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Conte, hai facoltà di tacere, tutto quello che dirai sarà usato contro di te.

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Articolo di Alessandro Magno

 

La conferenza stampa di Conte ci da spunto per parlare di qualcosa in questa noiosa estate calcistica. Fra le cose scontate dette da lui e Tavecchio, dichiarazioni che ci si aspettava, come che convocherà i meritevoli oppure che oggi è obiettivamente il migliore sulla piazza , oppure che i soldi che percepirà sono meritati o anche che farà sicuramente leva sul blocco Juve, si sono dette anche cose alquanto sconcertanti o agghiaccianti ( per usare un termine a lui caro). Sostanzialmente queste frasi da riprendere e analizzare sono 4.

Le analizzo in ordine di gravità. La prima è quella in cui dice che la squalifica è stata ingiusta ma che è stata un esperienza ”formante”. Definita ”un percorso che mi ha aiutato a crescere dal punto di vista umano”. Ok, anche prenderselo in quel posto può essere considerata un esperienza, anche se non so se formante o se aiuta a crescere, oppure stare in carcere può essere un esperienza di vita e/o formante. Tutto fa scuola, tuttavia Conte dovrebbe sapere che non l’hanno squalificato per tre anni o radiato come volevano i più, solo per una forte opposizione della Juventus che l’ha difeso a spada tratta. Non so come sarebbe finita se la Juve l’avesse abbandonato al suo destino. E se l’avessero radiato avrei voluto vedere come poteva dirsi oggi un ”esperienza formante”?

La numero due è la frase sugli scudetti vinti. La domanda era se sono 30 o 32 e la risposta è stata una non risposta, ovvero che lui ne ha vinti 8 e quelli sono i più importanti. Ora non vedo che male ci sarebbe potuto essere a dichiarare che sono 32 e che c’è ancora un procedimento in corso perchè la Juve vuole indietro quei due tolti. Che male c’era? Ma poi , data la bassezza del giornalismo italiano e data la sua provenienza juventina, questa battuta, come quella sulla squalifica, se la doveva pur aspettare e quindi se la doveva preparare meglio. Se proprio si voleva non rispondere, o rimanere vaghi, perchè non rispondere attaccando? Tipo: ” La sua è solo una domanda volta a fare polemica non comprendo cosa ci sia di vincolante per la Nazionale se il CT consideri gli scudetti della Juve 30 o 32?”. Rete e palla al centro. Troppo complicato? Conte è sempre stato bravissimo in campo, da mister e da giocatore. Con le parole non è mai andato troppo d’accordo.

La terza frase che francamente non mi è piaciuta non è propriamente una frase ma è il discorso sulla Juventus. Ci sono state due domande sulla questione e la sintesi è stata quella che la Juve è un capitolo chiuso. E’ assolutamente vero e scontato che adesso sia così, ma si potevano aggiungere dei ringraziamenti alla Juve ed essere un poco diplomatici, d’altronde la Juve con Conte ha vinto 3 scudetti di cui almeno i primi due quasi esclusivamente per merito suo, ma è anche vero che Conte va in Nazionale perchè ha vinto questi scudetti con la Juve. Non hanno preso Conte dal Siena per portarlo in Nazionale. Quindi questa freddezza nei confronti della Juve mi pare eccessiva. Non che mi aspetti salamelecchi ogni volta che apre bocca, ma alla presentazione un ringraziamento un: ” Se sono qui è anche grazie al lavoro svolto allla Juve che ringrazio”, era chiedere troppo?

Ma veniamo alla quarta. Per me la più grave. Quella che è passata come un fatto scontato e forse sarà stigmatizzata solo da me. La frase è: “Oggi sono l’allenatore del popolo italiano. Rappresento tutto il Paese e sono orgogliosamente l’allenatore di tutti”. Hai bevuto Antonio? Stai ‘mbriaco? Sei sceso dalla Luna oggi oppure l’entusiasmo per questa nuova avventura ti ha fatto dimenticare chi sei e da dove vieni? E tu pensi di essere l’allenatore di TUTTI solo perchè qualcuno ti ha scelto e ti ha messo li?

Allora ti ricordo io la sitauzione. Tu agli Italiani non Juventini stai ampiamente sulle palle, e non sarà un Mondiale vinto o un Europeo vinto a convincerli del contrario. Ci è già passato Lippi che un Mondiale l’ha vinto per davvero e che per tutta l’Italia non Bianconera era e resta un gobbo-di-merda-ladro che non sarebbe mai dovuto andare ad allenare la Nazionale e questo il giorno prima e il giorno dopo essere saliti tutti sul carro a festeggiare il suddetto Mondiale. Forse non hai capito o dimentichi, che per l’Italia non Bianconera tu sei un montato-gobbo-di-merda-esaltato che si vendeva le partite e che doveva essere radiato e non sarà un Mondiale vinto nè 10 a fargli cambiare idea. Ti odiano come odiano tutti i Gobbi. Caro Conte, per NOI sei innocente non per LORO. Per NOI tu sei stato un grande Capitano, un grande Giocatore e un Grande Mister, ora cosa ti aspetti dagli antijuventini? Ma davvero pensi di poter essere l’allenatore di tutti, benvoluto da tutti? Tu che non hai neppure la simpatia di un Trapattoni? Avresti dovuto dire: ”Voglio essere giudicato solo per il lavoro sul campo” punto. E questo solo degli inetti te lo potrebbero contestare. A meno che tu non voglia da ora in avanti intraprendere una strada che ti porti a Boniekizzarti e allora devo aspettarmi che queste cacchiate che hai sparato oggi siano solo l’inizio e non la fine? In ogni caso potresti anche concludere di farti amare da loro per farti odiare da noi, ma amare da entrambi è impossibile.

Dal canto mio è superfluo dire che ti ringrazio per il lavoro che hai svolto da noi, io che ti ho voluto e sponsorizzato più di qualunque altro perchè sapevo quanto sei bravo. Io che non ti ho lesinato elogi e critiche. Io che ti ho tirato le orecchie in passato perchè rimarcavi esageratamente il fatto di essere Juventino. Dichiarasti: ” Sia chiaro che nessuno è più Juventino di me”. Ti scrissi di non giocare con i sentimenti dei tifosi perchè ”Superjuventino” si scontrava con la tua grande ambizione di fare sempre il mister al massimo. Il ”Superjuventino” alla Mourinho, che cioè diventa il primo tifoso di ogni squadra che allena, non ci serve Antonio. Non serve alla Juve, non serve alla Nazionale, nessuno te lo ha chiesto e fai la figura solo del voltagabbana. Io so che sei Juventino ma non sei il più Juventino di tutti, non lo sei mai stato, non lo eri prima, non lo eri durante, non lo sarai ora. C’era e c’è chi è più Juventino di te. Ripeto nessuno te lo ha chiesto questo di essere ”il più”. Ad un mister della Juve si chiede di essere bravo non Juventino. Lippi e Trapattoni ad esempio non erano Juventini. Fai il professionista e basta che quello ti riesce bene. Portati la Juve nel cuore come fanno in tanti,i Platini, i Schillaci, gli Anastasi, i Gentile, i Cabrini ( solo per citarne qualcuno a caso). Questi non vanno a fare ”i più”. Il ruolo del ”più” spetta ad altri. Il 2006 non è stato un gioco Antonio. E’ cambiato tutto. Non c’è una strada che Gobbi e non, possano percorrere insieme. Alla maggiorparte di noi Bianconeri della Nazionale non frega più nulla da quella notte a Berlino. Qualcuno la segue con distacco. A quasi nessuno fa venire la pelle d’oca come la Juve. Non cambierà perchè tu alleni la Nazionale. Potresti vincere pure dieci mondiali di fila.

Sapevo che la tua ambizione è più forte di qualsiasi altra cosa e ho capito e accettato le tue dimissioni che ritengo anche per certi versi , giuste. Non rovinare tutto con dichiarazioni fuori luogo. D’altronde come detto non sai usare bene le parole. La mia testa mi dice di augurarti di fare bene. Il mio stomaco oggi non è così poi tanto d’accordo. Forse se tu prendessi una bella doccia fredda torneresti a stare un poco più con i piedi per terra. Come Lippi all’Inter. D’altronde un flop clamoroso sarebbe anche formante non trovi?

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Di Enzo Ricchiuti

Perché Tavecchio ha scelto Conte e perché Conte ha accettato nonostante la storia della squalifica in cui la federazione con lui non è stata certo buona.

1, perché Conte è il migliore. 2, perché la Federazione ora è in altre mani.

Farà bene Conte? Che tipo di Nazionale ti aspetti?

Farà bene. Anche Prandelli ha fatto bene fino ai Mondiali: basterà riprendere la condizione fisica. Mi aspetto una Nazionale pragmatica, basata sul risultato.

Possibile che Agnelli non fosse a conoscenza del desiderio di Tavecchio di portare Conte in azzurro e nonostante questo non sia stato capace di sfruttare la cosa in nostro favore ma anzi si è schierato apertamente contro Tavecchio, tanto da poi uscirne come uno dei più sconfitti?

E’ una riflessione molto intelligente, la tua. Si vede che il presidente non è portato a trattare all’italiana. Sembra più impegnato a imporre le sue vision come le chiamano. All’americana. Ovviamente fai bella figura perché dimostri di essere tutto d’un pezzo, giovane e moderno, e soprattutto fai bella figura perché perdi. Questione di gusti. D’altronde abbiamo una dirigenza che non sa lavorare per il club nelle istituzioni. Quando si paragona il lavoro di Marotta a quello di Moggi, è ridicolo perché è come paragonare il lavoro di un uomo a quello di tanti uomini. Certo, oggi molti fanno così. De Laurentiis per esempio. O Lotito. Anche stare da soli ha il suo fascino. Bisognerebbe esserne all’altezza.

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Il punto sui mondiali.

Pronostico finale Argentina-Brasile. Grande equilibrio, offese sanguinolente alle mamme ambo le parti, vescovi, battone, bambini innocenti e un paio di rigori gettati sul palo da qualche cagasotto tipo Higuain. Il giorno dopo presidenti delle Ferrovie, battone, la mamma di Higuain pronta a giurare che quello lì, il cagasotto, non è uno sfigato, vescovi e capi innocenti pronti a invadere le spiagge coi carri armati da due lire in nome e per conto dei pezzenti del mondo. Per la Coppa, per il caldo e per l’onore.

Il punto sulla nazionale italiana.

Beh, mi sembra a buon punto l’essercela quasi del tutto tolta dalle scatole. Missione quasi compiuta.

Il punto sul mercato della juve.

Quanti sono quelli che fanno il mercato Juve ? Saranno un due o tre, a parte l’avvocato Bozzo che lo fa sul serio. Quei due o tre allenatore compreso sono capaci benché pochi di creare una trama così inestricabile di azioni e responsabilità che personalmente mi sono arreso già al primo contratto con Giovinco. Figurarsi ora che siamo al rinnovo. Finché la barca va si continuerà a non capire più niente. Dopo sarà peggio. Mancando i risultati si cercherà di capire. Chi ha preso questo, chi ha fatto l’altro. Capiremo anche meno di ora. E forse sarà un bene. Abbiamo tanto tempo libero o meno da sprecare. Che Dio ci renda vincitori e incapaci per sempre.

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La disfatta dell Italia perché è accaduto?

Perché stavamo in gara col Costarica con Pirlo e i lanci per Balotelli e s’è tolto densità al centrocampo inserendo Cassano e una marea di seconde punte. Perché avevamo due risultati su 3 con l’Uruguay e il ct ha deciso di cambiare il suo lavoro di anni schierando due punte ridondanti, giocatori di palleggio come Marchisio e Verratti e sulle fasce ragazzini senza esperienza pensando fosse inutile e sorpassato spiegare agli azzurri che l’Uruguay storicamente provoca e intimidisce. E’ finita che Balotelli ha cercato di rispondere fisicamente alle provocazioni, l’arbitro s’è fatto prendere dal sole e l’allenatore pure. L’unico che non s’è fatto prendere dal sole è stato Cassano che anni fa proprio con Prandelli in panca ha cominciato a mettersi all’ombra.

Polemiche Buffon, Balotelli, De Rossi, Camoranesi.

Fanno bene quelli della vecchia guardia a dire che reggono la baracca e ha ragionissima lo stesso Del Piero quando giudica le nuove leve abbastanza sullo scarso e poco rodato. Su Balotelli magari il discorso è più complesso: il ragazzo è servito molto al ct per pararsi sempre e in ogni caso il culo. Ma anche i vari De Scigli e Immobile privi del paravento Balotelli rischiano molto. Sono povera cosa e se Mario non verrà convocato per molto tempo come auspico saranno visibili in tutta la loro pochezza fisica e caratteriale. Ventenni che non sanno manco dare morsi.
Prandelli e chi al posto suo?

Prandelli è un prodotto della politica applicata allo sport. Il suo calcio sembra la pubblicità della United colours of Benetton di tanti anni fa: una serie di facce felici e di tutti i colori e forme, tutti amici come neanche Facebook. Farà carriera come dirigente, ne ha il talento. Quale ? Avere il messaggio. Quando hai un significato, un progetto e l’aura di chi ha qualcosa di altro e alto per rendere altra e alta la routine del potere, ti arruolano subito. Al posto suo ? Un impiegato che non rompa i coglioni.

 

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Prime sensazioni su questo mondiale sul Brasile nazione ospitante e sull Italia

E’ un mondiale ben organizzato. Sono riusciti a zittire le contestazioni, hanno dei bei campi. La mattina su Sky vedo il mare. Tolto questo sembra un gran casino di inni nazionali di serie B ma in Sud Africa con le vuvuzelas avevano fatto peggio. L’Italia ? Con l’Inghilterra forse ha speso troppo.

Il tonfo della Spagna ma anche quello del Portogallo ko pesanti del pallone d oro e dei campioni in carica.

La Spagna fino all’intervallo con l’Olanda sembrava una squadra normale. Poi ha perso voglia. Il Portogallo non credo faccia notizia più di tanto.

Di tutti i campioni che mancano Ibra, Tevez, Falcao, RIbery, Bale ecc… chi manca di piu e perché e chi menomale che c è e perché?

Manca Ibra ma la Svezia anche con Ibra non credo farebbe chissà cosa. Ricordo ancora gli Europei del 2008, con un Ibra all’apice assoluto e risultati inesistenti. Tevez ha fatto una gran stagione, spero si ripeta. Ma all’Argentina non serve. Serve più alla Juve che al calcio mondiale. Se Messi o Balotelli o lo stesso Ronaldo fanno cinque minuti di quelli giusti, Tevez nessuno se lo ricorda più.

Inghilterra – Italia 1-2 . Sintesi.

http://www.dailymotion.com/video/x1zi8na

Come si gestisce Pirlo?

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di Davide Peschechera

Altra pausa per le Nazionali, altra pausa di riflessione. Altra pausa per pensare al futuro. Prossimo, immediato e lontano. Sotto la lente d’ingrandimento ci va proprio colui il quale ha risolto la partita contro il Milan col gol del pareggio e propiziando il terzo di Chiellini. Per mettere in dubbio le qualità di Andrea Pirlo e gettare un’ombra su un giocatore unico, servirebbe una dose di coraggio tale da tracimare nella cecità di giudizio. Altro discorso è sostenere che questo Pirlo possa essere un giocatore da gestire, se non proprio centellinare. Il suo impiego deve essere dosato. La fatica gli toglie lucidità, però il regista vuole giocarle tutte. Il campione, in quanto tale, non accetta di essere messo da parte e vuole rispondere con i fatti alle critiche ma il credito verso certi giocatori non deve essere illimitato. La risposta al “caso”, se di caso si può parlare, infatti, Pirlo l’ha già data, sul campo. Non serve parlare quando sai giocare a pallone. Pirlo scrive ancora coi piedi: fondamentale nella Juventus, indispensabile per il calcio italiano. Ci mancherebbe che sia Pirlo a chiedere di giocare a gare alterne. Anzi è in virtù dell’ambizione che lo nutre, e della costanza mostrata allenamento per allenamento, che l’azzurro si è costruito un percorso calcistico da assoluto fuoriclasse. Il problema è che eravamo stati abituati troppo bene, tutti: tifosi, avversari, appassionati, curiosi. E lui stesso. Pirlo non sbagliava, Pirlo non usciva, Pirlo giocava 38 partite su 38, più la Champions, più la Nazionale. A 34 anni non potrai mai essere come a 28. Negli ultimi giorni l’ha accettato lui, ora tocca a noi. Ci tocca per onestà. Perché il vero e unico caso che riguarda Andrea Pirlo è che non c’è ancora il suo erede. Pirlo è Pirlo, anche se dicono che non sorrida più e lo dicono come se prima invece lo facesse.

L’addio al Milan dimostra proprio l’esigenza di Pirlo di sentirsi sempre parte importante di un progetto ambizioso. Al momento Conte non è ricco di alternative in panchina ed a gennaio si tornerà a parlare di un centrocampista. Nessun caso Pirlo ma una situazione che, prima o poi, si sarebbe presentata. Occorre intervenire sul mercato per affiancare un giocatore che possa raccoglierne l’eredità già a stagione in corso ma poi ci sarà un normale avvicendamento mascherato da turnover al momento opportuno.

Anche se non sarà facile, perché Pirlo è il tempo, il ritmo, le pause. Si passa da lui. E’ il genio della semplicità. È così che deve andare ed è così che va, con un tocco o con due, non di più. Con il passaggio in profondità che sembra una cosa tramontata e che riappare improvvisamente quando lui stoppa e poi mette dentro in verticale. Imbarazzante marcarlo ogni volta che tu gli vai addosso e lui s’è già liberato del pallone. Imbarazzante pensare che sono in pochi a poter fare quello che fa lui. È un talento che non nasce per strada, ma su un campo di calcio. Genio e regolatezza, non ci si stanca mai di lui e delle sue semplici giocate. Pirlo non è ciò che un bimbo vuol essere quando comincia a giocare, ma è ciò che sogna di essere qualunque giocatore quando sta per finire.

Fuori, però, per scelta tecnica a San Siro. Per scelta tattica col Verona. A riposo col Torino. Per scelta indigesta, sempre. Cerca di tenere sempre alta la tensione e non si lascia sfuggire mai l’occasione per scuotere la coscienza collettiva del suo gruppo il mister Antonio Conte, soprattutto in una stagione, questa, molto più difficile delle due precedenti. Ed è in questo senso e in quest’ottica che vanno visti il turnover ed il rispetto di regole che non c’è bisogno di appendere nello spogliatoio. Le conoscono bene tutti, in vigore da due anni, hanno contribuito sicuramente alle vittorie sino ad oggi ottenute e a quella compattezza di gruppo nata anche in questo modo. Regole precise da seguire dentro e fuori dal campo. Ma al di là del nervosismo comprensibile del regista bresciano contro il Verona, scortato per tutto il match dalla marcatura ossessiva di Jorginho (che di fatto si è disinteressato all’andamento della partita), l’episodio è andato un po’ in contrasto con la figura universalmente riconosciuta di “gruppo Juve” ma pare essere già acqua passata.

“Con Andrea non c’è stato nessun chiarimento perché prima non c’era stato bisogno di mettere una regola. Adesso c’è e va rispettata. Quindi Pirlo non ha fatto niente di particolare perché poteva farlo. Nella gestione di un gruppo ci sono delle norme da mettere, per cui quando vedi che qualcosa non va bene, ci mettiamo subito una bella regola che vale per tutti e siamo molto più tranquilli e sereni”. Una mossa strategica che gli ha permesso di dribblare il presunto caso che giornalisticamente si stava montando e le solite domande tendenziose, di evitare che, in un momento delicato come questo, Pirlo venisse punito o multato e respingere qualsiasi tipo di strumentalizzazione per l’uscita dal campo di Pirlo.

D’altronde, già in passato atteggiamenti sbagliati dei suoi giocatori gli avevano dato il pretesto per dettare qualche regola fissa che, via via, Conte aggiorna ispirato dalle situazioni. Tipo? Cominciamo col “caso Quagliarella”. Gli uomini dello staff vanno rispettati al pari di Conte. Chiunque abbia un comportamento poco educato o irrispettoso nei loro confronti viene punito come se lo avesse tenuto con l’allenatore. Proprio Quagliarella, infatti, sostituito lo scorso anno a San Siro, aveva alzato la voce con Alessio e non giocò per qualche giornata. Oppure c’è il “caso Elia”: la bilancia è come un giudice, massimo rigore anche in tavola. In ritiro, ma anche a casa. Niente pane, zucchero ridotto al minimo, e grande attenzione nel rispettare le indicazioni dopo le analisi periodiche. Chi pesa troppo non gioca. Elia in qualche caso non superò l’esame della bilancia e stette fuori. Ma non è finita qui perché c’è anche il “caso Pogba”. L’orario di allenamento viene comunicato al giocatore solo nel tardo pomeriggio del giorno prima attraverso un sms, per ridurre al minimo le divagazioni. Per i giocatori diventa difficile programmare il loro tempo libero con attività potenzialmente distraesti dall’impegno calcistico. Chi arriva in ritardo all’allenamento prende un’ “ammonizione”, al secondo scatta la “squalifica” con mancata convocazione per la partita successiva. Due ritardi consecutivi in una settimana portarono il francese a saltare la trasferta di Pescara, nonostante il momento particolarmente brillante. Infine, la “legge Pirlo”: se si viene sostituiti e non si è gravemente infortunati, si deve rimanere in panchina per il resto della partita. Chi va direttamente negli spogliatoi viene multato e messo fuori rosa per un mese. Senza montare nessun caso.

Con l’Italia a Napoli ha giocato 90 minuti spalancando la porta a Mario Balotelli con un gioiellino dei suoi. E la punizione-gol e quella stampatasi contro la traversa della porta di Christian Abbiati dimostrano che il piede del genio juventino è caldo. Quello contro il Milan è stato il suo settimo centro su palla inattiva. Negli ultimi tre anni meglio ha fatto soltanto Francesco Lodi (8), che non a caso è soprannominato “il Pirlo di provincia”. L’ex rossonero viaggia alla velocità di un assist a partita e il 60 per cento dei suoi passaggi (dati Opta) vanno a buon fine. Medie altissime. Finalmente nell’ultimo anno in Nazionale, Pirlo ha anche avuto un trattamento di riguardo. Prandelli lo chiama sempre anche se gli concede un minutaggio bassissimo “per fare gruppo”. Delle 17 gare che la nazionale ha giocato dall’ottobre 2012 al settembre 2013, Pirlo ne ha disputate 13 di cui solo 8 stando in campo dall’inizio alla fine. In tutto ha accumulato 1.032 minuti in azzurro di cui 811 (su 840′, cioè il 96,5%) in partite per la qualificazione al Mondiale o in quelle che contavano della Confederations. Quando ci sono stati in ballo i 3 punti ha sempre giocato o è stato sostituito per pochi minuti (16 in Armenia e 13 in Repubblica Ceca). Nelle amichevoli, invece, Prandelli lo ha fatto rifiatare: 4 presenze su 8, contando anche le sfide contro Brasile e Uruguay alla Confederations, la prima a qualificazione ottenuta e la seconda per il 3° e 4° posto, una sola volta per 90′ e accumulando in tutto 221′ sui 720′ possibili (29,3%). Un occhio di riguardo? Sì, decisamente.

Andrea Pirlo, trentacinque primavere il prossimo maggio, tornerà a discutere il proprio contratto con Marotta ed il proprio entourage, dopo i primi sondaggi non andati a buon fine (c’era distanza sulla sia sulla durata, sia sulla parte economica), nei primi mesi del 2014. Non si sa come andrà a finire, anche se per Marotta ci sono: “Porte apertissime, ascolteremo le sue esigenze. Saremmo orgogliosi di poter continuare con lui” e per Agnelli: “Di certe questioni si occupa Marotta, ma io posso dire che Andrea alla Juventus si può sentire tranquillamente a casa. Starà lui a decidere il suo futuro”.

Gli anni passano per tutti, anche se per il suo modo di giocare potrebbe tranquillamente andare avanti per un altro paio di stagioni. Va impiegato con giudizio. Conte e Prandelli stanno facendo benissimo quindi a dosarne le energie ed a provare squadre non “Pirlo-dipendenti”. Nelle ultime uscite, il regista bianconero ha perso almeno un paio di palloni pericolosi a partita, tanto da poter innestare le ripartenze della squadre, situazione che, se ci spaventa poco in Italia, in Europa potrebbe riservarci brutte sorprese. Allo stesso tempo ha pure illuminato in qualche circostanza la manovra con i lanci intelligenti e calibrati per i quali è riconosciuto fuoriclasse. Anche se “l’ultimo” Pirlo, stando alle statistiche, sta migliorando l’efficacia delle giocate, rispetto al passato, in passaggi riusciti, ma sta riducendo l’incidenza delle occasioni da rete.

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Prepartita Lazio-Juve, come se niente fosse.

semifinale ritorno coppa italia lazio juve 1

Articolo a firma di Eldavidinho

Poche ore dopo la partita contro il Genoa la Juventus è già tornata in campo. La stangata da parte del Giudice Sporivo Tosel era ampiamente prevedibile: 2 giornate a Bonucci, 1 giornata a Chiellini, 2 giornate a Conte e inibizione fino al 18/2 per Marotta. Il pareggio contro i rossoblu ha lasciato l’amaro in bocca ma il modo migliore per smaltire la delusione è focalizzare l’attenzione sul prossimo obiettivo. Un obiettivo delicato e importante: la semifinale di ritorno contro la Lazio, a Roma. Si partirà dall’1-1 dell’andata, altro risultato andato stretto alla squadra di Conte, che ha tutte le intenzione, dopo i due pareggi consecutivi, di tornare alla vittoria e centrare l’accesso alla finale. La Juve ha iniziato a preparare l’appuntamento già domenica mattina. Anche in casa Lazio E’ iniziata la missione Juventus. Certi i rientri di due tenori come Hernanes e Mauri, utilizzati da Petkovic contro il Chievo con il misurino. Una mossa studiata: il tecnico biancoceleste crede nella finalissima. Brutte notizie per Conte, che non recupera Pirlo e perde Marchisio per influenza. Bocciato Quagliarella, al suo posto Giovinco. Nella Lazio ancora fuori Klose, con Floccari che è pronto a sostituirlo.

Queste dovrebbero essere le formazioni: Lazio (4-1-4-1): Marchetti; Konko, Dias, Biava, Radu; Ledesma; Candreva, Hernanes, Mauri; Gonzalez; Floccari. A disposizione: Bizzarri, Ciani, Cavanda, Stankevicius, Scaloni, Kozak, Rozzi, Klose. Juve (3-5-2): Storari; Barzagli, Bonucci, Caceres; Isla, Vidal, Pogba, Giaccherini, Padoin; Giovinco, Vucinic. A disposizione: Buffon, Caceres, Lichtsteiner, Marrone, Quagliarella, Vidal, Matri.
4 sconfitte, altrettanti pareggi e 2 vittorie: è questo il bilancio della Juve a Roma negli incontri di Coppa Italia con la Lazio. La prima volta le due formazioni si affrontano il 14 settembre 1958 e i biancocelesti vincono 2-0 grazie al secondo tempo, dove si registrano le reti decisive di Tozzi e Fumagalli. Le altre bocciature per i bianconeri sono datate 2000 (2-1, con rete di Del Piero in mezzo a quelle dell’ex Boksic e di Simeone); 2004 (doppietta di Fiore nella finale d’andata, in un’edizione che si aggiudicherà la Lazio allenata da Roberto Mancini); 2009 (2-1: Pandev e Rocchi a ribaltare il gol di Marchionni, una sconfitta amara anche perché a Iaquinta venne annullato un gol per posizione di fuorigioco assolutamente inesistente). I 4 pareggi hanno visto questi punteggi: 0-0 nel 1974; 1-1 nel 1983-84 (un botta e risposta nel giro di 60 secondi a inizio ripresa: autogol di Boniek e risposta di Cabrini di testa su invito dalla sinistra di Paolo Rossi). Stesso risultato si verifica 4 anni dopo: la Lazio si porta in vantaggio subito con l’ex Galderisi. Nella seconda frazione di gioco è Mauro a infilare il portiere Martina. Infine, nel 1998, Lazio-Juventus è esattamente come oggi la semifinale di ritorno. A fare la differenza è Nedved, all’epoca in forza alla squadra capitolina. Dopo il gol di Fonseca, Pavel segna una doppietta nel giro di 4 minuti. L’autogol di Favalli nei minuti di recupero modifica il risultato ma non il verdetto, ad andare in finale sono i padroni di casa. I due successi della Juventus si verificano in epoche diverse. Il primo è datato 1987 e sono il giovanissimo Buso e Serena a determinare lo 0-2. Decisamente più importante è il match della semifinale d’andata del 1995: la partita viene decisa da Ravanelli ed è un risultato importante in quella che è l’ultima edizione di Coppa Italia vinta dalla Juventus.

Sarà Luca Banti l’arbitro di Lazio-Juventus, semifinale di ritorno di Coppa Italia in programma martedì alle 20.45 all’Olimpico di Roma. Per il fischietto livornese sarà la 16° direzione di gara con i bianconeri e i precedenti parlano di 11 vittorie della Juventus, due pareggio e due sconfitte. Banti ha arbitrato già due partite di Coppa Italia con la Juve, uscita vincente in entrambi i casi con identico punteggio: 3-0. Si tratta delle sfide contro Catania e Roma, entrambi disputato a gennaio, la prima nel 2009, la seconda nel 2012. In questa stagione Banti ha diretto due volte i bianconeri, nelle goleade contro Pescara, 6-1, e Udinese, 4-0, questa recentissima e datata 19 gennaio. Martedì all’Olimpico Banti sarà coadiuvato dagli assistenti Marzaloni e Cariolato. Quarto uomo sarà il signor Giannoccaro. Forza Juve.

Rubrica “Attimi Di Juve” – Profilo Twitter: @eldavidinho94 / Profilo Facebook: Eldavidinho Juve 

 

Prepartita Lazio-Juve, POG-BOOM!

FBL-ITA-CUP-JUVENTUS-AC MILAN

Articolo a firma di eldavidinho

4-0 la prima Juve di campionato senza Pirlo e Marchisio. E la mini, presunta crisi, cacciata via. La Juve gioca un’ottima gara contro l’Udinese, crea parecchio, ma nel primo tempo pecca un po’ di cinismo e fatica a sbloccare il punteggio. Poi trova la classe sfrontata di un predestinato: Paul Pogba. La Juve si rialza e vince. Di prepotenza, con forza e convinzione. vittoria netta, fortificata poi dai gol di Matri e Vucinic. Ma prima della doppietta dell’ex Manchester, i bianconeri avevano palesato gli stessi difetti di sempre: tanta corsa, tante occasioni, zero palloni buttati in rete. A volte i bianconeri sono parsi un po’ troppo leziosi, con Vidal Giaccherini e Vucinic. Solito difetto che probabilmente, nelle ultime settimane difficili, si è ingigantito parendo più evidente ma che in realtà abbiamo da sempre, con la partita che avremmo dovuto chiudere già nel primo tempo e senza un colpo di genio di rara bellezza del francese. Quello che è mancato è stata la necessaria precisione nell’ultimo passaggio e un po’ di cattiveria sotto porta. Come sempre. Solito canovaccio. Dopo le solite occasioni sprecate nel primo tempo, nel secondo l‘Udinese ha cominciato ad impensierirci, con la squadra stanca gìà alla mezzora. Ma ho visto una squadra che ha comunque reagito bene rispetto alle ultime uscite e in settimana ha lavorato bene, senza lasciarsi distrarre da voci e questioni esterne allo spogliatoio. Tuttavia, i bianconeri hanno giocato ad un ritmo molto alto lasciando pochi spazi all’Udinese. Padroni del campo, in fin dei conti. Lo ha ammesso anche il mister dell’Udinese, Guidolin, a fine partita. La chiave della partita porta il nome di Pogba. Una combinazione di tecnica, istinto, irrazionalità, talento, classe, forza e quant’altro esplosa tutta in due destri micidiali. Un pizzico di follia dettata dai 19 anni e dalla sfrontatezza che non ha mai nascosto. Spensieratezza, naturalezza, pazzia. Doppietta con due eurogol dalla distanza che hanno infuocato e surriscaldato le tribune e le curve dello Juventus Stadium. Gol da fuori area, a 100 km/h, frutto dell’invenzione dei singoli che non si vedevano da tanto tempo da queste parti. Non a caso la Juve difetta proprio nel realizzare gol da fuori area o di testa, provenienti da cross o calci d’angolo.  Sperando che denaro e ambizione non lo rovinino. Bisognerà tenere a bada le voglie del suo procuratore. Ma questo si sapeva già. Raiola va gestito e con lui bisognerà temporeggiare. Si dovrà puntare sulla volontà del giocatore di crescere ancora qui e diventare perno di questa squadra. È normale che, attualmente, Pogba non possa giocare titolare: è giovane e discontinuo, inesperto, spesso si “perde” con la squadra, come a Parma, altre volte è molle. Marchisio e Vidal no, sono indispensabili. Hanno tracciato, con Pirlo, la strada verso uno scudetto vinto da imbattuti. Non si possono sostituire da un giorno all’altro. Tutto questo senza tralasciare il fatto che, potenzialmente, ha tutte le carte in regola per poter diventare un leader. Pogba impressiona perché sa giocare a calcio e usa sempre il cervello con grande freddezza e personalità. Restare umili sarà la prossima sfida. Pogba è un diamante grezzo in cui si sfaccettano istinto, classe e genio. E poi c’è l’inedita coppia Vucinic-Matri che, per una serata, è stata davvero prolifica: due gol e 1 assist, in due, in metà tempo. Non mi sarei aspettato mai un‘intesa così prolifica da parte loro. Forse, in fatto di numeri, meglio di qualsiasi altra coppia. La Juve ha superato i problemi legati ai richiami di preparazione e ha ripreso a correre. Matri è parso tonico, il ritorno di Vucinic, finalmente lasciato in pace(in parte…) dal suo tendine d’Achille, ha fatto molto nella fluidità dell’attacco. Non si allena, ma fa un gol e un assist. Nonostante il 4-0, non bisogna sbilanciarsi troppo. Martedì abbiamo la Lazio e sarà difficilissima. Sarà un match che testerà ancora a livello fisico e mentale, a distanza di pochi giorni, questa squadra tornata a vincere, macinare gioco e convincere.

Contro la Lazio, reduce dal pareggio in campionato ottenuto sabato pomeriggio sul campo del Palermo, 4 successi, 2 pareggi e 3 sconfitte: è questo il bilancio degli incontri disputati a Torino tra Juventus e Lazio in Coppa Italia. Il primo precedente risale al 27 settembre 1942. I bianconeri vengono eliminati perdendo 2-3, nonostante per ben due volte Ventimiglia porti in vantaggio la Juve. Nel 1960 la squadra di casa accede alla finale proprio battendo sonoramente i capitolini. Un 3-0 che sa d’impresa perché dopo il primo tempo, chiuso in avanti di un gol per effetto del rigore calciato da Cervato, la ripresa vede la Juve giocare in inferiorità numerica per l’infortunio di Sivori. Ciononostante, Lojodice e Charles chiudono la sfida prima dell’ora di gioco. I bianconeri saranno poi bravissimi nel superare la Fiorentina ai tempi supplementari nella finale disputata a San Siro. Identico risultato si verifica nel 1974, con Bettega autore di una doppietta e Causio in rete per il sigillo conclusivo. Dopo uno 0-0 nel 1987 (epoca Marchesi), le due squadre si ritrovano nel 1995 nella semifinale di ritorno. La Juve si guadagna l’accesso alla finale con un 2-1: dopo l’autogol di Paulo Sousa, va in rete Marocchi e chiude i giochi un rigore trasformato da Baggio. E’ questa l’ultima edizione vinta dalla Juventus, la nona Coppa Italia messa in bacheca. Nel 1998 è di nuovo semifinale. Al Delle Alpi si gioca l’andata ed è un ex juventino, il croato Boksic, a decidere la gara. La Lazio accederà poi alla finale, che la vedrà primeggiare sul Milan. Due anni dopo, nei quarti d’andata, Zidane, Conte e Kovacevic sono implacabili in un primo tempo che rasenta la perfezione. I piani però vengono complicati dalla ripresa, dove un rigore di Ravanelli e un gol di Mancini fissano il risultato sul 3-2 e aprono prospettive nuove alla Lazio, che saprà cogliere nell’appuntamento successivo e che la vedrà, infine, conquistare la coppa. Nel 2004 la Lazio vince il trofeo proprio a Torino. I biancocelesti si presentano forti di due gol maturati all’Olimpico. Trezeguet e Del Piero riescono a pareggiare i conti, ma Corradi e Fiore firmeranno un pareggio che significa conquista della Coppa Italia. Infine, l’ultimo appuntamento è del 22 aprile 2009. Ancora una volta è a Torino che si stacca il biglietto per la finale. La Juve perde, il gol di Del Piero arriva troppo tardi, quando Zarate e Kolarov hanno già messo in cassaforte la qualificazione. Ed è questa la quarta volta (su 5 complessive) che la Lazio riuscirà ad aggiudicarsi la manifestazione dopo avere incrociato la Juventus sulla sua strada.

Capitolo formazione. Nella Lazio, da valutare la condizione di qualche giocatore: “Konko, Klose, Radu, Stankevicius, ci sono diversi dubbi. Giocherà solo chi è al 100%”. Lo ha detto Petkovic. Nella Juve, “Pirlo non ci sarà sicuramente. Marchisio dovrebbe farcela. Giovinco quasi sicuramente non ce la fa e Vucinic è da valutare bene”. C’è dunque un solo attaccante, nella Juventus, sicuro di giocare: Alessandro Matri. Con Vucinic da dosare a causa dell’infiammazione alla caviglia, Quagliarella, Giovinco e Bendner infortunati, Conte non ha alternative. Non si esclude una soluzione a sorpresa con Giaccherini o il primavera Beltrame seconda punta. Parola del mister.

Per Juventus-Lazio, semifinale d’andata della Coppa Italia Tim Cup, è stato designato l’arbitro Antonio Damato di Barletta. Il direttore di gara pugliese trova i bianconeri per la terza volta in questa stagione dopo le gare di campionato con Napoli (2-0) e Cagliari (3-1 sul neutro di Parma). Ma Damato ritrova anche Juventus e Lazio insieme dopo il precedente di Serie A della scorsa stagione, sempre giocato allo Juventus Stadium e vinto 2-1 dalla squadra di Conte. In totale le gare sono 17 con un bilancio di 10 vittorie, due pareggi e cinque sconfitte. Negativo il computo in Coppa Italia, con due sconfitte in altrettante gare, con l’Inter nel 2010 e con la Roma nel 2011 (a segno andò però Mirko Vucinic). Allo Juventus Stadium, domani sera, gli assistenti saranno Riccardo Di Fiore e Claudio La Rocca. Il quarto uomo sarà Marco Guida. Forza Juve.

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Prepartita Parma-Juve, Trasferta insidiosa.

Articolo a firma di Eldavidinho 

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La Juve si prende la rivincita col Milan e riscatta anche la brutta sconfitta di domenica. Una grande squadra non sbaglia mai due volte. È finita ai supplementari e non è stato facile vincere una partita sino a metà del secondo tempo soporifera, non divertente ma non giocata sotto ritmo, bensì su buoni livelli che si è comunque trascinata stancamente, tra la pesantezza delle gambe dei giocatori in campo, verso la conclusione. Con i rossoneri è stata una battaglia dura, la fatica si è fatta sentire e il gioco è stato meno brillante ma la voglia di lottare, quella di non mollare mai, non è mancata e non mancherà mai a questa squadra. Questa caratteristica la Juve ce l’ha e contro il Milan l’ha dimostrato. Una Juve comunque paurosamente sulla gambe. Periodo di pessima forma fisica. Troppi giocatori palesemente appesantiti, alcuni totalmente fuori fase, come Isla (è evidente che non sia più lo stesso dopo l‘infortunio. è anche una questione mentale come fu per Quagliarella nel periodo del ritorno in campo e del recupero. Forse non si è inserito ancora negli schemi, forse ha perso prontezza fisica) e Matri, o fuori forma, come Vidal. Una Juve discreta nella prima mezzora, quando ha dovuto subito rimontare il gol di El Shaarawy, poi le difficoltà fisiche sono state evidenti. Grazie al carattere e alle “folate atletiche” frutto dei duri allenamenti, gli stessi che con la Samp ci hanno punito(con un po’ di presunzione e poca attenzione, aggiungerei) ma che, nel prosieguo della stagione, in caso di partite come questa ci premieranno e ci permetteranno di uscirne vincitori, abbiamo disputato comunque 8una partita dignitosa. Col cuore, con la forza dei nervi e la tensione. Tanta fortuna nei minuti finali, col risultato salvato da Storari, ma con le unghie e con i denti abbiamo portato il risultato a casa. Buona prova di Caceres decisivo in alcuni interventi, Giaccherini instancabile, Bonucci motivato, Vucinic ancora a segno contro il Milan, ai supplementari, in Coppa Italia, come lo scorso anno. Allora con un siluro all’incrocio. Quest’anno con un tocco a scavalcare il portiere. È fantastica l’ormai ricorrente esultanza di col pollice alzato. è un segno di sicurezza e di ordinaria amministrazione della gara. Poi Giovinco che ha segnato ancora al 12esimo e tolto le castagne dal fuoco in caso qualcuno avesse già cominciato a parlare di “periodo più difficile da quando c’è Conte in panchina: sconfitti in casa dalla Samp e subito sotto col Milan”. Invece no. Anche se in difesa abbiamo ballato ancora e l’assenza di Chiellini si è sentita ancora. Anche se Mexes andava espulso almeno un paio di volte. A livello tattico c’è da segnalare il passaggio, nei tempi supplementari, di Caceres da laterale sinistro a terzino destro, Giaccherini da interno sinistro a esterno destro e Isla da esterno sinistro(ruolo inedito in cui non ha comunque svolto una grande partita) a incursore dalla parte opposta. Una Juve interscambiabile, dunque, che dimostra ancora di sapersi sacrificare e adattare in qualsiasi momento. Ora c’è da superare l’ostacolo Lazio per poter giocare la seconda finale consecutiva, e magari prendersi un’altra bella rivincita.

Intanto domenica c’è il Parma, al Tardini, nella prima di ritorno. Il prepartita è caratterizzato dall’ormai perenne polemica fuori dal campo tra Juve e Napoli. Una riflessione. Loro rinviano le partite con il sole, vincono la Coppa Italia proclamandosi: “Campioni d’Italia” senza alcun titolo, non si presentano alle premiazioni quando perdono a differenza di Marchisio. Antipatia sportiva, odio agonistico, sana competizione. Ecco cos‘è. Invece il comunicato del Napoli attesta il provincialismo di una società. Le dichiarazioni di Marchisio non sono il massimo per una strategia comunicativa da grande squadra. Ma il Napoli è stato infantile. Una situazione desolante, patetica. Rabbia repressa per altre situazioni? Frustrazione per motivi (si spera) calcistici? Ogni occasione è buona per far polemica? Hanno completamente travisato il senso delle parole e dell‘intervento di Marchisio. Inizio moduloFine moduloInizio moduloDelirante è la parola per definire il comunicato del Napoli. Il club azzurro che tanto si ritiene offeso dovrebbe spiegare come mai non fu altrettanto “sconvolto” dalle dichiarazioni dei suoi tesserati: Dzemaili: “Voglio giocare contro la Juve perchè i napoletani la odiano”, Gamberini: “La Juve è una squadra antipatica un po’ a tutti”. Sarebbe ora di finirla con le insinuazioni sulla correttezza e sportività di Marchisio. E poi Viviano: “La Juve mi sta antipatica da quando ero bambino”, Stramaccioni: “Bella rivalità con la Juve. Mi è antipatica da…interista”, Stramaccioni-bis: “La Juve è antipatica, non è un modello per nessuno!”. C’è poi Zeman che firma la maglietta “Odio la Juve”, Cairo: “Juve antipatica sin da bambino”, Bonolis: “Sponsor Juve non è Jeep. Ecco perché la Juve è antipatica!”. Nino D’angelo: “Juventus antipatica? Un vero sostenitore azzurro non può non odiarla, sportivamente. Dunque, perché non si è sollevato alcun polverone? E non strumentalizziamo il tutto per tornare al discorso del razzismo perché i veri razzisti, al massimo, sono i napoletani che insultano gli juventini del Sud, non il contrario. Tanto Carobbio rimarrà un santo perché è più giusto vendersi partite piuttosto che avere un dibattito calcistico, così come saranno santi Balotelli e Cassano piuttosto che Bonucci. In un calcio come quello di oggi in cui si lascia sparlare tutti e ci si sente subito attaccati, Marchisio ha dimostrato di essere un uomo vero prima che un professionista ed un calciatore.

Ma noi pensiamo al campo. 6 vittorie(contro Chievo, Sampdoria, Roma, Inter, Cagliari, Palermo),  3 pareggi(contro Fiorentina, Milan, Siena) e ancora nessuna sconfitta. Il Parma 2012-13 è l’unica squadra della serie A a risultare imbattuta sul proprio campo, non perdendo da tre giornate consecutive. Un percorso virtuoso, che si spiega soprattutto con la forza della difesa, che ha incassato solo 7 reti a fronte delle 18 lontano da casa, mentre per quanto riguarda i gol segnati il Tardini ne ha visti 16, 5 in più di quelli realizzati in trasferta. Gobbi, Paletta e Parolo sono i tre giocatori del Parma che hanno disputato più partite nel girone d’andata, con 18 presenze su 19. Lucarelli e Valdes sono i maggiori collezionisti di cartellini gialli con 8 a testa, mentre 3 sono state le espulsioni finora, che hanno colpito Benalouane, Rosi e Belfodil. Lo stesso Belfodil è il cannoniere della squadra con 6 gol, seguito da Amauri con 5, Sansone con 4, Valdes con 3, Rosi e Parolo con 2.

Il campo di Parma ha una tradizione non particolarmente felice per la Juventus. 5 vittorie, 9 pareggi e 6 sconfitte. I risultati tipici (verificatisi 4 volte) sono i successi di misura di una delle due squadre (1-0 e 1-2), nonostante sia la situazione di equilibrio quella maggiormente espressa nel bilancio complessivo. Il Parma ha sconfitto la Juve per 1-0 nel 1997 (autogol di Peruzzi in una gara con ben 4 espulsi); due anni dopo con la rete dell’ex Dino Baggio; nel 2002 con exploit di Lamouchi in zona Cesarini; infine nel 2011 con splendido tiro da fuori area ad opera di Giovinco. Dal canto suo, i bianconeri hanno superato il Parma con il punteggio dell’1-2 a partire dal 1990-91 (epoca Maifredi e Juve in elegante maglia nera), per proseguire nel 2003 (con due reti in fotocopia, entrambe di testa, di Di Vaio e Tacchinardi), nel 2006 (Camoranesi e Vieira a ribaltare il momentaneo svantaggio prodotto da Delvecchio) e infine nel 2010, quando tutto si è verificato nel primo tempo con le reti di Salihamidzic, il pareggio dell’ex Amoruso e l’1-2 definitivo causato dall’autogol di Castellini.

Capitolo formazioni. Donadoni deve fare a meno di Lucarelli e Benalouane squalificati, invece torna disponibile Zaccardo che ha ripreso ad allenarsi con i compagni. A centrocampo rientra Valdes, mentre le fasce saranno presidiate da Rosi e Gobbi. In avanti infine possibile attacco a due con Biabiany al fianco di Belfodil.

Conte dovrà fare a meno di Marchisio, vittima di una forte contusione al ginocchio. Il reparto mediano bianconero sarà pertanto composto da Vidal, Pirlo e Pogba, con De Ceglie sulla corsia sinistra ed il rientrante Lichtsteiner a destra. Per quanto riguarda l’attacco, Vucinic (non al meglio) dovrebbe partire nuovamente dalla panchina: possibile la riproposizione del duo Matri-Giovinco. Ballottaggio Peluso-Caceres in difesa.

Per la prima gara del girone di ritorno, la Juventus ritrova come arbitro Andrea De Marco. Il direttore di gara di Chiavari è stato designato per la partita con il Parma e dirige di nuovo i bianconeri un mese dopo il match di Palermo, vinto 1-0 grazie al gol di Lichtsteiner e ricordato per il ritorno in panchina di Antonio Conte. Il match del Barbera è stato il 12° in assoluto e il bilancio è salito a sei vittorie, due pareggi e quattro sconfitte. De Marco ha già diretto una sfida tra bianconeri ed emiliani. È successo il 6 gennaio 2011 a Torino e finì con un 4-1 per gli ospiti, trascinati da una doppietta di Giovinco. Domenica pomeriggio, gli assistenti saranno Mauro Tonolini ed Elenito Giovanni Di Liberatore. Il quarto uomo Andrea Marzaloni. Gli arbitri d’area Paolo Tagliavento e Antonio Danilo Giannoccaro. Forza Juve

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