Provaci ancora Guido!

BARILLA-Guido-4scritto da Cinzia Fresia

In questo clima di piena estate, scaldata  anche dai colpi di scena che riguardano il mercato estivo della serie A, si è discussa  la ricollocazione del Parma calcio, come sappiamo fallito miseramente. La cordata vincente, è stata  quella formata da imprenditori  capitananti dal più famoso,  Guido Barilla, Presidente del gruppo omonimo, ed è qui lo stupore generale la neo introduzione di  una delle poche stirpi di famiglie di industriali italiane  che si erano tenuti molto a distanza da questo ambiente.  In realtà, Guido Barilla davanti ai microfoni ha ammesso di volerlo fare per la sua città e per la sua gente, nonostante sportivo, ammette di non essere preparatissimo sul calcio, ma di tifare Milan e di avere una  grande passione per Ibrahimovic, lo stesso,  ha ricordato i momenti trascorsi con il padre Pietro estimatore di Gigi Riva, allo stadio,  insieme ai suoi fratelli, e di seguire il calcio attraverso le attività sportive dei suoi figli.

Sarebbe insieme agli Agnelli, un pezzo di  storia che si aggiunge, di chi ha ricostruito l’Italia nel dopo guerra, mi chiedo però, trattandosi di una persona molto schiva, lontano dai riflettori di cui si sa nulla o quasi, come si troverà, in un mondo così poco trasparente, pieno di contraddizioni,  e di persone come Ferrero, Pulvirenti, ecc. ecc. che davvero hanno poco o nulla in comune con il blasonato industriale d’Italia? Eppure, lui promette di voler controllare e lavorare per un calcio pulito, stando dietro alle quinte, cercando di fidarsi di chi invece ne sa ed è pronto a ricominciare.

Ragionamento quello del Barilla che non fa una grinza, ma mi chiedo come una persona così riservata riuscirà  a reggere la pensantezza di un mondo troppo inquinato, invadente  e già molto compromesso da venire ripulito.

Peraltro, il Presidente del gruppo industriale  era già stato preso di mira in precedenza,  anzi, è caduto in una trappola ben costruita da chi l’aveva architettata.

Da tempo, i gruppi industriali hanno cominciato a rivedere i messaggi pubblicitari, la coppia convenzionale, uomo – donna non è più l’unica  protagonista dei mercati, e  le nuove esigenze famigliari stanno imponendo un altro genere di spot che coinvolge anche le coppie gay, e fin qui .. niente da dire, d’altronde alle multinazionali interessano i nostri soldi, quindi anche quelli dei gay.

Conosciamo gli spot pubblicitari della Barilla, legati alla famiglia tradizionale, molto fedele al matrimonio, tenuta insieme dalla donna o dalle donne quando si tratta di un nucleo allargato,  unita, con tanti figli che si vuole bene, e che si riunisce a pranzo e cena davanti ad un bel piatto di pasta al pomodoro, un classico italiano molto invidiato all’estero.

La Barilla è ancora affezionata a questa immagine, Banderas che parla con le galline a parte, naturalmente.

I tempi cambiano e la strumentalizzazione pubblicitaria anche, si deve adeguare ai tempi, ma non tutte le aziende lo condividono. Comunque, il nostro re della pasta asciutta, durante una trasmissione radiofonica dichiara pubblicamente che la sua azienda riconosce come fondamento centrale della famiglia, il ruolo femminile.

E da lì ..apriti tutto, non vi dico i suoi concorrenti, andati  a nozze, attacchi ovunque e da parte di tutti, dai gay e da una moltitudine di persone che ha  inteso “fischi per fiaschi”. E’ evidente che il Presidente si è espresso male, ma è altresì vero che lui non ha detto che i gay non sono buoni genitori, non ha detto di essere contro gli omosessuali, nè contro ai loro diritti,  ha solo espresso un’opinione personale sul concetto di famiglia, non specificando  quando parlava di ruolo femminile, l’ orientamento sessuale.

Si può non essere d’accordo, anche se, vorrei sottolineare, che la posizione espressa dal Barilla sia in realtà condivisa da molti uomini gay che si guardano bene dal dirlo per non essere bruciati vivi in piazza, considerati i tempi che corrono, rimane sempre un’opinione e come tale andrebbe rispettata e non strumentalizzata o peggio distorta, un’ingenuità quella dell’industriale che ha scombussolato il mondo intero, scomodando persino il governo che stranamente in imbarazzo non sapeva che pesci prendere. Questo è un chiaro caso di attacco fine a se stesso ad una persona che ha la sola  colpa di essere privilegiata, perchè in realtà è una brava persona che ha espresso pubblicamente una strategia aziendale, nonchè un’opinione privata.

Comunque, Guido Barilla più o meno da questa “boutade” ne è uscito, e oggi, vuole rimediare restituendo la dignità al Parma che ricomincerà dalla serie D.

Si vedrà come andrà a finire, se questa cordata di imprenditori, riuscirà a proporre il calcio “pulito” e a far tornare in serie A, la capitale del prosciutto e del parmigiano reggiano, nel frattempo, una persona come Barilla, potrà solo fare bene, in un ambiente  dai lati sempre troppo oscuri.

 

 

 

 

 

Lo Stile Juventus

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Articolo di Silvio Mia

 
Si sente parlare da sempre dello Stile Juventus , che appartiene ai nostri colori come un marchio, una garanzia di comportamento dentro, ma soprattutto fuori del campo di gioco. Credo nasca dal fatto che la Proprietà bianconera da più di 90 anni è condotta dalla Famiglia Agnelli , stirpe torinese con il classico aplomb Sabaudo. La Famiglia è stata rappresentata per anni dal suo Patriarca Giovanni Agnelli, per tutti l’Avvocato , il quale sia quando ha gestito direttamente la squadra, sia quando questa l’ha seguita ai margini , perché i suoi impegni non gli permettevano un incarico ufficiale nella dirigenza juventina, è stato sempre il suo punto di riferimento, tanto da essere ancora oggi ben presente nei ricordi di tutti, a più di un decennio dalla sua scomparsa. I suoi modi garbati, sobri ,ma decisi, hanno sempre dato un’impronta di serietà nell’orbita bianconera. A proposito di ciò che ho scritto, voglio raccontare un episodio che sarebbe potuto costare caro , in termini sportivi, ma che fu attuato per dimostrare una linea comportamentale consona alla Società , specialmente per i giocatori , che rappresentano la visibilità della stessa e fu messo in essere senza ripensamenti. Si giocava il campionato 1971-1972. L’anno precedente venne fatta una rivoluzione societaria che toccò sia la parte tecnica che quella dirigenziale.

La Presidenza del Club fu affidata a Giampiero Boniperti , affiancato per la parte riservata al rafforzamento della squadra da Italo Allodi , che aveva negli anni precedenti contribuito al miracolo Mantova di Mondino Fabbri , portato in quattro anni dalla serie D alla serie A e alla costruzione della Grande Inter di Helenio Herrera detto il Mago, che negli anni sessanta fu protagonista in campo Nazionale e Internazionale vincendo tutto quello che era possibile. Quel campionato era il secondo , di un piano triennale che avrebbe dovuto riportare la Juventus a essere competitiva e possibilmente vincente. Purtroppo nel primo anno di lavoro, l’allenatore che era stato scelto per la programmazione e la costruzione della squadra, Armando Picchi livornese e capitano di quell’Inter indimenticabile , dopo pochi mesi lasciò il mondo terreno battuto da un male che non gli diede scampo. Peccato perché questo giovane mister lasciava intravvedere delle buone qualità nello sviluppo e nell’organizzazione del gioco, che aveva già dimostrato da giocatore dove , come si suol dire ,era il classico allenatore in campo . Il suo successore fu Vickpalek un ex giocatore juventino arrivato, insieme a Korostolev, a Torino nel 1946 , che aveva giocato con Boniperti . Il Presidente lo scelse proprio perché conosceva bene le sue qualità, specialmente quelle umane e quest’ uomo, riuscì prendendo in mano una squadra molto giovane, frastornata dalla luttuosa notizia , a portarla alla vittoria . Ho molto divagato , ma la premessa era doverosa per affrontare l’argomento riguardante lo Stile Juve. A gennaio i bianconeri , che stavano veleggiando in testa alla classifica senza troppi problemi , avevano perso per una malattia polmonare il bomber Roberto Bettega , e questo aveva indubbiamente indebolito la rosa . Al suo posto mister Vickpalek schierava Novellini, un buon giocatore , il quale però non era in possesso delle qualità del titolare.

Quel campionato divenne molto equilibrato in testa alla classifica , con Juventus, Milan ,Cagliari , Fiorentina ed il sorprendente Torino di mister colbacco Giagnoni , in grande rimonta, a giocarsi il campionato. Il 26 marzo era in programma il derby della Mole, nell’ottava partita del girone di ritorno. I granata erano ormai a tre punti dalla Juventus e mai come in quell’anno sentivano l’odore dello scudetto che mancava dai tempi della squadra che solo il fato vinse , il Grande Torino. Il mercoledi precedente la Juventus era chiamata ad un difficile incontro di Coppa UEFA in Inghilterra in casa del Wolverhampton, i Wolves per i tifosi inglesi. L’incontro era ancor più complicato nel suo svolgimento, perché nella gara di andata giocata a Torino ,quindici giorni prima, il risultato era stato di 1 a 1 . Facendo in maniera molto limitata quello che oggi si chiama turn-over, ma soprattutto con la testa già rivolta alla domenica successiva, la Juventus non riuscì nell’impresa e sconfitta per 2 a 1 , dovette lasciare all’altezza dei quarti di finale la competizione europea senza molti rimpianti, visto che le energie bruciate nei mercoledì di Coppa , toglievano forze per quello che era l’obiettivo vero da conquistare che consisteva nella vittoria dello scudetto numero 14. Il fatto più rilevante di quella serata storta, non si materializzò in campo ,ma fuori campo. Finita la partita i giocatori rientrarono in albergo per riposare in attesa del ritorno a Torino la mattina successiva. Nella notte un giocatore basilare per il gioco bianconero , per la sua classe e per la sua esperienza, venne pizzicato dai dirigenti bianconeri in un locale notturno in piacevole compagnia. Il provvedimento fu drastico , il giocatore che rispondeva al nome di Helmut Haller , fu multato , messo fuori rosa ed escluso per il derby programmato tre giorni dopo. Il provvedimento lasciò sbigottiti i tifosi juventini , che vedevano la squadra, già priva del suo bomber Bettega, indebolirsi per l’assenza di uno dei pilastri della squadra. I tifosi del Torino , increduli, non credevano a quello che avevano sentito, ma confidavano che, vista l’importanza della partita ,alla fine Haller sarebbe stato in campo. Invece passando le ore , l’esclusione del tedesco era confermata. Nessun perdono per un giocatore che specialmente dopo un’eliminazione e in vista di un impegno ancora più importante si era lasciato andare a un comportamento così scorretto.

La domenica successiva , pur sperando in extremis di vedere salire dai gradini degli spogliatoi la chioma bionda del tedesco, la Juventus entrò in campo senza il suo fuoriclasse , sostituito da un giocatore che gran giocatore avrebbe dovuto essere, ma che non confermò le attese riposte su di lui, Gianluigi Savoldi II, fratello del bomber che fu protagonista del primo trasferimento miliardario, quel Giuseppe Savoldi I, che passò dal Bologna al Napoli ne 1975 per due miliardi di lire ! La Juventus pagò a caro prezzo l’esclusione di Haller e nonostante si fosse portata in vantaggio con un gran goal di Anastasi , venne raggiunta e superata da un Torino che seppe approfittare dello sbandamento psicologico dei bianconeri. I giocatori granata scesi in campo carichi come delle molle prima pareggiarono con Claudio Sala su punizione e poi nel secondo tempo fissarono il risultato sul 2 a 1 con una rete di Agroppi. La vittoria nella stracittadina portò i granata a un punto dai bianconeri riaprendo di fatto la corsa al titolo tricolore. Questa fu una bella lezione data non solo ai giocatori bianconeri , ma secondo il mio parere, anche a tutto il calcio italiano perché la Juventus dimostrò che una squadra deve essere formata prima da uomini e poi da calciatori , cosa di cui in Società si tiene conto anche ai giorni nostri. Quella sconfitta fece capire ai giocatori che il giudizio sui comportamenti nocivi al gruppo era uguale per tutti senza distinzione di quale fosse l’interessato. Probabilmente si capì come si costruiscono le vittorie e nei giocatori si cementò la convinzione che quello scudetto non sarebbe potuto sfuggire, anche se nelle domeniche successive proprio il Torino seppe isolarsi in vetta alla classifica per un turno. Questo avvenimento lo ricordo molto bene e credo possa essere un esempio e la conferma della serietà di una Famiglia , che pur di rischiare di perdere un anno di lavoro , fece insieme alla dirigenza juventina , una scelta che invece servì per impostare un ciclo vincente con continuità negli anni a seguire. Con la scomparsa dell’ Avvocato Agnelli e di suo fratello il Dottor Umberto , anche lo Stile Juve è cambiato , o probabilmente sarebbe meglio dire modificato ,nel suo intendimento.

Probabilmente il passare del tempo e il modo con cui si intendono le cose oggigiorno , hanno fatto si che alcuni comportamenti vengano tollerati e perdonati, anche per il diverso rapporto di forze esistente oggi fra Società , giocatori e procuratori , che non esisteva nei tempi a cui si riferisce il mio racconto . Gli stessi tifosi, non quelli che come me hanno vissuto un’altra epoca, sono molto più propensi a schierarsi con il giocatore , invece che con la Società , non capendo che a volte è meglio rischiare di perdere una volta sul campo, piuttosto che non far crescere l’uomo-giocatore che capite le proprie mancanze diventerebbe più utile a se stesso ed alla squadra. Andrea Agnelli ha riportato in maniera moderna un certo modo di comportarsi , in cui lui , che è al comando della Società, detta la via che bisogna rispettare. Anche Andrea è ben lontano dal modo di operare di suo papa’ e di suo zio , ma lo è perché sono cambiati i tempi , nei quali a volte il buon senso viene interpretato come segno di debolezza . PS la domenica successiva al derby, allo Stadio Comunale di Torino era in programma la nona giornata di ritorno e si giocava Juventus-Varese. La Juventus aveva perdonato il tedesco, che venne regolarmente schierato in campo ,vinse per 1 a 0 con rete di …………………………Helmut Haller…… evidentemente il Fuoriclasse lo si vede anche in questi casi dove invece che con le parole ci si fa perdonare con i fatti dimostrando di aver capito la lezione ….

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Di Enzo Ricchiuti

 

Partenze Pirlo, Storari, Pepe?

Pirlo, fisiologico. Lo sa anche lui che non può stare più a certi livelli. Storari è bravo, io al posto suo non avrei cambiato abitudini. Pepe, oramai è meno bravo del passato. Giusto che non gli abbiano rinnovato il contratto.

Agnelli ha detto a Tavecchio:”Disposti al dialogo ma non flessibili”. Tradotto?

Che qualcuno decida per me.

Giro d’Italia di ciclismo. È ancora uno sport attuale, vale la pena seguirlo …. chi vince?

E’ attuale, vale la pena seguirlo e lo vince Contador. Come l’avessi già letto.

Good bye Andrea

andrea-pirloScritto da Cinzia Fresia

Puntuale come un orologio svizzero è giunto l’addio alla Juventus dell’amatissimo Andrea Pirlo, abbiamo sperato come per Tevez, che si fermasse ancora, ma la decisione era stata già presa e Andrea oggi, ci saluta.

Parole bellissime scritte per la Juventus, i suoi tifosi e per il tempo passato insieme, ma a noi manca già moltissimo.

Vi confesso che la Juventus di Conte a me piaceva, e vederli andarsene alla spicciolata dispiace e ci intristisce. E’ il brutto del calcio, non ci si può affezionare.

Mentre Andrea Pirlo era in procinto di mettersi la maglia bianconera, un altro Andrea si insediava alla Juventus, era Andrea Agnelli, la cui gestione ha riportato la Juventus ai massimi livelli,  in un momento in cui la Juve era nel buio totale, triste e cupa e settima in campionato. Andrea Pirlo è stato il protagonista di questa rinascita Juventina, il feeling tra lui, la città e la società è stato talmente immediato da regalare alla Juve il suo primo scudetto dopo la serie B.

La storia di Pirlo alla Juventus è  talmente bella che sembrava non  dovesse finire  mai, si è sperato in un ripensamento e che decidesse di terminare  la carriera da noi, ma il campione ha sentito l’esigenza di volere dell’altro, e sperimentarsi all’estero, in un club  come il NYcity, con altri colleghi, altre sfide .. un altro mondo.

Se lo merita Andrea, ai club italiani dove ha giocato ha dato veramente tutto, alla Juventus è mancata per un soffio la coppa dei Campioni, ma ha vinto un posto nel cuore di noi tifosi, a cui siamo sinceramente grati e profondamente affezionati.

Un professionista serio, un uomo squadra e d’azienda,  un collega affidabile che ha saputo essere anche  amico, è stato perfetto in tutti ruoli, è stato eccezionale nel ridare dignità alla Juventus ridisegnandone le geometrie, in questi anni, ha guidato la sua Juve prendendola per mano e passo dopo passo, riportandola  alla vittoria.

La nostalgia la sentiamo già, proprio perchè sembrava nato con questa maglia, nonostante i trascorsi meneghini, ha indossato i colori della Juventus  come se fossero sempre stati suoi,  ti aspettiamo Andrea, forse un giorno tornerai qui come dirigente o chissà ..come allenatore.

 

Una notte da …Devils.

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Articolo di Silvio Mia.

 

Tre novembre 1976. Sedicesimi di finale di Coppa UEFA. Allo Stadio Comunale di Torino è di scena la partita di ritorno fra Juventus e Manchester United . Gli inglesi scesero in campo forti della vittoria nell’incontro di andata , giocata al mitico Old Trafford di Manchester , che si era conclusa con la vittoria dei Red Devils per 1 a 0 .L’ incontro aveva riservato molte emozioni, per le tante occasioni da rete create dalle due squadre fra cui un palo di Franco Causio nel primo tempo. La partita di ritorno si preannunciava equilibrata e combattuta. La Juventus si presentò in campo con la formazione tipo : Zoff , Cuccureddu ,Gentile , Furino, Morini , che venne sostituito dopo una decina di minuti da Spinosi causa infortunio, Scirea, Causio, Tardelli , Boninsegna , Benetti Bettega. Io, con i miei amici bianconeri , rispondevo presente sugli spalti in Curva Maratona e così sarà in quell’edizione della Coppa in tutte le partite che la Juventus disputerà in casa . La Juventus aveva eliminato nei trentaduesimi di finale , il primo turno, l’altra squadra di Manchester , il City , perdendo 0 a 1 in Inghilterra nella partita di andata e vincendo per 2 a 0 nell’incontro di ritorno a Torino. Mi ricordo un particolare , che si rivelò determinante per il proseguimento della Juventus in Coppa. Nella partita di ritorno sul risultato di 2 a 0 per i bianconeri , risultato all’inglese come si soleva dire, all’ultimo minuto gli inglesi colpirono un palo e se quel pallone fosse finito in rete, l’avventura juventina si sarebbe fermata al primo turno e non avrebbe portato la Juventus alla vittoria finale.

Questo per dire come nel calcio, ma nello sport in generale, un episodio può cambiare radicalmente una situazione da favorevole a sfavorevole e viceversa. Quel palo invece permise alla Juventus di continuare il suo cammino europeo fino alla vittoria della Coppa, ottenuta nella notte di Bilbao in un incontro perso per 2 a 1 . La Juventus portò a casa il Trofeo in virtù della regola dei goal segnati in trasferta che hanno doppia valenza in caso di parità numerica nelle due partite. Così fu perché nell’incontro di andata i bianconeri vinsero grazie ad una rete segnata da Marco Tardelli che con un maldestro colpo di spalla invece che di testa , determinò il risultato di 1 a 0 …La Coppa UEFA fu il primo trofeo internazionale vinto dalla Juventus , che andava ad iniziare ad arricchire la bacheca bianconera fino ad allora scarna di trionfi . Quello che deve ancor di più essere motivo di orgoglio è che questa vittoria fu ottenuta con una rosa interamente composta da giocatori italiani. Dunque alle ore 20:30 , agli ordini del famoso e quotato arbitro ungherese Palotai , le due squadre sotto una pioggia battente iniziarono la contesa. Allora lo Stadio Comunale prevedeva la copertura ed i posti numerati solo per la tribuna centrale, quindi specialmente nelle partite di cartello , in cui il catino torinese si presentava tutto esaurito, indipendentemente dalle condizioni atmosferiche , bisognava arrivare con largo anticipo per assicurarsi i posti migliori. Inzuppati d’acqua ed infreddoliti dalla serata novembrina , eravamo tutti uniti nel tifo per spingere la Juventus alla difficile rimonta. Ricordo con emozione questa partita , anche se non si trattava di una finale, in quanto secondo il mio parere , quella che vidi fu un prestazione maiuscola, forse la migliore della stagione . La Juventus giocò una gara straordinaria e mise sotto gli inglesi in quella che era la loro migliore caratteristica, la forza fisica. I bianconeri ci misero circa mezz’ora a pareggiare i conti segnando con Boninsegna , che replicò nel secondo tempo prima che Benetti chiudesse definitivamente i conti nella parte finale dell’incontro.

Quella fu la stagione che , non senza destare molte perplessità, Boniperti in sede di campagna acquisti , costruì una squadra molto muscolare rinunciando al regista classico. La fantasia nel gioco della Juventus , era garantita da un funambolo della fascia destra , un vero fuoriclasse , al secolo Franco Causio detto Brazil. Una squadra che verticalizzava molto il gioco e che si esprimeva in velocità, aggredendo le fasce e sfruttando i due terminali offensivi Boninsegna e Bettega. A garantire la solidità difensiva ci pensavano difensori e centrocampisti e basta leggere i loro nomi per averne la conferma. Il primo goal della Juventus realizzato da Boninsegna , nacque da una percussione di Tardelli sulla fascia destra che con un cross basso ,mancato nella deviazione da Bettega , diede al centroavanti mantovano la possibilità di sbloccare il risultato. Nel secondo tempo le reti qualificazione. Prima il raddoppio di Boninsegna , che deviando un tiro di Tardelli , con uno spettacolare colpo di tacco depose in rete il pallone e poi il terzo goal , nato da un’azione di contropiede in cui Benetti con un tiro simile ad un missile terra-aria , fulminò il portiere inglese. Il Prode Romeo , come simpaticamente era chiamato dai tifosi, arrivato appena dentro l’area quasi si fermò dando l’impressione di prendere la mira , prima di sferrare il tiro che chiuse l’incontro ed il discorso qualificazione.

Una squadra fantastica che si rese protagonista giocando 90 minuti ad una grande intensità , mettendo in campo una qualità di gioco di alto livello che permise di ottenere una vittoria che faceva capire le grandi potenzialità di una rosa dove molti giocatori faranno la storia non solo dipinta di bianconero ,ma anche di azzurro. Parte di questi giocatori si renderanno protagonisti del Mundial argentino nel 1978 in cui si vide probabilmente a livello di gioco la miglior Nazionale che io ricordi. Il C.T. Bearzot, il vecio, arrivò a schierare ben 9 giocatori bianconeri nella partita più importante contro i padroni di casa dell’Argentina. La partita venne vinta 1 a 0 con un fantastico goal di Bettega nato da una triangolazione con Paolo Rossi , non ancora Pablito. Nel 1982 i giocatori juventini si resero ancora protagonisti nella notte di Madrid, in cui battendo la Germania 3 a 1 per merito delle reti di Pablito Rossi capocannoniere dell’edizione , di Tardelli e Altobelli, vinsero il titolo laureando gli azzurri Campioni del Mondo per la terza volta.

Boniperti: cose che nessun Juventino ha osato dire

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Articolo di Alessandro Magno

 

In questi giorni si è festeggiato il compleanno di un personaggio importantissimo per la storia della Juventus: Giampiero Boniperti. Boniperti è stato prima di tutto un grandissimo giocatore. Forte tecnicamente e vincente. Prima di Del Piero deteneva lui tutti i record di presenza e realizzazioni. E’ stato nazionale e capitano di lungo corso. A fine carriera dopo una piccola esperienza da allenatore è rientrato in società con la qualifica di Presidente ed è stato artefice della realizzazione di una delle Juventus più vincenti della storia, la Juve di Trapattoni che va dalla Juve tutta italiana che vinse coppa Uefa e campionato , fino alla Juve di Platini che vinse tutto arrivando fin sul tetto del mondo con l’Intercontinentale vinta a Tokyo.

Boniperti è stato, oltre che un grande giocatore, un grandissimo Presidente. Lo dicono chiaramente i risultati che sono incontrovertibili. E’ stato anche e senza ombra di dubbio, un grande Juventino avendo dedicato quasi tutta una vita alla Juventus. Tuttavia Boniperti a mio parere non sempre è stato un grande uomo o si è comportato da tale. Ci sono due episodi nella sua storia che non me lo fanno apprezzare e uno di questi mi crea sempre un brivido lungo la schiena ogni qualvolta io lo vedo o lo sento nominare. Il primo di questi episodi è stata la nostra discesa in serie B mandati da una farsa che ormai è nota a tutto il mondo come farsopoli o calciopoli. Ormai per chiunque si volesse un minimo informare appare evidente che questo evento è stato creato ad arte per cercare di rovinare la Juve. Bene in questo frangente non solo Boniperti non ci ha visto lungo andandosi a schierare con l’avvocato Zaccone e con John Elkan andando ad affermare che fosse giusto tutto quello che ci stavano facendo ma ha avuto la cattivissima idea di andare a togliersi qualche sassolino dalle scarpe attaccando pesantemente Moggi definendo la sua gestione un periodo da dimenticare. Un attacco personale e ingiustificato dato che Moggi non aveva mai attaccato Boniperti che in ogni caso quando gli subentrò Moggi nella gestione, aveva già fatto il suo tempo. Ma questa, anche se passa alla storia come una mancata difesa della Juve e per questo non gli rende onore, potrei anche archiviarla come bega personale.

In ogni caso non è questa la cosa più inquietante che ha fatto Boniperti in carriera. Boniperti ha sulla coscienza la cattiva (cattivissima) gestione della questione Heysel. Si badi bene, non ho nulla da rimproverare a giocatori che hanno giocato quella partita, a chi ha festeggiato il rigore assegnato o il gol, o a chi ha sollevato la Coppa. Conosco bene tutta la vicenda e molti nostri nemici ne parlano solo per strumentalizzarla. Quella finale è stata una catastrofe, una tragedia, un cataclisma. E’ stato come trovarsi in mezzo a un terremoto o a un inondazione insomma uno di quegli eventi non previsti e più grandi delle persone che li subiscono. In quei momenti non si può pensare col senno di poi a fare le pulci a chi ha agito in un modo piuttosto che in un altro. In quei momenti c’è chi ha paura giustamente, chi si adopera per gli altri, chi vorrebbe fare ma è inerme, chi ha un potere decisionale e non lo sa adoperare. Non ho nulla da rimproverare ai giocatori della Juve che hanno vissuto in prima persona quella tragedia. Nulla.

Tuttavia a bocce ferme si doveva riflettere e cercare di gestire al meglio la questione. Boniperti avrebbe dovuto adoperarsi per conto della Juve per cercare di lenire o alleviare per quanto possibile, le sofferenze dei tifosi che avevano perso i propri cari in quella maledetta sera. Boniperti invece non solo non ha fatto nulla di tutto questo ma si è messo di traverso creando un muro invalicabile fra quelle famiglie e lui (e la Juventus). Ha preso la coppa l’ha messa in bacheca ma di quelle famiglie non ne ha voluto minimamente sapere. Mi risulta non siano state nemmeno aiutate a rientrare in Italia nè abbiano mai avuto un minimo di solidarietà, nè tanto meno un indennizzo o risarcimento. Quelle persone per Boniperti sono state solo 4 rompicoglioni che era meglio se si stavano zitti, d’altronde mica glieli aveva ammazzati lui i parenti. Questo è stato anche Boniperti, purtroppo.

Ecco perchè non mi sono accodato agli auguri per il suo 87mo compleanno. Nonostante ripeto ne riconosca la Juventinità e l’importanza storica che ha ricoperto e tutto il bene fatto a livello sportivo, quel brivido lungo la schiena ogni volta che lo vedo, non lo posso cancellare. Non è vero presidente Boniperti che ”vincere è l’unica cosa che conta” la vita conta più di ogni vittoria sportiva. La dignità contà di più. La storia insegna ad esempio che i 300 spartani di Re Leonida sono stati trucidati alle termopili dai Persiani. Hanno perso. Si hanno perso. Eppure loro sono ricordati più dei Persiani che hanno vinto. Perchè non è vincere ma lasciare un segno nella storia quello che conta. Ci sono ancora un pò di anni di vita per redimersi e chiedere scusa a tutte quelle persone Juventine come lei e forse più di lei a cui lei ha fatto veramente del male Presidente. Lo faccia perchè la storia non si può cambiare e neppure nascondere.

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Di Enzo Ricchiuti

Nuove maglie juventus e nuovo corso Adidas.

Francamente non seguo mai queste cose. Le maglie, etc. Gli sponsor poi, peggio. Non sono soldi miei. A me interessano due cose e basta: l’orario della partita e una tv per guardarla. Poi possono presentarsi anche nudi o griffati Unicef.

Il rifiuto degli 80 milioni di euro del Barca per Pogba. Ti stupisce?

No, perché è pretattica. A certe cifre vendi, specie se vuoi avere una plusvalenza sulla quale campare per secoli. Se non sei tifoso, ovviamente. Ma i tifosi muoiono prima o poi, le plusvalenze restano.

Pensi che ci sia ancora margine per un grande colpo di mercato della juventus o ritieni che verranno fatte solo più piccole manovre di aggiustamento?

Se vende Pogba prendono almeno un Pianic. Che cambia ? In Italia niente. In futuro ? Se vogliamo avere un futuro dobbiamo vendere l’Isis, non Pogba.

 

 

Alena abita ancora qui

Alena abita ancora quiScritto da Cinzia Fresia

L’anno scorso, precisamente il 2014 è accaduto il gossip dei gossip, saltava fuori un po’ all’improvviso, la  liason tra Gigi Buffon e la sig.ra Ilaria D’Amico venuta più o meno allo scoperto da dei  rotocalchi, questa vicenda,  ha tenuto in ansia tutta l’Italia sovrastando persino il mondiale in Brasile, i segnali c’erano .. la coppia non si faceva più vedere insieme da tempo, lui ammise di aver cambiato casa e ad Alena consigliavano un avvocato matrimonialista. Tra un noto rotocalco e un sito web tale Dagospia, insinuavano che tra i due fosse spuntato un terzo, anzi una terza, la sig.ra Ilaria, appunto.

Mentre, Buffon non commentava anzi negava esattamente come la moglie, succedeva un altra rottura sempre in Juventus, Andrea Pirlo annuciava la fine del suo ventennale matrimonio a causa di una anonimissima sig.na Valentina, e la questione finì lì, mentre per Buffon la faccenda  è andata avanti un bel pezzo, fino a quando il tutto  è uscito  allo scoperto, tuttavia per quale motivo nascondersi quando le decisioni erano state prese da tempo? Bastava dire la verità, in fondo si tratta di vita privata.

E invece no.

Il gossip non è una seccatura come vogliono farci credere, ma un giro di soldi molto grosso, parliamo di milioni di euro, intorno alle riviste, ai servizi acquistati, alle foto e a tutto ciò che gravita  intorno a questo, consentitemi, miserabile mercato.

Matrimoni, nascite eventi di ogni genere di un personaggio visibile sono fonti di denaro.  La gente vuole sapere, vuole vedere quanto era bella lei, lui, i figli, i vestiti, le automobili, gli invitati ecc. ecc. al tempo stesso la continua diffusione di notizie, fa salire la curiosità,  come  una storia di “corna” così inaspettata e poco comprensibile, sia potuta accadere a  2 personaggi che avevano tutto: bellezza, ricchezza e intelligenza.

Belli, ricchi e famosi con 2 splendidi figli, sembrava la storia di Buffon e la Seredova indistruttibile, invece no, non si sono fatti i conti con la sig.ra Ilaria, che eccola qui, ad acchiappare il portiere numero 1 d’Italia, così come viene riportato.

Ecco la speculazione, la spettacolarizzazione dell’episodio ha portato molti soldi a tutti i protagonisti,  Buffon  indignato accusava l’Italia di essere bigotta, quella Italia che lo ha reso ricco, sia beninteso. Dopo di che, in aria di vittimismo,  il Buffon si faceva soprendere con tanto di rèportage con dovizia di particolari,  in quel delle acque greche attorcigliato alla sua attuale compagna, anche lì, si sa dove girano i paparazzi bastava cambiare meta se si desiderava l’anonimato, vi assicuro che esistono acque dove i paparazzi non arrivano e questa gente lo sa.

Nel frattempo Buffon prende distacco, si indigna e  non volendo far soffrire i figli non paga le spese di condominio, ricevendo nel frattempo  un provvedimento giuridico circa questo debito, un pasticcio dopo l’altro, e come sempre il giornale gossipparo  ogni giorno offriva una news circa questa telenovela.

Ho trovato penoso questo “feuilleuton” del 2000, e non immaginavo che Buffon potesse prestarsi ad una cosa del genere, considerando le sue immense ricchezze, poi per carità, i soldi piacciono a tutti,  anche a lui, tra il matrimonio a Praga e tutto ciò che gli ha riguardato in questi anni non  penso  avesse  freddo ai piedi, e che potesse essere più signore, rispettando la sensibilità dei figli vivendo la  separazione  in modo molto più naturale ammettendo da subito la verità.

Tenete presente che all’ammissione della verità, è ricominciata una serie di notizie riguardanti l’una e l’altra signora, che nel frattempo si è fidanzata niente po’ po’ di meno  con un pezzo da 90, tale Alessandro Nasi, e chi è? Qualcuno si chiederà, si tratta dell’esponente più importante della famiglia Nasi, il ramo silenzioso della famiglia Agnelli, per capirci i Nasi sono la seconda discendenza del Senatore Giovanni Agnelli, il nonno dell’avvocato. Giovanni Agnelli ebbe 2 figli, un maschio, Edoardo che diede vita alla discendenza dell’avvocato e dei suoi fratelli e Aniceta che sposò un ingegnere dipendente dell Fiat di nome Nasi. Alena oggi, se fosse in predicato di sposare questo signore diventerebbe cugina acquisita di John Ellkann.

Perciò si poteva mettere la parola fine a questa storia, invece no, si continua .. e quasi quasi l’ex coppia Buffon-Seredova vende più adesso che prima, il parallelismo tra le due donne è all’ordine del giorno, la domanda ricorrente vista la sospetta rotondità addominale della sig.ra Ilaria è se è incinta o meno, se lo è altrettanto la Seredova? Qual’è la pancia più grossa? Questi gli interrogativi gossippari di questa estate, che puntualmente ci  aggiorna su come sta la coppia, la notizia fresca fresca di questi giorni dice  che la famiglia allargata di Buffon abiterà a Milano in una proprietà di 400 mt quadrati.

In tutto questo squallore, c’è però  un lato divertente:   i giornali di gossip   prima sbattono  i mostri in prima pagina, riabilitandoli subito dopo magnificandoli  per azioni banali. Per esempio, alcuni rèportage avrebbero visto  la sig.ra Ilaria in quel di Torino che prende per mano uno dei figli di Buffon al fine  proteggerlo dalle auto, un gesto che qualunque essere umano con uno scarso istinto materno farebbe nei confronti di un bambino.  Il giornale in questione esaltava la dote della giornalista così gentile con i figli della Seredova che fino a prova contraria sarebbero anche di Buffon, non capisco cosa ci sia di trascendentale che una donna sia gentile con i figli del proprio uomo o con dei bambini in generale.

Vi dirò che ogni tanto penso al passato, e ai quei  calciatori i quali non essendo  sottoposti a gossip nè gli veniva in mente di proporsi  e probabilmente non potevano nemmeno considerati  i rigidi regolamenti che imponevano le squadre di calcio del tempo.   Il loro riserbo e profonda protezione della vita privata ci ha fatti stare benissimo tant’è che nessuno si è mai  posto il problema di cosa facesse  questo o quel personaggio nel tempo libero, desideravano la privacy e sapevano come ottenerla. Oggi la spettacolarizzazione della vita privata è diventata una fonte di reddito, non c’è evento venduto alle testate giornalistiche, e ci si chiede cosa ci sia stato di vero tra questa coppia e  se il sentimento ha un prezzo o è tutto un “cavalcare l’onda”, una cosa vera però c’è stata e sono i bellissimi bambini di Gigi Buffon, che così piccoli si sono trovati a non poter vivere la mamma e il papà insieme.

 

 

 

 

Trent’anni fa l’Heysel.

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Articolo di Silvio Mia.

 
Il 29 maggio 1985 rimarrà una data ben scolpita nella mente di tutti, juventini e non , perché la tragedia che si è materializzata quella sera è stata veramente un dramma che va oltre ogni immaginazione. Mi ricordo che nell’Azienda in cui lavoravo , c’era molta attesa per questo incontro. Per una volta non vedevo aggirarsi gufi o fantasmi anti-juventini e mi sembravano tutti sinceri e convinti , nell’affermare che questa per la Juventus sarebbe stata la volta buona. D’altra parte a Gennaio , in una gelida ed innevata notte torinese, i bianconeri avevano fatto le prove generali battendo al Comunale i reds di Liverpool per 2 a 0 con un doppietta di Zibi Boniek il “ bello di notte “ , copyright Avvocato Agnelli. Il risultato aveva permesso di mettere in bacheca la SuperCoppa Europea , disputata in qualità di detentori della Coppa dei Campioni da parte del Liverpool e della Coppa delle Coppe da parte della Juventus. Nella stagione precedente , gli inglesi avevano battuto a Roma in finale i giallorossi padroni di casa dopo i calci di rigore ,mentre la Juventus aveva superato a Basilea 2 a 1 il Porto con le reti di Vignola e Boniek. A conferma su quanto pensavo della sincerità dei miei colleghi, venne fatta una mega colletta cui parteciparono tutti , compresi anche quelli che non si interessavano di calcio . La colletta serviva per pagare un pasticcere che in caso di vittoria della Juventus avrebbe dovuto costruire un torta raffigurante un campo di calcio , con una Coppa di cioccolato nel mezzo.

Arrivato il fatidico giorno già dal mattino la tensione e l’adrenalina stavano superando i livelli di guardia. Con mio fratello, tifoso granata, avevo programmato la visione dell’incontro a casa di amici juventini, dove alla faccia della scaramanzia in frigorifero riposavano in attesa della vittoria una bottiglia di Champagne ed una torta. Arrivati con qualche minuto di anticipo, ci siamo sistemati nelle posizioni strategiche , quelle che portano bene, vestiti di maglie juventine , con le immancabili sciarpe bianconere al collo , eravamo in attesa del collegamento . Appena la Rai si è collegata con lo stadio teatro della sfida, sentendo la voce del telecronista Bruno Pizzul che parlava in tono molto sommesso di incidenti che erano avvenuti e che stavano continuando, abbiamo capito che qualcosa di grave era successo , anche se non nelle proporzioni con cui poi si è materializzato. Si pensava ai soliti scontri tra tifoserie ed a qualche contuso , ma alla notizia data da Pizzul che sul prato giacevano dei morti , nei nostri pensieri tutto si poteva pensare meno che alla disputa della partita. Si pensava ai tifosi partiti per assistere ad una festa di sport ed alle loro famiglie sconvolte dalle notizie che stavano arrivando. Quello che irritava era vedere la Polizia belga che invece di intervenire , osservava lo scempio che gli Hooligans stavano continuando a fare , provocando la fuga dei tifosi italiani, che erano tutti ammassati dato che per la pressione della spinta delle persone era crollato un muro.

Immagini impressionanti di gente che chiedeva aiuto schiacciata sotto altre persone, gente priva di vita adagiata sulle transenne che fungevano da barella e gente ferita , piangente e spaventata alla ricerca di soccorsi. La situazione era fuori controllo , il servizio d’ordine quasi inesistente e dall’altra curva , vedendo , ma fortunatamente non rendendosi conto dell’effettiva gravità di quello che era successo, stavano comunque entrando in campo i tifosi juventini per cercare una vendetta che se portata a termine , avrebbe provocato una carneficina. L’ingresso in campo dei giocatori per cercare di calmare le acque è riuscito in parte ad evitare un tutti contro tutti veramente pericoloso. Dalla cabina radio i due capitani , leggevano un avviso dicendo che la partita si sarebbe disputata, per permettere lo sgombero dello Stadio senza altri incidenti. Allucinante quello che era successo e che con crudeltà d’immagine stavamo vedendo attoniti ed impotenti davanti alla televisione. Sapremo solo in seguito lo spaventoso tributo di sangue pagato per un incontro di calcio, 39 anime innocenti erano state sacrificate alla follia ed alla violenza umana . Erano morti padri di famiglia con i loro figli , gente comune che nulla aveva da spartire con questi animali ubriachi che ,con il loro assurdo comportamento avevano provocato questa tragedia. Noi con le lacrime agli occhi , smesse le maglie e tolte le sciarpe siamo tornati a casa, e mi ricordo che a parte qualche idiota che strombazzava e festeggiava chissà cosa, attraversando la città abbiamo potuto notare un rispettoso silenzio verso chi era volato in maniera tanto assurda, in cielo.

L’Heysel non è successo per caso, per quanto ne so io, i tifosi inglesi che erano stati a Roma l’anno precedente quando avevano vinto la Coppa contro la Roma , avevano subito dei gravi maltrattamenti da parte dei tifosi avversari , ed infuriati avevano promesso vendetta allorchè il Liverpool avesse giocato contro una squadra italiana , cosa che non era potuta avvenire a gennaio a Torino per ovvie ragioni numeriche , ma che puntualmente si è realizzata in Belgio. Violenza chiama violenza . A margine , e mi scuso se questa volta mi sono dilungato , ma l’argomento lo richiedeva, voglio ancora aggiungere tre pensieri. Il primo è che mi fanno sorridere quelli che dopo una simile tragedia , disquisiscono , ed è ancora argomento dei giorni nostri, sul fallo che ha generato il calcio di rigore decisivo per la Juventus , sull’ esultanza dei giocatori provati e sconvolti dalle scene che avevano visto , ed obbligati a giocare contro la loro volontà , sull’esultanza di Platini , dopo aver calciato e segnato la massima punizione. Si vede chiaramente che la sua espressione facciale è come uno sberleffo all’aria di morte che aleggiava nello Stadio , sulla consegna della Coppa e sull’ opportunità di tenerla o meno , quando gli argomenti da affrontare sarebbero ben altri. La seconda , ben più importante è che nessuno ha chiesto “ la testa” di chi ha assegnato una finale di Coppa dei Campioni ad un impianto così fatiscente , in cui secondo il mio parere non si sarebbe potuta giocare neppure una partita amichevole e vorrei sapere se qualcuno responsabile delle Forze dell’Ordine , ha pagato l’inefficienza di intervento , la disorganizzazione e i ritardi dei soccorsi . Inoltre voglio pensare che se invece di una corda , avessero messo due cordoni di poliziotti a dividere le due tifoserie , chissà magari le cose non sarebbero andate in quel modo. La terza riguarda la mega torta aziendale che avrebbe dovuto essere consegnata la mattina seguente la partita . Arrivati sul posto di lavoro, si commentavano con rabbia e mestizia gli avvenimenti che tutti noi avevamo visto la sera precedente in televisione. Tutti si pensava che il pasticcere , visti i tragici accadimenti , avesse desistito dal preparare il dolce , anche per un senso di rispetto verso chi aveva perso la vita in quella maniera assurda. Evidentemente il buon senso non era nelle corde di questo individuo , che per non perdere un lauto guadagno , alle ore 11 circa del mattino seguente, come da accordi in caso di vittoria bianconera, non tenendo conto di nulla di ciò che era successo , ci ha fatto recapitare la mega torta, di per se bellissima , che noi invece che piena di crema , vedevamo piena di sangue versato da innocenti.

Ovviamente non è stata fatta nessuna festa , si è tagliato il dolce per non buttarlo nell’immondizia, ma la mia soddisfazione è stata che alla fine della giornata, tranne poche persone , nessuno aveva consumato quella torta insanguinata. Un gesto di rispetto verso 39 angeli.. La partita. Sinceramente a parte il lancio in profondità a Boniek che scattato in contropiede si invola verso l’area avversaria provocando il fallo del difensore avversario, giudicato dall’arbitro in area, ma che poi si vedrà avvenuto fuori dalla stessa e dalla trasformazione della massima punizione da parte di Platini, non ricordo un granchè. A quel punto , dopo quello che era successo , ciò che si sarebbe materializzato sul rettangolo di gioco non interessava e non contava più nulla….Juventus-Liverpool 1 a 0…..

L’attaccante ritrovato

Tevez e pogbaScritto da Cinzia Fresia

E’ questione di ore se non minuti che il ritorno di Tevez in Argentina, al Boca,  sarà ufficiale, molti i messaggi di affetto da parte dei compagni della Juventus che ringraziano l’apache per ciò che ha dato in questi 2 anni juventini  straordinari.

Tevez sarà un giocatore che la Juventus non dimenticherà facilmente, il talento calcistico e un modo di gioco  versatile ha riportato la Juve sulle alte vette e  a conquistarsi una finale di Champions battendo squadre con lignaggi e corredi importanti.

Ricordo quando è arrivato a Torino, i tifosi erano in fibrillazione, carichi di aspettative, accolto come una divinità,  è stato amore con tutto l’ambiente,  entrando nell’immediato  in relazione con i colleghi che lo hanno stimato e sostenuto da subito. Si è fatto voler bene  l’argentino,  accettando le dinamiche e  regole di spogliatoio senza mai metterle in discussione.

Tevez è arrivato in Italia in un momento molto buio della sua carriera, in Inghilterra  aveva una pendenza legale da archiviare, e non godeva della stima del suo allenatore Mancini di cui non riusciamo ancora a capire la motivazione di così tanta ostilità. Tevez non ha avuto in Juventus nessun problema comportamentale e relazionale, ha lavorato molto, è stato di grande supporto a tutti i colleghi, ha segnato dei gran gol, non ha contrastato il neo allenatore, nonostante avesse notevole affetto e considerazione per Conte,  e quest’anno con elementi in squadra sottotono si è preso la responsabilità sulle spalle di tutta la squadra,  centrando  quasi tutti e tre obiettivi.

Ci mancherà, confesso che mi piaceva moltissimo, ho apprezzato oltre la tecnica anche l’inventiva e la capacità di trasformare un errore in azione da gol. Peculiarità  non da tutti  qui in Italia, la sua permanenza ha migliorato altresì  il rendimento di altri colleghi. Ce ne fossero stati tanti così.

Il rammarico è questo addio così frettoloso, mancava un anno di contratto, e spiace vederlo andare via  di fretta,  come se ci fosse stato qualcosa di male tra lui e la Juventus, che in realtà ha contribuito alla rinascita  regalandogli una nuova vita professionale restituendolo persino   alla sua nazionale. Una Juventus purificatrice  che ha  offerto  un’opportunità di riscatto a questo “enfant terrible” che ha sfruttato fino in fondo. E’ stato un  rapporto equilibrato, i due si sono sostenuti  reciprocamente.

Per Tevez l’avventura italiana si chiude qui, obiettivo il ritorno in Argentina, le motivazioni ufficiali  sono addotte ad un fatto nostalgico di famiglia e  luogo, legato probabilmente ad interessi e altre situazioni che rivogliono l’Apache in patria.

 

Mi mancherà, sono stati due meravigliosi e difficilmente ritroveremo un giocatore di questa qualità, il suo livello di tre spanne sopra gli altri lo ha reso in Italia una vera star stimata da tutti. Per noi tifosi è dura, abbiamo il tempo a malapena di affezionarci ai giocatori, che se ne vanno già, e la prossima stagione non partirà  solo lui.

Nonostante il poco tempo trascorso a Torino, Tevez lascia un’impronta indelebile e non ci sarà tifoso juventino  qui che non si ricorderà di lui.

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