Chelsea – Juventus 2-2 Sintesi

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Chelsea-Juve, profumo di Champions.

di eldavidinho

Finalmente. Dopo due anni di assenza, la Juventus torna in Champions League. E lo fa nel migliore dei modi, affrontando subito la squadra campione d’Europa in carica. Si riparte con la squadra che ci aveva eliminati nell’edizione 2008/2009 della Champions (vinta poi dal “solito” Barcellona), agli ottavi, dopo un girone di qualificazione strabiliante che ci vide vittoriosi nella doppia sfida contro il Real Madrid (con tanto di doppietta e “standing ovation” al Bernabeu per Del Piero), primi in classifica e qualificati dopo sole 4 giornate. Allo Stamford Bridge, il Chelsea s’impose per 1 a 0 al termine di una partita di strana decifrazione; Blues in vantaggio in avvio con Drogba, mattatore dei primi minuti che prima sfiorò la rete di testa, quindi impallinò Buffon scattando sul filo del fuorigioco: Kalou ispirò e diede profonda una palla raccolta dall’ivoriano. La rete arrivò al culmine di un avvio oggettivamente disastroso da parte della Juve. Poi la truppa di Ranieri prese le misure degli avversari e provò a fare la sua partita, ma seppur con qualche affanno la squadra di Hiddink tenne botta e portò a casa la vittoria.

Il ritorno, invece, si mise subito male con Nedved che uscì dopo 12 min. nella sua ultima partita di Champions facendosi male all’anca, al suo posto quel Salihamidic, detto “Brazzo” che Ranieri aveva deciso di escludere dall’11 titolare per inserire Iaquinta in avanti in un inedito tridente d’attacco con Del Piero e Trezeguet. Proprio Iaquinta, poco dopo l’uscita dal campo di Nedved, realizzò il gol dell’atteso vantaggio su assist di Trezeguet. Poi nel recupero del primo tempo Essien riuscì a pareggiare per i Blues. Doccia fredda al riposo. Nel secondo tempo la Juve cercò di portarsi in vantaggio ma il Chelsea chiuse tutti gli spazi. A metà ripresa fallaccio ingenuo di Chiellini a centrocampo, doppio giallo ed espulsione per il difensore bianconero. Prima della mezzora il gol meritato per la Juventus, Del Piero batte una punizione che Belletti ferma con le mani in area, rigore realizzato dallo stesso Del Piero. La Juve ci prova, non avendo nulla da perdere, i blues cercano di arginare la vena propositiva di Giovinco, entrato al posto di Iaquinta, che in più di un occasione creò scompiglio nella retroguardia del Chelsea e che, in quella stagione, tentò di far notare le sue seppur ancora acerbe doti calcistiche. Tuttavia, la Juventus non è fortunata e subisce il secondo, fatale, gol di Drogba, come all’andata, ancora da uno spazio venutosi a creare sulla sinistra e attaccato da Belletti. Fu la stagione che sancì l’esonero del tecnico testaccino, oggi in Ligue2, al Monaco. Da allora, Chelsea e Juve sono cambiate tanto. Sicuramente più la Juve che il Chelsea, all’esordio in Champions con giocatori che non hanno mai disputato questa competizione. La Juve viene dalla vittoria di Genova portata a casa non senza qualche rischio a causa del probabile turnover proprio in vista del mercoledì di Champions.

Il Chelsea, invece, viene dal pareggio a reti bianche contro il Qpr ma a fare notizia sono state le sconfitte subite nella Community Shield per 3 a 2 contro il Manchester City di Roberto Mancini e nella Supercoppa Europea contro l’Atletico Madrid che ha rifilato, con la tripletta di Falcao ed il gol di Miranda, un roboante 4-1. Di Cahill il gol dei Blues, in mischia. Ad impressionare, in queste sconfitte, è stata la quasi inesistente compattezza difensiva che aveva permesso al Chelsea dell’abruzzese(emigrato in svizzera sin da piccolo per motivi familiari di lavoro) mister DiMatteo di vincere la scorsa edizione della Champions, un po’ a sorpresa, contro squadre più quotate quali Barcellona, Real Madrid, Bayern di Monaco. A trascinare la squadra londinese a suon di gol fu, ricorderete benissimo, l’ivoriano Didier Drogba accasatosi alla squadra cinese dello Shanghai Shenhua dopo esser rimasto svincolato durante il mercato estivo. E la sua mancanza, in questa squadra, si sente. Nonostante ”El Niño” Torres sia uno dei giocatori sino a questo momento più utilizzati nel Chelsea, non riesce ad assicurare alla squadra la stessa profondità di gioco e sostanza in attacco rispetto all’ivoriano. Spesso il 4-3-3 inglese (un 4-1-4-1 in movimento) si limita a tanti passaggi orizzontali e fraseggi a centrocampo  che non vanno quasi mai in profondità. Le 3 mezze punte, il brasiliano Ramires ex Benfica, il belga Hazard ex Lilla e lo spagnolo Mata ex Valencia tendono spesso a scambiarsi le posizioni per creare scompiglio in attacco ma senza risultati vista la scarsa compattezza difensiva che coesiste tra il serbo Ivanovic ex Lokomotiv, l’inglese Cahill ex Bolton, il brasiliano con passaporto portoghese D.Luiz, anch’egli ex Benfica e Ashley Cole dal 2006 a Londra. In mediana non offrono un’adeguata copertura neanche Lampard e Obi Mikel. Sino ad ora Jolly della squadra, partendo quasi sempre dalla panchina, è stato Ryan Bertrand, classe 1989, di ruolo terzino sinistro ma all’occorrenza anche terzino destro (al posto d’Ivanovic) e ala sinistra. Difetto del Chelsea è, se non l’avete ancora capito, una panchina troppo corta e giovane su cui fare affidamento, seppur composta da gente talentuosa. Azpilicueta, Ferreira, Oscar, Romeu, Marin, Moses, Sturridge. Unica eccezione la costituisce il francese Malouda. Sarà da brividi il solo ritorno in Champions dopo due anni, vincere all’esordio costituirebbe un’emozione unica per questa Juve giovane e “inesperta” ma piena di grinta, di voglia di fare e di dimostrare. Forza Juve.

@eldavidinho94

ricchiuti6

inter condannata x spionaggio cambia qualcosa?
nulla. le società che fanno dossier godono di protezioni apparentemente incomprensibili ma logicamente durature.
Del piero al sidney
chi è stato in australia mi dice sia un paese bellissimo. non so quanto se ne intenda alex di paesaggismi ma mi sembra una scelta meno patetica di quella che fece baggio all’epoca. cioè caccia grossa in argentina.
alberto contador il ritorno
lo chiamo “sua leggerezza”. sia per il modo di stare in bici che per la percentuale di clembuterolo trovatogli, il famoso zero virgola periodico. un vero errore di ingenuità quello di comprare carne in francia, paese di formaggi grassi e vini acidi. chi segue contador è un vero amante del ciclismo. solo chi ama il ciclismo sul serio poteva sorbirsi il suo ritorno alle corse all’eneco tour, la corsa più brutta e piatta del mondo. dove comunque s’è fatto notare sul grammont. di contro aveva uno zero tituli come rodriguez, uno incapace persino di vincere il giro dei paesi baschi e sul quale usada varie avrebbero già aperto supermegacalifragili inchieste valesse appena qualche cosa. vincere la vuelta è stata la rivincita dello sport, del talento, del razzismo della qualità, della bellezza, dello stile sull’etica, la modestia, il gregariato, la concezione di eguaglianza forzata della competizione, i burocrati dell’antidoping, i facchetti, i brutti, i generosi, tutte le merdose vite da mediano. diciamo che se lo zero virgola aveva battuto contador, contador a sua volta ha battuto quello zero virgola di Rodriguez per tutti gli zero virgola del mondo.

 

Genoa – Juventus: bianconeri mai domi.

di Alessandro Magno

Mi spiace molto per gli antijuventini e rosiconi vari ma la prima sconfitta in campionato della Juventus Contiana è rimandata. Mi auguro aspettino ancora molto, ma certo che a Marassi è sembrato proprio che i loro sogni insani fossero lì lì per realizzarsi. Il Genoa è partito con il coltello fra i denti adottando un ritmo infernale che altresì ha finito per sfiancare tutti i loro giocatori nel giro di un tempo. Tuttavia in quel tempo il Genoa ha rischiato seriamente di metter una grossa ipoteca sulla partita. Sarebbe bello e onesto vedere queste squadre tipo il Genoa usare lo stesso metro di impegno quando affrontano le altre. Mi è capitata la disgrazia di dover assistere per dire a Toro-Inter e i granata giocavano a un ritmo a dir poco brasiliano. Scommetto che con noi sarà un altra musica. Lo stesso mi è sembrato del Parma col Napoli e dell’Atalanta contro il Milan; anche se qui c’è da dire che contro i rossoneri di oggi è proprio difficile non vincere, anche se non ti impegni al massimo.

Il primo tempo è stato un mezzo calvario per noi, complici soprattutto i due esterni Caceres e De Ceglie che difendevano poco e che spesso lasciavano i tre nostri centrali soli contro gli attaccanti genoani. Borriello e Immobile poi supportati dal loro fisico potente erano particolarmente indiavolati e ispirati. Jankovic, Kucka e Bertolacci con i loro inserimenti spesso mettevano la nostra difesa nelle condizioni di 3 contro 3 e questo non va per niente bene e non dovrebbe mai accadere. Pirlo è stato ingabbiato a dovere ma penso che il problema principale sia stato il ritmo del Genoa. Non credo che con Asamoah e Lichtestenier dall’inizio la situazione potesse esser molto migliore. Più probabile che avrebbero patito anche loro. Così come non sono assolutamente d’accordo nel colpevolizzare Matri come molti stanno facendo. Il primo tempo è stato duro per tutti e lui si è impegnato al massimo anche se non sta passando un buon momento di forma e lucidità. Difficile nella squadra del primo tempo dare tante sufficienze. Nel secondo tempo il ritmo è cambiato in nostro favore soprattutto grazie ad Asamoah e Vucinic. Mirko ha guidato la riscossa con piglio da leader, si è andato a battere anche il rigore decisivo che al momento è un mezzo tabù, visto che lo hanno sbagliato in diversi. Ha ricevuto il premio meritatissimo di uomo migliore dell’incontro, però Matri, De Ceglie e Caceres (questi due ultimi rientravano da infortuni) vanno recuperati. Vucinic non può giocare sempre, se lo si vuol avere a disposizione nelle partite che contano, altrimenti a Marzo non ci arriva. Leggo e sento di persone che dicono e scrivono: ”Ma perché gioca questo, ma perché gioca quello?”. Il Napoli l’anno scorso ha provato a fare tutte le competizioni con pochissimo turn over (i soli Dzemaili e Pandev entravano spesso). Si è trovata fuori da tutte le competizioni principali molto presto. Ecco perché il turn over non è uno sfizio del mister ma una necessità, e i giocatori in difficoltà vanno sostenuti dal pubblico e recuperati alla causa dal tecnico e dal suo staff. Nel secondo tempo comunque non c’è stata più partita e il Genoa non è stato più in grado di reggere il ritmo del primo tempo. La Juventus ha preso molto presto il sopravvento e ha liquidato la pratica in scioltezza. Davvero una Juve che non molla mai. Bene fra l’altro la vena realizzativa di quest’anno: 9 gol in tre partite.

E veniamo ai sassolini nelle scarpe. L’arbitraggio non mi è piaciuto, molti gialli dati a casaccio o ingiustificati in una partita non cattiva. Molte decisioni prese alla leggera come diverse punizioni date al Genoa dal limite dell’area o fatte ripetere a ogni minimo contatto. Diverse decisioni contese tipo falli laterali e calci d’angolo prese pro-Genoa. Mi è sembrato eccessivamente casalingo tanto che mi sono anche stupito del rigore che ci ha dato. A proposito di questo, devo tirare le orecchie al commentatore Sky che dice in diretta che Asamoah non fa nulla per restare in piedi (sciocchezza senza senso) e a De Canio che preso da trance post-partita dichiara che però sul rigore il suo giocatore aveva i crampi (altra sciocchezza peggio del commentatore Sky). Udite udite invece a Mediaset dicono che il rigore è sacrosanto e Paparesta si spinge anche oltre dichiarando che Bonucci non andava espulso per fallo da ultimo uomo in quanto c’era Marchisio affianco e quindi non c’era la chiara occasione da gol. Scusate ma non ero abituato e sentire che una volta ogni 50 partite ci danno ragione; comunque fa piacere. Un’altra tirata di orecchie grossa va fatta a mio parere a Ciro Immobile per l’esultanza. Non ho nulla contro le esultanze, poteva alzare le mani e abbracciare i suoi compagni, o alzare i pugni al cielo o applaudire, tuttavia quell’aizzare con le mani i tifosi genoani e quelle mani messe alle orecchie io non le ho gradite. Se si vuol costruire un futuro alla Juve inizi ora ad esser più furbo e più diplomatico. Gli Juventini vivono un momento storico molto particolare e hanno sofferto molto, non sono molto tolleranti verso chi gli va contro. Immobile si è poi scusato nel post-partite, tuttavia non può dimenticare che se è in serie A e nell’Under21 lo deve alla Juve che ha creduto (e forse crede ancora) in lui. In passato Miccoli e oggi Giovinco hanno avuto grossi problemi con i tifosi della Juve per certi comportamenti non in linea con lo stile Juve. E’ un consiglio il mio, se risegna contro la Juve al ritorno festeggi pure, ma eviti di fare l’invasato.

E concludiamo con i romanisti e i media vari. Tre cose veloci.

1 – Boniek potrebbe risparmiarsi certe battute squallide sulla Juve tipo che la partita l’ha decisa Bertolacci (che s’è mangiato un gol) e non Vucinic, oppure che spera tolgano la squalifica a Conte solo perché lui non sopporta più di vederlo dietro i vetri ”in gabbia”. A Roma dicono: ”te ‘e cerchi?”. Poi non ci venga a dire che non si spiega perché a Torino non lo possono vedere.

2 – Zeman ha dichiarato in settimana che non è la Roma l’antijuve. Infatti direi che come tutte le sue squadre più che altro è l’anticalcio. Prendere tre gol in 25 minuti dal Bologna in casa è un mezzo record. I romanisti scrivevano che erano contentissimi che Zeman tornava da loro… e figuratevi noi.

3 . Sempre riguardo Zeman e Zemanlandia. A questo allenatore cui tutto è permesso (pure battute da querela vedi Vialli), che risulta esser più famoso per quello che dice fuori che per quello che combina in campo, che passa per il paladino del fair-play e del calcio punito ed è sempre protetto e accuratamente ”trattato” dai media, e ai media stessi che ne esaltano la correttezza e la signorilità ad ogni occasione, voglio dire quanto segue: ”Ora passi che il Napoli ha fatto due gol in sospetto fuorigioco di cui il primo dei due molto molto dubbio e che i media non ci hanno fatto rivedere i replay se non alla maniere ”toccata e fuga”, ma che il gol di Lamela avviene con un avversario a terra senza che la Roma se ne occupi minimamente e continui a giocare e nessuno e dico NESSUNO lo rilevi, la vedo come una grandissima scorrettezza. In primis da parte della Roma e del suo tecnico (anche se conosco il regolamento), ma ancora di più e soprattutto da parte dei media.

E figuriamoci avesse segnato la Juve (magari contro la Roma) con un avversario a terra per quanto se ne sarebbe parlato. Vero Zeman?

Alessandro Magno

Articolo pubblicato anche su Juvemania.it e Ladivinajuventus.it

Genoa-Juventus domenica 16 settembre 2012 – Genova: Stadio Luigi Ferraris

di Luna23

Da alcuni anni a questa parte, non ho mai visto gli ex di una squadra così vendicativi come quelli che hanno lavorato in Juventus, ieri, è stato lampante, come Borriello ed anche Immobile, per’altro autore dell’unico gol Genoano, ce l’avessero “sullo stomaco”. Non so Immobile, ma per Borriello la sua rabbia è stata fuori luogo, visto le numerose occasioni precedenti offerte da Conte per dimostrare le sue capacità. E’ che l’obiettività non è più di casa.

Dunque, la Juventus ha iniziato un primo tempo da “aggredita”, i nostri avversari stanno usando da alcune partite il sistema “il ritmo lo decidiamo noi” ed in effetti i nostri fanno fatica a cominciare, in più ieri l’attacco iniziale non funzionava, un primo tempo come si è detto, piuttosto frenetico e dominato dall’avversario che è passato persino in vantaggio sfruttando una nostra difesa imprecisa e molto distratta. La nostra squadra subiva il pressing e gli errori in area si sono sprecati.

Era fuori di dubbio che nel secondo tempo bisognava fare qualcosa, fuori De Ceglie, al posto suo Lichtsteiner e successivamente Vucinic e Asamoha hanno preso le redini della partita, bisognava riorganizzare tutto e farsi venire in mente delle buone idee, e devo dire questa volta a Vucinic gli è arrivata, un assist preciso a Giaccherini che trasforma in gol, e finalmente il pareggio! Cominciamo a respirare .. Dopo di che, ci sono voluti ben 10 minuti per progettare la rimonta, serviva solo un gol ma ne sono arrivati due per fortuna, di cui uno su rigore. La stampa ufficiale ha ritenuto che l’andamento della partita sia stata cambiata dall’ingresso di Vucinic, condivido in parte, ma per me una bella “botta” l’ha data Asamoha in questo momento molto in forma e forte.

Siamo tutti contenti abbiamo vinto, una Juve sempre non perfetta, trionfa, mettendo Ko un avversario superficiale e rissoso, vittima delle proprie scaramucce e trascinati dalla vendetta.

Al posto dell’allenatore: Corrette la sostituzione di Matri che non vuole rientrare nel suo ruolo, e De Ceglie che aveva sinceramente combinato poco, mi ha lasciata perplessa però Giovinco che nonostante si applichi non riesce ad imporsi come vorrebbe sbagliando spesso.

L’unica preoccupazione che ho è per Pirlo, non lo vedo come l’anno scorso, è come fosse già stanco ma soprattutto poco lucido, si fa portare via la palla molto spesso e non è da lui. Ieri si è distinto di più  nel secondo tempo forse concomitante i cambi è riuscito a svolgere meglio il suo lavoro, riorganizzando il centro campo confusionario a inizio match.

Per la serie “tolleranza 0” l’arbitro ci ha sistemato con diversi cartellini gialli, ma d’altronde siamo abituati a convivere con i nemici “della nostra vecchiaia”, l’atmosfera in campo era molto tesa soprattutto dopo il terzo il gol, con un Genoa annientato fisicamente e moralmente, non sono mancate le gomitate, manate e inizi di risse sedate alla bene e meglio.

Comunque, aggiungiamo tre punti e condividiamo il primo posto che tra pochissimo arriva finalmente la champions!

Luna23

 

Genoa – Juventus 1-3 Sintesi

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Genoa-Juve, come un rullo compressore.

di eldavidinho

Dopo la pausa per le nazionali torna in campo la Juventus capolista e campione d’Italia in carica. L’1-4 esterno contro l’Udinese, al di là delle polemiche che hanno seguito il match come nel post Juventus-Parma, ha dimostrato come la solidità della squadra di Massimo Carrera sia la stessa dello scorso anno. L’unità e la forza del gruppo continuano a crescere a dismisura. Partiamo subito dall’episodio chiave della partita di Udine. Valeri (o Rizzoli? Il problema ce lo porremo per tutto l’anno ad ogni decisione che verrà presa) ha punito il presunto fallo di Brkic che, andando addosso a Giovinco, “gli impedisce un’evidente opportunità di segnare” e anche per questo l’ha espulso. Per chiara occasione da rete, non credo per fallo da ultimo uomo. Non ha visto però la precedente spinta di Danilo ai danni di Giovinco. La regola, dicendo che se il fallo è commesso in area e dall’ultimo uomo ci sono automaticamente rosso e rigore, può anche essere un’esagerazione, ma è così da sempre. Dunque se si critica la regola non si può criticare anche l‘arbitro che l‘ha solo applicata. Al massimo, gli si può imputare il non aver visto la spinta di Danilo che ha “anticipato” lo scontro tra Giovinco e Brkic. E ancora, la scelta eccessiva di espellerlo. Ma qui subentra, ripeto, la regola.

In definitiva. Torniamo al calcio giocato. Una Juve bella, feroce e imperturbabile, in grado sicuramente di monopolizzare il campionato anche se è presto per parlarne. Una Juve tornata ad essere né ecumenica, né accomodante, né simpatica. Dunque, neanche perdente. Un 4-1 con lo stesso 352 con cui 9 mesi fa pareggiammo 0-0. Dunque siamo migliorati. Diventati più concreti e cattivi. Al di là del rigore spartiacque, la differenza tra noi e l‘Udinese è stata netta. Finalmente Giovinco, più rapido del branco in occasione del primo gol, da opportunista; poi freddo e spietato, con il rasoterra, il secondo. Tutti ferri del mestiere d’attaccante, finalmente. Troppe etichette gli hanno messo addosso in questi anni, facendo crescere le attese e la pressione. Mostruosi Vidal, Pirlo e Asamoah. Tuttavia, PRECISIONE degli attaccanti nei passaggi “di prima“ ancora migliorabile. Sfruttiamo troppo poco le occasioni che creiamo. Difetto(che mette in evidenza altri pregi) già dello scorso anno. Eppure ne abbiamo fatti 4, rifilati altri 2 al Parma e realizzati altri 4 a Pechino, al Napoli. Non si può parlare di certo di squadra a secco, semmai di attacco che segna “il giusto”, senza strafare.

La scommessa Bendtner, il gigante danese, si vedrà. Viene qui con l’etichetta di ragazzaccio dotato però di enormi potenzialità. Alcune espresse a tratti, altre inespresse e carattere da scheggiare, levigare, magari con la fatica ed il sudore che Antonio Conte pretende dai suoi uomini. Doti fisiche e tecniche che gli permettono di ben usare testa e piedi, di difendere il pallone, giocare anche spalle alla porta, di tirare conclusioni potenti e precise, di dialogare palla a terra con i compagni, di giocare anche fuori l’area di rigore. Piuttosto macchinoso nei movimenti(spesso si fa raddoppiare nello stretto ma ama il dialogo con i compagni). Insomma. Caratterialmente ha personalità ma gli manca voglia ed abnegazione, sentendosi già un giocatore “arrivato.”

Le statistiche della vittoria contro l’Udinese forniscono un confronto impietoso. Certo, sui dati pesa, e non poco, l’inferiorità numerica con cui i friulani hanno dovuto convivere per quasi 80 minuti, ma la capacità degli uomini di Conte di sfruttare a proprio vantaggio l’uomo in più è comunque un grosso merito. Proprio come contro il Parma, il possesso palla fatto registrare dai bianconeri è stato del 63%, ma è salito, e di parecchio, l’indice di pericolosità, attestatosi al 91,6%, contro il 28,7 degli avversari. Ben 20 le conclusioni tentate, 10 delle quali nello specchio della porta e notevole la precisione delle giocate, con il 78,7% di passaggi riusciti. Davvero niente male se si considera che le palle giocate sono state ben 793, 379 in più dell’Udinese.

Il Genoa è reduce dalla sconfitta maturata nei minuti finali di Catania, dove comunque ha confermato di essere una squadra con un discreto gioco e capace di trovare le vie della porta. La difesa però andrà sistemata davanti alla Juve che vanta già 6 gol in 2 partite. I precedenti parlano di una sfida sempre aperta: 18 le nostre vittorie, 16 quelle dei liguri nelle 45 partite giocate a Genova, 11 volte è finita in parità. Proprio l’ultima volta a Genova è andato in scena un teatro dell’assurdo. 0-0, tante occasioni da gol (tra cui traversa di Vucinic, di testa, su corner; palo sempre di vucinic, di testa, su cross dalla destra di Pepe; su punizione di Pirlo, Pepe prende il palo da due passi) e scelte discutibili di Rizzoli(rigore su Matri per trattenuta vistosa di Carvalho; conclusione da fuori area di Marchisio intercettata con le mani da Sculli; gol regolare annullato a Simone Pepe nella ripresa). Insomma. Col 63,6% di possesso palla rispetto al 36,4 del Genoa, 3 pali e traverse, 17 corner a 6, 53 cross a 19, 462 passaggi a 266. Qualcosa d’impressionante. Domenica pomeriggio speriamo che la musica sia diversa.

A Pegli continua il lavoro a parte del capitano rossoblù Rossi che ravvisa un dolore al ginocchio, ma è in via di guarigione. Se Rossi dovesse recuperare allora sarà lui a completare il tridente assieme a Jankovic e Immobile: infatti mancherà Vargas per un problema alla coscia sinistra accusato in allenamento con la Nazionale peruviana. In difesa ballottaggio per il ruolo di terzino destro tra Sampirisi e Ferronetti. Per la gara contro la Juve infine De Canio è incerto se lanciare Merkel o confermare Seymour davanti alla difesa.

Nella Juve, Conte conta di recuperare qualche acciaccato di lungo corso come Isla e Pepe, mentre tempi di attesa più lunghi per Padoin e Lucio. A Genova comunque dovrebbe rivedersi lo stesso 11 che ha espugnato Udine, ma il Mister vorrà tenere tutti sulla corda fino alla vigilia. Non è detto che non ci sia turnover in vista della sfida di Champions.

Altre statistiche. La Juve, nelle ultime 3 trasferte di SerieA è sempre passata in vantaggio all’intervallo portando a casa il risultato ed ha segnato almeno 2 gol in 11 delle ultime 13 partite di SerieA. Il Genoa, nelle ultime 3 partite di SerieA giocate in casa, è sempre passata in vantaggio prima dell’intervallo. Dopo 2 gare Andrea Pirlo si riprende la classifica europea dei passaggi riusciti a partita: 102 di media. Staccati Yaya Tourè, Xabi e Xavi. In Europa siamo 4° per possesso palla(dietro Barca, Real e Bayern), 4° per passaggi riusciti(dietro Bayern, Man United, Swansea), 5° per tiri in porta(dietro Bayern, Bayer L., Barca e Atletico). Forza Juve

@eldavidinho94

ricchiuti5

1- Jovetic, Dzeko, Pazzini: sono Top Player? E soprattutto per i primi due valgono il prezzo richiesto?

non lo sono e quindi non valgono il prezzo richiesto. il secondo e terzo non hanno neanche l’ambizione di esserlo. jovetic mi sembra giochi sui tacchi:alla juve di lunatici ne abbiamo già troppi. su dzeko litigavo anni fa con chi mi diceva fosse un top player e io da buon vecchio conservatore ironizzavo sul wolfsburg e le ambizioni di queste squadre senza tradizioni. mi pare di aver avuto cinicamente ragione io. pazzini può far bene al milan. ma era una previsione facile.

2-Il “personaggio” e tuo concittadino De Laurentis e la supercoppa da giocare a Pechino con annessi “vengo non-vengo”?

è stata una mattana avallata però da tutti quelli che contano, agnelli compreso. la supercoppa si dovrebbe giocare a fine agosto come in spagna, quando le squadre carburano bene. sennò diventa come in effetti è sembrata per larghi tratti specie all’inizio una litigiosa amichevole estiva. nel merito li abbiamo tenuti in partita noi con due errori difensivi di cui vergognoso il primo e con conte che quando vede il napoli sbaglia spesso formazione iniziale. per fortuna che poi è cresciuto vidal e che il napoli non è abituato a certi livelli di qui il nervosismo dilettantesco. non mi sono piaciute le polemiche sulla premiazione: il danno l’ha avuto la fgci. noi non c’entravamo niente. non presentarsi è una scelta ruspante e dunque legittima. le olimpiadi, lo spirito olimpico e cavolate affini non c’entrano niente col calcio italiano.

3-La vicenda scommessopoli chi ne esce bene, chi no, e considerazioni su Pepe, Bonucci, e il nostro Mister?

ne esce bene come al solito in italia solo chi ha vinto. non a caso palazzi il giorno dopo aver perduto è stato dileggiato sui giornali. non a caso briamonte dopo essere stato pompato (non da me) oggi passa per scemo.

La lunga estate calda dello sport


Di Luna23

 

All’approssimarsi dell’autunno ed in pieno campionato e tra poco anche Champions, possiamo dire che la nostra sia stata una lunga estate dedicata allo sport, dopo aver festeggiato la nostra Juventus, seguito gli europei, assistito alle olimpiadi di Londra, siamo stati risucchiati nel primo scandalo estivo riguardante  la vicenda del calcio  scommesse che ha purtroppo per noi riguardato Antonio Conte, condannato ad una pena e conseguente squalifica per un periodo dal campo.

Abbiamo quindi avuto di che parlare, scrivere ed assistere a qualche bella gara, sebbene , non segua molto i giochi olimpici, mi sono soffermata su alcuni particolari.

La nostra Italia non ha brillato moltissimo, a parte nella scherma e in altre discipline con meno seguito, le nostre “star” non si sono distinte secondo le aspettative, comunque si sa, le olimpiadi sono così,  si può vincere come no, e anche il verdetto perdente andrebbe accettato con dignità, ma non è successo questo.

Quanti commenti tra atleti post olimpiadi velenosi, particolarmente bersagliata la Pellegrini sia dalle compagne che da altri colleghi, senza mezzi termini non gliele hanno mandate a dire, qualche considerazione  poco carina è arrivata  alla Vezzali proprio da una sua compagna di squadra, la coppia d’oro del nuoto italiano, gli stessi Pellegrini e Magnini non si sono risparmiati a criticare il loro allenatore, attribuendogli la responsabilità del fallimento, il quale sfogandosi attraverso un’intervista su vanity fair dichiarava che “sono meglio i calciatori che lavano i “panni sporchi” nello spogliatoio”.

Sì è vero, solamente perché i soldi nel calcio ce ne sono per tutti, negli altri sport no.

Tra una frecciata e una stilettata con face-book e la carta stampata, gli italiani non ne escono alla grande, soprattutto le donne non si sono comportate proprio da “signore”. Ma la bomba è scoppiata alla fine, e ha distolto l’attenzione da queste “battute da terza media”: la positività al test doping su Alex Schwazer  ha innestato un ginepraio di commenti tali da far dimenticare tutto il resto.

L’atleta altoatesino non si è nascosto dietro ad un dito, ha ammesso la colpevolezza e le conseguenti motivazioni, tra un singhiozzo e l’altro firmava la sua condanna. A questo punto la stampa si è scatenata e ha avuto di che parlare per almeno una settimana.

Ma questo è un episodio grave, si parla della vita di una persona probabilmente mal consigliata.

Non so cosa dire in merito alla questione del maratoneta, esprimo un termine attuale  dicendo che è stato “sfigato” perché il suo sport lo è esattamente quanto lui, l’audience di una maratona penso sia pari a sotto zero, parenti e affini degli atleti al massimo .. mentre dietro al calcio, ciclismo ecc. ecc. i milioni di euro abbondano e guarda caso gli altarini si scoprono sempre molto tempo dopo, quando  il denaro è ormai messo al sicuro.

Quindi, mi è sembrato fuori misura considerare il ragazzo pari o peggio del  “comandante Schettino”.

Eppure questa storia mi ha colpita non tanto per la questione sportiva, c’è una fila fuori che aspetta di essere scoperta prima o poi,  ma per quella umana, durante la conferenza stampa, Schwazer,  ha dichiarato al mondo intero quanto l’amore verso Carolina Kostner fosse la cosa più importante per lui rispetto ai soldi (pare non molti)  e alla celebrità.

In effetti, ho memoria di questa relazione, di lei, stellina del pattinaggio italiano, grande campionessa leggiadra,  con  un viso da bimba, innocente e sottile esattamente come lui, la loro storia diventata nota per qualche tempo , ha fatto un po’ sognare, non sono certo  passati inosservati: una bella coppia di giovani sportivi di belle speranze innamorata, casualmente  provenienti dalla stessa zona, una storia pulita ..quasi vissuta in segretezza senza  riflettori, ben diversa dalla più  fisica e sensuale coppia Pellegrini e Magnini, famosa prima ancora di ufficializzarsi.

La Kostner  sconvolta e sicuramente piena di pressioni, ha tentato di difendere il fidanzato cercando a modo suo di stargli vicino, anche se la si vede decisamente allontanata da quell’uomo che avrebbe ora bisogno di lei,  ma ahimè la vita non è il gioco “Barbie la reginetta del ballo”, ma qualcosa di ben diverso e occorre essere forti per difendere il proprio amore.

Eppure, inaspettatamente, non tutto è andato storto, c’è chi non c’è stato alla lapidazione,  gli sponsor Garmin e Despar, con un comunicato ufficiale hanno  annunciato di non voler voltare le spalle allo sportivo e nonostante la condanna del gesto inqualificabile rimangono con lui.

Beh, non me l’aspettavo soprattutto dalla Garmin che è americana, sappiamo quanto siano pragmatici, un gesto di solidarietà esemplare, per niente adottato da una Ferrero italiana che ha risolto il contratto a tempo di record.

Detto questo, il sipario si è chiuso .. ora siamo presi dalla ipocrita faccenda calcio scommesse  ..e vedremo come andrà a finire .. sempre che finisca.

Luna 23

 

Del Piero: la storia che non ha un finale

Di Alessandro Magno.

E’ assolutamente eccezionale, l’attenzione che catalizza ancora oggi Alessandro Del Piero. Noi che gli vogliamo bene abbiamo aspettato e seguito con ansia le novità che arrivavano giorno per giorno, quasi come quelle che parlavano del tanto agognato top player. Moltissimi hanno anche sperato che avvenisse il miracolo per cui potesse rimanere alla Juventus, ma devo dire che io a questa eventualità non ci ho mai creduto e alla fine lo ritengo pure giusto. Dopo quel saluto emozionantissimo ed emozionatissimo dell’ultima di campionato, dopo aver sollevato la coppa dello scudetto, sarebbe stato un tornare sui propri passi (da parte del Club e da parte di Del Piero) che sarebbe andato aldilà dello stile che sempre è stata caratteristica peculiare di questo grandissimo uomo (prima che immenso giocatore). Non facciamo pagliacciate che salutiamo tutti e poi diciamo: ”No scusate abbiamo scherzato si replica”. E’ andata così, amen… Prima o poi doveva succedere. Lo sapevamo. Quello che è chiaro però è che quel giorno si è voltato pagina come è nel corso delle cose, ma non si è dimenticato un uomo e la sua grandezza, né tantomeno si son buttati nel cestino 19 anni di storia sontuosa di Del Piero e della Juventus. Questo è una amore indissolubile che continua. Gli Juventini continueranno ad amare Del Piero, qualsiasi cosa faccia, così come lui continuerà ad esser Juventino e rappresentare la Juventinità a divinis, nonché ad amare la sua gente.

Quella maglia di Del Piero, che nessuno ha ancora preso, sta ancora di più a suggellare quanto vuoto lascia il nostro grandissimo Capitano nello spogliatoio e nel cuore dei tifosi. E’ stata un attestato di stima ulteriore che nessuno ha chiesto ma che i suoi ex compagni di squadra gli han voluto tributare comunque. E hanno fatto bene, non c’è che dire, tanto più perché non richiesto e\o costruito a tavolino. Arriverà poi chi metterà il numero 10 in futuro, non c’è dubbio, ma per ora prendiamoci una pausa e non carichiamo di responsabilità qualcun altro che per quanto bravissimo, possa esser al momento, non può esser tanto così. Tanto come Del Piero. Non mi voglio dilungare né tantomeno voglio entrare in polemica con qualcuno che pure se lo meriterebbe. Non voglio neppure scrivere cose strappalacrime che quando si parla di Del Piero sono anche facili da stimolare.

Cosa posso dire a uno dei pochissimi giocatori che in carriera hanno alzato la Coppa del Mondo, la Coppa Intercontinentale e la Champions League? Un giocatore che è stato capace di esser capocannoniere in serie A e in serie B. Un giocatore che a 38 anni, pur in una stagione da comprimario, è stato capace di segnare una punizione che è valsa uno scudetto. Uno che ha battuto quasi tutti i record che poteva battere. Un ragazzo che ha avuto tantissime cadute e sempre si è rialzato. Che ha ribaltato ogni pronostico. Che è stato capace di incarnare anima e corpo lo spirito della società che per lunghi anni ha rappresentato. In campo e fuori. Non c’è da dirgli nulla se non ringraziarlo e continuarlo a seguire con affetto. Lo hanno ringraziato avversari e compagni. Bellissimi i pensieri di Totti e di Bonucci, ma anche quelli di Vucinic, Marchisio, Krasic, Inzaghi, Bianchi ecc… Fra l’altro anche molti di questi, concorrenti nel ruolo da titolare (in Nazionale come nella Juve) che ricordano con affetto Alex a riprova di un Campione sempre leale e che tante voci messe in circolo in passato, per dargli discredito erano solo sciocchezze di gente che rosica (Juventini e non). S’è scomodato persino uno come Blatter che non sente la necessità di consegnarci la Coppa del Mondo quando la vinciamo ma evidentemente di salutare Del Piero si. Mi fa veramente strano questa cosa. Mi fa sorridere. Non so se Blatter abbia avuto un pensiero ad esempio per Drogba, fresco vincitore della Champions che è andato a giocare in Cina. Perdonatemi l’ignoranza se lo ha fatto e mi è sfuggito, non lo so, ma certo che per Alex l’ha fatto. Alex è fantastico. Questo è Alex. Lo sanno in tutto il mondo.

Quando tempo addietro si era capito che a fine anno questa lunga avventura con la Juventus non avrebbe avuto un seguito, amici mi chiesero dove preferivo che Del Piero giocasse, dissi: ”ai Cosmos come Pelè”. Pur sapendo che i Cosmos oggi non ci sono ancora, che sono falliti e si stanno ricostituendo e quindi questa era una soluzione impossibile o comunque difficilissima da realizzare. Tuttavia che Alex facesse lo stesso percorso di Pelè andando da ambasciatore del Calcio bello e spettacolare, a insegnare calcio in un posto dove ne avevano bisogno, era una cosa che mi affascinava. Se poi questo posto era pure lontano, lontanissimo dalla sua Juventus era pure una cosa che intuivo o inconsciamente speravo. Magari è stata una pura combinazione ma il fatto di giocare in un posto dove sarà impossibile affrontare la ”sua” Juventus da avversario sa di cosa bella. Chissà se Alex ha fatto questa scelta proprio per non giocare contro la Juve. Non lo so ma mi piace pensarlo.

Una cosa è certa, continuerò a seguirlo con affetto e magari comprerò pure la maglia del Sidney col suo nome e il suo numero, e la porterò magari dentro lo Juventus Stadium. Del Piero aveva voglia ancora di giocare e va dove gliene danno l’opportunità e dove le pressioni sono notevolmente minori che da noi. Non se la sente ancora di esser un ex-calciatore. E’ la sua scelta va rispettata. Gli auguro ogni bene e aspetto il suo ritorno. Questo non è un addio ma un arrivederci Capitano.

A presto mio capitano.

Guarda che non si cancella una vita cosi che te lo dico a fare,
e questo amore impossibile la storia di un film che non ha mai un finale. (A. Amoroso).

Alessandro Magno

articolo presente anche su Juvemania.it

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