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Battere gli ASL-Team dovere morale.

 

 

 

Articolo di Alessandro Magno

 

La Juventus in supercoppa mi è piaciuta. Era importante vincere e si è giocato principalmente per vincere. Anche la partita mi è piaciuta. E’ stata una partita di calcio. Le squadre si sono studiate, sono state entrambe accorte. Probabilmente entrambi i mister temevano di prendere il primo gol perchè evidentemente preventivavano che la partita potesse finire con pochi di scarto. Non mi stupisce. Il calcio è anche questo. Le due squadre si sono rispettate e a mio avviso è un buon segno. Bisogna essere forti ma anche umili, mai presuntuosi. Bisogna pensare di dominare tutti in lungo e in largo quando è possibile. Pensare di dominare tutti quando non sei ancora pronto a farlo è presuntuoso. Idem giocare con la difesa altissima o fare il pressing alto. Molto presuntuoso. Soprattutto se non hai una squadra che non sta benissimo e noi non stavamo benissimo ( soprattutto di testa) non fai nessun pressing alto. Se poi noi hai giocatori adatti alla difesa altissima e Chiellini e Bonucci non lo sono, non fai neanche quella. Molto intelligentemente la Juve ha si tenuto sempre il pallino del gioco ma ha giocato 20 metri più indietro rispetto a quanto fatto con l’inter. La difesa è stata piuttosto una difesa di posizionamento. A parte Cuadrado gli altri tre non si sono mai spinti in avanti. Questo ha fatto si che il Napoli non trovasse mai i contropiedi di cui necessitava. Abbiamo rischiato in una sola occasione quella di Lozano per il resto il Napoli è stato ben limitato. Primo non prenderle.

Si poteva fare di più, si poteva tirare di più? Si può sempre fare di più e meglio ma era assolutamente importante vincere prima di tutto. Immaginatevi cosa poteva diventare questa settimana con un ulteriore sconfitta. Fra l’altro questa è la solita coppa che se la vinci hai fatto il tuo ma se la perdi tutti te la rimproverano. Non dimentichiamo come la Juventus di Sarri l’anno scorso abbia iniziato a incrinarsi dopo la sconfitta in Supercoppa.

Mi è piaciuta molto la formazione. Non amo particolarmente alcuni giocatori ibridi che non sono ne carne e nè pesce e soprattutto sono scarsi difensivamente, nonchè indisciplinati tatticamente.  A questo ci mette del suo anche Pirlo che spesso non li usa nei modi corretti o addirittura li posiziona fuori ruolo. Non tutti sono duttili allo stesso modo. Ci sono giocatori che spostati non sanno giocare. Mi meraviglia a volte come Pirlo non sappia queste cose. Comunque la Juventus di ieri mi è sembrata la più equilibrata e con il centrocampo migliore. Benta deve fare il mediano, McKennie e Arthur sono imprescindibili, poichè uno è davvero completo nelle due fasi, mentre l’altro è l’unico in rosa con il fosforo necessario per far girare un squadra. Arthur fra l’altro ha bisogno di fiducia a differenza di McKennie che resta comunque un giocatore di quantità e quindi propenso a giocare e non. Il brasiliano viceversa ha bisogno di esser al centro del progetto. Fra l’altro è stato pagato uno sproposito non può proprio non esser titolare. E’ anche una questione economica e di valore del giocatore da preservare se non si vuole faccia la fine di Eriksen. Adesso la Juventus deve trovare continuità che è la cosa che è mancata di più fino ad oggi. Pirlo deve trovare i suoi titolari e puntare su quelli. La società dovrebbe aiutarlo sul mercato con almeno una punta e un terzino sinistro di ricambio.

E’ stato comunque molto bello battere il Napoli. Era un dovere morale verso il calcio, dopo il cinema che avevano fatto con la storia delle ASL e del Coni dove occorre ribadirlo per chi fa finta di non saperlo, non si sono presentati per fare i furbi.  Questa volta si sono presentati invece e se ne tornano a casa con le pive nel sacco. Peccato non esser riusciti a fargli un terzo gol. Il 3-0 sul campo dopo quello negato e meritato a tavolino sarebbe stata la ciliegina sulla torta.

Pagelle Juventus Napoli 2-0 Supercoppa italiana

 

 

Pagelle di Alessandro Magno

Szczesny 7 Poco impegnato ma bravo in due uscite anche se in una si scontra con Chiellini e perde la palla ma soprattutto sui due tiri in porta del Napoli dove si fa trovare assolutamente reattivo.

Cuadrado 7,5 Ci è mancato tantissimo. Oggi devo dire migliore in campo sotto tutti gli aspetti. Energico in fase di spinta fino a oltre il 90mo quando serve la palla del 2-0 a Morata ma anche in fase difensiva assolutamente concentrato.

Bonucci 6 Petagna non impegna molto e lui e Chiellini giocano una partita più accorta senza andare a giocare altissimi. Lui spesso imposta e sembra si fidi poco di Arthur tuttavia ordinato.

Chiello 6 Anche lui per scelta molto intelligente evita di fare scorribande in avanti. Qualche passaggio sbagliato di troppo ma in difesa assolutamente in controllo. Sul finale ci mette una gamba e a momenti spiazza Szczesny. Non l’avrebbe meritato.

Danilo 5,5 Fatica sulla sinistra e Lozano non è un cliente facile. Gli scappa due volte e in un occasione quasi fa gol, poi gli trova le misure e gioca meglio ma su quell’occasione abbiamo rischiato davvero molto.

McKennie 6,5 Primo tempo di grande livello praticamente quasi da solo contribuisce a non far avanzare i nostri avversari con un pressing davvero asfissiante. Poi paga un poco dazio e nel secondo tempo è meno lucido anche se rimane sempre combattivo.

Bentancur 6,5 Da mediano ritorvato. Lui può esser il nostro Bosquets ovvero un mediano dai piedi buoni ma sempre mediano resta. Ogni tanto va ancora a fare lui la regia alternandosi ad Arthur io fossi in Pirlo gli direi di evitare. E’ così bello da vedere quando pressa e da fastidio a tutti.

Arthur 7 A me piace tantissimo. Palla sempre in cassaforte. Giocatore sempre a testa alta che non ha paura di portare palla o di fare un dribbling. Passaggi riusciti vicino al 100%. Per capire l’intelligenza di questo giocatore basti vedere la palla gestita nel contropiede che porta al 2-0. Per me deve esser titolare inamovibile anche perchè la squadra si fida ancora poco di lui.

Chiesa 5,5 Non bene a sinistra non è la sua zona di competenza. Si impegna ma è evidente come finisce di pestarsi i piedi con Ronaldo. Tuttavia questo ragazzo anche quando non gioca bene finisce sempre per rendersi utile in qualche modo.

Ronaldo 6,5 Non che sia al centro della partita tuttavia è in agguato come un Killer e ne da una prova quando rubando una palla su cui Manolas si era addormentato anticipa e rischia di segnare prima di scontrarsi con il portiere. Segna un gol che sembra facile ma lui che è destro trovare una grossa coordinazione cosi di sinistro non è facilissimo.

Kulusevski 6 Fra alti e bassi. Inizia benissimo girando un paio di assist che meriterebbero miglior fortuna, poi si incaponisce in azioni solitarie abbastanza sterili. La sua presenza in campo però è molto utile al centrocampo. La sua fisicità ha dato molto aiuto ed equilibrio a tutta la squadra. L’unica cosa è rimasto in campo un poco troppo.

 

Bernardeschi 6,5 Per me gioca un ottima partita e pronti via a momenti segna un gol che meriterebbe pure. Un solo errore al 94mo che poteva costare caro ma stavolta è fortunato.

Rabiot sv

Morata sv Bravo a trovare il gol

 

Juventus 6,5 A me la Juventus è piaciuta edera discretamente piaciuta anche nel primo tempo. Mi piacciono le squadre ordinate che hanno anche pazienza che studiano l’avversario e non quelle che si lanciano scriteriatamente in attacco. Appena trovate le misure a Lozano e Insigne la partita è stata portata a termine bene. Forse un po’ poche occasioni create ma questo è merito anche del Napoli che teneva le stesse preoccupazioni nostre.

Pirlo 6,5 Mi piace la formazione inziale anche se avrei messo Chiesa a destra e Mckennie a sinistra ma evidentemente teme Insigne più di Lozano. Bene il centrocampo con un mediano/Bentancur un regista7Arthur e una mazzala di inserimento/McKennie, questo dovrebbe esser il nostro centrocampo. Bravo a metter in campo subito Cuadrado. Unico neo trovo che la sostituzione di Kulusevski sia stata abbastanza ritardata. Kulu era almeno da 20 minuti che era in apnea.

Arbitro 5 La prestazione è più o meno sufficiente tuttavia su gli unici due episodi controversi prende due decisioni sfavorevoli alla Juventus sbagliando. Ci ferma per un contropiede su una palla che Ronaldo recupera a Di Lorenzo rientrando da un fuorigioco. A mio parere quando Di Lorenzo stoppa e perde palla inizia un altra azione fra l’altro il napoletano non perde palla per il disturbo di Ronaldo ma la perde perchè la stoppa male. Sul rigore, io visto a rallentatore vedo un Mertens che da una gomitata a McKennie nella schiena e poi si lancia per terra in caduta libera incastrandosi con le gambe. Per me non è rigore ma è fallo di Mertnes con annessa simulazione, ma la cosa che mi sciocca di più e che l’arbitro va al var su richiesta dei giocatori del Napoli e questo mi pare sia contrario al regolamento.

JUVENTUS – LAZIO 2 a 0. LE PAGELLE.

Cattura

Di Silvio Mia

BUFFON 6 praticamente inoperoso. Viene impegnato a smanacciare un cross e un tiro centrale di Felipe Anderson. Bello il disimpegno con Bonucci che lo costringe a spingersi sulla fascia per poter far ripartire l’azione .

BARZAGLI 7,5 recupero quasi miracoloso che permette ad Allegri di affidarsi , in un momento in cui le posizioni in campo sono ancora da registrare, al modulo che la squadra conosce meglio il 3-5-2. Andrea gioca come sempre diventando invalicabile per tutti. Felipe Anderson più giovane e più veloce di lui , per riuscire a giocare qualche pallone valido deve cambiare fascia

CACERES 6 grande impegno e grande attenzione, ma ha due piedi che sovente litigano con il pallone. Un solo errore che da il là ad una ripartenza della Lazio, quando passando la palla dalla fascia verso il centro del campo , provoca una ripartenza dei biancoazzurri che per fortuna non crea pericoli . BONUCCI 7,5 è ormai il leader indiscusso della difesa. Allegri non fa mai a meno di lui che lo ripaga con prestazioni sempre molto convincenti. Quando , come oggi, la concentrazione lo assiste diventa quasi insuperabile e nel finale quasi si sostituisce a Buffon per rintuzzare uno degli ultimi sterili attacchi dei biancoazzurri.

LICHTSTEINER 6 parte bene , con la giusta determinazione e lucidità spingendo con efficacia sulla fascia destra. Qualche mancato rientro , specialmente nel primo tempo, mette in difficoltà la retroguardia che deve scalare verso il lato destro . Nel secondo tempo è più attento anche se, forse per stanchezza, spinge meno .

MARCHISIO 6 non è un regista, non ne ha le caratteristiche, il passo, la visione di gioco e la posizione. Gioca quasi nascosto facendosi notare solo in fase difensiva. Se Allegri riuscirà a ricreare una condizione che possa ridargli pericolosità con i suoi inserimenti la squadra guadagnerà un buon contributo in zona goal.

STURARO 6 bella l’azione che porta al primo goal della Juventus. Sturaro è un giocatore di grandi potenzialità, sa marcare, sa impostare, ma non riesce a trovare la posizione in campo e spesso lo vediamo vagare per il rettangolo di gioco a rincorrere disordinatamente e con grande dispendio di energie ,gli avversari.

POGBA 8 il migliore in campo. Aver chiesto ed ottenuto la maglia numero 10 , è segno di personalità e di voglia di diventare, come sta facendo, il leader di questa squadra. Dopo la partenza di Tevez, Vidal e Pirlo , il giocatore si sta prendendo la squadra sulle spalle facendo valere la sua tecnica, la sua forza fisica e la sua determinazione per ottenere il massimo risultato. Spettacolare il tiro che sfiora il palo e la capacità di servire a Dybala un pallone solo da spingere in rete.

EVRA 6 partita al minimo sindacale . Fa valere la propria esperienza che mette al servizio della squadra, ma non essendo ancora in condizione con intelligenza tiene la posizione bloccando le incursioni avversarie.

MANDZUKIC 6,5 corre e lotta facendosi valere sia sul piano fisico che tecnico. Spreca in apertura del secondo tempo un’occasione colossale, ma quando in area arriva il cross di Sturaro , sale in cielo e non dà scampo a Marchetti che altro non può fare che raccogliere il pallone in rete.

COMAN 5 inspiegabilmente in campo, ancora una volta delude le aspettative. Corre sulla fascia , ma non riesce mai a superare il diretto avversario e perde il pallone in tutti i contrasti. Probabilmente Allegri lo schiera per risparmiare Dybala per la parte finale della partita in cui entrando può far valere la propria freschezza.

DYBALA 7 entra al posto di Coman dopo un’ora di gioco e si vede subito la differenza ed il motivo della spesa fatta da Marotta per acquisire le sue prestazioni sportive. Senza strafare dà all’attacco bianconero la vivacità necessaria per sbloccare la partita. Segna il secondo goal con un pallone che Pogba gli serve su un piatto d’argento. Fa arrabbiare il Mister per alcuni palloni mal gestiti che finiscono nei piedi degli avversari , ma è un talento che si farà valere nella stagione che va ad iniziare.

PEREYRA e LLORENTE non giudicabili. Entrano nei minuti finali per spezzare il ritmo al tentativo di reazione della Lazio.

ALLEGRI 7 comincia la stagione un po’ tardi ed una preparazione spinta, ma sotto controllo, lo porta a dover fare a meno di Chiellini, Morata e Khedira per infortuni muscolari . Questi problemi fisici mettono sotto accusa lui ed il suo staff , per una gestione delle risorse che non sembra adeguata . Le prime uscite della Juventus sono deludenti , ma oggi , dimostrando intelligenza e buonsenso , mette in campo la squadra con il modulo che conosce meglio per dare tranquilla ai giocatori ed infatti la Lazio non si renderà mai pericolosa. Ora bisogna recuperare gli infortunati e capire quali giocatori la Società gli metterà a disposizione nelle prossime settimane per completare la rosa.

BANTI 7 partita tutto sommato tranquilla , in cui le uniche proteste arrivano dalla panchina della Lazio nella voce di Pioli. Nessuna contestazione e nessuna tensione in un incontro che per lunghi tratti è sembrato più un’amichevole che una finale di Supercoppa, ma un arbitro fa bene il suo dovere quando non lo si vede in campo. Bravo.

Juventus – Lazio 2-0 Supercoppa italiana. Sintesi.

http://www.dailymotion.com/video/x30vdol

SUPER COPPA ITALIANA JUVENTUS – LAZIO .

Cattura

 

Di Silvio Mia
Sabato 8 agosto si gioca a Shanghai la finale della Super Coppa Italiana. A contendersela la Juventus , vincitrice dello scudetto e della Coppa Italia della stagione 2014-2015 e Lazio che essendo stata l’antagonista nella finale della Coppa Nazionale ha acquisito il diritto di giocare questa partita. L’incontro , ancora una volta, si giocherà in terra asiatica , per motivi di cassetta e di promozione dei marchi. Il regolamento vorrebbe che questa gara si giocasse in casa della squadra con il tricolore sulla maglia, ma credo che ormai questa regola sia stata ampiamente disattesa. A Shanghai si affrontano due squadre che sono reduci , finora, da un precampionato disastroso . La Lazio ha perso tutte le partite amichevoli giocate , pur non avendo inserito nella formazione titolare nuovi acquisti rispetto alla stagione precedente, mentre la Juventus , che ha fissato la data del raduno precampionato il 20 luglio, ha fornito tre prestazioni indecifrabili , nella settimana che ha preceduto la partenza per la Cina , con Borussia, Lechia e O.Marsiglia , dovute ad un logico ritardo di preparazione e a un inserimento dei nuovi acquisti in virtù della perdita di tre punti cardine della squadra per qualità tecniche e di personalità rispondenti ai nomi di Vidal, Tevez e Pirlo. Per questi motivi la gara di sabato ha per me un pronostico indecifrabile , perché se è vero che la Juventus ha mantenuto lo zoccolo duro , che saprà dare le giuste motivazioni ai nuovi arrivati di fronte ad una gara che ha comunque la sua importanza, è anche vero che i bianconeri oltre a non annoverare più tra le proprie fila i tre succitati , ha perso per infortunio Chiellini , Khedira e sta cercando di recuperare Barzagli, anche se non credo che in ogni caso, se lo vedremo in campo, potrà essere al 100% . La Lazio , come ho già scritto , presenterà una formazione praticamente uguale allo scorso anno ,con al massimo l’inserimento dell’ ultimo acquisto Milinkovic-Savic che comunque credo molto difficile per le tempistiche di tesseramento ,per la locazione della partita così distante da Roma , dove sta facendo le rituali visite mediche e per un minimo di affiatamento con i nuovi compagni di squadra. L’incognita maggiore dei biancocelesti, consiste nel saper ritrovare il proprio gioco , dopo tutte le amichevoli perse che hanno sicuramente inciso negativamente sul morale dei giocatori. Credo che aldilà delle dichiarazioni di facciata, questa Coppa abbia un grande valore psicologico per entrambe le formazioni , perché la Lazio dovrà dimostrare di poter essere ancora competitiva , sui livelli dello scorso anno e pronta per i preliminari di Champions League che la aspettano nella seconda parte del mese di agosto e per la Juventus per due motivi. Il primo motivo ,perché un’ulteriore sconfitta che si generasse con una prestazione di qualità scadente come quelle delle amichevoli fin qui disputate , aumenterebbe il nervosismo e diminuirebbe la consapevolezza di poter essere ,almeno nel campionato italiano, ancora la squadra più forte , secondo motivo perché darebbe un impulso positivo alle avversarie che si sono rinforzate e stanno continuando a farlo , creando la convinzione che il gap esistente nelle scorse stagioni , sarebbe annullato o fortemente ridimensionato. Sabato dunque le prime verità , anche se quando il gioco si fa duro, i duri entrano in campo e noi abbiamo tutte le qualità per poterlo fare . Fino alla fine FORZA JUVENTUS

Dopo Doha, ripartire

juve napoli

di Davide Peschechera

La sconfitta (intesa come la mancata conquista del trofeo) è stata bruttissima, proprio per il numero di volte in cui abbiamo ogni volta pensato di avere la gara in pugno, convinti di averla vinta. Troppe volte, considerando la doccia fredda che ci siamo beccati alla fine. Ma, appunto, per quanto brutta la sconfitta possa essere niente cambia il fatto che fosse una partita secca di Supercoppa, un trofeo che non ha nulla a che vedere con il coronamento di una stagione, a maggior ragione a dicembre. Ovviamente dispiace non aver portato a casa un trofeo. Che sia minore, che ci voglia una sola partita per portarlo a casa. Sempre un trofeo è. Complessivamente ha meritato il Napoli, specialmente perché la Juve ha avuto un numero molto grande di occasioni per chiudere la partita e non lo ha fatto. Loro ne avevano meno di noi, dovevamo sbagliare meno nei tocchi a centrocampo, i famosi “errori tecnici”. Il vantaggio di Tevez, il 2-1 di Tevez e il doppio match-point ai rigori. Vero è che durante i 90 minuti siamo stati fortunati, il Napoli ha prodotto molto e colpito 2 pali. Abbiamo fatto di tutto per riaprire una partita chiusa dopo il gol di Tevez e il primo tempo in discesa. Nel secondo, invece, il Napoli ha alzato la linea di pressione. è la mediana che non ha funzionato. Difesa non protetta, loro nell’1vs1 hanno sfruttato gente valida, soprattutto nel secondo tempo mentre la loro mediana ha funzionato bene con Gargano e David Lopez prima, Jorginho poi sulla linea dei trequartisti.

Brutta idea quella di non attaccare una difesa come quella del Napoli per 70′ e poi farlo gli ultimi 10 rischiando il contropiede. Calati di tensione, ci siamo cullati troppo. Poca lucidità e personalità, scarsa attenzione nei momenti clou della gara. Poteva resistere l‘1-0. Doveva, invece, il 2-1. Perché gestirla e non chiuderla? Problemi di ritmo, intensità, atteggiamento, non modulo o stanchezza(almeno non in maniera assoluta, anche se l’aver disputato la Supercoppa dopo la prima parte di stagione sulle gambe ha influito). Ci siamo fermati perché era saggio arrivare al 60esimo con energie? Eviterei comunque ogni discorso sul modulo(almeno in questa partita) e più che di testa parlerei proprio di atteggiamento e di approccio a questo tipo di partite. Vanno aggredite e non studiate. Non sciupando, sprecando, dilapidando un doppio vantaggio e tre bonus sui rigori. E’ stato qualcosa di testa che, invece, ha riequilibrato la partita: il Napoli non l’ha mai persa, la Juventus l’ha usata troppo. Perché andare in controllo quando hai l’avversario potenzialmente alle corde? Perché interpretarla come fosse campionato? Diciamo che anche con Conte questa squadra aveva un atteggiamento chiaro a buttare via partite già vinte – in quelle dentro o fuori – e la seconda metà di stagione ci si limitava a segnare e mantenere il vantaggio. Obiettivo Scudetto sì ma con molti punti di vantaggio sulle altre non si è migliorato a livello di gioco e le altre competizioni sono state “sacrificate”.

è mancata la gestione della partita nei momenti chiave. Quando abbiamo preso il pari abbiamo ripreso a giocare. Una volta in vantaggio, di nuovo campo e palla a loro, quando sarebbe stato più semplice tenere la palla(altro concetto caro ad Allegri) facendola girare in difesa con un possesso fine a se stesso, senza doverci necessariamente abbassare. Loro hanno fatto di tutto per vincere e noi di tutto e di più per perdere. Giusto così. È un grande rammarico perché quando la Juve ha giocato ha messo a nudo i difetti del Napoli e quando ha cercato di gestire non è stata in grado di farlo.

Partita a ritmi bassi e intensità minima, praticamente da amichevole estiva per scelta e per necessità. Non era neanche mai successo di giocare una finale a questo punto della stagione. Agonisticamente location e contesto tutto non hanno aiutato. L’ impressione è che non si sentissero sicuri del loro stato di forma, c’era netto il timore di non averne per 90′ o 120′ nonostante i giocatori ne avessero ancora perché lo hanno dimostrato nei supplementari. Per questo 90 minuti a non prenderle. Insomma, si possono fare tante ipotesi. La Juve ha preferito contenere per evitare le ripartenze del Napoli che, quando è riuscito a ripartire, puntualmente ha creato azioni pericolose.

I gol sono arrivati(per fortuna o per sfortuna) da due errori tecnici sui quali Allegri insiste dicendo sempre che bisogna migliorare tecnicamente e fare in campo la cosa giusta. Sbagliare un passaggio o un gesto tecnico perché si è costretti è un conto, sbagliarlo perché si fa la scelta sbagliata è un altro e la Juve spesso, in alcuni frangenti della partita, fa la cosa sbagliata. La più difficile e non la più facile, ad esempio. Allegri ha capito che a volte ci complichiamo la vita da soli.  Juve di coppa, per spiegare il malinteso al limite dell’area tra Bonucci e Buffon, con miracoloso rimedio del portiere su Callejon, e l’atavica avversione della Juve per partite secche e gare di Coppa?

Detto ciò, negli scorsi anni la squadra aveva un calo fisiologico a gennaio, quest’anno mi pare che il calo sia avvenuto a dicembre, mentre a novembre abbiamo visto le cose migliori, compresa la reazione veemente contro l’Olympiacos e un mese di sole vittorie, alcune molto larghe e convincenti. Non escludo dipenda dalla preparazione: c’è chi dice che dal warm – up pre – partita abbia notato che gli anni precedenti c’era molto contatto con la palla e prove di scambi veloci, quest’anno molta cura fisica, scatti ed esercizi.

La difesa della Juve è una delle meno battute in Europa eppure ci sono dubbi e perplessità sulla tenuta individuale e di reparto dei difensori. Io credo che questa difesa a 4 della Juve sia una difesa molto “artigianale”, che funziona bene perché abbiamo difensori intelligenti che la linea a 4 sanno farla ma è evidente che il miglioramento del cambio di modulo deve vedersi in attacco dove si guadagna un uomo in più nel reparto e una migliore dislocazione in campo dei giocatori. Per vedere automatismi ben oleati come quelli della difesa a 3 di Conte credo che ci voglia tempo anche se non è detto che Allegri punti alla stessa, ossessiva, perfezione. Nonostante lo scorso anno col Real Madrid c’è stata la dimostrazione che si poteva già fare la difesa a 4 Conte preferiva una squadra “italiana”, coperta, compatta (passò a 3 dietro per proteggere Pirlo e far giocare contemporaneamente Barzagli, Bonucci e Chiellini), frutto del pressing del primo anno e dell’organizzazione rimasta sempre marchio di fabbrica della squadra, distintasi per coraggio, grinta e corsa, non certo per razionalità e malizia(vedi in Europa) in questi anni. Allegri preferisce rischiare qualche contropiede in parità numerica ma cercare di imporre la qualità e la tecnica di squadra appena possibile, vuole una Juve più razionale ed abile a gestire i vari momenti della gara con lucidità e cinismo ma capace allo stesso momento di decidere la gara con un gesto tecnico o una giocata. Questa è una Juve nata per tenere palla, non per contenere e lasciare il pallino del gioco agli avversari. Sia con Conte che con Allegri quando ha deciso di difendersi lo ha fatto ma spesso soffrendo. Che abbiamo la miglior difesa del campionato è un dato di fatto ma i gol li prendiamo sempre quando ci abbassiamo, cerchiamo il palleggio e perdiamo regolarmente il controllo della partita. Su questo bisogna migliorare perché è una precisa scelta del mister, è una sua convinzione. Tenendo palla si corrono pochi rischi e si fanno correre gli avversari. Concetti semplici perché Allegri non è un rivoluzionario.

Non so se al momento dei tiri di rigore Evra si sia defilato o se altri come Pereyra, Chiellini e Padoin si sentissero più sicuri tanto da sostituire Evra. Io credo che il francese sia però più tecnico ed esperto degli altri e non riesco a credere che non se la sia sentita o si sia spaventato uno che ha fatto 4 finali di Champions. Ed è stato un suicidio l’ordine dei rigoristi così stilato dopo il quinto. È andato chi se l’è sentita? Allegri ha dettato solo la lista dei primi 5?

Vero che uno come Pirlo, soprattutto in vista dei rigori, non dovrebbe mai essere sostituito ma Allegri ha giustificato il cambio dicendo che serviva più copertura(già detto che la mediana non ha funzionato) laddove Pirlo veniva preso in mezzo da Gargano e David Lopez. Si affondava. Eppure abbiamo preso gol nel momento in cui avevamo trovato un equilibrio con l’ingresso di Marchisio. È il calcio. Pereyra Ha costretto a riposizionare la squadra, con Marchisio in regia e Vidal mezzala destra, con un effetto domino su assetto e certezze infatti il gol è arrivato proprio da destra con Pereyra spaesato. Peccato.

Pereyra gran bel giocatore se non ci fosse il problemino del gol che ha manifestato in questa prima parte della stagione. è veloce, ha tecnica, salta l’uomo e sa crossare. Ma non vede la porta. Un trequartista deve fare almeno 7-8 gol a stagione o basta che il trequartista sia uno che serva i compagni tra le linee, che il gol lo crei e lo costruisca, che salti l’uomo in ogni punto del campo, da fermo o in movimento?

In quella posizione, Allegri ha provato anche Vidal che ha mostrato di sentirsi, secondo me, limitato nelle sue caratteristiche migliori di corsa, pressing e inserimenti. Allegri sta cercando di riproporre ciò che fece con Boateng ma a Vidal mancano il timing e l’elasticità che gli sono consuete. Non dà qualità, non ha spazio per inserirsi, rimane solo l’interdizione. Aldilà di testa e fisico è chiaro che Allegri chiede a Vidal qualcosa di diverso da ciò che chiedeva Conte. Qualcosa che, al momento, gli riesce male. Altri equivoci sono la centralità di Tevez(che in un 4-3-1-2 potrebbe allargarsi spesso), i pochi cross, le poche apparizioni di Coman e Morata, visto il loro valore. Morata non è giocatore che aiuta la squadra o apre le difese, è giocatore da contropiede e ripartenze. Non tiene palla come Llorente e anche Tevez ha espresso preferenza per Fernando ma Allegri continua a ribadire che deve migliorare tecnicamente. Staremo a vedere. Poi i gol dei centrocampisti. Con le stagioni, Vidal, Pogba, Marchisio erano diventati peggio degli attaccanti, per chi li doveva affrontare. Soprattutto il cileno, che viaggiava con fatturato da centravanti. Anche se i gol non sono tutto. Vidal, Pogba e Marchisio: la scorsa stagione, arrivarono sotto l’albero con 18 gol, ora siamo a 10. Si confida nell’anno nuovo.

Ma torniamo a noi. Siate seri. L‘obiettivo principale è lo Scudetto, sempre. Coppa Italia e Supercoppa sono un contorno, in Ucl disputare i quarti. Serve equilibrio. Sarebbe un peccato non raggiungere i quarti di Champions con questo Borussia in difficoltà, sarebbe un peccato non vincere lo Scudetto contro questa Roma chiacchierona. Vero è che vincere è l’unica cosa che conta e che la Supercoppa vale un trofeo stagionale in gara secca ma proprio per questo perderlo non deve far strappare i capelli. Comunque, anche Bayern e Real Madrid hanno perso Supercoppe in gara secca. Può succedere. Ma hanno poi centrato gli obiettivi principali. Non sto disprezzando perché l‘ho persa. Sono incazzato. Ma non c‘è neanche da tirarsi i capelli, secondo me. C’è amarezza che deve trasformarsi in linfa vitale per il prosieguo della stagione. Chiamare la Supercoppa un “traguardo” è di per sè quasi contraddittorio, è più che altro un trofeo che viene assegnato a chi vince la singola partita secca e, come è sempre successo, questo tipo di partite possono andare bene e possono andare male. Ovvio che non dovrebbero andare male esattamente perchè si decide tutto in una partita, ma può succedere, c’è poco da fare. Tuttavia, di tutti i trofei “perdibili” questo rimane il meno importante, lo è anche meno della Coppa Italia. Fallire la vittoria dello scudetto sarebbe davvero un fallimento, proprio perchè non sarebbe dettato da una partita giocata male ma da un’annata sputtanata alla grande. Piuttosto è giusto soffermarsi sul fatto che abbiamo un evidente, storico, problema di mentalità, come confermato, per un verso, dalle enormi difficoltà a livello europeo con squadre di basso livello, e, per un altro, dall’incapacità, in Italia, di chiudere le partite dopo essere andati in vantaggio con squadre inferiori. La Juventus è forse la squadra che maggiormente, nella storia del calcio mondiale, ha somatizzato e rispecchia (non solo per la lunga gestione) il carattere, la mentalità, il DNA del proprietario: la Juventus è una catena di montaggio, una fabbrica di scudetti frutto di professionalità, abnegazione, caparbietà, austerità. Ma poca brillantezza, pochi momenti “magici”, pochi picchi di “irrazionale” valore nella sua storia. In Europa vince quasi sempre la razza eletta, quella del genio che si accende quando il momento, l’attimo, fanno entrare nella storia. In fabbrica non funziona così, conta (come detto) la prussiana (o sabauda) metodicità, l’applicazione, la concentrazione, la continuità. Dopo 38 partite vince chi primeggia in questo.

Le brutte prestazioni di Sassuolo, Genova in campionato e Madrid, Atene in Champions altro non sono state che lo scotto, il passaggio, la conversione al modulo e alle idee di Allegri. Nuove idee su scelte ereditate. Un effetto positivo dell’arrivo di Allegri è, al momento, il miglioramento tecnico e in termini di personalità di gente sottovalutata (o mal sfruttata) come Ogbonna e Padoin. Persino Chiellini sembra più giocatore di quello di Conte, perchè ognuno fa quello che sa fare. Invece la forza e il limite della Juve di Conte era proprio il fatto che i difensori impostassero nella metà campo avversaria, i centrocampisti attaccassero e gli attaccanti difendessero (considerate le dovute proporzioni). A Conte proprio non andava giù, ma diceva sempre che la sua Juve era una squadra da corsa, quella di Allegri invece è esteticamente elegante e imperiale nell’incedere, nonostante la presenza di autentici manovali. Il lato “un po’ sfacciato e un po’ fatalista” di Allegri è probabilmente la cosa al momento più diversa rispetto al passato. Fin dall’inizio della stagione, fin dalla sua prima conferenza a Vinovo. Credo che noi, inteso come tifosi ma sopratutto come squadra, avessimo bisogno di consapevolezza. Prima di tutto, prima ancora della difesa a 4. E trovare un allenatore che viene da “fuori” e che ci ha riconosciuto una forza che ci possa permettere di arrivare nelle top 8 è stato sicuramente importante. Ha sempre ripetuto in conferenza che avremmo passato il turno, forse costretto un po’ dal ruolo un po’ dalla storia ma rispetto al passato è un altro cambiamento. Rischiando (perché, in fondo, con l’Atletico è stato biscotto), però intanto abbiamo iniziato con la convinzione di raggiungere l’obiettivo che ci siamo prefissati. Senza pensare che gli altri hanno Di Maria e noi no, ma pensando che noi abbiamo Pogba, Vidal, Tevez, Pirlo e Marchisio e che gli altri dovrebbero preoccuparsi.

Se mi avessero chiesto di scegliere tra Ottavi di Champions e Supercoppa avrei scelto la prima a occhi chiusi. Solo perché i due obiettivi sono stati molto ravvicinati. Ma una Supercoppa estiva per cominciare bene la stagione va vinta senza se e senza ma. Brucia il c***, ma non si può avere tutto. Le partite bisogna vincerle tutte. Con l’Inter bisogna vincere, a Cagliari bisogna vincere… purtroppo capita di perdere. Rabbia e insoddisfazione devono trasformarsi in nuovi stimoli. Bisogna dimostrare di non voler smettere di crescere e di essere ancora in grado, dopo tanti trionfi, di cogliere con umiltà l’aspetto educativo di una sconfitta. E adesso sotto con Inter e 2015. Forza Juve.

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Di Enzo Ricchiuti

Si chiude un anno come è stato questo 2014 per la Juventus, anno diviso a metà fra Conte e Allegri?

Ottimo direi. Non si poteva fare meglio. La sconfitta col Benfica non era evitabile, il divario che crea l’esperienza lo colmi col tempo non in 90 minuti. Riguardo l’addio di Conte, alla fine si possono dire solo banalità. Come per le storie d’amore. Non c’è molto d’intelligente da dire di una storia d’amore. E’ tutto un pucci pucci fino al vaffa finale.

Propositi della Juventus per il 2015 i tifosi attendono sempre un salto di qualità. .

Fanno bene, è il loro mestiere. Io mi attendo una conferma in Italia. L’attendo ferocemente come sempre.

Intanto il primo trofeo è stato perso abbastanza scioccamente.

S’è perso perché ci sono elementi che non sono all’altezza. Per riscattare in parte l’insuccesso bisogna vincere la Coppa Italia. Fossi Agnelli metterei un premio apposito ma non sono Agnelli. Se lo fossi la Juve non si occuperebbe di edilizia degli altri ma si prenderebbe tutto facendo terra bruciata per gli altri. Non chiederebbe pubblicamente di costruire per gli altri. Chiederebbe segretamente di distruggere gli altri.

 

Juventus-Napoli: una Supercoppa persa da fessi

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Articolo di Alessandro Magno

 

Supercoppa regalata al Napoli in modo veramente sciocco. Credo che per chiunque abbia visto la partita sia saltato subito all’occhio che fra le due contendenti la Juventus sia la squadra più forte. Credo di poter pronosticare che loro arriveranno decisamente staccati dalla Juve in Campionato. Loro hanno un attacco notevole ma in mezzo e dietro hanno diversi problemi. Noi siamo assemblati meglio coperti bene in tutti i reparti.

Avremmo potuto fare solo un errore ieri, lasciare l’iniziativa ai loro attaccanti. Puntualmente lo abbiamo fatto. Sull’1-0 e sull’2-1. Non sono un fanatico del calcio ultra offensivo certo si può difendere decisamente meglio un risultato. Si fa possesso palla, si addormentata il gioco. Noi invece in entrambi i casi ci siamo arroccati in area e abbiamo iniziato a buttare palle in tribuna. Tutto questo senza una reale motivazione visto che a parità di risultato la Juventus faceva tranquillamente la partita e il Napoli aveva grandissime difficoltà.

Anche Allegri ci ha messo del suo togliendo Pirlo e non Vidal particolarmente impreciso e confusionario. Dulcis in fundo con Buffon che para tre rigori riusciamo a sbagliare ben due rigori decisivi. Ma d’altronde quale folle farebbe mai calciare un rigore a Chiellini? Noi abbiamo fatto pure questo.

Allora quando sprechi tutte le chance che il destino ti da (loro hanno preso anche due pali nei 90), allora non puoi dirti sfortunato. Puoi dirti solo fesso. Spero serva di lezione per un’altra volta. Le partite vanno sempre giocate dall’inizio alla fine e non solo quando si è in risultato di parità. Spiace sempre perdere quando poi dai l’impressione di essere più forte, a me spiace di più. La Supercoppa non è di per sé un trofeo estremamente importante, tuttavia poteva essere il primo per Allegri. Peccato.

 

 

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Considerazioni su Juventus Udinese e Copenaghen.

Con l’Udinese il migliore è stato Buffon e a differenza del Copenaghen abbiamo affrontato una squadra vera.

I bambini in curva come è andata?

Molto annoiato, grazie. Prima, durante e dopo.

Abbiamo vinto un risorso finalmente quello per l’incasso della Supercoppa. E’ un segnale?

Non me ne sono neanche accorto. Quando se ne accorgerà qualcuno forse sarà buon segno non so. Non mi occupo di società per azioni.

È UNA JUVE IN CRISI.

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di Davide Peschechera

La 26.a Supercoppa italiana prende la direzione di Torino. È stata una Juve già più cinica del passato, capace di colpire al momento giusto, sprecare di meno e rischiare ancora meno, implacabile e spietata. Risultato nitido, rotondo, inappellabile, costruito con misura, giustezza e tempismo. Secondo, terzo e quarto goal della Juve sono stati realizzati in 4 minuti e 41 secondi, più o meno 400 secondi, per essere precisi: secondo gol che è un coast to coast, in contropiede fulminante, su corner inesistente per la Lazio, con un Vidal freddo e intelligente nel lanciare Lichtsteiner, un Chiellini che colpisce di destro con un contro movimento da attaccante. Lichtsteiner con l’inserimento, triangolo col tacco e tocco beffardo per il terzo gol; Tevez con i suoi 10kg. in più e la solita freddezza realizza il quarto gol, dopo la geniale illuminazione di Vucinic, la parata di Marchetti su tiro di Lichtsteiner e la lucidità di Pogba. Poi Rocchi fischia la fine della partita senza concedere neanche un minuto di recupero, con persino alcuni secondi d’anticipo, pur di non assegnare un rigore netto per fallo su Vidal in area. Sarebbe stato cappotto. Squadra potente, prepotente e geniale. La tournèe americana aveva sollevato qualche malumore, i lamenti della vigilia avevano trasmesso qualche perplessità. Un precampionato sottotono, non positivo e qualche giro a vuoto di troppo, avevano fatto pensare a una Juventus in difficoltà. La Juve è arrivata all’appuntamento senza troppe certezze e con un mercato ancora in divenire, dopo aver fatto vedere poco o niente del suo reale potenziale in questo precampionato, col timore che si verificasse l’effetto “pancia piena”, la cosiddetta “sindrome di appagamento”, o che tra i giocatori si diffondesse la disabitudine alla vittoria. E poi i soliti imprevisti fuori programma: i media che hanno cercato di inventare polemiche inesistenti su neoacquisti che non funzionerebbero, la Juve che si è allenata a Trigoria dopo aver calpestato un campo da Terza Categoria, ospite della Roma per l’allenamento saltato alla Borghesiana appena giunta nella Capitale. Dopo le spie di Mazzarri dello scorso anno, non ci siamo fatti mancare nulla neanche quest’anno. Neanche la polemica sulla località e gli incassi. Si è giocato all’Olimpico(insomma, vinci lo scudetto e vai a giocare la Supercoppa in casa di chi il campionato l’ha perso) ma si finirà per tribunali perché il 5 settembre la Corte di giustizia federale, a sezioni unite, discuterà il ricorso della Juventus contro la decisione del consiglio di Lega di fine giugno che, per la prima volta nella storia, ha infranto il principio della suddivisione a metà dei proventi. Lo ha fatto per «ricompensare » la Lazio dei mancati introiti della trasferta cinese, cui la Juve ha rinunciato per la contemporanea tournée in America. A Lotito è stato garantito un minimo di 1,8 milioni, cioè la somma dell’ingaggio di Pechino e dei diritti tv. Ai bianconeri sarebbe andato il resto, fino all’eventuale pareggiamento della quota biancoceleste. Com’è andata a finire? La Juventus ci ha rimesso 600-650 mila euro perché l’incasso al botteghino dell’Olimpico è stato di 1,9 milioni lordi. Se invece si fosse proceduto con la ripartizione a metà le due finaliste avrebbero incassato 1,15 milioni a testa. Vabbè. Lotito voleva incassare più della Juve? Accontentato.

È stata la vittoria di un gruppo e di un gioco collaudato. Appena si è trattato di fare sul serio gli uomini di Conte hanno uscito gli artigli e non hanno lasciato scampo alla Lazio apparsa invece troppo guardinga. La tournèe americana aveva alimentato le speranze e le aspettative degli avversari dei bianconeri. Molti saranno rimasti delusi. Perchè non c’è mai stata partita e la Juve, quando c’è da scendere in campo per vincere, c’è sempre. Strapotere sotto il profilo dell’approccio mentale e dell’interpretazione tattica, altro che crisi di condizione, gioco e risultati. Una superiorità totale a livello di reparto e prestazioni individuali e collettive. È ancora una volta il trionfo del gruppo, della compattezza, della feroce capacità di concentrarsi quando si fa sul serio, mentalità che Conte ha saputo infondere ai suoi giocatori. Il flusso delle azioni bianconere scorre ancora per vie centrali anche se l’arrivo di piedi sopraffini come quelli dell’Apache, che ieri ha messo a segno il primo gol ufficiale in maglia bianconera (quarto uomo della storia juventina a segnare in Supercoppa Italiana al debutto assoluto dopo Baggio, Inzaghi e Asamoah), il 200esimo in carriera e il 16esimo titolo in cassaforte, rende la manovra più liscia e imprevedibile. La manovra è stata edulcorata dall’innesto di qualità dell’argentino che, seppur ancora a intermittenza, ha saputo legare e giostrare gli inserimenti dei centrocampisti con tanta sapienza quanto il solito Vucinic. Indolenti, a volte, inarrestabili, spesso, proprio come all’Olimpico. L’argentino infatti è parso già sfrontato, coraggioso e decisivo. Dietro a Vucinic, che ha agito da pivot, con cui ama regalarsi fraseggi stretti, funge da boa e punto di riferimento quasi sempre insidioso farcendo trame per gli inserimenti altrui.

C’è stata maggiore cattiveria agonistica e concentrazione. La Juve è riemersa nella totale forza di un gruppo granitico dall’ondata di critiche dopo un’estate povera in fatto di risultati. La ferocia con cui gli uomini di Conte hanno inseguito il trionfo all’Olimpico è il risultato di una squadra intensa al limite dell’esasperazione, cinica nel colpire e assetata di sangue nel non mollare mai, nemmeno a partita chiusa con il condottiero in piedi davanti alla panchina a urlare dietro a tutti per un passaggio sbagliato. Gruppo che semplicemente non accetta l’idea stessa della sconfitta ed è capace di saltare sopra ogni ostacolo. Ancora una volta, infatti, Conte ha puntato tutto sulle motivazioni, il lavoro, la preparazione e la fame per ripartire e ricominciare e la squadra si è ritrovata alla grande. I deludenti ed evitabili, ma non preoccupanti, risultati della tournèe sono dovuti alla mancanza di voglia, di cattiveria, di attenzione, di fame. Calo di concentrazione. Una delle certezze di questa squadra, il tipo di calcio praticato, difficile ma affascinante, è anche programmato per l’unica, vera necessità che è quella dell’obiettivo, della vittoria, dei punti, del risultato, della conquista: la conquista, in questo caso, della 6a Supercoppa. La quasi mai avvenuta ricerca della realizzazione e della verticalizzazione, negli USA, ma solo l’ampiezza del gioco e qualche taglio degli esterni, era la dimostrazione che le gambe della squadra erano veramente pesanti e la squadra lunga e arrugginita. Ben vengano quindi gli schiaffi che abbiamo rimediato e che ci hanno riportato sulla terra, in questa estate che può dare il via ad una stagione veramente da record, se si riuscisse a vincere il terzo Scudetto consecutivo, impresa mai riuscita. Bagno di umiltà salutare, i risultati del calcio estivo sono destinati a essere spazzati via e non hanno fatto altro che riconfermare che la Juve ha, nelle sue corde, caratteristiche imprescindibili come la rabbia e la cattiveria a agonistica che non devono mai mancare. Se mancano quelle, si perde almeno il 60% del lavoro. Conte spinge continuamente il gruppo ad andare oltre la fatica e superare nuovi limiti, facendo leva sull’orgoglio e sullo stimolo al confronto che evidentemente in un atleta è insito nel profondo, per spronarlo a non mollare la tensione ed a far stare tutti sul pezzo, battendo il senso di appagamento. Per questo Conte ha parlato di uomini, prima che di giocatori.

Si è parlato anche di  cambio modulo, di 334, pur d’inventarsi qualche novità, ma mai come quest’anno, la Juve è sempre la stessa, riparte dagli stessi principi di gioco ma con l’aggiunta di Tevez. Più che altro il 334 è un “atteggiamento” che assumono i due sterni in base alla posizione in campo che ricoprono e che non considera il “ruolo” in se per se dei giocatori. L’obiettivo principale del mister, infatti, è sempre quello di mantenere grande equilibrio, coprendo sempre la stessa larghezza di campo di 40 metri  ovunque ci si trovi, sia in una situazione di transizione offensiva che di transizione difensiva. Per questo di 334 non si può parlare ma è una triste invenzione giornalistica, un divertente passatempo estivo più che un vero e proprio cambiamento di cui parlare. Al massimo, se proprio si vuol parlare di 334, bisogna ammettere che già dallo scorso anno gli esterni erano perennemente presenti nelle azioni d’attacco con improvvisi tagli e con una prima pressione sui giocatori avversari sempre molto alta. Quindi di 334 si dovrebbe parlare già da un po’. Invece lo si fa ora per cercare la novità continuamente, lo scoop che in realtà non c’è. La Juve di Conte è bella e collaudata, sarà ancora 352 con la speranza che i nuovi acquisti alzino il livello tecnico tattico dell’attacco poiché la vera sfida per il mister non è quella di cambiare il suo schema per l’Europa, ma al contrario di dimostrare a tutti che, con i giusti interpreti, questo schema può essere devastante anche contro l’elite del calcio continentale. In molti hanno visto nel passaggio dal 433 al 352 la voglia, da parte del mister, di coprirsi e non subire troppo per non rischiare, spesso, il risultato. In molti hanno visto in lui, nelle ultime settimane, una rabbia compressa, un’ansia nervosetta, il timore o la strategia di alzare la tensione dove la tensione evidentemente si era abbassata per non ritrovarsi un giorno a fallire un appuntamento con lo spettro terrificante di doversi assumere tutte le colpe e dover dare giustificazioni. Il mister, invece, ha sempre spiegato la scelta del 352 come “il vestito, la coperta migliore per questa squadra, avendo in rosa 3 difensori e 3 centrocampisti fortissimi in grado, da soli, di dare sicurezza e copertura alla squadra”.

La partita si è chiusa con l’inno della Juve nello stadio Olimpico di Roma, altissimo nel cielo a coprire tutte le parole che si erano sprecate dopo le amichevoli estive. A coprire tutte le polemiche per la località e gli incassi. Nello stadio del Coni, della Nazionale e dei rosiCONI. Nello stadio in cui tutti hanno spinto per giocare perché tutti volevano così. Col mister che abbraccia uno per uno i suoi uomini, prima che giocatori. Con Lichtsteiner che s’inchina ai suoi tifosi. Con Lotito inquadrato a 3 minuti dalla fine guardare l’orologio e chiedere “quanto manca?”. Ma la partita si chiude anche con Petkovic che a fine gara ha riconosciuto i meriti della Juve, con Klose che dignitosamente non ha gettato la medaglia del secondo posto ed ha applaudito Buffon che alzava la coppa al cielo. Poi ci sono anche gli ululati razzisti, i nostri che non hanno lasciato il campo perché non si chiamano né Constant, né Balotelli, né Boateng, Pogba che definisce ignoranti questo pseudo-tifosi frustrati, l’annuncio dello speaker dello stadio e la squalifica della Curva Nord nella prossima partita dopo la segnalazione di Rocchi nel referto di gara. Il finale più bello è il nostro, che invece di godere delle disgrazie altrui viviamo delle nostre vittorie. Non essendo “proiettati nel futuro” come il presidente Lotito, viviamo delle vittorie presenti. Perché la storia si scrive vincendo le partite che contano. “Le grandi squadre e i grandi giocatori escono in questi momenti. Si vede questo quando conta la partita e non in tournée in Giappone, in Cina e in America. I grandi campioni quando la posta in palio è alta escono”. Parola di Buffon. Tutto il resto lo lasciamo agli altri.

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