Archivio Autore: eldavidinho94 - Pagina 10

Nel segno della continuità.

Nel segno della continuità.

La corsa impossibile della Juve al quarto posto riparte (anzi, continua…) sotto i primi caldi di inizio estate. Piuttosto anticipatari, se vorremmo, vista la primavera appena iniziata. All’ora di pranzo, Juve e Genoa si daranno battaglia sull’erba dell’Olimpico di Torino. L’avversario, il Genoa di Ballardini, è tutto dire: quest’anno la squadra non ha fatto parlare di sé né in bene né in male a dimostrazione dell’annata disputata non sotto i riflettori, senza infamia e senza lode (anche se sono più i rimpianti che i complimenti visto il blasone del Grifone, abituato in altre epoche a lottare sempre con la Juve, sul campo, per qualche obiettivo importante) e con la sola voglia di non sfigurare in quel di Torino al cospetto della Signora. Parola (di retorica?) di Ballardini che in conferenza assicura che la propria squadra non è già in vacanza e darà comunque del filo da torcere ai bianconeri, vogliosi (si spera) di voler continuare in questo filotto di partite vittoriose il più a lungo possibile. Tenendo presente che quest’anno il massimo di vittorie consecutive è stato due, è palese che il passo verso il raggiungimento di questo obiettivo è relativamente breve. Il Genoa è una compagine che contro i bianconeri ha sempre espresso sul campo quella grinta in più tipica di chi porta rancore e rimorso verso Madama. I giocatori bianconeri, visti non solo dal Genoa come degli acerrimi nemici da sconfiggere, non devono assolutamente prendere sotto gamba incontri insidiosi come questo e dimostrare di essere di una caratura tecnica superiore e mentalmente più tranquilli e preparati, privi dell’arroganza e dell’acredine che porta solo annebbiamenti alla vista. Negli ultimi anni, tranne che all’andata nella quale, sempre nel lunch match, abbiamo vinto con due gol di scarto e senza subirne alcuno, a Marassi abbiamo avuto soltanto botte. Nel vero senso della parola e dei dolori. Come dimenticare quel 2-2 che lo scorso anno vide annullati alla Juve ben 3 gol?

In settimana abbiamo continuato a sentire voci di mercato su vari giocatori bianconeri, da Melo ad Amauri, dai 14 ‘epurati’ di Tuttosport sino al ‘solito’ Neymar, da Rolando a Montolivo passando per Rossi e Vucinic. Indubbiamente, in assenza di partite importanti per la classifica e svuotate di tanto significato e fascino, il mercato è un ottimo passatempo. E così, via alle danze dei nomi! Contro qualsiasi legge che impone silenzio e cautela nel trattare prima o oltre l’apertura ufficiale del mercato. Prudenza che servirebbe soprattutto per strappare alla concorrenza qualche buon giocatore. Lo stesso fatto che ad arbitrare domani a Torino sia stato designato un certo Guida dice molto sul valore che assuma questa partita per i risvolti del campionato. Marotta ed Elkann se ne sono accorti e difatti il primo si è lasciato andare domenica scorsa dopo il match contro la Roma, ad una vera e propria supplica nei confronti dei tifosi bianconeri, pregandoli ed incitandoli a sostenere la squadra, in casa ed in trasferta, sino all’ultimo, chiaramente, sperando ancora nel raggiungimento del quarto posto: una pezza a colori più che un obiettivo. Il secondo, invece, ha ribadito la fiducia posta qualche mese fa in Andrea Agnelli nel tentativo di ricompattare l’ambiente, non destabilizzarlo e cavalcando l’onda che ha portato la Juve a vincere contro Brescia e Roma con i gol dei tre  giocatori intorno ai quali verte il destino della Juventus: Matri, Krasic e Del Piero. Contro il 4-4-2 di Ballardini (che dovrebbe poter recuperare Palacio, unico spiraglio di luce in questa squadra) Del Neri dovrebbe tornare al 4-4-1 mascherato con Krasic a supporto di Matri, pronto a diventare un 4-2-3-1 con Melo e Aquilani davanti alla difesa e Pepe e Marchisio a supporto dell’attacco, modulo più difensivo del 4-3-3 che tanto bene ha fatto contro la Roma. Una curiosità direttamente dai campi è che F.Melo si è reso protagonista nella partitella di giovedì di un gran gol ‘alla Del Piero’. Buon per noi. In porta sarà riconfermato Storari, resosi protagonista in questa settimana di avvicinamento al match con alcune dichiarazioni al limite del sopportabile per un campione del mondo come Buffon, il quale ha tentato di recuperare sia dallo stato febbrile nel quale è caduto domenica mattina, sia dal leggero dolore alla schiena che lo ha attanagliato durante la settimana e che ha fatto pensare ad una ricaduta del problema avuto (ed operato) l’anno per erniectomia per ernia discale – lombare, con tanto di conseguenze, parole e smentite anche sul mercato (il riferimento è alla visita che Martina ha fatto a Marotta in settimana). Dopo lo screzio (creato ad arte più dai giornali che dai due portieri, adulti e vaccinati), Buffon e Storari si sono parlati realmente ma alla fine (dell’anno) le conclusioni le tireranno Marotta&Co. Puntare sul nuovo (neanche tanto nuovo) che avanza, ovvero Storari, o sull’usato sicuro che tanto ci ha fatto sognare in questo anni, anche in serie B? Del Neri, in conferenza, è stato chiaro: tutti giustamente si sentono titolari ma giocherà ancora Storari e Buffon non è ancora recuperato. Le gerarchie, comunque, ci sono e restano, quindi vanno rispettate! In attacco giocherà sicuramente, come perno centrale, Alessandro Matri, vero trascinatore della squadra e giocatore che sa fare reparto da solo.

E tra una lamentela e l’altra di Galliani per le esternazioni di favoritismo di Prandelli per il Napoli, il calcio italiano si appresta a vivere un’altra domenica di spettacolo. Restando sempre in “tema-Napoli”, la stoccata di Mazzarri, direttamente dal ‘Chiambretti Night’, a Marotta, potrebbe imbastire trattative e retroscena piccanti. Intanto vinciamo questa ennesima finale.

Roma – Juve 0-2: tutti a casa!

Una rondine non fa una primavera ma dopo la vittoria ottenuta contro il Brescia domenica scorsa ne è arrivata un’altra, a catena (WOW!), all’Olimpico di Roma contro la squadra locale. La sensazione non è sicuramente quella di aver dominato ma, perlomeno, quella di esser riusciti a portare a casa il risultato dopo aver disputato una partita tutto sommato tranquilla. Nel primo tempo la Juve è partita con il piglio giusto ma, essendo l’intento quello di difendersi ordinati e poi ripartire, la partita l’ha fatta la Roma con il suo solito possesso palla molto continuato, imperterrito e quasi privo di affondi. Nostante le intenzioni iniziali, però, la Roma non ha disdetto alcuni tiri in porta molto molto pericolosi durante i primi 45 minuti. Gli affondi di (in ordine) Vucinic, Totti e De Rossi sono stati tutti sventati, con prontezza, da uno svelto e sveglio Storari chiamato a sostituire Buffon febbricitante (chi ci crede?) a poche ore dall’inizio del match. Una Juve che non ti aspetti applica una buona transizione offensiva e gioca una bella partita anche in difesa. Delneri accantona il tanto caro 4-4-2, passa al 4-3-3 ma solo a parole. Contro questa Roma, intelligentemente a partita in corso, passa all’albero di Natale, forse un po’ fuori stagione visto che ci avviamo alle feste pasquali ma comunque efficace. Alla sostanza di Pepe, utile anche in posizione centrale a sostegno (per il supporto ci ha pensato Melo) di Aquilani e Marchisio mezzali, le corse di Krasic nelle praterie della Roma sono state il vero toccasana. A dimostrazione della lentezza della squadra di Montella, con la testa rivolta all’americano Di Benedetto, futuro prossimo. E intanto nel presente attuale, più che mai presente, Matri raddoppia in contropiede, servito da Grosso vero assist-man della serata. Infatti in precedenza è stato proprio l’ex campione del mondo a servire a Krasic sul piatto d’argento l’assist per il gol del vantaggio, nato da una bella azione corale, costruita nella nostra area su riconquista della palla e portata sino in area avversaria con giusto criterio ed equilibrio. La differenza, da questa Juve che non ti aspetti, l’hanno fatta proprio l’equilibrio tattico, spesso cercato e mai trovato in questa stagione ed il criterio con il quale si è deciso di attaccare la Roma (senza affanno ma con la consapevolezza che, se si gioca bene e concentrati, il gol arriva). L’impronta di Delneri al match è stata quella giusta.

È stata la vittoria dei ragazzi che, privi di capitan Delpiero, leader Giorgio Chiellini e bandiera Gigi Buffon hanno tirato fuori la grinta necessaria per aggirare l’ostacolo e dimostrare che si può e si deve anche senza di loro. Sarebbe riduttivo dire che l’atteggiamento è stato propositivo, tipico di chi non ha più nulla da perdere ma solo da dimostrare che la realtà non è quella che è ma quella che sembra e che sarebbe dovuta essere. I ragazzi sono stati pazienti nel cercare il gol e calmi nel gestire la palla. Nei limiti e senza rimurginare già i vecchi tempi, queste parole si possono pronunciare.

È stata la vittoria, in particolar modo, di quel Marco Storari che intende far capire a tutti che non vuole fare il vice di nessuno. Non ha il carattere per farlo. Ed ecco che qui si apre la diatriba dei portieri: da soli non possono sbrigarsela, starà alla società ed ai tifosi decidere chi tra i due deve rimanere. Quando una ex grande squadra si ritrova a dover ricominciare (quasi) da zero, si va incontro anche a queste rivolte, giustissime. I tempi dei ‘titolari indiscutibili’ sono lontani…

È stata anche la vittoria di Delneri, seguito ancora dalla squadra (ed è già un’impresa) che ha saputo cambiare in corsa e sorprendere Montella. L’esperienza paga.

È stata la vittoria dei tifosi che sono accorsi all’Olimpico in grande quantità ed invitano gli avversari ad andare a casa, per la quarta volta di fila dopo lo scandalo di Calciopoli. A Roma i più forti siamo ancora noi e dettiamo legge. Rallegrarsi è lecito e giusto ma esagerare è patetico dal momento che questa squadra è capace, nella prossima gara, di sciupare ancora una volta ciò che di buono si ri-costruisce ad ogni santa ed immacolata partita.

Raccontavo qualche giorno fa che le ultime spiagge della Juve sono finite e mi domandavo, quindi, questa partita cosa fosse realmente. Beh, io credo che sia stata uno stimolo per concludere decentemente la stagione. Orgoglio e dignità (sì, sempre loro) sono due parole che pesano come un macigno ma sono spesso pronunciate a sproposito da tanti, troppi addetti ai lavori. Non ho la presunzione di dirvi cosa stiano a significare realmente ma so solo che, nelle difficoltà, sono come due leggi: vanno rispettate e difese più che in altre occasioni.

Sono troppe le ultime spiagge della Juve: questa partita allora cos’è?

Sono troppe le ultime spiagge della Juve: questa partita allora cos’è?

Roma – Juve è arrivata. Dopo due settimane di stop, causa impegni della Nazionale, domenica sera all’Olimpico si affronteranno per la 31esima Giornata del campionato due squadre che si conoscono molto bene e che negli ultimi anni hanno spesso incrociato i loro destini. La Roma, dopo un campionato vissuto al vertice (quello passato) a contendere all’Inter il titolo, non è riuscita a riconfermarsi in questa stagione, ha abbandonato Ranieri per chiamare alla guida della squadra un suo ex giocatore, quel Montella tanto amato dai tifosi, situazione vissuta qualche mese fa anche dalla nostra Signora. Con poco gioco ma con uno spogliatoio almeno apparentemente “unito” e galvanizzata dal cambio di proprietà tutto a targhe statunitensi, cercherà di consolidare il sesto posto a -4 dalla Lazio quinta ed a +5 da noi settimi. Situazione diversa, invece, per la Juve. Con i soliti detti “ultima spiaggia” e “non possiamo più fallire” continuamente aleggianti nella bocca di tutti e con la paura di compiere un altro passo falso ci si appresta ad affrontare questa trasferta senza mezza squadra infortunata ma, soprattutto, senza due colonne fondamentali come Chiellini e Del Piero. È evidente che il problema dei troppi infortuni non si sia risolto neanche con l’uscita anticipata da coppe europee e nazionali dal momento che Chiellini, nell’unico impegno infrasettimanale da due mesi a questa parte, ne avrà per 30 giorni dopo aver preso parte all’amichevole disputata dalla nazionale a Kiev (contro l’Ucraina squadra locale).

Inutile dirlo, conteranno molto le motivazioni sia del tecnico che della squadra. Motivazioni difficili da trovare visto l’obiettvo minimo (direi, ai minimi storici) di cercar di agguantare almeno la Roma e con sé quell’EL ormai abituè degli ultimi due anni. Difficile anche capire se il problema è di testa, di fisico o di quadratura di squadra. Puntualmente ogni anno, dopo la pausa natalizia (o dopo le vittorie contro l’Inter, per dovere di cronaca) si ripresenta questo problema: la squadra brucia tutto ciò che di buono ha fatto nella prima parte di stagione.

Sotto l’aspetto tattico, quest’anno, la Juve ha disputato una buonissima gara all’andata, pareggiando 1-1 a Torino e sperimentando i movimenti senza palla di Quagliarella, Iaquinta e Aquilani (l’ex!) oltre alla sorpresa Sorensen (che, ricorderete, esordì in quella gara). In quel di Torino si riuscì a contenere una Roma che basava il proprio gioco sul possesso di palla e sul palleggio e la squadra capitolina di Ranieri rimase impallata per quasi tutto il match. La seconda gara disputata dalle due squadre è stata quella del turno di Coppa Italia, vinta per 2 reti a 0 dalla squadra gestita ancora da Ranieri, sempre a Torino. La Juve di quella sera fu troppo brutta per esser vera e uscì sconfitta e denigrata da due gol di pregevole fattura di Vucinic e Taddei. Probabilmente, tornando al discorso delle motivazioni, in quella partita mancarono lo stimolo e la grinta per andare avanti in Coppa. Obiettivo dichiarato ad inizio stagione ma mai veramente desiderato. Basta parlare di ultima spiaggia, basta con i proclami, basta con il fare le vittime: inutile cercare il colpevole. Un po’ di dignità. Sperando in un sussulto di Aquilani ed aggrappandoci alla regola che l’ex fa sempre una partita sopra le righe per orgoglio. Quello, almeno, lo abbiamo ancora?

Buffon – Del Piero – Neymar(…e Piazon?): gli uni escludono gli altri?

Buffon – Del Piero – Neymar(…e Piazon?): gli uni escludono gli altri?

Da quando la Juventus non vince più i discorsi sulla Signora cadono inevitabilmente sul mercato come se l’acquisto di un giocatore potesse cambiare le sorti della squadra. Naturalmente, l’acquisto di un campione frutterebbe maggiori vittorie sul campo e punti in classifica ma l’innesto di un solo giocatore di livello potrebbe anche causare il problema contrario ovvero l’involuzione dello stesso. Scottata dal caso Diego, la società quest’anno ha deciso di sfoltire la rosa di giocatori d’esperienza ma non più stimolati da questa situazione come Camo, Cannavaro e Trez più altri addii per rinfoltirla con 11 nuovi acquisti (metà squadra praticamente) giovane, fresca e pimpante. Disgraziatamente, anche questa formula quest’anno sta deludendo le aspettative dei tifosi che si ritrovano una squadra ai minimi storici e fuori da tutte le competizioni europee. Questa situazione ha ripercussioni anche sul mercato e sulle strategie che appaiono molto confusionarie e poco chiare: ad ogni sessione si ripresentano le grane Del Piero – Buffon e si fanno i nomi di giovani giocatori dalle qualità tecnico-tattiche eccezionali. Del Piero e Buffon oltre a rappresentare un problema per la società sono motivo di discussione anche per il tifo bianconero: un parte ritiene che senza di loro si potrebbe ricostruire una squadra migliore partendo da zero, altri sostengono che proprio loro devono essere il perno della rifondazione. È il caso di Del Piero che proprio nell’ultima partita disputata dalla Juventus ha tolto le castagne dal fuoco segnando il gol vittoria. Probabilmente alla società, nel caso di Del Piero, ha dato fastidio il fatto che il capitano abbia manifestato tutta la voglia di continuare con il bianconero addosso annunciando di esser pronto a firmare IN BIANCO ovvero alle condizioni poste dalla società, spiazzando la stessa sulle strategie che impongono domanda e offerta. Per Buffon fanno discutere i continui accostamenti a squadre inglesi, i dubbi del portierone e le conferme del suo agente, molto molto influente sulle decisioni del numero uno della Nazionale. Il benvenuto di Blanc all’imprenditore Di Benedetto poi, nuovo proprietario della Roma, funge da campanello d’allarme per i continui ‘occhiolini’ tra la Roma e Buffon di cui leggiamo sui giornali. Una domanda legittima che si pone chi scrive riguarda, però, la società e non i giocatori in questione: quali sono le reali strategie di mercato della società? Infatti la società che tentenna sui loro rinnovi è la stessa che balbetta di fronte ad occasioni di mercato come Lucas Piazon e Neymar, due giovani brasiliani di sicuro avvenire: è questo il dilemma! Soprattutto il primo, seguito per molti mesi, è stato mollato di fronte all’offerta del Chelsea di poco più alta di quella bianconera: 7, 5 milioni di euro sono ‘bastati’ per spazzare via la concorrenza della Juventus mentre il secondo pare irraggiungibile vista l’enorme concorrenza internazionale. In questo modo, rimarrebbe un sogno ed i tifosi bianconeri non vogliono abituarsi a sognare invano dopo la scottante notizia del passaggio di Dzeko dal Wolfsburg, società tedesca, al M.City degli sceicchi: un sogno rincorso per tutta l’estate e tutta la fase di mercato invernale ma mai realizzatosi. Insomma, questo cos’è: un mercato al ribasso? E ci si mette anche la grana Tiago…

Chi semina vento raccoglie tempesta.

È stato un martedì di fuoco nell’aula 216 del Tribunale di Napoli dove si è tenuta l’ennesima udienza del processo penale riguardante Calciopoli. Nella IX Sezione, finalmente sono stati sentiti Zamparini, l’ex arbitro Nucini dichiaratosi il ‘cavallo di Troia dell’Inter’ e Gianfelice Facchetti, figlio del defunto Giacinto. Nell’udienza di due settimane fa, i testi Monti, Corbelli, Minotti e Baraldi, chiamati dall’accusa, non si sono rivelati affatto utili. In precedenza, anche i testi dei PM (Dal Cin, Zeman, Varriale, Sanipoli) si sono rivelati dei fallimenti. Non è stata la stessa cosa in questa udienza dove i tre testimoni principali, tanto invocati sia dall’accusa che dalla difesa (ovviamente per motivi diversi) hanno praticamente messo una pietra tombale su questo processo penale ed ‘aiutato’, paradossalmente, il procuratore federale Palazzi che il prossimo 31 Marzo ascolterà Moratti nell’inchiesta su ‘Calciopoli 2’ e potrà usufruire dell’interrogatorio di Nucini. All’accusa non resta altro che la chance della ricusazione del presidente del collegio giudicante Teresa Casoria chiesta per la seconda volta (già nel 2009 non ottenuta) in modo da allungare il processo e far cadere tutto in prescrizione. Tal questione si risolverà venerdì 25 marzo e sarà vagliata dalla Corte d’Appello. Come ha detto (giustamente) l’avv. Massimo Zampini in uno dei suoi interventi: “Credo sia l’unico processo in Italia in cui l’imputato sogna una sentenza e un pubblico ministero sogna la prescrizione”. Danilo Nucini è stato il vero protagonista, autore di una chiacchierata che rimarrà negli annali per i toni utilizzati ma soprattutto per le cose dette. Già nei precedenti episodi di questa farsa è riuscito a smentirsi più volte, contraddicendosi e contraddicendo tutti e tutto. Ne è un esempio la risposta data alla Casoria sul colloquio con il PM di Milano Bocassini. A precisa domanda: ”Perché quando è andato dalla Boccassini non ha parlato di tutto?” Ha risposto: ”Per pudore della morte di Facchetti.” Peccato per lui che le date non corrispondano, l’incontro con la Boccassini è del 2003 mentre Facchetti è morto nel 2006. Contraddizione pura. L’interrogatorio di Nucini è poi continuato su questa linea e la Casoria ha chiesto, incuriosita, cosa si dissero realmente la Boccassini e Nucini, in quel colloquio alla Procura di Milano nell’autunno del 2003,Nucini ha dichiarato di aver parlato di calcio. La volta precedente però confessò di aver discusso col PM milanese delle confidenze fatte a Facchetti e non semplicemente di calcio. E’ la volta degli avvocati della difesa , Nucini, visibilmente irritato dalle domande scomode alle quali deve rispondere a più riprese alza i toni della voce contro l’avv. Prioreschi ( avvocato di Moggi) che incalza nelle domande, riceve il rimprovero della Casoria e l’avvertenza a contenersi e ad assumere un comportamento più consono. Nucini urla a Prioreschi : ”STA CALMO!” La Presidente Casoria lo riprende: “Non si permetta!”, è il turno dell’Avv.sa Silvia Morescanti (avvocato di Bergamo) che cerca di continuare con il suo interrogatorio: “Sono state fatte 25 domande sul punto e lei mi ha detto: ‘Magari me lo ricordassi”, e qui  arriviamo alle comiche. Nucini, forse in tema con il periodo di festeggiamenti per l’Unità d’Italia prova a fare lo spiritoso: “Allora, facciamo così: la scheda me l’ha data Marconi e a Torino c’era Garibaldi.” Patetico. Non può non intervenire nuovamente la Presidente Casoria: “Nucini, Lei si sta squalificando come teste, tutto ciò verrà registrato.”. Continua l’interrogatorio di Nucini ma si hanno solo risposte non attinenti e contraddittorie si chiude. In udienza c’è spazio anche per Gianfelice Facchetti, figlio del defunto Giacinto ma la sua testimonianza (che si è basata sul famoso ‘Memoriale’ tanto invocato dall’accusa)non è migliore di quella di Nucini e la Casoria si lascia sfuggire: “Non dovevamo fare alcuna domanda a questo teste, sta riferendo fatti riferiti da altri”. E liquida il famoso memoriale: “Ha un valore probatorio molto scarso“. Infine, tira in mezzo Moratti e inguaia Galliani. Cioè, tutto ciò che la Gazzetta dello Sport e l’accusa non avrebbero voluto sentir uscire dalla sua bocca. Inoltre non dobbiamo dimenticare che nel periodo in cui Nucini intratteneva rapporti con Facchetti ha arbitrato l’Inter per ben 5 volte, una media al di sopra delle consuete 2 o 3 partite che ogni arbitro, di solito, conduceva con la stessa squadra in campo. Tornando alla Gazzetta, è emblematico come il giornale più diffuso d’Italia abbia stampato in prima pagina, all’epoca dei fatti, titoli già eloquenti quasi a dimostrare che verità fu. Indimenticabili i vari  “Ecco come truccavamo i sorteggi degli arbitri”, “Juve così non si può” degli anni pre Calciopoli. E ancora: “Se la madre di tutte le intercettazioni è sterile…” con titoli provocatori di Fabio Monti. “Calciopoli, il giallo delle telefonate” felici di dire che non corrispondevano, ma i giornalisti della Gazzetta (Palombo e Monti in primis, poi vengono gli inviati Galdi e Piccioni) non sapevano che questa non corrispondenza era tutta ai danni dell’accusa? Nessuno ricorda le intercettazioni di schede svizzere (utilizzate proprio per non essere intercettati) scovate dall’avvocatessa Morescanti nelle quali Moratti diceva di pedinare arbitri, assistenti e dirigenti, in possesso già dell’ufficio indagini della FIGC dell’allora regnante Borrelli ma mai messe a disposizione degli atti processuali? Tutto questo dietro le quinte della Pirelli. Per terminare, tanto per non lasciar nulla al caso, si potrebbe pensare che l’interrogatorio di Zamparini sia stato l’unico a favore dell’accusa. In teoria è vero perché il presidente del Palermo non ha fatto altro che confermare che Moggi era molto influente sulle scelte degli arbitri tanto da citare un episodio della parte finale della stagione 2003/04 (non oggetto di indagini), col suo Palermo in testa in Serie B, a poche domeniche dalla fine. In pratica Moggi fece sorteggiare (e non designare) per un match molto complicato l’allora miglior arbitro della Serie B, a detta di molti, tal signor Rizzoli ma la valenza della chiamata che fece Moggi in presenza di Zamparini non è confermata neanche dallo stesso presidente rosanero che non ricorda a quando risaliva l’incontro, a quando risaliva la telefonata di Moggi (dopo o prima il sorteggio?), non sa se ci fu il sorteggio! Ha battuto Gianfelice nello scarso valore probatorio della sua dichiarazione… . Poi rilascia una dichiarazione spontanea l’altro ex designatore arbitri, Gigi Pairetto, che fa chiarezza sull’argomento dicendo che ci fu sorteggio (e non designazione), e non fu fatto nemmeno dai “cupolari” Bergamo e Pairetto, bensì dall’ “uomo loro” (cit.) Manfredi Martino, colui che aveva notato qualcosa d’irregolare nel sorteggio delle palline, altro capo d’accusa caduto vanamente poiché le prove sono inesistenti. Che altro ci resta? Ah si, la leggenda metropolitana su Paparesta rinchiuso nello spogliatoio di Reggio in quel famoso 6 Novembre 2004 e la favola della non intercettabilità delle schede svizzere. Per fortuna il perito De Falco ha fatto scuola.Insomma, tanti ‘se’ e tanti ‘ma’ in questa udienza, poche certezze. La fase dibattimenta­le del processo di Napoli volge al termine: il 19 aprile prossi­mo il deposito delle trascrizio­ni e – se non interverrà la ricu­sazione – si passa alla discus­sione dei pm e degli avvocati. Il tempo stringe. Incomprensibile anche il silenzio della procura federale sull’esposto della società bianconera. E attendiamo risposte anche da qui.

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