, incontreremo delle squadre toste, che non ci staranno a perdere mai, allineando tutte le risorse possibili ed immaginabili.

Purtroppo per noi, Chiellini stasera si è fatto male, pare qualcosa di serio .. se dovesse fermarsi Prandelli si troverebbe con un bel problema ..

Incrociamo le dita!

Luna23

Tnas incompetente, tavolo della pace….Noi non molliamo!

Che dire, sono anni che noi Juventini riceviamo mazzate sia sul campo che nei tribunali (ingiustamente). Eppure non ci abbatte nessuno, siamo sempre vivi e innamorati della Vecchia Signora. La sentenza di calciopoli è stata una batosta incredibile per chi ha veramente seguito il processo in questi 3 anni, soprattutto per chi ha contribuito a scoprire la verità e chi, anche nel suo piccolo, a diffonderla.

Abbiamo preso insulti ovunque, siamo stati presi per pazzi e fissati ma il tribunale ha parlato e in molti festeggiano, ma è solo il primo grado. C’è chi scende dal carro di Moggi e chi sale su quello di Agnelli, chi rimane solo su quello di Moggi o chi non c’è mai salito e chi è si trova su entrambi. Facile sparare a 0 dopo la sentenza come era comodo prima difendere Moggi per riavere gli scudetti. Ci vuole coerenza. Anche perchè è grazie a Moggi e i suoi avvocati che hanno scoperto tante telefonate “nascoste”. Ora è condannato e anche per molti Juventini è il mostro cattivo. Ma se in un futuro ci ridaranno quegli scudetti non salite sul carro, non siete graditi, troppo comodo gridare alla vittoria.

Alcuni tifosi che rimanessero a 27, altri si tengono i 29 coscienti di sapere la verità. Quando la gente conosce solo a metà i fatti, per sentito dire o letto qui e lì, parla a vanvera, troppo. Chi non sa pensasse a fare solo il tifoso senza nominare persone o fatti.
C’è chi rimarrà solo con Moggi, chi penserà solo al calcio giocato e chi starà nel mezzo pensando al rettangolo di gioco ma con un occhio di riguardo alle altre notizie.

Ma c’è una cosa che ci accomuna, qualunque sia il “clan” scelto, noi non molliamo mai. Riceviamo botte, colpi ma ci rialziamo sempre. Sappiamo ironizzare, sappiamo continuare a ridere ed esultare per un gol, difficile vederci piangere, noi sappiamo affrontare gli avversari. Siamo abituati a vincere, lo Stile Juve lo portiamo anche nella vita quotidiana, sempre. Siamo un popolo tosto e orgoglioso della nostra storia, hanno sempre provato ad abbatterci ma non ci sono ancora riusciti. Noi siamo sempre qui, non ci nascondiamo mai. Sono anni difficili sotto tanti punti di vista ma non molliamo.

Che dire, qualunque schieramento prenderemo prima o poi la nostra vittoria arriverà. Siamo in attesa, adesso soffriamo in silenzio ma deve tornare il nostro momento e sarà una vittoria dal sapore dolcissimo, qualunque essa sia.

<< La Juventus è come un drago a sette teste, gliene tagli una ma ne spunta sempre un’altra. Non molla mai, e la sua forza è nell’ambiente. >> Giovanni Trapattoni

 

Silvio Raponi

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