Italia Austria Ronaldo Locatelli loghi arcobaleno e inginocchiamenti

  1. alessandro magno

    Colpa di Deschamps si è fatto fregare dalla moda del calcio offensivo. Sul 3-1 a 15 minuti dalla fine con la squadra più forte se resti con 4 attaccanti in campo più Rabiot terzino o sei cretino o sei presuntuoso. Bastava togliere due attaccanti e mettere due centrocampisti e portarla sul 3-1 fino al 90mo. A già che ste cose non sono di moda ora va di moda il calcio sempre tutti all attacco. Saranno contenti i francesi da favoriti a uscire agli ottavi. Però vuoi mettere han visto una bella partita!

    • Alessandro

      Sul 3 a 1 la squadra piena di galli e galletti era convinta di aver chiuso la pratica nonostante la Svizzera continuasse a dimostrare di essere superiore come gioco di squadra e tenuta del campo, Francia supponente e sciupona nonostante un Pogba stratosferico come uomo squadra e come assist-man.

    • Concordo in pieno. Ti dirò di più per metterci il cappelo. Prima di riprendere la partita e portarla sul 3a 1 il tanto decantato Deschamps ( cui dobbiamo dire grazie per l’annata di serie b)non si è accorto che aveva una squadra che sapeva andare solo dalla cintola in su? Era già riuscito a salvarsi dal 2 a 0 dopo quel rigore sbagliato dagli svizzeri e che avrebbe dovuto stroncare le gambe alla Francia che sino a quel momento era inconsistente.
      I difensori nel calcio valgono quanto gli attaccanti e dietro la Francia era proprio da dilettanti allo sbaraglio.
      Mi ero dimenticato che loro sono rimasti al loro inno nazionale
      e sanno solo marciare in avanti. 😀 😀

    • Non vedo nella sconfitta della Francia particolari errori.
      Ho visto da inizio torneo una squadra che scende in campo a metà.
      Che gioca ottimi spezzoni di gara, ma poi si assenta, si specchia.
      Oggi la Francia sul 3 a 1 ha smesso di giocare.
      Ed è uscita perché i giocatori hanno spento il cervello.

  2. Fuori la Francia se stasera dovesse uscire anche la Germania il torneo perderà le tre squadre più accredidate alla vittoria finale inserite nel c.d. girone di ferro, opinione personale, nessuna delle altre pretendenti rimaste ha convinto finora sia sotto l’aspetto del gioco che della solidità di squadra, Italia compresa che contro il Belgio, se al completo, non gode venerdì dei favori del pronostico.

  3. ANCHE SCONCERTI …

    Anche Mario Sconcerti, stigmatizza il comportamento degli azzurri in tema di “inginocchiamenti”, essendo riusciti a scontentare tutti, ma proprio tutti.
    Cioè, alla fine noi saremo “solidali” con il Belgio, ma non con la campagna antirazzista: mamma mia che strazio!

    Nel suo editoriale per Calciomercato.com, infatti, ha parlato delle polemiche create dalla decisione degli azzurri di non inginocchiarsi prima della gara contro l’Austria:

    “A proposito di discriminazione e razzismo, non ho capito la posizione dell’Italia uscita dal messaggio di Chiellini: “Non condividiamo la campagna, ma saremo solidali con gli avversari. Se si inginocchieranno lo faremo anche noi”. Che vuol dire? E’ una contraddizione, è qualcosa di molto bizzarro. Se il Belgio appoggiasse la campagna contro il razzismo e i giocatori italiani si inginocchiassero con loro, diventerebbero automaticamente solidali alla campagna contro il razzismo. Secondo loro cosa vuol dire essere solidali con un inginocchiamento? Non è un gesto di ginnastica. Se gli Azzurri sono tutti contro la campagna, per qualunque loro ragione, non si inginocchino e basta. Non gliel’ha chiesto nessuno. Nessuno pretende posizioni da loro, facciano quello che vogliono. Ma dispiace vederli confusi e orgogliosamente abbracciati al peggior modo di essere democristiani. Bel modo di non fare politica”.
    ~~~

    Insomma, speriamo almeno nelle nuove generazioni, nei Chiesa, nei Pessina, nei Raspadori, perché francamente molti della vecchia guardia dimostrano di avere un vuoto pneumatico nella testa!

  4. Sicché anche i Panzer sono fuori.
    Allora aveva ragione Chiellini: è stato sconfitto il nazismo!

  5. IN PAUSA VI DICO

    Dove ci sono tanti galli ( vedi Francia) non fa mai giorno…infatti notte fonda.

    I panzer si sono talmente appanzati di panzerotti che gli inglesi a dieta li hanno buttati fuori…
    Avanti adagio l’inno italiano…

    Buongiorno ☕

  6. La variante Delta del Covid19 imperversa nel Regno Unito ma la Uefa si ostina a non cambiare la sede della capitale britannica per le semifinali e finali Euro2020, fra l’altro a stadio quasi pieno, quasi 200.000 persone coinvolte, la maggior parte giovani che sono i soggetti a maggior rischio di contagio. Prima che sia troppo tardi speriamo che qualcuno illumini le menti di questi burocrati, ottusi e superficiali.

  7. LETTERATURA SPORTIVA,
    WEMBLEY 1973: QUANDO DON FABIO CAPELLO …

    Non c’è proprio nulla da fare: esistono uomini che hanno scritto nel destino il loro ruolo, la loro funzione in una precisa dimensione spazio-temporale: fare la storia.

    Poi, come accade spesso – e anche nel caso di specie – si tratta di uomini che lasciano solchi nel lungo percorso della loro carriera, esattamente come stavolta, ma la storia la hanno fatta in un momento preciso, in un giorno preciso.

    Perché questi personaggi sono esattamente dove devono essere al momento perfetto. Né prima e né dopo, perché, come dicono in Sicilia, “…simu nui autri chi avimu a spittari ‘u trenu, non è ‘u trenu chi avi a spittari a nui autri…”

    Il protagonista è uno dei più celebrati calciatori del mondo, per quanto dimostrato in campo e in panchina. Il suo carattere, la sua leadership, ma soprattutto il suo acume tattico, la capacità di leggere le situazioni hanno fatto di Fabio Capello un’icona del football continentale e non solo.

    Fa freddo – caspita se fa freddo – a Londra il 14 novembre.

    Novembre è sempre un mese straordinariamente piovoso e quella sera non fa eccezione.

    Freddo, pioggia insistente e maledetta (anche se sottile), umido.

    Sullo sfondo delle immagini televisive in bianco e nero, ancora leggermente sfocate (non come quelle di qualche anno prima, ma ancora non esattamente in HD), le colonne che resero mitico lo stadio di Wembley, il vecchio Wembley, il tempio.

    Ognuno si porta appresso dei tabù, un gatto appeso dove proprio non dovrebbe, ciascuna squadra ha degli incubi per uscire dai quali servono decenni e in questo 1973 ancora gli azzurri sono schiavi del dogma per il quale contro gli inglesi non si vince. Mai.

    Mai, ma proprio mai, dalla notte dei tempi del football.

    I “maestri” per noi sono imbattibili; d’altra parte siamo riusciti – in verità in tempi di piena propaganda fascista – a inventarci la leggenda dei “leoni di Highbury” dove i Campioni del Mondo azzurri perdettero per 3-2 dopo esser stati sotto di tre reti in un quarto d’ora dal calcio d’inizio.

    E dalla battaglia di Highbury, in questo 1973, sono passati esattamente 39 anni: 14 novembre 1934 – 14 novembre 1973.

    In verità qualcosa è cambiato nei mesi precedenti, perché lui, proprio lui, il signor Capello, don Fabio da Pieris (Gorizia), sta facendo le prove generali dell’impresa.

    Il 9 giugno allo stadio Olimpico di Roma ha raddoppiato il gol di Giggirriva e infiocchettato il 2-0 finale al Brasile, mentre soli 5 giorni dopo (ancora il 14…), a Torino, ancora lui ha chiuso i conti col 2-0 (in raddoppio ad Anastasi) proprio contro gli inglesi.

    Quindi, a firma (congiunta con Petruzzu da Catania) di don Fabio il tabù inglese è già caduto: l’Italia ha sconfitto per la prima volta l’Inghilterra.

    Resta, ora, l’ultimo scoglio, l’ultima barriera, la più difficile, la più inviolabile: fare abbassare la cresta ai “maestri” in casa loro.

    Beh, questa è dura, durissima, lo sanno tutti e, in verità, nessuno ci spera più di tanto.

    Don Fabio no. Don Fabio è muto, in mezzo al campo, padrone di tempi e spazi, perfettamente consapevole che in certi casi l’occasione per colpire è una e una sola, in un momento preciso e, quella sera, in un unico modo: il contropiede.

    Shilton, Madeley, Hughes; Bell, McFarland, Moore; Currie, Channon, Osgood, Clark, Peters. Sono questi gli undici scelti da mister Ramsey per difendere l’onore di Sua Maestà (eh, lo so, gli inglesi sono fatti cosi: noi la buttiamo sempre in caciara, loro la ammantano di regalità…).

    Zoff, Spinosi, Facchetti; Benetti, Bellugi, Burgnich; Causio, Capello, Chinaglia, Rivera, Riva propone Valcareggi (assistito da Bearzot).

    Gli inglesi – guidati dal loro capitano “storico”, Bobby Moore, spingono; come previsto, gli azzurri si difendono. Con ordine ma si difendono, mentre Benetti in mezzo al campo insegue e ringhia contro qualunque forma di vita passi dalle sue parti.

    Il resto lo fa un Dino Zoff in grande spolvero.

    I minuti passano, l’Italia freme davanti al televisore.

    Non è stato un anno facile neppure questo 73 che si avvia a chiudere i battenti. A 40 giorni da Natale per le strade delle nostre città, più che atmosfera natalizia si respira aria greve, pesante, gravida di contestazioni crescenti, in fabbrica e nelle piazze, teatro sempre più spesso di scontri violenti.

    Gli anni di piombo sono stati tristemente inaugurati da un po’, la bomba alla Questura di Milano è ancora roba fresca, esattamente come il sequestro di Paul Getty III, come il suo orecchio mutilato o come l’incredibile austerity che manda tutti a letto presto la sera e tutti a piedi la domenica.

    Insomma, il Paese soffre, non vede una luce in fondo a un tunnel che nessuno ha idea quanto sia lungo e cosa riservi.

    Chissà se i nostri ragazzotti, mentre resistono all’assalto inglese nella notte di Wembley, mentre in quel mercoledi sera invernale la Nazione si prepara a un altro giorno grigio in fabbrica e sui tram l’indomani, hanno la sensazione di cosa loro stessi rappresentino per gli italiani.

    E’ storia vecchia: assegnare allo sport funzioni socio-taumaturgiche, consegnarsi alle emozioni del calcio, delegare agli interpreti delle stesse il ruolo di ambasciatori delle speranze, dell’identità di un popolo è sempre esercizio curioso, probabilmente extra-petitum, ma tant’è…soprattutto nel Sud del mondo va così e noi, in Italia, da sempre ci siamo dentro con tutte le scarpe.

    Comunque sia, quando al minuto 86 gli inglesi attaccano ancora ma a testa bassa, senza più una logica, sfiancati dall’avere sbattuto contro il muro per un’ora e mezza, come un toro alla corrida, don Fabio capisce che è quello il momento. Solo quello. Comprende, “sente” che l’attimo di scrivere la storia è arrivato.

    E non tornerà.

    Qui e ora.

    Cosa è il genio? “Fantasia, intuizione e velocità di esecuzione” avrebbe declamato il Perozzi in “Amici miei” due anni dopo; quella sera don Fabio ancora non conosce la definizione ma (pragmatico come solo un friulano – rectius un isontino – sa essere) ne coglie perfettamente senso e sfumature, conseguenze e procedure di esecuzione.

    Un’azione di alleggerimento passa dai suoi piedi, tra il cerchio del centrocampo e l’area di rigore inglese, lui potrebbe tener palla, temporeggiare, aspettare che salgano altri suoi compagni; in fin dei conti lo 0-0 a Wembley è oro puro.

    Non per don Fabio da Pieris che ora, dopo le prove generali di giugno, la storia – quella vera – vuole prendersela sulle spalle e scriverla tutta lui.

    Con la coda dell’occhio vede sulla destra quel gigante, quella forza della natura a nome Giorgio Chinaglia che – incredibilmente – dopo 86 minuti di battaglia nel fango ha ancora benzina per andare -presuntuosamente, in maniera “ignorante” – a far saltare il banco.

    Don Fabio non controlla il pallone; semplicemente, con la punta della scarpetta, lo prolunga sulla destra, verso “Long John”.

    Ora, tutto spostato lateralmente, c’è Chinaglia, da solo contro tutta la Nazione inglese.

    Non ha una logica quello che sta per fare Giorgione, ma lui – ovviamente – se ne fotte e lo fa.

    Don Fabio sa perfettamente cosa accadrà: Chinaglia andrà fino in fondo, non rimetterà quella palla in mezzo a chiudere il triangolo; andrà al morire dell’azione con la smisurata potenza che deborda da cosce come tronchi e da un cuore che fa provincia.

    Gli inglesi lo temono tanto, perché è l’unico avversario simile a loro per caratteristiche fisiche e tecniche.

    Ora Chinaglia sta entrando in area dalla destra e punta l’obiettivo. Tutti e tre i difensori britannici si schiacciano verso la porta a copertura della stessa. Non è una cosa intelligente, ma è istinto puro, e don Fabio lo sa che i britannici più che la testa usano l’istinto, più che la tattica prediligono una pinta in più.

    Don Fabio, ancora, sa pure che Giorgio Chinaglia non ha lo spazio per fare passare il pallone; al momento del tiro, centrerà sicuramente il portiere Shilton, ma è certo che il suo tiro sarà fortissimo, impossibile da bloccare per l’estremo difensore inglese, tanto più sull’erba bagnata e col cuoio zuppo d’acqua.

    Va esattamente così: Chinaglia si accentra un po’ (non troppo) e poi lascia partire un tiro violentissimo che Shilton non trattiene. La palla rimbalza nel cuore dell’area mentre tutti i difensori inglesi sono misteriosamente schiacciati nell’area piccola.

    E’ un attimo, basta solo coordinarsi e mettere la firma sulla storia, 39 anni esatti dopo Highbury, per la prima volta vittoriosi in casa degli inglesi.

    Basta solo far rimbalzare il pallone sul piede per spostare il corso del fiume…

    Inghilterra zero, Italia uno.

    E domattina si torna in fabbrica col sorriso…

    (Sport Heroes di Giusva Branca)

    • Bello il racconto ma io ricordo un tiro di Capello da fuori area che si stampó sotto la traversa e sbattè in un punto imprecisato tra la linea di porta. Non c’era la tecnologia e l’arbitro decise che c’era entrato. Nel 73 avevo 10 anni ma i ricordi di un ragazzino che vedeva la Nazionale erano indelebili. Oggi mi sembra tutto più offuscato, ma l’Italia che per la prima volta espugna Wembley era allora un evento molto pubblicizzato. In quella formazione oltre a don Fabio ( allora in forza della Juve) c’era altra gente con fosforo come Rivera ed il più forte bomber di tutti i tempi GiggiRiva. Fu in quella partita che iniziai a capire come fosse “stupido tatticamente “il calcio inglese improntato sulla corsa e sul fisico . Parlo troppo presto, magari questa nuova nazionale italiana arriverà in finale proprio contro gli inglesi e perde 😬🤭

    • Questa la cronaca minuziosa di quella partita in cui non c’è traccia del “tiro di Capello da fuori area che si stampò sotto la traversa”, una semplice costruzione onirica di un bambino di 10 anni.

      Incontro internazionale Amichevole. Ore 20.00.

      INGHILTERRA: Shilton, Madeley, Hughes, Bell, McFarland, Moore (cap.), Currie, Channon, Osgood, Clarke (74′ Hector), Peters. A disp. Clemence, Storey, Brooking, Dobson, Worthington, Keegan. C.T. A. Ramsey.

      ITALIA: Zoff, Spinosi, Facchetti (cap.), Benetti, Bellugi, Burgnich, Causio, Capello, Chinaglia [7], Rivera, Riva. A disp. Castellini, Sabadini, Zecchini, Furino, Re Cecconi, Bigon, Boninsegna, P.Pulici. C.T. Valcareggi.

      Arbitro: Marques Lobo (Portogallo). Guardalinee: Barradas e Dinis (Portogallo).

      Marcatore: 86′ Capello.

      Note: serata fredda con pioggia battente. Terreno in discrete condizioni. Angoli 19-2 per l’Inghilterra.

      Spettatori: 100.000 circa.

      E’ finita come era cominciata, con una grande bandiera tricolore portata di corsa attraverso il campo da alcuni tifosi italiani. La squadra azzurra ha vinto a Wembley con un gol in extremis, confermando le sue caratteristiche di formazione saldissima in difesa, abile ed anche fortunata in attacco. Ovazioni per Osgood, in polemica con il c.t. Ramsey, che l’ha richiamato in squadra dopo un lungo purgatorio, per Chinaglia, tanto per ricordare i fatti di Lazio-Ipswich, per Riva, questa dei tifosi italiani è piena di speranza, all’annuncio delle formazioni. Wembley è gremito anche stasera, al limite dei centomila spettatori, malgrado la giornata piena di avvenimenti per una Londra peraltro preoccupata soprattutto dei sintomi di crisi che affliggono tutta l’Europa. Ramsey porta in panchina due punte, Hector e Worthington, confermando così che intende fare una partita di attacco e che non ha completa fiducia di Osgood. Le due formazioni, peraltro, sono negli schieramenti annunciati e pure nelle marcature, al calcio d’inizio, non ci sono sorprese. Da parte italiana Spinosi contro Clarke, Bellugi addosso a Osgood e Facchetti su Channon, come nella gara di giugno a Torino. Quindi, a centrocampo, le coppie Rivera-Bell, Capello-Peters e Benetti-Currie. Burgnich è il libero da parte azzurra, Moore occupa lo stesso ruolo, ma in modo più elastico, come è tradizione del calcio inglese, dalla parte opposta.

      Sulle punte italiane Mc Farland gioca contro Chinaglia, mentre Riva è controllato da Madeley e su Causio, che ha un ottimo inizio, deve impegnarsi subito a fondo Hughes. Proprio Causio porta il primo affondo sulla destra, poi Chinaglia è maltrattato da Mc Farland il quale, grazie alla compiacenza dell’arbitro Lobo, può impostare un’azione d’attacco molto pericolosa al termine della quale Bellugi è costretto a trattenere per la maglia Channon sfuggito a Facchetti e pronto al tiro. La risposta degli azzurri è però prontissima, prima con una triangolazione Rivera-Causio-Riva che il cannoniere azzurro non riesce a concludere per l’attenta marcatura di Madeley, poi con una botta di Rivera da lontano, di poco a lato.

      Gli azzurri non seguono il ritmo furibondo degli avversari, ma cercano di mantenere le posizioni, di attendere gli avversari in zona. Rivera sta più avanti degli altri centrocampisti tentando di tenere in soggezione Bell, ma questi ha tanta birra da non preoccuparsi troppo dell’avversario diretto confidando su rapidi rientri. La pressione dei « bianchi » è ben controllata, quindi, si trovano in avanti gli azzurri con una lunghissima puntata di Bellugi che fallisce il cross anche perché provato da un precedente intervento di Moore. Ancora gli italiani all’attacco tre minuti dopo con una veloce manovra in contropiede Burgnich-Rivera-Riva-Rivera con apertura sulla destra verso Chinaglia che evita un suo avversario ma si allarga un po’ troppo e non può che calciare da posizione piuttosto angolata addosso a Shilton in uscita.

      La reazione dei britannici è rabbiosa, e Zoff al 16′ nega a Currie la soddisfazione del gol opponendosi a mani aperte con un gran volo alla staffilata dell’ala destra, sfuggita a Benetti. La partita ha una pausa, gli inglesi si accorgono che, con tutto il loro movimento, non ingannano la nostra difesa, la quale ha solo da soffrire un poco sui calci d’angolo. Per contro, i britannici sono in difficoltà, perché, costretti a stare « coperti » per timore del contropiede di Riva e Chinaglia. non possono attaccare in massa e non vedono come di consueto i difensori larghi sulle ali per proseguire le azioni.

      La pioggia fine ed irritante, iniziata a cadere poco prima dell’incontro, complica ulteriormente le manovre dei ventidue, che non hanno avuto tempo di cambiare i tacchetti e metterne di più adatti al terreno. Col passare dei minuti, gli azzurri si rinchiudono maggiormente nella loro metà campo, lasciando in avanti soltanto le due punte, a tratti solo Chinaglia, visto che Riva sulla sinistra arretra a sua volta. Al 27′, dopo un «buco» di McFarland, va via solo Chinaglia, ma è messo a terra da una botta di Moore. Si riportano in avanti i « bianchi » e su un lancio di Bell c’è una deviazione di Osgood che mette in azione Channon, il cui tiro basso e violento finisce a lato. Sulla successiva offensiva degli inglesi Burgnich porta via bene la palla sulla destra, ma è attaccato e colpito duramente da Osgood. Si vendica Spinosi su Clarke, poi la pressione inglese diventa a tratti ossessionante e su un attimo di incertezza della nostra difesa si inserisce Bell, che calcia con violenza rasoterra: la palla esce sulla destra di Zoff, passando fra le gambe di Burgnich. Insistono i bianchi, un errore di Benetti dà via libera a Currie, che stanga trasversalmente, a lato di poco sulla destra di Zoff. Gli inglesi concludono il primo tempo all’attacco, ma senza troppi danni per i nostri, peraltro costretti a salvarsi più volte in corner. Formazioni immutate e stesso andamento di gioco in apertura di ripresa. Partono gli inglesi a testa bassa, gli azzurri li “contrano” già al 2′ con una manovra Capello-Rivera, il cui cross è respinto alla meglio da Moore. Lo stesso Moore su centro di Benetti sfiora l’autogol, quindi si rovesciano di nuovo in avanti i bianchi e su traversone basso di Currie, Channon in scivolata soffia la palla a Zoff ma mette sul fondo.

      Spinti dal pubblico gli inglesi insistono, un centro di Madeley dalla destra obbliga Bellugi ad una affannosa ma comunque intelligente deviazione in angolo. Ancora sulla destra va via al 10′ Bell, e Benetti prima “cicca” l’intervento, poi rimedia in extremis con Zoff già in crisi. Si fanno vivi gli azzurri in contropiede: va via solo Chinaglia, cerca il fallo e lo ottiene, ma Riva sbaglia la botta su punizione. Adesso gli inglesi restano in piedi e i nostri scivolano sempre, nell’intervallo loro sono stati evidentemente più rapidi a sistemare le scarpette. La miglior situazione consente ai britannici di calciare a rete più volte prima del quarto d’ora, quando gli azzurri prendono coraggio, si affacciano con maggior decisione nella metà campo avversaria e al termine di una manovra Benetti–Chinaglia-Rivera-Riva il “bomber” azzurro, smarcato bene dall’ultimo tocco del milanista, calcia con forza obbligando Shilton a una difficile deviazione in angolo. Ancora Rivera sul successivo corner, Chinaglia colpisce con una deviazione di testa la parte superiore della traversa. Insistono gli azzurri e Rivera è platealmente “placcato” da Me Farland mentre sta proponendo a centrocampo una nuova manovra offensiva. Causio è poi costretto al fallo, al 24′ per fermare Currie sfuggito ancora una volta a Benetti. La punizione non ha esito, ben più pericolosa la successiva puntata di Hughes sulla cui botta dal limite Zoff è costretto ad una vera prodezza per impedire il gol. Vista l’inutilità degli sforzi delle punte, il c.t. Ramsey al 28 fa uscire Clarke e lo sostituisce con Kevin Hector, la punta del Derby I County.

      La situazione non migliora in quanto ad efficacia per i « bianchi », gli azzurri si rifanno vivi in contropiede alla mezz’ora con una manovra sulla destra al termine della quale Benetti centra per Chinaglia, la cui deviazione di testa, molto bella, impegna Shilton in una difficile parata. Dopo questa azione di alleggerimento, riprendono il comando del gioco i padroni di casa, l’assedio alla nostra porta diventa a tratti rabbioso, ma alcuni clamorosi errori di mira impediscono agli uomini di Ramsey di tradurre in gol i loro sforzi. Zoff è in difficoltà soltanto al 35′ su un centro spiovente dalla destra di Madeley, poi gli azzurri, per evitare ulteriori pericoli, spingono in avanti e al 42′, su contropiede, ottengono il gol della clamorosa vittoria. Si libera bene la difesa poggiando su Capello, il quale a centro campo controlla e appoggia verso Chinaglia. Il centravanti scatta bene, allarga leggermente per evitare l’intervento di Mc Farland, lo dribbla e poi stanga forte trasversalmente. Shilton si oppone come può, a mani aperte, al bolide, che rimbalza al limite dell’area del portiere, dove Capello, che ha seguito l’azione, lo aggancia e lo mette in rete con un tocco lieve, per finire un attimo dopo sotto il mucchio dei compagni festanti. E’ la punizione per un’Inghilterra che ha confermato di non saper tirare in porta con efficacia e che chiude il match all’attacco, calciando il diciottesimo ed inutile corner.

      • Probabilmente ho i ricordi di ukn altra partita che avevo associato a questa. Cerco di evitare Wikipedia per vedere se ho ancora buona memoria ma vedo che inizia ad incalzarmi l’Alzheimer, perciò chiedo venia.
        Comunque ne aveva già parlato in altro periodo Barone, sempre di questa partita del 73 con i suoi ricordi e la farina del suo sacco. Mi meraviglia che tu non abbia fatto lo stesso visto che la favella e la buona scrittura ti appartengono😉

        • Ricordo quella partita perché fu letteralmente uno spartiacque tra noi e la terra d’Albione, come suggerisce il precedente articolo.
          Che ho messo proprio perché “letteratura del calcio”.
          Ubi maior …

  8. La Juventus ha varato un aumento di capitale da 400 milioni di euro. Lo ha annunciato con un comunicato nel quale si ufficializza anche l’ingresso di Maurizio Arrivabene nei quadri societari con tutte le deleghe dell’area sportiva.
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    Si legge nel comunicato: «Il Consiglio di Amministrazione ha esaminato gli impatti derivanti dal protrarsi della pandemia da Covid-19 e aggiornato le relative stime. Rispetto alle previsioni del Piano di sviluppo per gli esercizi 2019/24, l’impatto economico complessivo degli effetti negativi diretti e indiretti della pandemia negli esercizi compresi tra il 2019/22 è stimabile attualmente in € 320 milioni. Il Consiglio di Amministrazione, ipotizzando di operare dalla stagione 2022/23 in assenza di impatti legati alla pandemia, ha confermato i principali obiettivi strategici del Piano di sviluppo. Al fine di tenere conto degli effetti di medio periodo, si renderà necessaria la revisione e l’estensione dello stesso Piano che poggerà le proprie basi sui citati obiettivi. A supporto della revisione del Piano di sviluppo dovuta alla pandemia, il Consiglio di Amministrazione ha definito le linee guida di un rafforzamento patrimoniale mediante aumento di capitale per massimi € 400 milioni».

    MERCATO – Insomma, l’aumento di capitale andrà a bilanciare i devastanti effetti della pandemia e rilanciare il piano che era stato steso in occasione dell’aumento di capitale del 2019. Il precedente era un piano di sviluppo commerciale e tecnico che si poneva come obiettivo di diffondere il marchio Juventus nel mondo e di mantenere un’alta competitività a livello sportivo. I due obiettivi rimangono immutati, ma il percorso, a questo punto, seguirà una strada leggermente diversa. Dal punto di vista strettamente sportivo, infatti, è difficile pensare che i 400 milioni di aumento di capitale possano cambiare in modo sostanziale le strategie di mercato per quest’estate. Nessuna follia, insomma, ma la linea dettata fin dall’inizio del nuovo corso: valorizzare la rosa attuale grazie al cambio di tecnico, aggiungendo alcune pedine necessarie. Ma è ovvio che un aumento di capitale di questa portata rende più solido il club e lo mette nelle condizioni di progettare nelle prossime stagioni sessioni di mercato più aggressive.

    ELKANN APPOGGIA – Nel comunicato si legge: «Exor ha espresso il proprio sostegno all’operazione e si è impegnata a sottoscrivere la quota di aumento di capitale di propria pertinenza, pari al 63,8%». Ovviamente la decisione di procedere con la ricapitalizzazione era stata discussa fra John Elkann e Andrea Agnelli che hanno concordato il piano di rilancio negli ultimi mesi. Da parte di Elkann c’è il massimo appoggio per la Juventus.

    ARRIVABENE – Nello stesso comunicato, infine, si ufficializza l’ingresso di Maurizio Arrivabene nell’organigramma con il ruolo di amministratore delegato con «tutte le deleghe e i relativi poteri per la gestione dell’Area Football». L’ex team principale della Ferrari verrà presentato domani in una conferenza stampa nella quale sarà presente anche Andrea Agnelli e che ufficializzerà il nuovo assetto dell’area, con Federico Cherubini nel ruolo più operativo nella gestione del mercato e della squadra, oltre che di Tognozzi, Manna e Storari che avranno nuovi ruoli in società.

    (Tuttosport)

  9. RONALDO OFFRESI

    Cristiano Ronaldo non rinnoverà, quasi certamente, il contratto in scadenza con la Juventus nel giugno del 2022, e sarebbe ancora indeciso se restare a Torino per un’ultima stagione o andare via con un anno di anticipo sulla scadenza dell’accordo con i bianconeri.

    Secondo quanto riportato da “Calciomercato.it”, a mancare, però, sarebbero i club effettivamente interessati all’asso portoghese classe 1985: Manchester United e PSG, infatti, non avrebbero ancora mosso passi concreti per CR7, e, all’orizzonte, non si vedono altre squadre sulle sue tracce. Nessuno, in pratica, sarebbe disposto a sobbarcarsi lo stipendio di Ronaldo, che, alla Juve, guadagna 31 milioni di euro a stagione.

    (TuttoJuve.com)

  10. La Germania si scaglia contro l’Uefa di Ceferin: “Comportamento irresponsabile”

    “Ho il sospetto che interessi commerciali prevalgano sulla protezione della salute”, l’accusa del ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer.

    Ritengo che il comportamento della Uefa sia assolutamente irresponsabile”. È il duro attacco del ministro dell’Interno tedesco, Horst Seehofer, interpellato sul pubblico sugli spalti di Wembley in occasione della finale degli Europei a Londra, in conferenza stampa a Berlino, accanto al ministro della Salute Jens Spahn. “Ho il sospetto – ha aggiunto – che ci sia un problema di tipo commerciale, e ragioni del genere non dovrebbero prevalere sulla protezione della salute. Posso solo fare appello all’organizzazione affinché riveda la sua posizione”.

    (Tuttosport)

  11. TUTTO A BUON PREZZO

    Lo sloveno Slavko Vincic è l’arbitro designato per dirigere Italia-Belgio, quarto di finale di Euro 2020, in programma venerdì 2 luglio a Monaco di Baviera (ore 21).
    Completano lo staff arbitrale in campo i connazionali Tomaz Klancnik e Andraz Kovacic.
    Quarto uomo l’argentino Rapallini.

    Vincic ha impressionato molto agli esordi anche se nelle ultime stagioni sembrava aver smarrito la strada.
    Colpa anche di una falsa accusa che lo vide coinvolto il 28 maggio 2020 quando, nel corso di un’indagine legata alla prostituzione, venne arrestato dalla polizia slovena mentre si trovava in un casolare a Bijeljina, in Bosnia Erzegovina, insieme a 9 donne e 25 uomini, nel corso di una operazione della polizia scattata per fermare un giro di prostituzione.
    Nel corso dell’operazione la polizia sequestrò cocaina e armi ed accusò Vincic di essere un cliente del giro di ragazze che faceva capo a Tijana Maksimovic, fermata mentre tentava illegalmente di attraversare il confine attraverso il fiume Drina in una barca con altre tre ragazze.

    L’arbitro sloveno fu rilasciato poco dopo e spiegò l’equivoco: “Ho accettato un invito a pranzo, il che è risultato essere il mio errore più grande.
    E me ne pento. Ero seduto al tavolo con la mia compagna, all’improvviso è arrivata la polizia ed è successo quel che è successo.
    Ma ero a quel casolare per pura casualità. Ho una mia azienda ed ero in Bosnia per una riunione di lavoro.
    Non ho nulla a che fare con le persone che sono state fermate e arrestate, nè io nè i miei soci commerciali.
    La polizia ci ha portato via, ci ha fatto alcune domande come testimoni e quando hanno visto che non conoscevamo gli accusati ci hanno lasciati andare”. Vincic in questo Europeo ha già arbitrato Spagna-Svezia e Svizzera-Turchia.

    Buon pomeriggio

  12. Andrea Agnelli sulle minacce della Uefa:

    “Abbiamo ricevuto con serenità la lettera della UEFA che ci ammette alla prossima Champions League. Da parte nostra c’è una volontà di dialogo per affrontare i problemi che sono alla base del calcio europeo, non abbiamo nessuna paura delle minacce che ci sono state rivolte. Confidiamo che la nostra azione legale porterà a dei risultati soddisfacenti”.

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