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Uno Contro Tutti – Giro intorno allo Stadio Comunale

 

L’articolo  https://www.ilblogdialessandromagno.it/2020/02/28/sono-vivo-grazie-a-zoff-buon-compleanno-dino/

Si va avanti anche in Coppa Italia

 

 

WCENTER 0SQBCAWHFJ                Foto LaPresse - Daniele Badolato 20/01/2016 Roma ( Italia) Sport Calcio Lazio - Juventus TIM Cup 2015 2016 - Stadio "Olimpico" Nella foto: Stephan Lichtsteiner esulta per il gol del 0-1  Photo LaPresse - Daniele Badolato 20 January 2016 Roma ( Italy) Sport Soccer Lazio - Juventus Italian TIM Cup 2015 2016 - "Olimpico" Stadium  In the pic:  Stephan Lichtsteiner celebrates 0-1 goal

Articolo di Alessandro Magno

 
E siamo in semifinale di Coppa Italia. E’ bello vedere che questa Juventus è maturata a tal punto da non lasciare indietro nessun obiettivo. Con la Lazio non è stata una botta di vita. Pur loro essendo una formazione abbastanza mediocre, hanno messo in campo tutte le forze come fosse la partita della vita, forti di uno stadio pieno grazie soprattutto alla presenza massiccia dei tifosi bianconeri. Sul piano dell’intensità è stato un buono spettacolo. Sul piano del gioco così così. Sul piano delle occasioni gol direi che ce ne siamo mangiate troppe. Sarebbe stato assai piu’ giusto un risultato piu’ tondo visto che Neto non ha fatto alcuna parata questo si. L’unico che è stato un poco vivace dei loro e a cui abbiamo faticato a metter la museruola è stato Keita.

Fra tutti si è distinto Chiellini in un ottimo stato di forma mentre sia Zaza che Morata pur lottando tantissimo su un campo pesante quasi mai sono stati precisi. A Simone va dato il merito di aver creato l’occasione del gol con quel palo su tiro a giro ma va anche detto che si è fatto trascinare stupidamente in una rissa post partita da Lulic. Tenga i nervi ben calmi perchè questi comportamenti alla Juve non piacciono e non sono tollerati. Questo è il consiglio che gli do. Fantastico Dybala , davvero in uno stato di grazia. In 5 minuti fa impazzire tutta la difesa laziale e si procura ben due occasioni da gol e ovviamente benissimo Lichtsteiner che si è fatto trovare al posto giusto al momento giusto. Si è distinto anche l’arbitro. Devo dire insufficnete. Ha tollerato di tutto da tal Mauricio riusciendo ad ammonirlo al 53mo quando meritava per lo meno tre ammonizioni già nel primo tempo. Sorvola anche su un rigore con relativa espulsione su Morata. Non contento concede di tutto di piu’ a Lulic anche lui già ammonito e autore di ogni tipo di rissa e o provocazione. Infine si sono distinti i telcronisti Rai veramente vergognosi. Non si vedevano ma si percepiva avessero le sciarpe al collo biancoazzurre. Ok siamo vincenti e non siamo simpatici pero’ un minimo di professionalità visto che il canone lo paghiamo pure noi gobbi.

In semifinale troveremo l’inter e devo dire sono contento. Principalemente perchè a San Siro i nostri tifosi possono andare cosa che non avviene al San Paolo, poi perchè sempre a Milano il nostro pulman non è preso d’assalto come a Napoli e poi perchè devo dire i Napolisti hanno dimostrato ancora una volta la loro pochezza con quella coda finale Mancini- Sarri . Qualcuno s’è dissociato. Menomale. Sarri a mio modo di vedere non ha alcuna giustificazione. Ora non mi interessa se sarà punito per tre giornate o tre mesi, in ogni caso noi cercheremo di vincere lo scudetto, tuttavia va punito perchè tutta questa tifoseria è abbastanza pesante quando si tratta di insulti nei loro confronti e di piagnistei sugli italiani cattivoni razzisti nei loro confronti. E i nostri tifosi ne sanno qualcosa visto che piu’ di qualche volta abbiamo subito squalifiche a causa di questo. Dicevo Sarri ha sbagliato e va punito e non mi fa assolutamente nessuna pena. Lui come Garcia (oggi Spalletti) allena in una polveriera e si stà amalgamando al clima che gli sta attorno. Il loro errore è adeguarsi a quell’ambiente dimenticando di esser se stessi. Li quando si perde non si cerca una soluzione si cerca una scusa. Ieri hanno perso una partita dopo tante e guarda caso è venuto fuori un casino. Che combinazione. Non prendete le parti dei napolisti in quanto Mancini non è un simpaticone. Sono abbastanza bravi a rigirare le frittate da soli e sanno benissimo fare del vittimismo una ragione di vita. Se li assecondate fra qualche giorno verrà fuori che è stato Mancini a dare del gay a Sarri.

Pagelle Lazio Juventus 0-1 Coppa Italia.

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Di Alessandro Magno

 

Neto 6 Niente di eccezionale. Sicuro. La Lazio non lo impegna mai. Lui si fa trovare puntuale nelle uscite in presa alta. Qualcosa da rivedere con i piedi.

Caceres 6,5 Parte male facendosi sfuggire keita un paio di volte e nella prima a momenti ci scappa il gol poi una volta prese le misure fa una grande prestazione.

Bonucci 6,5 Come Caceres patisce un poco Keita all’inizio mentre va decisamente meglio su Klose. Comunque senza grandi sbavature.

Chiellini 7 In uno stato di forma eccellente. Non sbaglia nulla in difesa e piu’ di qualche volta si sgancia in avanti. Fra i migliori.

Lichtesteiner 7 Lascia un poco a Caceres l’incombebza di difendere ma sulla fascia destra è un bel martello per tutto l’incontro fino all’apoteosi del gol finale. Da ex . Esultando.

Sturaro 6 Tantissimo lavoro sporco ma sempre poco lucido in fase di impostazione. Un occasione mezza sprecata. Da lui ci si aspetta di piu’.

Marchisio 6,5 Utilissimo e spesso piu’ sesto difensore. La sua presenza davantia alla difesa non consente a nessuno dei tiratori della Lazio di andare al tiro da fuori. Lascia l’incombenza di attaccare a Pogba.

Pogba 6,5 Aperture illuminanti e dormite plateali. Gioia e dolore di questa partita. Quando capirà che bisogna incidere oltre che fare i balletti?

Alex Sandro 6,5 Un paio di dormite anche per lui ma a differenza di Caceres nel secondo tempo. Nell’insieme pero’ ottimo sia in difesa che soprattutto in attacco.

Morata 6 Una prova al solito di grande sacrificio che sicuramente meriterebbe un mezzo voto in piu’ se non sbagliasse un gol facile facile. Deve ritrovare la via della rete perchè si vede che non è sereno.

Zaza 6,5 Lotta sgomita il campo pesante ne esalta la fisicità. E’ in formissima e si vede. Da un suo gran tiro a giro che meritava il gol scaturisce il nostro vantaggio. Evitabile la rissa finale.

Mandzukic 6 Entra ed aiuta la squadra a portare a casa il risultato.

Cuadrado sv Dieci minuti qualche errore un po di vivacità.

Dybala sv Pochi minuti a conferma che è in uno stato di grazia.

Arbitro 5 Tutto concentrato a non fare favori alla Juve non amonisce per ben tre volte Mauricio nel primo tempo fa idem con Liaic nel secondo. Non concede un rigore e anche li forse c’è un rosso per fallo su Morata. Alla fine se non ci fosse la tecnologia non darebbe neppure il gol. Ponzio Pilato.

Juventus 6,5 Primo tempo da sufficienza. Secondo da sette ma con troppi gol sprecati. Buona la fase difensiva. E’ mancato proprio solo il colpo del Ko.

Allegri 6,5 Fa ruotare un poco di giocatori e passa alle semifinali contro una Lazio con il coltello fra i denti. Nel secondo tempo si sono viste anche buone geometrie.

Roma – Juventus – Presentazione.

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Di Alessandro Magno
Sono cresciuto con la Roma di Falcao e la Juventus di Platini quindi i ricordi che mi evoca questa partita sono sempre piacevoli. Mio papà ci portava spesso al comunale a vedere questa partita quando si giocava in casa nostra. Devo dire che con il tempo il fascino è andato scemando e anzi adesso provo un senso di fastidio per questi romanisti così piagnoni. Le lamentele, le polemiche, questo continuo lamentarsi contro ”er sistema”; che poi l’Inter gli ha ”ciulato” una Coppa Uefa e piu’ di qualche scudetto in epoca moderna e quello gli va bene. Gli interisti sono amici loro.

Ad ogni modo tornando a noi, domani è una partita non semplice. Non semplice in primis perchè s’è perso tre punti facili in casa contro l’Udinese e questo comporta che domani se si perde viene fuori un casino. Non semplice perchè Allegri con cocciutaggine contiana continua a voler schierare Padoin regista, cosa che io, come direbbe Mughini, aborro e come ho piu’ volte detto reputo anticalcio. Fortunatamente in queste ore di mercato frenetico e sconclusionato è partito Coman e quindi a rigor di logica dovremmo vedere Dybala titolare, visto che Morata è al rientro e non avrà i 90 minuti e Cuadrado è appena arrivato e non partirà titolare. Spero altresi di vedere titolare Alex Sandro magari chissà a destra al posto di Lichtsteiner in modo da avere magari qualche cross decente.

La Roma vista a Verona mi sembra un ottima squadra dalla cintola in su e abbastanza mediocre in difesa. La chiave di volta sarà sicuramente il concretizzare le occasioni a disposizione che sicuramente la roma concederà. Di contro, in questo momento che siamo abbastanza contati in mezzo, bisognerà contenere il dinamismo del loro centrocampo ed evitare i loro tiri da lontano. Pogba dovrà cambiare registro rispetto a Domenica scorsa e presentarsi.

Ad ogni modo vincere è l’unica cosa che conta. Domani, se non vogliamo cadere nell’isteria collettiva, conterà ancora di piu’.

E sono 10: stella d’argento

Juventus's players celebrate with the trophy after winning the Italy Cup final soccer match against SS Lazio at the Olimpico stadium in Rome, Italy, 20 May 2015. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

 

 

Articolo di Alessandro Magno

 

Finalmente la “Decima” è arrivata. Primi come è giusto, come dice la storia. In questo anno così intenso e cosi straordinario, chi l’avrebbe mai pronosticato prima. La Juventus è forte, la Juve è tosta, è squadra. Pur non giocando bene pur soffrendo la Lazio per lunghi tratti la Juve è riuscita a vincere la coppa. Potremmo dire con la forza della determinazione. La Lazio ha onorato l’impegno e a momenti riusciva nello sgambetto con quel doppio palo. In realtà non hanno tirato moltissimo ma il pressing, soprattutto nel primo tempo è stato asfissiante.

La Juve ha saputo aspettare che la Lazio calasse con un Pogba al limite dell’irritante e un Pirlo a corrente alternata. Sono mancati molto la vivacità di Morata e il dinamismo di Marchisio. Per fortuna i “taglialegna” Vidal, Evra, Lichtsteiner e soprattutto Chiellini, non si sono risparmiati. Da rivedere un gol di Matri che mi pare buono e che la regia si guarda bene dal riproporre. Una telecronaca abbastanza laziale in cui i biancocelesti non fanno mai fallo, un arbitraggio a dare cartellini alla ‘ndo pijo pijo. Pensavo di non soffrire tanto, infondo era solo una Coppa Italia. Invece alla fine ero in apnea.

Grande merito ad Allegri nell’aver azzeccato tutto: mosse e contromosse. Gli ingressi di Matri e soprattutto Pereyra, nel finale, hanno spostato enormemente il baricentro della vittoria dalla nostra parte. Un grande applauso a questo mister che con l’umiltà giusta ha spostato l’asticella di questa squadra veramente in alto. Prego per la notte di Berlino pur sapendo che sarà un’impresa al limite delle nostre possibilità, tuttavia nessuno potrà mai dire che questo non sia stato un anno assolutamente straordinario.

 

 

Lazio – Juventus . Un punto d’oro.

Juventus - Lazio

 

Articolo di Alessandro Magno

 

Premetto che la Juventus , soprattutto quella del primo tempo, non mi è piaciuta affatto. Troppo sorniona, troppa scricchiolante e inutilmente leziosa in difesa. Probabilmente anche troppo inspiegabilmente convinta di essere così tanto superiore alla Lazio. Diciamola tutta, per come si è svolta, potevamo tranquillamente perdere e invece ne veniamo fuori con un punto. Io dico un buon punto. La Lazio conscia dei propri pochi, limitati mezzi ha fatto catenaccio. Reja ha schierato il 7-2-1 con un muro invalicabile in difesa, fatto di difensori e  centrocampisti che facevano i difensori vedI Ledesma, e due veloci rifinitori,  Candreva ed Hernanes, pronti a rilanciare l’azione verso Klose. L’atteggiamento era francamente di una squadra che un pari gli sarebbe andato più che di lusso, e non è cambiato neppure in superiorità numerica. Noi abbiamo fatto di tutto per fare il gioco della Lazio. Invece che cercare di aggirare questo muro per le vie laterali , abbiamo continuato a cercare triangoli strettissimi per vie centrali. Proprio quello che loro volevano che facessimo. Abbiamo fatto per lunghi tratti la figura della mosca contro il vetro. Anche nel primo tempo, giocato al limite del disastroso, nell’unica volta in cui Tevez riesce ad incunearsi lateralmente, a momenti Llorente fa il gol del pari con una girata. Gol del pari che arriva nel secondo tempo sempre su una percussione laterale di Lichetsteiner che crossa per Nando. Secondo tempo giocato invece decisamente meglio.

In mezzo a tutto questo, una bella partitadiciamo godibile, una gran fortuna da parte nostra per i due legni loro, una grande prova di carattere da parte dei ragazzi che veramente in inferiorità numerica si sono dimostrati encomiabili. Mi pare strano ma ormai me ne faccio una ragione, che Conte non faccia nessuna sostituzione e sottolineo NESSUNA, obbligando così di fatto i giocatori a farsi un culo mai visto. Già in inferiorità numerica dovevano correre più degli avversari, ma addirittura senza buttare nessuna forza fresca nella mischia, immaginatevi voi quale puo essere stato lo sforzo prodotto. Mi sono convinto che Conte non faccia mai le sostituzioni per paura di fare danni. Grosso, enorme , limite per un mister, perchè le partite di calcio sono anche partite a scacchi fra i due allenatori e vince chi fa le mosse migliori. Chi non fa mosse per niente come Conte non è che parta da una posizione di vantaggio. E’ così che alla Lazio per poco non riesce il colpaccio.
Concludendo dico che per come si era messa fra l’espulsione, il rigore e una squadra arroccata in difesa che aveva solo esclusivo compito di colpire in contropiede e rintanarsi nella propria area, è un punto d’oro. Obiettivamente parlando credo che si nel finale si poteva fare il colpaccio , ma si è rischiato anche più volte di prendere il secondo. Ci ha salvato la fortuna e uno Storari in serata di grazia. E a dirla tutta non sarebbe stato nemmeno meritato. Va bene così niente drammi, dopo tante vittorie di fila un pari a Roma rientra nei passi fassi fisiologici di una squadra. Ho visto Verona – Roma e a dispetto di cosa dicano i giornali , questa Roma non mi convince un granchè. Farà anche lei i suoi pareggi e le sue sconfitte statene certi. Niente drammi, continuiamo a mantenere la concentrazione. Il cammino è ancora lungo.

Al netto degli ”aiutoni” la Juve B vale la Roma A.

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Articolo di Alessandro Magno
Cerco di essere breve e non sarà facile. Intanto era tutto ampiamente scritto. Già dopo Juventus-Sampdoria quando a Mediaset sentivo Giovanni Galli dire candidamente: ”Speriamo che la Juve perda a Roma così abbiamo di che parlare fino a Giugno”, mi sono passati per la testa cattivi pensieri. E’ stato così. Tutto l’ambiente voleva e vuole questo. Il sistema Italia. SI voleva che la Roma passasse , altrimenti la Juve cannibale si mangia tutto. Hanno persino più o meno omesso l’accoltellamento di due dei nostri tifosi. Fra l’altro amici del mio amico Francesco Ceccotti di Vecchiasignora.com. Per fortuna stanno tutti abbastanza bene anche se sotto schok, ma figuratevi se fosse avvenuto a Torino.

Conte ha fatto ampio turn over e devo dire la cosa mi trova abbastanza d’accordo. Non trovai giusto allora il turn over nella finale persa contro il Napoli, in una finale fai giocare la formazione migliore, ma in questo momento della stagione devi pensare ad arrivare fino in fondo nelle migliori condizioni possibili. Non si può fare troppo turn over in campionato , se sbagli due partite te li ritrovi di nuovo col fiato sul collo, mentre la Coppa Italia è obiettivamente il terzo degli obiettivi in ordine d’importanza. Quello che mi lascia sempre perplesso invece è questo fare le sostituzioni sempre oltre l’80mo. Garcia l’ha vinta facendo entrare Pjanic. Conte poteva fare entrare molto tempo prima Llorente o Tevez per uno spentissimo Quagliarella. Poteva fare entrare un Pogba per dare una maggiore incisività al centrocampo. Purtroppo Conte su questo pare non sentirci, lo stesso errore lo ha fatto Sabato quando sul 4-2 a venti minuti dalla fine poteva far rifiatare le due punte e le ha tenute invece in campo fino all’ 85mo.

Tuttavia c’è da dire questo. A onore del vero Peluso, che è una delle riserve, ha fatto gol ( buono) e Giovinco, altra riserva, aveva procurato l’espulsione di Benatia ( non data), mentre il gol lo abbiamo preso per l’ennesima, enorme, cagata di Bonucci che ha perso palla da fesso. Bonucci titolarassimo. Va anche detto che fino all’82mo la Juve B a tenuto abbastanza bene la Roma A e se Conte davvero a quel punto avesse provato a vincerla ….chissà.

La  questioni ”aiutoni” poi è stata abbastanza evidente. Che che se ne dica l’espulsione pare netta, il gol regolare. Lo hanno persino confermato De Rossi e Righetti opinionista ”superpartes” della Rai con un passato da giocatore della Roma e tifoso della stessa. Onore a loro per la sincerità. La regia Rai ha fatto vomitare come al solito. Posizione di Strootman su passaggio di Pjanic dubbia e praticamente mai mostrata. Nessun fermo immagine solo il cronista che ci dice che è millimetricamente buona. Non mi fido di voi voglio vederla. Lo stesso per il gol di Peluso. Davanti a tanto schifo ho spento e sono andato a letto ma mi hanno raccontato che nel post partita hanno mostrato immagini manipolate in modo grottesco. Non hanno perso il vizio di manipolare ad arte, fino dai tempi della moviola di Sassi. Peccato che nessuno di noi gobbi vi scassera la minchia per 30 anni col ”go’ de Peluso” come voi avete fatto con noi per il  ”go’ de Turone”. Sul cross di Isla poi non bisogna essere dei geni. Il guardalinee è posizionato male per vedere, perchè è in linea con Isla e non col fondo campo. Il nostro giocatore è almeno due o tre metri lontano dalla linea di fondo. Suvvia per fare girare la palla con quell’effetto dovrebbe essere Messi e Isla non lo è. Fra l’altro De Sanctis che forse è quello messo meglio non alza la mano per segnalare che è fuori. Va bene così diciamo che siamo stati sfortunati però non ce la contate. Un arbitro che si inventa un cambio di rimessa perchè avvenuto troppo avanti non è nemmeno più spiegabile con la logica, perchè a termini di regolamento fai rettificare la posizione e basta, così come un arbitro che non espelle Pjanic per i suoi ripetutti ”vaffa…” a lui rivolti… be ripeto va bene così. A parti inverse avrebbero inizato una guerra.

Ultima considerazione la dedico agli isterismi di certi tifosi che leggo spesso nei post partita quando, raramente perdiamo. Devo dire che è colpa mia che frequento troppo facebook. Devo dire che ne prendo atto e me ne assumo la responsabilità. Però certi mi sembrano quei bambini che vogliono vincere in tutti i giochi e se non vincono frignano e non ci vogliono stare e magari si portano via il pallone. Ora la Juve da Agosto a oggi ha perso solo 4 volte. Vediamo come: Fiorentina – Juve 4-2. Abbiamo dominato e avuto più volte la possibilita di fare il 3-0. La Fiorentina viene rimessa in corsa da un rigore dubbio. Poi noi ci addormentiamo ok. Sconfitta meritata anche se evitabile. Real Madrid – Juventus 2-1. La Juve gioca in 10 contro 11 per buona parte della partita per un espulsione di Chiellini che non c’è. Nonostante l’inferiorità numerica gioca alla pari dell’avversario più quotato e meriterebbe ampiamente il pari. Sconfitta immeritata. Galatasaray – Juventus 1-0. Su un campo impraticabile le due squadre si equivalgono. Un pari sarebbe giusto ma veniamo puniti da un episodio. Sconfitta immeritata ma ci stà. Roma – Juventus 1-0. Al netto del gol annullato e dell’espulsione mancata, la vittoria della Roma non mi pare così giusta e sacrosanta. Diciamo che anche qui un pari ci poteva stare, poi non so come andava a finire ai supplementari e ai rigori.

Ora a me pare che in tutte le partite perse, che sono solo 4, la Juve ha mantenuto comunque la sua dignità ( forse persa solo nei 20 minuti finali con la Fiorentina). Ha perso 2 di queste partite per 1-0 e 3 con un solo gol di scarto. In 3 di queste ha avuto dei torti arbitrali più o meno evidenti. Considerando dove si è fatto giocare contro i Turchi, direi in 4 su 4. Tutte e 4 le volte si è perso in trasferta dove c’era comunque un ”fattore ambientale” molto forte. Non per noi ma sicuramente per gli arbitri.

Ora non è che io voglio fare l’inguaribile ottimista però , penso che altri hanno certamente più di noi di che lamentarsi delle proprie squadre. Poi se ci vogliamo lamentare lamentiamoci

Torino – Juventus 0-1

http://www.dailymotion.com/video/x15bsus

È UNA JUVE IN CRISI.

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di Davide Peschechera

La 26.a Supercoppa italiana prende la direzione di Torino. È stata una Juve già più cinica del passato, capace di colpire al momento giusto, sprecare di meno e rischiare ancora meno, implacabile e spietata. Risultato nitido, rotondo, inappellabile, costruito con misura, giustezza e tempismo. Secondo, terzo e quarto goal della Juve sono stati realizzati in 4 minuti e 41 secondi, più o meno 400 secondi, per essere precisi: secondo gol che è un coast to coast, in contropiede fulminante, su corner inesistente per la Lazio, con un Vidal freddo e intelligente nel lanciare Lichtsteiner, un Chiellini che colpisce di destro con un contro movimento da attaccante. Lichtsteiner con l’inserimento, triangolo col tacco e tocco beffardo per il terzo gol; Tevez con i suoi 10kg. in più e la solita freddezza realizza il quarto gol, dopo la geniale illuminazione di Vucinic, la parata di Marchetti su tiro di Lichtsteiner e la lucidità di Pogba. Poi Rocchi fischia la fine della partita senza concedere neanche un minuto di recupero, con persino alcuni secondi d’anticipo, pur di non assegnare un rigore netto per fallo su Vidal in area. Sarebbe stato cappotto. Squadra potente, prepotente e geniale. La tournèe americana aveva sollevato qualche malumore, i lamenti della vigilia avevano trasmesso qualche perplessità. Un precampionato sottotono, non positivo e qualche giro a vuoto di troppo, avevano fatto pensare a una Juventus in difficoltà. La Juve è arrivata all’appuntamento senza troppe certezze e con un mercato ancora in divenire, dopo aver fatto vedere poco o niente del suo reale potenziale in questo precampionato, col timore che si verificasse l’effetto “pancia piena”, la cosiddetta “sindrome di appagamento”, o che tra i giocatori si diffondesse la disabitudine alla vittoria. E poi i soliti imprevisti fuori programma: i media che hanno cercato di inventare polemiche inesistenti su neoacquisti che non funzionerebbero, la Juve che si è allenata a Trigoria dopo aver calpestato un campo da Terza Categoria, ospite della Roma per l’allenamento saltato alla Borghesiana appena giunta nella Capitale. Dopo le spie di Mazzarri dello scorso anno, non ci siamo fatti mancare nulla neanche quest’anno. Neanche la polemica sulla località e gli incassi. Si è giocato all’Olimpico(insomma, vinci lo scudetto e vai a giocare la Supercoppa in casa di chi il campionato l’ha perso) ma si finirà per tribunali perché il 5 settembre la Corte di giustizia federale, a sezioni unite, discuterà il ricorso della Juventus contro la decisione del consiglio di Lega di fine giugno che, per la prima volta nella storia, ha infranto il principio della suddivisione a metà dei proventi. Lo ha fatto per «ricompensare » la Lazio dei mancati introiti della trasferta cinese, cui la Juve ha rinunciato per la contemporanea tournée in America. A Lotito è stato garantito un minimo di 1,8 milioni, cioè la somma dell’ingaggio di Pechino e dei diritti tv. Ai bianconeri sarebbe andato il resto, fino all’eventuale pareggiamento della quota biancoceleste. Com’è andata a finire? La Juventus ci ha rimesso 600-650 mila euro perché l’incasso al botteghino dell’Olimpico è stato di 1,9 milioni lordi. Se invece si fosse proceduto con la ripartizione a metà le due finaliste avrebbero incassato 1,15 milioni a testa. Vabbè. Lotito voleva incassare più della Juve? Accontentato.

È stata la vittoria di un gruppo e di un gioco collaudato. Appena si è trattato di fare sul serio gli uomini di Conte hanno uscito gli artigli e non hanno lasciato scampo alla Lazio apparsa invece troppo guardinga. La tournèe americana aveva alimentato le speranze e le aspettative degli avversari dei bianconeri. Molti saranno rimasti delusi. Perchè non c’è mai stata partita e la Juve, quando c’è da scendere in campo per vincere, c’è sempre. Strapotere sotto il profilo dell’approccio mentale e dell’interpretazione tattica, altro che crisi di condizione, gioco e risultati. Una superiorità totale a livello di reparto e prestazioni individuali e collettive. È ancora una volta il trionfo del gruppo, della compattezza, della feroce capacità di concentrarsi quando si fa sul serio, mentalità che Conte ha saputo infondere ai suoi giocatori. Il flusso delle azioni bianconere scorre ancora per vie centrali anche se l’arrivo di piedi sopraffini come quelli dell’Apache, che ieri ha messo a segno il primo gol ufficiale in maglia bianconera (quarto uomo della storia juventina a segnare in Supercoppa Italiana al debutto assoluto dopo Baggio, Inzaghi e Asamoah), il 200esimo in carriera e il 16esimo titolo in cassaforte, rende la manovra più liscia e imprevedibile. La manovra è stata edulcorata dall’innesto di qualità dell’argentino che, seppur ancora a intermittenza, ha saputo legare e giostrare gli inserimenti dei centrocampisti con tanta sapienza quanto il solito Vucinic. Indolenti, a volte, inarrestabili, spesso, proprio come all’Olimpico. L’argentino infatti è parso già sfrontato, coraggioso e decisivo. Dietro a Vucinic, che ha agito da pivot, con cui ama regalarsi fraseggi stretti, funge da boa e punto di riferimento quasi sempre insidioso farcendo trame per gli inserimenti altrui.

C’è stata maggiore cattiveria agonistica e concentrazione. La Juve è riemersa nella totale forza di un gruppo granitico dall’ondata di critiche dopo un’estate povera in fatto di risultati. La ferocia con cui gli uomini di Conte hanno inseguito il trionfo all’Olimpico è il risultato di una squadra intensa al limite dell’esasperazione, cinica nel colpire e assetata di sangue nel non mollare mai, nemmeno a partita chiusa con il condottiero in piedi davanti alla panchina a urlare dietro a tutti per un passaggio sbagliato. Gruppo che semplicemente non accetta l’idea stessa della sconfitta ed è capace di saltare sopra ogni ostacolo. Ancora una volta, infatti, Conte ha puntato tutto sulle motivazioni, il lavoro, la preparazione e la fame per ripartire e ricominciare e la squadra si è ritrovata alla grande. I deludenti ed evitabili, ma non preoccupanti, risultati della tournèe sono dovuti alla mancanza di voglia, di cattiveria, di attenzione, di fame. Calo di concentrazione. Una delle certezze di questa squadra, il tipo di calcio praticato, difficile ma affascinante, è anche programmato per l’unica, vera necessità che è quella dell’obiettivo, della vittoria, dei punti, del risultato, della conquista: la conquista, in questo caso, della 6a Supercoppa. La quasi mai avvenuta ricerca della realizzazione e della verticalizzazione, negli USA, ma solo l’ampiezza del gioco e qualche taglio degli esterni, era la dimostrazione che le gambe della squadra erano veramente pesanti e la squadra lunga e arrugginita. Ben vengano quindi gli schiaffi che abbiamo rimediato e che ci hanno riportato sulla terra, in questa estate che può dare il via ad una stagione veramente da record, se si riuscisse a vincere il terzo Scudetto consecutivo, impresa mai riuscita. Bagno di umiltà salutare, i risultati del calcio estivo sono destinati a essere spazzati via e non hanno fatto altro che riconfermare che la Juve ha, nelle sue corde, caratteristiche imprescindibili come la rabbia e la cattiveria a agonistica che non devono mai mancare. Se mancano quelle, si perde almeno il 60% del lavoro. Conte spinge continuamente il gruppo ad andare oltre la fatica e superare nuovi limiti, facendo leva sull’orgoglio e sullo stimolo al confronto che evidentemente in un atleta è insito nel profondo, per spronarlo a non mollare la tensione ed a far stare tutti sul pezzo, battendo il senso di appagamento. Per questo Conte ha parlato di uomini, prima che di giocatori.

Si è parlato anche di  cambio modulo, di 334, pur d’inventarsi qualche novità, ma mai come quest’anno, la Juve è sempre la stessa, riparte dagli stessi principi di gioco ma con l’aggiunta di Tevez. Più che altro il 334 è un “atteggiamento” che assumono i due sterni in base alla posizione in campo che ricoprono e che non considera il “ruolo” in se per se dei giocatori. L’obiettivo principale del mister, infatti, è sempre quello di mantenere grande equilibrio, coprendo sempre la stessa larghezza di campo di 40 metri  ovunque ci si trovi, sia in una situazione di transizione offensiva che di transizione difensiva. Per questo di 334 non si può parlare ma è una triste invenzione giornalistica, un divertente passatempo estivo più che un vero e proprio cambiamento di cui parlare. Al massimo, se proprio si vuol parlare di 334, bisogna ammettere che già dallo scorso anno gli esterni erano perennemente presenti nelle azioni d’attacco con improvvisi tagli e con una prima pressione sui giocatori avversari sempre molto alta. Quindi di 334 si dovrebbe parlare già da un po’. Invece lo si fa ora per cercare la novità continuamente, lo scoop che in realtà non c’è. La Juve di Conte è bella e collaudata, sarà ancora 352 con la speranza che i nuovi acquisti alzino il livello tecnico tattico dell’attacco poiché la vera sfida per il mister non è quella di cambiare il suo schema per l’Europa, ma al contrario di dimostrare a tutti che, con i giusti interpreti, questo schema può essere devastante anche contro l’elite del calcio continentale. In molti hanno visto nel passaggio dal 433 al 352 la voglia, da parte del mister, di coprirsi e non subire troppo per non rischiare, spesso, il risultato. In molti hanno visto in lui, nelle ultime settimane, una rabbia compressa, un’ansia nervosetta, il timore o la strategia di alzare la tensione dove la tensione evidentemente si era abbassata per non ritrovarsi un giorno a fallire un appuntamento con lo spettro terrificante di doversi assumere tutte le colpe e dover dare giustificazioni. Il mister, invece, ha sempre spiegato la scelta del 352 come “il vestito, la coperta migliore per questa squadra, avendo in rosa 3 difensori e 3 centrocampisti fortissimi in grado, da soli, di dare sicurezza e copertura alla squadra”.

La partita si è chiusa con l’inno della Juve nello stadio Olimpico di Roma, altissimo nel cielo a coprire tutte le parole che si erano sprecate dopo le amichevoli estive. A coprire tutte le polemiche per la località e gli incassi. Nello stadio del Coni, della Nazionale e dei rosiCONI. Nello stadio in cui tutti hanno spinto per giocare perché tutti volevano così. Col mister che abbraccia uno per uno i suoi uomini, prima che giocatori. Con Lichtsteiner che s’inchina ai suoi tifosi. Con Lotito inquadrato a 3 minuti dalla fine guardare l’orologio e chiedere “quanto manca?”. Ma la partita si chiude anche con Petkovic che a fine gara ha riconosciuto i meriti della Juve, con Klose che dignitosamente non ha gettato la medaglia del secondo posto ed ha applaudito Buffon che alzava la coppa al cielo. Poi ci sono anche gli ululati razzisti, i nostri che non hanno lasciato il campo perché non si chiamano né Constant, né Balotelli, né Boateng, Pogba che definisce ignoranti questo pseudo-tifosi frustrati, l’annuncio dello speaker dello stadio e la squalifica della Curva Nord nella prossima partita dopo la segnalazione di Rocchi nel referto di gara. Il finale più bello è il nostro, che invece di godere delle disgrazie altrui viviamo delle nostre vittorie. Non essendo “proiettati nel futuro” come il presidente Lotito, viviamo delle vittorie presenti. Perché la storia si scrive vincendo le partite che contano. “Le grandi squadre e i grandi giocatori escono in questi momenti. Si vede questo quando conta la partita e non in tournée in Giappone, in Cina e in America. I grandi campioni quando la posta in palio è alta escono”. Parola di Buffon. Tutto il resto lo lasciamo agli altri.

Rubrica #AttimidiJuve. Profilo Twitter: @eldavidinho94. Profilo Facebook: Davide Eldavidinho Peschechera. Profilo Tumblr: http://eldavidinho.tumblr.com/. Profilo WordPress: http://eldavidinho.wordpress.com/

Prepartita Torino-Juve, in cerca della matematica.

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articolo a firma di eldavidinho
 

 

 

Nella settimana di avvicinamento alla sfida coi cugini rivali del Torino, che
potrebbe già sancire la definitiva vittoria del trentunesimo Scudetto, e dopo gli strascichi della vittoria di rigore col Milan, a tenere banco sono stati il
caso dei falsi cori razzisti a Boateng, ormai solita montatura giornalistica,
ma soprattutto 30.000 euro di multa ricevuti per altri presunti cori insultanti
ma non razzisti a Robinho; la questione della coreografia della Est pagata da
Tim, mossa societaria poco rispettosa verso i propri tifosi, molti dei quali si
sono visti strumentalizzati dalla società per l’annosa questione di Calciopoli;
il calciomercato con l’affare Ibrahaimovic che sicuramente riempirà le prime
pagine dei giornali sportivi per il resto del periodo di mercato; le domande
sulla Juve che verrà, con l’obiettivo di ridurre il gap che c’è in Europa con
le squadre che, in questa settimana, hanno disputato l’andata delle semifinali
di Champions League con risultati finali inimmaginabili come la larga e
convincente vittoria del Bayern sul Barcellona che lascia poche speranze di
rimonta ai blaugrana, e l’inaspettata vittoria del Borussia sul Real Madrid con
lo stesso sorprendente numero di reti realizzare dal Bayern All’Allianz, un 4-0
ed un 4-1 che sanciscono il nuovo dominio, in Europa, del moderno e giovane
calcio tedesco . Poi c’è stato un nuovo episodio di “demistificazione e
malafede giornalistica”, perché, oltre ad essere un vero dispiacere il fatto
che l’intervista di Andrea Agnelli al Financial Times si sia ridotta all’
argomento Calciopoli, avendo il presidente bianconero affrontato non solo la
situazione della Juventus, l’attenzione di molti giornalisti è caduta su poche
righe, scritte in inglese ma poi tradotte male in italiano. Dunque, la
traduzione corretta delle parole del Presidente, che sarebbe dovuta essere: “Ma
Moggi telefonava ai capi degli arbitri e molte altre persone, come è poi venuto
fuori”, magicamente, è diventata “Ma Moggi telefonava agli arbitri come tutti
gli altri”, con la differenza che chiamare gli arbitri era illecito(e Moggi non
lo ha mai fatto, a differenza di altri), chiamare i designatori, invece, non lo
era affatto e si poteva parlare al telefono, con loro, liberamente. E prima di
passare alla presentazione della sfida col Torino, non posso che chiudere con
due perle di saggezza che Stramaccioni e Mazzarri ci hanno riservato alla
vigilia di questa giornata di campionato. Il primo avrebbe affermato con
sicurezza che “La mia Inter al completo avrebbe battuto il Bayern Monaco ad
inizio stagione, il secondo, con spavalderia, che “Il mio percorso qui a Napoli
è paragonabile a quello del Borussia Dortmund.”.
Ma domenica pomeriggio, al Comunale di Torino, si torna a giocare il Derby
della Mole. 26 vittorie, 23 pareggi e 18 sconfitte: nella sfida della Mole
giocata in casa del Torino, il bilancio parla a favore dei bianconeri, con una
differenza significativa anche di gol segnati (89-72). I derby del mese di
aprile sono improntati a un grande equilibrio: due i successi granata (nel 1942
e esattamente 50 anni dopo), quattro i pareggi (2-2 nel 1955, 0-0 nel 1966, 1-1
nel 1977, anno che vide la Juventus prevalere al fotofinish sui rivali proprio
grazie al punto guadagnato nel derby e 1-1 nel 1987). L’unico trionfo juventino
risale al 1996, una sconfitta particolarmente amara per i cugini che chiudono
in vantaggio di una rete il primo tempo grazie a Rizzitelli, ma si trovano
rovesciato il verdetto a causa di un autogol di Sogliano e a una prodezza
inventata da Gianluca Vialli. In quella stagione il Toro finirà in Serie B,
mentre un mese dopo la formazione guidata da Marcello Lippi alzerà la Champions
League.
Sei vittorie e altrettante sconfitte, con quattro pareggi: è questo lo score
del Torino all’Olimpico, dove ha raccolto 22 punti a fronte dei 15 in
trasferta. 21 i gol fatti (fuori casa ne ha segnato uno in più), 22 le reti
incassate (cinque in meno di quelle lontane dal suo stadio).
È il portiere Gillet il punto fermo del Torino, come testimonia il fatto che
non ha saltato neanche uno dei 3154 minuti giocati dalla squadra. Con una
presenza in meno c’è il centrocampista Alessandro Gazzi. Tre gli espulsi
finora: Glik (nel derby d’andata), Ogbonna (nella trasferta di Cagliari) e
Darmian (a Firenze nella giornata di domenica scorsa). Darmian che è anche il
collezionista principale di ammonizioni, con 11 gialli. Il goleador della
squadra è il capitano Rolando Bianchi, che ha già toccato la doppia cifra con
10 gol. Gli altri marcatori sono Cerci con sei, Santana con quattro, Meggiorini
e Barreto con tre, Brighi, Gazzi, Stevanovic, D’Ambrosio, Birsa e Jonathas con
due, Sgrigna, Basha, Glik, Sansone con uno, con in più il contributo di un’
autorete.
Ventura non può disporre degli squalificati Vives e Darmian: saranno
D’Ambrosio e Masiello a presidiare le fasce di difesa, mentre in mezzo al campo
toccherà a Basha affiancare Gazzi. In attacco Bianchi e Barreto potrebbero
esser scelti dal tecnico per comporre il tandem titolare dell’attacco. Infine
migliora Brighi che dalla prossima settimana si renderà nuovamente disponibile.
Ricordiamo che la partita disputata all’Andata col Torino, è l’unica in cui
Conte decise di cambiare modulo e giocare con un inedito 4-3-3 sin dal primo
minuto. Questa volta dovrebbe giocare, però, col 3-5-1-1 delle ultime
settimane, versione di fine stagione del 3-5-2 di quest’anno. In caso di
vittoria e contemporanea non vittoria del Napoli, i bianconeri potrebbero
festeggiare con quattro gare di anticipo la conquista di un altro Scudetto.
Appare al momento improbabile il recupero di Giovinco per il derby. Si profila
una nuova panchina per Quagliarella e Matri, con Vidal-Pogba-Marchisio in campo
tutti contemporaneamente.
Un arbitro di grande esperienza per il Derby della Mole di domenica
pomeriggio: Torino-Juventus sarà diretta da Mauro Bergonzi di Genova. Il
direttore di gara ligure trova i bianconeri per la terza volta in questa
stagione, sempre in trasferta, nei successi di Verona con il Chievo (2-1 il 3
febbraio) e Bologna (2-0 il 16 marzo). Un doppio successo che ha portato a 12
le vittorie juventine con Bergonzi, in un totale di 17 gare. Tre pareggi e due
sconfitte nelle altre cinque sfide. Tra questi precedenti non ci sono Derby,
quindi quello di domenica sarà il primo in assoluto. All’Olimpico, gli
assistenti saranno Nicola Andrea Nicoletti e Massimiliano Grilli. Il quarto
uomo Maurizio Viazzi. Gli assistenti d’are Andrea De Marco e Antonio Danilo
Giannoccaro. Forza Juve.

Rubrica “Attimi Di Juve” – Profilo Twitter: @eldavidinho94 / Profilo Facebook:
Eldavidinho Juve. Blog: http://eldavidinho.tumblr.com/

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