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Nordsjaelland-Juve per la svolta.

di eldavidinho

Contro il Napoli, una serata in cui la forma fisica non era delle migliori, la Juve ha cercato di giocare sui punti forti del Napoli, ha tenuto un baricentro basso per limitare i loro pericolosissimi contropiedi, ha pressato il loro terzetto difensivo e cercato di allargare spesso il gioco. Con un Giovinco ispirato, un Vidal opaco, un Quagliarella abulico, un Lichtsteiner assente ingiustificato ed una squadra, in generale, apparsa sottotono in virtù di una tattica molto attendista. Il Napoli si chiude, non lesina qualche colpo proibito e aspetta l’occasione buona per colpire in contropiede. Al di là dell’ equilibrio e del controllo della partita di cui Mazzarri tanto si vanta, gli unici ad aver davvero dimostrato la volontà di giocare e di vincere, siamo stati noi. Ed i cambi lo dimostrano: tutti indispensabili, il mantra di Conte è entrato nella testa di tutti. Caceres e Pogba, i meno attesi, entrano in campo e in due minuti chiudono la pratica Napoli. Senza Buffon e senza Vucinic, la storia è la stessa da 47 partite con lo Juventus Stadium a cantare O’Surdato Nnamurato. Forse gli aggettivi per descrivere questo capolavoro stanno realmente finendo essendo andato in scena ieri l’apoteosi dello spirito di squadra di questa creatura, capace di stupire sempre e di uscirne sempre vincente.

13 tiri effettuati con i 3 della squadra di Mazzarri, 6-2 il computo di quelli nello specchio della porta, 58,8% di pericolosità contro lo sterile 27,3% ospite. Più equilibrio negli altri dati della sfida. Napoli avanti nel numero di palle giocate e nel possesso palla (54% a 46%). Una leggera supremazia territoriale che, anche per la grande attenzione di tutta la fase difensiva bianconera, non ha quasi mai prodotto pericoli per la porta di Storari, praticamente inoperoso.

Per la cronaca i napoletani dicono che il primo gol sia irregolare perchè c’era punizione e non calcio d’angolo. Damato, poco imparziale, ha lasciato che i giocatori napoletani colpissero sulle nostre gambe per 90 minuti e i colpi presi nel primo tempo da Barzagli, Bonucci e Chiellini dimostrano quale fosse la tattica di Mazzarri in fase d’ attacco. Un arbitraggio a dir poco inglese. Il resoconto dei gialli finali, 3 a 2 per noi (Cavani, Campagnaro, Vidal, Chiellini, Barzagli) ci penalizza dato che non ci si capacita della fedina penale di Inler rimasta immacolata(escludendo il tuffo simulato nel 1T). Intanto, due volte allo Juventus Stadium, 5 gol subiti e 0 fatti dal Napoli. Per noi già 13 marcatori stagionali in 11 partite e 47 da imbattuti. Da quando siamo passati al 352 (2T di Juve-Inter): 17 vittorie in 19 gare (pari con Lecce e Fiorentina): 43 gol fatti e 7 subiti. L’anno scorso dopo 11 giornate (recuperi inclusi) avevamo 21 punti. Ora 22 in 8 giornate. La Juventus ha dunque 6 punti in più rispetto ad un anno fa dopo 8 partite di Serie A. Sempre per dovere di cronaca, solo la Banda Bassotti della Figc e il giornalismo nostrano poteva pensare ad un #tunnelnellojuventusstadium (hashtag lanciata su Twitter) dato che prima del match, la società Napoli ha chiamato la Figc per assicurarsi che Conte non potesse comunicare in alcun modo con lo spogliatoio e, conseguenza di ciò, la Figc ha mandato due ispettori federali a setacciare i tunnel dello Juventus Stadium. Sembrerebbe una cosa comica e invece è tutto vero. Porprio come vi avevo già anticipato, purtroppo, Juve Napoli è partita che si gioca soprattutto fuori dal campo e, oltre a questo episodio, i tifosi napoletani non si sono di certo smentiti: nonostante l’accogliente Curva Ospiti, i napoletani hanno sfasciato i bagni, lanciato biglie in campo, danneggiato gravemente i seggiolini, staccato il coprifilo di una porta, impiastricciato i muri con scritte varie. Un tifoso napoletano è stato arrestato per lancio di petardi e altri due denunciati in stato di libertà. Un bagarino italiano di 43 anni, è stato sorpreso a vendere abbonamenti per la curva Sud della Juventus senza averne titolo, è stato multato. Infine, un magazziniere del Napoli avrebbe schiaffeggiato uno steward addetto alla sicurezza. La Juventus ha denunciato l’accaduto alla Procura Federale per procedere al riconoscimento dell’autore del gesto. Ma loro, lo sapèpiamo, sono folkloristici, passionali. Come i bambini picchiati, il -39 photoshoppato… vabbè, limitiamoci al già citato “dovere di cronaca”, per non andare oltre.

La prossima avversaria della Juventus, il Nordsjaelland, squadra danese per la prima volta nei gironi di Champions, ha vinto il campionato di Danimarca, lasciando a 2 punti il favoritissimo FC Copenaghen battendo per 3-0, nell’ultima giornata, l’ Horsens. Il piccolo club di Farum (periferia nord di Copenaghen), ha così interrotto la serie di tre titoli consecutivi per la squadra della capitale, e si e’ qualificato per la sua prima Champions League. Fondato nel 2003, il Nordsjaelland finora aveva vinto solo due volte la Coppa di Danimarca (2003 e 2010). I danesi, però, attualmente sono quarti nel loro campionato a quota 19 punti, la stessa del Randers e a 2 lunghezze dal AGF Aarhus che li ha scavalcati grazie alla vittoria ottenuta nell’ultimo turno. Il Nordsjaelland avrà 23 h e 30 m di riposo in più avendo già archiviato la pratica Silkeborg, squadra di bassa classifica, con un sonoro 3-0 casalingo che ha permesso loro di risollevarsi dopo un periodo non particolarmente fortunato, in patria come in Europa. Il terzo gol l’ha segnato un certo Andreas Laudrup, il figlio 21enne del grande Michael. Artefice di questo miracolo danese è stato Kasper Hjulman che ha raccolto l’eredità del predecessore Wieghorst, chiamato ad allenare l’under 21 danese. Il 4-2-3-1 con il quale si schierano i danesi è solido, molto compatto e riesce bene a sopperire alla mancanza di un vero bomber. Inutile dire come si tratti di una squadra molto fisica che sarà difficile affrontare in questa lontana trasferta.

Per dovere di cronaca, rimanendo nel nostro girone, lo Shakhtar ha ottenuto la 12ª vittoria in altrettante gare di campionato. Rivale di giornata è stato l’Illichivets, squadra che ha la metà dei punti della formazione di Lucescu. L’unica trasferta è stata per il Chelsea. Trasferta per modo di dire, visto che la squadra di Di Matteo ha disputato uno dei tanti derby di Londra. Sabato, all’ora di pranzo, ha vinto per 4-2 sul campo del Tottenham. I Blues guidano orala Premier League con 22 punti, gli Spurs sono quinti con 14.

Martedì, al Parken Stadium di Copenhagen, la Juve potrebbe cambiare qualcosa nella formazione che ha battuto il Napoli: con Buffon e Vucinic recuperati ma Vidal e Lichtsteiner in riserva, potrebbero trovare spazio Pogba e Caceres, il giusto premio per ciò che hanno fatto sabato.

Arbitro del match sarà il tedesco Deniz Aytekin, mentre gli assistenti di linea saranno i connazionali Guidi Kleve e Stefan Lupp. Quarto uomo Holger Henschel, giudici di porta Marco Fritz e Guido Winkmann. Forza Juve

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Juve-Napoli, una sfida fuori dal campo.

 

di eldavidinho

 

Quella tra Juve Napoli è una sfida che si gioca già da due settimane fuori dal rettangolo verde, perché quello che andrà in scena sabato pomeriggio allo Juventus Stadium è solo l’atto pratico, conclusivo, di una sfida più di rivalità che di “campo”. Lì, solo quest’anno il Napoli si presenterà alla pari con noi sfidandoci da primi in classifica in concomitanza e con una squadra che, limitandoci solo all’attacco, presenta giocatori da grande squadra in grado di fare la differenza. Diversamente dalla Juve che riesce a mandare a segno sempre tutti i giocatori attivi presenti in rosa, Mazzarri e tutti i napoletani s’aspettano che la maggior parte dei gol arrivino dal trio Cavani, Hamsik, Pandev (Insigne). Per il resto, il Napoli è una squadra solida che gioca di rimessa (sfruttando spesso il fuorigioco che non esiste su rimessa laterale…), dietro la linea della palla, arroccata in difesa ma pronta a ripartire con contropiedi micidiali per poi soffrire per 90 minuti senza attaccare. Sino ad oggi, 14 gol fatti (di cui 0 su palla inattiva) in campionato e 3 subiti, una media di possesso palla del 52%, 82,1% di passaggi riusciti, 52% dei contrasti vinti, una media di 5 tiri in porta a partita ed un gioco che si basa su passaggi corti e vicini tra i giocatori di reparto con baricentro basso e squadra che s’allarga e si apre repentinamente attaccando le fasce e servendo centrocampisti d’inserimento e attaccanti che prendono d’assalto l‘area di rigore quando si sviluppa l’azione. La Juve, dal canto suo, arriva anch’essa all’appuntamento con 19 punti conquistati in sette gare, frutto di sei vittorie e un pareggio. 17 gol fatti e 4 subiti, marciando con un ritmo impressionante e se i 2,71 punti di media collezionati a partita finora non sono un record, poco ci manca. Il Napoli ha mantenuto inviolata la propria porta nelle ultime tre gare in Serie A. Numeri. Nel totale dei 151 precedenti fin qui disputati, la Juventus ha ottenuto 69 successi, 49 pareggi e 33 sconfitte; ha realizzato 231 gol, subendone 168. L’ultimissimo precedente in campionato è risalente al 1 aprile, con il 3-0 ottenuto in casa dall’armata di Conte alla 29^ di campionato. Nell’occasione i marcatori furono Bonucci, Vidal e Quagliarella. Anche per ricercare l’ultimo pari basta rovistare nel campionato appena concluso, con lo spettacolare 3-3 maturato al San Paolo di Napoli il 29 novembre 2011. I marcatori della gara furono Hamsik e (due volte) Pandev per gli azzurri; Matri, Estigarribia e Pepe per la Juve. Una tripletta di Cavani il 9 gennaio 2011 regalò il successo per 3-0 al Napoli, ultima vittoria ufficiale ottenuta ad oggi dai partenopei a Napoli. L’ultima vittoria del Napoli a Torino, invece, risale al 31 ottobre 2009, 3-2 in rimonta: 35′ p.t. Trezeguet (J), 9′ s.t. Giovinco (J), 14′ s.t. Hamsik (N), 19′ s.t. Datolo (N), 37′ s.t. Hamsik (N).

Tra i precedenti in Coppa, c’è quello in finale di Supercoppa Italiana giocata l’ 1 settembre 1990 e stravinta dai partenopei: 5-1 il risultato al 90′ di gioco, con Careca (2), Silenzi (2) e Crippa sul tabellino dei marcatori azzurri ed il neo-acquisto Roberto Baggio a realizzare la rete della bandiera juventina e la finale di Coppa Italia dello scorso anno disputata all’Olimpico in cui la Juve assaporò il gusto della prima sconfitta stagionale dopo un anno d’imbattibilità e vide il Capitano Alessandro Del Piero indossare per l’ultima volta la maglia bianconera. Un rigore negato a Marchisio e un arbitraggio scandaloso quello del quartetto Brighi (Niccolai, Copelli)/Bergonzi. Ultimissimo precedente, però, è la finale di Supercoppa di Pechino che ha portato dietro di sé strascichi maggiori: ricorderete le espulsioni di Pandev, Zuniga e Mazzarri, la protesta del Napoli e la diserta della premiazione ordinata da De Laurentiis, deferito qualche giorno fa “per aver dato disposizione di non far partecipare la propria squadra alla cerimonia di premiazione della Supercoppa di Lega 2012-13, e per aver espresso pubblicamente rilievi atti a ledere il prestigio del Direttore di Gara”. Per non dimenticare la pagliacciata (perché tale è) dei tifosi napoletani che nelle scorse settimane fecero causa proprio a Mazzoleni attraverso un legale di Bergamo e per la sfida di sabato pretendono che sia designato un arbitro straniero. Roba da pazzi.

Polemiche e sfida fuori dal campo che, dicevo, non si sono fermate e, anzi, sono sfociate a Coverciano in occasione del ritiro della Nazionale visto che 13 giocatori azzurri e 16 bianconeri sono stati in giro per il mondo con le rispettive squadre. Mazzarri si è lamentato soprattutto per i sudamericani (Cavani, Campagnaro, Fernandez, Vargas e Zuniga) impegnati oltreoceano, con il Matador che torna a Castel Volturno solamente 48 ore prima della sfida di Torino. Ma ha tenuto banco la telefonata tra Prandelli e Conte per stabilire l’allenamento differenziato degli juventini visto che nella nazionale italiana gli unici due napoletani sono Maggio e De Santis con De Laurentiis che si è subito precipitato a chiamare Abete. Per non parlare della polemica sul mancato utilizzo di Buffon in Italia-Danimarca e la sostituzione a cui ha dovuto ricorrere Marchisio per un infortunio alla spalla, naturalmente una messa in scena per i napolisti. Ma una domanda da fare mi sorge spontanea: se Buffon fosse rimasto a Torino, per quale motivo non avrebbe dovuto allenarsi nella settimana che porta a Juve-Napoli se non per un infortunio? Patetici. Vidal e Pandev, espulsi nelle partite disputate con le rispettive nazionali, però, sono tornati ad allenarsi in anticipo. Questo dà l’idea di cosa sia Juve-Napoli con i giocatori disposti a “cercare scorciatoie” per abbandonare il proprio ritiro e concentrarsi sull’impegno del weekend.

Ma tornando ai “sospetti napoletani” e agli infortuni, il nostro bollettino non è dei migliori: Buffon soffre realmente un’infiammazione dell’adduttore lungo della coscia sinistra e la situazione è da monitorare, Marchisio, per fortuna, non ha riportato lesioni alla spalla malconcia e sabato dovrebbe esserci sicuramente. Le novità sono la febbre di Vucinic e l’affaticamento ai muscoli posteriori della coscia sinistra di De Ceglie.

Mazzarri ha tutti gli uomini a disposizione, unico dubbio Britos. L’uruguaiano ha recuperato dall’infortunio alla coscia ma continua la sua tabella di recupero e svolge ancora allenamento differenziato sul campo. Sarà dunque il tecnico a valutare una sua eventuale convocazione per la sfida di Torino, ma al momento dovrebbe essere Gamberini a completare il terzetto difensivo con Campagnaro e Cannavaro.

Nelle fila bianconere, invece, rientra Bonucci nel pacchetto arretrato dopo la squalifica, a centrocampo ballottaggio sulla fascia destra tra Lichtsteiner e Isla. In mezzo al campo Vidal, Pirlo e Marchisio, mentre in avanti Vucinic potrebbe essere affiancato da Quagliarella. Infine da verificare la condizioni di Giovinco oltre che dei già citati Vucinic, DeCeglie, Buffon e Marchisio.

Finalmente, ci sarà sold out. Quello vero al quale siamo stati abituati. La Sud ha deciso di “sospendere” la protesta in vista della sfida di sabato e del ridimensionamento dei prezzi attuato dalla società per i prossimi impegni di Champions. Non si può fallire. Arbitrerà il mio concittadino Antonio Damato, arbitro giovane, emergente ma poco fortunato con la Juve. Anche in quel 2-3 di 3 anni fa, a Torino, contro il Napoli, alle 18 del sabato pomeriggio, c’era lui. Forza Juve.

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Siena-Juve, bisogna ripartire.

di eldavidinho

Juve-Shakhtar è semplicemente riassumibile nella protesta di una parte di tifosi presenti martedì allo JStadium che ha inevitabilmente compromesso la prestazione generale della squadra, sicuramente non ancora “il top” in Europa e dunque bisognosa del continuo supporto che lo JStadium, sino ad oggi, ha sempre regalato e che ieri non c’è stato per una serie di motivi. L’1-1, dunque, è un risultato giusto anche in virtù di ciò che si è visto in campo. Partita tattica e difficile, continua superiorità sulle fasce e al centro con palla gestita in ampiezza da parte degli ucraini, rognosi, concentrati e preparati. Asamoah e Lichtsteiner hanno sofferto molto le loro sovrapposizioni e la velocità/rapidità dei brasiliani. È la prima volta che una squadra prende le misure al nostro 352(sulla cui efficacia si è tornato a parlare: inadatto forse per la Champions, a tratti vulnerabile e scoperto, monotematico nel gioco in fascia e portato ad un baricentro basso che non ti aiuta a salire e a recuperare terreno nei momenti di difficoltà). Tanti passaggi sbagliati, impauriti, irriconoscibili. Anche questa volta è mancata la precisione nell’ultimo passaggio. Manovra troppo verticale, loro sempre in anticipo e pronti a ripartire. Forse andava gestita meglio con la Roma. Nel secondo tempo abbiamo sprecato troppe energie e oggi non c‘è stata costante intensità. L‘impressione è che in Italia, contro di noi, non se la giochi più nessuno. In Europa, invece, non hanno paura di niente. Non c’è timore reverenziale. Ci sono tutte squadre scafate, spavalde, coraggiose.

È un punto guadagnato. Sino ad oggi, la partita più difficile disputata e la squadra più forte affrontata. D’altronde, vi avevo messo già in guardia nell’articolo precedente.

Ma torniamo ai motivi, principalmente due, della protesta: pare che la Sud abbia protestato, restando in silenzio per tutto l’arco della partita(a cominciare in parte già dalla partita con la Roma), per la decisione della società di “ridurre“ l’ingresso nello stadio di bandieroni troppo ingombranti che non permetteva ai tifosi di vedere la partita. Singolare e caratterizzata da tanti risvolti. Lo stadio comunque mezzo vuoto in altri settori dell’impianto, invece, ha mostrato l’altra faccia della protesta, quella per il costo esagerato dei biglietti, sbagliata però nella tempistica: le andava concessa più visibilità in estate, al momento degli abbonamenti.

C’è chi sostiene che per protestare non si debba andare allo stadio per non danneggiare la squadra in campo, assolutamente non colpevole di tutto ciò. A differenza di ciò che ha deciso di fare la Sud. La Sud, invece, ritiene che non siano stati all’altezza della situazioni gli altri settori dello JStadium in assenza dei loro cori (che avrebbe comunque potuto protestare e rimanere in silenzio per una parte di gara, non tutta, e spostare il fulcro di questa protesta in altri luoghi, sedi e momenti). È una protesta di rivendicazione dei propri diritti di tifoso-ultrà, e quegli striscioni che, materialmente, rappresentano la propria identità ma che va contro l’idea societaria di portare allo stadio famiglie e non più gruppi organizzati. Lo JStadium non può comunque essere usato come cassa di risonanza che si ripercuote sull’andamento della stagione. Si sapeva che la moderna struttura dello JStadium avrebbe comportato dei cambiamenti e l’accettazione di compromessi. Che non si scenda dalle nuvole adesso. Mi pare invece più giusta e sacrosanta la protesta per il caro prezzo. Non tanto per il prezzo di Curva(unito agli standard europei) quanto per quello degli altri settori dell’impianto(soprattutto settori est e ovest): non era meglio avere 40000 tifosi festanti a 20 euro che 28000 tifosi adirati, scontenti e silenziosi a 40 euro? Contro lo Shakhtar si è registrato il quinto incasso nella storia dello JStadium. Una pernacchia che il presidente ha fatto alla crisi e a tutti noi. Si potrebbe e si dovrebbe chiedere un confronto diretto e pacifico con la società per non compromettere la stagione. Dico sul serio. Lo JStadium è veramente il dodicesimo uomo in campo e lo stesso Agnelli ne sa qualcosa.

Proteste “minori”, oserei dire “interne” e non confermate, son quelle degli ultrà che vorrebbero biglietti e viaggi gratis per le trasferte all’estero, la diminuzione delle quote di chi entra gratis in curva e la prelazione su alcuni dei biglietti di curva tolta agli ultra che, precedentemente, ne erano in possesso. A tal proposito, ci sarebbero state anche forme estreme, esasperate, minacciose, violente e costrittive di bagarinaggio sulle quali ci sarebbe d’approfondire ed episodi di violenza in curva. Cose che succedono da sempre, stando al codice dell’Ultrà, direte voi… Ma ripeto, non confermo. Poi i soliti problemi con Listicket, i mini abbonamenti mancati, gli steward assenti in curva, la scelta(da parte dell’UEFA) di una persona sconosciuta come referente per società e curva e i soliti intoppi con le Tessere del Tifoso. Sta di fatto che ci sono due settimane di tempo per risolvere questo(o questi?)primo e vero problema interno che, si spera di no, potrebbe portare ad un muro contro muro nel caso in cui società e curva non raggiungano un accordo o un compromesso per il bene comune e della Juve. Con buon senso e intelligenza da parte di tutti, non si può mettere a rischio una stagione. Ma non possiamo neanche parlare del tutto di “capricci”. La società sta inevitabilmente puntando all’obiettivo d’ospitare un pubblico di taglio elitario, “inglese”, per dirla tutta, esente da distinzioni di settori e curve “italiane”. Un cambiamento tanto radicale quanto repentino e invasivo al quale nessuno è preparato. Ma, io mi chiedo… Conte tornerà in campo il 9 Dicembre contro il Palermo al Barbera in virtù dello sconto di squalifica ridotta a 4 mesi. Al di là del fatto che la Disciplinate debba spiegarci perchè il patteggiamento non fu ritenuto “congruo” dalla commissione presieduta dal giudice Sergio Artico visto che I 4 mesi di condanna non sono altro che i 3 patteggiati proprio alla Disciplinare con multa. La squalifica di 4 mesi non è il minore dei mali, ma la peggiore delle prese in giro. Tutti hanno parlato di riduzione della squalifica. Grave che si tratti, invece, di una conferma della squalifica, al di là dei mesi e che, forse, alla luce dei fatti, un mese costa più di 200 mila euro. Ma torniamo al ma iniziale… la priorità adesso andrà ai bandieroni o a qualche protesta contro l‘ingiustizia subita da Conte? Bisogna fare delle scelte perché la cosa più schifosa è che alla Figc interessi solo che “l’omessa denuncia sia stata confermata e con sé il castello accusatorio“. Dei 4 mesi, in verità, non interessa a nessuno.

Alla trasferta di Siena, dunque, non arriviamo nelle migliore condizioni fisiche e mentali. Tifosi e giocatori. Colpiti da una grave penalizzazione che li ha fatti partire da -6, il Siena ha esordito in campionato davanti al proprio pubblico con uno scialbo 0-0 contro il Torino di Ventura. Alla terza giornata, ancora in casa, un altro pareggio, questa volta per 2-2 contro l’Udinese, sostanzialmente differente da quello raccolto nella 1° giornata poiché conquistato realizzando una doppia rimonta sui friuliani. La prima vittoria in casa arriva col Bologna grazie alla rete del veterano Calaiò, rete che ha permesso al Siena di annullare gli effetti della penalizzazione. Sono dunque pronti a giocarsi contro di noi il primo allungo in classifica verso la salvezza.

Finora li Siena e la Juventus si sono incontrati complessivamente 12 volte in confronti ufficiali. Il bilancio pesa nettamente a favore della Juve con 11 vittorie a 1. Unica sconfitta registrata, quella per 1-0 nel 2007/08 con rete di kharja e la Juve di Ranieri che abbandonò l’obiettivo del secondo posto in classifica regalando la salvezza ai toscani. Non ci sono mai stati pareggi al Franchi.

Cosmi ritrova in gruppo sia Rosina che Coppola, i due centrocampisti hanno smaltito gli acciacchi muscolari ravvisati venerdì scorso. In difesa invece è ancora fermo ai box Contini per lombalgia, allora conferme per il terzetto Neto-Paci-Felipe davanti a Pegolo. A centrocampo Vergassola e Rodriguez a dirigere la manovra senese, infatti mancherà D’Agostino che dovrà stare ai box per circa venti giorni a causa di una lesione di I° all’adduttore. Infine probabile chance per Rosina di riprendersi il posto da titolare, il fantasista si andrebbe a posizionare poi alle spalle Calaiò e Zè Eduardo.

Nella Juve, Al centro della difesa sarà assente Bonucci, appiedato dal Giudice Sportivo: l’ex giocatore del Bari verrà rimpiazzato da Marrone o Lucio, con Barzagli e Chiellini ai lati. Da non escludere il possibile inserimento di Pogba a centrocampo, mentre Isla cerca spazio a destra. Pepe rientrerà in gruppo subito dopo la sosta. In avanti si fa spazio Bendtner. Potrebbero riposare Barzagli e Vidal.

Ad arbitrare l’incontro sarà Mazzoleni da Bergamo. Il fischietto bergamasco sarà all’undicesima direzione di gara con i bianconeri. I precedenti parlano di cinque vittorie della Juventus, quattro pareggi e una sola sconfitta. Mazzoleni ha già arbitrato la formazione di Conte in questa stagione, in occasione della Supercoppa italiana vinta sul Napoli lo scorso 11 agosto a Pechino. Forza Juve.

“Attimi di Juve” – Profilo Twitter: @eldavidinho94

Juventus – Shakhtar, portiamola a casa.

di eldavidinho

45 da imbattuti e sabato sera è stato tutto più facile del previsto. O meglio, più facile di quanto già ci si potesse immaginare. In 20’ abbiamo chiuso un’altra partita senza tanti problemi, dominando, divertendoci e giocando a calcio. Quello vero, non quello pulito di Zeman. Punizione ingannevole di Pirlo, Rigore preciso di Vidal e opportunismo di Matri nello sfruttare la difesa inesistente della Roma con tagli da dietro. E il gol di Giovinco al 90esimo dopo una discesa paurosa di Barzagli sulla destra, assist man. A tratti si è rivista la squadra straripante che lo scorso anno, col 4-3-3, pressava in maniera disumana in ogni zona del campo, considerando sempre la pochezza della Roma. Ma la Juve dei primi 20 minuti è scesa in campo con un atteggiamento che non si vedeva dallo scorso anno. Subito aggressiva, cattiva, con l’intento di voler fare la partita e dominarla, a differenza delle prime uscite stagionali all’insegna sì della solita intensità di gioco e del controllo del match ma con un atteggiamento più rinunciatario. Il fatto che abbiano giocato i titolari con Chievo, Fiorentina e Roma dimostra che questa squadra tutto è tranne che stanca. Forse di Juve Roma non è piaciuto solo l’atteggiamento e la gestione del secondo tempo, entrambi rivedibili. Poteva(e doveva) finire con un risultato tennistico e abbiamo preso persino troppi gialli. La forza di questa squadra, comunque, è che giocatori come Marchisio, Asamoah e Pirlo, tanto per fare degli esempi, non hanno bisogno di riposo, Anzi. Più giocano, più migliorano. L’esempio del Marchisio dello scorso anno è lampante, col raggiungimento di una tenuta fisica, una media gol ed una pericolosità sotto porta da attaccante vero. Gli aggettivi per elogiare questa squadra sono finiti, evidentemente. Cominciano quelli per giudicare Zeman e la sua squadretta ora. Campagna acquisti sbagliata, giocatori Roma indisciplinati ma Zeman resta “il mago” per le strade ed i quartieri di Roma. Poveri illusi. E povero capitan Totti che si è preso altre 4 pere. I giornali ed i giornalisti, invece, tutti contro Zeman. Sono d‘accordo perché la Roma di ieri è la tipica squadra del boemo. L. Enrique in questo caso può essere un’attenuante per criticare la strategia societaria degli ultimi anni ma questa squadra è tutta frutto della pazzia del boemo.

Col senno del poi, facciamo più gol giocandole che vincendole a tavolino le partite, come invece ha fatto la Roma, approfittando del Regolamento che lo permetteva, la scorsa settimana . Agnelli, non fare mai ricorsi in stile Roma. Non ci conviene. E chissà Petrucci, noto tifoso giallorosso, come avrà reagito…

Le occasioni che hanno portato alle traverse di Marchisio e Vucinic sono l’emblema della prova difensiva della squadra di Zeman. Impaurita e incapace anche di provare, fare un minimo tentativo per aggredire i giocatori in possesso di palla. Niente. Letteralmente surclassati. Tutto ciò, sommato alla totale impreparazione a contrastare il gioco di Conte(che oramai conoscono tutti, fatto di tagli centrali, pressione sui difensori avversari e taglio obliquo dell’attaccante oltre la linea difensiva, le uscite di Vucinic, gli inserimenti dei centrocampisti, da dietro e senza palla, la transizione difensiva, l’ormai obbligatoria marcatura a uomo su Pirlo) Zeman deve ringraziare l‘antijuventinismo se è ancora qui. Senza di esso, ora, dove starebbe? D’altronde, la definizione che Marotta ha dato di Zeman prima della partita: ”è uomo di spettacolo, raccoglie applausi e fischi” fa ben capire che differenza ci sia tra un mister che in settimana lavora e sta in silenzio e un altro che gioca la partita ai microfoni. Zeman, non siamo dopati noi. Siete troppo scarsi voi. E non è neanche colpa del Gol di Turone. Forse a Baldini conviene chiamare Auricchio per un altro ribaltone. Passando alle statistiche, 17 tiri totali, di cui ben 13 nello specchio della porta(il 53.3%). Il 99% l’indice di pericolosità registrato, possesso palla (55 a 45), palle giocate (547 a 450), passaggi riusciti (74,7% a 67,7%). Chiellini ancora una volta leader nelle palle recuperate (ben 24, otto in più dei 16 di Tachtsidis), Pirlo 67 passaggi riusciti (Chiellini secondo con 55). Insomma. All’impegno di Champions la Juve ci arriva al meglio e col morale a mille anche se c’è sempre il rischio d’incappare in una partita come quella di Firenze.

Lo Shakhtar è squadra consolidate che si schiera con un 4-2-3-1: in porta c’è l’ucraino, a Donetsk dal 2007, Andriy Pyatov, la linea difensiva è composta dal croato Srna, difensore laterale che può giocare anche come esterno sinistro, Oleksandr Kucher, giocatore potente in grado di giocare anche da centrocampista difensivo, Yaroslav Rakitskiy e Razvan Rat, difensore rumeno in Ucraina dal 2003. A centrocampo, a comporre una diga a due davanti la difesa ci sono Fernandinho, giocatore brasiliano in maglia nero arancio dal 2005, 27 gol in totale e Thomas Hubschman, calciatore ceco, all’occorrenza difensore, ex Sparta Praga. Nella linea a 3 d’attacco troviamo, largo a destra, l’attaccante Alex Teixeira, seconda punta che può giocare anche da trequartista. È veloce ed abile nel dribbling, facilitato dal fisico minuto. Possiede un buon controllo di palla ed è abile nel gioco “di prima”. Sa ben muoversi fornendo svariati assist ai compagni. Al centro della manovra c’è l’armeno Henrikh Mikhitaryan, nazionale riconvertito con successo, negli anni scorsi, in mediano, dopo un inizio di carriera come esterno offensivo nel Metalurg Donetsk. Ora è tornato alle origini, spostando il proprio raggio d’azione al centro e traendone vantaggi: Mkhitaryan ha già realizzato 12 marcature nelle prime 9 partite di Premier ucraina. Sulla sinistra viene schierato, di solito, il velocissimo William, altro giocatore brasiliano nella gioielleria di Lucescu. In attacco quel Luis Adriano che tutti conosciamo e che sino allo scorso anno era appetito da tutti sul mercato.

Nella prima giornata, lo Shakhtar Donetsk ha passeggiato sul Nordsjaelland, vincendo 2-0. Troppo squadra gli ucraini per dei dilettanti, soprattutto in campo europeo. I campioni di Danimarca hanno fatto il loro esordio assoluto nella bolgia della Donbass Arena. L’emozione dei danesi e l’evidente inferiorità sul piano tecnico hanno fatto il gioco degli ucraini, padroni assoluti del campo. Protagonista del match è stato proprio l’armeno Mkhitaryan, che affronterà l’Italia nel girone di qualificazione per i prossimi Europei. La giovane punta timbra due volte (al 44′ e al 76′), sopperendo alla poca concretezza di Luis Adriano e Willian.

Lucescu è allenatore molto preparato. Lo dimostra l’affermazione di pochi giorni fa di uno dei suoi giocatori, Fernandinho: “Lucescu ci ha fatto vedere un’infinità di partite della Juve: ormai la conosciamo bene”. Lo Shakhtar, tra l’altro, è squadra ancora imbattuta in campionato con 5 vittorie e 1 solo pareggio, 15 gol fatti e solo 3 subiti. La Juve d’Ucraina, oserei dire. Vanta 12 partecipazioni alla Champions League, è forte di sei titoli nazionali conquistati negli ultimi otto anni(e, lo scorso anno, ha vinto anche Coppa e Supercoppa nazionale) deponendo la Dinamo Kyev dal trono di regina d’Ucraina. L’esperienza in Europa negli ultimi anni è stata addirittura trionfale, con il club che ha raggiunto due anni fa, per la prima volta nella propria storia, i quarti di finale di Champions League, venendo estromesso solamente dai marziani del Barcellona. Oggi Mircea Lucescu, tecnico in sella dal 2004 e vincitore nel 2009 della Coppa Uefa, è chiamato a consolidare lo status europeo conquistato Non è certo una missione impossibile. Forza Juve.

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Juve–Roma, finalmente.

 

 

di eldavidinho

Mantenere l’imbattibilità in una partita palpitante ma poco emozionante come quella di Firenze, in cui non si è mai tirato in porta e si è sofferto per 90’ è sinonimo di forza. La miglior Fiorentina che non vince contro la peggior Juve, fa notizia sia per chi si sarebbe auspicato la nostra prima sconfitta, sia per noi che vediamo in questa squadra una compattezza quasi inattaccabile. Sta di fatto che, senza fregiarsi troppo e dormire sugli allori, è stata una Juve comunque rinunciataria quella di martedì, che non si è spezzata ma che era stanca e appannata. Sul pallone sono arrivati sempre prima loro. La squadra s‘è accontentata del pareggio ad un certo punto della partita, preferendo arenarsi e  controllare la situazione, gestire la partita per la paura di perderla, per quanto sia stato possibile farlo, piuttosto che smuovere quegli equilibri che ci vedono imbattuti da ormai 44 turni di fila. I più pessimisti potrebbero dire che si è sprecato un tempo a Genova, una partita a Firenze, ad Udine abbiamo vinto contro 10 uomini. Che può preoccupare la pesantezza mostrata dalla Juve e l’eccessiva differenza di condizione e mentalità tra la partita di sabato e quella di Firenze. Ma non dimentichiamoci che queste partite sono terminate tutti con ritmi disumani da parte nostra. Come sempre, dunque, per me la verità sta nel mezzo. Rispetto allo scorso anno è una Juve più matura, più pacata e meno spregiudicata. Lo dimostra il fatto che l’anno scorso, senza Champions, 13 punti li abbiamo fatti dopo 7 gare.

La Fiorentina ha giocato la partita della vita, col coltello tra i denti e l’ottimo Montella ha impostato una partita molto tattica, battendosi colpo su colpo con un 352 speculare, con marcature a uomo. Di conseguenza la Juve è stata per tutto l’arco del match imprecisa, senza mai giungere al tocco giusto nell’ultimo passaggio Sulla difensiva. Qui si può fare una critica a quel Sebastian Giovinco sempre al centro della nostra attenzione, sì l’unico a fare tre tiri nello specchio della porta avversaria ma mai capace di fungere da appoggio per la manovra di centrocampo e attacco. Sempre anticipato da dietro e con enormi, evidenti limiti fisici di cui abbiamo sempre parlato ma che, in una Juve più scialba del solito, sono emersi con maggior evidenza. Col senno del poi, un’altra critica che si può rivolgere è a quei cambi piuttosto discutibili dato che tutti si sarebbero auspicati l’ingresso di una punta come Matri o Bendtner ad allargare la difesa ospite per favorire i nostri tipici inserimenti da dietro. Altro cambio “imprevisto” ma interessante è stato quello Pirlo-Pogba, col primo. Le interpretazioni sono sostanzialmente tre:  Pogba più muscolare e marcatore che entra per lasciare l‘onere d‘impostare a Bonucci vista la marcatura su Pirlo, che entra per “difendere” un Bonucci in precarie condizioni fisiche o che entra semplicemente per la stanchezza del regista italiano? A fine partita, Carrera si è così espresso sul cambio: “Pirlo non va fatto riposare, va fatto lavorare“. Può essere interpretato come una necessità quella di cominciare a renderlo più mobile e meno statico dello scorso anno in un contesto che vede le altre squadre, ormai, prenderci le misure e prendere “spunto” da Genoa e Fiorentina?

Per la prima volta il possesso palla dei bianconeri è stato minore, anche se di poco, di quello degli avversari, 48% a 52%, e anche il numero di palloni giocati, 632 a 654, e la percentuale dei passaggi riusciti 72,5 a 74,6, sono dalla parte della Fiorentina. In effetti i dati evidenziano un sostanziale equilibrio, ma anche una maggiore pericolosità dei viola, al tiro in 12 occasioni, contro le 7 della Juve. E’ vero che i bianconeri hanno centrato una volta in più lo specchio della porta, 3 a 2, ma Jovetic ha colpito in pieno la traversa. Il discorso non cambia guardando la supremazia territoriale, anche questa a favore della Fiorentina, con 13’ 50’’ contro i 9’ 34’’ della squadra di Conte.

Ma sabato sera, allo Juventus Stadium, arriva finalmente la Roma di Zeman con tutti i suoi soliti difetti. Una vittoria a tavolino in quel di Cagliari (a causa della questione stadio e dell’invito rivolto da Cellino ai tifosi di recarsi allo stadio nonostante Cagliari-Roma si dovesse disputare a porte chiuse, che ha portato il prefetto Giovanni Balsamo a rinviare la partita per motivi di ordine pubblico con conseguenti dimissioni del Patron rossoblù, una situazione veramente incresciosa quanto normale in un paese come l’Italia) e uno strambo, come suo solito, pareggio in casa contro l’ottima Samp di Ciro Ferrara, persona dai sani principi morali(reputando d’esser stata lesa la sua immagine e la sua reputazione dal boemo, non gli ha stretto la mano prima della partita). Sino ad ora 6 gol subiti, 2 a partita, 4 tra i primi e gli ultimi 15’. 0 quelle senza subire gol. Una media di possesso palla del 53% ma, nonostante ciò, scarso equilibrio di squadra. Tanti gli errori individuali dei suoi giocatori sino ad oggi, presumibilmente non sicuri dei propri mezzi, in affanno e poco tranquilli. In compenso, la Roma è squadra aggressiva e fallosa(13 gialli sino adora e 1 rosso) e la migliore nei duelli aerei vinti col 62% di essi.

Nei 78 precedenti fin qui disputati in campionato in casa bianconera, il bilancio vede la Juve condurre nettamente il computo delle vittorie per 48 a 8, con 21 pareggi a completare lo score; 146 a 56 il bottino dei gol, anche stavolta appannaggio di Madama. La sfida di due anni fa vide le due squadre ottenere un inutile pareggio per 1-1, con Iaquinta e Totti sul tabellino dei marcatori. Della stagione precedente invece l’ultimo successo dei giallorossi, che grazie ad una rete realizzata dal norvegese Riise a tempo abbondantemente scaduto, riuscirono a compiere la definitiva rimonta al gol di Del Piero che era stato intanto impattato da Totti; il risultato finale fu di 2-1. Le ultime volte si completano con la stagione ancora antecedente, ovvero quella targata 2008/2009: nel giorno del suo 111^ compleanno, era il 1 novembre infatti, la Juventus si regalò il successo sui capitolini battendoli per 2-0, grazie ai gol segnati da Del Piero e Marchionni. Lo scorso anno la sfida è terminata 4-0. Una prova straripante da parte della Juve che chiuse la pratica già nel primo tempo con la doppietta di Vidal. Seguirono i gol di Pirlo e Marchisio. In quel’occasione, la Juve registrò il 52% di possesso palla, 556 passaggi utili di cui 507 utili(il 91%) contro i 491 della Roma di cui 435 utili(88%), 17 tiri a 4 di cui 9 verso lo specchio della porta. Era la Juve che si preparava allo sprint finale verso lo Scudetto e che, a parte il pareggio interno contro il Lecce, inanellò una serie di vittorie convincenti, nette e consecutive.

Alessandro Del Piero detiene il record assoluto di presenze, 14 (seppur condiviso con Beppe Furino), e reti, ben 8, nella sfida ai giallorossi. Per la prima volta, sabato non ci sarà. Rammarico espresso anche dal capitano giallorosso Francesco Totti, per la prima volta in campo senza il proprio avversario di sempre.

Tra le gare roventi e ricche di polemiche da ricordare c’è sono sicuramente, al primo posto, quella del campionato 1980-81, gara finita 0-0 e passata agli annali come la partita de “er gò de Turone”, proprio per il gol non convalidato al difensore romanista episodio. Per la cronaca, la Juventus vinse quello scudetto con due lunghezze di vantaggio sulla Roma. Altra sfida ricca di veleni è quella datata 15 gennaio 1995, ed anche in quel caso motivo della discordia fu l’assistente dell’arbitro: con le squadre ferme sullo 0-0 il difensore giallorosso Aldair si appresta a battere una rimessa laterale, quando il guardalinee designato, tale Manfredini, passando alle spalle del giocatore brasiliano lo urtò, e, a dire del brasiliano, gli fece perdere l’equilibrio, mettendolo in condizione di battere male il rinvio. La palla arrivò direttamente a Fabrizio Ravanelli, attaccante juventino, che con un abile pallonetto scavalcò Cervone e portò in vantaggio la Juventus, che a fine gara rifilerà alla Roma un nettissimo 3-0. Per dovere di cronaca va ricordato che la giornata in questione fu caratterizzata del grande freddo. Altra gara sicuramente da ricordare è quella del 6 maggio 2001 a causa dell’episodio che vide Nakata, giocatore della Roma,  scendere in campo per una regola introdotta a “campionato in corso”, con bianconeri e giallorossi (oltre alla Lazio di Eriksson, ndr) a contendersi lo scudetto punto su punto. La partita terminò 2-2, reti di Del Piero, Zidane, Nakata e Montella.

Per quanto riguarda le formazioni, la Juve dovrebbe schierare Paul Pogba al posto di Pirlo che riposerà in virtù della prossima sfida del martedì di Champions contro lo Shakhtar. Bonucci dovrebbe recuperare, in avanti forse Matri con Mirko Vucinic. Non sono da escludere un impiego di Lucio e l’ingresso di Bendtner a partita in corso. La Roma, invece, si schiererà col suo solito 4-3-3 con Stekelemburg in porta, da destra a sinistra Taddei(Piris) – Burdisso – Castan – Balzaretti, a centrocampo Florenzi – Bradley – De Rossi, in attacco Lamela – Osvaldo(Destro) – Totti. Forza Juve.

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Fiorentina – Juventus, per la continuità.

di eldavidinho

Fiorentina-Juventus è l’anticipo del martedì sera che dà il via al primo turno infrasettimanale dell’anno calcistico. La squadra che troveremo al Franchi è, sino ad ora, è una delle rivelazioni del campionato, trascinata dal suo giocatore migliore, quello Stevan Jovetic che la Juve ha tanto desiderato in estate, ed indiscussa regina del mercato. Con ben 20 acquisti(inclusi seconde metà del cartellino e svincolati) ed un’età media di 24,8 anni, la Fiorentina ha ringiovanito e dato nuova linfa ad una squadra lo scorso anno arrivata al tredicesimo posto ma che ha, sino ad ora, disputato un ottimo campionato attraverso la ricerca del bel gioco, di ottime geometrie e tanta voglia di fare e di rifarsi. A testimonianza di ciò che dico ci sono le statistiche che sino ad oggi, parlano di una media del 59% di possesso palla, 55,4% di contrasti vinti e 55,8% di contrasti aerei vinti, dell’83,7% di passaggi riusciti e solo l’11% di passaggi lunghi, 66 cross in totale. 43,8% di tiri nello specchio, attaccando senza preferenze da qualunque zona del campo.

Ma Fiorentina-Juve non è solo una partita che merita di essere raccontata attraverso le statistiche. È una partita che da sempre si gioca prima fuori che dentro il campo perché l’avvicinamento alla sfida ha fatto parlare tanta gente, da semplici addetti ai lavori ad avvocati a gente comune. Ce n’è di tutti i tipi. Parliamo in particolar modo di un certo Filippo Pucci che nella lettera mandata al presidente Abete critica la tanta tolleranza che si sta utilizzando nei confronti di Conte che, stando alla lettera, non dovrebbe neanche poter entrare in uno stadio. Vogliamo parlare anche di Mencucci, dirigente Fiorentina? “Un consiglio a Conte: le partite si possono guardare in tv”. Tutto fanno tranne che calmare le acque. Quello di Mencucci è solo l‘inizio di un tentativo per farci innervosire. Rimanendo in “tema viola” c’è anche il mister Montella che “Spera che Conte non vada negli ‘sky box’ del Franchi. Li aveva chiesti anche lui una volta e non glieli hanno dati. Gli dispiacerebbe se ci fosse una diversità di trattamento”. Poi ci sarebbero anche le lamentele di Di Matteo per i tackle di Bonucci su Oscar e l’intervento di Barzagli su Harzard dopo la partita di Coppa, se proprio non vogliamo farci mancare niente. E l’esposto di alcuni tifosi del Napoli, tramite l’avvocato Di Cicco, alla procura di Parma e Roma, e alla Federcalcio, che chiedono la ripetizione della Supercoppa “macchiata dagli evidenti errori dell’arbitro Mazzoleni”. Abominevole. Qualcosa di disgustoso che farebbe inorridire chiunque in un paese sano e giornalisticamente corretto.

Tornando al calcio giocato, la Juve contro il Chievo ha messo in tasca la la 6° vittoria consecutiva che, senza lo sciagurato pareggio dello scorso anno contro il Lecce, sarebbe potuta essere la 15esima di fila. 11 gol fatti e solo 3 subiti. 43 il numero di gare senza sconfitte. Marziani. È il termine giusto per questi ragazzi che anche contro il Chievo hanno giocato una gara fantastica, di una intensità e una cattiveria agonistica fuori dal normale. Abbiamo trovato il nostro modo ideale di fare turnover, la formula vincente: i panchinari nel primo tempo, qualche titolare nel secondo e tutti riposano. A ruota. Con la squadra che carbura, si carica, tiene botta agli avversari(che scelgano di fare o una gara di contenimento o una gara di pressing non ha importanza) e, come un diesel, dà il massimo quando i suoi avversari calano. Nonostante un Isla timido, un Pogba fuori dal gioco, un Chievo ben coperto. Partita tattica con Juve in salita nel primo tempo. Poi dominio totale ma sterile. Gioco lento, prevedibile ma con intensità, la stessa di sempre. Ed è questa l’arma che ci permette di effettuare allucinanti variazioni di ritmo. Poi, infatti, la svolta e la doppietta di Quagliarella che trafigge nel giro di 5 minuti, finalmente, un Sorrentino in stato di grazia, proprio come lo scorso anno, prodigioso nel primo tempo su Quagliarella, Giaccherini e Asamoah e nel secondo su Chiellini. Alla fine tutti bene, anche Bendtner e Lucio, finalmente. Instancabile Asamoah. Rimandato solo Isla ma entrerà negli schemi anche lui. Impressionano tutti, non c‘è mai uno che spicca più di altri. Ogni partita sale in cattedra qualcuno. E parte lo spettacolo. Non mi stancherò mai di ribadire che questa squadra è un’orchestra perfetta: possono cambiare i musicisti, ma la melodia è sempre deliziosa. A testimoniare il dominio assoluto che c’è stato nella gara contro il Chievo, da sempre nostra bestia nera, ci sono le statistiche, come sempre. La supremazia nel possesso palla è ormai una costante e sabato sera è stata del 62%, con 712 palle giocate, contro le 470 degli avversari. Anche la percentuale di passaggi riusciti, 72,5% è in linea con quella delle ultime gare, così come i 12 minuti e 24 secondi di supremazia territoriale, ben sette in più del Chievo. Quasi imbarazzante la differenza tra la pericolosità della Juve e quella degli uomini di Di Carlo: 82,9% (meglio la Juve aveva fatto solo a Udine), contro il 22,9%. I miglioramenti che si stanno raggiungendo sono sotto gli occhi e bisogna dare veramente atto a Conte e Carrera del lavoro che stanno facendo. Lo scorso anno questa gara l’avremo pareggiata. La “seconda Juve di Conte”, quella versione campione d’Italia, gioca per il momento peggio dello scorso anno, ma è più solida, convinta e concreta. Sa leggere le debolezze dell’avversario, è capace di non scoraggiarsi e ha pazienza. Una virtù propria dei forti. Anche con le seconde linee in campo che lasciano a riposo i pezzi da novanta, la musica è la stessa.

La Fiorentina invece viene dal rocambolesco pareggio col Parma. Passato in vantaggio con un gran gol dalla lunga distanza di Roncaglia, non riesce a tenere il match nelle mani e, nel finale di secondo tempo, prima sbaglia un rigore con Jovetic, poi si fa rimontare dal gol di Valdes. Un problema emerso sino ad oggi è priprio quello della mancata capacità di saper concretizzare e gestire situazioni di risultato favorevole. La Fioentina o lo fa, o lo subisce il gioco. Non c’è via di mezzo. Ed la maturità che probabilmente manca ad una squadra giovane, sì in rampa di lancio dopo i fallimenti degli ultimi anni ma in fase di costruzione.

Fiorentina-Juventus si è disputata 73 volte in campionato. E’ un terreno davvero ostico quello toscano: siamo riusciti a prevalere solo in 20 circostanze, a fronte di 25 sconfitte e 28 pareggi. Il penultimo successo della Juventus risale al 6 marzo 2010, quando sotto la gestione Zaccheroni i bianconeri si aggiudicammo l’incontro per 1-2, grazie alle reti di Diego e Grosso, intervallate dal momentaneo pareggio dell’ex Marchionni. Con DelNeri, si concluse con uno scialbo pareggio a reti bianche, risultato perfettamente rispecchiante l’andamento stagionale delle due squadre. A Firenze La vittoria più corposa risale a quella dello scorso anno, un 0-5 senza storia. Una gara messasi subito in discesa grazie alla precoce espulsione di Cerci e statistiche che emisero un verdetto impietoso: 72,7% di possesso palla, 774 passaggi effettuati di cui 723 utili(il 94%). Un plebiscito. Altra vittoria larga quella della stagione 1994-95, la prima con Marcello Lippi. Un 1-4 con rete di Vialli al volo, rigore di Roberto Baggio, terzo centro di Ravanelli e poker servito da Marocchi. Lontano di oltre 13 anni invece l’ultimo successo gigliato, che il 13 dicembre 1998 riuscì a battere la Juventus (in 10 per oltre un tempo a causa dell’espulsione di Montero, ndr) per 1-0, grazie alla rete messa a segno da Gabriel Omar Batistuta al minuto 58. La Juventus è infatti imbattuta nelle ultime 11 trasferte contro la Fiorentina considerando ogni tipo di competizione. Ma Fiorentina imbattuta nelle ultime 6 partite in casa in SerieA. Il capocannoniere juventino degli incontri a Firenze è Roberto Bettega, con 4 centri in altrettante partite: due vittorie (1-2 nel 1971 e 1-3 nel 1977), un pareggio (1-1 nel 1976); una sconfitta (2-1 nel 1980). Le reti viola sono 96, quelle bianconere 84. Dal 2006 2007, però, la Fiorentina non partiva così bene quando c’era ancora Luca Toni, il grande cavallo di ritorno dell partita nonché ex bianconero. E ora qualche statistica su di noi.

C’è grande attesa e il tutto esaurito al Franchi per questa sfida. Montella dovrebbe affidarsi ancora al 3-5-2 con Pasqual che torna dal 1′ minuto sulla fascia sinistra e Cuadrado confermato a destra. In mezzo al campo ballottaggio Migliaccio-Fernandez per sostituire l’infortunato Aquilani. In avanti Jovetic dovrebbe essere spalleggiato da Ljajic, panchina iniziale per Toni e Seferovic. Infine da monitorare le condizioni di El Hamdaoui alle prese con una infiammazione al ginocchio.

Per noi in difesa torna titolare Barzagli, mentre a centrocampo Pirlo e Vidal dall’inizio. Sulla fascia destra dubbio per Conte tra Lichtsteiner e Isla, mentre a sinistra ci sarà Asamoah. In avanti confermati Quagliarella e Vucinic. Indisponibili Padoin e Pepe. Non ci sarebbe da stupirsi se Conte dovesse decidere di far rifiatare ancora qualche uomo come Bonucci, Marchisio o Vucinic. Attesi 44. mila spettatori, una tifoseria ritrovata, una squadra rinnovata e ringiovanita. E noi ancora a lottare per mantenere la tanto amata quanto pesante eredità dell’imbattibilità. Arbitra Tagliavento. Forza Juve.

@eldavidinho94

Juve-Chievo, non come lo scorso anno…

Di eldavidinho

La Juve si catapulta nel campionato dopo il positivo esordio in Champions League. A Genova, la Juve ha portato a casa non senza correre rischi la vittoria. L’ennesima. E da questa partita c’era da portare a casa solo il risultato come abbiamo visto. Anche se qualcosa l’abbiamo imparata e capita. Abbiamo visto giocare una brutta Juve senza i titolari. Il Genoa ha pressato alto, sostenendo ritmi frenetici e costringendoci a giocare su Caceres e DeCeglie, sempre incapaci di saltare l‘uomo e veri punti deboli della squadra. Partita, quella del Genoa, studiata a tavolino nei minimi dettagli. Con Matri, sempre in ritardo e scoordinato su ogni tipo di pallone. Turnover troppo sostanzioso e senza equilibrio, seppur necessario. Uno dei due esterni laterali non andava cambiato sin dall’inizio. Il Genoa ci ha sorpresi in questo, presidiando tutta la parte centrale del campo e lasciandoci giocare solo sugli esterni, senza risultati. In partite come questa, inoltre, si è capito che col 352 si sviluppa un gioco monotematico che, se arginato bene, non offre molte vie per il gol. Le fasce diventano dunque l‘unica soluzione. Eppure, da quando siamo passati del tutto al 352 abbiamo vinto 13 partite su 14, e pareggiato in casa col Lecce. Anche le statistiche finali parlano comunque dell’ 84.5% dei passaggi riusciti su 406 effettuati(meno, comunque, rispetto al solito), la marcatura su Andrea Pirlo ha funzionato, limitando il numero dei tocchi utili del regista a 56 (contro l’Udinese erano stati addirittura 109), il 73.4% di essi avvenuti nella metà campo avversaria con oltre 14 minuti di supremazia territoriale, contro i quattro dei rossoblu, un totale di 52 cross( di cui però solo il 19.2% riusciti), 65.4% di possesso palla, 9 calci d’angolo effettuati, 11 tiri effettuati dentro l’area, 20 verso la porta con un indice di pericolosità dell’80%. Insomma. Una Juve che al di là dei moduili cerca di proporre semrpe in campo i propri princìpi di gioco che prescindono, appunto dai moduli e dagli uomini. Nel secondo tempo palo di giovinco, Traversa di Borriello, poi Bertolacci si divora il 2-0 con tutta la porta davanti, ipnotizzato da Buffon che gli restituisce il gol dello scorso anno con gli interessi. Su ribaltamento di fronte, Vucinic serve Giaccherini. Poi Vucinic su rigore e Asamoah. Cambi azzeccati che hanno spaccato la partita, in effetti la rimonta porta con sé i loro volti, dimostrato sì che questa squadra deve imparare a calibrare le forze(lo scorso anno non c’era la Champions), ma è dotata di un carattere inossidabile. Al di là del rischio che si è corso, è stata una prova, un atto di forza con i pezzi da novanta in campo nel secondo tempo e manifesta superiorità nei momenti in cui la squadra gioca come sa e come vuole.

Nel mercoledì di Champions, invece, come gioco siamo stati perfino superiori ai blasonati avversari e il risultato, alla fine, sta perfino stretto. Solito problema: il poco peso offensivo. La partita è sembrata molto simile a quella di Genova, con un inizio timido e impacciato e l’iniziativa lasciata al Chelsea. Poi la Juve prende le misure e rischia di passare in vantaggio con Marchisio e Vucinic. L’uno-due di Oscar (secondo giocatore nella storia del Chelsea a segnare all’esordio in Champions) stenderebbe qualsiasi squadra ma non la Juve, che, ancora nella ripresa e ancora con i cambi decisivi, riacciuffa col gol di Quagliarella imbeccato splendidamente da Marchisio una gara riaperta nel primo tempo già da uno stoico(migliore in campo) Vidal, macinando gioco e terreno nel secondo tempo, schiacciando un Chelsea sempre pericoloso seppur in difficoltà. Una squadra che, dopo Genova, dà un’altra prova di forza. Con carattere, cuore, forza d‘animo, volontà. E ancora imbattuti. Statistiche e precedenti spiegano meglio che impresa sia stata: il Chelsea in 26 gare interne di girone non ha mai perso. L’anno scorso 6 vittorie su 6 (17 gol fatti e 2 subiti). Juve reduce da 6 sconfitte in Inghilterra, tra Ranieri, Capello e Lippi. Ultimo pareggio ottenuto nel ’99 cntro il Manchester Unite, 1-1. In gol proprio lui, il nostro mister in gabbia, Antonio Conte. Per la prima volta Pirlo fa il record negativo di passaggi(52, dietro Chiellini e Vidal. Anche il possesso palla è stato equilibrato, quasi pari. A dimostrazione di che partita combattuta sia stata, giocata con calma e tattica.

Ma, sabato sera allo Stadium, c’è già il Chievo che si ripresenta come la squadra ostica degli ultimi anni, ordinata in ogni parte del campo e pericolosa su ripartenza e in contropiede abituata a colpire le squadre avversarie prendendole sugli esterni(attacca per il 40% da destra). Forti anche sui calci piazzati, tra i punti deboli c’è lo sterile possesso palla, non di certo nelle corde e nelle abitudini di questa squadra che preferisce condurre un altro tipo di gioco. Contro il Chievo, infatti, spesso ci si espone e si cerca di fare la partita ma i precedenti, contro di loro, non sono del tutto felici. Impossibile dimenticare il pareggio interno per 3-3 nel 2008/09. In quell’occasione, 2 volte Pellissier ci punì in contropiede, su lancio lungo dalla retroguardia. Il terzo gol lo realizzò di testa su discesa profonda di un compagno sulla sinistra con cross sul secondo palo. L’allenatore era Ranieri e la squadra una compagine in crisi, spaccata all’interno dello spogliatoio. Tuttavia, nei 9 precedenti fin qui disputati il Chievo non è mai riuscito a violare il campo della Juve che ha concesso alla squadra scaligera appena 3 pareggi; le rimanenti 6 gare hanno visto Madama ottenere altrettanti successi. Ovviamente anche il bilancio delle reti è in favore dei bianconeri che conduce per 19 marcature a 11. L’ultima vittoria juventina contro il Chievo, in casa, è datata 23/08/2009 che grazie ad una rete realizzata da Iaquinta si impose per 1-0. Ferrara in panchina. In totale sono 18 le sfide tra le due compagini, 11 le vittorie bianconere, 1 vittoria del Chievo e 6 pareggi, 33 le reti messe a segno dalla Juventus, 17 quelle realizzate dal Chievo. Lo scorso anno finì 1-1 con gol di De Ceglie e Dramè e una Juve che, nonostante il solito dominio territoriale(60,8% di possesso palla,  425 passaggi utili su 505 effettuati sono solo alcune delle non più ormai sorprendenti statistiche) faticò a trovare la via della rete grazie ad un Sorrentino in stato di grazia e provvidenziale  a più riprese su Padoin e in seguito su Pirlo. Pareggio che permise, all’epoca, di andare a -3 dal Milan capolista.

Il Chievo viene dalla sconfitta subita all’esordio, al Tardini, contro il Parma e dalla già fondamentale vittoria contro il Bologna, al Bentegodi, in chiave salvezza e dalla brutta sconfitta, sempre al Bentegodi, nell’anticipo dell’ora di pranzo di domenica scorsa contro la sorprendente  e ordinata Lazio di Petkovic. Di Carlo possiede una squadra molto fallosa e che non si fa scrupoli in presenza di un ostacolo e che commette una media di 20 falli a partita. Sino ad ora ha concesso solo 5 corner in 3 partite. Non ha mai nulla da perdere ed è un tipo di mentalità che porta ormai avanti da anni.

Sabato sera, Di Carlo dovrebbe confermare Sardo e Jokic esterni di difesa, in attesa del completo recupero di Dramè. A centrocampo Rigoni L. sarà affiancato da Luciano e Hetemaj, mentre in attacco Rigoni M. potrebbe essere proposto come trequartista alle spalle di Thereau e Pellissier, inizio dalla panchina in tal caso per Di Michele. Squalificato Bentivoglio

Conte, invece, ci auspichiamo che continui il turnover lasciando riposare, questa volta, Pirlo, Barzagli, Marchisio e Giovinco anche se le condizioni di Vidal e Vucinic, da verificare, potrebbero costringere Marchisio e Giovinco a scendere ancora in campo per affiancare un Quagliarella in stato di grazia, Pogba e Giaccherini. In difesa dentro Marrone, sull’out di destra staffetta per Lichtsteiner ed Isla. Forza Juve.

@eldavidinho94

Chelsea-Juve, profumo di Champions.

di eldavidinho

Finalmente. Dopo due anni di assenza, la Juventus torna in Champions League. E lo fa nel migliore dei modi, affrontando subito la squadra campione d’Europa in carica. Si riparte con la squadra che ci aveva eliminati nell’edizione 2008/2009 della Champions (vinta poi dal “solito” Barcellona), agli ottavi, dopo un girone di qualificazione strabiliante che ci vide vittoriosi nella doppia sfida contro il Real Madrid (con tanto di doppietta e “standing ovation” al Bernabeu per Del Piero), primi in classifica e qualificati dopo sole 4 giornate. Allo Stamford Bridge, il Chelsea s’impose per 1 a 0 al termine di una partita di strana decifrazione; Blues in vantaggio in avvio con Drogba, mattatore dei primi minuti che prima sfiorò la rete di testa, quindi impallinò Buffon scattando sul filo del fuorigioco: Kalou ispirò e diede profonda una palla raccolta dall’ivoriano. La rete arrivò al culmine di un avvio oggettivamente disastroso da parte della Juve. Poi la truppa di Ranieri prese le misure degli avversari e provò a fare la sua partita, ma seppur con qualche affanno la squadra di Hiddink tenne botta e portò a casa la vittoria.

Il ritorno, invece, si mise subito male con Nedved che uscì dopo 12 min. nella sua ultima partita di Champions facendosi male all’anca, al suo posto quel Salihamidic, detto “Brazzo” che Ranieri aveva deciso di escludere dall’11 titolare per inserire Iaquinta in avanti in un inedito tridente d’attacco con Del Piero e Trezeguet. Proprio Iaquinta, poco dopo l’uscita dal campo di Nedved, realizzò il gol dell’atteso vantaggio su assist di Trezeguet. Poi nel recupero del primo tempo Essien riuscì a pareggiare per i Blues. Doccia fredda al riposo. Nel secondo tempo la Juve cercò di portarsi in vantaggio ma il Chelsea chiuse tutti gli spazi. A metà ripresa fallaccio ingenuo di Chiellini a centrocampo, doppio giallo ed espulsione per il difensore bianconero. Prima della mezzora il gol meritato per la Juventus, Del Piero batte una punizione che Belletti ferma con le mani in area, rigore realizzato dallo stesso Del Piero. La Juve ci prova, non avendo nulla da perdere, i blues cercano di arginare la vena propositiva di Giovinco, entrato al posto di Iaquinta, che in più di un occasione creò scompiglio nella retroguardia del Chelsea e che, in quella stagione, tentò di far notare le sue seppur ancora acerbe doti calcistiche. Tuttavia, la Juventus non è fortunata e subisce il secondo, fatale, gol di Drogba, come all’andata, ancora da uno spazio venutosi a creare sulla sinistra e attaccato da Belletti. Fu la stagione che sancì l’esonero del tecnico testaccino, oggi in Ligue2, al Monaco. Da allora, Chelsea e Juve sono cambiate tanto. Sicuramente più la Juve che il Chelsea, all’esordio in Champions con giocatori che non hanno mai disputato questa competizione. La Juve viene dalla vittoria di Genova portata a casa non senza qualche rischio a causa del probabile turnover proprio in vista del mercoledì di Champions.

Il Chelsea, invece, viene dal pareggio a reti bianche contro il Qpr ma a fare notizia sono state le sconfitte subite nella Community Shield per 3 a 2 contro il Manchester City di Roberto Mancini e nella Supercoppa Europea contro l’Atletico Madrid che ha rifilato, con la tripletta di Falcao ed il gol di Miranda, un roboante 4-1. Di Cahill il gol dei Blues, in mischia. Ad impressionare, in queste sconfitte, è stata la quasi inesistente compattezza difensiva che aveva permesso al Chelsea dell’abruzzese(emigrato in svizzera sin da piccolo per motivi familiari di lavoro) mister DiMatteo di vincere la scorsa edizione della Champions, un po’ a sorpresa, contro squadre più quotate quali Barcellona, Real Madrid, Bayern di Monaco. A trascinare la squadra londinese a suon di gol fu, ricorderete benissimo, l’ivoriano Didier Drogba accasatosi alla squadra cinese dello Shanghai Shenhua dopo esser rimasto svincolato durante il mercato estivo. E la sua mancanza, in questa squadra, si sente. Nonostante ”El Niño” Torres sia uno dei giocatori sino a questo momento più utilizzati nel Chelsea, non riesce ad assicurare alla squadra la stessa profondità di gioco e sostanza in attacco rispetto all’ivoriano. Spesso il 4-3-3 inglese (un 4-1-4-1 in movimento) si limita a tanti passaggi orizzontali e fraseggi a centrocampo  che non vanno quasi mai in profondità. Le 3 mezze punte, il brasiliano Ramires ex Benfica, il belga Hazard ex Lilla e lo spagnolo Mata ex Valencia tendono spesso a scambiarsi le posizioni per creare scompiglio in attacco ma senza risultati vista la scarsa compattezza difensiva che coesiste tra il serbo Ivanovic ex Lokomotiv, l’inglese Cahill ex Bolton, il brasiliano con passaporto portoghese D.Luiz, anch’egli ex Benfica e Ashley Cole dal 2006 a Londra. In mediana non offrono un’adeguata copertura neanche Lampard e Obi Mikel. Sino ad ora Jolly della squadra, partendo quasi sempre dalla panchina, è stato Ryan Bertrand, classe 1989, di ruolo terzino sinistro ma all’occorrenza anche terzino destro (al posto d’Ivanovic) e ala sinistra. Difetto del Chelsea è, se non l’avete ancora capito, una panchina troppo corta e giovane su cui fare affidamento, seppur composta da gente talentuosa. Azpilicueta, Ferreira, Oscar, Romeu, Marin, Moses, Sturridge. Unica eccezione la costituisce il francese Malouda. Sarà da brividi il solo ritorno in Champions dopo due anni, vincere all’esordio costituirebbe un’emozione unica per questa Juve giovane e “inesperta” ma piena di grinta, di voglia di fare e di dimostrare. Forza Juve.

@eldavidinho94

Genoa-Juve, come un rullo compressore.

di eldavidinho

Dopo la pausa per le nazionali torna in campo la Juventus capolista e campione d’Italia in carica. L’1-4 esterno contro l’Udinese, al di là delle polemiche che hanno seguito il match come nel post Juventus-Parma, ha dimostrato come la solidità della squadra di Massimo Carrera sia la stessa dello scorso anno. L’unità e la forza del gruppo continuano a crescere a dismisura. Partiamo subito dall’episodio chiave della partita di Udine. Valeri (o Rizzoli? Il problema ce lo porremo per tutto l’anno ad ogni decisione che verrà presa) ha punito il presunto fallo di Brkic che, andando addosso a Giovinco, “gli impedisce un’evidente opportunità di segnare” e anche per questo l’ha espulso. Per chiara occasione da rete, non credo per fallo da ultimo uomo. Non ha visto però la precedente spinta di Danilo ai danni di Giovinco. La regola, dicendo che se il fallo è commesso in area e dall’ultimo uomo ci sono automaticamente rosso e rigore, può anche essere un’esagerazione, ma è così da sempre. Dunque se si critica la regola non si può criticare anche l‘arbitro che l‘ha solo applicata. Al massimo, gli si può imputare il non aver visto la spinta di Danilo che ha “anticipato” lo scontro tra Giovinco e Brkic. E ancora, la scelta eccessiva di espellerlo. Ma qui subentra, ripeto, la regola.

In definitiva. Torniamo al calcio giocato. Una Juve bella, feroce e imperturbabile, in grado sicuramente di monopolizzare il campionato anche se è presto per parlarne. Una Juve tornata ad essere né ecumenica, né accomodante, né simpatica. Dunque, neanche perdente. Un 4-1 con lo stesso 352 con cui 9 mesi fa pareggiammo 0-0. Dunque siamo migliorati. Diventati più concreti e cattivi. Al di là del rigore spartiacque, la differenza tra noi e l‘Udinese è stata netta. Finalmente Giovinco, più rapido del branco in occasione del primo gol, da opportunista; poi freddo e spietato, con il rasoterra, il secondo. Tutti ferri del mestiere d’attaccante, finalmente. Troppe etichette gli hanno messo addosso in questi anni, facendo crescere le attese e la pressione. Mostruosi Vidal, Pirlo e Asamoah. Tuttavia, PRECISIONE degli attaccanti nei passaggi “di prima“ ancora migliorabile. Sfruttiamo troppo poco le occasioni che creiamo. Difetto(che mette in evidenza altri pregi) già dello scorso anno. Eppure ne abbiamo fatti 4, rifilati altri 2 al Parma e realizzati altri 4 a Pechino, al Napoli. Non si può parlare di certo di squadra a secco, semmai di attacco che segna “il giusto”, senza strafare.

La scommessa Bendtner, il gigante danese, si vedrà. Viene qui con l’etichetta di ragazzaccio dotato però di enormi potenzialità. Alcune espresse a tratti, altre inespresse e carattere da scheggiare, levigare, magari con la fatica ed il sudore che Antonio Conte pretende dai suoi uomini. Doti fisiche e tecniche che gli permettono di ben usare testa e piedi, di difendere il pallone, giocare anche spalle alla porta, di tirare conclusioni potenti e precise, di dialogare palla a terra con i compagni, di giocare anche fuori l’area di rigore. Piuttosto macchinoso nei movimenti(spesso si fa raddoppiare nello stretto ma ama il dialogo con i compagni). Insomma. Caratterialmente ha personalità ma gli manca voglia ed abnegazione, sentendosi già un giocatore “arrivato.”

Le statistiche della vittoria contro l’Udinese forniscono un confronto impietoso. Certo, sui dati pesa, e non poco, l’inferiorità numerica con cui i friulani hanno dovuto convivere per quasi 80 minuti, ma la capacità degli uomini di Conte di sfruttare a proprio vantaggio l’uomo in più è comunque un grosso merito. Proprio come contro il Parma, il possesso palla fatto registrare dai bianconeri è stato del 63%, ma è salito, e di parecchio, l’indice di pericolosità, attestatosi al 91,6%, contro il 28,7 degli avversari. Ben 20 le conclusioni tentate, 10 delle quali nello specchio della porta e notevole la precisione delle giocate, con il 78,7% di passaggi riusciti. Davvero niente male se si considera che le palle giocate sono state ben 793, 379 in più dell’Udinese.

Il Genoa è reduce dalla sconfitta maturata nei minuti finali di Catania, dove comunque ha confermato di essere una squadra con un discreto gioco e capace di trovare le vie della porta. La difesa però andrà sistemata davanti alla Juve che vanta già 6 gol in 2 partite. I precedenti parlano di una sfida sempre aperta: 18 le nostre vittorie, 16 quelle dei liguri nelle 45 partite giocate a Genova, 11 volte è finita in parità. Proprio l’ultima volta a Genova è andato in scena un teatro dell’assurdo. 0-0, tante occasioni da gol (tra cui traversa di Vucinic, di testa, su corner; palo sempre di vucinic, di testa, su cross dalla destra di Pepe; su punizione di Pirlo, Pepe prende il palo da due passi) e scelte discutibili di Rizzoli(rigore su Matri per trattenuta vistosa di Carvalho; conclusione da fuori area di Marchisio intercettata con le mani da Sculli; gol regolare annullato a Simone Pepe nella ripresa). Insomma. Col 63,6% di possesso palla rispetto al 36,4 del Genoa, 3 pali e traverse, 17 corner a 6, 53 cross a 19, 462 passaggi a 266. Qualcosa d’impressionante. Domenica pomeriggio speriamo che la musica sia diversa.

A Pegli continua il lavoro a parte del capitano rossoblù Rossi che ravvisa un dolore al ginocchio, ma è in via di guarigione. Se Rossi dovesse recuperare allora sarà lui a completare il tridente assieme a Jankovic e Immobile: infatti mancherà Vargas per un problema alla coscia sinistra accusato in allenamento con la Nazionale peruviana. In difesa ballottaggio per il ruolo di terzino destro tra Sampirisi e Ferronetti. Per la gara contro la Juve infine De Canio è incerto se lanciare Merkel o confermare Seymour davanti alla difesa.

Nella Juve, Conte conta di recuperare qualche acciaccato di lungo corso come Isla e Pepe, mentre tempi di attesa più lunghi per Padoin e Lucio. A Genova comunque dovrebbe rivedersi lo stesso 11 che ha espugnato Udine, ma il Mister vorrà tenere tutti sulla corda fino alla vigilia. Non è detto che non ci sia turnover in vista della sfida di Champions.

Altre statistiche. La Juve, nelle ultime 3 trasferte di SerieA è sempre passata in vantaggio all’intervallo portando a casa il risultato ed ha segnato almeno 2 gol in 11 delle ultime 13 partite di SerieA. Il Genoa, nelle ultime 3 partite di SerieA giocate in casa, è sempre passata in vantaggio prima dell’intervallo. Dopo 2 gare Andrea Pirlo si riprende la classifica europea dei passaggi riusciti a partita: 102 di media. Staccati Yaya Tourè, Xabi e Xavi. In Europa siamo 4° per possesso palla(dietro Barca, Real e Bayern), 4° per passaggi riusciti(dietro Bayern, Man United, Swansea), 5° per tiri in porta(dietro Bayern, Bayer L., Barca e Atletico). Forza Juve

@eldavidinho94

Udinese – Juventus è già una verifica. Per entrambe.

di eldavidinho.

Udinese-Juve è l’anticipo pomeridiano domenicale della seconda giornata di SerieA. Dopo il bagnato(a causa del monsone prepartita, altro esame per il verde dello Stadium dopo la neve dello scorso anno proprio contro l’Udinese) e fortunato esordio contro il Parma, sconfitto per due reti a zero, c’è da affrontare subito una delle trasferte più insidiose, quella di Udine.

Allo Juventus Stadium, sabato sera, è sembrato di rivedere lo stesso film dello scorso anno: Lichtsteiner che apre le marcature con un bell’inserimento da dietro frutto delle modifiche tattiche apportate dal mister a fine primo tempo, una Juve che fa tanto possesso, domina, “mangia l’erba”(cit.), non corre grossi rischi in difesa, ha nel centrocampo cuore e cervello di tutto il meccanismo ma che fa fatica a segnare(…). Anche al debutto, ci hanno pensato un terzino ed un centrocampista, tale Andrea Pirlo, a sigillare il 2-0 finale. Nel primo tempo, un rigore sciupato da Vidal autore comunque di una prova intelligente e importante ai fini della manovra di squadra. Proprio il gol su punizione di Pirlo e il rigore sbagliato di Vidal sono stati i primi episodi della stagione sottoposti all’occhio “ravvicinato” degli assistenti di porta Petrella e Ciampi.

Tuttavia, in questo esordio, la squadra è sembrata più ingolfata fisicamente e tatticamente rispetto ad altre apparizioni, con meccanismi non bel oleati nel primo tempo e manovra piuttosto compassata nonostante un Parma che, dalle parti di Storari, non si è quasi mai affacciato.

Fuori dal campo, le telecamere erano tutte puntate verso il “buncher” ideato per Antonio Conte, situato su un palchetto sopra la tribuna Agnelli, a ridosso della gigantografia di Gaetano Scirea, bunker oscurato grazie all’installazione di vetri fumè e controllato a vista dalla security bianconera. Sugli spalti, uno striscione che recitava: “Accuse e falsità non cancellano la verità, siamo Con-Te”.

L’ultima partita giocata a Udine tra Juve e Udinese è stato il recupero della prima giornata di campionato rinviata al 21 dicembre 2011 e terminata 0-0. Gara “di cartello” che prometteva tanto dal punto di vista dello spettacolo e che invece si rivelò priva di emozioni, bloccata ed esasperatamente tattica dovuta agli schieramenti speculari che le due squadre adottarono. 352 e linee di passaggio bloccate sia internamente che esternamente per il gioco verticale di entrambe le formazioni. Alla fine ci si accontentò del punto a testa. Volendo trovare della analogie con la Juve di oggi, sicuramente più collaudata rispetto a quella dello scorso anno che, quando giocava col 352, lo faceva solo per contrastare l’ampiezza di squadre che giocavano con incursori e difesa a 3(Udinese e Napoli, appunto), si può far di certo riferimento al baricentro basso e al gioco troppo “scontato” che un modulo come il 352 ti porta a fare. Problemi emersi soprattutto nel primo tempo giocato sottotono contro il Parma.

L’Udinese viene dalla doppia sconfitta in campionato contro l’ottima e pimpante Fiorentina di Montella e in Champions, ai rigori, contro la squadra portoghese del Braga, apparsa tuttavia più pronta di questa Udinese, sia tecnicamente che tatticamente poichè, puntualmente, vende ogni anno i suoi pezzi più pregiati. Squadra dunque apparsa spaesata in questo inizio di stagione nonostante schemi di gioco da anni collaudati. Dal punto di vista atletico non si può non notare il calo che le squadre di Guidolin hanno sempre avuto nei secondi tempi disputati.

Dopo il turnover attuato nella trasferta di Firenze, Guidolin contro la Juve dovrebbe schierare la formazione titolare a meno che non ci sia qualche giocatore uscito malconcio dalla partita col Braga. Recupera dunque Pinzi che avrà ai suoi fianchi Williams e Pereyra. Sulle fasce Basta e Armero. In difesa i soliti tre Benatia, Danilo e Domizzi. Di Natale tornerà ad agire come riferimento offensivo, ma è ballottaggio per chi dovrà sostenerlo: Fabbrini, Muriel o Maicosuel? Unico indisponibile Barreto.

Nella Juventus, Gigi Buffon è probabile che rimanga a riposo anche ad Udine nonostante abbia recuperato, porta bianconera dunque difesa ancora da Storari. In difesa dovrebbe rivedersi Chiellini(anche se non è certo neanche il suo utilizzo), mentre a centrocampo conferme per Asamoah esterno di sinistra. In avanti Vucinic dovrebbe essere affiancato da Matri complice l’infortunio alla caviglia per Sebastian Giovinco.

Qualche statistica:

Ci sono stati meno di 2 gol e mezzo segnati in 11 delle ultime 13 partite giocate in trasferta dalla Juventus che ha anche segnato almeno 2 gol in 10 delle ultime 12 partite in Serie A.

L’ Udinese, invece, è imbattuta  in 19 delle ultime 21 gare casalinghe di Serie A. Forza Juve.

@eldavidinho94

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