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ricchiuti67

Conte Capello Moggi.

Un equivoco. Capello non ha criticato Conte, ha semplicemente detto che lui si comportava diversamente. E’ come se mi chiedessero il colore dei capelli, io rispondessi (ancora) scuro e le bionde pensassero che ho dato loro delle mentecatte. Se Conte ha capito male è un problema della sua intelligenza. La sua risposta invece è diventata un problema in generale perché s’è prestata alle strumentalizzazioni. Moggi ha fatto bene a mediare intellettualmente. E’ un grande arbitro.

L’ esordio in Europa League.

Mi piace provare a vincere questo trofeo europeo, al di là del fatto di giocare la finale a Torino che di suo mi dice poco. Spero che piaccia come idea a tanti ma sono già disposto a prendere atto anche del turn over più spinto. Sono sicuro che anche con le nostre riserve si vada avanti, almeno nei primi turni.

Hai visto la polemica Ravezzani Chirico?

Si. Avermi fatto simpatizzare per Chirico è una cosa che difficilmente perdonerò a Youtube. Nel merito penso sia un dibattito di serie B fatto con una intelligenza da serie C per un pubblico di serie Z. Bisognava dire poche cose certe, cioé che i giornalisti li usano tutti allenatori compresi, che le formazioni date prima non servono più perchè la pretattica è roba sorpassata e tutti conoscono tutti, che il problema dei mezzi voti è un problema che riguarda i mezzi giocatori. Invece si butta tutto in vacca puntando al sentimentalismo. E questo vale sia per i facitori di opinione pubblica che per l’opinione pubblica. Sia per i protagonisti tranne Moggi e Capello, sia per i giornalisti che per i tifosi. Conte ha capito male, Ravezzani ci ha marciato male e sui social col Conte contro Capello ci si è sfogati peggio. Ho scritto che il calcio è come l’azienda delle zucchine. Ma è come il rock and roll. E’ come il rock spiegato da Zappa. Gente che non sa parlare per gente che non sa scrivere per gente che non sa leggere.

ricchiuti62

Juventus roma 3-0. la tua partita.

Sul divano, grazie.

Allo juventus stadium due grandi ritorni uno ufficiale Trezeguet…

Ricordo quando chiesi una dichiarazione di Caliendo sull’argomento. Roba vecchia.

… l’altro non ufficiale ma non trascurabile Moggi. Fra l ‘altro mi fa venire in mente una promessa.

Mi auguro di ricordarmi di mantenere la promessa.

 

NDR. La promessa fattami da Ricchiuti e che sarebbe venuto allo stadio solo dopo che Moggi fosse stato allo Juventus Stadium. Direi che mi deve una promessa.

ricchiuti61

Sei andato al processo di Moggi raccontaci cosa è accaduto.

Abbiamo ascoltato una buona arringa di lusso. Abbiamo perduto ore inutilmente dietro una sentenza uscita a cena che poteva uscire tranquillamente a pranzo.

Perchè questa ennesima sentenza di condanna, anche se ridotta, nonostante ormai sia palese la farsa?

Perché evidentemente i giudici non erano interessati a fare la storia quanto la cronaca spicciola del loro buon vivere.

Cosa accadra?

Calciopoli diventerà come il ’68 mancato. Chi ne porterà i segni, chi ci farà carriera, chi lo racconterà per le sciampiste in qualche falò.

ricchiuti56

Genoa – Catania – Parma considerazioni su questo tritico.

9 punti dovevano essere e 9 sono stati. Non ci sono considerazioni da fare ed è un bene che sia così. Le considerazioni nascono quando non si vince. Auguro a tutti noi di non dire niente per il resto della stagione.

Pulvirenti

Ha sicuramente voglia di farci sapere che nel calcio italiano gli han promesso un posto che conta. Una volta i presidenti dei piccoli club non parlavano mai quando subivano o credevano di aver subito torti. Erano più gatte morte e affaristi di piccolo taglio che studenti di morale come l’attuale presidente etneo. Non ne parlavano dei torti pubblicamente perché si riservavano di parlarne in privato per farli pesare su qualche trattativa o per avere qualche spicciolo in più. Se ne parlavano, lo facevano in modo da sembrare molto ignoranti e quindi inoffensivi oppure come Rozzi parlavano di massimi sistemi cioè di nulla. Pulvirenti parla in modo da sembrare ignorante solo che vorrebbe non essere considerato inoffensivo. Forse ha ragione lui, ce ne accorgeremo se lasceranno andare o meno la sua squadra in B.

Stai seguendo il processo di appello a Moggi sei andato all’ultima udienza. Sensazioni e/o anticipazioni.

Sensazioni ? Moggi è ottimista. E il suo ottimismo va rispettato perché è sua la vita che è stata messa all’asta.

ricchiuti27

Juventus- Parma mi hai detto in privato che temevi questa trasferta. Perchè, e soprattutto perchè i tuoi timori si sono rivelati fondati?

Più che altro temevo egoisticamente per la mia salute. Troppo stress seguire ultimamente la juventus: per qualcuno lo stress è sinonimo di vitalità, per me è solo un circolo vizioso perché lo stress tende ad autoalimentarsi. Il parma è una squadra imbattibile in casa: donadoni a dispetto di certa stampa che lo ha voluto erede di sacchi in realtà è l’erede di mazzone.

Abete rieletto per l’ennesima volta. Non si riesce proprio a liberarsi di certe personaggi. Perchè molti presidenti solo pochi mesi fa lo attaccavano come male del calcio e oggi lo rivotano, visto e considerato che vince con un punteggio bulgaro?

Perché è la foglia di fico dietro la quale nascondersi. Abete resta perché garantisce tutti gli equilibri. L’unico in buona fede nel criticare abete è luciano moggi. Il resto, sono gioco delle parti.

A proposito di candidati. Questa volta le politiche. La candidatura del direttore Luciano Moggi?

Moggi è nato per spiazzare. Ha spiccate doti di leadership: credo sia l’unico dirigente sportivo ad avere simpatizzanti personali. E trasversali, cioè in tutte le città e schieramenti. In questo ricorda molto andreotti. Però moggi durerà di più.

ricchiuti17

Considerazioni su Juventus Nordsjealland. Considerazione su Nordsjealland e Pescara.

2 serene tisane. corroboranti forse. ma al momento inattendibili.

Polemica Conte Gufi. Polemica Conte giornalisti gufi. Polemica Juve Raiola sul caso Pogba. Polemica Conte vs giornalisti gufi e Juve vs Raiola sul caso Pogba.

Carletto juliano m’ha detto che conte avrebbe dovuto evitare. Io dico che è una fortuna per i giornalisti che conte non sia vendicativo. se lo fosse avrebbe finto di fare nulla e avrebbe poi tentato di segare quei due in privato. sempre che la nostra comunicazione sia in grado di fare un torto al giornale di casa. Riguardo pogba, quelli che hanno criticato raiola per aver forse, come suggestionato gb olivero della gazzetta, chiesto un impiego maggiore magari sono gli stessi che lo volevano in campo a salvare la patria con l’inter. Si fa un gran casino tra noi a protestare contro la stampa e poi ci si abbandona passivamente alle malizie della Gazzetta che nei confronti di Raiola preferisce coltivare altri procuratori. Di qui l’immagine brutta, lo scandalo falso sui soldi, i rinnovi etc che fanno parte delle dinamiche normali di ogni mercato. e mercante. Di qui la caricatura e l’invito a non averci a che fare con tale potenza. Un po’ come ai bei tempi la gea. Non ne fo una questione di merito, non m’interessa neanche sapere se ci sono versioni diverse e scuse alle assenze. Ne fo questione di metodo: non si mette l’etichetta di scansafatiche a un proprio patrimonio. Sulla questione si sono espressi sia moggi che un certo Alessandro magno il quale avrebbe rintuzzato gli amanti della verità a tutti i costi pure a svantaggio della Juventus con un classico e definitivo “Ma da quando siamo amici dei giornalisti ?”.

Sei andato a qualche processo questa settimana?

se ti riferisci a quello a Giraudo, si. e divertito. se ti riferisci al mio, non ancora.

In-giustizia sportiva e giustizia a orologeria.

E’notizia di questi giorni delle sentenze di condanna per i giocatori e le società che hanno scelto di patteggiare la pena nell’ambito del processo sportivo sul calcio scommesse. Si va da alcuni punti di penalizzazione ad alcuni mesi per tesserati vari e addirittura solo ad alcune sanzioni pecuniarie per alcune società come ad esempio il Livorno. Grosseto -6 punti, Atalanta -6 punti, giocatori vari da 20 mesi in giù, Carobbio, che fra l’altro da accusato è diventato accusatore solo 20 mesi di squalifica, diciamolo pure, per costui una sorta di premio, queste sono grosso modo le pene. Quella più pesante (2 anni ) è per Cristiano Doni, che si vanno ad aggiungere ai 3 precedenti che aveva già avuto. Totale 5 anni e poi Doni può rientrare nel mondo del calcio magari come allenatore o dirigente. Tutto questo ha dell’incredibile per dei soggetti che sono accusati e in molti casi sono rei confessi di aver alterato il risultato delle partite e incassato dei soldi ( tanti) per fare questo. Soldi con i quali magari adesso pagano anche le multarelle inflitte dalla Federazione.

E’ incredibile tutto questo, se si pensa al processo del 2006, quello chiamato Calciopoli, dove una società che poi non è stata riconosciuta colpevole di nulla, la Juventus, è stata mandata in serie B con una penalizzazione di ben 30 punti (poi scontati) e in cui addirittura si parlava di serie C2. Un processo, Calciopoli, dove sono stati radiati dei dirigenti (Moggi e Giraudo) rei secondo l’accusa, di aver esercitato una pressione eccessiva sugli arbitri e aver intrattenuto rapporti particolari con questi. Rapporti che poi si è visto non erano esclusività loro, in quanto li avevano tutti e che fra l’altro erano consentiti e in molti casi auspicati dagli stessi designatori. Sia chiaro a tutti a scanso di equivoci che nè Moggi nè Giraudo sono stati riconosciuti colpevoli di aver truccato alcuna partita. Bene, questi radiati, gli altri una multarella da pagare con i soldi incassati dalle scommesse, e un periodo di ferie forzato ma neppure esageratamente lungo. Questa sarebbe la giustizia sportiva. Questo è Palazzi. D’altronde del doppiopesismo di quest’ultimo ne abbiamo avuta ampia prova vista la celerità con cui ha istruito i processi per la Juve e per l’Inter. Stesso reato (anzi quello dell’Inter pià grave), la Juve in B in quindici giorni, l’Inter prescritta perchè si son fatti passare degli anni. Questi sono i processi fatti sulla base del sentimento popolare. Evidentemente delle scommesse non frega più di tanto a nessuno e vogliono chiudere in fretta e senza troppi ”caduti”. The show must go on. Questa è la in-giustizia sportiva.

E veniamo a quella ordinaria quella che possiamo chiamare tranquillamente a orologeria. Ne abbiamo avuto ampia dimostrazione nel caso di Buffon. Ora è parso quanto meno strano a tutti che appena Buffon ha attaccato i pubblici ministeri colpevoli a suo dire di dare le notizie prima ai giornali che ai diretti interessati, è arrivata subito l’indiscrezione per cui il portiere avrebbe mosso cifre considerevoli dal suo conto in banca a un signore suo amico titolare di ricevitoria di scommesse. Una puntualità che ha destato più di qualche sospetto a inizare dal Presidente Andrea Agnelli fino all’ultimo dei tifosi. Subito sul web si sono raccolti i commenti in questo senso, da Twitter a Facebook, tutti si chiedevano se qualcuno potesse esser così cretino da pensare che questa cosa potesse esser casuale. E come il cacio sui maccheroni il primo premio lo ha vinto Abete. In effetti ci si chiedeva chi, ed è arrivata la conferma. Quest’uomo dovrebbe dare le dimissioni quanto prima visto che non ha più alcun tipo di credibilità nè di autorevolezza ammesso che le abbia mai avute.

I giornali poi con Buffon hanno fatto il resto. I moralismi di Travaglio, di Repubblica, della Gazzetta, nessuno si è andato a informare ne a preoccupare di verificare che 1 – questa era robavecchia di due anni, 2 – che la guardia di finanza non c’entrava una beata cippa visto che era un informativa della banca di Buffon sui flussi di denaro (a proposito Gigi fossi in te la prima cosa cambierei banca giusto per premiarli), 3 – nessuno si è preoccupato di dire chiaramente che Buffon con le scommesse sulle partite truccate non c’entrava nulla, ma anzi questo si è lasciato volutamente credere. Si son sprecati in settimana i commenti del tipo:” io l’ho detto che quando Gigi s’è fatto quella papera col Lecce c’era qualcosa di losco”. Perchè ormai nel minestrone generale dove c’è dentro di tutto e di più , tutto è lecito ognuno dice la cavolata che vuole ed è una notizia. Non importa la verità vera, importa parlare di qualcosa di grosso e di sospetto. Ecco perchè che a Doni gli danno solo 5 anni non frega a nessuno anche se ha incassato cifre milionarie con le partite che ha truccato, mentre è molto più ”golosa” la notizia per cui Conte sapeva di una combine ma non l’ha denunciata. E se Coppola e Reginaldo ( giocatori di Conte all’epoca dei fatti) smentiscono e dicono che il mister non aveva detto nulla, basta non parlarne e parlare solo di quello che dice Carobbio. Perchè Conte è Conte, c’è la Juve di mezzo vuoi mettere. E quanto più se ne parla più una cosa è vera, anche se poi da principio non lo era. Perdonatemi il delirio ma io dico che in questo paese ci sono troppe persone, nelle banche, nella magistratura (vero Ingroia), nella polizia, nella guardia di finanza eccetera che usano il proprio ruolo per colpire chi gli è antipatico. Abbiamo inventato l’uso del proprio ruolo ”contro personam”. E siccome gli Juventini hanno di che guardarsi visto che ci sono gli antijuventini, cioè tutti gli altri, il gioco è fatto.

L’ho detto già tempo fa, andiamo via da questo paese, via i giocatori della Juve dalla Nazionale, via la Juve. Iscriviamoci a un campionato straniero. Non è vero che non si può, c’è già il Monaco (squadra del Principato) che partecipa al campionato francese. Altrimenti compriamo una squadra inglese , tedesca o spagnola e trasferiamoci tutti li. Abbiamo lo Stadio di nostra proprietà in questo momento siamo un passo davanti a tutte le altre squadre italiane. Con gli introiti del nuovo stadio abbiamo anche i soldi da investire nella squadra cosa che tutte le altre squadre italiane non mi pare che abbiano. Perchè continuare a dare lustro a questo campionato e a questa nazione quando abbiamo tutti contro sempre e comunque. Un branco di squali pronti a scaggliarsi contro di noi al sentore di una minima, piccolissima goccia di sangue. Fatevi il vostro campionato minore ma senza di noi. Perchè no?

Alessandro Magno

“ORGANIZZIAMOCI”: LE NOSTRE MOTIVAZIONI (parte prima)

Anche se per qualche tempo non abbiamo fatto sentire la nostra voce,
noi di “Organizziamoci” siamo ben decisi a proseguire la battaglia
contro chi ha tentato inutilmente di “normalizzarci”, mettendo
proditoriamente in discussione il nostro recente passato. Con la stessa
determinazione continueremo ad offrire il nostro contributo, “razionale”
quanto appassionato, alla società che, con il ritorno di Andrea Agnelli,
ha imboccato la strada per riappropriarsi del ruolo da protagonista che
la storia le ha assegnato.
Non si ferma quindi la lotta per la verità di “Organizziamoci” che
trae, se è possibile, maggior vigore dalla pubblicazione delle
motivazioni su Calciopoli.
Motivazioni le cui conclusioni di condanna per Moggi e assoluzione per
la Juve sembrano una sorta di compromesso, tra la Dottoressa Casoria e
chi, sin dall’inizio del processo, ha fatto pressioni per un verdetto
del tutto simile a quello della giustizia sportiva. Resta la sensazione
che in un caso si sia condannato e non giudicato, e nell’altro il
giudizio sia scaturito dai riscontri oggettivi emersi nel dibattimento.
Noi di Organizziamoci vogliamo richiamare l’attenzione dei fratelli
bianconeri sulle posizioni di Moggi e della Juventus. In considerazione
però dei tanti argomenti, abbiamo diviso il documento in due parti
pubblicate distintamente. Oggi ci occuperemo del Direttore e
successivamente della Juventus.
Sentenza già scritta per Moggi.
Avendo seguito tutto il dibattimento che ha messo in luce una realtà
completamente diversa da quella distorta e spacciata per verità nel
2006, è stato subito evidente che la condanna di Moggi fosse la naturale
conseguenza di una sentenza rispettosa della “ragion di stato”, per
evitare gravissime conseguenze alle istituzioni (non solo quelle
sportive). E il nostro convincimento ha avuto una sconcertante conferma
dal Procuratore Generale di Napoli (dottor Lepore), che, dopo la lettura
della sentenza, ha spudoratamente dichiarato: “Mai come questa volta non
è stata una sentenza già scritta”. “Tra noi ed i colleghi ci sono state
delle incomprensioni, tant’è vero che siamo stati costretti a due
istanze di ricusazione per ristabilire la regolarità del processo”.
Dichiarazione che lascia sgomenti, e di cui nessuno ha osato chiedere il
significato, ma noi di “Organizziamoci” non abbiamo timore di porre in
modo esplicito qualche banale domanda: Esimio dottor Lepore, ci faccia
capire a quali incomprensioni si riferisse e cosa intende per regolarità
del processo?  Sappiamo bene che non vi sarà risposta, ma proprio
l’atteggiamento di chi ignora le istanze di giustizia, eludendo semplici
domande, accresce la voglia di ristabilire la verità del mondo
bianconero.
Eravamo comunque curiosi di conoscere su quali basi il collegio
giudicante avesse emesso, condanne tanto dure da lasciare perplessi
anche i più accaniti detrattori di Moggi.
Ebbene la lettura delle motivazioni ci ha lasciato basiti e confortati
allo stesso tempo. Basiti perché i ripetuti riferimenti a
un’esagerazione con conseguente ridimensionamento delle accuse è, a
nostro avviso, il logico presupposto per ben altre conclusioni.
Evidentemente, interventi “esterni” (vero dottor Lepore ?) hanno
pesantemente condizionato la Dottoressa Casoria, costretta, anche da
iniziative plateali, come le due ricusazioni, a piegarsi, rispettando
così interessi “superiori”.  Confortati perché aumenta la nostra
convinzione che in Appello la sentenza possa essere, se non
completamente ribaltata, ampiamente ridimensionata. E non lo sosteniamo
perché siamo juventini, ma semplicemente perché è scritto nelle seicento
pagine che dovrebbero spiegare i motivi della sentenza. Oltre al già
citato ridimensionamento delle accuse, i giudici riconoscono che: quel
che faceva Moggi era una prassi comune a tutti (anche quelli non
imputati), le difese sono state in qualche misura ostacolate, vi è stato
una sorta di accanimento verso il Direttore, con indagini parziali, a
senso unico e reati provati al limite della sussistenza. Inoltre, la
condanna per il capo d’accusa principale, l’associazione per delinquere,
di cui Moggi è individuato come capo, seppur ispirata dalle sentenze
sportive, è supportata con elementi molto deboli, come le tante
chiacchiere, le telefonate al processo di Biscardi e i contatti con SIM
straniere; fatto pregnante per i giudici, anche se provato, per loro
ammissione, con un metodo artigianale. Vane sono definite le parole di
alcuni testimoni dell’accusa e addirittura da presa in giro le risposte
di Manfredi Martino (quello del colpo di tosse, di Bergamo).  Argomenti
quindi estremamente deboli che il collegio giudicante cerca di
rafforzare con qualche esilarante considerazione, come quella che si può
leggere alla pagina 459: «Non rileva che la cooptazione abbia realizzato
più che altro un effetto scenico, di mera apparenza, poiché anche
l’apparenza può generare la condizione di potere e l’assoggettamento
all’autorità per tal via creata. Giustificazioni dunque deboli e ai
confini del ridicolo, a sostegno di condanne, è bene ricordarlo, per
reati di tentativo ai limiti della sussistenza (lo scrivono i giudici).
In realtà veri assist per le difese che certamente ne faranno buon uso
nel processo di secondo grado.
“Organizziamoci”, come sempre, sarà al fianco di Luciano Moggi, fino a
quando giustizia non sarà fatta.
La seconda parte sarà pubblicata martedì 21 febbraio

Una storia vera

Tornando a casa trovo nella cassetta della posta un avviso di garanzia.

Apro il plico e scopro di essere stato accusato di furto.

Non ho rubato da solo, la stessa citazione arriva ai miei amici Riccardo, Bernardo, Abelardo e Bardo.

Ad accusarci è stato un nostro ex compagno di giochi, Ermenegildo, con cui abbiamo litigato alcuni anni addietro.

‘Er Mene, come lo chiamiamo noi, ci accusa di avergli rubato le galline che lui aveva comprato con due soldi alla fiera dell’est.

Sbigottiti io, Riccardo, Bernardo, Abelardo e Bardo ci rechiamo in tribunale per farci interrogare e troviamo ad attenderci il plurimaresciallo Giuncata: “Egregi sporcaccioni e infami, vi piace il bollito misto con mostarda, eh?”

Scopriremo in seguito che le accuse sono partite da alcune intercettazioni telefoniche in cui comunico ai miei compagni: “I galletti hanno mangiato i crauti”. Spieghiamo subito al graduato che era un modo come un altro per dire che la Francia aveva battuto la Germania nella partita del giorno precedente.

Niente da fare, si va al processo. L’accusa è di aver costituito un’associazione a delinquere dedita al furto di galline.

I nostri avvocati, allora, chiedono al Tribunale di avere i cd di tutte le intercettazioni telefoniche, si recano in Cancelleria e si sentono chiedere € 60.000 (avete letto bene, ve lo scrivo anche in lettere, sessantamilaeuro) per le spese di masterizzazione dei dischetti. Supposta n°1.

Dopo alcuni giorni ricevo una chiamata dal mio avvocato. È molto arrabbiato perché non riescono ad aprire ed ascoltare alcuni cd. Quelli in cui ci sono le telefonate di Abelardo. Supposta n°2.

Nel frattempo il plurimaresciallo Giuncata è molto impegnato a far trapelare le conclusioni a cui lui è già giunto. Un giornalista suo amico, Fabrizio Pollenti, svela sul suo quotidiano di color marrone i risvolti dell’indagine e afferma che, finalmente, è stata sgominata la banda dei ladri di galline. Le nostre facce vengono sbattute in prima pagina, siamo i mostri del paese, la gente ci chiama “ladri e farabutti”. Facciamo notare al giornalista che siamo ancora alle fasi dibattimentali ma lui, imperterrito, è convinto delle sue azioni e scrive in prima pagina: “Le telefonate parlano chiaro” e il giorno dopo “Ragazzi, non così” e quello dopo ancora “Ecco come entrarono nel pollaio”. Supposta n°3.

Il sindaco del nostro paese, molto indignato a causa della cattiva pubblicità che sta infangando il buon nome del suo comune, invita tutti i cittadini ad aiutare le forze dell’ordine ed eventualmente collaborare. Il sig. Berretto, allevatore di pennuti, si presenta in caserma perché, proprio qualche mese prima dello scoppio dello scandalo, ha subito un furto. Non lo aveva denunciato prima, ma era quasi sicuro di aver visto chi gli aveva sottratto gli animali: il Sig. Ermenegildo, il nostro accusatore! Il plurimaresciallo lo caccia immediatamente via: “Ermenegildo non ci interessa”… Supposta n°4.

Mentre tutti noi siamo preoccupati per il processo imminente, un giorno un abitante del paese limitrofo ci incontra per strada e, avendoci riconosciuto, ci racconta di aver assistito alla presentazione dell’ultimo disco dei “Pietra & olio”, cover band di successi latino-americani, la cui cantante è la figlia del Magistrato che guida le indagini del nostro processo. “Scusa, amico del paese limitrofo, ma chissenefrega dei petra&olio! Noi rischiamo la galera e tu mi vieni a parlare di salsa e merengue?” Sbotta stizzito Bardo, ormai vicino ad una crisi di nervi. “Non ho mica finito!” insiste l’amico del paese limitrofo. “Non potete nemmeno immaginare chi ho visto al tavolo del buffet mentre parlottavano tra di loro a bassa voce, quasi avessero paura di essere riconosciuti…” L’amico del paese limitrofo pretendeva di fare gli indovinelli e la portava per le lunghe. Alle nostre più che giustificate rimostranze si decise finalmente a rivelare chi fossero questi personaggi misteriosi. Ad abbuffarsi di rustici e salatini erano il P.M., il plurimaresciallo Giuncata ed Ermenegildo, il nostro accusatore! Che ci facevano insieme? Supposta n°5.

Una mattina eravamo nello studio del mio avvocato per analizzare i capi d’accusa e le prove che gli inquirenti dicevano dimostrassero la nostra colpevolezza. In una telefonata io e Riccardo stavamo parlando dell’ultima volta che eravamo stati a mangiare il pollo fritto da Mc Donald’s. Secondo Giuncata era la prova che i ladri fossimo noi.

Sono state rubate delle galline ==> A te piace il pollo ==> Tu hai commesso il furto!!!

Preciso, no?!?!? Supposta n° 6.

Il primo giorno del processo prendo la parola e, rivolgendomi al giudice, faccio notare che a molte persone piacciono il pollo e le carni bianche in genere.

“Obiezione!” grida subito il Pubblico Ministero: “Piaccia o non piaccia, non ci sono telefonate di altre persone che affermano di gradire gallina in brodo, petto di pollo o pollo e patate. E chi afferma il contrario è un bugiardo o è in malafede”. Qualche tempo dopo il nostro perito, incaricato di riascoltare tutte le intercettazioni telefoniche a nostro carico, ne trova una in cui ‘Er Mene aveva chiamato Bernardo chiedendogli di andare insieme a cena, che aveva una gran voglia di tocchetti di pollo panato in salsa tonnata. Tombola! Pensiamo tutti. Possiamo smentire l’accusa e smontare le prove contro di noi. Nell’udienza successiva facciamo ascoltare al giudice la telefonata, sicuri di aver colpito nel segno. Il Pubblico Ministero si difende: “Questa telefonata non è rilevante”. Suppostone n° 7.

Non voglio proseguire oltre, il processo presentò molti altri colpi di scena, molte altre oscenità vennero alla luce mentre altre continuano ad essere coperte da segreto di Stato, perché collegate a procedimenti molto più importanti e gravi. Non serve andare oltre, giunti a questo punto posso già chiedervi come vi sentireste al posto del protagonista che, in maniera del tutto immaginaria, ho voluto rappresentare. Ve lo chiedo perché quella che vi ho raccontato è una storia vera, di un processo vero tenuto in un Tribunale della Repubblica Italiana, di un team di forze dell’ordine che ha fatto queste ed altre cose di cui non andare orgogliosi e di cui, presto, dovranno rendere conto.

Non si trattava di galline ma di partite di calcio, ma la vicenda si è svolta partendo dagli stessi presupposti e gli accadimenti sono all’incirca quelli indicati.

Per questo, e per molto altro, noi continueremo a chiamarla farsopoli, indipendentemente da come finirà tutta la storia. Doveva essere un’ottima occasione per migliorare il movimento calcistico professionistico, in realtà volevano solo distruggere una squadra, col beneplacito di alcuni proprietari della stessa. Peccato che l’amministratore fosse allergico al pollo arrosto…

 

Giuseppe Simone www.juvenewsradio.it

Due giorni di bufera a Napoli

Mentre a Genova nubifragi, alluvioni ed esondazioni creavano il panico tra la povera popolazione, a Napoli sono stati due giorni di bufera nonostante la posizione geografica piuttosto sfavorevole a questo tipo di clima. Direttamente coinvolto nel bel mezzo della bufera è stato tutto l’ambiente juventino degli ultimi 6 anni: squadra, dirigenti, tifosi, ex dirigenti e rispettivi avvocati. Tutti ce la siamo fatta fare sotto il naso sia al chiuso che all’aperto, sia tecnicamente al S. Paolo che nell’aula 216 del Palazzo di Giustizia: in due giorni, abbiamo probabilmente perso la vetta della classifica anche se provvisoriamente, continuità negli ultimi felicissimi risultati sportivi ma soprattutto credibilità a livello manageriale. Da un lato. Dall’altro abbiamo probabilmente perso quella battaglia che rappresentava la più importante degli ultimi 5 anni, proprio nell’aula 206 della Sezione Penale di Napoli; hanno dovuto far alzare bandiera bianca a Moggi e a quasi tutti gli imputati maggiori. Dopo anni passati a fare controinformazione, la sentenza del tribunale di Napoli è parsa molto simile a quella sulla radiazione di Moggi, Giraudo e Mazzini di qualche mese fa quando si giudicò tutto a “sentenze rese” ovvero con un nuovo procedimento penale (che ha allungato, o meglio, spostato, i tempi di prescrizione) fatto su fatti già commessi e senza che gli imputati avessero la possibilità di difendersi, proprio come accaduto nel 2006 nel processo sportivo. Con questa sentenza, siamo già a 3 precedenti di sentenze molto, molto simili tra loro nel procedere e nel giungere a conclusione con una pecca comune. Non si è voluto attualizzare il processo sulla radiazione (che tra l’altro, è ancora in corso a Roma) ma non si sono volute utilizzare neanche intercettazioni uscite sui giornali ma già dal 2006 nelle mani della Federazione e che, nel 2006, si decise, nel processo sportivo, di “occultare”. Tra l’altro, non è stato preso in considerazione neanche e soprattutto il teorema delle sim svizzere (come si potrà vedere tra le motivazioni) più volte confutato (non per assurdo ma con prove accertate). Per questo c’è Fabiani assolto. Un altro assolti di lusso che fa rumore è la Fazi ma qui è merito della Morescanti, una dei migliori avv. del processo. Persino il “rapporto di esclusività” che avevano i designatori Bergamo e Pairetto con la presunta cupola è stato smontato poiché i contatto con i designatori non erano vietato e lo stesso Bergamo ha più volte ammesso che Moggi non era il solo a rivolgersi con certe pretese e che era la stessa Figc a invogliare il dialogo tra rappresentanti delle società e della federazione. Tra le sentenze stilate velocemente dalla Casoria è emerso ancora che “Moggi viene condannato e assolto per gli stessi motivi”: assolto per metà dei capi d’imputazione e condannato per gli stessi motivi per i quali ha già scontato, a partire dal 2006, la pena: sotto questo punto di vista ha fatto sorgere dubbi pure Lotito, presidente della Lazio, colpito e affondato come Moggi da punizioni già scontate in questi anni. Moggi viene condannato soprattutto per alcune intercettazioni nelle quali sarebbe protagonista per aver salvato la Fiorentina dalla retrocessione ed è il motivo principale per il quale (altra stranezza emersa dalle sentenze) la Juve, parte civile di questo processo, ne è uscita del tutto pulita e non dovrà pagare alcun risarcimento, persino estranea ai fatti e assolta per “Dissociazione organica” (e quest’altra parola da dove l’hanno pescata? Si sono inventati un’altra cosa simile “all’ illecito strutturato”?). Come dire che Moggi lavorava per la Fiorentina (che, insieme alla Lazio, non è né estranea e né esentata dal pagare danni economici) e non per la Juve (Meani dixit) poiché la società ne era del tutto estranea. Mettiamoci poi l’ormai famoso “urlo d’esultanza e di gioia” di Vitiello, avv. Juve, fuori dalle aule del tribunale ed il conseguente comunicato posto dalla Juve stessa sul proprio sito (nel quale si prendono ufficialmente le distanze da Moggi e da ciò che continuerà a fare in sede penale) e le conclusioni sono tirate: hanno voluto separare volutamente le strade di Juve e Moggi. Hanno indirizzato questo processo in questa direzione istigando, indirettamente la Juve, a prendere le distanze da Moggi. Non ce la faceva più nessuno a sopportare l’idea che, un giorno, Juve e Moggi sarebbero potuti tornare forti insieme, puliti e assolti. La Juve continuerà a lottare per non perdere credibilità ai nostri occhi (sempre che non l’abbia già persa) ma l’unica battaglia che può ancora condurre è quella per la parità di trattamento che astutamente, Agnelli, sa di potersi giocare soltanto con questo benedetto “Tavolo della pace” con Petrucci, Abete, Moratti. Le altre, Tnas ed esposto a Platini, le abbiamo già perse. Proprio il Tnas, dichiarandosi incompetente, non ha lenito il dubbio elementare che assale tutti noi tifosi interessati a Calciopoli: ma qui, chi è competente? È assurdo, nel vero senso della parola, che nessuno sia in grado di decidere o prendersi delle responsabilità: tutti dietro la lavagna! L’esposto al Tar e alla Corte dei Conti, invece, non sono altro che pura formalità di una prassi già cominciata dalla Juve e che, giustamente, deve portare a termine. È notizia di pochi giorni fa che l’esposto all’Uefa è stato archiviato. L’idea del tavolo della pace poi (sperando che assuma i connotati di una tavola rotonda in stile re Artù, per lo meno) non porterebbe a nulla se ognuna della parti chiamate in causa (Figc, Inter, Coni) non si presentasse disponibile al dialogo: Moratti che ha già parlato di coltelli, Abete che resta sulla sue e Petrucci che chiede solo di dimenticare tutto ciò che non è calcio giocato non fa presume nulla di buono se non un tentativo di chiudere la questione almeno dal punto di vista umano dal momento che, i tribunali, non ne sono pienamente capaci. Deve far riflettere che la proposta l’abbia lanciata proprio il presidente Agnelli, la cui posizione è quella di parte lesa e non di manovratore. Faccia tosta Abete che parla di un Agnelli inopportuno nel fare ricorso al Tar nel giorno della commemorazione di Facchetti: “Il bello del calcio”, salvo poi ascoltare noi tutti la notizia della non competenza del Tnas proprio il giorno seguente. Bella roba. E, nonostante la Juve, dimostrandosi del tutto estranea ai fatti di questo processo voglia attestare la propria lealtà, probabilmente continuerà a vedere i 2 scudetti sottratti dal binocolo perché, regola fondamentale per tutto l’ambiente sportivo, è quella di non DIMENTICARE MAI. E torchiare a vita tutti. Idem Moggi che ha praticamente già perso la battaglia per la radiazione. Nonostante non debba essere così, Napoli non potrà non influire nelle scelte future di altri tribunali. Nonostante si fa peccato a pensar male, non si può negare che sia stato molto più conveniente salvare oggi la Juve per tenere calmo il presidente Agnelli che non all’epoca di Cobolli Gigli quando si ebbe persino il coraggio di ritirare il ricorso al Tar. Ecco, tutto ciò è emerso in questo processo, svoltosi su due binari paralleli: da una parte, l’accusa che si sbriciola da sola (con teste criticabili come Nucini, Zeman e De Martino) o viene sbriciolata dalle prove della difesa; e dall’altra i procuratori capo che hanno dovuto per forza mantenere i termini del processo su una certa linea, quella tracciata inizialmente dall’accusa. Hanno vinto Palombo, Galdi, Piccioni, Monti della Gazzetta, Capuano , figlio di quei Narducci e Beatrice andati via dal tribunale per altri impegni, quest’ultimo che dice che non è stato un processo farsa ma un processo mediatico condotto per distruggere loro, i PM stessi. I giornalisti Rai che fanno la trasmissione “Speciale su Calciopoli” (Civoli, Mazzola e il loro esperto giudiziario). Per ora, anche Moratti, Tavaroli, Montezemolo, e tutto il gruppo delle telecomunicazioni Telecom (il cui processo, per fortuna, è ancora in piedi e anche qui, nonostante verità prima indiscutibili che stanno emergendo, non è detto comunque che l’esito finale del processo sia favorevole se tutto dovesse andare avanti come qui a Napoli) che ha diretto questa farsa. Hanno vinto la Melandri, Ruperto, Rossi e Sandulli. PER ORA. Col senno del poi, hanno sbagliato tutti quei tifosi che hanno riposto tutte le loro speranze in una giudice, la dott. Casoria, che per quanto possa aver dimostrato di essere in gamba, pulita, intraprendente, ha comunque dovuto giudicare col suo collegio non del tutto in maniera armoniosa e colloquiale visti i precedenti disguidi giuridici avuti con le due giudici a latere che più volte hanno rischiato di far naufragare il processo facendo di tutto per mandarlo in prescrizione. La Casoria si è trovata condizionata nella scelta oltre che in inferiorità numerica dopo aver superato 3 richieste di ricusazione e la volontà del dott. Lepore di sostituirla e cacciarla dal processo. Io voglio volutamente credere che la Casoria non sia stata libera di scegliere per l’assoluzione. Se le ricusazioni le ha scampate tutte, che altro possono averle detto? Che pressioni possono averle fatto in camera di consiglio? Una camera del tutto ostile alla Casoria ha emesso una sentenza alquanto discutibile e i ‘’rumors’’ (nel vero senso della parola) susseguitisi in questi giorni hanno parlato di una camera di consiglio veramente chiassosa, scomposta, urlante, si è parlato addirittura di un litigio furioso: insomma, “scolastica” (se mi lasciate passare il termine) un tutto contro tutti che non lascia adito a dubbi. È stata emessa una sentenza INEVITABILE in primo grado ma CAPOVOLGIBILE in appello qualora lo si volesse, prescrizione e intoppi permettendo. Che permettano a Moggi di difendersi con le nuove prove non prese in considerazione a Napoli e cioè intercettazioni ”ad personam” tagliate, dunque sabotate, e spionaggio industriale venuto fuori dal processo Telecom. Moggi è condannabile per comportamenti etici e morali (che hanno poco a che vedere con il calcio, in fin dei conti) e, non a caso, pochi giorni fa, è stato condannato giustamente dal tribunale di Torino per aver minacciato Baldini, ma non per scorrettezze lavorative ancora, del tutto, opinabili. Mostro l’hanno dipinto e mostro rimarrà agli occhi di tutti il nostro Direttore. Per sempre, nonostante la controinformazione fatta in questi 5 lunghissimi e faticosi anni, passati comunque con la speranza nel cuore e la convinzione nei propri sforzi. Ma non sarà mai un mostro per noi. Noi che la pensiamo come Ibra. Hanno confermato tutto l’impalco accusatorio dei pm-spazzatura (ebbè, siamo a Napoli), Narducci, Capuano e Beatrice. Non so se dobbiamo farcene una ragione ma la giustizia, quella vera, non c’è più. Anche se dubito nel credere che in Italia ci sia mai stata. 5 anni e 4 mesi rispetto ai 5 e 8 mesi chiesti dai Pm precedentemente equivale ad una presa in giro bella e buona. VERGOGNA. Non è servito a niente smontare cupole, teorema delle sim svizzere e sbobinare tantissime intercettazioni ‘oscurate’ nel 2006 e nel processo ‘farsa’ sportivo. Poco importa cosa rappresenti Moggi per noi, bisogna continuare a lottare per far si che non sia il capro espiatorio per gli altri. Gazzetta e Mediaset in primis. è stato subdolo, qualche giorno prima, rinviare anche il big match della 11esima giornata di campionato. Questa volta, rinvio moralmente corretto (forse, dipende dai punti di vista in ogni caso) ma scorretto nella prassi. Ha fatto tutto il Napoli con la città di Napoli: assemblea e componenti napoletani, a tutti gli effetti (De Laurentiis dei film di Natale e De Magistris quello tifoso assai). Ha vinto, per la prima volta, l’incertezza sui regolamenti ufficiali: d’altronde, Napoli è abituata a far parlare di sé, fa parte di uno Statuto quasi Indipendente. La sensazione, dall’esterno, è che si sia deciso sull’onda emotiva di quanto accaduto a Genova. Il pensiero, è che si poteva evitare di confrontare la triste realtà di Genova con quella di Napoli. Almeno per dimostrare rispetto e un po’ di dignità. Perché, stando alle dichiarazioni degli addetti ai lavori e della gente coinvolta, le motivazioni sono svariate e nessuna coincide con la verità assoluta. Il Napoli ha annunciato, dalla sua, che il rinvio è stato dovuto per impraticabilità del campo (che è sempre stato in ottime condizioni sin dalle prime ore del mattino); De Magistris, invece, si è attenuto ai problemi di ordine pubblico e di viabilità che si sarebbero presentati in serata (anche se a Napoli c’è sempre traffico e l’acqua del San Paolo avrebbe potuta aspirarla sin dal primo pomeriggio) e perché “tutto il personale è impegnato su altri fronti.” Il Prefetto, invece, dice che sapeva che il tempo nel pomeriggio sarebbe migliorato ma si è optato per il rinvio per non mettere in allarme la sicurezza delle persone senza considerare “motivi d’impiantistica” assolutamente non all’ordine dei problemi. Il problema è stato quello di aver trascurato le altre componenti sportive, senza aver portato un minimo di rispetto e senza aver avvisare Marotta della riunione in Prefettura. Eh sì, perché qui casca l’asino: sul fatto che in Prefettura, all’ormai famosa riunione, né Marotta né la federazione sono stati chiamati per decidere (o per lo meno assistere a) cosa si sarebbe scelto di fare. Il popolo juventino del web, per niente stupido ma sempre vigile e attento ha naturalmente risposto a questo tentativo del Napoli di pressare la regione Campania al rinvio dell’incontro (anche perché, in provincia, pochissime partite sono state rinviate) con i numeri, i fatti, le leggi: “l’art 32 dello Statuto della Lega recita che Le gare non iniziate devono essere recuperate il giorno successivo a quello fissato, salvo CASI PARTICOLARI nei quali non rientra l’incontro Napoli-Juve. La sensazione che si sia montato ad arte un teatrino c’è stata quando Bigon ha fatto pressione per recuperare la partita il 14 Dicembre, dribblando ancora una volta le norme calcistiche che prevedono il recupero di un match alla prima data utile per entrambe le squadre, ovvero il 29 Novembre (nel caso in questione). Il quadro non può che essere chiaro: a Napoli, domenica, c’era un sole “che è na b’llezz” e rinviano Napoli-Juve 10 ore prima che abbia inizio su pressione di De Laurentiis e Bigon, gli unici presenti in Prefettura al momento della riunione. Di Marotta (che ha appreso la notizia da Sky) neanche l’ombra. “A Napoli splendono sole e convenienza”, in Campania tutta e in provincia non hanno rinviato neanche una partita. La paura era che la città potesse andare in tilt a causa del traffico (che a Napoli, comunque, c’è sempre) all’arrivo dei tifosi ma non sono arrivate conferme ne di allagamenti intorno allo stadio, ne all’interno di spogliatoi e campo. E il rinvio non è stato neanche per lutto perché sui campi di A non si è fatto nessun minuto di silenzio. Alla riunione, il Prefetto si è assunto le responsabilità di “guai potenziali” prima di optare per il rinvio? Una decisione presa “troppo alla leggera”. Il Napoli Calcio ha pensato ai propri interessi dopo l’impegno di Champions, la città di Napoli, invece, ha fatto ancora una volta una magra figura davanti all’Italia tutta. E la volpe di Bigon ha svelato la propria identità nel cercare di manipolare la Figc sulla scelta della data del recupero, insistendo per il 14 dicembre, data a loro congeniale. Anche qui, il regolamento non è stato possibile interpretarlo: il recupero avviene alla prima data utile per entrambe le squadre. To’; martedì 29 Novembre, a cavallo tra la 13° e 14° Giornata. Saranno scintille tra Savoia e Borbone. A Napoli vinciamo. Ma prima c’è la capolista che vola anche senza Olimpia.
Ps. Una riflessione: la sensazione è che la Juve sia entrata in un vortice dal quale non ne uscirà mai più, sia a livello sportivo che giuridico. Niente sarà più come prima, la Juve ha subito qualcosa d’irreversibile sulla quale è meglio ricostruire che tamponare.

Eldavidinho

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