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Articolo di Ben Alessandro Magno Croce
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Scritto da Cinzia Fresia
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VINCENZO RICCHIUTI : Calciopoli, farsa di una lunga estate
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MARCO SANTARELLI: L'AMORE OLTRE
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Ma anche…”Mork chiama Orson, rispondi Orson”…
Scusate, non ho resistito !
.
“Nano nano…”😅😅🤣
😂
Scusa Ben ma stasera non c’è la partita di Champions tra Lille e Juve?
Aspettando stasera una buona lettura.
JU29RO
“La strana storia del dottor Filucchi
01 Dic 2011
moratti tronchettiUn dettaglio del ricorso al TAR presentato dalla Juventus ha colpito l’attenzione dei più solerti interessati. Come rilevato anche da Massimiliano Nerozzi de ‘La Stampa’, che ha commentato aggiungendo “Cattivi pensieri?” dopo la notizia, un nome presente in quel ricorso attira l’attenzione: Stefano Filucchi. Nelle ultime pagine del ricorso leggiamo:
“La Società ricorrente […] ritiene necessario acquisire le seguenti fonti di prova testimoniale volte ad accertare le ragioni e le modalità del comportamento gravemente colposo ed illegittimo della F.I.G.C e dei suoi Organi coinvolti nella fattispecie in esame.
In particolare, si richiede di escutere come testimoni o in sede di interrogatorio formale:
[…]
10. il Sig. Stefano Filucchi, quale responsabile per la sicurezza della Società controinteressata Football Club internazionale Milano s.p.a.
All’uopo, si deducono i seguenti capitoli di prova testimoniali:
[…]
9. “Vero che il Sig. Stefano Filucchi nelle stagioni 2004-2005 e 2005-2006 fu dipendente o collaboratore della Società controinteressata Football Club internazionale Milano s.p.a., in qualità di responsabile per la sicurezza”;
10. “Vero che il Sig. Stefano Filucchi nelle stagioni 2004-2005 e 2005-2006 ha percepito un compenso notevolmente superiore a quello percepito nelle stagioni successive”.
Oltre alle persone note cui la Juventus chiede di fornire spiegazioni in merito alle ben note vicende dell’assegnazione dello scudetto relativo alla stagione 2005-2006, in quanto ritenute responsabili anche di aver omesso prove e provvedimenti nel corso degli ultimi cinque anni, compare un nome nuovo. Quello di Stefano Filucchi, dipendente inter che, ricorso alla mano, pare abbia percepito proprio nelle due stagioni “incriminate” 2004-05 e 2005-06 un “compenso notevolmente superiore” rispetto ai successivi.
Cerchiamo di capire meglio di chi si tratta, senza voler lanciare accuse infondate, senza costruire castelli – abitudine che non ci appartiene e che lasciamo volentieri ad altri – ma facendo emergere le perplessità che hanno fatto storcere il naso ai legali stessi della società bianconera.
Nato a Roma il 18 ottobre 1959, è laureato in Giurisprudenza ed ha iniziato la carriera in polizia: nel 1991 è stato inviato a Londra ad indagare sulla morte di Roberto Calvi. Nel 1992 è entrato nei quadri della Direzione investigativa antimafia. Nel 1995 il suo ritorno in Toscana, dove ha lavorato alla Digos, poi nel pool di poliziotti a disposizione di Pierluigi Vigna e indi alla squadra mobile di Lucca, che ha diretto. Sempre nel 1995, segue un corso in FBI. Nel 2000 è diventato inoltre Security manager del Comune di Firenze, voluto dal sindaco Dominici, e consulente dell’Associazione Nazionale Comuni d’Italia. Quindi è ritornato a Roma, come Portavoce del Capo della Polizia De Gennaro. È docente ai Master di specializzazione presso la facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università Cattolica di Milano, nonché consulente ONU per il programma IPO (organizzazione e sicurezza di grandi eventi) e, dal 30 marzo 2010, è il nuovo vice presidente incaricato per le Relazioni esterne, Comunicazione e Marketing dell’ Associazione Industriali province della Sardegna meridionale.
A Milano arriva il 26 novembre 2003, in qualità di responsabile sicurezza del gruppo Saras (la holding della famiglia Moratti) e, successivamente, come responsabile delle relazioni esterne. Alla carica di Direttore delle Relazioni Esterne che Filucchi ricopre in Saras si è da subito affiancata quella di responsabile per la sicurezza e i rapporti istituzionali all’inter, come si evince anche da questo articolo della Gazzetta dello Sport datato 15 aprile 2005. Per l’Inter, dunque, prosegue l’abitudine al riciclo interno di dirigenti nelle varie aziende del gruppo. Il settore comunicazione e sicurezza, inoltre, si conferma strategico per la vecchia sede di via Durini: dopo gli anni di Calciopoli, anni caratterizzati da pedinamenti ai danni di tesserati FIGC e da intercettazioni telefoniche, e dopo la scomparsa di Giacinto Facchetti, arriva la promozione a Vice direttore Generale per il dottor Filucchi. L’ex poliziotto, a partire dal 21 novembre 2006, va infatti ad affiancare il DG Ernesto Paolillo, con delega al coordinamento della Comunicazione Societaria e dell’Ufficio Stampa, alla Sicurezza ed alla Protezione del Brand (da fonte Saras, tuttavia, pare che la carica di Vice DG risalga all’anno stesso dell’assunzione da parte della società milanese). Stefano Filucchi, inoltre, a seguito dello stravolgimento dell’organigramma nerazzurro, si ritroverà persino a far parte del Comitato Strategico dell’internazionale, organismo centrale che sottostà direttamente al solo CDA dell’Azienda milanese, al fianco dei Moratti (Massimo, Angelomario e Milly), di Ghelfi e di Paolillo. Nessun altro. Le sue competenze e la sua attività possono più facilmente essere prese in considerazione da parte dei quadri aziendali, le sue prestazioni hanno un peso nelle scelte decisionali dell’intera società. Un’ascesa sfavillante per un responsabile alla sicurezza, sebbene dal curriculum invidiabile. Che poi la domanda sorge spontanea: ma che diavolo ci fa un responsabile alla sicurezza in una società di calcio? E perché si occupa contemporaneamente di relazioni esterne? Probabilmente l’inter voleva capire cosa accadeva intorno a sé, temeva qualche attacco, temeva di essere vittima di un intero sistema. Queste considerazioni sono analoghe a quelle fatte riguardo all’affaire Telecom: a cosa servivano quei dossier (Como, Ladroni, spionaggi di tesserati, ecc…)? La storia, del resto, fornisce un prezioso assist alle nostre deduzioni: attività Telecom dal 2002-2003, insediamento di responsabili alla sicurezza dal 2003 e… promozioni nel 2006! Inoltre: quante società calcistiche hanno analoghe cariche deputate alla sicurezza? Con tutta probabilità, per quello che sappiamo noi, l’Inter non solo era l’unica ad averle, ma è stata la prima società italiana a preoccuparsi di istituire un settore apposito. Ma restiamo alla cronaca, ché ancora molto resta da raccontare di questa faccenda.
Sì, perché il dottor Filucchi, una volta giunto nel mondo del calcio non si è fermato alla Bicocca, il suo cuore lo ha riportato nella sua città natale: Roma. In data 11 luglio 2007, infatti, è stato nominato dal presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, coordinatore nazionale dei delegati alla sicurezza, grazie al suo notevole background nell’ambito dell’ordine pubblico. In pratica, è l’uomo che coordina l’attività degli stewards, come da accordi tra Ministero degli interni, CONI e FIGC. Inoltre, Filucchi è indicato nell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive come rappresentante FIGC, insieme ai vertici delle forze dell’ordine, dello sport e della protezione civile.
Un ruolo non certo privo di implicazioni “politiche”, grazie ai possibili contatti con il palazzo e le istituzioni calcistiche e non; si può parlare di conflitto di interessi? Filucchi può intervenire nelle decisioni relative alla sicurezza degli stadi, all’organizzazione dei match, e, contemporaneamente, lavora nella security nerazzurra, organo, come abbiamo visto, non defilato e marginale, ma assolutamente centrale nell’organigramma interista.
Non è una novità che le “prese di potere” avvengano anche inserendo propri rappresentanti nei posti giusti, quelli che devono esercitare controlli e prendere decisioni. E il tutto all’oscuro di Moggi, che nel frattempo parlava con Baldas e Biscardi.
Ma ora, direte voi, cosa c’entra Luciano Moggi con i fatti di quattro anni fa?
C’è un episodio curioso, risalente al 2003, che riguarda – manco a farlo apposta – il dottor Stefano Filucchi: per qualche mese è stato un membro dell’Ufficio indagine della Federcalcio.
Nessuna prova su un ruolo attivo del signor Filucchi nelle vicende note come “Calciopoli”, anche perché si è dimesso una volta giunto al cospetto di Moratti: questo atto, tuttavia, conferma il ruolo attivo, alle dipendenze del procuratore Stefano Palazzi, di un dirigente che di lì a poco avrebbe fatto parte dell’organigramma interista. Non conosciamo le reali motivazioni di tale provvedimento (celate dietro la necessità di integrazione di personale), ma la cronologia è curiosa: il 28 aprile 2003 è firmato l’accordo Filucchi-FIGC e a novembre viene assunto dall’inter, nel pieno dell’attività presso la Procura federale.
Sembra che la società di Massimo Moratti, tra il 2002 ed il 2003, sia stata particolarmente interessata alla propria sicurezza: dalla fine del 2002 si può collocare l’attività di Giuliano Tavaroli, altro responsabile della sicurezza, sponda Telecom, rivolto ai dossieraggi illegali di tesserati (come emerso dal processo Telecom in corso a Milano); poi, dalla fine 2003, un altro super-poliziotto giunge in società (Filucchi, appunto, sponda Saras-inter). E ci si chiede come mai, non ancora Vice Direttore Generale nerazzurro, percepisse uno stipendio superiore a quello che avrebbe preso dopo la promozione. Questo è il “cattivo pensiero”, citando Nerozzi, che potrebbe essere balenato nella testa dello staff legale bianconero?
Se i sospetti si fermano qui, i dubbi e le perplessità avvolgono ogni tifoso di calcio che criticamente si interessa anche di quello che non è calcio giocato, ma che assume un’importanza assoluta se visto in un’ottica attuale fatta di poteri e di tavoli.
Rivediamo la cronistoria sportiva di Filucchi, dopo la sua “scesa in campo”:
– aprile 2003: Ufficio Indagini FIGC;
– novembre 2003: responsabile sicurezza e relazioni esterne in Saras e Internazionale;
– novembre 2006: promozione a Vice DG dell’Internazionale;
– luglio 2007: coordinatore nazionale degli stewards.
Vi immaginate cosa sarebbe successo se Moggi o il suo uomo di fiducia fossero stati scelti dalle strutture giudicanti della Federcalcio?
Di cosa stiamo parlando ancora? Delle tre telefonate in croce che fanno sorgere dubbi sull’integrità morale dei dirigenti juventini? E su queste vicende non una parola che sia una.
Un uomo che segue attivamente Saras, Confindustria, settore sportivo e dirigenziale dell’inter, che ha rapporti con istituzioni, ruoli in FIGC e persino all’interno di organismi ministeriali. Se non è conflitto di interessi, poco ci manca.
E pensare che la guida dovrebbe essere proprio la FIGC. Recita, infatti, lo statuto federale (art.3-m): “Al fine di promuovere e disciplinare il giuoco del calcio, la FIGC esercita, in particolare, le seguenti funzioni:[…] la disciplina delle situazioni di conflitto di interessi; ”. E, ancora, l’art.29 (requisiti e incompatibilità delle cariche federali): “5. Sono altresì incompatibili con la carica che rivestono e devono essere dichiarati decaduti coloro che vengono a trovarsi in permanente conflitto di interesse per ragioni economiche con l’organo nel quale sono eletti o nominati. Qualora il conflitto d’interessi sia limitato a singole deliberazioni o atti, il soggetto interessato non deve prendere parte alle une o agli altri. 6. I regolamenti federali disciplinano gli altri casi di conflitti di interesse e stabiliscono le relative conseguenze o sanzioni.”.
Si verifichi il rispetto di queste norme, si verifichi il motivo dello stipendio stranamente elevato tra il 2004 ed il 2006, ma il problema etico rimane: l’etica è il modo di agire secondo coscienza, è il rispetto delle leggi, scritte e non, che dovrebbe essere alla base di ogni ordinamento e istituzione.
Ed invece troviamo mani in pasta ovunque, in settori strategici dell’industria, della politica, del calcio, in quel settore, quello della sicurezza, al centro di vicende note, che solo la Federcalcio (si ricordino, a tal proposito, l’archiviazione di Palazzi e la censurabile risposta all’avvocato di Vieri) non ha voluto vedere. Perché, se le vedi, non puoi poi questionare sulle pagliuzze altrui.
A proposito, in FIGC l’etica non si prescrive. Anch’essa è stata archiviata da tempo.”
JUVENTINOVERO
“Incompetenza TNAS: ogni cavillo è buono per non decidere
24 Nov 2011
figcIl 15 novembre scorso il TNAS (Tribunale Nazionale Arbitrato Sportivo) s’è dichiarato incompetente a decidere in merito all’esposto della Juventus avverso la FIGC in relazione all’assegnazione dello scudetto 2006.
E così si chiude (per il momento) la vicenda sportiva dello scudetto assegnato a tavolino da Guido Rossi (fresco assegnatario dell’Ambrogino d’oro) alla sua squadra del cuore (vincitrice anch’essa di un Ambrogino d’oro assegnato dopo le lamentele di Moratti). Ma come si arriva alla decisione del TNAS del 15 novembre 2011?
Tutto ha inizio quando l’ex commissario straordinario Guido Rossi, il 19 luglio 2006, incarica tre saggi, Aigner, Coccia e Pardolesi, di esprimere un loro parere sull’assegnazione dello scudetto in caso di variazione della classifica in seguito a provvedimenti disciplinari.
Il 24 luglio i tre saggi consegnano a Guido Rossi il loro parere consultivo.
Cinque pagine contenenti valutazioni sulle norme sportive e sulla prassi seguita dalla FIGC in casi simili. Valutazioni di fondamentale importanza per tutta la questione “scudetto 2006”.
I tre mettono subito in chiaro che l’assegnazione dello scudetto non è di competenza né della FIFA né tanto meno dell’UEFA, ma solo una questione interna alla FIGC.
Ma chiariscono anche che la comunicazione fatta dalla FIGC all’UEFA delle squadre classificate per la Champions League non contiene l’indicazione della squadra campione d’Italia.
I tre saggi ricordano inoltre il precedente del lontano 1927, quando il direttorio della FIGC revocò lo scudetto 1926/27 al Torino senza assegnarlo alla seconda classificata, in quanto vi erano dubbi sulla correttezza dell’intero campionato.
Fatte queste valutazioni i saggi analizzano le disposizioni rilevanti, e chiariscono che il comma 2 dell’articolo 10 dello Statuto Federale (in vigore nel 2006) attribuisce alla FIGC il potere di assegnazione del titolo di Campione d’Italia e quindi dello scudetto. Scrivono i saggi al punto 11:
“Si deve ritenere che tale potere, di tipo positivo, includa anche il potere, di tipo negativo, di non assegnare il titolo in questione, come effettivamente avvenne nel 1927”.
Analizzato poi l’art. 49 delle NOIF e l’articolo 13 del CGS e visto l’art. 10 dello Statuto, i tre saggi affermano che (punto 14):
“Tale mancata attribuzione del titolo può occorrere o per sanzione disciplinare ex art. 13, comma 1, lett. i) del CGS o, come già rilevato, per determinazione discrezionale del Consiglio Federale ex art. 10 dello Statuto quando le circostanze lo rendano opportuno”.
Questo è un punto di fondamentale importanza: a dire dei saggi non è solo la giustizia sportiva che può revocare uno scudetto in seguito a sanzione disciplinare, ma anche il Consiglio Federale “per determinazione discrezionale”. Mettiamo quindi un punto fermo: Il Consiglio Federale in modo discrezionale può revocare il titolo di campione d’Italia e l’assegnazione dello scudetto!
I tre saggi chiariscono poi che l’articolo 13 prevede possa essere revocato lo scudetto senza che venga variata la classifica formatasi sul campo. Inoltre in caso di sanzione e penalizzazione con perdita di punti della vincitrice, il titolo viene assegnato, secondo prassi, alla seconda in classifica; tuttavia la FIGC con decisione discrezionale può decidere per la non assegnazione quando le circostanze rendano non opportuna tale assegnazione.
Quindi la prassi consolidata registra uno scivolamento della classifica, ma lo Statuto Federale contempla che la FIGC possa intervenire discrezionalmente non assegnando lo scudetto!
Visto questo parere Guido Rossi il 26 luglio 2006 emette un comunicato stampa in cui informa che:
“Il Commissario straordinario ha ritenuto di attenersi alle conclusioni del parere e che non ricorrono motivi per l’adozione di provvedimenti di non assegnazione del titolo di Campione d’Italia per il Campionato 2005/2006 alla squadra prima classificata all’esito dei giudizi disciplinari.
Rimane vacante il titolo di Campione d’Italia 2004/2005”.
Vi sono in questa frase due valutazioni discrezionali di Guido Rossi:
1. non ricorrono motivi per l’adozione di provvedimenti di non assegnazione;
2. il titolo 2004/2005 rimane vacante.
Che tali affermazioni presuppongano una potestà decisionale si evince dal dettato dell’articolo 10 dello Statuto della Federazione che, come chiariscono i saggi, conferisce al Consiglio (e in quel momento il commissario straordinario assumeva in sé i poteri del Consiglio) il potere discrezionale di non assegnare quello scudetto. E Guido Rossi decide che lo scudetto 2004/2005 non venga assegnato. Ma se lo scivolamento automatico ex articolo 49 NOIF vale per il campionato 2005/2006, perché non vale per il 2004/2005?
E’ semplice: perché è a discrezione del Consiglio Federale, ovvero a discrezione e su decisione di Guido Rossi.
E fin qua siamo alle decisione prese nel 2006, allorquando il clima forcaiolo rendeva tutto più semplice.
Tuttavia, se Guido Rossi e l’ufficio indagine della FIGC ignorarono gli indizi presenti nelle informative degli inquirenti di via In Selci, e riguardanti altri fatti di rilievo per la giustizia sportiva, la FIGC non poté ignorarli quando venne fuori la nuova valanga di intercettazioni ritrovate.
Intercettazioni che hanno disegnato un nuovo scenario, che ha portato la Juventus a presentare, il 10 maggio 2010, un esposto per la revoca dello scudetto 2005/2006 all’inter. La FIGC fa macerare il ricorso della Juventus in fondo ad un cassetto fino al 18 luglio 2011 quando il Consiglio Federale si dichiara incompetente a decidere.
Si legge in tale delibera che:
– vista la decisione del procuratore Palazzi del 1 luglio 2011 che dichiarava prescritti i reati dell’inter e dei suoi dirigenti dell’epoca;
– visto l’esposto della Juventus del 10 maggio 2010;
– visto il comunicato di Guido Rossi del 26 luglio 2006 ed il parere dei tre saggi richiamato in questo comunicato;
– rilevato che l’attribuzione dello scudetto avvenne per “il naturale ed ineludibile effetto di scorrimento della graduatoria” (scorrimento di graduatoria?? sembra quasi che il Consiglio Federale stesse affrontando il concorso per un posto di spazzino) conseguente alle decisioni della giustizia sportiva ;
– ritenuto che non vi è stato un atto amministrativo di attribuzione dello scudetto e quindi non vi può essere un atto di autotutela a revoca di tale atto;
– atteso che il Consiglio Federale non ha poteri discrezionale per valutare la presenza di motivi ostativi per la non assegnazione dello scudetto (ma allora, Presidente Abete, l’etica, oltre ad andare in prescrizione, non ha nemmeno diritto di cittadinanza in FIGC?);
il Consiglio Federale afferma non esserci i presupposti per un provvedimento di autotutela e respinge la richiesta della Juventus.
Ma il Consiglio Federale ha letto il parere dei tre saggi?
Ha capito che l’articolo 10 dello Statuto richiamato sempre dai tre saggi conferisce al Consiglio il potere discrezionale di non assegnazione dello scudetto?
Ha preso atto della non assegnazione dello scudetto al Bologna nel 1927, cui fanno riferimento i saggi come precedente da tenere in considerazione, seppure risalente ad epoca cosi remota e con normative di riferimento differenti?
Ha capito che l’esercizio di tale potere non va affatto a confliggere con le decisioni e le competenze della giustizia sportiva?
Ma accade anche che proprio Il giorno della decisione del consiglio Federale Guido Rossi invii una letterina ad Abete nella quale spiega, in pratica, che il cerino è rimasto tra le dita della Procura di Napoli. Così i giornali riportano la notizia: “Abete ha letto ai consiglieri una lettera dell’allora commissario straordinario Guido Rossi dove il vertice di una Federcalcio nel caos ricorda come in quelle ore «nessuna diversa informazione al sottoscritto o a Francesco Saverio Borrelli (nell’estate del 2006 capo degli 007 federali, ndr) fosse pervenuta dalla procura o dalle procure della repubblica…»” (La Stampa). Mentre la Gazzetta scrive: “In consiglio è stata letta una lettera di Guido Rossi, che ha ammesso che quando fu presa la decisione di assegnare lo scudetto 2006 all’inter non si conoscevano le intercettazioni fatte emergere dalla difesa di Moggi”.
“Fu presa la decisione”, altro che scivolamento. Perché Rossi ha sentito il bisogno di produrre la sua giustificazione se non fece nulla ed il miracolo dello scudetto a Milano fu solo per lo “scivolamento della classifica”?
Che poi giova ricordare che la giustificazione di Guido Rossi è debolissima, perché l’Ufficio Indagini mica apre fascicoli di indagine solo su atti delle Procure, ma anche in seguito ad articoli di stampa e dichiarazioni televisive. Se Borrelli avesse aperto un bel fascicolo per la pubblica ammissione di Nucini di intrattenere un fitto rapporto con l’allora presidente dell’Inter, come doveva essere fatto nel rispetto delle regole, avremmo voluto vederlo Rossi assegnare lo scudetto di cartone per “meriti etici”… Della lettera di Guido Rossi e della miopia della FIGC abbiamo già scritto.
Ma andiamo oltre. Contro la decisione, o meglio la non decisione, della FIGC la Juventus ha presentato il 10 agosto 2011 un esposto al TNAS, il quale TNAS ha deciso, il 15 novembre scorso, per la non competenza a decidere.
Le motivazioni del TNAS ricalcano in modo alquanto speculare le decisioni del Consiglio Federale del 18 luglio 2011. Anche per il TNAS Guido Rossi non emise nessun atto decisionale, ma un semplicemente atto di mera ricognizione. Precisa poi il TNAS che in capo a Guido Rossi non vi era alcun potere di disporre dell’assegnazione dello scudetto 2006, in quanto la non assegnazione di uno scudetto non è un diritto disponibile in capo al Consiglio Federale, ma discende dalle decisioni della giustizia sportiva. Ricordiamo che il TNAS è un Tribunale in seno al CONI e lo statuto della FIGC dev’essere ratificato dal CONI, appare quindi alquanto singolare che il TNAS sembri quasi ignorare l’articolo 10 comma 2 dello Statuto della FIGC, più volte richiamato dai tre saggi. Ma tant’è. Per cui non essendoci, a parere del TNAS, un diritto disponibile in capo alla FIGC, non vi può essere alcun arbitrato: conseguentemente il TNAS è incompetente.
Ma se l’assegnazione dello scudetto all’Inter è solo frutto di un “naturale ed ineludibile effetto di scorrimento della graduatoria”, a che pro venne chiesto un parere ai tre saggi, se tutto era così chiaro, evidente ed ineludibile?
Anche se poi i tre saggi dicono che non è affatto naturale ed ineludibile, ma assolutamente discrezionale da parte del Consiglio, che può decidere la non assegnazione qualora ricorrano i presupposti.
E’ quindi implicito che è anche nei poteri del Consiglio valutare se esistono i presupposti per la non assegnazione. Ma in tutta questa storia l’unica cosa certa è che contro la Juve si è agito senza cavillare su poteri disponibili, su pareri e su vincoli normativi; quando viceversa s’è posto il problema di agire contro altri, allora ogni cavillo ed ogni distinguo è stato utilizzato per non decidere.”
PAROLE PAROLE PAROLE
Mina, non la cantante, il giocatore del Cagliari dopo la partita con la Juve leggevo di lui giocatore molto grintoso,
ieri sera qualcuno sottolineava accorgendosi vedendo la partita dell’Olimpico di Roma che il giocatore del Cagliari non è un esempio di sportività.
Ma sta cosa è davvero divertente Mina contro la Juve ne ha fatto di cotte e di crude lo reputano perché grintoso e combattente.
Sto giocatore andrebbe cacciato ogni volta che si avvicina a un avversario.
Belle letture ma….. chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato. Piuttosto sentivo ieri Giletti, non so se in tono fiero o se sconsolato, che diceva che solo lui con il suo programma sta seguendo le indagini ( ferme tra l’altro perché non trapela niente ) sulle curve di Milano ed i famosi intrecci cui tutti hanno paura di metterci le orecchie . Qualche giorno addietro sentivo da Floris su la 7, un fuori onda non richiesto da Floris stesso ma che un giornalista scafato come Rossi è riuscito a mettere in mezzo, così tanto per far sapere di che tipo di massoneria è contornata quella società di Milano. Anzi quel termine lo ha coniato alla fine proprio lo stesso Floris.
Chissà fino a quando si avrà paura di far cadere questo castello fatto di intrecci tra politici di personaggi istituzionali nei posti di potere faziosa, di affaristi senza scrupoli e di ndranghetisti . Mi auguro che alla fine qualcuno si separi per amor proprio prima che del suo tifo spassionato ( che non ha senso nella fattispecie) e della propria dignità etica, perché rischia di sputtanarsi e di perdere quella credibilità che si era fatto negli anni. Conto sulla buona fede degli uomini di Stato e che sappiano ribellarsi contro la natura della propria passione calcistica per poter ancora credere nello sport che era l’unica cosa che l’uomo libero vuole scevro da ogni forma di sopraffazione.
Viva Sinner che è il volto vero che rappresenta lo sport.
Era solo, visto che mancava ancora molto alla partita, per perdere tempo e rinfrescarsi la memoria che a molti juventini sta scemando riferendomi a quegli eventi.
SOLO COLPA DI ROCCHI E PURE GRAVINA
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Skytg24
“Calcio, chiusa indagine su compravendita Manolas.
Rischio processo per De Laurentiis
I pm di Roma contestano al presidente del Napoli il reato di falso in bilancio in relazione alla compravendita dalla Roma del difensore nell’estate del 2019. La nuova accusa rientra nell’inchiesta su presunte plusvalenze fittizie intorno all’acquisto dell’attaccante Victor Osimhen nel 2020 dalla squadra francese del Lille.”
Dopo 5 anni anni e prima inter-Napoli?..
Sarà perchè troppo impegnati con l’inchiesta sulle curve dell’inter in cui tutto tace, anzi no, in occasione di inter-Juve uno striscione ha fatto sapere che là sono tornati gli ultras del 1969 e quindi la curva è diventata un ricovero per nostalgici anziani dei tempi della Milano da bere, quella dei caffè corretti.. all’anfetamina! 😛 😀