Di eldavidinho
La Juve si catapulta nel campionato dopo il positivo esordio in Champions League. A Genova, la Juve ha portato a casa non senza correre rischi la vittoria. L’ennesima. E da questa partita c’era da portare a casa solo il risultato come abbiamo visto. Anche se qualcosa l’abbiamo imparata e capita. Abbiamo visto giocare una brutta Juve senza i titolari. Il Genoa ha pressato alto, sostenendo ritmi frenetici e costringendoci a giocare su Caceres e DeCeglie, sempre incapaci di saltare l‘uomo e veri punti deboli della squadra. Partita, quella del Genoa, studiata a tavolino nei minimi dettagli. Con Matri, sempre in ritardo e scoordinato su ogni tipo di pallone. Turnover troppo sostanzioso e senza equilibrio, seppur necessario. Uno dei due esterni laterali non andava cambiato sin dall’inizio. Il Genoa ci ha sorpresi in questo, presidiando tutta la parte centrale del campo e lasciandoci giocare solo sugli esterni, senza risultati. In partite come questa, inoltre, si è capito che col 352 si sviluppa un gioco monotematico che, se arginato bene, non offre molte vie per il gol. Le fasce diventano dunque l‘unica soluzione. Eppure, da quando siamo passati del tutto al 352 abbiamo vinto 13 partite su 14, e pareggiato in casa col Lecce. Anche le statistiche finali parlano comunque dell’ 84.5% dei passaggi riusciti su 406 effettuati(meno, comunque, rispetto al solito), la marcatura su Andrea Pirlo ha funzionato, limitando il numero dei tocchi utili del regista a 56 (contro l’Udinese erano stati addirittura 109), il 73.4% di essi avvenuti nella metà campo avversaria con oltre 14 minuti di supremazia territoriale, contro i quattro dei rossoblu, un totale di 52 cross( di cui però solo il 19.2% riusciti), 65.4% di possesso palla, 9 calci d’angolo effettuati, 11 tiri effettuati dentro l’area, 20 verso la porta con un indice di pericolosità dell’80%. Insomma. Una Juve che al di là dei moduili cerca di proporre semrpe in campo i propri princìpi di gioco che prescindono, appunto dai moduli e dagli uomini. Nel secondo tempo palo di giovinco, Traversa di Borriello, poi Bertolacci si divora il 2-0 con tutta la porta davanti, ipnotizzato da Buffon che gli restituisce il gol dello scorso anno con gli interessi. Su ribaltamento di fronte, Vucinic serve Giaccherini. Poi Vucinic su rigore e Asamoah. Cambi azzeccati che hanno spaccato la partita, in effetti la rimonta porta con sé i loro volti, dimostrato sì che questa squadra deve imparare a calibrare le forze(lo scorso anno non c’era la Champions), ma è dotata di un carattere inossidabile. Al di là del rischio che si è corso, è stata una prova, un atto di forza con i pezzi da novanta in campo nel secondo tempo e manifesta superiorità nei momenti in cui la squadra gioca come sa e come vuole.
Nel mercoledì di Champions, invece, come gioco siamo stati perfino superiori ai blasonati avversari e il risultato, alla fine, sta perfino stretto. Solito problema: il poco peso offensivo. La partita è sembrata molto simile a quella di Genova, con un inizio timido e impacciato e l’iniziativa lasciata al Chelsea. Poi la Juve prende le misure e rischia di passare in vantaggio con Marchisio e Vucinic. L’uno-due di Oscar (secondo giocatore nella storia del Chelsea a segnare all’esordio in Champions) stenderebbe qualsiasi squadra ma non la Juve, che, ancora nella ripresa e ancora con i cambi decisivi, riacciuffa col gol di Quagliarella imbeccato splendidamente da Marchisio una gara riaperta nel primo tempo già da uno stoico(migliore in campo) Vidal, macinando gioco e terreno nel secondo tempo, schiacciando un Chelsea sempre pericoloso seppur in difficoltà. Una squadra che, dopo Genova, dà un’altra prova di forza. Con carattere, cuore, forza d‘animo, volontà. E ancora imbattuti. Statistiche e precedenti spiegano meglio che impresa sia stata: il Chelsea in 26 gare interne di girone non ha mai perso. L’anno scorso 6 vittorie su 6 (17 gol fatti e 2 subiti). Juve reduce da 6 sconfitte in Inghilterra, tra Ranieri, Capello e Lippi. Ultimo pareggio ottenuto nel ’99 cntro il Manchester Unite, 1-1. In gol proprio lui, il nostro mister in gabbia, Antonio Conte. Per la prima volta Pirlo fa il record negativo di passaggi(52, dietro Chiellini e Vidal. Anche il possesso palla è stato equilibrato, quasi pari. A dimostrazione di che partita combattuta sia stata, giocata con calma e tattica.
Ma, sabato sera allo Stadium, c’è già il Chievo che si ripresenta come la squadra ostica degli ultimi anni, ordinata in ogni parte del campo e pericolosa su ripartenza e in contropiede abituata a colpire le squadre avversarie prendendole sugli esterni(attacca per il 40% da destra). Forti anche sui calci piazzati, tra i punti deboli c’è lo sterile possesso palla, non di certo nelle corde e nelle abitudini di questa squadra che preferisce condurre un altro tipo di gioco. Contro il Chievo, infatti, spesso ci si espone e si cerca di fare la partita ma i precedenti, contro di loro, non sono del tutto felici. Impossibile dimenticare il pareggio interno per 3-3 nel 2008/09. In quell’occasione, 2 volte Pellissier ci punì in contropiede, su lancio lungo dalla retroguardia. Il terzo gol lo realizzò di testa su discesa profonda di un compagno sulla sinistra con cross sul secondo palo. L’allenatore era Ranieri e la squadra una compagine in crisi, spaccata all’interno dello spogliatoio. Tuttavia, nei 9 precedenti fin qui disputati il Chievo non è mai riuscito a violare il campo della Juve che ha concesso alla squadra scaligera appena 3 pareggi; le rimanenti 6 gare hanno visto Madama ottenere altrettanti successi. Ovviamente anche il bilancio delle reti è in favore dei bianconeri che conduce per 19 marcature a 11. L’ultima vittoria juventina contro il Chievo, in casa, è datata 23/08/2009 che grazie ad una rete realizzata da Iaquinta si impose per 1-0. Ferrara in panchina. In totale sono 18 le sfide tra le due compagini, 11 le vittorie bianconere, 1 vittoria del Chievo e 6 pareggi, 33 le reti messe a segno dalla Juventus, 17 quelle realizzate dal Chievo. Lo scorso anno finì 1-1 con gol di De Ceglie e Dramè e una Juve che, nonostante il solito dominio territoriale(60,8% di possesso palla, 425 passaggi utili su 505 effettuati sono solo alcune delle non più ormai sorprendenti statistiche) faticò a trovare la via della rete grazie ad un Sorrentino in stato di grazia e provvidenziale a più riprese su Padoin e in seguito su Pirlo. Pareggio che permise, all’epoca, di andare a -3 dal Milan capolista.
Il Chievo viene dalla sconfitta subita all’esordio, al Tardini, contro il Parma e dalla già fondamentale vittoria contro il Bologna, al Bentegodi, in chiave salvezza e dalla brutta sconfitta, sempre al Bentegodi, nell’anticipo dell’ora di pranzo di domenica scorsa contro la sorprendente e ordinata Lazio di Petkovic. Di Carlo possiede una squadra molto fallosa e che non si fa scrupoli in presenza di un ostacolo e che commette una media di 20 falli a partita. Sino ad ora ha concesso solo 5 corner in 3 partite. Non ha mai nulla da perdere ed è un tipo di mentalità che porta ormai avanti da anni.
Sabato sera, Di Carlo dovrebbe confermare Sardo e Jokic esterni di difesa, in attesa del completo recupero di Dramè. A centrocampo Rigoni L. sarà affiancato da Luciano e Hetemaj, mentre in attacco Rigoni M. potrebbe essere proposto come trequartista alle spalle di Thereau e Pellissier, inizio dalla panchina in tal caso per Di Michele. Squalificato Bentivoglio
Conte, invece, ci auspichiamo che continui il turnover lasciando riposare, questa volta, Pirlo, Barzagli, Marchisio e Giovinco anche se le condizioni di Vidal e Vucinic, da verificare, potrebbero costringere Marchisio e Giovinco a scendere ancora in campo per affiancare un Quagliarella in stato di grazia, Pogba e Giaccherini. In difesa dentro Marrone, sull’out di destra staffetta per Lichtsteiner ed Isla. Forza Juve.
@eldavidinho94










bisogna vincere e fare turn over non sara’ facile ma bisogna imparare