Pirlo la modernità e la tradizione.

 

 

Articolo di Alessandro Magno

 

Le cose procedono bene. C’è stata qualche difficoltà come era normale prevedere. Progetto nuovo, mister pure, giocatori anche. C’è da lavorare ed era ampiamente previsto e per questo mi ha fatto strano sentire critiche a Pirlo col pretesto di non aver fatto nessuna gavetta. Pirlo che da giocatore ha giocato a livelli decisamente importanti (finali di coppa del Mondo, di Champions e di intercontinentali), dove il 90% dei mister con la gavetta non ci sono mai arrivati e non ci arriveranno mai. E’ questa è esperienza di alto livello. Fra l’altro la capacità di insegnare agli altri è quasi sempre innata e non si impara con la gavetta che è sicuramente importante in quanto a pratica. Tuttavia resto abbastanza basito su certe critiche che sono arrivate in questo inizio di stagione dove Pirlo è stato spesso accostato a un deficiente capitato alla Juve per caso. Fra l’altro i partiti delle critiche più feroci sono quello pro-Sarri che poi chiedeva di dare a Sarri un anno ancora di ”ambientamento” quindi 2anni, mentre a Pirlo rimproverano di tutto già dopo 10 partite, l’altro partito è di quelli che io chiamo ”le mamme e i papà di Dybala” che non accettano che Dybala non possa star fuori. Ora va da se, come vado ripetendo da tempo, che o si hanno delle notizie in merito migliori di quelle che abbiamo noi , o se Pirlo dice che Dybala non è apposto fisicamente e si dovrà rimettere in carreggiata con l’allenamento, è decisamente più credibile il suo allenatore rispetto a chi dà fiato alla lingua sui social senza mai esser stato alla Continassa. Ma d’altronde c’è anche la frangia dei tifosi juventini che odia Ronaldo, uno che ha fatto 73 gol in 95 partite alla Juve; praticamente un giocatore che segna sempre. Fra l’altro Pirlo in poche partite ha già rigenerato Danilo e Rabiot e sta rimettendo in funzione un Bernardeschi che sembrava perso. Quindi perchè non dovrebbe avere la voglia e la pazienza di rimetter apposto Dybala che, sia in coppia con Ronaldo e Morata, sia alternativamente a uno di questi, potrà esser una freccia importante al suo arco?

La cosa che mi piace è che nel gruppo della Juventus si respira serenità, Pirlo appare sicuro di se e tranquillo e credo che alcune difficoltà erano ben preventivate da lui e tutta la dirigenza. Ci sono stati un numero di pareggi superiore alla nostra media ma c’è stata anche solo una sconfitta (con i Barcellona in coppa). Con il Cagliari io ho visto tante tante buone cose. Una Juventus sicura di se che per un tempo ha schiacciato gli avversari nella loro metà campo. Con il famoso pressing alto tanto caro a Pirlo. Ho visto una Juve con la difesa alta con un De Ligt monumentale e un Arthur che sta iniziando a capire il nostro calcio e i suoi compagni di squadra. Nel secondo tempo la Juve ha amministrato la situazione in maniera molto concreta e intelligente, non concedendo nulla e avendo tantissime ripartenze per chiuderla definitivamente. Per quanto mi riguarda è un atteggiamento che apprezzo molto e vado controcorrente e contro le mode. Martedì c’è una partita di Champions e non c’era nemmeno il pubblico a Torino. Avevamo alcuni come Del Ligt al rientro da tanto. Forzare la mano sarebbe stato sciocco. Tanto più che il 3-0 lo abbiamo sfiorato più e più volte mancando quasi sempre l’ultimo passaggio o avendo sfortuna come con la traversa di Demiral (un altro gol lo avevamo fatto sullo 0-0 con Bernardeschi). Una squadra di calcio seria non va a mille all’ora tutti i 90 minuti e in tutte le partite, è qualcosa di veramente stupido. Come nelle corse se sei in testa con largo margine sul secondo, non spingi il mezzo a mille col pericolo di una rottura, lo spingi quel tanto che ti basta per tenerlo lontano. L’unico appunto che posso fare alla squadra è non esser riusciti a concretizzare tutte le occasioni. Su questo bisogna aggiustare la mira o saper scegliere la soluzione migliore quando bisogna concludere. Questa Juve di Pirlo fra modernità e tradizione mi piace e sta iniziando a prender forma.

Il “giovanotto” Ronaldo a cui Pirlo non vuole rinunciare

scritto da Cinzia Fresia

Andrea Pirlo trova la vittoria senza prendere gol, tra la sosta per la Nazionale e il  messaggio senza mezzi termini del Presidente Andrea Agnelli, durante la celebrazione del  francobollo dedicato alla conquista del nono scudetto, il tecnico ha avvisato che  il periodo di adattamento è terminato e perciò   anche gli alibi.

Dal canto suo, Pirlo  vuole costruire una squadra che valorizzi al massimo le caratteristiche di Cristiano, giocatore a cui non vuole assolutamente rinunciare,  e contro il Cagliari è riuscito a mettere in pratica ciò che aveva in mente.

L’umiliazione del pareggio contro la Lazio e le numerose critiche  hanno stimolato un’immediata reazione in alcuni giocatori come Artur più concreto nella costruzione del gioco,  Rabiot e in parte Bernardeschi. La difesa finalmente  non ha preso gol,  merito di Mattis Deligt il quale merita un autentico “10 e lode”, l’olandese  ha dimostrato quanto sia forte e come la sosta di 4 mesi dovuta all’infortunio non abbia lasciato tracce, effettuando una prestazione ai massimi livelli  fino a fine partita.
Cristiano Ronaldo si è distinto con  una doppietta spettacolare merito di azioni ben congegnate che hanno messo in condizione il portoghese di segnare, il Cagliari che possiamo definire una squadra discreta ha  avuto comunque  il merito di imporre un ritmo molto veloce per  tutti i 90 minuti, e la squadra nell’insieme  è riuscita a non cadere nell’errore di permettere agli altri di riaprire la partita.

In questo caso Andrea Pirlo ha gestito correttamente tutte le fasi del match non  lasciando mai  la squadra senza punti di riferimento e ha evitato che la Juventus facesse un passo falso, lo stesso tecnico di Francesco ammette la superiorità tecnica e tattica dell’avversario e del fatto che i suoi non potessero fare di più.

Il tecnico della Juventus  si ritiene  soddisfatto sia del risultato che della risposta di  squadra, in merito a Paulo Dybala entrato in sostituzione di Alvaro Morata, rassicura l’allenatore che l’attaccante sta meglio dopo ad un indebolimento generale dovuto da una  prolungata  assunzione di antibiotici e che  si sta allenando regolarmente ed è in pieno recupero di condizione.
Da ora in avanti la Juventus dovrà affrontare un tour de force di 10 partite tra Campionato e Champions, e Andrea Pirlo sa di dover pretendere il massimo anche  con le squadre di pari livello, quindi deve poter contare al più presto su tutte le sue forze al 100 per cento di condizione.
Nel frattempo Fabio Paratici si è espresso prima della partita rassicurando sullo stato di forma di Paulo Dybala ma allontanando i rumors che vedrebbe CR7 lontano da Torino la prossima stagione.

Costantemente nel mirino delle critiche, la Juventus tira un sospiro di sollievo godendosi qualche minuto di pace prima della “maratona” di partite che le aspetta.

Pagelle Juventus Cagliari 2-0

 

 

 

 

 

 

 

 

Pagelle di Alessandro Magno

 

Buffon 6 Partita giocata principalmente con i piedi in assoluta tranquillità. L’unica preoccupazione gliela da Ronaldo con un tacco scellerato della serie gli attaccanti in area sugli angol fanno danni. Ma è fuorigioco. E se vogliamo dirla tutta non c’era nessun angolo perchè la palla era uscita tutta.

Cuadrado 7 Leader con la fascia di capitano meritata. Nel primo tempo sbaglia una serie di passaggi tuttavia intercetta molti palloni ed è sempre propositivo nelle ripartenze.

De Ligt 6,5 Partita semplice ma lui è monumentale. Non perde un corpo a corpo ed è molto bravo nel palleggio e con il pallone fra i piedi. Era fuori da molto tempo ma non si è visto.

Demiral 6,5 Essenziale negli interventi difensivi. Duro questa sera ma praticamente sempre pulito. Per poco segna con bello stacco su un angolo e sempre su angolo serve più o meno volontariamente la palla a Ronaldo per il secondo gol.

Danilo 6 Una prova senza acuti e senza errori quasi da guarda spalle dei due giovani. I ragazzi non deludono e a lui non resta che assecondarli. A volte ci vuole anche l’intelligenza di non andare a cercarsi rogne se non ce ne sono.

Kulusevski 6,5 Con Berna e lui questa Juventus ha cercato di spingere moltissimo sulle fasce. Kulu ha avuto anche delle opportunità per segnare ma non è stato fortunatissimo o abbastanza preciso. I suoi strappi sulla fascia comunque sono serviti a fiaccare il Cagliari e nel secondo tempo a limitare Sottil fra i più vivaci.

Arthur 7 A me piace moltissimo. Consente alla squadra di uscire sempre palla al piede in goni situazione. Non ho capito se gigioneggia per gusto suo personale oppure perchè i suoi compagni non sono abbastanza veloci a muoversi. Comunque non sbaglia un passaggio. Io punterei molto su di lui.

Rabiot 6,5 Si trova molto bene con Arthur questa sera. Lascia al brasiliano la regia e lui si adopera principalmente da mezzala. Con la corsa e il fisico cosa a lui congeniale. Devo dire anche più attento del solito in fase difensiva.

Bernardeschi 7 Rigenerato. Finalmente. Pronti via segna anche un bel gol che viene annullato per il solito fuorigioco millimetrico di Morata. Poi tante buone cose ma la cosa positiva è vederlo provare più e più volte la via della porta.

Morata 6,5 Altra gran bella prova al servizio della squadra. Sempre mobile su tutto il fronte dell’attacco sempre facendo le scelte giuste. Non timbra il cartellino ma serve vari assist ai compagni.

Ronaldo 7 Ancora due gol per un giocatore che segna quasi un gol a partita e per qualche juventino rappresenta un problema. Fra l’altro il primo gol è l specialità della casa. Di gol in questo modo ne ha fatti a frotte. Il secondo gol è qualcosa di eccellente. Coordinazione, movimento, forza nella coscia. Se si guarda il raplay è tipo un gancio ma fatto col piede. Una cosa a vederla molto semplice. A farla tutt’altro.

Dybala 6 Si vede nella corsa che non ha ancora gamba, però entra davvero bene si crea un occasione più o meno da solo e viene a giocare molti palloni in mezzo al campo con i compagni. In crescita.

McKennie 6 Anche lui entra bene e la squadra continua a giocare un buon calcio con i suoi inserimenti. Non per colpa loro ma con Dybala entrano che la partita si può dire finita. I cagliaritani non ne hanno più e i nostri amministrano.

Alex Sandro SV
Bentancur Sv
Chiesa Sv

Juventus 7 Una squadra come si dice ben messa in campo che non consente al Cagliari praticamente nulla. Due gol uno annullato una traversa e varie occasioni mancate per un pelo. Direi che alla Juve è mancato solo il terzo gol.

Pirlo. 7 La squadra ha giocato un buon calcio creando molto e rischiando 0. Anche prima del 1-0 la squadra mi era piaciuta molto in quanto aveva saldamente la partita in mano e schiacciato il Cagliari nella propria metà campo. Anche nel secondo tempo quando si è deciso di giocare di rimessa le occasioni sono fioccate. Pirlo ha recuperato Danilo e sta recuperando Bernardeschi. Aspettiamo anche Dybala e poi ci divertiremo ancora di più.

Arbitro 5 Credo sia veramente un impresa arbitrare male una partita così semplice tuttavia tre errori gravi. Non ci sono nè l’ammonizione di Danilo e neppure quella di Arthur riesce a comminare in un minuto praticamente un record. Il gol annullato per fuorigioco dal Var al Caglairi nasce da un calcio d’angolo che non c’è. Mi chiedo se non ci fosse stato il fuorigioco di Marin del Cagliari , il VAR sarebbe intervenuto o la cosa andava in cavalleria?

Sabato 21 novembre 2020 Juventus-Cagliari ore 20.45 Allianz Stadium Torino

Scritto da Cinzia Fresia

La pausa nazionale è finita, riprende il Campionato, Andrea Pirlo avvisa che il periodo di adattamento è finito e che altri errori nom saranno più tollerati. Il tecnico annuncia ufficialmente il ritorno di De Ligt, il responso dell’ortopedico e’ positivo, e considerata la preoccupante situazione in difesa, è un fatto positivo per la squadra.

Il tecnico sostiene di aver visto buone prestazioni da parte dei giocatori della Juventus in nazionale, è perciò fiducioso per la partita di stasera.

Attualmente la squadra di Pirlo non può permettersi altri pareggi se vuole arrivare in zona champions, il gruppo crea  però interrogativi e dubbi per quanto visto fino adesso, e il calendario prossimo  si presenta impegnativo.

Vedremo quindi come andrà lo scontro di stasera, il Cagliari vanta alcune assenze, da valutare la presenza di Godin fermo a causa del Coronavirus.

 

Cinzia Fresia ospite a Coppia Gobba

Uno Contro Tutti 18-11-2020 Top Planet

Silvia Vada, il giornalismo è anche donna. Intervista a una pioniera delle giornaliste sportive Silvia Vada è stata tra le prime giornaliste ad occuparsi di calcio, una vera pioniera mossa dalla passione per questo sport e dall’amore per il Torino

Scritto da Cinzia Fresia

 

Silvia Vada è stata tra le prime giornaliste ad occuparsi di sport ma soprattutto di calcio maschile: una vera pioniera del giornalismo sportivo che con gli anni è diventata un volto storico di Italia 1.

Mi accoglie nella sua bellissima casa nel cuore di Torino; Silvia sembra un’adolescente, in jeans attillati, scalza e con una “cucchiarella” di legno in mano: la sorprendo a cucinare un ragù e scopro che la sera ha ospiti a cena, ma i nomi sono rigorosamente Top Secret.

Silvia è una cascata di riccioli e ha un sorriso incantevole; mi racconta che per uno strano scherzo del destino è diventata un volto noto del giornalismo italiano.

Bellissima e preparata, ha da tempo ha lasciato il giornalismo sportivo ed attualmente si occupa di cronaca come corrispondente per il Piemonte e Val d’Aosta, ma oggi è con me per raccontarci di sé, del suo lavoro ma soprattutto della sua grande passione: il calcio.

Silvia Vada, nonostante i 30 anni di carriera, sembra una ragazzina, ama gli animali, e noto con piacere che vive un con un bellissimo cucciolone che dorme a zampe all’aria sul tappeto del salotto.

Tra una girata al ragu’ e l’altra iniziamo l’intervista con una domanda che forse non avrei dovuto fare: “Ma come mai sei tifosa del Torino? “

Lei mi guarda, sorride e non risponde …

Ok, cambiamo argomento…

Silvia, tu sei stata una delle prime giornaliste ad occuparsi di calcio, come sono stati gli inizi, come sei riuscita a vincere i pregiudizi maschili di questo ambiente?

I pregiudizi non li ho mai vinti. I colleghi maschi non mi ritenevano brava come loro, e in fondo avevano ragione.I maschi tirano calci al pallone appena cominciano a camminare, quindi assimilano meglio il significato di una marcatura laterale o la differenza tra un 4-4-2 o un 3-5-2 rispetto ad una donna. Però il calcio, per fortuna, non è fatto di soli numeri e tecnicismi: il calcio è energia, emozione, riscatto, dove un uomo e una donna raccontando il calcio con punti di vista diversi si compensano a vicenda.

Ci racconti gli inizi della tua carriera?

Avevo 17 anni e tornavo dal Brasile dove ho vissuto l’infanzia. I miei si trasferirono lì per motivi di lavoro e quando tornai parlavo il portoghese quasi come una madre lingua; accadde che in quel periodo era arrivato a Torino, nelle fila del Toro, Leo Junior con la famiglia, parlando portoghese mi chiamarono per essere di supporto e aiuto.

Poi successe che Gianni Vasino, l’allora direttore di Raisport mi chiese se volevo condurre una trasmissione radiofonica insieme ad Antonella Clerici “Oggi sport”: erano tempi in cui si intervistavano i grandi Campioni a casa, ogni giocatore si faceva intervistare dal giornalista che più preferiva c’era un rapporto diretto che si trasformava spesso anche in un’amicizia. Attualmente avvicinare i giocatori è più’ complicato, mediano le Società.

Ad un certo punto della mia carriera in Rai incontrai Silvio Berlusconi, cioè Mediaset, che mi offrì di occuparmi del Torino (a quel tempo reduce da Martin Vazquez e sotto la presidenza di Goveani) che è anche la mia squadra del cuore, ed io, da grande tifosa granata e molto appassionata, accettai immediatamente.

Purtroppo però, la poca attenzione e i bassi ascolti sul Torino, non giustificavano una presenza dedicata, così la rete mi propose di passare alla cronaca come corrispondente su Piemonte e Valle D’Aosta: smisi quando il Toro era allenato da Nedo Sonetti.

Ma continuai a parlare di calcio, partecipavo come opinionista fissa in tutte i format delle emittenti private, anche se la mia modalità schietta e diretta nel dire ciò che pensavo mi faceva guadagnare sgridate e “bacchettate sulle dita” da parte dei conduttori e delle società non sempre in sintonia con i miei punti di vista.

Ritieni che ai nostri giorni, le donne che si occupano di calcio siano accettate o tollerate e supponi che siano messe in risalto per le doti professionali o per altre peculiarità?

A me le donne giornaliste e conduttrici di calcio attuali piacciono moltissimo, magari non saranno tutte “esperte” come Diletta Leotta, per esempio che resta comunque una bellissima presenza in DAZN, ma ci sono colleghe bravissime e competenti come Ilaria D’Amico e Paola Ferrari in auge da anni, che stimo particolarmente. Ma mi piacciono altresì le giovani visibili nelle emittenti private le quali fanno veramente di tutto come le cronache, che sono difficilissime, sono talmente brave che potrebbero darmi lezioni.

Cosa ne pensi del calcio di oggi?

Una volta il calcio era campanilista. I bambini tifavano le squadre della loro regione oggi tifano per i grandi campioni. Il sistema era interessato a crescere campioni che restavano in questo ambito e contribuivano a far crescere di qualità il nostro calcio, oggi non è più così, è uno sport sdoganato che si occupa più di plusvalenze che di atleti.

Hai condiviso l’arrivo di Cristiano Ronaldo in Italia?

Assolutamente sì e riconosco che la Juventus sia stata geniale in questa operazione. Personalmente non condivido chi non è d’accordo e vorrei l’arrivo di un “Ronaldo” ogni anno,  infatti sono indignata per il mancato arrivo di Luis Suarez.
Ronaldo è un grande calciatore e non si può assolutamente criticare, un professionista serio che valorizza e diffonde il calcio italiano.

Tu avrai conosciuto sicuramente molti tra giocatori e tecnici, chi ti ha colpita maggiormente in positivo?

Ho trascorso momenti unici e serate indimenticabili con tanti campioni; ho partecipato a feste meravigliose come quella del Napoli in occasione della conquista dello scudetto: ho condiviso eventi fantastici con Maradona, Careca, Juniorma anche Ciro Ferrara, Platini la lista è lunghissima, ma nel mio cuore restano tre persone che per me mantengono un posto speciale, e sono Claudio Sala, Franco Lerda e Moreno Longo.

Quale figura del mondo del giornalismo ti ha ispirata e formata in questa brillante carriera?

Mario Giordano: un giornalista geniale, un talent scout, nonché una persona meravigliosa, un uomo molto corretto anche in famiglia. I suoi insegnamenti mi hanno dato molto.

silvia vada mediaset
fonte immagine: profilo Fb della giornalista

In questo momento storico quale Società ritieni sia la più forte tecnicamente?

Indubbiamente non si può prescindere dalla classifica però non stimo quelle squadre che effettuano campagne acquisti, con fondi non di proprietà.

Oggi ritengo Atalanta, Sassuolo e Fiorentina, le società che hanno fatto qualcosa di bello per il nostro calcio.

Attualmente abbiamo visto come in Italia approdano i fuoriclasse come Ronaldo, Ibrahimovic, Ribery e per un vizio di forma non è arrivato Luis Suarez: sono giocatori a fine carriera, validi ma costosissimi, con ingaggi stellari.

Invece di investire su star a fine carriera bisognerebbe investire per far crescere i giovani.

Ma, far crescere i giovani costa e non vende e come abbiamo detto in precedenza, il calcio italiano fa più finanza che altro, questo anche per gli eccessivi costi che oggi ha il calcio.

Il Torino, l’Atalanta, l’Ascoli avevano prestigiose scuole calcio dove i ragazzi venivano selezionati e preparati per carriere importanti, questo non succede più quindi non si dà modo al calcio italiano di crescere, e ciò si riflette anche sugli allenatori i quali sono carenti di trofei in Europa.

Mancano i Gattuso, i Cassano e i Totti: ragazzi a cui è stato insegnato a competere.

Lo stesso concetto riguarda gli allenatori italiani, i quali sono carenti di trofei europei, perché troppo fedeli alla loro etichetta: non adattano la mentalità alla loro squadra ma pretendono il contrario.

Silvia, hai vissuto tante partite, tante avventure, incontri che ti hanno dato tanto,  ma c’è un episodio che vorresti rivivere?

Si, non so cosa darei per tornare al 15 di Aprile 1992 quando il Torino di Emiliano Mondonico trionfò al Delle Alpi per 2-0 battendo il Real Madrid e conquistando l’accesso alla finale di Coppa UEFA: una data memorabile, una notte piena di magia che vide le piazze e le vie di Torino riempirsi di bandiere granata.

Che consigli daresti oggi alle ragazze che voglio intraprendere questo mestiere?

Direi loro di provarci,  di seguire il sogno!!!

Intervista di Cinzia Fresia a Silvia Vada, liberamente tratto da “gol di tacco a spillo”

Roberto Baggio | Dario legge Il pallone racconta di Stefano Bedeschi

Roberto Baggio Dario legge Il pallone racconta di Stefano Bedeschi #Baggio #juventus #megliodiniente #robertobaggio #ilpalloneracconta #stefanobedeschi megliodiniente.com Giovane talento nato in provincia di Vicenza – scrive Renato Tavella nel suo libro “Il romanzo della grande Juventus” – e passato a deliziare il palato, sempre esigente, dei tifosi della Fiorentina. La vicenda che lo conduce alla Juventus trattiene tutti gli ingredienti dei “gialli” d’autore. La piazza fiorentina che scende in protesta per conservare il suo “gioiello”. Quella bianconera che vede nell’astro emergente la possibilità di rimettere sul gradino più alto la squadra del cuore. Le schermaglie fra le due dirigenze; le voci continuamente smentite, messe in circolazione dai giornali, che vanno a nozze quando si creano situazioni tanto viscerali. Poi il personaggio, il protagonista. Baggio è un ragazzo sensibile, dice che il cuore conta e anche davanti al danaro sa far valere le sue ragioni. Firenze è una città che ama, la squadra gli piace, l’ambiente lo carica. Alla Juventus, che sarà? La vicenda avvince, si scrivono fiumi di parole. In verità, la bravura del giocatore giustifica tanto trambusto. Ha talento. Gioca con fantasia, è ambidestro, segna e fa segnare i compagni. Il carattere è un po’ ombroso, ma l’uomo deve ancora crescere e farsi. Con queste premesse comincia l’avventura juventina di Baggio, che durerà cinque anni. Con i colori bianconeri vince uno scudetto, una Coppa Italia e una Coppa Uefa. Sarà inoltre premiato con il Pallone d’Oro nel 1993 e col premio FIFA World Player nel 1994. Ma non riuscirà mai a entrare nel cuore dei dirigenti bianconeri (celebre è rimasto l’appellativo di Coniglio Bagnato, coniato dall’Avvocato) e nemmeno in quello dei tifosi, che non gli perdonano il togliersi la sciarpa bianconera durante la sua presentazione alla stampa. «Mi ricordo ancora la scena – racconta Antonio Caliendo – quando Baggio passò dalla Fiorentina alla Juventus, in conferenza stampa, davanti ai giornalisti gli misero al collo la sciarpa bianconera e lui la gettò via. Fu un gesto imbarazzante. Io dissi che il ragazzo andava compreso: era come se avessero strappato un figlio alla madre. Ammetto che, quella volta, rimasi molto colpito anch’io». «Non avevo nulla contro i bianconeri – dirà anni dopo Baggio – è che volevo restare a Firenze. E poi la società fece un gioco non bello. Mi vendette senza dirlo. Io dicevo ai tifosi che non sarei andato via e un bel giorno scoprii che, tenendomi all’oscuro di tutto, mi avevano ceduto. Si faceva così, allora. Poi si dava la colpa ai giocatori che volevano andar via per soldi. Balle, almeno nel mio caso. Io volevo restare per gratitudine per la gente di Firenze. Per i primi due anni non ho giocato. Mi hanno aspettato e voluto bene. Come fai a dimenticarli?» La goccia che fa traboccare il vaso avviene il 6 aprile 1991, quando ritorna per la prima volta a Firenze con la maglia della Juventus. Baggio gioca male e si rifiuta di tirare il rigore che potrebbe dare il pareggio alla squadra bianconera; sostituito dopo un’ora, uscendo dal campo raccoglie una sciarpa viola lanciata da una ragazza dei distinti. Il boato di gioia della gente di Firenze è pari soltanto all’uragano di fischi dei tifosi bianconeri. Qualità tecniche superlative, nessuno può metterlo in dubbio, da fuoriclasse assoluto ma che, onestamente, non lo è stato per limiti fisici e caratteriali. La vittoria al Mondiale americano gli avrebbe insegnato a vincere, invece, quel rigore sbagliato lo consacrò definitivamente come Coniglio Bagnato. L’infortunio dell’anno dopo, che gli fa saltare praticamente tutto il girone d’andata, e l’esplosione di Del Piero, lo relegano di nuovo al ruolo di ciliegina sulla torta, come accadrà in seguito al Milan. Il palmarès è troppo esiguo per includerlo nell’Olimpo e, a ben vedere, in nessuno dei due scudetti fu veramente decisivo, anche se non solo per colpa sua. Pochi, infatti, ricordano che, per lunghi anni, è stato l’oggetto delle polemiche di chi lo considerava un raccomandato, sull’altare del quale veniva sacrificato Zola. Poi, piano piano, è diventato l’idolo del circo televisivo, per assurgere a vittima di Del Piero; la bellezza del nostro sistema giornalistico. Con la Juventus, oggettivamente, ha fatto il massimo; aveva contro un Milan inavvicinabile e, quel poco che ha vinto (tranne lo scudetto), lo ha fatto da protagonista quasi assoluto (la Coppa Uefa la vinse da solo, finale a parte). Unico lo è stato sicuramente per la capacità di dividere l’opinione pubblica. Gli ultimi anni era diventato insopportabile per l’aura di santità che circondava qualsiasi cosa dicesse o facesse. A suo favore, il fatto che lasciato il calcio sia sparito, senza lucrare sulla sua popolarità immensa. Davvero un personaggio controverso che, però, ci ha lasciato almeno una trentina di goal indimenticabili.

COSÌ LO RACCONTA CAMINITI, NEL 1991…

http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/02/roberto-baggio.html

Uno contro tutti 11-11-2020

 

Juve Night Show s01 e09

 

con Antonio Corsa Leomina Benny Nico Francesco Musina e Arco Lubrano presenta BEN

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