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Impressioni dallo Stadium 04

 

Prima volta allo Stadium

Articolo di Stefano Croce

Oggi è un giorno speciale, per la prima volta porterò la mia compagna allo stadio . È dalla presentazione di  Ronaldo che è nato questo desiderio. C’è il sole a Torino, un sole caldo a Dicembre come capita di rado . Buon segno, mi dico, l’ultima che avevo visto Juventus -Genoa 1-1 non vi dico. Arriviamo allo stadio tutto perfetto, nessun intoppo, si entra le squadre sono in campo per il riscaldamento. Musica a palla sembra di essere ad un concerto. Il colpo d’occhio è sempre da brivido. Io ci sono un pò abituato ma il brivido è sempre lo stesso, Francesca invece ha gli occhi che brillano sembra entrata nel paese dei balocchi. Anche se giocheremo solo contro la Sampdoria la tensione sale. Balliamo al ritmo di musiche scatenanti. Poi l’inno ”Juve storia di un grande amore” cantato a squarcia gola. Comincia la partita e subito si va sul 1-0 Ronaldo quale miglior battesimo per una persona che non ha mai visto una partita. Il ”siuuuuuuuuuu” di tutto lo stadio è impressionante. Le gradinate sembrano tremare. I minuti passano fino a quando l’arbitro, con un colpo di teatro assegna un rigore alla Samp, proprio sotto la Sud … e 1-1 … beh da lì in poi comincia un altra partita. La preoccupazione di una beffa prende il posto della felicità perché la palla non ne vuol sapere di entrare. Un tiro incredibile di CR7 si stampa sulla traversa. Così altro colpo di scena l’arbitro assegna un rigore sacrosanto, dalla curva si era visto chiaramente il braccio largo 2-1. Un altro ”siuuuu” e un abbracciarsi felici sugli spalti. Tutto sembra essere tornato in ordine, come  i pianeti nello spazio fino a pochi minuti dalla fine il Saponara non tira fuori dal cilindro un gol alla Ibrahimovic..per fortuna al VAR decidono per il giusto. Francesca uscendo dallo Stadium manda un messaggio whatsapp : ”Comunque oggi ho visto coi miei occhi quanto è veramente forte la Juve…ti da un emozione incredibile…poi per me era la prima volta e vi giuro che sono veramente felice e ringrazio Stefano che mi ha fatto questo regalo”. Niente altro da aggiungere.

Perdere contro i migliori fa male ma non è disonorevole.

Articolo di Alessandro Magno

La delusione è tanta, la rabbia forse è un poco scemata. Come tanti ho dormito poco e male. Questa maledetta Coppa ci riserva sempre dei finali amari, sebbene a volte come contro il Tottenham ci siano anche serate esaltanti. A mente fredda cercherò di fare un analisi obiettiva e lucida. Mi pare di poter dire che il Real Madrid ci è superiore e lo ha dimostrato. Non credo ci sia moltissimo superiore nel gioco, anzi direi che in questo ci somiglia molto, palleggia, resiste agli attacchi degli altri, poi colpisce inesorabilmente e implacabilmente, mentre devo dire che nei singoli la differenza è tanta. Probabilmente i loro giocatori da noi sarebbero tutti titolari mentre i nostri da loro forse solo un paio e nemmeno di questi tempi, mi riferisco a Buffon, Chiellini o Barzagli per esempio. Già questa è una considerevole differenza, inoltre aggiungi un pluri-pallone d’oro come Ronaldo (che noi non abbiamo), un abitudine/attitudine a questa competizione che noi non abbiamo e non abbiamo mai avuto, e il contesto storico in cui queste partite si giocano, ovvero un periodo dove la Spagna domina e infligge sconfitte schiaccianti a compagini come l’Argentina, mentre di contro la nazionale italiana non si qualifica neppure per i Mondiali, e direi il quadro è completo. Che questo sia il tutto mi pare assodato, altrimenti non si spiegherebbe come fra l’altro hanno vinto 3 Champions League delle ultime 4, di cui 2 di seguito e si dividano Champions con il Barcellona da una decina di anni a questa parte.

Era difficile era obiettivamente difficile, e forse noi ci si illudeva che questo gap fosse meno di quello che è in realtà, perchè ci siamo tolti lo sfizio di aver eliminato Barca e Real Madrid 2 volte negli ultimi 3 anni. E queste sono state due imprese poco celebrate tuttavia non basta. Anche ieri la partita è stata estremamente equilibrata fino al 2-0 di Ronaldo che fra l’altro che gol ha fatto? Applaudito da tutto lo stadio che ne ha riconosciuto il grandissimo valore. Fino a quando giocheranno Ronaldo e Messi la vedo dura per tutti vincere la Coppa. Ieri fondamentalmente il portoghese fino al 2-0 aveva toccato 2 palloni. E aveva fatto 2 gol. La Juventus per un ora è stata in partita ha giocato e nel secondo tempo aveva preso anche il sopravvento a livello territoriale conquistando campo e giocando nella metà campo avversaria. In un paio di circostanze erano stati bravi Navas e Ramos a togliere le castagne dal fuoco al Real. In un altra occasione li ha aiutati l’arbitro non concedendo un rigore abbastanza netto per fallo di mano. Forse sull’1-1 (qualora avessimo segnato il rigore) avremmo potuto giocare una partita diversa finendo magari meno surclassati. Il 2-0 è arrivato nel nostro miglior momento poi l’arbitro ancora lui ci ha messo del suo dando un secondo giallo a Dybala francamente inspiegabile. In 10 contro 11 poi ci hanno dominato in lungo e in largo e fatto un altro gol che potevano esser anche 2 o 3 ma fino al 2-0 io ho visto una Juventus giocare alla pari e non meritare quel passivo.

Alla fine usciamo domati ma non credo ridimensionati. Ci sono 2 squadre che sono superiori a tutti e sono Real e Barca e lo si dice sempre molto chiaramente salvo che forse poi qualcuno in realtà non ci crede. Non sarà mai facile per nessuno eliminarle nè tanto meno batterle in finale a meno che non passino degli anni e cambino i tempi. Il sorteggio non è stato benevolo ma tanto andare avanti e trovarsele poi , non cambiava la sostanza delle cose. Questi poi te li ritrovi facilmente in finale. Cosa deve fare la Juventus per colmare questo grosso gap che ripeto intanto è un gap che c’è fra il calcio italiano e quello spagnolo? In primis bisogna svecchiare la squadra. Credo che Buffon e Barzagli se restano devono avere dei ruoli da comprimari. Facciano da chioccia ai giovani. Nessuno è eterno e bisogna iniziare a investire su uno svecchiamento della rosa. Da questo punto di vista Bentancur è stato ieri una bella novità. Poi bisogna tenersi i Campioni. So che molti non condivideranno questo che sto per dire ma se non puoi arrivare ai Messi, ai Ronaldo, ai Neymar sarebbe importante riuscire a trattenere quelli che hai. Quanto sarebbe stato importante ieri ad esempio avere un Pogba o un Vidal? Terzo bisogna iniziare a studiare cosa fanno le spagnole e in questo anche in Germania a livello giovanile perchè tutto parte da questo. In Italia da anni si investe su gente che ha il fisico a cui si vuol insegnare a giocare a calcio. Poi dobbiamo andare a cercare i palleggiatori e i giocatori tecnici all’estero.

Infine la società se vuole realmente vincere questa Champions dovrebbe 1-alzare l’asticella del mercato perchè di fatto i campioni costano cari e pagare 40 milioni il buon Matuidi che poi non ti gioca ieri per scelta tecnica, sono 40 milioni non spesi bene, 2-puntare veramente a questa Coppa per portarla a casa. In questo dovrebbero esser bravi anche i tifosi perché sento parlare sempre di volontà di puntare alla Champions poi succede che alla prima partita dell’anno perdi la supercoppa italiana e vengono fuori gli strali e i mezzi suicidi. In questo devo dire ieri, almeno allo stadio, prova di grande maturità del tifo: standing ovation per Ronaldo per il gran gol fatto e cori e applausi per la squadra al 90mo. Perdere fa male sempre ma perdere contro i migliori può farci imparare.

Io sono Tevez e voi non siete un cacchio di niente

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Articolo di Alessandro Magno

 

Nulla di nuovo sotto questo cielo. Solita Juve, solita legge dello Stadium, soliti 3 punti in casa nostra, solito grande, enorme  Tevez. Ero allo stadio. Causa crisi ci mancavo da un po’. L’Italia e gli Italiani dovrebbero spegnere le tv e non leggere i giornali e recarsi invece più spesso allo stadio. Imparerebbero che la supremazia della Juve ieri, come sempre, anche a fronte di un buon Parma, è stata schiacciante. Altro che pseudomoviole , altro che pseudo-opinionisti. Il Parma ha avuto 3 occasioni in tutta la partita , una subito la più pulita, sventata da Buffon, l’altra il gol (se Molinaro ne azzecca un altro così mi faccio prete), ultima la mischia dello pseudorigore nel finale, dove checché ne dica la carta straccia della gazzetta e del corriere, c’è un fallo solo clamoroso, quello di Schellotto che scalcia Marchisio. Tutto il resto è fuffa.  Bonucci è davanti a Parolo ed è il parmense che va a scontrarsi con i piedi di Leo. Pensate l’ha detto persino Paparesta a Mediaset per cui… si vergogni chi dice il contrario. Mi raccomando,continuate a non comprare quei vergognosi giornali dove sparisce la gomitata di Parolo a Quagliarella, più grave di quella di Amauri e il rigore sulla punizione di Tevez per un gomito troppo alto.

Il corriere di Trigoria ha pure la sfacciataggine di parlare di arbitri omettendo il fuorigioco di Destro sul primo gol in Roma Toro. Carta igenica. Ma torniamo alla partita. Molto bene Conte con i cambi, azzeccatissimo Marchisio per un Pirlo stranamente un po’ troppo impreciso , molto bene Pogba anche se lezioso. Bravissimi Caceres e Bonucci a contenere Cassano e Vidal veramente a tutto campo. Ahimè molto male Llorente e mi spiace. Forse stanco, visibilmente pesante ieri sbaglia più del lecito. Benissimo il ritorno di Quaglia osannato da tutto lo stadio alla faccia di quelli che hanno la lingua troppo lunga e rilasciano giudizi senza prima connettere il cervello. Bene benissimo, “troppo benissimo” Carlitos Tevez. Trascinatore unico. Sbaglia qualcosa per eccesso ma in tutti i 90 è una bellezza vederlo. Un 10 portato alla grande. Degnissime spalle. Ha ragione Enzo Ricchiuti, Tevez non è mai stato così forte. La Juve gli ha fatto bene e lui ha fatto bene alla Juve.  Dio salvi Carlitos. Lui è tanta roba e voi siete solo chiacchiere e carta straccia.

 

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Senza aiutini

senza aiutini

di Davide Peschechera

A mente fredda. Ho voluto capire perché i due gol sono regolari e non sono stati annullati e perchè Rizzoli ha dato il rigore. Senza sottovalutare “er sistema” che ci ha consentito lo Stadium (prima che crollasse, ovvio). Passa qualche minuto e penso: “Due gol regolari, un rigore sacrosanto, due espulsioni giuste, nessun aiutino. Non è possibile, questa partita è assolutamente da ripetere. Anzi, no. Perché Bergomi a partita in corso conferma: “vince la Roma anche se perde.””.

Il problema del giuoco del calcio è che dopo molto parlare, infatti, tocca giocare. E mentre noi vinciamo sul campo, gli altri chiacchierano. Con la Roma ci si diverte sempre: negli ultimi tre anni tra campionato e Coppa Italia allo Stadium, Juventus-Roma 14-1. Nel dettaglio: Giaccherini, Del Piero, Kjaer, Vidal, Vidal, Pirlo, Marchisio, Pirlo, Vidal, Matri, Osvaldo, Giovinco, Vidal, Bonucci, Vucinic. Ricapitoliamo: 13 gol dei giocatori della Juve più due di romanisti (Osvaldo e Kjaer). Peccato che uno dei due romanisti (Kjaer) abbia fatto gol nella propria porta. Quindi aggiorniamo: le visite allo Stadium sono finora costate alla Roma 4 sconfitte, un solo gol segnato (su rigore di Osvaldo) e 14 subìti. Tutte vittorie nette e incontestabili. Continuando con questa media punti si rischia di forare il tetto dei 100 punti finali (103,44 per esattezza). Il campo racconta di una Juve stratosferica: sempre vincente in casa, con dieci successi consecutivi in campionato. La grinta famelica di Conte ha contagiato il gruppo che da qui si autoalimenta per continuare a combattere, dominare, imporsi. È un gruppo di persone che lavora con dedizione, spirito di abnegazione, con consapevolezza delle proprie debolezze e con l’umiltà dei propri punti di forza. Gli altri, anche se tecnicamente alla pari o superiori, perdono perché non hanno questi ingredienti. L’autostima del gruppo, del mister, della società, dell’ambiente tutto, ha raggiunto picchi quasi impensabili e per la medesima ragione, le ambizioni della Roma hanno subito un brusco ridimensionamento. In fondo, i giallorossi tre gol in una gara sola non li avevano ancora presi. La Roma era imbattuta e aveva subito 7 gol in 17 partite. In una ne ha presi quasi il 50%. Il mister ha la capacità di caricarmi persino dal divano. Dieci trionfi di seguito come nel 1932. Il nono successo casalingo (su altrettante partite disputate), ma soprattutto la vittoria numero 16 in campionato, su 18 gare disputate. Con 49 punti (sui 54 disponibili!) conquistati e con un +8 proprio sui giallorossi, i bianconeri hanno conquistato il platonico titolo di Campioni d’Inverno con 90 minuti d’anticipo. E per la terza stagione consecutiva. Ricapitolando: in campionato il 70,21% di vittorie dal 2011 a ora, il 23,40% di pareggi, il 6,38 di sconfitte (una sola quest’anno, quella di Firenze dopo un primo tempo stradominato). Percentuali derivate da 94 partite, 66 vinte, 22 pareggiate, 6 perse. Un raffronto con Fabio Capello, già sorpassato: per il mascellato 69,74% di trionfi, 23,68% di pareggi, 6,58 di sconfitte. Più otto e vantaggio dilatato, ingigantito. Chi è abituato a vincere ha continuato a vincere, chi si sta attrezzando per riuscirci si è sgretolato prima sotto il profilo psicologico e poi sotto quello tattico. Alla Roma sono cambiate moltissime cose, la squadra è bellissima. Una cosa però, per ora, è rimasta uguale: quando si mette male si perde la testa. Vedi De Rossi. E la faccia. Vedi Totti. Della vittoria della Juve impressiona la consapevolezza della sua forza. Della sconfitta della Roma impressiona che al primo ko è disfatta. Per mentalità e gioco la Roma è la squadra che più si “avvicina” alla Juventus tra le altre. Ma non regge le pressioni. E questo è il male. Nonostante sia tecnicamente forte. Non ci sta che la Roma perda spesso la testa a partita compromessa, compromettendo così anche le successive. Vecchio vizio.

Partita studiata a tavolino, in allenamento. Atteggiamento Juve voluto e cercato da Conte, trasmesso e inculcato ai suoi giocatori. Tanta densità nella nostra area e ripartenze avversarie annullate. Tra il primo e il secondo tempo, però, ci sono state più intensità e meno errori da parte dei nostri e questi due cambiamenti hanno fatto la differenza. Per un tempo non avevamo mai visto la capolista giocare – in campionato – alla pari del suo avversario, persino prudente, quasi preoccupata di non prestare il fianco ai micidiali contropiedisti giallorossi. E’stato bravo Conte a preparare il match, a modellarlo sulle caratteristiche di chi aveva davanti, a frenare quando c’era da frenare, ad accelerare quando è stato possibile. Poi, una volta contenuta la furia giallorossa, non c’è più stata storia. Avesse osato, la Juve si sarebbe offerta proprio ai micidiali contropiedi giallorossi. La Roma, d’altronde, è una squadra che comunque non si sottrae a fare la partita se le si lascia spazio, ma le migliori vittorie le ha avute lasciando il pallino ad altri. Impacciati., infatti, col pallone tra i piedi: poche soluzioni offensive e reparti messo in ombra. Noi se c’è da fare la partita, la vinciamo, e siamo cinici se non la facciamo. Loro soffrono a farla con le piccole e con noi. Ma sono letali nel non farla con le grandi. E noi non glielo abbiamo concesso. Conte ha asfaltato Sassuolo e altre piccole. Garcia no. La Roma è dunque una squadra che se non ha spazi da attaccare o per allungare, perde tanto, nonostante giocatori molto tecnici. il possesso palla fine a se stesso ha messo in mostra pregi e limiti di un attacco che non ha saputo allargare le nostre maglie. Dall’altra parte, c’è stata la straordinaria capacità, maturità e duttilità della Juve di mutare atteggiamento e di vincere entrambi gli scontri diretti, col risultato di 3-0, ma giocando in due maniere diametralmente opposte. Il3-0 di oggi, infatti, è molto simile al 2-0 dello scorso anno contro il Napoli di Mazzarri allo Stadium, ma non al 3-0 di quest’anno contro il Napoli di Benitez. Da grande allenatore, quindi, Conte ha deciso per una volta di non fare la partita e da grande squadra, con umiltà, questi giocatori hanno deciso di seguire il mister e rinunciare alla solita manovra avvolgente. Tanta oculatezza nell’orchestrare le manovre offensive e squadra racchiusa in 35 metri, a muoversi mantenendo queste distanze, questo spazio, in questi pochi quanto efficaci metri quadrati, in fase difensiva. Ci sono molti modi di vincere e molti modi di perdere. E le due cose combaciano quando c’è dominio totale da parte di una sola squadra. Conte ha lavorato anche per Garcia costruendo alla perfezione la sconfitta della Roma, neanche al Bernabeu aveva lasciato così tanto spazio all’iniziativa degli avversari, sintomo che Conte intendeva vincere convincendo, questa volta, prima sul piano tattico che su quello del gioco. Il fine giustifica i mezzi e spesso, per Conte, i mezzi coincidono sempre col fine. L’input era quello di fare la Juve in fase di possesso palla, di limitare gli avversari con grande umiltà in fase di non possesso. E poi i giocatori, al di là degli schemi e delle tattiche. Tevez più di Totti. Pogba il vecchio, 20 anni pesanti e maturi come fossero 40, Pirlo il giovane, 34 anni leggeri e creativi come fossero 17. E tutti gli altri, che hanno fatto il solito, il massimo, il meglio. La Roma come un diesel nel primo tempo, la Juve come un turbo quando, alla prima occasione buona, ha ammazzato subito la partita.

Una Roma che sì ha cercato di giocarsela, ma è stata anche un po’ presuntuosa, visto il risultato. Ai romanisti, infatti, lasciamo la convinzione di essersela giocata alla pari. Il prepartita è cominciato con De Rossi che, qualche settimana fa, aveva affermato che: “Chi ci sta davanti in un momento particolare è stato fortunato con gli arbitri. Alcuni episodi che ci possono stare in un campionato, episodi che si pareggiano nell’arco di una stagione. E noi aspettiamo di pareggiarli“. Messaggi al sistema? Poi il Corriere dello Sport venne subito in suo aiuto e accese la sfida con le solite parole di Turone sbattute in prima pagina: “Turone accende la supersfida «La Juve ha sempre l’aiutino»”. Giornalismo degno della considerazione di cui gode all’estero. Poi Totti: “Roma più forte, vinceremo. Ma attenti, la Juve ha sempre l’aiutino”. Gli ha risposto prima Conte che, in conferenza stampa, non volendo alimentare tensioni pre-gara, interpellato su queste ultime dichiarazioni del capitano giallorosso, sull’insinuazione che “anche questa Juve riceva aiutini” ha risposto: “Ma sai, già potrei obiettare sull’ anche… Guarda, la prendo sul ridere perché è giusto che quando ci sono chiacchiere da bar, da tifosi, bisogna prenderla sul ridere e prenderla in maniera molto serena. Io dico che non ci sono delle risposte da dare a chi fa queste affermazioni. Anzi, io insegno ai calciatori, a chi lavora con me, a chi mi frequenta, che le risposte vanno date sempre sul campo, perché il campo rende giustizia sempre a tutto e a tutti. E dico che in due anni e mezzo il campo ha reso giustizia alla squadra più forte, in maniera anche molto netta e clamorosa alcune volte”. Poi Buffon, prima sul campo e poi ai microfoni, a fine gara: “Aiutino è la scusa di chi non vince mai”. L’unico aiutino che puoi avere, Francesco, e’ quello per salire sull’aereo e tornartene a casa o quello di Rizzoli che non concede recupero per evitare il quarto gol della Juve. Garcìa, poveretto, ha cercato di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, forse perché ha capito l’ambiente nel quale si è ritrovato e, proprio in conferenza stampa, all’elenco dei precedenti Juve-Roma dei giornalisti, ha risposto: “Ma cos’è, un corso di storia?”. Ma continuiamo con la rassegna stampa. È il turno di De Sanctis: “Il sistema italiano rende i bianconeri assolutamente più forti. A partire dallo stadio, che è un grande vantaggio. Al di là del risultato, in più di noi la Juventus ha solo gli otto punti in classifica.” Lo ha detto nei giorni scorsi e lo ha ribadito a fine partita. Il Sistema di Morgan De Sanctis o, in altre salse, “Il Palazzo”, o “Il Vento del Nord”, che fa il gioco della Juventus attraverso diversi “aiutini”, che ha permesso alla Juventus la costruzione dello stadio e che implica sudditanza psicologica nei confronti dei bianconeri. Una dimostrazione? Naturalmente la debacle europea e gli arbitri che, in Europa, non subiscono sudditanza. Vedi Grafe in Real-Juve. Paolo Liguori addirittura delirante a Tikitaka, appoggia la “teoria” di De Sanctis e paragona il giallo di Chiellini del primo tempo col rosso di De Rossi e dice che su Castan il pallavolista c’è spinta e fallo. Tutto frutto del sistema, degli aiutini e della sudditanza dello Stadium, naturalmente. Due pesi e due misure di Rizzoli, insomma. Per fortuna che concludono i nostri, Bonucci e Barzagli, dicendo l’uno che “Le parole pre-gara? “Le lasciamo a loro, noi facciamo parlare il campo. Negli ultimi anni a Torino li abbiamo sempre dominati.”, e l’altro: “Ci sono state dichiarazioni che ci hanno fatto girare un po’ lo stomaco e quindi hai un po’ di carica in più quando scendi in campo. Comunque sono cose che fanno parte del calcio, nessuno si è offeso”. Eh vabbè, non sanno perdere. Però poi penso e dico, tra me e me: “Ma che m’importa, se allo stadio c’era David Trezeguet…”

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Juventus – Parma, ancora loro…

di eldavidinho

Juventus – Parma. Sabato 25 Agosto 20:45.

Si riparte proprio dalla partita che sancì l’inizio del sin qui vincente e vittorioso ciclo-Conte, il mister che, a differenza di quell’esordio sulla panchina dello Juventus Stadium, questa volta l’esordio in campionato dovrà farlo dalla tribuna a causa dell’ingiusta squalifica(passatemi la sicurezza, avendo letto carte, motivazioni del processo e pareri documentati) inflittagli dalla destabilizzante giustizia sportiva. La conferenza stampa indetta e voluta fortemente dal mister in questa settimana è stata di una carica emotiva paragonabile ai momenti in cui il mister chiama a rapporto la propria squadra o impartisce consigli in campo. I noti eventi giudiziari, infatti, non hanno minimamente intaccato un ambiente solido, sicuro dei propri mezzi e capacissimo di superare le difficoltà. Sabato sera in panchina andrà ancora mister “in seconda” Carrera, reduce dai convincenti trionfi in Supercoppa e nel Trofeo Berlusconi contro due squadre(Napoli e Milan) che contenderanno il titolo ai Campioni d’Italia. La storia non cambia, in campo la Juve scenderà per vincere, convincere e non lasciare neanche una flebile possibilità alla squadra avversaria di andare in rete e di conquistare terreno, caratteristica indelebile della Juve dell’ultima stagione. Nostro ospite sarà proprio quel Parma che l’ultima volta in casa andò via con un sonoro 4-1 in cui Giovinco, su rigore, siglò il primo gol di una squadra ospite allo Juventus Stadium e Lichtsteiner, seguito poi da Pepe, Marchisio e Vidal, aprì le marcature in quella che fu una vera e propria festa del gol. Già dalla prima, tuttavia, si capì che stagione sarebbe stata, caratterizzata da una forte impronta realizzativa dei centrocampisti, meno degli attaccanti. La rincorsa all’ormai agognato “top player”, continua. In verità, però, quella fu già la seconda partita di campionato a causa del rinvio (ricorderete) della prima giornata per il no della Lega di Serie A alla proposta di contratto collettivo-ponte avanzata dal presidente dell’Assocalciatori Damiano Tommasi, per scongiurare lo sciopero proprio nella prima giornata di campionato. Solo in Italia. Ma non siamo qui a parlare di annosi problemi organizzativi e strutturali. L’ultima volta in assoluto tra le due squadre è stato lo 0-0 del Tardini in cui Conte, in conferenza stampa post-match, denunciò la brutta aria che tirava attorno alla propria squadra ed attorno agli arbitri per la mancata concessione di due palesi rigori su Giaccherini prima e Pirlo poi, proprio allo scadere del recupero.
Il Parma che si presenta a Torino è quello che ha vinto le ultime 7 partite di serie A grazie ad un 352 molto compatto che Donadoni, allenatore riconfermato, ha intenzione di riproporre anche quest’anno. In porta andrà Mirante. La linea difensiva a tre sarò composta da Zaccardo, Paletta e Lucarelli. A centrocampo possibile esordio dal 1′ minuto in maglia gialloblu per Rosi sulla fascia destra e per il duo Parolo-Ninis in mezzo al campo. Cabina di regia occupata dal cileno Valdes ed in avanti spazio a Pabon(calciatore colombiano, attaccante veloce con un ottimo tiro dalla distanza, abile nell’uno contro uno; può agire anche come centrocampista offensivo. Nel 2010-2011 270 presenze e 32 gol nell’Atletico Nacionàl) ed Amauri anche se il brasiliano (indimenticato ex) lamenta delle noie muscolari e potrebbe lasciar spazio all’Under20 francese Belfodil. Assente lo squalificato Galloppa, indisponibile invece Santacroce.
La Juve, dal canto suo, è imbattuta, sappiamo tutti, da 39 partite di serie A. Un campionato vinto, appunto, da IMBATTUTI e scenderà anch’essa in campo con l’ analogo 352 sul quale sta costruendo la squadra del futuro per difendere l’imbattibilità. Oltre a Giorgio Chiellini ancora non pronto al rientro dall’infortunio al polpaccio, Mauricio Isla e Martin Caceres, la retroguardia bianconera dovrà fare a meno anche di Gigi Buffon. Il portiere ha accusato una elongazione al bicipite femorale della coscia destra che lo costringe al forfait per l’esordio in campionato. Dunque Storari difenderà i pali bianconeri, mentre in difesa toccherà a Lucio sostituire il difensore toscano.
A centrocampo Lichtsteiner ed Asamoah occuperanno le fasce bianconere e cercheranno triangolazioni col rinominato “§trio delle meraviglie” composto da Vidal, Pirlo e Machisio. Infine in attacco dovrebbero partire dal 1′ minuto Giovinco e Vucinic con Matri o Quagliarella pronti a subentrare. Per finire, la Juve ha segnato almeno 2 gol in 10 delle ultime 12 gare casalinghe contro il Parma in tutte le competizioni ed ha segnato almeno 2 gol in 9 delle ultime 11 partite in Serie A. In questo campionato farà il suo esordio anche la “panchina lunga” composta non più da soli 6 giocatori. Forza Juve.


@eldavidinho94

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