Per un preciso segno del destino, a Trieste è finita come l’ultima volta a Bari, 0-2 in campo neutro la domenica pomeriggio del Maggio 2005-2006. Un romantico e sentito quanto voluto ritorno al passato si è avverato dando la sensazione che questo scudetto sia simile, almeno nelle coincidenze, a quello ingiustamente derubatoci. La partita col Cagliari è stata rognosa e maschia proprio come Ficcadenti, allenatore degli isolani ed ex Toro, aveva voluto che fosse interpretata dai suoi. E come accaduto in ogni partita della stagione, questi ragazzi hanno giocato con grande maturità, sacrificio e lucidità, senza mai perdere la bussola, affrontando di volta in volta l’avversario di turno. Neanche per il Cagliari c’è stato nulla da fare. Alla fine, ha vinto veramente il migliore. Abbiamo vinto noi, contro i pronostici(che ci vedevano sfavoriti ad inizio stagione) ma ci siamo dimostrati sul campo superiori a tutti, diventando veramente gli unici a poter perdere questo scudetto e non il contrario. E la gioia che sprizza da tutti i pori è qualcosa d’indescrivibile, d’impossibile da raccontare. Mai ho corso con così tanta facilità e felicità sino a spomparmi del tutto nel tentativo di raggiungere il centro del paese per i legittimi festeggiamenti. Una corsa solitaria e liberatoria, ricca di orgoglio e soddisfazione. Migliaia di tifosi juventini riversati in piazza a festeggiare, mamma mia da quanto tempo che non si vedevano e non si sentivano cantare! Un ritorno alla normalità dal sapore dolce e dalla prelibatezza unica, contorno d’antico e pensiero rivolto al 2006, a quel filo spezzatosi ed ora ricucitosi grazie ad un condottiero degno di quel Napoleone Bonaparte che conquistò e cambiò l’assetto dell’Europa grazie al genio militare di cui era in possesso. Conte ha cambiato la squadra col proprio genio tattico ed il suo carisma, con la bravura nel trasmettere al gruppo la voglia di vincere e la voglia di rivalsa. È stato lo scudetto di Calciopoli, tanto per intenderci, ed uno dei più belli per il modo in cui l’abbiamo conquistato: con zero sconfitte, da imbattuti, dopo quello scandalo. Questa volta veramente non può togliercelo nessuno e anzi, abbiamo il diritto di rivendicare la terza stella, questione che si protrarrà per tutta l’estate. Perché anche la Procura di Napoli ha detto che il campionato 2004-05 non è stato alterato e quello successivo non è stato investigato, come enunciato a più riprese dal presidente Agnelli. A decidere è stato un tribunale dello Stato, smentendo la giustizia sportiva che s’era tirata indietro al momento della richiesta di revisione del processo. Amen. Dov’è la scorrettezza per la quale la terza stella non si possa portare, dal prossimo anno, fiera e splendente sulla maglia addobbata anche del tricolore? In ogni caso, la Nike sta pensando ad un escamotage stilistico che prevede la terza stella sotto lo stemma, unita da corone di alloro con le altre due sopra lo stemma. Agnelli ha promesso sorprese, noi tifosi crediamo di meritare senza alcun se o alcun ma la terza stella. Abete spero che pur di non indispettire la folta colonia di juventini che parteciperà all’ Europeo, alla fine accetti la nostra proposta, capisca il motivo della nostra diatriba e il verdetto del campo, non quello dei tribunali. Anche perché quello dei tribunali, soprattutto quello sportivo, è molto contraddittorio e poco veritiero. Noi tifosi juventini abbiamo fatto il massimo fuori dal campo per tutelare la squadra in ogni dove, dentro al campo per sostenerla e incitarla a vincere e a portare a casa, con grande forza d’animo e spirito vincente, uno degli scudetti più sentiti, forti e meritati della storia. Proprio tornando alle emozioni, mai come in questi giorni credo sia lecito pensare che dopo la tempesta arrivi sempre il sereno: la sensazione è che tutto sia tornato come prima: Juve campione, squadra forte, allenatore vincente, precisa identità di gioco, stadio nuovo e gremito ad ogni partita stagionale, tifosi in delirio e assolutamente soddisfatti(non può essere altrimenti), bilancio economico in rialzo dopo esser tornati campioni d’Italia, campagna acquisti(l’ultima) felice: non tutto è oro quel che luccica tra le cose che ho elencato, naturalmente, ma le vittorie hanno spazzato via anche quei dubbi sorti come d’abitudine negli ultimi anni. Non che non si possano ripresentare il prossimo anno, per carità, l’anno della riconferma che dobbiamo già sapere essere più difficile di questo, vinto sulle ali della gioia, della consapevolezza nei propri mezzi acquisita strada facendo, della rivalsa, della volontà di. E poi, la prima sconfitta arriverà di sicuro… Questa è la Juve che unisce i tifosi. Quella che vince. Quella che emoziona. Quella che fa urlare. Quella che mette tutti d’accordo. Quella che amiamo. Quella che aspettavamo ormai da troppo tempo e che ora è tornata. Increduli sino a qualche minuto prima del fischio finale del sogno che si stava realmente materializzando, ancora non del tutto coscienti dell’impresa, stoica, che abbiamo realizzato. Forse, a vedere i nostri giocatori, dai video divulgati sulla rete, di ritorno da Trieste, possiamo renderci conto di come siano più consapevoli loro, che noi, di cosa è stato fatto. Quella sensazione di vederli così piccoli lo scorso anno, settimi e spaesati, inesperti e ancora poco cinici, ma così grandi e sicuri ora, dopo dieci mesi di crescita lenta, difficile ma continua. Dal ritiro di Bardonecchia sino ad oggi. Perché questo sono ora i nostri giocatori: CAMPIONI, tutti, che il prossimo anno dovranno difendere il campionato e confermarsi in Europa. Gente che non aveva vinto mai nulla prima d’ora si ritrova a dover difender qualcosa conquistato con le unghie e con i denti. Se contro il Palermo, al Barbera, c’è stata la svolta scudetto sentita addosso da tutti, a partire dai calciatori; a Cesena, col gol di Borriello, abbiamo veramente cominciato a credere in un sogno che stava diventando realtà. L’avvicinamento alla tappa decisiva, tanto vicina quanto lontana dopo il disgraziato pareggio col Lecce, è stato caratterizzato da un susseguirsi di emozioni che hanno attraversato la schiena con dei brividi e la mente con dei ricordi. Buffon, provato dall’errore col Lecce, si è unito al coro con Del Piero e Cheillini che ha dedicato lo scudetto a chi è salito dall’Inferno della B al Paradiso della vittoria-Scudetto. E non importa che il Milan abbia tentato nuovamente di vincere il derby con la tattica che meglio gli riesce: quella dell’imbroglio, prima col tuffo di Boateng e poi col replay del gol di Muntari, questa volta però a parti invertite con Cambiasso a fare da doppiatore. E non importa neanche che Allegri abbia dato la colpa della loro debacle agli infortuni, alle assenze, al sistema, al fatto che loro avessero l Champions e noi no. Può anche avere ragione, visto che i numeri sia del Milan che di Zlatan, nonostante siano migliorati rispetto alla scorsa stagione, non hanno fruttato alcun trofeo e alcun trionfo. Paradossalmente dico. Ma hanno preso il sopravvento e prevalso i motivi morali di questa Juve, affamata-unita-coesa-caparbia-grintosa-mai arrendevole-lucida-orgogliosa-vincente-intelligente-matura-cinica-straordinaria-stoica-strabiliante. Festeggiamo un altro giorno di Maggio in sequenza: dopo il 5, il 6. È il destino della Juve italiana che dà tutti i suoi giocatori italiani(quasi un’intera rosa) alla nazionale italiana: festeggiare per la trentesima volta nel mese di Maggio. Buffon che ringrazia Pepe d’averlo aiutato a capire cosa significa vincere è un’altra bella immagine che racconta cosa sia successo quest’anno. Uno scudetto che è di tutte le generazioni juventine, dai più anziani ai più giovani. Perché la Juve è di tutti e unisce tutti, grandi e piccoli, in un’unica famiglia che ha un proprio linguaggio con cui esprimersi; quello del bianconero nel cuore. Scudetto vinto con lavoro, col sudore e con la fatica. E ogni volta che ripenso a questo scudetto, la lacrima cade. Il cuore comincia a battere forte. La mente torna ai momenti chiave della stagione, una musica di sottofondo parte da sola. Troppo bello per il modo in cui è arrivato. Inaspettato ma meritato. Sì, abbiamo vinto noi.
Eldavidinho









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