Archivio Autore: Alessandro Magno - Pagina 160

ricchiuti131

Articolo di Enzo Ricchiuti

L’ormai quasi certa partenza di Vidal.

Amen. S’è fatto un grosso errore perché è un jolly completo, un leader, un uomo goal e privare la squadra di un altro punto di riferimento dopo Pirlo e Tevez è un azzardo. Auguro a tutti di affezionarsi a qualcun altro.

I nuovi acquisti della Juve Mandzukic, Zaza, Khedira, Dybala, Rugani.

Rugani sembra forte ma sembrava fortissimo anche Ogbonna. Khedira e Dybala li aspetto al varco con curiosità: dopo le partenze eccellenti questi sono i nuovi titolari e spero non abbiano nell’ordine problemi di salute e problemi di braccino. Mandzukic, non ho grandi aspettative. Nel senso buono. E’ uno di quei cavalli che rendono poco ma spesso. Zaza, bisognerebbe capire dove si guarda perché a volte è un po’ un Quagliarella psichedelico. Non si capisce dove mette i piedi e dove la testa. Al momento la certezza è che lo Psycho Quaglia lo si guarderà in panca.

L’assoluzione di Moggi su Facchetti e l ‘arciviazione di Lotito nel caso Ischia calcio.

Ho letto che c’è gente che ha scritto che Facchetti comunque non è stato processato a Napoli e quindi è stato una persona pulita. Questa sciocchezza, ricordiamo che i morti non si processano, apparentemente dotata di umanissimo buon senso fa capire perché a Facchetti resti intitolato il torneo Primavera. E’ il mito del piccolo padre. Letteratura, interessi, coglioni dappertutto. Per abitudine o per passione. Magari la generazione dei nostri figli butterà a terra le statue di Facchetti, in passato son cadute quelle di Stalin e Saddam. Che Moggi venisse assolto era ora ma è significativo si sia ottenuto qualcosa in una battaglia laterale. Si vede che non fa più tanto caldo intorno all’argomento oppure si vede che i giudici stavolta avevano l’aria condizionata. L’archiviazione di Lotito ? Il giudice Palazzi quando vuole valuta ciò che ha. Senza interpretare. In sede penale sarà lo stesso, Iodice e la stampa che gli è corsa dietro non conoscono il meccanismo tecnico con il quale si esercita pressione non commettendo violazioni. In altre parole, non conoscono il potere che spesso non è che padronanza della tecnicalità. Scommettiamo che se domandi ad Andrea Agnelli quali sono i fondi a bilancio da manovrare, a quale capitolo e chi è il ragioniere che fa i bonifici ti guarda, s’accende la sigaretta e parla al Wall street Journal di plusvalenze belghe e Padrenostro ?

 

 

 

Lo Stile Juventus

Cattura1

 

Articolo di Silvio Mia

 
Si sente parlare da sempre dello Stile Juventus , che appartiene ai nostri colori come un marchio, una garanzia di comportamento dentro, ma soprattutto fuori del campo di gioco. Credo nasca dal fatto che la Proprietà bianconera da più di 90 anni è condotta dalla Famiglia Agnelli , stirpe torinese con il classico aplomb Sabaudo. La Famiglia è stata rappresentata per anni dal suo Patriarca Giovanni Agnelli, per tutti l’Avvocato , il quale sia quando ha gestito direttamente la squadra, sia quando questa l’ha seguita ai margini , perché i suoi impegni non gli permettevano un incarico ufficiale nella dirigenza juventina, è stato sempre il suo punto di riferimento, tanto da essere ancora oggi ben presente nei ricordi di tutti, a più di un decennio dalla sua scomparsa. I suoi modi garbati, sobri ,ma decisi, hanno sempre dato un’impronta di serietà nell’orbita bianconera. A proposito di ciò che ho scritto, voglio raccontare un episodio che sarebbe potuto costare caro , in termini sportivi, ma che fu attuato per dimostrare una linea comportamentale consona alla Società , specialmente per i giocatori , che rappresentano la visibilità della stessa e fu messo in essere senza ripensamenti. Si giocava il campionato 1971-1972. L’anno precedente venne fatta una rivoluzione societaria che toccò sia la parte tecnica che quella dirigenziale.

La Presidenza del Club fu affidata a Giampiero Boniperti , affiancato per la parte riservata al rafforzamento della squadra da Italo Allodi , che aveva negli anni precedenti contribuito al miracolo Mantova di Mondino Fabbri , portato in quattro anni dalla serie D alla serie A e alla costruzione della Grande Inter di Helenio Herrera detto il Mago, che negli anni sessanta fu protagonista in campo Nazionale e Internazionale vincendo tutto quello che era possibile. Quel campionato era il secondo , di un piano triennale che avrebbe dovuto riportare la Juventus a essere competitiva e possibilmente vincente. Purtroppo nel primo anno di lavoro, l’allenatore che era stato scelto per la programmazione e la costruzione della squadra, Armando Picchi livornese e capitano di quell’Inter indimenticabile , dopo pochi mesi lasciò il mondo terreno battuto da un male che non gli diede scampo. Peccato perché questo giovane mister lasciava intravvedere delle buone qualità nello sviluppo e nell’organizzazione del gioco, che aveva già dimostrato da giocatore dove , come si suol dire ,era il classico allenatore in campo . Il suo successore fu Vickpalek un ex giocatore juventino arrivato, insieme a Korostolev, a Torino nel 1946 , che aveva giocato con Boniperti . Il Presidente lo scelse proprio perché conosceva bene le sue qualità, specialmente quelle umane e quest’ uomo, riuscì prendendo in mano una squadra molto giovane, frastornata dalla luttuosa notizia , a portarla alla vittoria . Ho molto divagato , ma la premessa era doverosa per affrontare l’argomento riguardante lo Stile Juve. A gennaio i bianconeri , che stavano veleggiando in testa alla classifica senza troppi problemi , avevano perso per una malattia polmonare il bomber Roberto Bettega , e questo aveva indubbiamente indebolito la rosa . Al suo posto mister Vickpalek schierava Novellini, un buon giocatore , il quale però non era in possesso delle qualità del titolare.

Quel campionato divenne molto equilibrato in testa alla classifica , con Juventus, Milan ,Cagliari , Fiorentina ed il sorprendente Torino di mister colbacco Giagnoni , in grande rimonta, a giocarsi il campionato. Il 26 marzo era in programma il derby della Mole, nell’ottava partita del girone di ritorno. I granata erano ormai a tre punti dalla Juventus e mai come in quell’anno sentivano l’odore dello scudetto che mancava dai tempi della squadra che solo il fato vinse , il Grande Torino. Il mercoledi precedente la Juventus era chiamata ad un difficile incontro di Coppa UEFA in Inghilterra in casa del Wolverhampton, i Wolves per i tifosi inglesi. L’incontro era ancor più complicato nel suo svolgimento, perché nella gara di andata giocata a Torino ,quindici giorni prima, il risultato era stato di 1 a 1 . Facendo in maniera molto limitata quello che oggi si chiama turn-over, ma soprattutto con la testa già rivolta alla domenica successiva, la Juventus non riuscì nell’impresa e sconfitta per 2 a 1 , dovette lasciare all’altezza dei quarti di finale la competizione europea senza molti rimpianti, visto che le energie bruciate nei mercoledì di Coppa , toglievano forze per quello che era l’obiettivo vero da conquistare che consisteva nella vittoria dello scudetto numero 14. Il fatto più rilevante di quella serata storta, non si materializzò in campo ,ma fuori campo. Finita la partita i giocatori rientrarono in albergo per riposare in attesa del ritorno a Torino la mattina successiva. Nella notte un giocatore basilare per il gioco bianconero , per la sua classe e per la sua esperienza, venne pizzicato dai dirigenti bianconeri in un locale notturno in piacevole compagnia. Il provvedimento fu drastico , il giocatore che rispondeva al nome di Helmut Haller , fu multato , messo fuori rosa ed escluso per il derby programmato tre giorni dopo. Il provvedimento lasciò sbigottiti i tifosi juventini , che vedevano la squadra, già priva del suo bomber Bettega, indebolirsi per l’assenza di uno dei pilastri della squadra. I tifosi del Torino , increduli, non credevano a quello che avevano sentito, ma confidavano che, vista l’importanza della partita ,alla fine Haller sarebbe stato in campo. Invece passando le ore , l’esclusione del tedesco era confermata. Nessun perdono per un giocatore che specialmente dopo un’eliminazione e in vista di un impegno ancora più importante si era lasciato andare a un comportamento così scorretto.

La domenica successiva , pur sperando in extremis di vedere salire dai gradini degli spogliatoi la chioma bionda del tedesco, la Juventus entrò in campo senza il suo fuoriclasse , sostituito da un giocatore che gran giocatore avrebbe dovuto essere, ma che non confermò le attese riposte su di lui, Gianluigi Savoldi II, fratello del bomber che fu protagonista del primo trasferimento miliardario, quel Giuseppe Savoldi I, che passò dal Bologna al Napoli ne 1975 per due miliardi di lire ! La Juventus pagò a caro prezzo l’esclusione di Haller e nonostante si fosse portata in vantaggio con un gran goal di Anastasi , venne raggiunta e superata da un Torino che seppe approfittare dello sbandamento psicologico dei bianconeri. I giocatori granata scesi in campo carichi come delle molle prima pareggiarono con Claudio Sala su punizione e poi nel secondo tempo fissarono il risultato sul 2 a 1 con una rete di Agroppi. La vittoria nella stracittadina portò i granata a un punto dai bianconeri riaprendo di fatto la corsa al titolo tricolore. Questa fu una bella lezione data non solo ai giocatori bianconeri , ma secondo il mio parere, anche a tutto il calcio italiano perché la Juventus dimostrò che una squadra deve essere formata prima da uomini e poi da calciatori , cosa di cui in Società si tiene conto anche ai giorni nostri. Quella sconfitta fece capire ai giocatori che il giudizio sui comportamenti nocivi al gruppo era uguale per tutti senza distinzione di quale fosse l’interessato. Probabilmente si capì come si costruiscono le vittorie e nei giocatori si cementò la convinzione che quello scudetto non sarebbe potuto sfuggire, anche se nelle domeniche successive proprio il Torino seppe isolarsi in vetta alla classifica per un turno. Questo avvenimento lo ricordo molto bene e credo possa essere un esempio e la conferma della serietà di una Famiglia , che pur di rischiare di perdere un anno di lavoro , fece insieme alla dirigenza juventina , una scelta che invece servì per impostare un ciclo vincente con continuità negli anni a seguire. Con la scomparsa dell’ Avvocato Agnelli e di suo fratello il Dottor Umberto , anche lo Stile Juve è cambiato , o probabilmente sarebbe meglio dire modificato ,nel suo intendimento.

Probabilmente il passare del tempo e il modo con cui si intendono le cose oggigiorno , hanno fatto si che alcuni comportamenti vengano tollerati e perdonati, anche per il diverso rapporto di forze esistente oggi fra Società , giocatori e procuratori , che non esisteva nei tempi a cui si riferisce il mio racconto . Gli stessi tifosi, non quelli che come me hanno vissuto un’altra epoca, sono molto più propensi a schierarsi con il giocatore , invece che con la Società , non capendo che a volte è meglio rischiare di perdere una volta sul campo, piuttosto che non far crescere l’uomo-giocatore che capite le proprie mancanze diventerebbe più utile a se stesso ed alla squadra. Andrea Agnelli ha riportato in maniera moderna un certo modo di comportarsi , in cui lui , che è al comando della Società, detta la via che bisogna rispettare. Anche Andrea è ben lontano dal modo di operare di suo papa’ e di suo zio , ma lo è perché sono cambiati i tempi , nei quali a volte il buon senso viene interpretato come segno di debolezza . PS la domenica successiva al derby, allo Stadio Comunale di Torino era in programma la nona giornata di ritorno e si giocava Juventus-Varese. La Juventus aveva perdonato il tedesco, che venne regolarmente schierato in campo ,vinse per 1 a 0 con rete di …………………………Helmut Haller…… evidentemente il Fuoriclasse lo si vede anche in questi casi dove invece che con le parole ci si fa perdonare con i fatti dimostrando di aver capito la lezione ….

ricchiuti130

Di Enzo Ricchiuti

 

Partenze Pirlo, Storari, Pepe?

Pirlo, fisiologico. Lo sa anche lui che non può stare più a certi livelli. Storari è bravo, io al posto suo non avrei cambiato abitudini. Pepe, oramai è meno bravo del passato. Giusto che non gli abbiano rinnovato il contratto.

Agnelli ha detto a Tavecchio:”Disposti al dialogo ma non flessibili”. Tradotto?

Che qualcuno decida per me.

Giro d’Italia di ciclismo. È ancora uno sport attuale, vale la pena seguirlo …. chi vince?

E’ attuale, vale la pena seguirlo e lo vince Contador. Come l’avessi già letto.

Una notte da …Devils.

Catt

 

Articolo di Silvio Mia.

 

Tre novembre 1976. Sedicesimi di finale di Coppa UEFA. Allo Stadio Comunale di Torino è di scena la partita di ritorno fra Juventus e Manchester United . Gli inglesi scesero in campo forti della vittoria nell’incontro di andata , giocata al mitico Old Trafford di Manchester , che si era conclusa con la vittoria dei Red Devils per 1 a 0 .L’ incontro aveva riservato molte emozioni, per le tante occasioni da rete create dalle due squadre fra cui un palo di Franco Causio nel primo tempo. La partita di ritorno si preannunciava equilibrata e combattuta. La Juventus si presentò in campo con la formazione tipo : Zoff , Cuccureddu ,Gentile , Furino, Morini , che venne sostituito dopo una decina di minuti da Spinosi causa infortunio, Scirea, Causio, Tardelli , Boninsegna , Benetti Bettega. Io, con i miei amici bianconeri , rispondevo presente sugli spalti in Curva Maratona e così sarà in quell’edizione della Coppa in tutte le partite che la Juventus disputerà in casa . La Juventus aveva eliminato nei trentaduesimi di finale , il primo turno, l’altra squadra di Manchester , il City , perdendo 0 a 1 in Inghilterra nella partita di andata e vincendo per 2 a 0 nell’incontro di ritorno a Torino. Mi ricordo un particolare , che si rivelò determinante per il proseguimento della Juventus in Coppa. Nella partita di ritorno sul risultato di 2 a 0 per i bianconeri , risultato all’inglese come si soleva dire, all’ultimo minuto gli inglesi colpirono un palo e se quel pallone fosse finito in rete, l’avventura juventina si sarebbe fermata al primo turno e non avrebbe portato la Juventus alla vittoria finale.

Questo per dire come nel calcio, ma nello sport in generale, un episodio può cambiare radicalmente una situazione da favorevole a sfavorevole e viceversa. Quel palo invece permise alla Juventus di continuare il suo cammino europeo fino alla vittoria della Coppa, ottenuta nella notte di Bilbao in un incontro perso per 2 a 1 . La Juventus portò a casa il Trofeo in virtù della regola dei goal segnati in trasferta che hanno doppia valenza in caso di parità numerica nelle due partite. Così fu perché nell’incontro di andata i bianconeri vinsero grazie ad una rete segnata da Marco Tardelli che con un maldestro colpo di spalla invece che di testa , determinò il risultato di 1 a 0 …La Coppa UEFA fu il primo trofeo internazionale vinto dalla Juventus , che andava ad iniziare ad arricchire la bacheca bianconera fino ad allora scarna di trionfi . Quello che deve ancor di più essere motivo di orgoglio è che questa vittoria fu ottenuta con una rosa interamente composta da giocatori italiani. Dunque alle ore 20:30 , agli ordini del famoso e quotato arbitro ungherese Palotai , le due squadre sotto una pioggia battente iniziarono la contesa. Allora lo Stadio Comunale prevedeva la copertura ed i posti numerati solo per la tribuna centrale, quindi specialmente nelle partite di cartello , in cui il catino torinese si presentava tutto esaurito, indipendentemente dalle condizioni atmosferiche , bisognava arrivare con largo anticipo per assicurarsi i posti migliori. Inzuppati d’acqua ed infreddoliti dalla serata novembrina , eravamo tutti uniti nel tifo per spingere la Juventus alla difficile rimonta. Ricordo con emozione questa partita , anche se non si trattava di una finale, in quanto secondo il mio parere , quella che vidi fu un prestazione maiuscola, forse la migliore della stagione . La Juventus giocò una gara straordinaria e mise sotto gli inglesi in quella che era la loro migliore caratteristica, la forza fisica. I bianconeri ci misero circa mezz’ora a pareggiare i conti segnando con Boninsegna , che replicò nel secondo tempo prima che Benetti chiudesse definitivamente i conti nella parte finale dell’incontro.

Quella fu la stagione che , non senza destare molte perplessità, Boniperti in sede di campagna acquisti , costruì una squadra molto muscolare rinunciando al regista classico. La fantasia nel gioco della Juventus , era garantita da un funambolo della fascia destra , un vero fuoriclasse , al secolo Franco Causio detto Brazil. Una squadra che verticalizzava molto il gioco e che si esprimeva in velocità, aggredendo le fasce e sfruttando i due terminali offensivi Boninsegna e Bettega. A garantire la solidità difensiva ci pensavano difensori e centrocampisti e basta leggere i loro nomi per averne la conferma. Il primo goal della Juventus realizzato da Boninsegna , nacque da una percussione di Tardelli sulla fascia destra che con un cross basso ,mancato nella deviazione da Bettega , diede al centroavanti mantovano la possibilità di sbloccare il risultato. Nel secondo tempo le reti qualificazione. Prima il raddoppio di Boninsegna , che deviando un tiro di Tardelli , con uno spettacolare colpo di tacco depose in rete il pallone e poi il terzo goal , nato da un’azione di contropiede in cui Benetti con un tiro simile ad un missile terra-aria , fulminò il portiere inglese. Il Prode Romeo , come simpaticamente era chiamato dai tifosi, arrivato appena dentro l’area quasi si fermò dando l’impressione di prendere la mira , prima di sferrare il tiro che chiuse l’incontro ed il discorso qualificazione.

Una squadra fantastica che si rese protagonista giocando 90 minuti ad una grande intensità , mettendo in campo una qualità di gioco di alto livello che permise di ottenere una vittoria che faceva capire le grandi potenzialità di una rosa dove molti giocatori faranno la storia non solo dipinta di bianconero ,ma anche di azzurro. Parte di questi giocatori si renderanno protagonisti del Mundial argentino nel 1978 in cui si vide probabilmente a livello di gioco la miglior Nazionale che io ricordi. Il C.T. Bearzot, il vecio, arrivò a schierare ben 9 giocatori bianconeri nella partita più importante contro i padroni di casa dell’Argentina. La partita venne vinta 1 a 0 con un fantastico goal di Bettega nato da una triangolazione con Paolo Rossi , non ancora Pablito. Nel 1982 i giocatori juventini si resero ancora protagonisti nella notte di Madrid, in cui battendo la Germania 3 a 1 per merito delle reti di Pablito Rossi capocannoniere dell’edizione , di Tardelli e Altobelli, vinsero il titolo laureando gli azzurri Campioni del Mondo per la terza volta.

Boniperti: cose che nessun Juventino ha osato dire

Juventus+FC+v+FC+Internazionale+Milano+Serie+SQlo4YjoFptx

 

Articolo di Alessandro Magno

 

In questi giorni si è festeggiato il compleanno di un personaggio importantissimo per la storia della Juventus: Giampiero Boniperti. Boniperti è stato prima di tutto un grandissimo giocatore. Forte tecnicamente e vincente. Prima di Del Piero deteneva lui tutti i record di presenza e realizzazioni. E’ stato nazionale e capitano di lungo corso. A fine carriera dopo una piccola esperienza da allenatore è rientrato in società con la qualifica di Presidente ed è stato artefice della realizzazione di una delle Juventus più vincenti della storia, la Juve di Trapattoni che va dalla Juve tutta italiana che vinse coppa Uefa e campionato , fino alla Juve di Platini che vinse tutto arrivando fin sul tetto del mondo con l’Intercontinentale vinta a Tokyo.

Boniperti è stato, oltre che un grande giocatore, un grandissimo Presidente. Lo dicono chiaramente i risultati che sono incontrovertibili. E’ stato anche e senza ombra di dubbio, un grande Juventino avendo dedicato quasi tutta una vita alla Juventus. Tuttavia Boniperti a mio parere non sempre è stato un grande uomo o si è comportato da tale. Ci sono due episodi nella sua storia che non me lo fanno apprezzare e uno di questi mi crea sempre un brivido lungo la schiena ogni qualvolta io lo vedo o lo sento nominare. Il primo di questi episodi è stata la nostra discesa in serie B mandati da una farsa che ormai è nota a tutto il mondo come farsopoli o calciopoli. Ormai per chiunque si volesse un minimo informare appare evidente che questo evento è stato creato ad arte per cercare di rovinare la Juve. Bene in questo frangente non solo Boniperti non ci ha visto lungo andandosi a schierare con l’avvocato Zaccone e con John Elkan andando ad affermare che fosse giusto tutto quello che ci stavano facendo ma ha avuto la cattivissima idea di andare a togliersi qualche sassolino dalle scarpe attaccando pesantemente Moggi definendo la sua gestione un periodo da dimenticare. Un attacco personale e ingiustificato dato che Moggi non aveva mai attaccato Boniperti che in ogni caso quando gli subentrò Moggi nella gestione, aveva già fatto il suo tempo. Ma questa, anche se passa alla storia come una mancata difesa della Juve e per questo non gli rende onore, potrei anche archiviarla come bega personale.

In ogni caso non è questa la cosa più inquietante che ha fatto Boniperti in carriera. Boniperti ha sulla coscienza la cattiva (cattivissima) gestione della questione Heysel. Si badi bene, non ho nulla da rimproverare a giocatori che hanno giocato quella partita, a chi ha festeggiato il rigore assegnato o il gol, o a chi ha sollevato la Coppa. Conosco bene tutta la vicenda e molti nostri nemici ne parlano solo per strumentalizzarla. Quella finale è stata una catastrofe, una tragedia, un cataclisma. E’ stato come trovarsi in mezzo a un terremoto o a un inondazione insomma uno di quegli eventi non previsti e più grandi delle persone che li subiscono. In quei momenti non si può pensare col senno di poi a fare le pulci a chi ha agito in un modo piuttosto che in un altro. In quei momenti c’è chi ha paura giustamente, chi si adopera per gli altri, chi vorrebbe fare ma è inerme, chi ha un potere decisionale e non lo sa adoperare. Non ho nulla da rimproverare ai giocatori della Juve che hanno vissuto in prima persona quella tragedia. Nulla.

Tuttavia a bocce ferme si doveva riflettere e cercare di gestire al meglio la questione. Boniperti avrebbe dovuto adoperarsi per conto della Juve per cercare di lenire o alleviare per quanto possibile, le sofferenze dei tifosi che avevano perso i propri cari in quella maledetta sera. Boniperti invece non solo non ha fatto nulla di tutto questo ma si è messo di traverso creando un muro invalicabile fra quelle famiglie e lui (e la Juventus). Ha preso la coppa l’ha messa in bacheca ma di quelle famiglie non ne ha voluto minimamente sapere. Mi risulta non siano state nemmeno aiutate a rientrare in Italia nè abbiano mai avuto un minimo di solidarietà, nè tanto meno un indennizzo o risarcimento. Quelle persone per Boniperti sono state solo 4 rompicoglioni che era meglio se si stavano zitti, d’altronde mica glieli aveva ammazzati lui i parenti. Questo è stato anche Boniperti, purtroppo.

Ecco perchè non mi sono accodato agli auguri per il suo 87mo compleanno. Nonostante ripeto ne riconosca la Juventinità e l’importanza storica che ha ricoperto e tutto il bene fatto a livello sportivo, quel brivido lungo la schiena ogni volta che lo vedo, non lo posso cancellare. Non è vero presidente Boniperti che ”vincere è l’unica cosa che conta” la vita conta più di ogni vittoria sportiva. La dignità contà di più. La storia insegna ad esempio che i 300 spartani di Re Leonida sono stati trucidati alle termopili dai Persiani. Hanno perso. Si hanno perso. Eppure loro sono ricordati più dei Persiani che hanno vinto. Perchè non è vincere ma lasciare un segno nella storia quello che conta. Ci sono ancora un pò di anni di vita per redimersi e chiedere scusa a tutte quelle persone Juventine come lei e forse più di lei a cui lei ha fatto veramente del male Presidente. Lo faccia perchè la storia non si può cambiare e neppure nascondere.

ricchiuti129

Di Enzo Ricchiuti

Nuove maglie juventus e nuovo corso Adidas.

Francamente non seguo mai queste cose. Le maglie, etc. Gli sponsor poi, peggio. Non sono soldi miei. A me interessano due cose e basta: l’orario della partita e una tv per guardarla. Poi possono presentarsi anche nudi o griffati Unicef.

Il rifiuto degli 80 milioni di euro del Barca per Pogba. Ti stupisce?

No, perché è pretattica. A certe cifre vendi, specie se vuoi avere una plusvalenza sulla quale campare per secoli. Se non sei tifoso, ovviamente. Ma i tifosi muoiono prima o poi, le plusvalenze restano.

Pensi che ci sia ancora margine per un grande colpo di mercato della juventus o ritieni che verranno fatte solo più piccole manovre di aggiustamento?

Se vende Pogba prendono almeno un Pianic. Che cambia ? In Italia niente. In futuro ? Se vogliamo avere un futuro dobbiamo vendere l’Isis, non Pogba.

 

 

Trent’anni fa l’Heysel.

C_4_foto_1338754_image

 

Articolo di Silvio Mia.

 
Il 29 maggio 1985 rimarrà una data ben scolpita nella mente di tutti, juventini e non , perché la tragedia che si è materializzata quella sera è stata veramente un dramma che va oltre ogni immaginazione. Mi ricordo che nell’Azienda in cui lavoravo , c’era molta attesa per questo incontro. Per una volta non vedevo aggirarsi gufi o fantasmi anti-juventini e mi sembravano tutti sinceri e convinti , nell’affermare che questa per la Juventus sarebbe stata la volta buona. D’altra parte a Gennaio , in una gelida ed innevata notte torinese, i bianconeri avevano fatto le prove generali battendo al Comunale i reds di Liverpool per 2 a 0 con un doppietta di Zibi Boniek il “ bello di notte “ , copyright Avvocato Agnelli. Il risultato aveva permesso di mettere in bacheca la SuperCoppa Europea , disputata in qualità di detentori della Coppa dei Campioni da parte del Liverpool e della Coppa delle Coppe da parte della Juventus. Nella stagione precedente , gli inglesi avevano battuto a Roma in finale i giallorossi padroni di casa dopo i calci di rigore ,mentre la Juventus aveva superato a Basilea 2 a 1 il Porto con le reti di Vignola e Boniek. A conferma su quanto pensavo della sincerità dei miei colleghi, venne fatta una mega colletta cui parteciparono tutti , compresi anche quelli che non si interessavano di calcio . La colletta serviva per pagare un pasticcere che in caso di vittoria della Juventus avrebbe dovuto costruire un torta raffigurante un campo di calcio , con una Coppa di cioccolato nel mezzo.

Arrivato il fatidico giorno già dal mattino la tensione e l’adrenalina stavano superando i livelli di guardia. Con mio fratello, tifoso granata, avevo programmato la visione dell’incontro a casa di amici juventini, dove alla faccia della scaramanzia in frigorifero riposavano in attesa della vittoria una bottiglia di Champagne ed una torta. Arrivati con qualche minuto di anticipo, ci siamo sistemati nelle posizioni strategiche , quelle che portano bene, vestiti di maglie juventine , con le immancabili sciarpe bianconere al collo , eravamo in attesa del collegamento . Appena la Rai si è collegata con lo stadio teatro della sfida, sentendo la voce del telecronista Bruno Pizzul che parlava in tono molto sommesso di incidenti che erano avvenuti e che stavano continuando, abbiamo capito che qualcosa di grave era successo , anche se non nelle proporzioni con cui poi si è materializzato. Si pensava ai soliti scontri tra tifoserie ed a qualche contuso , ma alla notizia data da Pizzul che sul prato giacevano dei morti , nei nostri pensieri tutto si poteva pensare meno che alla disputa della partita. Si pensava ai tifosi partiti per assistere ad una festa di sport ed alle loro famiglie sconvolte dalle notizie che stavano arrivando. Quello che irritava era vedere la Polizia belga che invece di intervenire , osservava lo scempio che gli Hooligans stavano continuando a fare , provocando la fuga dei tifosi italiani, che erano tutti ammassati dato che per la pressione della spinta delle persone era crollato un muro.

Immagini impressionanti di gente che chiedeva aiuto schiacciata sotto altre persone, gente priva di vita adagiata sulle transenne che fungevano da barella e gente ferita , piangente e spaventata alla ricerca di soccorsi. La situazione era fuori controllo , il servizio d’ordine quasi inesistente e dall’altra curva , vedendo , ma fortunatamente non rendendosi conto dell’effettiva gravità di quello che era successo, stavano comunque entrando in campo i tifosi juventini per cercare una vendetta che se portata a termine , avrebbe provocato una carneficina. L’ingresso in campo dei giocatori per cercare di calmare le acque è riuscito in parte ad evitare un tutti contro tutti veramente pericoloso. Dalla cabina radio i due capitani , leggevano un avviso dicendo che la partita si sarebbe disputata, per permettere lo sgombero dello Stadio senza altri incidenti. Allucinante quello che era successo e che con crudeltà d’immagine stavamo vedendo attoniti ed impotenti davanti alla televisione. Sapremo solo in seguito lo spaventoso tributo di sangue pagato per un incontro di calcio, 39 anime innocenti erano state sacrificate alla follia ed alla violenza umana . Erano morti padri di famiglia con i loro figli , gente comune che nulla aveva da spartire con questi animali ubriachi che ,con il loro assurdo comportamento avevano provocato questa tragedia. Noi con le lacrime agli occhi , smesse le maglie e tolte le sciarpe siamo tornati a casa, e mi ricordo che a parte qualche idiota che strombazzava e festeggiava chissà cosa, attraversando la città abbiamo potuto notare un rispettoso silenzio verso chi era volato in maniera tanto assurda, in cielo.

L’Heysel non è successo per caso, per quanto ne so io, i tifosi inglesi che erano stati a Roma l’anno precedente quando avevano vinto la Coppa contro la Roma , avevano subito dei gravi maltrattamenti da parte dei tifosi avversari , ed infuriati avevano promesso vendetta allorchè il Liverpool avesse giocato contro una squadra italiana , cosa che non era potuta avvenire a gennaio a Torino per ovvie ragioni numeriche , ma che puntualmente si è realizzata in Belgio. Violenza chiama violenza . A margine , e mi scuso se questa volta mi sono dilungato , ma l’argomento lo richiedeva, voglio ancora aggiungere tre pensieri. Il primo è che mi fanno sorridere quelli che dopo una simile tragedia , disquisiscono , ed è ancora argomento dei giorni nostri, sul fallo che ha generato il calcio di rigore decisivo per la Juventus , sull’ esultanza dei giocatori provati e sconvolti dalle scene che avevano visto , ed obbligati a giocare contro la loro volontà , sull’esultanza di Platini , dopo aver calciato e segnato la massima punizione. Si vede chiaramente che la sua espressione facciale è come uno sberleffo all’aria di morte che aleggiava nello Stadio , sulla consegna della Coppa e sull’ opportunità di tenerla o meno , quando gli argomenti da affrontare sarebbero ben altri. La seconda , ben più importante è che nessuno ha chiesto “ la testa” di chi ha assegnato una finale di Coppa dei Campioni ad un impianto così fatiscente , in cui secondo il mio parere non si sarebbe potuta giocare neppure una partita amichevole e vorrei sapere se qualcuno responsabile delle Forze dell’Ordine , ha pagato l’inefficienza di intervento , la disorganizzazione e i ritardi dei soccorsi . Inoltre voglio pensare che se invece di una corda , avessero messo due cordoni di poliziotti a dividere le due tifoserie , chissà magari le cose non sarebbero andate in quel modo. La terza riguarda la mega torta aziendale che avrebbe dovuto essere consegnata la mattina seguente la partita . Arrivati sul posto di lavoro, si commentavano con rabbia e mestizia gli avvenimenti che tutti noi avevamo visto la sera precedente in televisione. Tutti si pensava che il pasticcere , visti i tragici accadimenti , avesse desistito dal preparare il dolce , anche per un senso di rispetto verso chi aveva perso la vita in quella maniera assurda. Evidentemente il buon senso non era nelle corde di questo individuo , che per non perdere un lauto guadagno , alle ore 11 circa del mattino seguente, come da accordi in caso di vittoria bianconera, non tenendo conto di nulla di ciò che era successo , ci ha fatto recapitare la mega torta, di per se bellissima , che noi invece che piena di crema , vedevamo piena di sangue versato da innocenti.

Ovviamente non è stata fatta nessuna festa , si è tagliato il dolce per non buttarlo nell’immondizia, ma la mia soddisfazione è stata che alla fine della giornata, tranne poche persone , nessuno aveva consumato quella torta insanguinata. Un gesto di rispetto verso 39 angeli.. La partita. Sinceramente a parte il lancio in profondità a Boniek che scattato in contropiede si invola verso l’area avversaria provocando il fallo del difensore avversario, giudicato dall’arbitro in area, ma che poi si vedrà avvenuto fuori dalla stessa e dalla trasformazione della massima punizione da parte di Platini, non ricordo un granchè. A quel punto , dopo quello che era successo , ciò che si sarebbe materializzato sul rettangolo di gioco non interessava e non contava più nulla….Juventus-Liverpool 1 a 0…..

ricchiuti128

di enzo ricchiuti

Mandzukic e punto sugli acquisti

Al momento si sta seguendo una logica: la coppia Mandzukic-Dybala è ben assortita. Per il resto, se non parte nessuno a centrocampo c’è poco da migliorare.

L addio di Tevez

Ci sono tante scelte di vita sbagliate. Peccato si sia perso il vizio di giudicare: si risparmierebbero molti errori.

Fallimento Parma e arresto Pulvirenti

Fallimenti e arresti sono all’ordine del giorno a certi livelli. Non perché a certi livelli siano mostri ma perché i comportamenti sono sotto gli occhi di tanti. Il default è fisiologico e anzi a Parma dovrebbero ringraziare per qualche annata di buon livello in una categoria che non potrebbero fare. L’arresto di Pulvirenti ? Penso che se compri le partite violi le regole ma resti tifoso. E puoi continuare ad essere amato dai tifosi. Se vendi le partite è più difficile continuare a stare simpatici. E’ come farsi le mogli degli altri: è peccato ma che siano veramente degli altri altrimenti è grave.

Un finale indimenticabile.

File: [20maggio73t.jpg] | Sat, 08 Nov 2008 18:54:20 GMT LazioWiki: progetto enciclopedico sulla S.S. Lazio  www.laziowiki.org

Articolo di Silvio Mia.

 

Milan 44 punti Juventus e Lazio 43. Questa era la classifica dopo la ventinovesima giornata del campionato di calcio 1972-1973. Restava da giocare l’ultima partita . Il Milan capolista sarebbe stato ospite del tranquillo Verona , la Lazio era attesa dal Napoli e la Juventus avrebbe dovuto recarsi a Roma a sfidare i giallorossi. Tutto lasciava presagire che i rossoneri , facendo un sol boccone degli scaligeri , avrebbero conquistato lo scudetto. Il mercoledì precedente l’ultima giornata di campionato, i meneghini avevano giocato a Salonicco contro gli inglesi del Leeds Utd la finale di Coppa delle Coppe, un incontro che il Milan aveva vinto 1 a 0 con una rete di Chiarugi ad inizio partita. Il Leeds aveva poi costretto i rossoneri ad una strenua difesa. Per riuscire nell’impresa i milanesi erano stati costretti ad un dispendio di molte energie fisiche e mentali ,ma alla fine pur stremati dalla fatica, i giocatori rossoneri erano riusciti a trionfare in terra ellenica . La domenica successiva dunque le tre regine del campionato si apprestavano a scendere in campo in una giornata che stravolgerà i suoi esiti allo scadere del 90’. La Juventus si era resa protagonista di un grande recupero nella parte finale del torneo , in quanto a poche giornate dal termine erano ben cinque i punti che la separavano dal Milan. Ricordo ai lettori ,che allora le vittorie valevano due punti. La Lazio era la vera sorpresa dell’anno in quanto , arrivata seconda nel precedente campionato di serie B, aveva saputo tenere testa alle più blasonate squadre del Nord fino alla fine. Da rimarcare che la Lazio vincerà il campionato successivo giocando un calcio spettacolare orchestrato dal mister Tommaso Maestrelli.

Quella domenica anche se le speranze di sorpasso erano ridotte al lumicino, con i miei amici ero nella Bocciofila dell’Oratorio, in cui senza molto successo giocavo a calcio. In quel tempo non c’era una diffusione delle notizie come succede oggi e l’unica fonte era la trasmissione radiofonica :” Tutto il calcio minuto per minuto” diretta da studio da Roberto Bortoluzzi . La trasmissione oltretutto prevedeva soltanto la cronaca della seconda parte degli incontri , quindi con molta ansia tutti aspettavamo l’inizio dei secondi tempi delle partite. Cominciata la trasmissione dallo studio il conduttore assegnava le priorità d’intervento dei campi e naturalmente il campo principale era Verona dove di scena c’erano i rossoneri chiamati a suggellare con un’ ultima vittoria la conquista del campionato. Da Verona il radiocronista era Enrico Ameri cui veniva sempre assegnato il campo principale. Da Roma si collegava il numero due della trasmissione Sandro Ciotti e da Napoli credo di ricordare che il radiocronista fosse Alfredo Provenzali . Roberto Bortoluzzi chiedeva ai colleghi sui campi un primo giro in cui avrebbero soltanto dovuto comunicare il risultato del primo tempo. Come un fulmine a ciel sereno , arrivò il risultato di Verona in cui il Milan stava perdendo per 3 a 1 . Il boato che facemmo tutti insieme non ci permise di ascoltare il risultato della Juventus che a Roma , stava anche lei perdendo 1 a 0. A Napoli il risultato era ancora inchiodato sullo 0 a 0 . A questo punto, se si fossero mantenuti questi risultati, la Lazio ed il Milan avrebbero dovuto spareggiare per la conquista del titolo ,replicando lo spareggio del 1964 dove il Bologna battè l’Inter a Roma 2 a 0. La delusione per la concomitanza del risultato che si stava realizzando a Roma fu mitigata dal risultato di Verona, dandoci la speranza che in quel secondo tempo qualcosa sarebbe cambiato a nostro favore , anche perché dal Veneto arrivavano notizie di un Milan completamente cotto dalla trasferta in terra greca, dove la finale di Coppa delle Coppe aveva prosciugato le energie dei rossoneri che intanto erano precipitati sempre di più, tanto che il Verona stava conducendo 5 a 1.

A questo punto Lazio e Juventus si stavano giocando un tricolore inaspettato , una lotta a distanza che stava diventando entusiasmante. La Juventus pareggiò con Altafini , che spizzò di testa un pallone proveniente dalla trequarti campo. La tensione si tagliava con un coltello, a Napoli il risultato non si sbloccava e non cambiando quello dell’Olimpico romano, la Juventus , la Lazio ed il Milan erano appaiate in vetta alla classifica. La partita di Roma era diventata il campo principale e la voce roca di Sandro Ciotti scandiva i tentativi bianconeri di chiudere il discorso . Mancava ormai poco alla fine , la Juventus continuava ad attaccare ed all’ 87’ di gioco , l’ennesimo attacco bianconero provocava un calcio d’angolo. Le parole del radiocronista scandirono l’azione , partì il cross che venne respinto corto al limite dell’area dai difensori romanisti…. A questo punto le parole furono…” palla a Cuccureddu , tiro e goal”…. , una sequenza di parole che mi pare ancora di sentire nelle orecchie mentre scrivo. Inutile dire che saltammo tutti in aria festanti di gioia , tanto che ricordo che per l’intensità della mia esultanza tutto quello che avevo nelle tasche dei pantaloni lo ritrovai sul marciapiede….. il Milan perse clamorosamente lo scudetto della stella e noi juventini ci ritrovammo in Piazza a festeggiare lo scudetto numero 15.

La prima volta non si scorda mai.

6768JuventusRoma_CorrSport_08_af

 

Articolo di Silvio Mia

La partita di cui voglio parlare , non fu importante né per la vittoria di una Coppa, né per la vittoria di un campionato, ma è un incontro che mi è rimasto nel cuore per il semplice motivo che fu la prima volta che mi recai allo Stadio per assistere ad un incontro di calcio . La promessa di questa mia prima esperienza , venne fatta da mio zio, bianconero fino al midollo, la sera precedente la partita. Mio zio era nato nel 1920 e tifava Juve dal 1929 , quindi aveva visto tutti gli scudetti del quinquennio e quelli a cavallo degli anni cinquanta-sessanta che avevano avuto come protagonisti Giampiero Boniperti , John Charles e Omar Sivori. Questi tre giocatori , secondo il mio parere , possono sostenere il paragone con i tre attaccanti del Barcellona , Messi, Neymar e Suarez , tanto osannati in tutti i campi in cui giocano . Avevo dieci anni e mi ricordo una notte insonne nell’attesa che arrivasse la domenica ed il momento in cui ci saremmo avviati verso lo Stadio Comunale . Era il 5 novembre 1967 , in programma la settima partita del girone di andata.

La partita in questione era Juventus-Roma, una classica del campionato, così definita dal mitico giornalista Gianni Brera , in quanto si incontravano due squadre che avevano vinto lo scudetto almeno una volta. Arrivati allo Stadio , entrammo in Curva Maratona . Allora non esisteva il settore ospiti e la Curva non occupata dalla squadra di casa veniva destinata ai tifosi della squadra avversaria. A Torino la Curva della Juventus era la Filadelfia e la Maratona era quella occupata dai tifosi del Torino . Naturalmente nel settore riservato ai tifosi avversari ,entravano anche i tifosi della squadra di casa e probabilmente per un maggior senso di rispetto e di sportività , ognuno tifava per la propria squadra, senza che ciò comportasse pericoli per l’incolumità personale . Saliti i gradoni dello Stadio, ricordo il mio stupore nel vedere il campo di gioco e le gradinate gremite di gente. Quando lo speacker ,con voce gracchiante data la scarsa qualità dell’impianto, comunicò le formazioni delle squadre e della terna arbitrale dall’altoparlante installato sul tetto della tribuna, vidi dalla Curva opposta occupata dai sostenitori juventini, un grande sventolio di bandiere. Non esistevano né le sciarpe, né i cori cantati e quindi tutto era contenuto nell’entusiasmo , ma per me fu un’emozione che ancor oggi non ho dimenticato . Belli i contrasti cromatici delle due maglie, il bianconero juventino ed il giallorosso romanista , che sul terreno verde risaltavano illuminati dal pallido sole novembrino. La partita fra i campioni d’Italia della Juventus ed i giallorossi capitolini fu un monologo bianconero .

Le parate di quello che fu poi proclamato come migliore in campo, il portiere della Roma Ginulfi , impedirono alla Juventus una larga vittoria . Il bello di questa storia è che Ginulfi era il portiere di riserva della Roma , secondo di Pizzaballa relegato in panchina. La beffa si concretizzò alla mezz’ora della ripresa, quando un contropiede della Roma portò il suo regista Fabio Capello , futuro giocatore della Juventus, a battere Anzolin portiere juventino. Inutile il forcing finale dei padroni di casa , orchestrati dall’ottimo regista brasiliano Cinesinho , con il risultato che rimase immutato… Juventus-Roma 0 a 1. Quindi la Roma dell’istrionico allenatore Pugliese incamerò una vittoria inattesa a dispetto di ciò che si era visto sul terreno di gioco . Io che tutto mi aspettavo , tranne che una sconfitta, rimasi deluso ed arrabbiato per aver visto i miei beniamini perdere nella mia prima volta allo Stadio, ma la Juventus negli anni successivi ha saputo farsi perdonare…

Plugin creado por AcIDc00L: noticias juegos
Plugin Modo Mantenimiento patrocinado por: seo valencia