
Scritto da Cinzia Fresia
Parliamo di Ultras ..
Intervista a Beppe Franzo
Chi sono gli Ultras?
Ne sentiamo parlare molto spesso dei gruppi di Ultras cioè il tifo organizzato che segue la squadra ovunque, i tifosi ultras preparano delle vere e proprie coreografie per la squadra del cuore, offrendo supporto, affetto e presenza in ogni dove, che piova o ci sia il sole loro ci sono sempre, e senza questo genere di tifo, la squadra sarebbe privata di una presenza importante.
Questi gruppi di appassionati sono però spesso nel mirino delle critiche, in quanto accusati di condurre uno stile di vita sempre un po’ al limite della legalità.
Ma sarà vero?
Per fare chiarezza e capire meglio chi sono gli ultras, abbiamo interpellato Beppe Franzo, giornalista e scrittore e profondo conoscitore di questa materia.
-Ciao Beppe, e grazie di essere con noi, intanto, parlaci un po’ di te ..chi è Beppe Franzo?
Uno dei tanti che ha vissuto tre quarti della sua vita in Curva. Rispetto ad altri ha narrato quelle esperienze e dato vita a una nuova logica, del tutto nuova per l’ambiente di riferimento: quella dell’Associazionismo legato al tifo.
-Beppe, l’idea che gli ultras siano paragonati a terribili “Lanzichenecchi” che con il loro fare terrorizzano la popolazione, è una leggenda metropolitana?
Col termine ultras si tende a definire in maniera uniforme tutti quei tifosi che esprimono l‘amore per i propri colori in maniera appassionata. Nella logica comune ai gruppi, prescindendo dalla squadra e dalla città d’appartenenza, vi rientra la delimitazione del territorio, identificabile nella propria Curva. A volte, anche se il fenomeno è in calo, succede che tifoserie avversarie vengano a contatto, scontrandosi. Lo scontro è spesso il retaggio di rivalità storiche, di dissapori, di screzi, di tradimenti, di infamità (per far uso del lessico in uso).
Il poco spazio di manovra di cui godono oggi i gruppi, costretti il più delle volte a sostenere percorsi obbligati nelle trasferte, fa sì che gli screzi vadano diminuendo, seppure i pochi che ancora avvengono danno adito a epiloghi spesso cruenti.
-Come sono i rapporti con i gruppi analoghi delle altre squadre?
La Juve storicamente è la squadra più amata e più odiata in Italia, per via sicuramente della sua tradizione vincente, ma anche per il cumulo di menzogne seminate da Calciopoli in poi. analogamente, i suoi tifosi sono tra quelli che hanno più nemici. In tempi passati nacquero veri e propri gemellaggi in chiave antijuventina, spesso fagocitati dalla tifoseria granata.
-I gruppi Ultras sono tutti uguali? Operano secondo gli stessi principi?
L’evoluzione del movimento ultras in Italia attraversa fasi per distinte: dalla rivalità regionale, si passò alla logica politica, quindi a quella del Gruppo. I vari periodi, con le proprie specificità, hanno animato l’operato di ogni singolo gruppo, caratterizzato da un modus vivendi improntato sia su valori e principi caratterizzanti l’ambiente politico extra parlamentare che da codici comportamentali auto-creati dagli stessi referenti dei gruppi principali.
-Beppe, è nota la tua attività di supporto al volontariato e anche alla custodia della memoria della tragedia all’Heysel e le 39 vittime, ci puoi parlare di questa tua attività?
Nel 2015 nasce ufficialmente l’Associazione Quelli di … Via Filadelfia, naturale evoluzione di un Gruppo Facebook creato a seguito di un mio libro pubblicato alcuni anni addietro.
Alla base dell’Associazione, la logica dell’Appartenenza, del vivere in simbiosi la Gradinata, anche con eventi finalizzati ad attività solidaristiche. L’ultima Assemblea ha deciso per l’indirizzo dei proventi unicamente a enti (o analoghi, di cui si conosca l’onestà e trasparenza dell’operato). Ciò facendo l’Associazione è divenuta un punto di riferimento importante non solo nel mondo del tifo, ma in ambito cittadino e persino internazionale.
-La Juventus vanta diversi gruppi Ultras, uno tra i più famosi sono i Drughi, come mai questo parallelismo con il noto film “Arancia Meccanica”, dove i Drughi erano una banda sadica e violenta?
Nel Campionato 1987-88 i gruppi storici di allora (Fighters, Indians e Gioventù Bianconera) ebbero una battuta d’arresto. Molti pensarono che forse era ora di cambiare indirizzo e procedere verso la logica del gruppo unico che, almeno a Torino, potesse avere consistenze numeriche importanti.
Si optò per la scelta del nome Arancia Meccanica che, seppur identificabile con un certo tipo di violenza fine a se stessa, dava un’idea decisamente accattivante per quel mondo ultras non decisamente popolato da giovani orsoline. Un nome immediato e d’impatto che, come ebbi a definire in un mio libro, era la trasposizione negli anni Ottanta del sangue e bombe saluto degli ultrà del decennio precedente.
-Immagino che all’interno degli Ultras, ci siano anche presenze femminili, che non sono necessariamente le compagne, mogli, sorelle o figlie degli iscritti maschi, riescono ad essere attiviste nei gruppi o l’ambientamento è difficile?
L’ambiente della Curva, decisamente maschilista fino a inizio anni Novanta, è andato gradatamente modificandosi, con presenze anche considerevoli di ragazze e donne sulle gradinate della stessa.
Con questo non vuol dire che allora non vi fossero presenze femminili all’interno dei vari Gruppi, sebbene fossero minimali erano dotate di grande passionalità e amore verso quella Maglia per loro unica.
-Beppe, parliamo di Juventus e parliamo di Allegri, un allenatore discusso, sempre sul chi va là e nel mirino in caso di qualsiasi errore, cosa pensi di lui e del lavoro effettuato in Juventus?
Arrivato a raccogliere un’eredità difficile, è riuscito a tenere compatto l’ambiente, conquistandosi la stima di tutti, anche dei più scettici. Per me ha fatto bene sebbene, pur elogiandolo per la serietà , reputo manchi ancora la ciliegina sulla torta. Una ciliegina davvero ambita che rincorriamo da anni, al punto tale da farci pensare che esista su quella Coppa Campioni, ora Champions, una sorta di maledizione.
-La squadra dal dopo B, quindi dall’arrivo di Conte fino ad ora si è trasformata ed è ritornata vincente, tecnicamente le due Juventus quella di Conte e quella di Allegri come le vedi?
Due squadre diverse e non solo per per mentalità e gioco: la Juve del riscatto quella di Conte, della difesa del prestigio riconquistato a fatica quella di Allegri.
-Chi vedresti bene per un eventuale “dopo Allegri”?
Al momento non vedo sostituti papabili, tanto più che il rinnovo di Allegri non ci induce nemmeno al pensiero. Per il futuro? Terrei sott’occhio una vecchia conoscenza bianconera, Massimo Carrera, che a Mosca ha portato al titolo lo Spartak dopo sedici anni di astinenza dallo stesso.
Ringraziamo Beppe Franzo, per la sua disponibilità, per saperne di più:
www.quellidiviafiladelfia.org
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