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Come si gestisce Pirlo?

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di Davide Peschechera

Altra pausa per le Nazionali, altra pausa di riflessione. Altra pausa per pensare al futuro. Prossimo, immediato e lontano. Sotto la lente d’ingrandimento ci va proprio colui il quale ha risolto la partita contro il Milan col gol del pareggio e propiziando il terzo di Chiellini. Per mettere in dubbio le qualità di Andrea Pirlo e gettare un’ombra su un giocatore unico, servirebbe una dose di coraggio tale da tracimare nella cecità di giudizio. Altro discorso è sostenere che questo Pirlo possa essere un giocatore da gestire, se non proprio centellinare. Il suo impiego deve essere dosato. La fatica gli toglie lucidità, però il regista vuole giocarle tutte. Il campione, in quanto tale, non accetta di essere messo da parte e vuole rispondere con i fatti alle critiche ma il credito verso certi giocatori non deve essere illimitato. La risposta al “caso”, se di caso si può parlare, infatti, Pirlo l’ha già data, sul campo. Non serve parlare quando sai giocare a pallone. Pirlo scrive ancora coi piedi: fondamentale nella Juventus, indispensabile per il calcio italiano. Ci mancherebbe che sia Pirlo a chiedere di giocare a gare alterne. Anzi è in virtù dell’ambizione che lo nutre, e della costanza mostrata allenamento per allenamento, che l’azzurro si è costruito un percorso calcistico da assoluto fuoriclasse. Il problema è che eravamo stati abituati troppo bene, tutti: tifosi, avversari, appassionati, curiosi. E lui stesso. Pirlo non sbagliava, Pirlo non usciva, Pirlo giocava 38 partite su 38, più la Champions, più la Nazionale. A 34 anni non potrai mai essere come a 28. Negli ultimi giorni l’ha accettato lui, ora tocca a noi. Ci tocca per onestà. Perché il vero e unico caso che riguarda Andrea Pirlo è che non c’è ancora il suo erede. Pirlo è Pirlo, anche se dicono che non sorrida più e lo dicono come se prima invece lo facesse.

L’addio al Milan dimostra proprio l’esigenza di Pirlo di sentirsi sempre parte importante di un progetto ambizioso. Al momento Conte non è ricco di alternative in panchina ed a gennaio si tornerà a parlare di un centrocampista. Nessun caso Pirlo ma una situazione che, prima o poi, si sarebbe presentata. Occorre intervenire sul mercato per affiancare un giocatore che possa raccoglierne l’eredità già a stagione in corso ma poi ci sarà un normale avvicendamento mascherato da turnover al momento opportuno.

Anche se non sarà facile, perché Pirlo è il tempo, il ritmo, le pause. Si passa da lui. E’ il genio della semplicità. È così che deve andare ed è così che va, con un tocco o con due, non di più. Con il passaggio in profondità che sembra una cosa tramontata e che riappare improvvisamente quando lui stoppa e poi mette dentro in verticale. Imbarazzante marcarlo ogni volta che tu gli vai addosso e lui s’è già liberato del pallone. Imbarazzante pensare che sono in pochi a poter fare quello che fa lui. È un talento che non nasce per strada, ma su un campo di calcio. Genio e regolatezza, non ci si stanca mai di lui e delle sue semplici giocate. Pirlo non è ciò che un bimbo vuol essere quando comincia a giocare, ma è ciò che sogna di essere qualunque giocatore quando sta per finire.

Fuori, però, per scelta tecnica a San Siro. Per scelta tattica col Verona. A riposo col Torino. Per scelta indigesta, sempre. Cerca di tenere sempre alta la tensione e non si lascia sfuggire mai l’occasione per scuotere la coscienza collettiva del suo gruppo il mister Antonio Conte, soprattutto in una stagione, questa, molto più difficile delle due precedenti. Ed è in questo senso e in quest’ottica che vanno visti il turnover ed il rispetto di regole che non c’è bisogno di appendere nello spogliatoio. Le conoscono bene tutti, in vigore da due anni, hanno contribuito sicuramente alle vittorie sino ad oggi ottenute e a quella compattezza di gruppo nata anche in questo modo. Regole precise da seguire dentro e fuori dal campo. Ma al di là del nervosismo comprensibile del regista bresciano contro il Verona, scortato per tutto il match dalla marcatura ossessiva di Jorginho (che di fatto si è disinteressato all’andamento della partita), l’episodio è andato un po’ in contrasto con la figura universalmente riconosciuta di “gruppo Juve” ma pare essere già acqua passata.

“Con Andrea non c’è stato nessun chiarimento perché prima non c’era stato bisogno di mettere una regola. Adesso c’è e va rispettata. Quindi Pirlo non ha fatto niente di particolare perché poteva farlo. Nella gestione di un gruppo ci sono delle norme da mettere, per cui quando vedi che qualcosa non va bene, ci mettiamo subito una bella regola che vale per tutti e siamo molto più tranquilli e sereni”. Una mossa strategica che gli ha permesso di dribblare il presunto caso che giornalisticamente si stava montando e le solite domande tendenziose, di evitare che, in un momento delicato come questo, Pirlo venisse punito o multato e respingere qualsiasi tipo di strumentalizzazione per l’uscita dal campo di Pirlo.

D’altronde, già in passato atteggiamenti sbagliati dei suoi giocatori gli avevano dato il pretesto per dettare qualche regola fissa che, via via, Conte aggiorna ispirato dalle situazioni. Tipo? Cominciamo col “caso Quagliarella”. Gli uomini dello staff vanno rispettati al pari di Conte. Chiunque abbia un comportamento poco educato o irrispettoso nei loro confronti viene punito come se lo avesse tenuto con l’allenatore. Proprio Quagliarella, infatti, sostituito lo scorso anno a San Siro, aveva alzato la voce con Alessio e non giocò per qualche giornata. Oppure c’è il “caso Elia”: la bilancia è come un giudice, massimo rigore anche in tavola. In ritiro, ma anche a casa. Niente pane, zucchero ridotto al minimo, e grande attenzione nel rispettare le indicazioni dopo le analisi periodiche. Chi pesa troppo non gioca. Elia in qualche caso non superò l’esame della bilancia e stette fuori. Ma non è finita qui perché c’è anche il “caso Pogba”. L’orario di allenamento viene comunicato al giocatore solo nel tardo pomeriggio del giorno prima attraverso un sms, per ridurre al minimo le divagazioni. Per i giocatori diventa difficile programmare il loro tempo libero con attività potenzialmente distraesti dall’impegno calcistico. Chi arriva in ritardo all’allenamento prende un’ “ammonizione”, al secondo scatta la “squalifica” con mancata convocazione per la partita successiva. Due ritardi consecutivi in una settimana portarono il francese a saltare la trasferta di Pescara, nonostante il momento particolarmente brillante. Infine, la “legge Pirlo”: se si viene sostituiti e non si è gravemente infortunati, si deve rimanere in panchina per il resto della partita. Chi va direttamente negli spogliatoi viene multato e messo fuori rosa per un mese. Senza montare nessun caso.

Con l’Italia a Napoli ha giocato 90 minuti spalancando la porta a Mario Balotelli con un gioiellino dei suoi. E la punizione-gol e quella stampatasi contro la traversa della porta di Christian Abbiati dimostrano che il piede del genio juventino è caldo. Quello contro il Milan è stato il suo settimo centro su palla inattiva. Negli ultimi tre anni meglio ha fatto soltanto Francesco Lodi (8), che non a caso è soprannominato “il Pirlo di provincia”. L’ex rossonero viaggia alla velocità di un assist a partita e il 60 per cento dei suoi passaggi (dati Opta) vanno a buon fine. Medie altissime. Finalmente nell’ultimo anno in Nazionale, Pirlo ha anche avuto un trattamento di riguardo. Prandelli lo chiama sempre anche se gli concede un minutaggio bassissimo “per fare gruppo”. Delle 17 gare che la nazionale ha giocato dall’ottobre 2012 al settembre 2013, Pirlo ne ha disputate 13 di cui solo 8 stando in campo dall’inizio alla fine. In tutto ha accumulato 1.032 minuti in azzurro di cui 811 (su 840′, cioè il 96,5%) in partite per la qualificazione al Mondiale o in quelle che contavano della Confederations. Quando ci sono stati in ballo i 3 punti ha sempre giocato o è stato sostituito per pochi minuti (16 in Armenia e 13 in Repubblica Ceca). Nelle amichevoli, invece, Prandelli lo ha fatto rifiatare: 4 presenze su 8, contando anche le sfide contro Brasile e Uruguay alla Confederations, la prima a qualificazione ottenuta e la seconda per il 3° e 4° posto, una sola volta per 90′ e accumulando in tutto 221′ sui 720′ possibili (29,3%). Un occhio di riguardo? Sì, decisamente.

Andrea Pirlo, trentacinque primavere il prossimo maggio, tornerà a discutere il proprio contratto con Marotta ed il proprio entourage, dopo i primi sondaggi non andati a buon fine (c’era distanza sulla sia sulla durata, sia sulla parte economica), nei primi mesi del 2014. Non si sa come andrà a finire, anche se per Marotta ci sono: “Porte apertissime, ascolteremo le sue esigenze. Saremmo orgogliosi di poter continuare con lui” e per Agnelli: “Di certe questioni si occupa Marotta, ma io posso dire che Andrea alla Juventus si può sentire tranquillamente a casa. Starà lui a decidere il suo futuro”.

Gli anni passano per tutti, anche se per il suo modo di giocare potrebbe tranquillamente andare avanti per un altro paio di stagioni. Va impiegato con giudizio. Conte e Prandelli stanno facendo benissimo quindi a dosarne le energie ed a provare squadre non “Pirlo-dipendenti”. Nelle ultime uscite, il regista bianconero ha perso almeno un paio di palloni pericolosi a partita, tanto da poter innestare le ripartenze della squadre, situazione che, se ci spaventa poco in Italia, in Europa potrebbe riservarci brutte sorprese. Allo stesso tempo ha pure illuminato in qualche circostanza la manovra con i lanci intelligenti e calibrati per i quali è riconosciuto fuoriclasse. Anche se “l’ultimo” Pirlo, stando alle statistiche, sta migliorando l’efficacia delle giocate, rispetto al passato, in passaggi riusciti, ma sta riducendo l’incidenza delle occasioni da rete.

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Anche senza record resta una gran bella annata.

Articolo di Alessandro Magno

 

Come ogni juventino che si rispetto al record ci tenevo. Cosi come mi piacerebbe comunque arrivare a 90 punti. La differenza fra noi e gli altri stà tutta qui : siamo incontentabili. Questo è il nostro Dna. Siamo così prendere o lasciare. Diciamolo, non ci dispiace essere cosi. Non ci dispiace ad esempio che il nostro mr abbia dichiarato di esser stato venti minuti buoni arrabbiato per il pareggio invece della vittoria.

Non credo sia colpa di Conte se la squadra ha avuto col Cagliari un approccio un pò troppo blando, così come non credo sia stata colpa del turnover. Infondo chi ha giocato meno, almeno sulla carta, avrebbe dovuto avere maggiore voglia di dimostrare il proprio valore rispetto a chi gioca abitualmente. Così come se hanno trovato motivazioni i cagliaritani, già salvi, dovevano esser abbastanza bravi da trovarle anche i nostri. E’ andata cosi c’è stato un concorso di colpa sul gol di Ibarbo dove Barzagli e Marchisio non hanno chiuso bene, Chiellini e Bonucci non sono rientrati celermente, Storari ha fatto una mezza papera. Non è stata buona neppure la reazione al gol. A parte la traversa di Giovinco su punizione ricordo poco altro nel primo tempo.

La ripresa è stata giocata invece con maggiore piglio Giaccherini e Vidal hanno spinto molto ed è pervenuto il pari. Abbiamo a quel punto provato a vincerla ma non siamo stati nè particolarmente lucidi e neppure troppo fortunati. Va bene così alla fine anche senza record. Non tutte le ciambelle riescono col buco ma almeno la ciambella resta. E la ciambella del nostro secondo scudetto consecutivo è un gran bel dolce. Devo dire che mi sono tranquillizzato poi vedendo le immagini della festa. E’ stato molto bello vedere i nostri guerrieri rilassarsi in compagnia delle proprie famiglie, delle proprie compagne e dei figli. Un immagine molto bella di questa giovane Juve.

Ora ricominccerà il tormentone del calciomercato e già qualcosa si inizia a delineare. Credo che il mr alla fine finirà per restare. Ha solo ribadito che la posta in palio si e’ alzata  e di conseguenza bisogna che anche la società faccia qualche sforzo in più. Condivido il suo pensiero. Operazioni come quelle di Anelka e Bendtner non si possono proprio vedere. Nè tantomeno tollerare. E’ fuori dubbio direbbe Conte. Ma ci sarà tempo per discutere di questo. Per ora ci sono ancora 3 punti in palio, cerchiamo di andarceli a prendere. 90 punti non sarebbe male. Niente affato. Chissà .

 

Gli articoli di Alessandro Magno escono su:
ilblgodialessandromagno.it ,  Juvamania.it ,  ladivinajuventus.it , ilbianconeronews.blogspot.it

ricchiuti35

Juventus siena.

La donna ideale. Tranquilla. Scontata. A botta sicura.

Conte rinnovo o estero cosa c’e’ che non va?

Nulla. Conte ha bisogno di contrattare con la società ora che vince. Delicatissimo il richiamo ad andare all’estero. Segno di rispetto per i tifosi.

Napoli Juventus vigilia a Napoli come stanno loro come stiamo noi.

Il fatto che abbiano perduto chances scudetto potrebbe paradossalmente favorirli. Perché si troveranno nella loro condizione ideale, giocarsi il match con la Juve come rivincita senza conseguenze pratiche e responsabilità. Noi come stiamo ? Bene, grazie.

“Una splendida annata”. Rinnovo per Conte

In pochi avrebbero scommesso circa la  riuscita di Antonio Conte per la conquista di questo “amazing scudetto”.

Tornando indietro nel tempo, la nostra squadra accoglie il tecnico reduce da un settimo posto; contro ogni previsione un deludente Del Neri fallì miseramente una stagione ricca di aspettative e speranze, Conte ereditò una non squadra e relativa tifoseria con il morale sottoterra.

Il ritorno dello Juventino restituì prima di tutto l’entusiasmo e con il suo arrivo ridestò i sostenitori della Juventus.

Insieme ad Andrea Pirlo e pochi innesti più varie modifiche costruì la nuova Juventus senza Top Player, vincitrice dello scudetto quest’anno.

Ma com’è stato possibile?

E’  la domanda che ci poniamo tutti: Antonio Conte ha vinto perché?

L’arrivo di Andrea Pirlo ha fornito ciò che la Juventus necessitava dopo l’uscita di scena di Pavel Nedved: un  direttore di squadra, non lo conoscevo benissimo l’ex centro campista del Milan, se non di nome e poco il suo lavoro, in Juventus, oltre ad essersi ambientato da subito, ha preso le redini della situazione, non più giovanissimo, ma parecchio in forma ha sopportato tutte le partite comprese quelle di coppa Italia, sostenendo quasi sempre entrambi i tempi, la sua dote principale: la precisione e l’attitudine al comando, tant’è che ha suggerito tutto l’anno come muoversi ai suoi compagni, sopperendo gli sbagli di Vucinic, Bonucci e altri colleghi fuori forma durante il girone di andata, la fortuna è stata dalla nostra parte che non si è mai fatto male seriamente durante il viaggio verso lo scudetto, in ultimo un Barzagli sbocciato, ha completato il disegno, il difensore è stato per il suo settore superlativo, dirigendo la difesa ad ottimi livelli e dialogando con il centro campo alla perfezione.

La preparazione atletica è stato un altro punto a favore della Juventus, uno staff di preparatori atletici specializzati ha fatto la differenza, sebbene non tutti i giocatori ne abbiano  giovato fino alla fine, vedi Marchisio, il quale non ha mai recuperato completamente quella lucidità che lo ha contraddistinto nel girone di andata.

La mentalità vincente e un nuovo spirito di gruppo, ha fatto sì che un insieme di giocatori nella media con soli due fuoriclasse (Pirlo e Del Piero) arrivasse al traguardo, ormai abituati a vedere i nostri calciatori giocare da soli, ci ha stupito favorevolmente osservare quanto Conte sia stato abile a formare un gruppo unito e molto compatto, nel bene o nel male, dove chi offriva prestazioni all’altezza, copriva le mancanze dell’altro.

E’ stata una Juve eclettica ed imperfetta, quella di quest’anno. Dove i centro campisti e talvolta difensori hanno segnato più degli attaccanti, e Conte si è divertito anche a sperimentare, imponendo il suo punto di vista e insistendo anche con gli sbagli, immune alle critiche e con dichiarazioni al limite dello sprezzante “ faccio quello che voglio ..il tecnico sono io” ha avuto ragione.

Tra pareggite e arbitrite, non si è tirato indietro quando ha dovuto difendere la sua posizione e quella della Juventus nonostante il campionato stesse prendendo una pessima piega, e pagandone di persona le conseguenze.

Insomma, l’uomo di cui avevamo bisogno è arrivato, tra mille peripezie e inconvenienti, ha vinto, di soli quattro punto di scarto certo, ma il tricolore lo ha alzato lui e non il sig. Allegri, meno che meno il sig. Mazzarri.

Il Milan ha perso perché …due parole andrebbero spese per il nostro avversario, favoritissimo al titolo, che si autocelebrava vincitore già a metà campionato.

In effetti sembrava proprio così a tavolino: giocatori di livello superiore, squadra e tecnico già consolidati, una società con il coltello tra i denti: il Milan aveva tutti gli ingredienti per mangiare la torta a fine anno. Ma qualcosa non funzionò.

Sarà stata la Juventus che mieteva successi di settimana in settimana, o la squalifica dalla coppa Italia e Champions League, aggiungendo una preparazione atletica evidentemente errata, l’atmosfera creatasi fece sì che tutto lo staff milanista perse la testa, trasformando lo spogliatoio in un pollaio, tuttavia invece di mantenere la calma e lavorare sul recupero, il buon Allegri la buttò sulla bagarre, indignandosi contro tutto e tutti, in questo modo, la favorita al titolo si buttò la zappa sui piedi, il prendere coscienza che la stagione fosse ormai compromessa, giunse troppo tardi per poter pensare seriamente ad un recupero di campionato, in più, non vorrei sembrare presuntuosa, o insegnare come si allena al tecnico, (per carità) ma .. non si può costruire un gioco indicando ai centrocampisti esclusivamente di passare la palla ad Ibrahimovich, distinto quest’anno non solo per le sue doti di bomber.

Ed in mezzo alle feritoie milaniste che si è insinuata la Juventus, la quale zitta zitta, una vittoria dopo l’altra, ha strappato il tricolore di mano ai diretti avversari, lasciando Milano senza parole.

A Torino l’apoteosi continua, non crediamo ai nostri occhi e non vediamo l’ora che ricominci tutto ma sempre con lui ..Antonio Conte …
Ieri il ronnovo per altri 3 anni. Scontato.

Luna23

 

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