Alessandro Del Piero Dario legge il pallone racconta di Stefano Bedeschi #DelPiero #megliodinienteradio #ilpalloneracconta È il 1993-94 ed a Torino sbarca un giovanotto di belle speranze, dalla chioma riccioluta e dal destro mirabile. Il ragazzo si è già messo in mostra nel Padova, nella Primavera ed anche in prima squadra, nonostante la giovane età. «Lo sport mi è sempre piaciuto, giocavo un po’ a basket, a tennis senza maestro, però lo sport era il calcio e basta. Una passione irrefrenabile. Ero a scuola e pensavo alla palla, mangiavo con la palla e poi via, fuori. I miei genitori sono stati fantastici perché non mi hanno mai forzato né gasato. È quello l’errore grande. Il comportamento dei genitori è decisivo, per i figli sportivi. Io avevo anche l’esempio di mio fratello Stefano, più grande: era alla Samp, nella Primavera, con Lippi. Lui l’ha visto prima di me. Nel mio cortile spesso giocavo da solo: serve tanta immaginazione. Ero un campione della Juve, passavo la palla a Cabrini, a Tardelli, a Scirea, duettavo con Platini. E la mia Juve del cortile era anche piena di stranieri: oggi Maradona, domani Van Basten, dopodomani Zico o Gullit; ed io facevo goal. Il primo torneo lo gioco con una vera divisa, gialla e blu: scuola Comunale di Saccon. Il gialloblu era anche il colore del Conegliano. Le magliette tutte identiche vogliono dire squadra. Quel torneo lo perdemmo in finale ai rigori, vabbeh, succede, non sarebbe neanche stata l’unica volta. Sono andato via di casa a tredici anni. Ero affascinato, stavo al Padova, era un’altra dimensione: necessaria, per provare a essere davvero un calciatore. Però il primo anno è stato difficile, io sono un ragazzo timido, ancora adesso lo sono. Si viveva in quattordici dentro una stanza, il pranzo arrivava scotto dalla mensa, al ritorno dalla scuola era immangiabile: però, così cresci. Ero il più piccolo, di età e di corporatura: poi, oddio, non sono diventato Shaquille O’Neal, però mi difendo. L’inizio, devo dire, fu un po’ traumatico. Mia mamma ricorda di quando andavo a prendere il treno e si raccomandava, “stai vicino alle altre persone, fai attenzione”. Dovevo cambiare a Mestre, aspettavo la coincidenza anche trenta, quaranta minuti. Poi, mamma e papà vennero a trovarmi a Padova, ed io: “Occhio al cambio di binario a Mestre”. Ecco, mia mamma dice che in quel momento capì che ero diventato grande. Succede quando sono i figli a preoccuparsi per i genitori, e non viceversa». I numeri ci sono e così il presidente Giampiero Boniperti e l’allenatore Giovanni Trapattoni, decidono che quell’Alessandro Del Piero merita di far parte della Juventus. A diciannove anni, la giusta collocazione è la Primavera e così Ale entra nella rosa di mister Cuccureddu, divenendone subito un leader. Quella è una squadra che regalerà alla massima serie giocatori di tutto rispetto come Cammarata, Manfredini, Squizzi e Binotto. Il talento purissimo di quel giovanotto veneto emerge con prepotenza e guida la Primavera a una doppietta irripetibile: Torneo di Viareggio e scudetto di categoria: «È stata una bella esperienza, indimenticabile. Era una squadra forte quella Juventus Primavera, che è riuscita a imporsi in due manifestazioni in cui la vittoria bianconera mancava da molti anni. Anche se per la prima squadra quello non fu un grande anno, ma una stagione di transizione, a livello giovanile ci siamo tolti una bella soddisfazione». Si allenava già con la prima squadra, però: «Diciamo che ero a metà, ma con la prima squadra mi allenavo regolarmente, andavo in ritiro e mister Trapattoni mi fece anche giocare. Alla fine ho totalizzato quattordici presenze e cinque goal. Che dire? Come primo anno alla Juventus è stato meraviglioso». Che il ragazzo avesse una marcia in più, del resto, si era già capito a inizio stagione: se con i pari età Del Piero sembra un extraterrestre, basta una settimana d’autunno per vedere come, con i grandi, si trovi già perfettamente a suo agio. Il 12 settembre del 1993 Ale fa il suo esordio in serie A, a Foggia: «Se devo essere sincero, più che il momento in cui sono entrato in campo, ricordo di più l’emozione della gara vissuta dalla panchina. Ero davvero assorto dalla partita. Eravamo in parità contro un Foggia, che allora era forte. Diciamo che ho emozioni e ricordi più forti della settimana successiva». Tre giorni dopo, in Coppa Uefa, contro il Lokomotiv Mosca, ecco il debutto in Europa. Il 19 settembre poi; al Delle Alpi, all’80° minuto di Juventus-Reggiana, Del Piero timbra il 4-0 di una partita già segnata. Sembra un goal poco importante, visto il punteggio. In realtà, a pensarci ora, è il primo capitolo di un libro che riscriverà la storia bianconera: «È stato un giorno davvero esaltante. Abbiamo vinto, ho segnato la mia prima rete ed era anche l’anniversario di matrimonio dei miei genitori. È stato un giorno speciale in tutti i sensi». continua…
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⚽ Alessandro Del Piero | Dario legge il pallone racconta di Stefano Bedeschi
8 marzo 2016 – commemorazione della donna – Juventine d’assalto: incontro con Angela Butera
Il blog di Alessandro Magno, augura a tutte le donne amanti delle sport e a tutte le tifose appassionate di calcio, una felice festa della donna, per la rubrica “Juventine d’assalto” presentiamo una tifosa veramente speciale, Angela Butera, grande appassionata ed esperta non solo di Juventus.
Intervista di Cinzia Fresia
Juventine d’assalto … incontro con Angela Butera

Ciao Angela, quest’anno sarai tu, la protagonista di Juventine d’assalto, vogliamo conoscerti meglio, nonostante la tua giovane età sei profondamente competente in materia calcistica, segui altri campionati oltre al nostro?
Ciao, premetto che il nostro lo seguo solo per la Juve perchè negli ultimi anni più che un campionato, quello italiano è una lotta continua a screditare la Juve ed accusarla di complotti assurdi. Seguo la Premier e la Liga, sono due campionati che mi affascinano tantissimo e non solo dal punto di vista puramente calcistico, ma anche per il tifo, anche guardando le partite attraverso uno schermo si riesce a percepire l’amore e la passione dei tifosi verso la propria squadra, sopratutto delle squadre “provinciali”. Per quanto riguarda il calcio giocato, sono due campionati completamente diversi dal nostro, ogni partita ha un fascino particolare, non c’è nulla di scontato e anche le squadre sulla carta meno forti giocano per 90 miuti con una grinta e una passione che nel campionato italiano difficilemente si vede, non si barricano in difesa anche se davanti hanno dei mostri, ma cercano di dare il massimo sempre e a volte riescono nell’impresa, basti vedere il Leicester di Claudio Ranieri in testa alla Premier.
Quando è cominciata la tua passione per la Juventus?
Non saprei dare un’età precisa, ma fin da piccolina. Ho iniziato ad amare questi colori grazie a mio zio e a cui sarò sempre grata.
Differenze tra la Juventus di Antonio Conte e Massimiliano Allegri:
Sono entrambi due grandi allenatori ma allo stesso tempo molto diversi. La Juventus di Conte era la Juve dei record, più c’erano record da battere più Conte si divertiva a distruggerli peccato che in Europa non abbia trovato la chiave giusta per portarci lontano, e nemmeno in coppa Italia cosa che è riuscita ad Allegri al primo colpo portandoci a Berlino e conquistando la decima coppa Italia credo che la più grande differenza tra i due sia che Allegri ha imposto la sua idea di gioco lentamente dando a tutti i giocatori la possibilità di assimilare il tutto mentre Conte ha cercato di trasmettere subito le sua grinta la stessa che metteva lui in campo voleva vederla nei suoi giocatori ma non è per nulla facile incarnare subito quello spirito juventino che voleva lui.
Angela tu sei una persona che dice quello che pensa, e non ha paura di esprimersi o di sentirsi discriminata come donna che parla di calcio, parlando di Alex (Del Piero) nostro capitano, leader, simbolo, campione completo, è stato tutto per la Juventus e i tifosi, mi dici il tuo parere su questa vicenda e della dolorosa frattura tra lui e la Juventus, secondo te si poteva evitare?
Sono sempre più convinta che si poteva evitare o perlomeno si doveva gestire diversamente. Ogni volta che parlo di questa vicenda ho davanti la sua ultima partita, la sua uscita dal campo tra gli applausi di tutto la Stadium e le lacrime di molti, e tra me e me dicevo, sarà uno scherzo ora Agnelli scende in campo e dice che Alex resta ancora con noi, invece era tutto vero, Alex ci stava dicendo addio. Onestamente mi sarei aspettata una partita di addio come compete ad ogni grande campione, invece nulla, è stato trattato come un normale giocatore. Purtroppo non verremo mai a conoscenza dei reali motivi che hanno portato a questa dolorosa vicenda ma su una cosa sono sicurissima, il gesto di Alex nell’aver firmato il contratto in bianco non è andata giù ad Agnelli e l’anno successivo gli ha dato il ben servito, in tutto ciò credo ci sia anche lo zampino di Antonio Conte che evidentemente vedeva Alex come un ostacolo tra lui e gli altri giocatori.
Cosa pensi dell’attuale gestione societaria?
Ammeto che all’inizio non amavo particolarmente la gestione societaria però con il tempo sto inziando ad aprezzarne l’operato, la cosa che mi piace particolarmete lo stile Juve rimasto inalterato nel tempo.
Chi apprezzi maggiormente nella Juventus attuale?
Marchisio, un giocatore con la Juve nel cuore, il presente e il futuro della Juve
Alex a parte, chi ti manca di più?
Sono tanti i giocatori che mi mancano, Nedved, Zidane, Camoranesi, Trezeguet, giocatori che hanno dato tanto per la Juve e che hanno amato questi colori
Parliamo di Hernanes, un giocatore che ti piace molto, cosa non sta funzionando tra lui e la società?
O è Allegri a non volerlo?
Hernanes, lo adoro, credo di essere se non l’unica ma tra i pochi felice del suo arrivo, aspetto questo momento fin dai tempi della Lazio. Il principale problema con Hernanes credo dipenda dalla società, Allegri aveva chiesto un giocatore con determinare caratteristiche, la società all’ultimo momento ha scelto lui, che secondo un mio modesto parere è bravo, ma che Allegri non sa dove collocare perchè ha già chi ricopre il suo stesso ruolo. Io comunque aspetto foduciosa, arriverà il suo momento.
Angela, dimmi sinceramente, cosa manca oggi alla Juventus e quale giocatore vedresti bene?
E’ difficile dire cosa manca ad una squadra che vince. Se proprio dovessi dire qualcosa direi un po’ di cattiveria in più in alcune partite, quelle più importanti, tipo la finale di Berlino. Un giocatore che vorrei, sono molto esigente in questi casi, nulla da togliere ai nostri attuali giocatori, ma io porterei alla Juve David Silva grandissimo giocatore, Pedro, giocatore che si adatta a tantissimi ruoli o Isco, talento sprecato nel Real, ebbene si, ho una speciale preferenza per i giocatori spagnoli.
Ho notato in questi anni in cui ci troviamo a parlare di calcio che un’opinione espressa da un uomo ha una valenza, mentre la stessa dai medesimi contenuti detta da una donna, viene contestata, sei d’accordo?
Alcuni credono che il calcio sia “roba da uomini”, e pensano che le loro opinioni siano le uniche accettabili. Io onestamente non ho mai dato peso a questo, esprimo la mia opinione sempre e non mi importa se abbia valenza o meno. A volte passo anche per “saputella” e anche se l’idea non mi piace vado avanti per la mia strada senza badare alle chiacchiere maschiliste.
Sei dell’idea che se nel calcio ci fossero più donne, sarebbe un’ambiente migliore?
Assolutamente si, ci sono donne che sono molto più competenti degli uomini perchè a differenza di quanto pensano tanti le donne vedono il calcio in modo più razionale rispetto a come lo vedono gli uomini. Non tutte le donne ovviamente, molte più che il calcio seguono il calciatore e forse a causa di questo che tanti credono che le donne non debbano avere a che fare con il calcio.
Angela, secondo te, vinciamo qualcosa quest’anno?
Preferisco rispondere con quello che spero di vincere, la Champions, attesa da tanti, troppi anni.
Buon compleanno Capitano. Unico e solo e inarrivabile Capitano.
La maglia numero 10 della Juventus
Articolo di Alessandro Magno
Ho assistito un poco con stupore alla diatriba fra tifosi sull’eventuale concessione della maglia numero 10 ad Arturo Vidal, devo dire che lo stupore è iniziato già con la richiesta di quest’ultimo di indossarla. Francamente non me l’aspettavo. Chiariamo subito sono il primo estimatore di Vidal, giocatore straordinaio che considero incedibile, cosi come è noto, sono fra i più grandi estimatori di >Alessandro Del Piero.
Quindi veniamo al punto. Se io fossi l’allenatore e dovessi dare io i numeri di maglia credo che il 10 non lo darei a Vidal. Il 10 è da sempre l’incarnazione del giocatore di fantasia, del regista, del faro di una squadra. 10 lo sono stati Platini, Baggio, Sivori e Del Piero nella Juve, ma anche Pelè e Maradona, Gullit, Rivera, Matthaus. In questo Vidal non mi pare che come tipo di giocatore incarni l’idea che ho io del numero 10. E’ più un numero 8 o un numero 4.
Va detto anche che il 10 lo han portato anche alla Juve giocatori come Magrin, Vignola, Marocchi. Giocatori senz’altro buoni (a Vignola dobbiamo una Coppa delle Coppe) ma sicuramente non eccelsi, e soprattutto lontanissimi parenti dei sopracitati. Marocchi poi anche lui, piuttosto mezzala e non fantasista.
Va anche detto che se questo fosse il criterio, il 10 attuale della Juventus, dovrebbe essere senza dubbio Pirlo o al massimo uno fra Giovinco o Quagliarella. Ci sono stati poi nella storia grandi numeri 10 che lo erano in tutto e per tutto ma per una questione di ”precedenze” nella loro squadra non lo hanno mai indossato, e questo è il caso di Zidane numero 21 nella Juve e 5 mi pare nel Real Madrid.
Eviterei sinceramente sul tema la questione morale, incentrata sul fatto che sia il numero ereditato da Del Piero, anche perchè ricordo che dopo Platini passò a Magrin e che lo stesso Del Piero lo ebbe in dote da Baggio quando era ancora un giovane di belle speranze e non certo se l’era già ”guadagnato” sul campo. Oltretutto se fosse una questione di guadagnarselo sul campo credo che Vidal se lo sia meritato più di altri con due annate straordinarie.
Ricapitolando se io fossi il mister e fossi chiamato a decidere sul numero 10 non lo darei a Vidal perchè non mi sembra un numero 10 per come io lo intenda, ma siccome oggi non è cosi che si decidono i numeri di maglia e decidono i giocatori, e una maglia effettivamente vale l’altra, io credo che se Vidal se la sente ”la numero 10” sia giusto dargliela. Non ho mai condiviso le americanate per cui una maglia di calcio debba esser ritirata e in questo il grandissimo Aex Del Piero è sempre stato coerente nelle sue dichiarazioni di volerla ancora in campo. Io credo che ”la 10” l’anno scorso non sia stata presa da Giovinco per una questione scaramantica e di rispetto verso l’ex Capitano. Fine. A questo punto dopo un anno sabbatico credo sia giusto ora ”la 10” torni in campo.
Se penso poi che c’è il rischio che la prenda un ”viola” come Jovetic… beh credo che sia giusto darla a Vidal.
Gli articoli di Alessandro Magno escono su:
ilblgodialessandromagno.it , Juvamania.it , ladivinajuventus.it , ilbianconeronews.blogspot.it
Del Piero: la storia che non ha un finale
Di Alessandro Magno.
E’ assolutamente eccezionale, l’attenzione che catalizza ancora oggi Alessandro Del Piero. Noi che gli vogliamo bene abbiamo aspettato e seguito con ansia le novità che arrivavano giorno per giorno, quasi come quelle che parlavano del tanto agognato top player. Moltissimi hanno anche sperato che avvenisse il miracolo per cui potesse rimanere alla Juventus, ma devo dire che io a questa eventualità non ci ho mai creduto e alla fine lo ritengo pure giusto. Dopo quel saluto emozionantissimo ed emozionatissimo dell’ultima di campionato, dopo aver sollevato la coppa dello scudetto, sarebbe stato un tornare sui propri passi (da parte del Club e da parte di Del Piero) che sarebbe andato aldilà dello stile che sempre è stata caratteristica peculiare di questo grandissimo uomo (prima che immenso giocatore). Non facciamo pagliacciate che salutiamo tutti e poi diciamo: ”No scusate abbiamo scherzato si replica”. E’ andata così, amen… Prima o poi doveva succedere. Lo sapevamo. Quello che è chiaro però è che quel giorno si è voltato pagina come è nel corso delle cose, ma non si è dimenticato un uomo e la sua grandezza, né tantomeno si son buttati nel cestino 19 anni di storia sontuosa di Del Piero e della Juventus. Questo è una amore indissolubile che continua. Gli Juventini continueranno ad amare Del Piero, qualsiasi cosa faccia, così come lui continuerà ad esser Juventino e rappresentare la Juventinità a divinis, nonché ad amare la sua gente.
Quella maglia di Del Piero, che nessuno ha ancora preso, sta ancora di più a suggellare quanto vuoto lascia il nostro grandissimo Capitano nello spogliatoio e nel cuore dei tifosi. E’ stata un attestato di stima ulteriore che nessuno ha chiesto ma che i suoi ex compagni di squadra gli han voluto tributare comunque. E hanno fatto bene, non c’è che dire, tanto più perché non richiesto e\o costruito a tavolino. Arriverà poi chi metterà il numero 10 in futuro, non c’è dubbio, ma per ora prendiamoci una pausa e non carichiamo di responsabilità qualcun altro che per quanto bravissimo, possa esser al momento, non può esser tanto così. Tanto come Del Piero. Non mi voglio dilungare né tantomeno voglio entrare in polemica con qualcuno che pure se lo meriterebbe. Non voglio neppure scrivere cose strappalacrime che quando si parla di Del Piero sono anche facili da stimolare.
Cosa posso dire a uno dei pochissimi giocatori che in carriera hanno alzato la Coppa del Mondo, la Coppa Intercontinentale e la Champions League? Un giocatore che è stato capace di esser capocannoniere in serie A e in serie B. Un giocatore che a 38 anni, pur in una stagione da comprimario, è stato capace di segnare una punizione che è valsa uno scudetto. Uno che ha battuto quasi tutti i record che poteva battere. Un ragazzo che ha avuto tantissime cadute e sempre si è rialzato. Che ha ribaltato ogni pronostico. Che è stato capace di incarnare anima e corpo lo spirito della società che per lunghi anni ha rappresentato. In campo e fuori. Non c’è da dirgli nulla se non ringraziarlo e continuarlo a seguire con affetto. Lo hanno ringraziato avversari e compagni. Bellissimi i pensieri di Totti e di Bonucci, ma anche quelli di Vucinic, Marchisio, Krasic, Inzaghi, Bianchi ecc… Fra l’altro anche molti di questi, concorrenti nel ruolo da titolare (in Nazionale come nella Juve) che ricordano con affetto Alex a riprova di un Campione sempre leale e che tante voci messe in circolo in passato, per dargli discredito erano solo sciocchezze di gente che rosica (Juventini e non). S’è scomodato persino uno come Blatter che non sente la necessità di consegnarci la Coppa del Mondo quando la vinciamo ma evidentemente di salutare Del Piero si. Mi fa veramente strano questa cosa. Mi fa sorridere. Non so se Blatter abbia avuto un pensiero ad esempio per Drogba, fresco vincitore della Champions che è andato a giocare in Cina. Perdonatemi l’ignoranza se lo ha fatto e mi è sfuggito, non lo so, ma certo che per Alex l’ha fatto. Alex è fantastico. Questo è Alex. Lo sanno in tutto il mondo.
Quando tempo addietro si era capito che a fine anno questa lunga avventura con la Juventus non avrebbe avuto un seguito, amici mi chiesero dove preferivo che Del Piero giocasse, dissi: ”ai Cosmos come Pelè”. Pur sapendo che i Cosmos oggi non ci sono ancora, che sono falliti e si stanno ricostituendo e quindi questa era una soluzione impossibile o comunque difficilissima da realizzare. Tuttavia che Alex facesse lo stesso percorso di Pelè andando da ambasciatore del Calcio bello e spettacolare, a insegnare calcio in un posto dove ne avevano bisogno, era una cosa che mi affascinava. Se poi questo posto era pure lontano, lontanissimo dalla sua Juventus era pure una cosa che intuivo o inconsciamente speravo. Magari è stata una pura combinazione ma il fatto di giocare in un posto dove sarà impossibile affrontare la ”sua” Juventus da avversario sa di cosa bella. Chissà se Alex ha fatto questa scelta proprio per non giocare contro la Juve. Non lo so ma mi piace pensarlo.
Una cosa è certa, continuerò a seguirlo con affetto e magari comprerò pure la maglia del Sidney col suo nome e il suo numero, e la porterò magari dentro lo Juventus Stadium. Del Piero aveva voglia ancora di giocare e va dove gliene danno l’opportunità e dove le pressioni sono notevolmente minori che da noi. Non se la sente ancora di esser un ex-calciatore. E’ la sua scelta va rispettata. Gli auguro ogni bene e aspetto il suo ritorno. Questo non è un addio ma un arrivederci Capitano.
A presto mio capitano.
Guarda che non si cancella una vita cosi che te lo dico a fare,
e questo amore impossibile la storia di un film che non ha mai un finale. (A. Amoroso).
Alessandro Magno
articolo presente anche su Juvemania.it
Farewell …Alex Del Piero.
“Il mio regno per un pallone!” sembra gridare Alex Del Piero a tutto il pubblico bianconero e a chi lo vuole “prepensionare”, no! Non ci sta Alex continuerà a giocare ma non alla Juventus.
Ciao Alex, è stato bello averti tutti questi anni, per me e mi auguro per tutti gli juventini non cambierà niente, ammireremo l’atleta e l’uomo che è in te.
Ed è con queste parole che saluto Del Piero, non volevo scrivere un necrologio perché non è morto nessuno, dall’inizio dell’anno che siamo tormentati da questo abbandono annunciato “Del Piero se ne va..”, non mi sembra ancora vero vi dirò, figura imprescindibile dalla Juventus, sarà difficile non vederlo più, anche se quest’anno ha giocato poco o niente, era là e a noi bastava. Ma le favole non durano per sempre, anche per l’uomo Del Piero, che oltre a lasciare la Juventus, andrà via da una città che era diventata la sua, dove si è sposato e diventato padre.
Ma d’altronde si appartiene a se stessi e non al posto di lavoro, 19 anni sono tanti, e Alex stesso non trovando più le condizioni favorevoli per rimanere è corretto vada incontro a nuove esperienze, stimoli e crescita personale.
Nella vita ci sono momenti in cui bisogna essere uomini con la U maiuscola, esattamente come lui, che ha accettato tutto senza mai lamentarsi, cercando pubblicamente di difendere e rappresentare l’ azienda e il suo pubblico dalle brutture di questi ultimi anni, ha accettato la serie B senza battere ciglio, mai un gesto feroce, mai un colpo di testa, non ha contestato le decisioni che lo hanno visto in panchina per quasi tutto questo ultimo periodo.
Sarà un grande dirigente un giorno, o chissà anche presidente di cosa vorrà lui.
L’ultima giornata disputata è stata un autentico “Del Piero day”, sembrava esserci solo lui in campo, gli occhi, gli sguardi e le lacrime solo per lui.
Non ci sarà mai un adeguato addio, una festa che possa tributare questa chiusura quando una persona ha rappresentato così tanto, non solo un idolo casalingo, ma un vero patrimonio sportivo italiano, penso non ci sia stato uomo e campione più amato e ringraziato quanto lui.
Asciughiamoci gli occhi e regaliamogli un sorriso, facciamo spazio al buon umore e lasciamo la tristezza alle spalle perché niente è finito, tutto ricomincia.
Luna23
Neanche il cielo
L’ineluttabilità di certi momenti dovremmo metabolizzarla prima che essi accadano, dovremmo cercare di guardare la realtà prima che si presenti nella sua forma più crudele.
Dovremmo…
Bella cosa, la speranza.
Ti fa vivere anche l’ultimo istante con la convinzione che qualcosa possa ancora cambiare, che il tempo possa contraddire se stesso e offrirsi ai desideri.
Desideri….
Protagonisti e spettatori dell’eterno duello, Sturm und Drang contro classicismo, finito contro infinito, dicotomia contro antinomia, nessun Pirandello ad unire flussi e forme.
L’ultimo atto va in scena, nessun ripensamento, un amore folle spezzato, ha vinto la luna, ma tu sei il cielo, o forse di più.
Caro Andrea, ieri non mi hai privato di un calciatore, mi hai strappato un sogno.
Massimo Gizzi
Del Piero per sempre.
Sai la gente è strana, prima si odia e poi si ama. Cambia idea improvvisamente…. quando la moda cambia, lei pure cambia…..senza serietà come fosse niente……Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell’universo, un punto sei, che non ruota mai intorno a me, un sole che splende per me soltanto, come un diamante in mezzo al cuore. Tu……(Mia Martini).
Tutto deve passare cosi è la vita. A volte in certi passaggi si può fare di meglio, io penso di si. Non ce l’ho con il Presidente anche se una deroga a Del Piero io l’avrei concessa. Non è colpa di Andrea Agnelli se altri prima di lui per assenza di un carisma che gli consentisse di tenere insieme il popolo juventino nel momento peggiore della loro storia, hanno scelto di delegare ad Alex questo compito nobile, arduo e ingrato allo stesso tempo. La famosa frase pubblicata su tutti i giornali: ”Un cavaliere non lascia mai la sua signora”, non fu idea di Alex ma di quella dirigenza ricordata non proprio per avere grandi capacità. Dicevo non ce l’ho con il Presidente che probabilmente anche giustamente ha deciso di riportare le cose nel giusto ruolo, perchè un giocatore non può sostiutirsi ad una squadra. Questo lo capisco. Capire però dovrebbero quelli che in questi giorni hanno criticato Del Piero dicendo che fosse lui ad aver voluto tutto questo. Sbagliato. Alex si è prestato. Certo a chi non farebbe tanto piacere avere tanto onore? Ma altri si sono rifiutati e loro si hanno fatto bene i loro comodi. Per il nostro bene Alex ci ha tenuti uniti quando altri non avevano le palle per farlo.
E’ stato il Generale che mentre noi eravamo lontani da Roma e la stessa bruciava, ci ha tenuto insieme nelle battaglie. Mentre a Roma facevano la politica noi facevamo la guerra, uniti come fratelli. Come Ezio contro Attila. Non abbiamo tradito Roma e non la tradiremo mai, ma Roma che prima ci ha utilizzato ora ci ha guardato con non poca diffidenza. Questa è stata una brutta cosa. Pazienza, nella nostra lealtà totale non abbiamo marciato contro. E’ bene aggiungere che all’ analisi finale quasi tutti gli Juventini non hanno tradito il loro Generale. Ero in piazza Castello a Torino fra i 400 mila a festeggiare e ho visto il tributo ai giocatori e al Capitano. Ho visto, sentito e cantato il nome del Capitano. Ero con gente che veniva dallo stadio e aveva assitito ad un tripudio di cuori e di lacrime. Al più caloroso addio a una squadra che io ricordi, finanche perchè non preparato. Al giro di campo durante una partita più clamoroso che io abbia mai visto in vita mia. Diciamolo: in quel momento non fregava a nessuno della partita. In quel momento c’era solo da omaggiare il nostro Generale che era sceso per l’ultima volta nella sua (nostra) Arena. Non ce l’ho con il Presidente ripeto, forse è giusta la sua scelta. Ce l’ho con quella parte del tifo che a mio parere ha voltato pagina troppo presto. Ce l’ho con chi solo un anno fa gridava il nome di Del Piero e ora gli ha voltato le spalle. Ce l’ho con chi solo per un attimo ha pensato di fischiarlo allo stadio. Questi ultimi poi sono 4 gatti sfigati e glielo dico e non mi frega nulla se si offendono. Vi dovete solo vergognare per aver pensato anche per un solo momento uno squallore simile. Lo stadio ha emesso la sua sentenza ieri: siete un esigua minoranza. La Curva Nord, secondo anello, ha scritto: ”Del Piero non è importante è l’unica cosa che conta”. La Curva Sud dove c’e’ ‘chi comanda’ ha omaggiato con 20 minuti di applausi scroscianti.. Amen. Zitti. Fatevene una ragione. La Curva ama la Juve ed ama il suo Capitano. Roma e il suo Generale. Le due cose sono insicindibili, non sono contrapposte, fanno parte della stessa storia, della stessa famiglia. Agnelli non vi ha chiesto di odiare Del Piero, neppure una volta. Ha preso la sua decisione come è nelle sue mansioni e nelle sue responsabilità, ma voi vi siete subito ugualmente schierati dalla parte forte. Certo molto facile questo. Molto comodo ancorchè poco coraggioso. Molto più difficile mettersi dalla parte di un figlio di un elettricista rispetto che al figlio di uno che possiede magari delle centrali nucleari. Lo capisco ma non lo apprezzo. Sarà perchè pure io son figlio di un maestro di scuola, sarà perchè anche io come Del Piero sono cresciuto in mezzo alla strada, in mezzo alla gente normale. Alex deve andare….e va bene mi piange il cuore, ma lo capisco. Alex come Garibaldi a Teano risponde ”Obbedisco” ma come Garibaldi non è contento, perchè come Garibaldi sa che si poteva fare di meglio. Mi auguro solo che il suo esercito non venga mandato al forte di Fenestrelle come è succeso ai Garibaldini. Grazie a Dio Andrea Angelli non è Vittorio Emanuele.
Sono sicuro che il Presidente farà una grande Juve, lo stà già facendo, perchè è un ragazzo in gamba e ha carisma. In soli due anni ci ha già riportato a vincere lo scudetto. Una gran cosa. Lo ammiro, anche se non sono disposto ad ammainare i miei sentimenti in forza di uno scudetto seppure bellissimo. Come molti di voi sono un po triste e un po felice. Chiedo solo umilmente al Presidente, che possa fare rientrare nei ranghi il nostro Generale quando smetterà. A Del Piero ho due sole cose da dire, la prima è la più importante : Io non ti ho tradito. La seconda vorrei che tu la prendessi come la mia carezza sul tuo viso. Spesso inzio i miei articoli con una canzone, per te Alex chiudo anche con una canzone, non l’ho mai fatto. Si tratta di Hey Jude la canzone che Paul Mc Cartney scrisse per la pena che provava a vedere il piccolo Julian Lennon, abbandonato da suo padre John. Questa canzone fa:
Hey Jude don’t make it bad, take a sad song and make it better. Remeber, to let her into your heart, then you can start to make it better…… And anytime you feel the pain hey Jude refrain, don’t carry the world upon your shoulders for well you know that it’s a fool.
Hey Jude non essere triste, prendi una canzone triste e rendila migliore. Ricorda di lasciarla entrare nel tuo cuore, così potrai iniziare a renderla migliore…. E ogni volta che senti dolore hey Jude, trattieniti. Non portare il peso del mondo sulle tue spalle, perchè lo sai bene che questo è folle. (The Beatels).
Alessandro Magno
DI PIU’, NIENTE
Solo lui può.
Articolo datato 12 maggio 2011 riguardante l’ultimo rinnovo contrattuale fatto all’epoca da Del Piero con la Juventus. Ritorna d’attualità e mi piace riproporvelo proprio in vista dell’addio del Capitano…
Ma che, stiamo scherzando? Su questa perplessità ci torniamo dopo, con calma. Ora non c’e tempo e non è il momento, c’è altro da dire. Che Del Piero ha firmato. Eh sì. Qualcosa la dobbiamo pur scrivere, no? Osama, William e Kate. Berlusconi sia in campo (quello della politica) che fuori (quello del calcio), Mourinho, il Barca. Tutti temi di tutto rispetto, trattabili, ci mancherebbe, ma si scrive troppo e si pensa troppo poco alle parole da buttare sul foglio. Spesso ci si trova costretti a parlare di temi che ci vengono ossessivamente proposti senza criterio, a ruota libera, in ogni modo, in ogni luogo, in ogni tipo di salsa.
E invece io vi metto di fronte ad una bella storia d’amore, leale e duratura, che ha bisogno di essere monitorata ogni tot. di anni per andare avanti anche se i coniugi salterebbero volentieri questo passaggio noioso e asettico. Il bello è che siete liberi di leggermi, non vi costringe nessuno perché tanto il loro matrimonio va avanti anche senza le luci e gli occhi dei riflettori. Cominciamo dalla fine, col dire che ha messo la firma per compiere la maggiore età con la Juve, pianeta d’appartenenza, come se fosse una seconda vita parallela perchè la prima la sta vivendo qui con noi e come noi, sul pianeta Terra. Una storia, quella con la Juve, ancora tutta da vivere se si pensa che gli anni compiuti sono appena appena diciotto, omettendo che, eppure, la vita del calciatore è relativamente breve e la maggiore età, con una stessa casacca, non la raggiunge quasi nessuno. Alex è già il top. Molti preferiscono cambiare aria e mondo, stupidi che hanno bisogno di girovagare per trovare stimoli e ne approfittano perché hanno la possibilità di farlo, come se la fortuna di giocare per un grande club non sia già un grande stimolo da mantenere sempre vivo come l’impegno costante nei confronti di quei tifosi che, ogni anno e in ogni partita e in ogni occasione, sono sempre lì ad incitare la squadra e il beniamino che, in qualche modo, rispecchia se stessi e a fare in modo che, almeno la loro componente, faccia bene il proprio dovere. Perché quello del tifoso, poi, diventa uno ‘spensierato’ dovere.
Chissà cosa passa per la testa di quel marziano di Del Piero che decide di legarsi alla Juve dagli albori di una carriera fatta di record, fame e soddisfazioni, sino all’epilogo della stessa, più bello del principio. Una noia mortale, una monotonia da manicomio: ogni giorno, sempre la solita solfa. Eppure è proprio la monotonia che ha migliorato Del Piero come uomo e lo ha fatto apprezzare a noi come bandiera: il fatto di essersi legato alla Juve con un legame inscindibile, fatto di alti e bassi, di periodi bui e di altri felici, di problemi, vicissitudini, gioie, dolori, soddisfazioni tutte da vivere con i ‘soliti’ 14 milioni di tifosi e più o meno le stesse facce che si sono alternate in 18 anni di storia juventina, in squadra e in dirigenza. Ne ha vissute tante, Del Piero, ha fatto con noi anche la serie B, anno nel quale avrebbe potuto benissimo pensare di andare altrove non per mancanza di stimoli ma per necessità di VINCERE. E invece, la sua vittoria è stata continuare a rendere felici i suoi tifosi, alimentando dentro di sé un altro stimolo che solo 4 suoi compagni di squadra che lo hanno seguito hanno compreso: tornare a vincere con la maglia che lo ha portato sul tetto del mondo, ripartendo dal Purgatorio della Serie B anche se si può parlare d’Inferno visti i punti di penalizzazione e la cessione dei pezzi pregiati della squadra.
Soltanto chi non ha paura di cadere nella banalità e nell’indifferenza della monotonia, nell’apatia o nella stanchezza della routine e sa andare avanti giocando sempre per la stessa maglia può dirsi un uomo completo, un atleta costante, un campione apprezzato.
Il rinnovo di Del Piero alla fine è una cosa normale, tanto scontata quanto necessaria. Ogni anno si parla troppo di questa faccenda che non ha nè capo nè coda, a dirla tutta; anche chi si è sempre mostrato ostile nei confronti del rinnovo di Del Piero oggi direbbe che è stata la scelta giusta non perchè la Juve ha bisogno ancora di Del Piero in campo (questi sono pareri, relativi, sui quali si può discutere per ore) ma perchè vedere la Juve senza Del Piero non è la stessa cosa. Ormai è abitudine vedere Pinturicchio nella Juve e nessuno immaginerebbe il nuovo stadio senza almeno un gol di Alex . La verità è che nessuno ha mai pensato veramente ad una Juve senza Alex e ad un suo addio imminente. Quindi di cosa stiamo parlando? Ma che, stiamo scherzando? I numeri, ovvero 674 presenze e 283 reti senza mai stancarsi, parlano da soli.
In questa vicenda, l’altro coniuge si chiama Andrea Agnelli perché i matrimoni si fanno in due. Stefano Del Piero al massimo ha fatto da maggiordomo. Non sapremo mai se Andrea Agnelli si sia realmente alterato alla notizia che Del Piero, qualche mese fa, aveva dichiarato di esser disposto a firmare anche in bianco, azione colta dai più maliziosi come una mossa strategica da parte del Capitano che ha esposto il presidente a serie figure barbine in caso di non rinnovo e costringendolo, in un certo senso, a firmare l’ultimo contratto mantenendo termini economici comunque decenti. E invece il misero milione e mezzo (dipende dai punti di vista, ma se lo paragonassimo con i campioni o le bandiere di suo pari livello, invece che con giocatori di serie C…) che Alex percepirà da qui sino alla fine del prossimo anno dimostra il contrario: dimostra che la volontà di fare un altro anno c’era, da ambo le parti; dimostra che il sacrifico del capitano è un vantaggio per la Juve che potrà approfittare (sì, approfittare!) ancora del suo contributo in campo, dimostra che le TV hanno parlato, ancora una volta, tanto…
Il senso d’appartenenza, forse, è ancora di casa. Appartiene ad entrambi ma ad Alex appartiene di diritto. È il migliore. ANCORA LUI. Questione di routine e d’abitudine.
eldavidinho














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