Sesso Juve e Rock n’Roll stagione02 episodio17 (puntata num.50)

Questa sera nuova puntata di Sesso Juve e Rock n’Roll le modalità per seguirci sono le solite verso le 22 si parte basta cliccare nell’immagine sotto. Per porci domande il num whatsapp è il 3311552985 oppure in diretta tramite la chat youtube del canale. E’ la cinquantesima puntata fra quest’anno e anno scorso quindi è un bel traguardo.

Immagine anteprima YouTube

 

 

 

 

 

 

 

 

 

0:00 Bologna -Juventus Douglas Costa
Orsolini Udinese Moriero Torricelli Di Livio
10:30 Buu NON razzisti
17:00 Interventi degli ascoltatori
24:00 Moggiday a Ischia e minacce (audio originale)
34:00 Ramsey Benatia
41:30 Intervengono Leomina e Toto
Eventibus Monica Somma Cruciani
1:00:00 Ancora interventi degli ascoltatori
1:25:00 Le perle dei pirla della settimana

  1. Lacrime di coccodrillo

    Se ricordate nel 2017 Carraro affermo’ che calciopoli fu una farsa e assegnare lo scudetto all’inter una cosa sbagliata.
    Apprezzo’ la condotta di Guido Rossi che, pur essendo nel cda di telecom e quindi legato a Tronchetti Provera, non gli sembro’ di parte( rossi era anche nel cda inter ma veramente pensa che siamo scemi)) nella gestione dello scandalo (sic).
    Fu un errore quella assegnazione ad una squadra arrivata terza e aver tolto un titolo (2) alla Juve che contribui’ alla vittoria dei mondiali.

    L’unico vantaggio mai goduto da Juventus fu in quella gara col rigore negato a Ronaldo.
    Nel 2006 carraro disse che bisognava tutelare inter perche’ Moratti investiva
    ( Si con I debiti e bilanci falsi di paolillo,all’epoca Moratti era in mutande)

    A’ carra’ ma vaff……va….

    • Questo è un articolo del CorSera del 21 giugno 2007:

      “L’inter non aveva i requisiti per iscriversi al campionato 2005/06. A sostenerlo è il pm di Milano Carlo Nocerino, che ha trascritto nella chiusura delle indagini relative alle plusvalenze quanto emerso dalla relazione della commissione per la vigilanza sulle società calcistiche. In particolare se la società nerazzurra «avesse evidenziato le perdite connesse alle plusvalenze fittizie, l’equilibrio finanziario sarebbe saltato e, appunto, non avrebbe superato i parametri chiesti dalla Covisoc per l’iscrizione al campionato 2005-2006».”
      Come dire, non avrebbe dovuto giocare e poi ricevere a tavolino lo scudetto regalatogli da Guido Rossi.

  2. I due amichetti

    Tronchetti scapitalizzo’ selvaggiamente telecom, vendendo il patrimonio immobiliare telecom che era importantissimo e spostando le sedi in edifici di Pirelli Re, azienda immobiliare speculativa di sua proprieta’, naturalmente con affitti faraonici oppure vendendo a pirelli re alcune strutture a prezzi da terzo mondo.

    Certamente tutti voi conoscevano cosa erano gli edifici telecom. A Genova un grattacielo di 20 piani.

    Da telecom passano tutte le reti fra medio oriente e americhe. Quindi un servizio di sicurezza a disposizione pazzesco, una banda di spie. Un grande potere coincidente con calciopoli cronologicamente, e con una potenzialita’ di influenzare molti settori notevolissaima. Telecom e poi tim non si sono piu’ sollevate.
    Di moratti vi riporto a ju29ro con il pezzo dettagliato ” Moratti in mutande”vi colpira’ per gli effetti speciali.
    Bella coppia

  3. LA CHIAMANO “GIUSTIZIA SPORTIVA”

    A Cahliari erano talmente presi dal fallo di mano di Bernardeschi che gli ululati contro Matuidi non li hanno nemmeno uditi.

    E ancora oggi mi chiedo che fine ha fatto l’inchiesta fatta aprire da “MAMMA RAI” su quel MAROCCHINO DI MERDA contro Benatia.

    Forse stanno aspettando che qualcuno li tiri fuori perché si sono insabbiati con tutte e quattro le ruote.

    Il tutto diventa goliardico contro a chi è bianco e nero.
    Buona giornata.

  4. La verità processuale sancita dalle “sentenze” penali di calciopoli non c’entra nulla con quanto emerso nel dibattimento.
    E’ stata certificata un’associazione per delinquere ma senza fini di lucro, senza corruzione, senza moventi, quasi senza associati, senza frodi sportive, è stato punito il “reato di tentativo”, certificando esplicitamente come insussistenti tutte le presunte prove della giustizia sportiva.
    Il processo penale di calciopoli ha prodotto una sola condanna a titolo definitivo, quella dell’ex arbitro De Santis per fatti che non riguardano Moggi e Giraudo nè tantomeno la Juventus. Dopo Pieri, Lanese, Dondarini in appello, in Cassazione sono stati assolti anche Mazzei, Bertini, Dattilo. Chi catzo erano allora i sodali della fantomatica “associazione a delinquere”? Moggi e Giraudo?..ma Moggi e Giraudo non sono stati condannati per nessuno dei reati per i quali erano imputati e la Juventus come responsabile civile è stata assolta già in 1° grado, assoluzione confermata in appello e non è nominata nella sentenza di Cassazione.

  5. IL DILEMMA DELLA GIUSTIZIA SPORTIVA

    I momenti di svolta di Calciopoli sono diversi: Nel 2006 tutti avevano raccontato l’altra parte della vicenda.

    E fatto capire che con le accuse come erano mosse e con gli elementi a disposizione, per l’imputato principale Moggi e la sua Juventus c’era poco margine, si dovevano limitare i danni sportivi.

    È il dilemma di sempre, per la giustizia sportiva: agire presto perché i campionati possano ripartire “REGOLARMENTE”(?).

    La relazione Palazzi sulle telefonate di Calciopoli rimaste chiuse in polverosi cassetti per ben 4 anni si evince chiaramente quanto sommaria sia stata la giustizia fatta ingoiare al Calcio Italiano come un veleno che la inquina ancora oggi e chissà fino a quando.

    Una GIUSTIZIA per tutti, senza PREMI di autodichiarata ONESTÀ, avrebbe reso accettabile ogni altro errore dovuto alla parzialità dell’INDAGINE.

    Invece, fu limitato il raggio d’azione e scelto di mettere qualcuno dietro la LAVAGNA, facendo degli altri i PRIMI della CLASSE.

    Quei buoni, anzi, i buoni in generale, nella vicenda Calciopoli, non esistono.

    Buon pomeriggio.

  6. Leggevo poco fa su tutto nuovo che il giornalista napoletano Chiarello in un attimo di lucidità ha sorprendentemente dichiarato che la battaglia della Juve è giusta e che lo scudetto 2006 deve essere revocato all’Inter. Tuttavia, forse resosi conto che forse stava esagerando, ha aggiunto che allo stesso tempo la Juve dovrebbe smettere di esporre i due scudetti allo stadio.
    Ma che cazzo c’entra una cosa con l’altra Chiarello non l’ha spiegato e sarebbe ora di smetterla con questa storia del non rispetto delle sentenze visto che nessuna di queste impone di esporre o non esporre niente. Gli scudetti sono vinti sul campo e le sentenze, tanto acclamate, hanno sancito la regolarità dei campionati quindi, per quanto revocato, quei trofei possono perfettamente decorare lo stadio della Juve. Fermo restando che chi ne sia infastidito può non guardarli o semplicemente non andare allo stadio.
    Cosa ben diversa è lo scudetto, quello sì ufficiale, assegnato ad una squadra che oltre ad arrivare terza si salvò dalle sanzioni solo per l’avvenuta prescrizione ed i magheggi degli investigatori.

    • Scusate, Tuttojuve

    • Kris,
      assegnare quello scudetto all’inter oltre che un grossolano errore sportivo è stato un affronto all’etica andata a farsi fottere ben prima delle sentenze sportive di farsopoli con la vicenda di Alvaro Recoba e Gabriele Oriali, allora rispettivamente calciatore e dirigente responsabile dell’area tecnica dell’inter. Davanti al Gip del Tribunale di Udine a maggio del 2006 gli avvocati di Recoba e Oriali avevano patteggiato la stessa pena a 6 mesi di reclusione per ciascuno (sostituiti con 21.420 euro di multa) in relazione al passaporto falso del calciatore. Scudetto dell'”onestà”, come amano definirlo, assegnato nel 2006 con un loro dirigente (rimasto in carica fino al 2010) condannato negli stessi momenti a 6 mesi di galera per i reati di furto e ricettazione.

      • Gioele e kris
        Oltretutto (correggetemi eventualmente), emerse che l’anno dello cartone assegnato, l’inter non avrebbe potuto iscriversi per questioni di bilancio.
        Hanno fatto solo I cavoli loro con impunibilita’ acclarata.

        • No scusate era come dice Gioele l’anno 2005 2006.
          Allora c’era anche un altro anno oltre a quello in cui non aveva I requisiti, forse mica quello che si autovendette il brand?

          • L’inter ha venduto il marchio alla controllata Inter Brand a fine 2005, con una plusvalenza civilistica di circa 158 milioni. Il 9 giugno del 2006 ha dato in pegno il marchio a Banca Antonveneta, in cambio di un prestito di 120 mln di € che servirono a non non abbattere il patrimonio, ma la C.vi.soc. aveva neutralizzato gli effetti delle plusvalenze fittizie sul patrimonio e aveva chiesto di coprire il buco contabile con una robusta ricapitalizzazione sia all’ inter che al Milan per lo stesso artifizio contabile.

        • Vero Tino, nel post sotto al tuo di inizio topic avevo già riportato l’articolo del CorSera di giugno 2007 che ne fa riferimento.

          • Si certo ma c’era un altro anno che mancavano I requisiti, ma non ricordo quale..quando aggiustarono I conti con
            L’auto vendita del brand. Comunque le facevano passate tutte e piu’ volte, senza vergogna.
            TAnto per chiacchierare eh…

            • Spalmadebiti e depenalizzazione del falso in bilancio passarono sopra come una spugna fradicia a tutte le operazioni di maquillage contabile.

            • Questo è il resoconto dei taroccamenti a bilancio fra il 2003 e il 2006:

              “Il caso Inter-Milan, per le presunte plusvalenze gonfiate, relative alle iscrizioni ai campionati 2004-2005 e 2005-2006, ieri, ha registrato il deposito degli atti della «chiusa inchiesta» da parte del pm milanese Carlo Nocerino. E il magistrato inquirente (ai sensi dell’art. 415 bis del cpc) ha informato della conclusione della fase istruttoria l’Inter e Massimo Moratti e il Milan e Adriano Galliani. Questa prassi giudiziaria prelude la richiesta dell’accusa di rinvio a giudizio, probabilmente per «falso in bilancio». Adesso gli avvocati di Moratti e di Galliani hanno tempo 20 giorni per presentare delle controdeduzioni. A Moratti, al vicepresidente dell’Inter Rinaldo Ghelfi e all’ex manager nerazzurro, Mauro Gambaro, il pm contesta di aver esposto nei bilanci fino a giugno 2004 «fatti non rispondenti al vero». Secondo il magistrato inquirente, che si basa sulle indagini della guardia di finanza, lo scopo era di gonfiare le plusvalenze per «ingannare i soci e il pubblico, e conseguire l’ingiusto profitto di non ripianare le perdite e di non fornire alla Covisoc l’esatta situazione patrimoniale per l’ammissione ai campionati 2004-2005 e 2005-2006».Vi sarebbero, poi, compravendite incrociate in data 26 giugno 2003 col Milan: «con corrispettivi falsamente ipervalutati, per un totale di 10.770.000 euro ». Dal pm Nocerino ce n’è anche per Galliani, che avrebbe commesso irregolarità che riguardano i bilanci chiusi al 30 giugno 2003, al 31 dicembre 2003 e al 31 dicembre 2004 «ai fini delle verifiche propedeutiche all’ammissione ai campionati 2004-2005 e 2005-2006. Con fatti materiali non rispondenti al vero, nonché dell’alterazione della situazione finanziaria della società». Ieri s’è generato anche un equivoco. Su una presunta relazione Covisoc consegnata al pm da cui sono state estratte delle frasi dirompenti: «Se la Società avesse evidenziato le perdite connesse alle plusvalenze fittizie, l’Inter non avrebbe superato i parametri richiesti per l’iscrizione ai campionati 2005-2006». La realtà giudiziaria, poi, si è rivelata diversa. Non c’è alcuna «relazione Covisoc». La notizia riguarderebbe la testimonianza del segretario della Covisoc, Vittorio Maugeri, «come persona a conoscenza dei fatti», che a domanda del pm Nocerino («se le società non avessero ricoperto le perdite di bilancio con delle plusvalenze fittizie, sarebbero state iscritte al campionato?») avrebbe risposto: «No, non sarebbero state iscritte». Salvo ripianarle altrimenti.Fonte: Gazzetta dello Sport”

  7. MASSIMO ZAMPINI

    A noi piace così e ovviamente a tanti altri no, perché il Medioevo non è noto per il rispetto e per il piacere di confrontarsi, tanto che, sui social, si scatena (già prima dell’evento) la caccia ai partecipanti non bianconeri, perché se accetti di andare a parlare con degli juventini sei già uno di loro, se sei uno di loro sei dalla parte dei cattivi, se sei dalla parte dei cattivi vai pubblicamente linciato.
    Al netto di qualche sparuta (ma più che apprezzata, vedi l’interista Dalai e qualche altro) voce controcorrente, ormai la situazione è questa e, in tutta sincerità, non ce ne può fregare di meno (né frega minimamente agli ospiti che vengono a trovarci o mandano i loro saluti) e anzi ci divertiamo così, a sostituire, nel piacere di dialogare su calcio, tifo e passione, certi media troppo intenti a diffondere veleni.

    Veleni utili a chi non vince da troppi anni, per trovare alibi; termine che, fortunatamente, non va troppo di moda dalle nostre parti.
    Così, il nostro Kean, a vent’anni subisce gli ululati (non razzisti, eh, per carità, non scherziamo) e reagisce segnando; l’under 15 sostituisce l’under 16 – squalificata per intero (primo caso in Italia) per un coro idiota cantato nello spogliatoio – e vince la partita contro i rivali di categoria superiore.

    E così via, in un calcio sempre più uguale a se stesso, con la Juve che parla poco e pensa a vincere e intorno un gran vociare su ogni tema, con titoloni roboanti, convegni di professori e tesi da terrapiattisti.

    Rimane un tema, perché nel nostro calcio medievale c’è ancora un surreale (surreale, grottesco, tragicomico; il problema nel commentare questi tempi è che a un certo punto i sinonimi finiscono e tocca ripetersi) scudetto a tavolino assegnato all’inter di corsa, quando ancora non si conosceva, o meglio non c’era stata fatta conoscere, la realtà.

    Scudetto impugnato non appena è emersa quella realtà, con il procuratore che a quel punto dà per scontato che il titolo vada revocato (anzi, ci sarebbe stato da procedere con altre condanne) ma, che sfiga, è intervenuta la prescrizione e allora la Figc, che sfiga, si dichiara incompetente e poi, che sfiga, incompetenti si definiscono pure i tribunali ordinari fino alla Cassazione e quindi, per provare a combattere la sfiga, rieccoci di fronte al Coni.

    Ora, probabilmente vi è capitato di incrociare recentemente qualche articolo dai toni secchi e definitivi in cui si afferma che la Cassazione ha ormai chiuso Calciopoli, quando al contrario ha detto esattamente il contrario, cioè che non tocca a lei occuparsi di quello scudetto revocato. Oppure, se frequentate i social, avete presente quelli che, ripetendo a pappagallo un’idiozia letta da qualche parte, parlano di trenta e passa sentenze attestanti che avevano ragione loro? Ebbene, omettono, o non sanno, che una considerevole parte di queste afferma sempre la stessa cosa: non tocca a noi dire chi ha ragione.

    Ma a qualcuno toccherà, supponiamo.

    Ecco, ora, sfiga permettendo, tocca al Coni. Che forse, se ha voglia, dovrà rispondere: lo scudetto a tavolino assegnato ai terzi in classifica di un campionato non oggetto di inchiesta (2005-06) dagli amici agli amici per motivi etici (o meglio, per assenza di motivi etici di segno inverso) va conservato anche dopo avere saputo che i dirigenti di quella squadra chiacchieravano di arbitri e con arbitri perfino prima di partite di Coppa Italia in cui la diabolica Juve non c’entrava nulla? E’ questa, l’etica di cui ci si riempiva la bocca nel 2006?

    Lo chiedono a Capello, allenatore di quella Juve, protagonista di quarant’anni di calcio italiano passato anche tra Nazionale, Milan, Roma e lui risponde affermando in modo secco quello che pensano tutti e viene negato solo dai tifosi interisti e taciuto da quasi ogni media: lo scudetto fu assegnato in modo comico, in tutta fretta e le verità uscite successivamente rendono il ricorso sacrosanto.

    La Gazzetta, perfino lei, se ne rese conto in un giorno illuminato del 2011 dopo la relazione Palazzi, chiedendo in un sussulto d’orgoglio la revoca del tavolino, salvo poi, dal giorno dopo, tornare ad appiattirsi sulle tesi di Moratti & co, forti del tempo passato, delle prescrizioni maturate e della necessità di non indispettire il proprio pubblico di riferimento.

    Un giorno, forse, sconfiggeremo la sfiga e qualcuno ci risponderà nel merito.
    Mi andrebbe bene perfino che il Coni ci dicesse “sì, è quella l’etica che vogliamo nel calcio, sacrosanto ricordare al designatore arbitrale lo “score” deludente di un arbitro prima della Coppa Italia, corretto dialogare di arbitri da designare senza procedere ai sorteggi con il designatore dei guardalinee, è tutto ok: lo scudetto resta lì”.

    Sarebbe poco, ma comunque un passo per uscire dal Medioevo.
    Che invece, basta osservare queste prime settimane, ci accompagnerà fiero per tutto il 2019 e molto oltre.

    Da un pezzo di Massimo Zampini.
    Buona serata

    • Barone

      Il vero medioevo del calcio italiano inizia dal 2006, anno in cui sono state emesse sentenze da “Tribubale della Santa Inquisizione” (come le chiamò allora il giornalista Enzo Biagi), sentenze che non c’entrano nulla con quanto emerso poi nei successivi dibattimenti avvenuti nel corso dei 2 gradi del processo penale, al termine dei quali, caso unico nella storia della giurisprudenza mondiale, è stata certificata un’”associazione per delinquere” senza fini di lucro, senza corruzione, senza moventi e senza frodi sportive. Come scritto dal Collegio Giudicante nel dispositivo della sentenza finale è stato punito il “reato di tentativo” senza “necessità della conferma, che il dibattimento in verità non ha dato, del procurato effetto di alterazione del risultato finale del campionato di calcio 2004/2005 a beneficio di questo o quel contendente”, certificando indirettamente come inesistenti tutte le presunte prove di colpevolezza della giustizia sportiva.

  8. NON ERA LO STESSO VERSO

    Al massimo possiamo gridare merda ad ogni rinvio del portiere avversario.

    Nessuna segnalazione di comportamenti razzisti è stata fatta per la partita di Coppa Italia Bologna-Juve di sabato sera, allo stadio Dall’Ara.
    Lo riferiscono dalla Questura del capoluogo emiliano: durante il match, dal personale di Polizia presente allo stadio, non sono state sentite offese o ululati di stampo razzista dagli spalti e di conseguenza, a quanto si apprende, non si è proceduto in alcun modo. Domenica erano stati i tifosi rossoblù, con il centro Bologna Clubs a definire “infondate” le notizie su ululati nei confronti dell’attaccante juventino Kean. “Gli ‘uuuuu’ – avevano scritto in una nota – erano semplici sfottò all’indirizzo dei tifosi ospiti che accompagnavano ogni azione offensiva della propria squadra con lo stesso ‘verso'”.

    Buona serata.

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