Juventus – Roma 3-0 Coppa Italia Sintesi
Atalanta-Juventus 2012 – Fino all’ultimo respiro
Non potevamo immaginare nulla a Bergamo, se non un’ Atalanta determinata a fare di tutto e di più per vincere, in bassa classifica e attualmente molto chiacchierata per le vicende note che ha coinvolto un loro ex giocatore.
Il primo tempo inizia con la Juventus in attacco che tiene un certo ritmo, il centro campo però è in difficoltà, Marchisio non è in forma e si deduce da subito, Matri non riesce a concludere ed anche Pepe sbaglia molto spesso, l’Atalanta dimostra di reggere difendendosi con carattere. Si teme un ennesimo pareggio, ma non sarà così. Il secondo tempo al posto di Marchisio, giustamente sostituito, viene inserito Giaccherini, e si ricomincia, la Juventus cerca il gol, e finalmente arriva, Pirlo offre un assist a Lichsteiner che rifinirà in un gran gol, ma non finisce qui.
La Juventus non si accontenta dell’ 1 a 0 e vuole di più, i giocatori sanno che Conte esige chiudere le partite con un netto vantaggio, serve il secondo gol, al 69mo Pepe, viene atterrato e si fa male cosi da dover lasciare il campo, Conte lo sostituisce con Marrone, insieme a Giaccherini saranno i protagonisti del raddoppio. La lezione del Cagliari è rimasta in mente e la Juventus ha vinto, l’Atalanta diversamente dal Cagliari che aveva mantenuto la lucidità mentale per contrastare l’ avversario, perde la testa, rendendosi conto che la squadra di Conte non è superabile, entrano in confusione commettendo diversi falli, ma niente da fare, il pressing dell’Atalanta nulla può fare contro una Juventus che non ci sta, che vuole e pretende il titolo di Campione di inverno, che ottiene.
Meravigliosa serata a Bergamo, la Juve è tornata ad essere protagonista del campionato, e Conte è raggiante, felice anche di aver visto il futuro in Giaccherini e Marrone, due giovanissimi che hanno consolidato il risultato. Certo, il campionato è ancora lungo, e con un punto dalla seconda, e a tre dalla terza, non è prudente parlare di scudetto, ma Conte sente che può farcela, che può insisitere per avere ciò che gli serve ad andare avanti per raggiungere il sogno della vittoria! Lo scudetto! E noi saremo tutti con lui.
Luna23
Senza parole
La nota positiva non è che siamo tornati campioni d’inverno, quello non lo abbiamo mai festeggiato e non vedo il motivo di iniziare oggi, anche se certo resta una gran bella soddisfazione. D’altronde nessuno si ricorda dei Campioni d’inverno di Ancelotti che persero lo scudetto a Perugia. Tutti si ricordano del diluvio, di Collina e di uno scudetto perso e scippatoci all’ultimo secondo, da scelte della Federazione assai discutibili. Questo è quanto. I conti di conseguenza, anche quest’anno, com’è normale li faremo alla fine.
La nota positiva invece è che siamo tornati a giocare un bel calcio dopo i due passaggi un po’ a vuoto di Lecce e Cagliari. Siamo tornati a giocare da squadra e senza dubbio in seria A , siamo più squadra di tutti. Con l’Atalanta abbiamo giocato bene (soprattutto nella ripresa) che se solo ”barcelloneggiassimo” un po’ meno , senza voler entrare col pallone in porta a tutti i costi , forse chiuderemmo anche le partite prima. La traversa da fuori di Vidal e il gol del nostro vantaggio, su colpo di testa, su invenzione di Pirlo, sono la dimostrazione che va bene il fraseggio palla a terra ma esistono tantissimi modi diversi di andare in gol e insistere a voler sempre fare l’uno-due davanti l’area avversaria può spesso voler dire limitare le proprie varianti. Molte volte, specie quando si incontrano squadre chiuse a riccio, palla a terra e uno-due , significa andare a sbattere contro un muro. Fra l’altro, continuo a pensare che battiamo pochi calci d’angolo dentro l’area limitandoci ulteriormente le possibilità, per non parlare dei tiri dal limite che in questa Juve pare siano particolarmente vietati. Qualche volta ci prova Marchisio… Ogni morte di Papa Vidal… Praticamente mai Pirlo, che pure è un gran tiratore. Bravissimi Giaccherini e Marrone che hanno dato un cambio di marcia alla partita.
Un mio personalissimo ringraziamento va a Matri. In un momento dove è attaccato da più parti, compreso da molti tifosi, in una serata dove Vucinic è più soporifero del solito e Pepe è in vena di fare tutto da solo, si spacca la schiena come pochi, fa pressing praticamente da solo su tutto il fronte d’attacco e se non segna è solo per la malasorte. Il gol arriverà Aleandro… vamos Aleandro… vamos. E veniamo alle note poco liete.
L’arbitraggio di Celi è stato in linea con gli arbitraggi di quest’anno, ovvero ”nel dubbio fischia contro la Juve”: episodi particolarmente strani non ce ne sono stati e la Juventus è stata ”troppa”, pure per questa volenterosa Atalanta per stessa ammissione del suo allenatore Colantuono. Il Mister Atalantino ha dimostrato davanti alle TV, di esser un galantuomo che capisce di calcio e di poter rimanere con la schiena dritta e con la propria testa, nonostante esser stato a Torino sulla sponda sbagliata e aver subito il lavaggio del cervello ogni santo giorno dalla migliore scuola dell’ antijuventinità, il Toro appunto. Dicevamo episodi particolarmente torbidi non ce ne sono stati salvo uno: una strattonata che Chiellini dà a Denis che lo ricambia di conseguenza e su cui i moviolisti ci han dato dentro con particolare sicurezza: rigore netto. Ora, a parte che come detto i due si strattonano a vicenda (anche se Chiellini inizia prima), a parte che Denis è in fuorigioco di qualche inezia ma è…, comunque sia io sono pronto a dire che un rigore cosi si può anche dare (in Italia, perché in Inghilterra ti ridono in faccia), a patto però che mi si facciano rivedere tutti i calci d’angolo che ha battuto la Juve (7-8) e mi si delucidi sul come mai cadono tanti giocatori bianconeri. Non so, avranno corso molto e mangiato poco! Sarà debolezza… Stessi episodi, ma metodo inverso per Milan e Inter dove il garantismo diventa la regola. Il fallo di mano di Nocerino è involontario (quelli di mani nostri a Cagliari invece no), il fuorigioco di Pazzini sul gol da 3 punti alla Lazio diventa difficile da vedere, il fallo di mano di Lucio in area è si volontario e il rigore ci starebbe, ma c’è un fallo prima di Klose… E sì, diciamo che Rizzoli è particolarmente sfortunato con le milanesi. C’è più di qualche amico mio bianconero che gode di questa situazione. ”Ora tornano a parlare male di noi i moviolisti, vuol dire che il palazzo ci teme”. Non so se sia un sintomo di schizzofrenia derivato dall’impotenza di cambiare questa situazione, ma io francamente dopo Farsopoli godo di queste cose come uno che esce dal carcere che si è fatto da innocente e si trova i Carabinieri che gli bussano alla porta di casa… ”Ancora non siete soddisfatti?”.
Alessandro Magno
“Torna” aria nuova.
Confesso che prima che iniziasse la partita con l’Atalanta, sapendo comunque di dover affrontare una trasferta difficile contro una delle squadre sorpresa del campionato, in una serata gelida, in un Atleti Azzurri d’Italia ostico, avevo il timore (non la paura, specifichiamo) che, in caso di nuovo pareggio o prima sconfitta (perché è nell’aria e prima o poi deve pur arrivare) si potesse cominciare a parlare di squadra in crisi o squadra già arrivata. Arrivata al traguardo che era quello di tornare a stupire i propri tifosi. Senza alcuna pretesa futura. Che si potesse parlare di squadra che, dopo un girone d’andata superbo e superlativo, oltre ogni più rosea aspettativa sia per Conte che per Agnelli ed i tifosi stessi, si fosse bloccata a livello mentale e fisico; che si fosse fermata ad un gradino insuperabile e dallo sforzo insostenibile qualora si volesse tentare di superarlo. Non facendo seguire ai progressi fatti miglioramenti consequenziali. Che si potesse parlare di una squadra che non si sentisse già forte ( e quindi neanche nella facoltà di potersi “regalare a nero” qualche partita di pausa sotto l’aspetto dell’aggressività agonistica), ma incapace di riprendere il percorso serrato dei primi mesi per limiti strutturali sin qui nascosti con intelligenza (ed il merito è di Conte) ma ora emersi inesorabilmente. Perchè la Juve ha i suoi difetti che, nonostante siano molto ma molto meno dei pregi, in un ambiente come il nostro s’ingigantiscono sempre sino a diventare un vero e proprio problema. Per fattori caratteriali, mediatici e di spogliatoio. Per ora, mi fermo all’aspetto astratto. Per quello pratico parla sempre il campo ed è giusto che sia così. Ricapitolando: a Lecce si vinse con mezzo tiro in porta, le gambe un po’ pesanti e la testa già distratta. Ma si vinse ed era fondamentale quello dopo la tremenda Befana trascorsa l’anno precedente. In casa, allo Stadium, contro il Cagliari, le cose sono andate tutte diversamente tranne che per l’aspetto mentale: testa ancora più distratta che ci è costata la vittoria, nonostante un ottimo inizio (azione di barcelloniana memoria con gol di Vucinic), e gambe molli con tante occasioni sprecate; ergo, poca lucidità sotto porta. Un po’ la musica che spesso si sente allo Stadium, gioco creato non direttamente proporzionale alle occasioni sfruttate. A Bergamo, pareva dovesse andare così sull’onda delle ultime apparizioni, occasioni e gol sprecati. Pronti via e Matri sciupa gol netto da tre punti. Poi Pepe, Barzagli palo, Vucinic, De Ceglie su rovesciata e colpo di testa, Vidal traversa piena e palla che torna in campo. Beffarda, quasi a non voler entrare. Troppe. Non le azioni ma le occasioni sprecate, togliendo quelle del secondo tempo di Matri, ancora Matri su pallonetto, Marrone. Finalizziamo poco. O perché non abbiamo la maturità per farlo o perché ci piaciamo troppo. Poi escono Marchisio per Giaccherini, Marrone per Pepe, Bonucci per Vucinic e la musica cambia, a cominciare dall’ingresso del primo, continuando con quello del secondo. Pirlo, oggi veramente troppo libero di ragionare, dribblare, cambiare gioco e svariare su tutto il fronte, imbecca Lichsteiner avventuratosi nei meandri profondi dell’area di rigore, in solitaria, che insacca di testa. È il gol dell’ 1 a 0, del vantaggio, della liberazione, presumo anche delle urla dei tifosi, della gioia dei calciatori stessi. Del mister. Zero a zero sarebbe stato un altro risultato bugiardo e fasullo. L’ennesimo. Sarebbe stata una punizione troppo severa. Da lì, il due a zero è facile, semplice, d’ordinaria amministrazione di chi sta raggiungendo, proprio nella partita della verità, una maturità mostrata a sprazzi nel gestire alcuni risultati di partite precedenti. Giaccherini e Marrone sono il duo che non t’aspetti e che confezionano l’azione del secondo gol. Affatto stucchevole nonostante le molte azioni belle che quest’anno ci hanno portato a fare gol, ultima in ordine di tempo l’azione tutta di prima di 7 giorni fa. Come non essere d’accordo col maestro Ricchiuti: “imbattuti, migliore difesa, campioni d’inverno,le nostre ex che parlano male di noi, polemiche sui rigori che non danno ai nostri avversari”. Il nostro girone d’andata lo aprono e lo chiudono Celi e Lichsteiner. Incroci che valgono tutto e non valgono niente ma che aiutano a fare confronti. Mi ha fatto veramente piacere l’ingresso in campo, nel finale, di Bonucci. Fa morale per il giocatore che sino ad oggi le ha giocate quasi tutte da titolare, sa di esser stato escluso inizialmente per l’errore fatto in Juve – Cagliari ma continua a sentirsi, in questo modo, partecipe ed in parte artefice di ciò che realizza la squadra. Attivamente e non passivamente, dalla panchina, aiutando i propri compagni e sentendosi coinvolto nonostante l’esclusione per scelta tecnica iniziale. Conte continua a mostrare diffidenza verso alcuni panchinari ed assoluta fiducia verso coloro che hanno conquistato, con pregi e difetti, il titolo d’inverno. Inserendo, ogni volta, qualcuno che magari ha raggiunto la maturità giusta per aggregarsi al gruppo solido, vedi Estigarribia, Giaccherini, Quaglia, Marrone. Oggi l’uscita pulita del pallone dall’area nostra è stata viziata dalla mancanza di Bonucci in fase d’impostazione. Chiellini non ha mai allontanato con criterio il pallone, ha sempre spazzato. Nonostante tutto, Bonucci serve perchè Conte sa come utilizzarlo. Il match winner è ancora Conte. Campioni d’inverno con riserva, o senza patemi? È più importante sottolineare le cose che non vanno e che andrebbero migliorate per il proseguo del cammino o l’ottimo lavoro sin qui svolto, veramente oltre ogni più fiduciosa prospettiva futura? Vi provoco. Attenti, il campionato non è finito. Sarebbe riduttivo che comincia ora poiché continua. Sotto con la Roma, c’è anche la Coppa. Italia però, ancora per quest’anno. Poi di nuovo i friuliani a distanza di poco.
eldavidinho
Un giorno allo stadio
Chi si aspetta di vedere uno stadio monumentale, scoprirà che lo Juventus stadium possiamo considerarlo uno “stadietto” .. cioè piccolo! Non ho esperienza in stadi, ho frequentato solo occasionalmente l’attuale olimpico del comune di Torino, e devo dire che dopo la ristrutturazione non era già male, ma la nostra “casa” è imbattibile in tutto.
Lo stadio della Juve, è situato nell’estrema periferia di Torino, confinante con il Comune di Venaria, la val di Susa e le alpi lo contornano, l’interno è sorprendente, nessun spettatore è escluso dallo spettacolo, i settori si sviluppano in altezza.
Come negli stadi inglesi, c’è la totale assenza della pista di atletica che permette la corretta visione a 360° abbracciando idealmente i propri campioni.
All’interno vi sono numerosi servizi tra i quali numerosi bar e ristoranti, all’esterno cioè nel medesimo isolato, sono sorti centri commerciali e negozi. Questo vasto complesso è molto ben gestito da un esercito di stewards a completa disposizione del cliente che si distinguono per l’efficienza ed anche buona educazione.
La partita scelta da noi è Juventus contro Cagliari, alle 14 siamo già dentro, per assistere ai palleggi delle due squadre e fare quattro chiacchiere con gli amici prima del fischio di inizio.
L’atmosfera è bellissima, elettrizzante, a parte una striscia di posti vuoti lo stadio è esaurito.
E’interessante come il pubblico sia diventato eterogeneo, il calcio è stato “sdoganato”, non più appannaggio solo maschile, ma interesse e divertimento per tutti, un tempo seguito spesso per sfogo e rabbia, un’opportunità di ritrovo per chiunque oggi.
Gruppi dei club, tifo organizzato, coppie, famiglie, amici, ragazzi, padri e figli, nonni con nipoti, ragazze, signore insomma tutti a divertirsi e offrire supporto alla squadra.
La tifoseria della Juventus è splendida e speciale, raccolta, gioiosa e festante, il bello di questo sport è la passione che unisce, azzerando le differenze delle condizioni sociali, non esiste nord, sud, est e ovest e ci si sente vicini e solidali con qualcosa in comune consapevoli di condividere un identità culturale unica e definita, il calcio è libertà, il calcio è democrazia.
Un boato esultante investe i giocatori al loro ingresso, e un’emozione dopo l’altra, ha accompagnato la speranza della vittoria dell’ultimo minuto.
La partita è finita, i giocatori scappano negli spogliatoi e con loro la nostra delusione, sarebbe più giusto sorvolare il risultato e alzarsi in piedi ad applaudire ugualmente, ringraziando anche chi ha sbagliato, ma in questi momenti la rabbia e tristezza prendono il sopravvento dimenticando in fretta lo spettacolo appena offerto, anche questo è il calcio ed i suoi operatori lo sanno.
Lo stadio si sta svuotando, si va a casa tristi e molto rammaricati, non è andata come ci aspettavamo, i commenti sono chiari e diretti, si fanno riflessioni e si distribuiscono colpe, ma dura poco, il giorno dopo si pensa già alla domenica che viene e alla prossima partita, e il tempo si fa carico di nuove aspettative.
Luna23
Bicchiere mezzo pieno, per ora.
Che qualcosa si fosse incrinato era evidente già dalla trasferta di Lecce quando, al ritorno dalle vacanze natalizie, si è data la colpa all’ormai famosa preparazione ”contiana” di Dubai, fatta di duri allenamenti atletici per ringalluzzire muscoli e gambe e fatta passare come il motivo principale della prestazione incolore e sottotono dei ragazzi, decisamente sulle gambe e senza benzina per cercare con convinzione la via del gol al “Via del Mare”. Bisogna premettere che, si spera, questo tipo di preparazione possa veramente tornare utile e pagare nell’ultima parte di stagione come molti ipotizzano. Detto ciò, l’enorme mole di gioco creata nella prima parte di stagione sino alla sosta natalizia si è ridotta, diciamo “stabilizzata”, tornata a livelli più normali perché non si possono e non si potranno sostenere sempre certi ritmi. Non è un caso, infatti, che dalla trasferta di Lecce alla gara casalinga col Cagliari la prestazione dei ragazzi, sotto certi aspetti, sia stata analoga. In entrambe le partite è mancato il filtro a centrocampo, vero motorino di tutta la squadra: la pressione di Vidal e gli inserimenti profondi di Marchisio, entrambi in netto calo fisico. Servirebbe una mezzala dinamica che faccia rifiatare, a turno, entrambi. Questo non si è riversato negativamente sulla difesa che ha comunque retto più che bene in entrambe le parrtite ma sull’ attacco, mancante in alcuni casi del cinismo giusto per colpire o chiudere la partita(come accaduto nel primo tempo contro il Cagliari), in altri latitante di tiri nello specchio perché si crea tanto gioco ma non si conclude mai e si torna a parlare, spesso, di giro-palla fine a se stesso e gioco privo d’originalità e guizzi vincenti. Nonostante in rosa non ci siano campioni, i limiti mostrati da questa Juve non sono tecnici poiché attraverso il gioco si può ovviare a questo, bensì limiti fisici(dovuti alla preparazione ed ai ritmi altissimi dell’andata), caratteriali(qualche fantasma, quando si prende gol come quello di Cossu, torna ancora) e di mentalità. Nel secondo col Cagliari, nonostante la solita determinazione nel cercare di vincere e portare a casa il risultato, abbiamo abbassato la guardia sottovalutando un po’ l’avversario e si è spinto con meno criterio rispetto ad altre volte. Hanno capito come fermare la Juve, gli avversari: mettere un giocatore fisso non più su Pirlo ma su Lichsteiner. Contro il Cagliari del preparato mister Ballardini, lo svizzero, nonostante la pecca dei quattro errati controlli di palla su cambio di gioco in corsa(è un suo limite quello del controllo di palla che non lo renderà mai un terzino tanto tecnico quanto carismatico e atletico sul piano della corsa) ha disputato una partita di grande spinta e vigore atletico che sin quando a Nainggolan non è stato detto di rientrare persino negli spogliatoi al fianco dello svizzero. Secondo me, invece, avrebbe dovuto far giocare Lichsteiner in modo meno spregiudicato: la posizione tropo avanzata dello svizzero, da essere a nostro vantaggio, ha consentito al Cagliari di trovare le giuste contromisure, nel secondo tempo, per stroncarci del tutto, marcando a uomo tutti i nostri quattro di difesa. Capitolo cambi: Conte ha l’abitudine(o il vizio, dipende dai punti di vista) di ritardarli sempre. Io mi sono fatto un’idea particolare, partendo comunque dal presupposto che sono i panchinari che non hanno smosso la partita o fatto la differenza. Come accaduto altre volte. Non sono all’altezza, per vari motivi, dei titolari che, arrivati a questo punto della stagione, necessitano di poche partite di riposo. Non so se oggi Giaccherini, Elia, Quaglia o Esti avrebbero potuto fare qualcosa. Oggi servivano i tiri da fuori o la giocata da fermo. Una punizione dal limite che non ci conquistiamo da una vita. Bisogna farsi più furbi: quando non sempre gli inserimenti delle mezzali sono efficaci si può e si deve tentare un tiro sulla ribattuta che quest’anno non si sono mai visti. Manca la giocata veloce, intelligente e d’astuzia a questa squadra che s’esprime con troppa umiltà. è la fotocopia in campo del Conte allenatore ai microfoni. Umiltà e lavoro. A iosa. Spesso Conte non cambia nessuno prima dell’ottantesimo perchè, secondo me, la Juve che si deve impegnare a recuperare o limitare a gestire il risultato, nelle idee di Conte, è quella che scende in campo dall’inizio/ i titolari/ quelli già ben amalgamati nel gruppo(ditelo come volete…), sui quali conta ciecamente e che sono già entrati nelle dinamiche della partita. La rotazione degli uomini, se proprio deve farla, Conte decide di applicarla all’inizio, magari sostituendo giusto un paio di titolari. L’idea è quella di finire, sempre, con gli stessi undici che hanno iniziato. Inoltre, quando gli avversari capiscono il nostro gioco(perché quasi tutti oramai l’hanno capito e l’hanno studiato a tavolino, trovando le contromosse alla transizione difensiva aggressiva e volta al repentino recupero della sfera, al possesso palla continuo, al giro difensivo basso, alle caratteristiche di Vucinic, Vidal, Marchisio, Lichsteiner in particolare…) ci si può limitare meno alla ricerca continua e maniacale del gioco come mezzo veicolante per arrivare nei pressi della porta. Soprattutto nei momenti difficili. I passaggi in verticale, sempre “puliti”, non sempre fanno male, anzi. Comunque bisogna trovare nuova linfa per la seconda parte del campionato perchè così non si riesce ad arrivare in piena corsa sino alla fine. Siamo entrati nella storia della serie A con il 18esimo risultato utile consecutivo da inizio campionato, senza mai aver perso ma, forse, serve qualche colpo in canna in più per entrare anche nella storia di questo campionato che stiamo disputando sopra ogni più rosea aspettativa ma che abbiamo il dovere di disputare puntando al massimo. Due punti persi sì, ma in virtù della sconfitta del Milan, credo che tutti abbiamo pensato più alla testa solitaria della classifica, nonostante il pareggio, che alla distanza che avremmo potuto acquisire sempre dai rossoneri in caso di vittoria nostra. Quindi un punto guadagnato, con qualche appunto da fare per il futuro. Bicchiere mezzo pieno, per ora. Deve essere per forza così.
eldavidinho
Restiamo calmi
Ieri pomeriggio abbiamo assistito all’ennesima prestazione opaca della Juventus. E’ la seconda dopo Lecce. Se quella la definii la peggiore partita della Juve ”Contiana”, questa è andata pure peggio. Devo dire che dopo un discreto primo tempo tutto è scivolato verso uno stato confusionale generale, secondo me non supportato da un adeguata condizione fisica. Condizione fisica che sarebbe pure sufficiente per una squadra normale, ma non lo è per una squadra che gioca come giochiamo noi, cioè sempre all’arrembaggio. Non so spiegarmi se questo sia dovuto al carico di lavoro effettuato nel ritiro natalizio o all’uso esagerato dei medesimi uomini in campo, tuttavia non ho mai visto, quest’anno, tanti controlli errati da parte dei nostri giocatori. Dopo aver ironizzato in settimana sull’interessamento nostro per Behrami devo ammettere che la prestazione di ieri mi ha aperto nuovi orizzonti. Forse più del sostituto di Pirlo occorre il sostituto di Marchisio – Vidal che mi sembrano moltissimo in riserva. Se è questo il discorso su Behrami, allora condivido e approvo.
Un appunto lo voglio fare senza nessuna polemica pretestuosa ai cambi, soprattutto a Del Piero e Krasic. E’ difficile entrare con la squadra che gioca male soprattutto quando non si gioca da parecchio tempo, però mi aspettavo qualcosa in più da loro due. Entrambi han sbagliato due gol facilissimi, carpe diem… Bisogna saper cogliere l’attimo. Fra l’altro io stesso ho criticato molto per le sostituzioni di Conte e questa volta che le ha fatte in anticipo sui suoi tempi naturali, e anche abbastanza condivisibili, pareggiamo. Il calcio è proprio strano. Quello che mi dà veramente noia, invece, quando le cose non vanno proprio per il verso giusto, è l’umore da becchini di moltissimi nostri tifosi, nemmeno fosse morto il gatto. Questo attacco di fifa non giustificabile. Ora, capisco la delusione, pure io voglio sempre vincere e volevo vincere, però non si può avere questi sbalzi d’umore ad ogni pari. Il giorno prima vinceremo lo scudetto, il giorno dopo ci ”caghiamo sotto” (scusate il francesismo). Suvvià… In questo mi piace moltissimo il nostro Mister, che difende i ragazzi anche quelli che non hanno giocato benissimo, e fa quadrato intorno a loro e intorno a sé. Mentre scrivevo questo pezzo si stava svolgendo il derby di Milano e con un occhio l’ho seguito. E’ appena terminato 0-1 per l’Inter. Come volevasi dimostrare il destino spesso ci mette del suo. Con un pareggio in casa contro il Cagliari ci ritroviamo da soli in testa alla classifica. Un giudizio mio sulle due squadre milanesi lo posso dare: noi a livello di gioco, intensità e corsa siamo larghissimamente superiori. I rossoneri sono ”palla ai solisti e inventatevi qualcosa”; i neroazzurri sono difesa e contropiede che nemmeno ai tempi di Nereo Rocco. Noi siamo al diciottesimo risultato utile consecutivo. Siamo primi in classifica e con la migliore difesa. Se me lo avessero predetto questa estate mi sarei messo a ridere. Prendiamo tutto per buono e andiamo avanti. La strada è ancora lunga.
Alessandro Magno













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