“ORGANIZZIAMOCI”: LE NOSTRE MOTIVAZIONI (parte prima)

Anche se per qualche tempo non abbiamo fatto sentire la nostra voce,
noi di “Organizziamoci” siamo ben decisi a proseguire la battaglia
contro chi ha tentato inutilmente di “normalizzarci”, mettendo
proditoriamente in discussione il nostro recente passato. Con la stessa
determinazione continueremo ad offrire il nostro contributo, “razionale”
quanto appassionato, alla società che, con il ritorno di Andrea Agnelli,
ha imboccato la strada per riappropriarsi del ruolo da protagonista che
la storia le ha assegnato.
Non si ferma quindi la lotta per la verità di “Organizziamoci” che
trae, se è possibile, maggior vigore dalla pubblicazione delle
motivazioni su Calciopoli.
Motivazioni le cui conclusioni di condanna per Moggi e assoluzione per
la Juve sembrano una sorta di compromesso, tra la Dottoressa Casoria e
chi, sin dall’inizio del processo, ha fatto pressioni per un verdetto
del tutto simile a quello della giustizia sportiva. Resta la sensazione
che in un caso si sia condannato e non giudicato, e nell’altro il
giudizio sia scaturito dai riscontri oggettivi emersi nel dibattimento.
Noi di Organizziamoci vogliamo richiamare l’attenzione dei fratelli
bianconeri sulle posizioni di Moggi e della Juventus. In considerazione
però dei tanti argomenti, abbiamo diviso il documento in due parti
pubblicate distintamente. Oggi ci occuperemo del Direttore e
successivamente della Juventus.
Sentenza già scritta per Moggi.
Avendo seguito tutto il dibattimento che ha messo in luce una realtà
completamente diversa da quella distorta e spacciata per verità nel
2006, è stato subito evidente che la condanna di Moggi fosse la naturale
conseguenza di una sentenza rispettosa della “ragion di stato”, per
evitare gravissime conseguenze alle istituzioni (non solo quelle
sportive). E il nostro convincimento ha avuto una sconcertante conferma
dal Procuratore Generale di Napoli (dottor Lepore), che, dopo la lettura
della sentenza, ha spudoratamente dichiarato: “Mai come questa volta non
è stata una sentenza già scritta”. “Tra noi ed i colleghi ci sono state
delle incomprensioni, tant’è vero che siamo stati costretti a due
istanze di ricusazione per ristabilire la regolarità del processo”.
Dichiarazione che lascia sgomenti, e di cui nessuno ha osato chiedere il
significato, ma noi di “Organizziamoci” non abbiamo timore di porre in
modo esplicito qualche banale domanda: Esimio dottor Lepore, ci faccia
capire a quali incomprensioni si riferisse e cosa intende per regolarità
del processo?  Sappiamo bene che non vi sarà risposta, ma proprio
l’atteggiamento di chi ignora le istanze di giustizia, eludendo semplici
domande, accresce la voglia di ristabilire la verità del mondo
bianconero.
Eravamo comunque curiosi di conoscere su quali basi il collegio
giudicante avesse emesso, condanne tanto dure da lasciare perplessi
anche i più accaniti detrattori di Moggi.
Ebbene la lettura delle motivazioni ci ha lasciato basiti e confortati
allo stesso tempo. Basiti perché i ripetuti riferimenti a
un’esagerazione con conseguente ridimensionamento delle accuse è, a
nostro avviso, il logico presupposto per ben altre conclusioni.
Evidentemente, interventi “esterni” (vero dottor Lepore ?) hanno
pesantemente condizionato la Dottoressa Casoria, costretta, anche da
iniziative plateali, come le due ricusazioni, a piegarsi, rispettando
così interessi “superiori”.  Confortati perché aumenta la nostra
convinzione che in Appello la sentenza possa essere, se non
completamente ribaltata, ampiamente ridimensionata. E non lo sosteniamo
perché siamo juventini, ma semplicemente perché è scritto nelle seicento
pagine che dovrebbero spiegare i motivi della sentenza. Oltre al già
citato ridimensionamento delle accuse, i giudici riconoscono che: quel
che faceva Moggi era una prassi comune a tutti (anche quelli non
imputati), le difese sono state in qualche misura ostacolate, vi è stato
una sorta di accanimento verso il Direttore, con indagini parziali, a
senso unico e reati provati al limite della sussistenza. Inoltre, la
condanna per il capo d’accusa principale, l’associazione per delinquere,
di cui Moggi è individuato come capo, seppur ispirata dalle sentenze
sportive, è supportata con elementi molto deboli, come le tante
chiacchiere, le telefonate al processo di Biscardi e i contatti con SIM
straniere; fatto pregnante per i giudici, anche se provato, per loro
ammissione, con un metodo artigianale. Vane sono definite le parole di
alcuni testimoni dell’accusa e addirittura da presa in giro le risposte
di Manfredi Martino (quello del colpo di tosse, di Bergamo).  Argomenti
quindi estremamente deboli che il collegio giudicante cerca di
rafforzare con qualche esilarante considerazione, come quella che si può
leggere alla pagina 459: «Non rileva che la cooptazione abbia realizzato
più che altro un effetto scenico, di mera apparenza, poiché anche
l’apparenza può generare la condizione di potere e l’assoggettamento
all’autorità per tal via creata. Giustificazioni dunque deboli e ai
confini del ridicolo, a sostegno di condanne, è bene ricordarlo, per
reati di tentativo ai limiti della sussistenza (lo scrivono i giudici).
In realtà veri assist per le difese che certamente ne faranno buon uso
nel processo di secondo grado.
“Organizziamoci”, come sempre, sarà al fianco di Luciano Moggi, fino a
quando giustizia non sarà fatta.
La seconda parte sarà pubblicata martedì 21 febbraio

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