Archivio Autore: Alessandro Magno - Pagina 159

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Di Enzo Ricchiuti

 

Supercoppaitaliana in Cina.

Le riprese erano effettivamente troppo distanti. Per il resto va bene anche così: quella del 2013 in casa della Lazio fu una situazione ben più ridicola.

La vittoria della Juve. Mandzukic e Dybala

Mandzukic è un buon ripiego, credo che sia uno che va per le spicce ed effettivamente non mi ha mai impensierito. Neanche quando ha sbagliato e quello con la Lazio non è stato il primo errore clamoroso: il colpo di testa col Dortmund grida ancora vendetta. E’ il co-protagonista figo. Ricorda Yanez. Sbaglia pure, come faceva il primissimo Llorente, ma sappiamo tutti che con questo si risolve comunque. Dybala ? Un ottimo caratterino. Due piedi più veloci della luce e soffici della neve. La sbatte pure dentro all’occorrenza. Direi seconda punta come la volevamo dai tempi in cui speravamo in Giovinco. Non farà rimpiangere Vucinic. La vittoria ? Noi giochiamo 90 minuti, Pioli e tanti altri no.

La numero 10 a Pogba

La cosa più intelligente in un periodo in cui han trattato di tutto, persino Guarin. Pogba è la Juventus quest’anno, abbiamo un Re di colore e credo sia la prima volta. Di colore pare fosse pure Sant’Agostino che a Pogba avrebbe dato una sola maglia, la sua, il 10, e una sola istruzione tattica: ama e fa quel che vuoi.

Mandzukic – Dybala. Suona bene.

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Articolo di Alessandro Magno

 

 

Partiamo col dire che questa coppa non andava assolutamente giocata in Cina e che spero sia veramente l’ultima volta. Se fosse stata gioca in Corea del Nord gli organizzatori tutti, in primis il regista e i cameramen, sarebbero stati tutti immediatamente fucilati. Se questo era uno spot per lanciare il calcio in Cina bene penso che i Cinesi continueranno a giocare a baseball per molti e molti altri anni ancora. Campo indegno, regia al di sotto dell’indegno, tempo impraticabile per una partita di pallone ( credo che l’organizzazione potesse evitare di programmare la partita in un periodo di fine Estate notoriamente propizio di tifoni sulle coste Orientali). Replay smorzati, telecamere che si perdono le azioni, riprese a una distanza abissale che ho rimpianto le partite al Delle Alpi. Ho faticato immensamente a vedere tutta la partita e se non ci fosse stata la ”mia ” Juve avrei spento o cambiato canale immediatamente, tanto che era impossibile seguire una partita così. Altro che spot pro calcio.

Bene, detto questo veniamo alla partita. La Juventus ha iniziato a ritrmo veramente blando e pure se penso che fosse strategico per ”durare” tutta la partita , ha lasciato un poco troppo iniziativa alla Lazio, specialmente a Felipe Anderson. Seppure Buffon è stato inoperoso io credo si potesse fare meglio magari con un possesso palla migliore. Nel primo tempo mi sono piaciuti solo Pogba e Bonucci. La mossa di Coman titolare si è rivelata sostanzialmente sbagliata. Eccetto qualche guizzo sterile a inizio partita, il francesino si è andato subito spegnendo risultando molto negativo per se e soprattutto per il suo compagno di reparto Mandzukic con cui l’intesa praticamente non c’è stata per niente.

Nel secondo tempo complice forse ”la cazziata” dell’intervallo il centrocampo ha incominciato a macinare chilometri con Marchisio e Sturaro estremamente positivi e propositivi, un Barzagli che ha preso le misure e messo la museruola a Felipe Anderson e soprattutto un Dybala vivace e carismatico. Il tutto ha spostato enormemente gli equilibri dalla parte nostra. Ne ha tratto giovamento in primis Mandzukic che ha segnato un gol da centravanti vero e poco prima aveva avuto un occasione d’oro sprecata un po’ stupidamente e poi Dybala che ha messo il sigillo alla partita. Bonucci e Pogba hanno mantenuto lo standard eccellente del primo tempo per cui la partita si è trasformata in un bel monologo bianconero con la Lazio sparring partner. Il polpo veramente notevole, lanciamtissimo sempre piu’ verso quella leaderchip sul gruppo che pare gli altri gli concedano e riconoscano volentieri. La Lazio è rimasta fondamentalmente la stessa fra il primo e il secondo tempo non riuscendo in quel cambio di marcia che è riuscito invece alla Juve e che si è dimostrato fondamentale per la conquista del trofeo. Sono 50 trofei nazionali: 33 scudetti, 10 coppe Italia, 7 supercoppe non male davvero.

Non è stata una Juve eccezionale come è normale che sia in questo momento ma è stata una Juve caparbia e compatta, con un idea di vincere ben radicata dentro la testa di tutti e se qualcuno come Mandzukic ce l’ha di suo o l’ha imparata sui campi di mezza Europa, per qualcun altro tipo Dybala non era poi così scontata. I cazziatoni di Allegri per i due tunnel sbagliati gli faranno capire subito che la Juve non è una squadra dove si puo’ sbagliare a cuor leggero. Il ragazzo ha carisma e non ha paura di prendersi delle responsabilità. Ha già capito come funziona da noi e farà bene. Sono curioso di vedere chi batterà i rigori se lui o Manzukic o Pogba. In attesa che recuperi Morata dico che Manzukic Dybala suona bene. Lo vedremo molte volte nei tabellini delle partite alla voce marcatori. Magari non tante come Del Piero-Trezeguet , va be, ma questa è un altra storia.

JUVENTUS – LAZIO 2 a 0. LE PAGELLE.

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Di Silvio Mia

BUFFON 6 praticamente inoperoso. Viene impegnato a smanacciare un cross e un tiro centrale di Felipe Anderson. Bello il disimpegno con Bonucci che lo costringe a spingersi sulla fascia per poter far ripartire l’azione .

BARZAGLI 7,5 recupero quasi miracoloso che permette ad Allegri di affidarsi , in un momento in cui le posizioni in campo sono ancora da registrare, al modulo che la squadra conosce meglio il 3-5-2. Andrea gioca come sempre diventando invalicabile per tutti. Felipe Anderson più giovane e più veloce di lui , per riuscire a giocare qualche pallone valido deve cambiare fascia

CACERES 6 grande impegno e grande attenzione, ma ha due piedi che sovente litigano con il pallone. Un solo errore che da il là ad una ripartenza della Lazio, quando passando la palla dalla fascia verso il centro del campo , provoca una ripartenza dei biancoazzurri che per fortuna non crea pericoli . BONUCCI 7,5 è ormai il leader indiscusso della difesa. Allegri non fa mai a meno di lui che lo ripaga con prestazioni sempre molto convincenti. Quando , come oggi, la concentrazione lo assiste diventa quasi insuperabile e nel finale quasi si sostituisce a Buffon per rintuzzare uno degli ultimi sterili attacchi dei biancoazzurri.

LICHTSTEINER 6 parte bene , con la giusta determinazione e lucidità spingendo con efficacia sulla fascia destra. Qualche mancato rientro , specialmente nel primo tempo, mette in difficoltà la retroguardia che deve scalare verso il lato destro . Nel secondo tempo è più attento anche se, forse per stanchezza, spinge meno .

MARCHISIO 6 non è un regista, non ne ha le caratteristiche, il passo, la visione di gioco e la posizione. Gioca quasi nascosto facendosi notare solo in fase difensiva. Se Allegri riuscirà a ricreare una condizione che possa ridargli pericolosità con i suoi inserimenti la squadra guadagnerà un buon contributo in zona goal.

STURARO 6 bella l’azione che porta al primo goal della Juventus. Sturaro è un giocatore di grandi potenzialità, sa marcare, sa impostare, ma non riesce a trovare la posizione in campo e spesso lo vediamo vagare per il rettangolo di gioco a rincorrere disordinatamente e con grande dispendio di energie ,gli avversari.

POGBA 8 il migliore in campo. Aver chiesto ed ottenuto la maglia numero 10 , è segno di personalità e di voglia di diventare, come sta facendo, il leader di questa squadra. Dopo la partenza di Tevez, Vidal e Pirlo , il giocatore si sta prendendo la squadra sulle spalle facendo valere la sua tecnica, la sua forza fisica e la sua determinazione per ottenere il massimo risultato. Spettacolare il tiro che sfiora il palo e la capacità di servire a Dybala un pallone solo da spingere in rete.

EVRA 6 partita al minimo sindacale . Fa valere la propria esperienza che mette al servizio della squadra, ma non essendo ancora in condizione con intelligenza tiene la posizione bloccando le incursioni avversarie.

MANDZUKIC 6,5 corre e lotta facendosi valere sia sul piano fisico che tecnico. Spreca in apertura del secondo tempo un’occasione colossale, ma quando in area arriva il cross di Sturaro , sale in cielo e non dà scampo a Marchetti che altro non può fare che raccogliere il pallone in rete.

COMAN 5 inspiegabilmente in campo, ancora una volta delude le aspettative. Corre sulla fascia , ma non riesce mai a superare il diretto avversario e perde il pallone in tutti i contrasti. Probabilmente Allegri lo schiera per risparmiare Dybala per la parte finale della partita in cui entrando può far valere la propria freschezza.

DYBALA 7 entra al posto di Coman dopo un’ora di gioco e si vede subito la differenza ed il motivo della spesa fatta da Marotta per acquisire le sue prestazioni sportive. Senza strafare dà all’attacco bianconero la vivacità necessaria per sbloccare la partita. Segna il secondo goal con un pallone che Pogba gli serve su un piatto d’argento. Fa arrabbiare il Mister per alcuni palloni mal gestiti che finiscono nei piedi degli avversari , ma è un talento che si farà valere nella stagione che va ad iniziare.

PEREYRA e LLORENTE non giudicabili. Entrano nei minuti finali per spezzare il ritmo al tentativo di reazione della Lazio.

ALLEGRI 7 comincia la stagione un po’ tardi ed una preparazione spinta, ma sotto controllo, lo porta a dover fare a meno di Chiellini, Morata e Khedira per infortuni muscolari . Questi problemi fisici mettono sotto accusa lui ed il suo staff , per una gestione delle risorse che non sembra adeguata . Le prime uscite della Juventus sono deludenti , ma oggi , dimostrando intelligenza e buonsenso , mette in campo la squadra con il modulo che conosce meglio per dare tranquilla ai giocatori ed infatti la Lazio non si renderà mai pericolosa. Ora bisogna recuperare gli infortunati e capire quali giocatori la Società gli metterà a disposizione nelle prossime settimane per completare la rosa.

BANTI 7 partita tutto sommato tranquilla , in cui le uniche proteste arrivano dalla panchina della Lazio nella voce di Pioli. Nessuna contestazione e nessuna tensione in un incontro che per lunghi tratti è sembrato più un’amichevole che una finale di Supercoppa, ma un arbitro fa bene il suo dovere quando non lo si vede in campo. Bravo.

Juventus – Lazio 2-0 Supercoppa italiana. Sintesi.

http://www.dailymotion.com/video/x30vdol

SUPER COPPA ITALIANA JUVENTUS – LAZIO .

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Di Silvio Mia
Sabato 8 agosto si gioca a Shanghai la finale della Super Coppa Italiana. A contendersela la Juventus , vincitrice dello scudetto e della Coppa Italia della stagione 2014-2015 e Lazio che essendo stata l’antagonista nella finale della Coppa Nazionale ha acquisito il diritto di giocare questa partita. L’incontro , ancora una volta, si giocherà in terra asiatica , per motivi di cassetta e di promozione dei marchi. Il regolamento vorrebbe che questa gara si giocasse in casa della squadra con il tricolore sulla maglia, ma credo che ormai questa regola sia stata ampiamente disattesa. A Shanghai si affrontano due squadre che sono reduci , finora, da un precampionato disastroso . La Lazio ha perso tutte le partite amichevoli giocate , pur non avendo inserito nella formazione titolare nuovi acquisti rispetto alla stagione precedente, mentre la Juventus , che ha fissato la data del raduno precampionato il 20 luglio, ha fornito tre prestazioni indecifrabili , nella settimana che ha preceduto la partenza per la Cina , con Borussia, Lechia e O.Marsiglia , dovute ad un logico ritardo di preparazione e a un inserimento dei nuovi acquisti in virtù della perdita di tre punti cardine della squadra per qualità tecniche e di personalità rispondenti ai nomi di Vidal, Tevez e Pirlo. Per questi motivi la gara di sabato ha per me un pronostico indecifrabile , perché se è vero che la Juventus ha mantenuto lo zoccolo duro , che saprà dare le giuste motivazioni ai nuovi arrivati di fronte ad una gara che ha comunque la sua importanza, è anche vero che i bianconeri oltre a non annoverare più tra le proprie fila i tre succitati , ha perso per infortunio Chiellini , Khedira e sta cercando di recuperare Barzagli, anche se non credo che in ogni caso, se lo vedremo in campo, potrà essere al 100% . La Lazio , come ho già scritto , presenterà una formazione praticamente uguale allo scorso anno ,con al massimo l’inserimento dell’ ultimo acquisto Milinkovic-Savic che comunque credo molto difficile per le tempistiche di tesseramento ,per la locazione della partita così distante da Roma , dove sta facendo le rituali visite mediche e per un minimo di affiatamento con i nuovi compagni di squadra. L’incognita maggiore dei biancocelesti, consiste nel saper ritrovare il proprio gioco , dopo tutte le amichevoli perse che hanno sicuramente inciso negativamente sul morale dei giocatori. Credo che aldilà delle dichiarazioni di facciata, questa Coppa abbia un grande valore psicologico per entrambe le formazioni , perché la Lazio dovrà dimostrare di poter essere ancora competitiva , sui livelli dello scorso anno e pronta per i preliminari di Champions League che la aspettano nella seconda parte del mese di agosto e per la Juventus per due motivi. Il primo motivo ,perché un’ulteriore sconfitta che si generasse con una prestazione di qualità scadente come quelle delle amichevoli fin qui disputate , aumenterebbe il nervosismo e diminuirebbe la consapevolezza di poter essere ,almeno nel campionato italiano, ancora la squadra più forte , secondo motivo perché darebbe un impulso positivo alle avversarie che si sono rinforzate e stanno continuando a farlo , creando la convinzione che il gap esistente nelle scorse stagioni , sarebbe annullato o fortemente ridimensionato. Sabato dunque le prime verità , anche se quando il gioco si fa duro, i duri entrano in campo e noi abbiamo tutte le qualità per poterlo fare . Fino alla fine FORZA JUVENTUS

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di Enzo Ricchiuti

Il mercato della juve fino ad ora.

Le partenze di Tevez e Pirlo sono state compensate. La cessione di Vidal no. Adesso si sta in confusione ed è una cosa che si poteva evitare. Va preso semplicemente un tappabuchi per Khedira e dare le redini dellatrequarti a Paul Pogba. Il resto è perdita di tempo e fatica inutile.

Il mercato delle altre.

Bisogna vedere le condizioni fisiche di Dzeko e Jovetic sul medio periodo. Non ho visto arrivare fenomeni in difesa e molte avevano bisogno di questo.

Ibrahimovic ?

Il numero uno in Italia se arriva. Sarà una sfida stimolante batterlo di nuovo come nel 2012.

Mazola

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Articolo di Silvio Mia

 

A Josè Altafini da Piracicaba ,detto Mazola dai sostenitori brasiliani quando apparve sui campi di calcio del football bailado . La sua somiglianza lo fece accostare a Valentino Mazzola capitano del Grande Torino perito insieme alla sua squadra nella tragedia di Superga il 4 maggio 1949 . Il Torino era di ritorno da Lisbona dove aveva giocato , perdendo 4 a 3 , un incontro amichevole il giorno precedente. Questo incontro era stato organizzato in onore del capitano del Benfica Francisco Ferreira , amico di Valentino , il quale versava in condizioni economiche difficili. Per questo motivo l’incasso della partita fu devoluto al giocatore, un incasso cospicuo che si era potuto realizzare poiché il 3 maggio in Portogallo si festeggiava la scoperta del Brasile , per cui la giornata festiva aveva permesso la presenza del grande pubblico. Nel viaggio di ritorno l’aereo su cui erano saliti giocatori, staff tecnico e medico e giornalisti al seguito, si schiantò contro la Basilica data la visibilità nulla e l’altimetro dell’aereo pilotato del capitano Meroni che era impazzito, motivo per cui segnalava un altezza che non era quella reale. Premessa doverosa anche in ricordo di una compagine che è rimasta nel mito, a prescindere dalla squadra per cui si possa fare il tifo. Una squadra che riuscì tra l’altro a rimanere imbattuta tra le mura di casa del campo Filadelfia dal 1943,fino alla tragedia che pose fine alla loro vita sportiva e terrena. Altafini giocò nel Milan dal quale fu ceduto al Napoli dopo alcune dichiarazioni di Gipo Viani , allenatore rossonero, il quale accusandolo di scarsa combattività in campo lo definì “coniglio” . A Napoli Altafini fece coppia con un altro grande sudamericano che aveva fatto le fortune della Juventus a cavallo degli anni cinquanta-sessanta a cui il sergente di ferro Heriberto Herrera ,in arte HH2 per distinguerlo dall’Herrera interista, precursore del calcio totale fatto di tanto lavoro e di tanta corsa, volle rinunciare per la scarsa attitudine ad allenarsi dell’atleta .

Il giocatore di cui sto parlando è l’argentino Enrique Omar Sivori di cui posso sicuramente affermare, senza paura di essere smentito, che Maradona ne ricalcò le gesta tecniche circa vent’anni dopo nella stessa squadra. Con Altafini formò una coppia che mandò in delirio i tifosi partenopei portando il Napoli ad un passo dallo scudetto. In merito al trasferimento dal Milan al Napoli ,correva voce che nel contratto di cessione agli azzurri , ci fosse una clausola imposta dal Milan nella quale si diceva che il giocatore non avrebbe potuto essere ceduto alla Juventus prima che fossero passati sette anni . A testimonianza di ciò che scrivo , sette sono gli anni che passarono dalla cessione al Napoli ed al conseguente arrivo a Torino , dove con Dino Zoff approdò per giocare il campionato 1972-1973. Se facciamo due conti tutto torna . Altafini raggiunse Napoli nella stagione 1965-1966. Se la matematica non è un’opinione ed avete voglia di contare ecco la conferma. Boniperti acquista Josè detto poi Giuseppe , quando il giocatore ha già la carta d’identità fortemente ingiallita e la sua età segna 34 anni. L’acquisto è motivato dal fatto che l’esperienza e la classe del brasiliano dovranno servire per far rifiatare i titolari Bettega e Anastasi , ma in realtà alla fine i tre si spartiranno quasi equamente le partite, perché Altafini si dimostrerà ancora talmente valido da risultare a fine campionato con 23 partite giocate il capocannoniere della Juventus con 9 reti. Di quell’anno voglio ricordare il suo esordio alla quarta giornata , si giocava Juventus-Milan. L’esordio fu dettato da un inizio molto deludente di Causio che probabilmente dopo l’annata precedente in cui aveva contribuito con efficacia alla vittoria dello scudetto , si era , come si è soliti dire in questi casi, un po’ montato la testa. Vycpalek , da buon padre, per fargli capire che per riuscire ad emergere non bisogna mai perdere l’umiltà , lo relegò in panchina in un incontro la cui importanza era chiara dal blasone delle due società, lanciando nella mischia Altafini. La prima partita del vecchio Josè durò un tempo, prestazione molto deludente, con i tifosi che cominciavano a chiedersi l’utilità dell’acquisto di un giocatore avviato verso il viale del tramonto. Quell’incontro invece servì al Barone Franco Causio a capire che l’atteggiamento vincente non è fatto di spocchia e di presunzione . Il giocatore sfoderando una prestazione maiuscola contribuì prima a far pareggiare le sorti dell’incontro, che il Milan aveva sbloccato nel primo tempo con una rete di Bigon ,con un cross che Billy Salvadore , capitano indomito , finalizzò in rete e poi segnando lui stesso la rete del vantaggio juventino. Per dovere di cronaca il Milan pareggiò un minuto dopo con un colpo di testa di Rivera, che trasformò in rete un cross di Golin fissando sul 2 a 2 il risultato finale della partita.

Il suo primo goal in maglia bianconera , ho avuto l’onore di vederlo dal vivo allo Stadio Comunale. Si giocava Juventus-Fiorentina, io ero in Curva Filadelfia e la Juventus aveva chiuso il primo tempo in svantaggio 0 a 1 per una rete segnata da Saltutti quando l’orologio stava compiendo il suo ultimo giro. Nel secondo tempo ,dopo il pareggio di Haller che aveva battuto il portiere viola con un tiro sotto l’incrocio dei pali, Altafini , che era subentrato a Cuccureddu da cinque minuti , girando di testa un cross proveniente dalla fascia destra diede la vittoria alla Juventus in un pomeriggio dal cielo grigio e piovigginoso , classico del mese di dicembre in quel di Torino . Un altro episodio che ricordo di quell’anno fu la semifinale di Coppa Campioni in cui la Juventus era chiamata ad affrontare a Torino nell’incontro di andata gli inglesi del Derby Country. Partita che si preannunciava difficile , anche se in trasferta le squadre inglesi perdevano molto in fatto di aggressività , cosa che invece in casa era la loro prerogativa. A quei tempi non essendoci tutta la mescolanza di giocatori che vediamo oggi sui campi di calcio ,che ha portato a cancellare le caratteristiche di gioco che ogni nazione aveva sviluppato , andando a giocare le Coppe Europee e le competizioni oltre Oceano ,si potevano ammirare le diverse scuole di gioco . Per esempio andando in Inghilterra si sapeva che si veniva aggrediti con un gioco maschio , molto muscolare che si sviluppava prevalentemente sulle fasce. Nei paesi sudamericani c’era un gioco più compassato dovuto alla tecnica dei giocatori , nei paesi dell’est le squadre si esprimevano con un gioco a ragnatela , molto lento , ma molto efficace e la scuola italiana era famosa per il suo gioco di rimessa fatto di ripartenze , allora si chiamava contropiede, che l’Inter di Helenio Herrera aveva così ben interpretato vincendo tutto in campo Nazionale e Internazionale. Torniamo alla partita contro il Derby Country, perché nei giorni che la precedettero lo stopper inglese , Mc Farland dichiarò che avrebbe marcato il vecchietto Altafini senza problemi . Alla fine invece di problemi Altafini ne creò molti al giovane presuntuoso stopper d’oltremanica , segnò due reti e il giovane uscì dal campo fra le lacrime. La partita finì 3 a 1 per la Juventus con la terza rete, seconda per ordine di marcatura, di Causio , che riportò la Juventus in vantaggio dopo il pareggio degli inglesi realizzato dal giocatore più dotato tecnicamente , il trequartista Hector. Una curiosità di questa partita , che essendo un incontro di Coppa avrebbe dovuto giocarsi la sera e invece si giocò di pomeriggio perché il nuovo impianto di illuminazione dello Stadio Comunale non era ancora pronto.

La Juventus pareggiando in Inghilterra dove tal Hector sbagliò un rigore e si fece notare più per le inusuali per l’epoca, scarpette bianche che per la sua efficacia in campo, si qualificò per la finale di Belgrado dove venne sconfitta dal Grande Ajax degli anni settanta per una rete realizzata dopo tre minuti di gioco da Johnny Rep . L’ultimo episodio che voglio citare , di questo straordinario fuoriclasse, riguarda una questione di cuore . Si giocava Juventus – Napoli venticinquesima giornata del campionato 1974-1975. In quella stagione i partenopei erano in corsa per la conquista dello scudetto e si presentarono a Torino con due punti di svantaggio dalla Juventus. Al vantaggio bianconero siglato da Causio , aveva risposto il capitano degli azzurri , il mitico Antonio Juliano, Totonno per tutti ,centrocampista , napoletano verace e capitano di lungo corso. Quando ormai sembrava che i giochi per la conquista dello scudetto dovessero prolungarsi per le successive quattro giornate ancora da disputare , a due minuti dal termine della partita, da un’azione di calcio d’angolo di Causio e sull’uscita a vuoto di Carmignani , la palla arrivava a Cuccureddu il quale sferrava un tiro che colpiva il palo alla destra del portiere del Napoli , Altafini con l’istinto ed il fiuto del goal che lo contraddistingueva da sempre , con un tocco di punta ribadì in rete e quella risultò essere la segnatura decisiva per la vittoria di quel campionato.

Da questo momento il vecchio Josè per i tifosi napoletani divenne “core ‘ngrato”. Alla fine nonostante due sconfitte, la prima a Napoli 2 a 6 e la seconda quella succitata di Torino, il Napoli arriverà secondo a due punti dalla Juventus. Voglio ancora fare una postilla sulla partita di andata che il Napoli perse largamente davanti al pubblico di casa. Il Napoli dell’allenatore brasiliano Luis Vinicio quell’anno era disposto a zona , una tattica che prevedeva il sistema del fuorigioco sistematico sugli attacchi avversari. La Juventus aveva fatto le prove di tale disposizione in campo avversario il mercoledì precedente in Coppa UEFA , giocando contro gli inventori di tale tattica di gioco , ad Amsterdam con i lancieri dell’ Ajax. La Juventus aveva perso 2 a 1 , ma in virtù della vittoria della partita di andata a Torino per 1 a 0 aveva passato il turno. Trovandosi davanti ad una squadra che era agli inizi della pratica di questa tattica di gioco , i giocatori della Juventus andarono a nozze travolgendo i partenopei che da quel momento attuarono un sistema difensivo meno spregiudicato. Altafini alla fine della carriera totalizzò 216 reti in serie A , dietro all’irraggiungibile Silvio Piola che con 290 reti comanda la classifica , a Francesco Totti che essendo ancora in attività potrà ancora incrementare il suo score che è di 243 reti , a Nordahl con 225 ed a pari merito con Peppino Meazza .

Quattro dicembre 1994…nasce una stella

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Articolo di Silvio Mia

 

Stadio Delle Alpi di Torino. E’ in programma la dodicesima giornata del girone di andata e si gioca Juventus-Fiorentina. La Juventus è all’anno zero. Dopo nove anni all’asciutto di vittorie in campionato , vuole riprendersi la vetta della classifica ed il tricolore , per ricominciare un ciclo di trionfi come quello che ha contrassegnato l’epoca del Presidente Giampiero Boniperti , passata attraverso gli allenatori Armando Picchi/Cestmir Vickpalek , Carletto Parola e Giovanni Trapattoni , quest’ultimo protagonista di un decennio in cui arriva sul tetto del mondo vincendo la Coppa Intercontinentale a Tokio contro gli argentini dell’ Argentinos Junior , battuti ai calci di rigore dopo che nei 120’ di gioco il risultato è stato 2 a 2. Gran protagonista di quella sequenza di calci di rigore il nostro portiere Stefano Tacconi ,che neutralizzandone due permette a Le Roi Michel Platini di realizzare il tiro decisivo dal dischetto . La Juventus nel 1994 è passata in mano a Umberto Agnelli . Il ritorno del Dottore al comando della Società , porta a un cambio della sua struttura tecnica ed amministrativa. Nei ruoli dirigenziali tre persone che faranno epoca e che voglio ricordare per i loro meriti sportivi, visto che altre situazioni risultano controverse ed ancora in via di definizione sull’effettivo grado di colpevolezza ancora tutto da dimostrare.

Sto parlando di Antonio Giraudo Amministratore Delegato, Luciano Moggi Direttore Generale , che sono stati coinvolti in quello che si è definito lo scandalo di calciopoli e Roberto Bettega preposto a curare i compiti di rappresentanza e di immagine nelle riunioni con le Società più rappresentative in seno a UEFA e FIFA . Formeranno la cosiddetta Triade che verrà smembrata nell’estate 2006 prima dalla nostra nuova dirigenza con a capo John Elkann, che ne prende le distanze ancor prima che cominci il processo , poi dai fatti in un’estate da incubo per la Juventus. In panchina arriva dal Napoli Marcello Lippi, un allenatore reduce da un’ottima stagione ,che seppur travagliata per i problemi societari dei partenopei, saprà condurre in porto con fermezza e capacità. La stagione della Juventus comincia in maniera contradditoria , con risultati altalenanti. Lippi sta cercando di dare una mentalità vincente e quella determinazione che in campo serve a non mollare mai per raggiungere l’obiettivo prefissato , ma non è facile riuscire nell’ intento , nonostante le capacità di strizzacervelli che dimostrerà negli anni a seguire nella Juventus ed in Nazionale questo allenatore . Il punto più basso di questo inizio di stagione si registra a Foggia dove i bianconeri vengono sconfitti 2 a 0. Dopo aver perso il derby alla nona giornata , attenzione perché è l’ultimo derby perso prima di quello di quest’anno quando ricorreva il ventennio senza vittorie granata , la Juventus vince in casa contro la Reggiana ed in trasferta a Padova. Alla dodicesima arriva la Fiorentina , acerrima nemica , divisa da una rivalità storica che spesso trapassa il buon senso portando gli accadimenti molto oltre la decenza del tifo ; questo vale per entrambe le tifoserie. La Juventus è priva del suo capitano , Roberto Baggio, uno degli elementi della discordia che corre sull’asse Torino-Firenze. Al suo posto gioca Alessandro Del Piero, un giovane acquistato da un paio d’anni dal Padova che fa le sue prime apparizioni in prima squadra dopo aver primeggiato con la squadra Primavera.

Quando ho visto per la prima volta Alex , sono rimasto un po’ basito , perché avevo letto che la Juventus aveva acquistato un giocatore simile a Van Basten , centroavanti olandese del Milan , quindi pensavo di vedere un marcantonio tipo l’olandese e vedendo , al confronto, una sua miniatura la cosa mi lascia perplesso. Perplessità che ben presto Alex ha fatto sparire dai miei pensieri , con le sue giocate da Campione . Arrivati io e il mio amico in ritardo allo Stadio, quando le squadre stavano già facendo il loro ingresso in campo, mi ricordo che a fatica siamo riusciti a trovare posto nelle gradinate , perché la Curva era piena al limite della capienza. La partita si dimostra difficile e combattuta fin dall’inizio e nonostante la Juventus giochi bene , la Fiorentina , sfruttando due micidiali ripartenze riesce a segnare due goal con Baiano e Carbone . Ricordo anche un episodio controverso in area viola , in quanto il portiere Toldo andando in presa alta su un cross proveniente dalla fascia destra dell’attacco bianconero, probabilmente si porta il pallone oltre la linea bianca , che però né l’arbitro, né l’assistente riescono a valutare . Alla fine del primo tempo si va negli spogliatoi con il risultato di Juventus-Fiorentina 0 a 2 , che per quanto visto in campo non rispecchia la realtà , poiché la Fiorentina è stata brava a sfruttare le uniche occasioni avute , a fronte di una bella Juventus che è però risultata molto imprecisa sebbene abbia , come si suol dire, fatto la partita .Get New Authentic cheap wholesale jerseys Online. Quando le squadre iniziano il secondo tempo, la Juventus man mano che i minuti passano aumenta la sua pressione , costringendo i viola a rimanere rintanati nella propria metà campo o peggio ancora in area di rigore. A cavallo della mezz’ora uno scatenato Capitan Vialli segna le due reti che riportano il risultato in parità e proprio per evidenziare la capacità e la forza di questo giocatore di trascinare e prendere, come suol dirsi, la squadra sulle spalle, dopo aver segnato il goal del pareggio , prende il pallone dalla porta e incitando i suoi compagni a rientrare nella metà campo juventina per permettere la ripresa del gioco, mette il pallone sul dischetto di centrocampo, facendo capire ai viola che il peggio doveva ancora concretizzarsi. Il peggio per la Fiorentina, si concretizza a tre minuti dal termine , quando il terzino sinistro Orlando , che è ricordato in bianconero per quest’unica azione, vedendo Del Piero scattare in avanti a dettare il passaggio, effettua un lancio.

Il lancio non è di per se un granchè , in quanto un giocatore normale avrebbe cercato di stopparlo, magari senza riuscirci , e sicuramente non avrebbe creato pericolo. Il fuoriclasse, il genio , si vede nei momenti in cui la giocata pare impossibile , Alex con una torsione del busto , colpendo la palla con un mezzo esterno destro , dà alla stessa una parabola che supera Toldo e si infila imparabilmente sotto la traversa dando alla Juventus il terzo goal , quello della vittoria e a tutti la sensazione di aver visto ,oltre a un goal spettacolare , la nascita di un campione che della Juventus fa la Storia appropriandosi di tutti i record personali e vincendo tutto quello che c’è da vincere , compreso purtroppo un campionato di serie B. Lo Stadio esplode , io mi ritrovo ebbro di gioia in un posto totalmente diverso da quello che avevo occupato , abbracciato a persone che non conosco , ma con le quali condivido la gioia di ciò che i nostri occhi hanno visto. La Juventus finalmente è tornata a comandare e quell’anno , oltre che al campionato , vince anche la Coppa Italia e apre un ciclo dove , come già con Trapattoni, sa arrivare ancora a Tokio sul tetto del Mondo , battendo ancora degli argentini , il River Plate , con un goal di…..ALESSANDRO DEL PIERO.

 

ricchiuti132 Speciale Ciclismo.

Di Enzo Ricchiuti

So che sei un appassionato di ciclismo quindi dato che parlare di amichevoli estive non mi entusiasma e che si è appena concluso il Tour de France facciamo un ricchiuti SPECIALE CICLISMO.

Negli ultimi anni credo si siano distinti particolarmente 4 corridori (correggimi se mi sbaglio), i primi due sono Wiggins e Froome. Parlami di questi due pregi e difetti.

Wiggins è perfetto. Stile, postura, pedalata: non si potrebbe desiderare di meglio. In più ha anche gran capacità di leadership. Ci sono capitani che riescono a non farsi tradire mai, neanche nei casi estremi: alla Vuelta del 2011, Froome avrebbe potuto mollarlo e vincere e invece no. Il difetto di Wiggins ? Come tutte le regine ha bisogno di una corte intera. Comunque è fuori dai giochi, non sciupasse il vestitino. Froome era chiaramente un fenomeno da gregario e s’è confermato tale da protagonista. Ha il mulinello, cioè quella pedalata un po’ da cartone animato che somiglia al lavoro dei mulini. Quando l’aziona è finita per chiunque. Pure perché lo usa quando fisiologicamente subentra la stanchezza, al termine di salite lunghe, col sole a picco e la gente che ti alita in faccia. Per chi come me lo ha scoperto prima della massa non ha solo quello, anzi prima non lo usava. Ha un gran fisico sgraziato e una generosità non di quelle patetiche da “passami la borraccia”. Di quelle non disgiunte alla forza vera. Difetti, se qualcuno lo affrontasse con la tattica forse lo batterebbe. Ci sono solo due che possono: uno è radiato, Armstrong, l’altro è vecchio, Contador.

Gli altri due sono a mio parere Contador e Nibali li ho messi divisi perchè so che del primo sei tifosissimo mentre il secondo non lo apprezzi particolarmente eppure ha vinto una vuelta un Tour e un Giro d’Italia insomma roba che è riuscita a pochi ed ha collezzionato moltissimi piazzamenti e vittorie di tappe. Mi parli di entrambi del tuo tifare per Contador e del tuo poco apprezzamento per Nibali?

Contador resterà per sempre nella memoria storica del ciclismo perché ha talento, unicità e una gran testa. Chiunque vorrebbe rivederlo su Youtube mentre danza. La sua bellezza è diversa dalla perfezione formale di Wiggins. Contador non è il ciclista perfetto, è arte pura. Si potrebbe citare per lui Melanie Griffith di “Una donna in carriera”: un corpo per il peccato. Ed ha una mente per gli affari su due ruote. Trovatemi un altro che sia così razionale e al contempo coraggioso. Prendete Fuente De, Vuelta 2012. Contador al rientro dopo la squalifica ormai ha perso il Giro. Sta vincendo il suo connazionale Rodriguez, altro cocchetto di mamma come Nibali, una specie di tengo famiglias bravo a scalare i murini come le formiche. Non c’è più molto da fare. Accendo la tv, stiamo dormendo tutti. Ci fosse Nibali si piangerebbe al destino infame tra squilli di tromba, frittate di maccheroni e giustificazioni. Ma c’è Contador, non l’uomo qualunque. Scatta a km e km di distanza. All’improvviso. Sembra una follia. Invece vince tutto. I cronisti a fare ooh. Trovatemi un altro che a 33 anni decide di voler provare a fare doppietta Giro d’Italia-Tour de France. Vince il primo, praticamente senza squadra e in una occasione andando a riprendere da solo l’Astana che ha ben due leader. Per Nibali avrebbero portato in processione Santa Rosalia e messo su i dischi di Villa, Claudio e Pancho. Invece per Contador niente, è tutto normale. Ed è giusto così. Perché Contador è un campione. Nibali, no. Hanno provato a stroncargli vita e carriera ad Alberto Contador. Gli han tolto a tavolino un Giro d’Italia 2011 che l’Etna lo saluta ancora, Alberto. Eppure non ce l’hanno fatta. Contador che oramai è vecchio invecchia vincendo insieme a noi. Nibali è un mediomen senza grandezze. Per anni s’è piazzato solo, poi ha vinto qualcosa ma non lascerà tracce se non una rassegna stampa cospicua e le lacrime degli italiani all’estero. Ho visto di meglio, c’è stato di meglio ma c’è molta gente che non vuole aspettare e grida al campione per la qualunque. Ha preparato benché sia più giovane di Contador solo una corsa, il Tour. Ed ha fallito. E’ arrivato quarto recuperando l’ultima settimana quando distaccato quasi a doppia cifra in parte non se lo cagava più nessuno. Ma a leggere i giornali pare abbia vinto lui. Perciò non cresce, come tutti i cocchi belli. Ora ha l’occasione di riscattarsi al Giro di Spagna: lì avrà la concorrenza interna di un altro italiano, Aru. Nibali è il favorito, è più esperto, l’ha vinta già la Vuelta: ha tutto da perdere e questo non essendo lui un gran tattico potrebbe costargli la solita umiliazione del “vincitore morale”.

I tre ciclisti migliori di tutti i tempi e perchè.

Dovessi fare la classifica in assoluto, Coppi, Merckx, probabilmente Anquetil. Gente completa, in grado di fare tutto e farlo bene. O almeno di farlo tutto suo. Meglio la classifica sulla scorta di quelli che ho visto io: Armstrong, Pantani, Contador. Armstrong è tuttora imbattibile, non era un ciclista, era il padrone della corsa. Pantani, inutile commentare. Contador è stato l’unico a mettere in difficoltà Armstrong. Del doping si occupano film, libri e giudici istruttori. Sul doping la penso come Michele Ferrari, il medico di Moser e Armstrong: è solo una convenzione. Il corpo umano è più complicato di così.

I tre ciclisti Italiani migliori di tutti i tempi e perchè.

Di tutti i tempi, Coppi e Bartali e i soliti nomi. Dei miei, quelli dalla metà dei ’70, Moser. Veloce, cattivo. La crono di Verona dell’84 è uno dei momenti più alti del ciclismo ai limiti che piace a me. Savoldelli, oggi lo ricordano pochi ma discese così ai limiti del codice penale se ne vedono raramente. Nibali che in discesa è bravo per farne una alla Savoldelli, senza frenare e basandosi solo sulla capacità di tagliare al punto giusto, stava deragliando ultimamente portandosi dietro pure quello che lo seguiva. Pantani, chiaramente. Altri, di ciclisti italiani me ne sono piaciuti tanti.

Pantani dove si colloca.

Dicevano dei Rolling Stones, non è un gruppo, è un modo di vivere. Penso che di Pantani si possa dire altrettanto. Un modo strano di soffrire, la sofferenza non come limite ma come turbo, la capacità di essere talento purissimo e al contempo amatissimo e tutto questo talento e amore vissuto non come fine ma come contorno. Come insalata ininfluente al ristorante dove si sedevano lui, la montagna, la gara. Pantani entrava nel cuore, era lui a trainare noi stampa compresa e avendo dimestichezza col cuore ha smesso di voler bene. Ha smesso, basta. Non c’è consolazione nell’arrivare secondi, non c’è fanfara che compensi non aver vinto, non c’è spazio per le coccole e i pat pat perché non si corre per essere apprezzati comunque: questa la grande lezione di Marco Pantani. Dopo il Tour del 2000 con un paio di mezze imprese, un altro si sarebbe ricaricato, ci avrebbe campato alla grande. Lui no, pensava solo a quello che non aveva avuto. Non aveva il cinismo di ripartire e adeguarsi, lui voleva le sue corse indietro e gli avanzi no. Voleva quando cercò in quel 2000 francese di far saltare tutto, “e invece sono saltato io”, terremotare il sistema. King Kong che si prende la fanciulla corsa e se la porta. Non ci riuscì, la dissenteria lo fermò. Dissero che era merda, invece gli si era sciolto il cuore. Cagò la sua vita e quel che ne era rimasto, Marco Pantani Tour del 2000. Pronunciò il suo guai ai vinti, se lo pronunciò addosso. Io ero in vacanza, guardavo tutto da una di quelle tv da campeggio, piccole. Troppo piccola per un dramma così grande. Oggi coi quarti posti tagliano nastri, rimorchiano briciole, prenotano fuffe. Pantani non è una bella storia, è una vita fallita in diretta. Non faremo più i guardoni tanto facilmente, oggi sono solo impiegati del catasto.

Tre nomi di ciclisti di cui sentiremo sicuramente parlare e di cui almeno uno diverrà un grandissimo.

Anni fa dissi Sagan e Froome. Ci ho preso. Oggi dico Bardet. E Aru. Mi piacciono entrambi. Non credo siano completi come Contador, non sembrano dei geni. Almeno andassero a schiantarsi anziché spegnersi tra facce e medaglie di bronzo.

 

Divin Codino.

Cat

 

Articolo di Silvio Mia.

 

 

Diciotto maggio 1990. La Fiorentina annuncia il trasferimento di Roberto Baggio alla Juventus. A Firenze scoppia il finimondo, con i tifosi gigliati che contestano la Società nella persona del Conte Flavio Pontello azionista di maggioranza e Presidente della Viola, reo di aver ceduto il loro Campione e per giunta all’ odiata Juventus. Era un accordo siglato da tempo , di cui si diceva , si sapeva, ma nessuno voleva confermare. A tal proposito ricordo un’intervista del Natale 1989, in cui Silvio Berlusconi Presidente spendaccione del Milan , che avrebbe fatto carte false per avere Baggio nelle fila della sua squadra, dire che lui su quell’affare non avrebbe potuto , anche volendo, fare nulla perché era già stato definito. Per quanto ne so , tale affermazione scaturiva dal fatto che l’accordo Agnelli-Pontello era di natura commerciale, che esulava dai soliti accordi con pagamenti in contanti o a parziale contropartita con scambi di giocatori. I Pontello erano dei costruttori realizzatori di opere pubbliche, di autostrade e pare che il prezzo del giocatore sia stato pagato con delle forniture di macchinari e attrezzi per le attività che venivano svolte dai proprietari della Fiorentina e che quindi non ci potevano essere ripensamenti , né da parte dei dirigenti, né tantomeno rifiuti del giocatore , che probabilmente pur sapendo dello stato delle cose , continuò a dire che non avrebbe abbandonato la maglia viola , quando sapeva benissimo dell’impossibilità che la cosa potesse concretizzarsi. Il giocatore voleva con questo continuo rifiuto far capire ai tifosi che la scelta della sua cessione non era dettata dalla sua volontà. Visto che si temeva che i tifosi reagissero , come poi in effetti è stato, in maniera violenta , si tardò l’annuncio fino all’ultimo giorno utile di mercato riservato ai giocatori della Nazionale che da li a poco sarebbero stati protagonisti nel Campionato Mondiale del 1990 che si disputava in Italia.

Il resto si sa , Baggio arrivò alla Juventus in un anno in cui le prospettive erano ottime , anche in virtù degli acquisti fatti e dei molti soldi spesi, ma la guida tecnica individuata in un altro santone della zona che era riuscito a portare il Bologna in serie A con un gioco spettacolare, Maifredi ,fallì miseramente e con lui il progetto societario che aveva portato alla sostituzione di Zoff , vincitore della Coppa Italia e della Coppa UEFA nella stagione precedente , con l’allenatore bresciano e di Boniperti che era al comando della Juventus dal luglio 1971, con Montezemolo. Alla fine di quella stagione con la Juventus settima in campionato e fuori dalle Coppe Europee dopo 27 anni di partecipazione consecutiva , per rimettere in sesto una nave che, nonostante fosse composta da giocatori di ottima qualità, era affondata , vennero richiamati dalla lungimiranza dell’Avvocato che seppe ammettere i propri errori, Boniperti e Trapattoni. Non voglio ricordare avvenimenti che hanno caratterizzato l’esperienza del giocatore in maglia bianconera, tipo il rifiuto di calciare il rigore a Firenze, la sciarpa viola raccolta ecc. perché fanno parte di atteggiamenti su cui tutti noi abbiamo un nostro parere che non cambiano e non spostano una virgola della grandezza di questo Campione. Voglio dire che , secondo il mio parere, Baggio è stato per me un giocatore unico , il miglior numero 10 che i miei occhi abbiano visto con la maglia della Juventus, tanto che nella classifica per ruoli che ho inserito nel libro da me scritto “La mia Juve….” dove racconto circa 50 anni di ricordi legati alla mia squadra del cuore, Baggio e Sivori dividono la prima posizione ,davanti a Del Piero , Boniperti e Platini. Divin Codino era in possesso di una tecnica e di giocate da vero funambolo a cui solo il Grande Omar Sivori può essere avvicinato.

Il mio è un giudizio prettamente tecnico , di quello che ho visto sul campo, perché Del Piero e Boniperti oltre ad essere anche loro due fuoriclasse hanno segnato la loro vita con una juventinità che non è pari a nessuno , due miti che rimarranno per sempre nei nostri cuori. Baggio aveva delle giocate in cui sembrava imprendibile, ha realizzato reti superando difese intere ed è riuscito ad incantare i tifosi di ogni squadra in cui ha militato. Da solo ha portato in finale la Nazionale Italiana, nei mondiali disputati in USA nel 1994 , realizzando reti con giocate da fuoriclasse e per un soffio , nei mondiali francesi del 1998, un suo tiro nella parte finale dell’incontro , non elimina la Francia dalla competizione che i transalpini vinceranno poi battendo il Brasile 3 a 0 a Parigi. Nei Campionati Mondiali del 1990 il dualismo con Vialli lo fece giocare titolare poche partite , ma segnò una rete strepitosa contro la Cecoslovacchia partendo da metà campo e dribblando gli avversari come fossero birilli . Nell’incontro di semifinale contro l’Argentina entrando a pochi minuti dalla fine non riuscì a dare la vittoria all’Italia , nella partita in cui Vicini C.T. azzurro sbagliò tutte le scelte. Ricordo di lui le due partite contro il PSG di George Weah nel 1993 ,che segnò il vantaggio dei parigini a Torino, dove realizzò due reti nell’incontro di andata che permisero alla Juventus di rimontare il goal dei francesi . Dopo aver pareggiato le sorti dell’incontro diede la vittoria ai bianconeri realizzando la sua seconda rete in una sua specialità , il calcio di punizione, con un tiro perfetto nel sette della porta dei francesi allo scadere dell’ incontro . Con la sua rete a Parigi qualificò la Juventus alla finale della Coppa UEFA , che vinse battendo nelle due partite conclusive il Borussia Dortmund 3 a 1 in Germania, con una sua doppietta e una rete di Dino Baggio e 3 a 0 a Torino con doppietta di Dino Baggio e rete fortunosa nata da un rimpallo di Moller . Questa vittoria concluse il lavoro di ricostruzione di Boniperti e Trapattoni dalle macerie lasciate da Maifredi e Montezemolo. Di questo giocatore, voglio ricordare quella che per me forse è la rete più bella che gli ho visto fare. La rete l’ho vista dal vivo allo Stadio delle Alpi in un Juventus-Brescia del primo aprile 2001. Il Divino giocava nelle fila del Brescia di Carletto Mazzone, folcloristico allenatore romano.

La Juventus conduceva 1 a 0 per merito di una rete di Zambrotta segnata nel primo tempo e la partita stava volgendo ai titoli di coda. Al minuto 86 un lancio di un giocatore che noi conosciamo benissimo, visto che ci ha deliziato negli ultimi quattro anni con le sue giocate, Andrea Pirlo ,verso l’area juventina raggiungeva il giocatore che aveva dettato il passaggio che non poteva essere che Roberto Baggio. Correndo il fantasista bresciano sembrava non vedere la palla, ma piuttosto sentire il suo arrivo sul suo piede destro, che appena a contatto con la sfera di cuoio, la ammaestrò mettendola a terra e proseguendo il movimento riuscì ad evitare il portiere juventino, il disastroso Van der Sar, a depositare in rete , segnando il goal del pareggio che probabilmente cancellò le ultime speranze di rimonta della Juventus verso il titolo tricolore che verrà vinto dalla Roma. Un bel pesce d’ aprile !!! Per finire mi sento di dire che Baggio non amò , secondo il mio parere, mai particolarmente la maglia della Juventus e non fu mai amato completamente dalla tifoseria juventina. Io forse ero un caso a parte , ho amato questo fuoriclasse che non avrei mai voluto vedere con altra maglia se non con la nostra. Il suo sostituto mi ha ripagato della scelta che venne fatta . Il giocatore a cui mi riferisco è Del Piero ,che dal campionato 1995-1996 diventerà proprietario della maglia numero 10 della Juventus onorandola come meglio non avrebbe potuto fare , fino al campionato 2011-2012, anno in cui si concluse dopo 19 anni la sua carriera di giocatore della Juventus. Baggio è stato quando giocava, ma lo è ancora adesso , un personaggio schivo, forse scomodo , padrone dei suoi sentimenti e dei suoi comportamenti ,ma coerente anche a costo di risultare inviso ai più . Una persona fuori dagli schemi , tant’è che smessi gli scarpini , invece di continuare ad essere protagonista nelle opportunità che le televisioni offrono oggi agli ex giocatori, si è ritirato nella sua casa nel vicentino senza troppo clamore, dividendo la sua vita al massimo con delle battute di caccia in Argentina dove è proprietario di una fazenda. A testimonianza di ciò che dico sul suo modo di essere è l’abbandono da responsabile del settore tecnico delle FIGC , per divergenze sul modo intendere il lavoro. Un fuoriclasse in campo e fuori..

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