Archivi Tag: Farsopoli di Davide Peschechera e Alessandro Magno - Pagina 3

Solo lui può.

Ma che, stiamo scherzando? Su questa perplessità ci torniamo dopo, con calma. Ora non c’e tempo e non è il momento, c’è altro da dire. Che Del Piero ha firmato. Eh sì. Qualcosa la dobbiamo pur scrivere, no? Osama, William e Kate. Berlusconi sia in campo (quello della politica) che fuori (quello del calcio), Mourinho, il Barca. Tutti temi di tutto rispetto, trattabili, ci mancherebbe, ma si scrive troppo e si pensa troppo poco alle parole da buttare sul foglio. Spesso ci si trova costretti a parlare di temi che ci vengono ossessivamente proposti senza criterio, a ruota libera, in ogni modo, in ogni luogo, in ogni tipo di salsa.

E invece io vi metto di fronte ad una bella storia d’amore, leale e duratura, che ha bisogno di essere monitorata ogni tot. di anni per andare avanti anche se i coniugi salterebbero volentieri questo passaggio noioso e asettico. Il bello è che siete liberi di leggermi, non vi costringe nessuno perché tanto il loro matrimonio va avanti anche senza le luci e gli occhi dei riflettori. Cominciamo dalla fine, col dire che ha messo la firma per compiere la maggiore età con la Juve, pianeta d’appartenenza,  come se fosse una seconda vita parallela perchè la prima la sta vivendo qui con noi e come noi, sul pianeta Terra. Una storia, quella con la Juve, ancora tutta da vivere se si pensa che gli anni compiuti sono appena appena diciotto, omettendo che, eppure, la vita del calciatore è relativamente breve e la maggiore età, con una stessa casacca, non la raggiunge quasi nessuno. Alex è già il top. Molti preferiscono cambiare aria e mondo, stupidi che hanno bisogno di girovagare per trovare stimoli e ne approfittano perché hanno la possibilità di farlo, come se la fortuna di giocare per un grande club non sia già un grande stimolo da mantenere sempre vivo come l’impegno costante nei confronti di quei tifosi che, ogni anno e in ogni partita e in ogni occasione, sono sempre lì ad incitare la squadra e il beniamino che, in qualche modo, rispecchia se stessi e a fare in modo che, almeno la loro componente, faccia bene il proprio dovere. Perché quello del tifoso, poi, diventa uno ‘spensierato’ dovere.

Chissà cosa passa per la testa di quel marziano di Del Piero che decide di legarsi alla Juve dagli albori di una carriera fatta di record, fame e soddisfazioni, sino all’epilogo della stessa, più bello del principio. Una noia mortale, una monotonia da manicomio: ogni giorno, sempre la solita solfa. Eppure è proprio la monotonia che ha migliorato Del Piero come uomo e lo ha fatto apprezzare a noi come bandiera: il fatto di essersi legato alla Juve con un legame inscindibile, fatto di alti e bassi, di periodi bui e di altri felici, di problemi, vicissitudini, gioie, dolori, soddisfazioni tutte da vivere con i ‘soliti’ 14 milioni di tifosi e più o meno le stesse facce che si sono alternate in 18 anni di storia juventina, in squadra e in dirigenza. Ne ha vissute tante, Del Piero, ha fatto con noi anche la serie B, anno nel quale avrebbe potuto benissimo pensare di andare altrove non per mancanza di stimoli ma per necessità di VINCERE. E invece, la sua vittoria è stata continuare a rendere felici i suoi tifosi, alimentando dentro di sé un altro stimolo che solo 4 suoi compagni di squadra che lo hanno seguito hanno compreso: tornare a vincere con la maglia che lo ha portato sul tetto del mondo, ripartendo dal Purgatorio della Serie B anche se si può parlare d’Inferno visti i punti di penalizzazione e la cessione dei pezzi pregiati della squadra.

Soltanto chi non ha paura di cadere nella banalità e nell’indifferenza della monotonia, nell’apatia o nella stanchezza della routine e sa andare avanti giocando sempre per la stessa maglia può dirsi un uomo completo, un atleta costante, un campione apprezzato.

Il rinnovo di Del Piero alla fine è una cosa normale, tanto scontata quanto necessaria. Ogni anno si parla troppo di questa faccenda che non ha nè capo nè coda, a dirla tutta; anche chi si è sempre mostrato ostile nei confronti del rinnovo di Del Piero oggi direbbe che è stata la scelta giusta non perchè la Juve ha bisogno ancora di Del Piero in campo (questi sono pareri, relativi, sui quali si può discutere per ore) ma perchè vedere la Juve senza Del Piero non è la stessa cosa. Ormai è abitudine vedere Pinturicchio nella Juve e nessuno immaginerebbe il nuovo stadio senza almeno un gol di Alex . La verità è che nessuno ha mai pensato veramente ad una Juve senza Alex e ad un suo addio imminente. Quindi di cosa stiamo parlando? Ma che, stiamo scherzando? I numeri, ovvero 674 presenze e 283 reti senza mai stancarsi, parlano da soli.

In questa vicenda, l’altro coniuge si chiama Andrea Agnelli perché i matrimoni si fanno in due. Stefano Del Piero al massimo ha fatto da maggiordomo. Non sapremo mai se Andrea Agnelli si sia realmente alterato alla notizia che Del Piero, qualche mese fa, aveva dichiarato di esser disposto a firmare anche in bianco, azione colta dai più maliziosi come una mossa strategica da parte del Capitano che ha esposto il presidente a serie figure barbine in caso di non rinnovo e costringendolo, in un certo senso, a firmare l’ultimo contratto mantenendo  termini economici comunque decenti. E invece il misero milione e mezzo (dipende dai punti di vista, ma se lo paragonassimo con i campioni o le bandiere di suo pari livello, invece che con giocatori di serie C…) che Alex percepirà da qui sino alla fine del prossimo anno dimostra il contrario: dimostra che la volontà di fare un altro anno c’era, da ambo le parti; dimostra che il sacrifico del capitano è un vantaggio per la Juve che potrà approfittare (sì, approfittare!) ancora del suo contributo in campo, dimostra che le TV hanno parlato, ancora una volta, tanto…
Il senso d’appartenenza, forse, è ancora di casa. Appartiene ad entrambi ma ad Alex appartiene di diritto. È il migliore. ANCORA LUI. Questione di routine e d’abitudine.

eldavidinho94

La controinformazione contro i cortocircuiti !

 

Questo articolo non nasce per caso, o meglio, l’introduzione non nasce per caso. Prendo spunto dalla presentazione di un libro che ho sentito nominare in radio qualche giorno fa dal titolo ‘Cortocircuito’ che parla di casi di errori giudiziari, come un fenomeno reale e in forte crescita nelle aule dei tribunali italiani. Tantissima gente di vari settori è vittima di frequenti errori, omissioni o banali equivoci con conseguenze però tragiche per le loro vite: nella maggior parte dei casi, per la lentezza della burocrazia italiana, saranno costretti a un calvario di anni o addirittura decenni alla fine del quale in molti casi saranno riconosciuti innocenti. In questo libro sono raccontate le storie di alcune di queste persone, vicende spesso drammatiche, a volte tanto assurde da apparire grottesche. Una testimonianza sulla mala giustizia attraverso le storie di personaggi, noti e meno noti, che l’hanno vissuta sulla propria pelle. Il titolo del libro però è lo spunto più interessante, sì, proprio il titolo.Appena ho fatto mente locale sul significato del titolo non ho potuto non confrontare rapidamente, nella mia mente, le vicende raccolte in questo libro con quelle che noi seguiamo da due anni a questa parte sul tema di Calciopoli, a cominciare dalle sedi sportive del 2006, continuando per quelle in cui ha dovuto rispondere Moggi (Tribunale di Lecce per Lecce-Juve, di Reggio Calabria per il caso Paparesta, Tribunale di Torino per il processo delle plusvalenze), il processo GEA in corso a Roma e quello penale in via di conclusione (si spera) a Napoli, venendo alla conclusione più cruda. Cioè che siamo alla frutta. Un processo penale del genere non lo ricorda nessuno negli archivi di una storia giuridica pluricentenaria. La Casoria, ricusata per ben due volte (la prima nel 2009, senza successo per i fautori della ricusazione) al processo di Napoli non ha pace e, anomalia della Giustizia italiana, in questi giorni ha subito un vero e proprio attacco dall’accusa, nel tipico gioco della parti. E dovrebbe far scalpore il fatto che a chiedere la sua ricusazione sia stata l’accusa che sino ad oggi ha fatto sfilare solo suoi testimoni. Una resa non ufficiale?Infatti la Casoria non solo deve attendere la decisione della Corte d’Appello di Napoli che il 20 maggio è chiamata a decidere sulla richiesta di ricusazione dei pm anche loro testi contro la Casoria ma ha subito anche la decisione del Csm (l’udienza presso la commissione disciplinare che è stata tenuta dal dott. Renato FINOCCHI GHERSI, sostituto procuratore generale presso la Corte Suprema di Cassazione) che ha deciso di censurare la giudice Casoria per il linguaggio scurrile utilizzato con i propri colleghi anche se l’ha assolta dalle accuse più gravi. Eppure, nonostante la censura, in questa udienza la Casoria non ha mancato di dire la propria su come NON vada veramente la giustizia, tutte le incongruenze ed i sospetti emersi sino ad oggi. Diremmo oggi, una fortuna che sia stata convocata dal Csm (anche se, probabilmente, gli costerà buona parte di onorata carriera) perché ha detto cose che, altrimenti, nessuno avrebbe avuto occasione di dire. In ogni caso, questo è stato un vero e proprio atto d’accusa. La Casoria ha dato il meglio di se stessa e, a suo dire, lo strapotere dei PM, quello dell’indipendenza della Magistratura e quello del procuratore della repubblica, GIANDOMENICO LEPORE (che terrebbe sotto schiaffo il presidente del tribunale, ALEMI, tanto da averlo costretto a convincere la Casoria ad astenersi dal tenere il processo penale), rappresentano un ostacolo. E noi ne sappiamo qualcosa: sappiamo come il PM Narducci si stia basando su prove inconsistenti come il teorema delle sim svizzere e la filastrocca del Paparesta chiuso nello spogliatoio a Reggio e, secondo il Narducci, punito dal sistema. Eppure Paparesta sarebbe tornato, stando alle carte, dopo due sole settimane, ad arbitrare in Uefa e poi direttamente in serie A! Altro che esilio e stop forzato! Le inesattezze del Narducci sono un altro intoppo per il processo.La palese ostilità delle due giudici al latere Pandolfi e Gualtieri, della dott.ssa CATENA e di GAETANO DI GIURO è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha costretto la dott. Casoria a chiedere il trasferimento alla Prima sezione civile del Tribunale di Napoli, lontana da intrighi. Da gelosie, da persone pericolose per il prosieguo della sua carriera. Che Calciopoli fosse qualcosa di losco lo si era già capito ma che si potesse riscrivere la storia della Giustizia ordinaria con questi RARI episodi non poteva prevederlo nessuno. Mafia calcistica. La Casoria ha comunque deciso di portare a termine il processo, avendo ricevuto il “nulla osta” per farlo, ma nulla sarà più come prima: lavorare da estranei in casa propria non fa piacere a nessuno e non mette sicuramente la Casoria nei panni di svolgere il proprio lavoro in tutta tranquillità. Tra l’altro se dovesse essere ricusata il 20 Maggio, il processo sarebbe destinato a ripartire con grossi rischi di prescrizione e prolungamento forzato dei tempi dei processi. Moggi ha detto di non volere alcuna prescrizione e non la vogliamo neanche noi visto come si stanno mettendo le cose.Eppure, la Casoria è solo un esempio per dimostrare come, non solo in questo processo ma anche nel corso dei lavori, tante cose non siano andate per il verso giusto e continuano a non andare come dovrebbero.Che dire della Figc che ha deciso una norma ad hoc per la radiazione di Moggi, Giraudo, Mazzini e altri personaggi minori? Istituendo un proce­dimento vero e proprio, insito di proces­so e fase dibattimentale da svolgere davanti alla Disci­plinare? Insomma, intoppi su intoppi, sempre sul più bello, come se qualcuno guastasse la festa in anticipo. E che dire, ancora, del PM Beatrice che, secondo la Presidente Casoria, addirittura si era lamentato perchè faceva cominciare il processo troppo in fretta? Il bello poi viene quando finalmente fa notare che, comportamento anomalo dei PM di questo processo, li vede renitenti a fare la requisitoria, chiamando a testimoniare, tanto per cambiare, Nucini che si è squalificato da solo come teste per le sue rivelazioni inutili e prive di fondamento. E delle telefonate tra il presidente dell’Inter, Facchetti, e il designatore arbitrale Pairetto che sono scomparse? Ci sono i numeri sul brogliaccio manuale e originale, ma i file audio sono vuoti, misteriosamente. Per non parlare del famoso Memoriale Facchetti, tanto agognato dall’accusa e subito messo da parte per la sua inconsistenza. Altro intoppo, altra perdita di tempo. Nell’udienza del 19 Aprile, in quel di Napoli, addirittura i PM  hanno chiesto, nell’ultima udienza prima dell’apertura della fase dibattimentale (praticamente agli sgoccioli), di acquisire altro materiale riguardante i tabulati dei contatti delle schede svizzere, la rassegna stampa di alcune delle gare sotto indagine (con tanto di commenti dei tifosi laziali, assolutamente inopportuni in un processo) e le sentenze del processo Gea! Altro tentato cortocircuito.Il famigerato fascicolo o modello 45, infine, è destinato a diventare il simbolo di questo procedimento chiamato Calciopoli che prima ha emesso le sentenze e poi ha cominciato ad indagare sui suoi protagonisti. Vicenda assurda, a tratti interessante da seguire, in altri così deprimente da far cadere le braccia. In pratica questo fascicolo dovrebbe contenere i colloqui che Nucini ha tenuto presso Ilda Bocassini, PM del Tribunale di Milano.Il dilemma però è che l’incontro con la Boccassini pare sia del 2003 e nell’udienza datata 15 Marzo 2011 Nucini ha dichiarato di aver parlato di calcio e di Casarin intervenuto a Tele Lombardia, minimizzando. La volta precedente, però, nell’udienza datata 26 Maggio 2009 ha confessato di aver discusso col PM milanese delle confidenze fatte a Facchetti e non semplicemente di calcio, sollecitato da un uomo vicino proprio all’ambiente interista (che, pare, abbia, in questo modo, violato la clausola compromissoria). Il problema è che Casarin è andato a Tele Lombardia nel 2004, non nel 2003 e la mia fonte (Ricchiuti) è fonte certa.  Ora ci si domanda se il colloquio tra Bocassini e Nucini è avvenuto realmente nel 2003…Insomma, Calciopoli un processo mediatico (e aggiungerei io, non se ne è parlato neanche tanto in TV… figuriamoci) e giacobino, se lo ha detto persino Lotito…Tanti i cortocircuiti, tanti gli interrogativi (come è giusto che sia) ma troppe le difficoltà a procedere spediti a sentenza. Tante noie stanno trasformando questo processo in un calvario. Il problema è che molte noie sono pure inutili …

L’ impressione è che Calciopoli sia un grande CORTOCIRCUITO, forse troppo grande da riuscire a sbrogliare .

Eldavidinho94

Arbitri: Andate a scuola

Per abitudine non do mai colpa agli arbitri anche quando interpretano il regolamento spesso  a modo loro, perchè l’arbitro toglie e dà ed in fondo è compito della squadra rimediare agli errori di tutti, compreso i suoi.

Ma ieri sera durante lo scontro con il Catania, non ho solo visto un arbitro impreparato ma in preda all’emotività che è peggio, e per noi è stata la rovina.

La direzione di gara è stata pessima, era un continuo fischiare e la partita non andava avanti,  è vero che i giocatori del Catania ne hanno fatte di ogni soprattutto a Del Piero quindi ne ho condiviso  i cartellini gialli, ma dirigere così è una noia soprattutto per i telespettatori.  Ad un certo punto, ho temuto che il direttore di gara si  fosse schierato con gli avversari, in realtà non stava nè da una parte nè dall’altra, semplicemente non sapeva fare il suo mestiere collezionando così una sequenza di errori che mi auguro non siano sfuggiti  alla federazione.

I problemi sono  cominciati dal rigore a favore nostro  per molti dubbio ma dal secondo straordinario gol di Del Piero su assist preciso di Krasic, tutto  è precipitato, l’arbitro conscio di aver commesso forse un errore ha fatto il possibile  per far pareggiare gli avversari,  inventandosi un fallo di mano che non esisteva con tanto di moviola a tempo ampiamente scaduto, come per dire “uno per uno non fa male nessuno”.

Un arbitro così in serie A non dovrebbe starci, ma chi ti ha dato la patente? Ci sarebbe da chiedersi, non è accettabile che in un match  delicato  come questo  dove entrambe le squadre hanno necessità di punti venga diretta da un improvvisato, e anche recidivo.

La questione si fa complicata, chi sceglie gli arbitri? Chi li prepara? Perchè gli inadeguati continuano?Non è un mestiere per tutti, chi si lascia trasportare dall’emotività non è adatto, vero che essere arbitri in serie A implica prestigio e guadagni e i posti saranno  ambitissimi ma occorre saperlo fare e dimostrare raziocinio ed equilibrio di gestione, doti che vedo poco in questo gruppo arbitrale  attivo  in serie A.

Come sarebbe finita la partita? Probabilmente in un pareggio ma ad essere onesti,  non  hanno giocato bene nè la Juventus nè il Catania, e come al solito noi ci siamo fatti notare per i problemi ricorrenti non risolvibili  da una domenica all’altra. Ma in questo specifico caso ritengo che la responsabilità arbitrale sia stata significativa e penalizzante nei nostri confronti.

Con un arbitraggio meno  imbarazzante il risultato sarebbe stato diverso o forse uguale ma  deciso non da  errori grossolani ma dall’abilità delle squadre in campo.

Mi chiedo noi Juventini cosa dobbiamo ancora sopportare ..tra squadra, malasorte, arbirtri, allenatore e dirigenza ..ditemelo voi ..

Luna23

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