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Dal sentimento popolare al rosicamento popolare.

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Articolo di Alessandro Magno
In questi giorni si sta celebrando il processo alla Juventus rea di aver ”scippato” Higuain al Napoli. La Juventus questa cattivona che non contenta di vincere da cinque anni il campionato e svariate coppe nazionali, cerca ancora di aumentare il divario con le colleghe italiane, difatto ammazzando il campionato e l’interesse per il suddetto. Questo si chiama rosicamento popolare ed è parente di quel tanto decantato sentimento popolare, lo stesso che ci ha mandato in B senza troppi problemi 10 anni fa. Lo stesso che non solo mandandoci in b ha danneggiando enormemente il campionato italiano senza troppi scrupoli, campionato che difatti senza la Juventus ha trovato l’apice piu’ basso della sua storia non solo come interesse ma proprio come introiti, ma che non ha trovato nulla da ridire sullo scippo , quello si reale , di tanti campioni della Juventus, pagati , date le circostanze , al di sotto del proprio valore reale: Ibrahimovic, Mutu, Thuram, Cannavaro, Zambrotta,Vieira, Emerson. Nessuno ebbe nulla da ridire.

Ma non è di questo che voglio parlare anche se mi premeva ricordarvelo, quello che voglio dire è intanto che la Juventus non stà facendo alcuno scippo al Napoli. Pagare la clausola significa pagare il prezzo stabilito dal Napoli e ritenuto congruo per cedere il giocatore. La Juventus immettendo soldi freschi nel mercato italiano e non all’estero, sta facendo esattamente il contrario, sta arrichendo il mercato italiano e in particolar modo il Napoli che oggi dispone di una cifra importante da reinvestire sul mercato che altrimenti non avrebbe. Ora sta a loro investirla bene. Certo il Napoli perde un grande campione ma dal momento che Higuain è in vendita, perchè non giriamoci intorno, il giocatore vuol andare via da Napoli, per quale scrupolo la Juventus non dovrebbe acquistarlo facendolo andare magari in Europa a rafforzare una sua diretta concorrente?

I giornali si divertono a fare polemica , sguazzano nel torbido come da abitudine, ma quale giornale se avesse 3-4 scoop da fare il botto ne cederebbe qualcuno alla concorrenza tanto per fair play? Ognuno guarda a se. Così come l’Inter non ebbe scrupolo a comprare Vieira ed Ibra e nessuno se ne scandalizzò, non scordiamolo, così il Napoli avesse la forza di comprare Buffon o Bonucci, Dybala o Pogba, lo farebbe tranquillamente. Qualcuno fa finta di dimenticarsi di quando Berlusconi comprava non solo i piu’ bravi i vari i Papin, Van Basten, Gullit, Weah, ma addirittura comprava quelli che poi avrebbero fatto le riserve o giocato quasi mai come i Gambaro, Colombo, De Napoli, Lentini. Addirittura comprava giocatori che in altri lidi sarebbero stati titolari e invece li mandava in tribuna al Milan ma nessuno se n’è mai lamentato.

La verità è che la Juventus non sta rovinando il calcio italiano anzi ad oggi è l’unica squadra in grado di competere con i colossi d’Europa. La Juventus è l’unica lanciata verso il raggiungimento di quello standard di elite Europea che oggi appartiene a Barcellona, Real Madrid, Bayern Monaco e qualche altra. E’ proprio l’acquisto di Higuian va verso questa direzione. La Juventus proprio come queste tre e il Psg e qualche altra squadra inglese, sta facendo proprio il mercato nazionale. Se un giocatore che gioca nel campionato spagnolo viene fuori dal Valencia o dal Siviglia o dal Villareal tranquilli che al 90% verrà ceduto al Barcellona o al Real Madrid. Controllate se non è così. Idem il Bayern Monaco, ogni giocatore che si mette in evidenza in Wolfsburg, Werder Brema o Borussia Dortmund o in altra squadra tedesca, finirà per vestire la maglia dei bavaresi. Addirittura il Borussia ad oggi puo’ considerarsi una specie di succursale del Bayern Monaco. Non vi ho mai sentito lamentare di tutti quelli del Borussia che vanno al Bayern Monaco.

In defintiva la Juventus è lanciata verso questo standard, piaccia o no agli altri, non è colpa della Juventus che ha fame di competere con le migliori. Se il Napoli, la Roma, l’Inter o il Milan non hanno la stessa forza della Juventus di oggi è sicuramente un problema loro e non della Juventus. Tutto questo succede tranquillamente anche in altri sport. Guardate in F1, dopo il lungo dominio della Ferrari e di Schumacher oggi domina la Mercedes e non mi pare si faccia scrupolo se gli altri non vincono o se le gare poi non sono così avvincenti. Si chiama sport. Si compete per esser i primi. Se volete una trama, una storia, andate al cinema. Sottolineo ancora se non fosse ancora ben chiaro: l’unica squadra Italiana oggi a poter competere con le migliori d’Europa e a poter alimentare con costanza e qualità la nazionale è la Juventus. Senza la Juventus il campionato italiano sarebbe al collasso, e l’interesse per lo stesso probabilmente sarebbe uguale a un campionato albanese. Quindi viva la Juventus.

La Juventus non sta rovinando il campionato italiano, sta solo rovinando i fegati di molti italiani, questo si.

La beffa e la rabbia!

EDITORS NOTE: Graphic content / Juventus' midfielder from Brazil Hernanes (L) and Juventus' defender from France Patrice Evra look dejected after the UEFA Champions League, Round of 16, second leg football match FC Bayern Munich v Juventus in Munich, southern Germany on March 16, 2016. / AFP / TOBIAS SCHWARZ (Photo credit should read TOBIAS SCHWARZ/AFP/Getty Images)

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Articolo di Alessandro Magno

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E’ profondamente ingiusto quello che è successo, la Juventus con una gara gagliarda per oltre un ora, ha dimostrato di meritare il passaggio del turno al cospetto di un avversario che viene annoverato come il secondo piu’ tosto d’Europa dopo il Barcellona. Credo che se la gara fosse finita 3-1 o anche 3-2 per la Juventus non ci sarebbe stato nulla da dire. Il Bayern è venuto fuori solo nel finale quando la Juve , forse stanca ha abbassato troppo il suo baricentro a dispetto del mister che questa volta urlava alla squadra di salire. Siamo capitolati a due minuti dal termine quando avevamo già preso un palo, fallito due occasioni per il terzo, fatto un gol regolare annullato da una terna arbitrale al limite del disgustoso e dovevamo essere in superiorità numerica per un rosso evidentissimo ed evitato al loro terzino per una gomitata su Morata.

La Juventus esce a testa alta e con molto rammarico. La Juventus a differenza delle altre squadre Italiane che escono con avversari molto piu’ deboli ha dimostrato in poco piu’ di un anno di potersela giocare con le piu’ forti: Barcellona e Bayern. In entrambi i casi è mancata un poco di fortuna, un poco piu’ di imparzialità arbitrale e un poco di maturità.

Allegri ieri ha sfiorato il capolavoro inventandosi questo 4-5-1 che per molti minuti ha tenuto sotto scacco Guardiola. Peccato la coperta è veramente corta oggi in questa squadra e un Dybala, un Marchisio un Chiellini non si possono regalare a questo Bayern. Mi piacerebbe si cambiasse staff medico perchè ci sono troppi infortuni e la squadra non è mai al completo e/o deve giocare con giocatori acciaccati. Dicevo la coperta è corta e non si possono fare le nozze con i fichi secchi. In estate sono partiti tre titolarissimi come Vidal, Pirlo e Tevez e il solo Dybala si è dimostrato all’altezza come sostituto. Hernanes non è Pirlo, non manca di tocco e di impegno ma manca di personalità. Idem Khedira che ha anche quest’ultima qualità ma è praticamente sempre un giocatore a mezzo servizio. Lo stesso Pogba senza Vidal e Pirlo e con altri al suo fianco non rende come gli anni scorsi.

I cambi di Allegri poi seppure dettati dalla necessità, sono stati invece il colpo di grazia alla squadra, nonostante si sia resistito fino a due minuti dalla fine. Sturaro poverino è quello che è, Pereyra è l’ombra di se stesso. In fine Mandzukic forse non andava buttato dentro essendo acciaccato e non avendo quelle caratteristiche di centravanti isolato e unico attaccante di reparto. Forse era preferibile Zaza che contro l’Inter aveva fatto vedere di avere fisico e corsa per fare una partita da unico contropiedista.

E poi diciamolo: la sfortuna in questa coppa ci perseguita. Evra, che pure ha disputato una partita dignitosissima, ha tenuto l’unica palla che forse andava buttata via e loro ci hanno pareggiato. Ripeto, in ogni caso, loro non lo meritavano.

Ma dei se e dei ma sono piene le fosse. Il rammarico c’è perchè in questa coppa siamo veramente sfortunati ma la società non fa nulla per vincerla. Alla società interessano i conti e la buona gestione e 1 fa sempre 1. Così diamo Vidal e Coman a questi che poi ci eliminano mentre noi da loro non riusciamo a prendere Goetze. Inseguono Draxler per un Estate intera per poi ripiegare nelle ultime ore su Hernanes che difatto ad oggi è un rincalzo. La Juventus di Coppe ne ha vinte due. La prima dopo due finali la squadra non si era smantellata e infatti arrivo la Coppa, la seconda la Coppa arrivo al primo tentativo poi si smantellò la squadra due volte in due anni e infatti arrivarono due finali perse. Con il Milan si rismantello’ la squadra, l’anno scorso idem. Il Bayern perse due finali con Inter e poi con Chelsea ma ha sempre lavorato al miglioramento della squadra. Robben e Ribery sono ancora qui così come Neuer. La società Juventus ha il pessimo vizio di considerare la finale di Champions un punto di arrivo e non un punto di partenza. Ieri con anche solo uno fra Tevez , Pirlo e Vidal con noi secondo me si passava il turno.

Va be ci riproveremo un altro anno, magari senza Dybala e Pogba e con qualche altro parametro zero magari andato a prendere di scarto in qualche panchina di qualche grande o anche piccola. Alzeremo anche quest’anno un qualche trofeo italiano e un bilancio in attivo. Ma il bilancio è importante ma non è tutto, specie se a quelli che hanno il bilancio fallimentare non li puniscono.

Dottor Bayern e Mister Juve.

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Articolo di Alessandro Magno

Questa partita ha avuto due storie. La prima parla di un uragano rosso che si è scatenato sullo Juventus Stadium nel primo tempo. I numeri non mentono e sono impietosi. Il 79% di possesso palla da parte dei tedeschi della prima frazione la dice lunga. La Juve ha giocato prevalentemente di rimessa ma il Bayern ha avuto sempre il pallino del gioco. Le ripartenze in questo caso dovrebbero essere spietate in stile Mourinho tanto per capirci. Invece le ripartenza della Juve ci sono state ma non si sono mai concretizzate in tiri in porta tanto che Neur non ha effettuato alcuna parata, a differenza di Buffon che nel primo tempo ha avuto il suo bel da fare.

La sensazione è che il gol loro potesse arrivare da un momento all’altro e l’impotenza della Juve difronte allo strapotere tecnico e fisico della sua avversaria fosse netta e a tratti imbarazzante. La Juve non riusciva a fare quattro passaggi di fila ed appariva oltremodo timida. Ma la Juve arroccata nella sua difesa, stranamente e anche strenuamente non capitolava, i minuti passavano e un immenso Buffon, come detto, e uno stoico Bonucci riuscivano a ribattere colpo su colpo. Così nel momento che si era fatta largo l’illusione che si potesse andare al riposo sul risultato di 0-0 si è colpiti a freddo da un gol di Muller dopo una percussione di Robben. Il gol non è perfettamente regolare c’è una posizione di fuorigoco pare attivo di Lewandowski così come sullo 0-0 c’è un mani di Vidal in area che pare netto e da rigore ma da quello che si è visto nel primo tempo obiettivamente il vantaggio dei Tedeschi ci sta tutto e addirittura pare un passivo pure stretto. Noi non siamo come quelli dei ”se” e dei ”ma”. Fallo è quando arbitro fischia. Il campo ha dato chiaramente il suo verdetto. Bayern in vantaggio giustamente.

A bocce ferme a riposo, non si comprende come la Juevntus possa riuscire a venire fuori da questa partita. Con gli amici ci si messaggia e si pensa piu’ a non prenderne altri che onestamente a pareggiarla. Non ci sono molti che ci credono. Onestamente si è vista una differenza enorme fra le due squadre. Forse persino piu’ampia di quella vista in finale l’anno scorso fra il Barcellona e la Juventus. Si fa strada l’ipotesi che questa Juve , almeno in Europa forse è piu’ debole dell’anno scorso. Poi succedeno cose che hanno qualcosa di inspiegabile. Di magico. Il calcio non è matematica. Il calcio è sogno. Cosi si fa male Marchisio che con tutte le tegole che abbiamo uno maledice tutti i Santi del cielo, e Allegri ti manda dentro Hernanes uno che non gioca da un pò e che molti avranno storto il naso a vederlo proprio in questa partita e avranno rimaledetto gli stessi Santi di prima ancora una volta. Invece il Brasiliano è in palla e gioca bene. Gioca la sua migliore partita. La Juventus pare avere un poco piu’ di coraggio rispetto al primo tempo e inizia a mettere il naso fuori dalla sua metà campo. Loro mollano un pochetto e allora una pensa che magari chissà forse , ma che. Poi prendi un contropiede che porta il Bayern sul 2-0. Così come non ci fosse un perchè. Tutto bello a livello calcistico ma fa maledettamente male che sai cosa mi frega dello sport del fair play quando la Juve è sotto di 2 gol. Gran gol di Robben niente da dire ma anche qui fallo del centravanti polacco su Bonucci nella ripartenza non visto dall’arbitro Inglese. Che sfortuna. Quando pensavamo che potevamo far qualcosa proprio in quel momento prendi il secondo. Ma poi si puo’ pendere gol in contropiede da una squadra che ha fatto quasi l’80% di possesso palla? Ma questa è una cosa stramba. Ma che partita è mai questa? Ma tutto storto va stasera, non bastava la forza di questi pure l’arbitro miope, le congetture, il culo.

Poi succede che quando non ci crede piu’ nessuno Cuadrado prende una palla la da in mezzo e uno del Bayern la liscia. Questi è il primo liscio che fanno in tutta la partita. Finisce a Mandzukic che di prima la mette per Dybala che segna. Dybala che fin li non ne ha azzeccata mezza. A tu per tu col portiere non perdona. Come un fulmine che colpisce un albero questa è la scintilla che scatena l’incedio. E che incendio! Non so come non so perchè ma a questo punto ci siamo solo noi in campo. Loro se non si cagano sotto poco ci manca. Dopo aver rischiato anche una goleada nel primo tempo ora sul 2-1 le forze nostre si duplicano. La Juve non la vuole piu’ perdere. La Juve vuol far vedere che fra le grandi d’Europa ci puo’ stare. Cazzo di tavolo da 100 euro. Siamo ora davvero 11 leoni. Lo Stadio è una bolgia. Prima Cuadrado sfiora il pareggio poi Sturaro entrato al posto di Khedira, lo realizza ed è un apoteosi. Un pareggio conquistato con cuore e denti, con gambe e sangue. Sudore, fatica e corsa e rabbia e sputo e testa a testa Manzo e Lewa. Un pareggio all’arma bianca contro una squadra fortissima. Ben piu’ forte di noi. Un pareggio che non ci darà molte speranze per il ritorno e ci farà ancora una volta rimpiangere quella sconfitta maledetta a Siviglia che ci ha fatto incontrare questi mostri. Perchè due squadre erano da evitare , questi e il Barcellona. Contro tutte le altre questa Juve se la sarebbe giocata alla pari. Ad ogni modo ci siamo. Venderemo cara la pelle anche al ritorno. Il calcio è sogno e possiamo ancora sognare un impresa. A noi questi non ci hanno fatto 7-1 hanno fatto 2-2 e alla fine facevano pure melina che gli andava piu’ che bene che finisse così. Onore a questi giocatori della Juventus. Non saranno i migliori del mondo ma sono i nostri giocatori. E guai a chi ce li tocca. Grazie per le emozioni che ci date. Grazie a Guardiola maestro di sport e di calcio che nel dopo partita ha riconosciuto i meriti dell’avversario.

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Di Enzo Ricchiuti

 

Monaco Juventus è stata un impresa ma quanta fatica.

Si vince spesso così. Penso all’Inter di Mourinho, con catenacci bestiali anche con cinque attaccanti. Con la prestazione di Montecarlo, saremmo passati l’anno scorso in Turchia.

Ci vorerebbe un miracolo per vincere la Coppa contro Real Barca e Bayern ma siamo comunque seduti a quel tavolo da 100 euro.

Miracoli non so. Non penso che l’Atletico Madrid l’anno scorso fosse in odore di santità.

Credo di non averti mai chiesto di Leo Bonucci che sta disputando una stagione di altissimo livello.

E’ il miglior centrale del mondo al momento. Fortuna che non lo sa nessuno. Sennò ci costerebbe una barca di soldi in più.

LA GERMANIA TRA CALCIO E POLITICA.

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articolo a firma di eldavidinho

Qual è la squadra migliore? Soprattutto, ha vinto la squadra migliore? Ha vinto quella che ha meritato di più? Cominciamo col dire che questo Bayern che pone fine, almeno per ora, all’epoca del Barcellona, ricorda non troppo lontanamente la Juve di Lippi che chiudeva il ciclo Ajax anni ’90. Una squadra fortissima, per carità, ma che nessuno pensava fosse così fenomenale. Forse un po‘ sottovalutata da tutti all‘inizio di questa Champions, anche da noi. Un dominio che sancisce probabilmente la fine del ciclo catalano(anche se non è detto che finisca proprio nell’anno in cui hanno vinto la Liga dominandola con estrema facilità) ma che non apre ancora quello dei nuovi marziani del Bayern, seppur si tratti dell‘ evoluzione naturale e moderna del Barcellona, una macchina perfetta che pare essersi inceppata. Spaesato e surclassato nel doppio confronto, il Bayern ha gestito i ritmi, alternato momenti di possesso ad altri di copertura, controllo ed organizzazione. Ha messo a nudo i difetti di una squadra che, per anni, non ha mai trovato una valida alternativa di gioco al tiki taka, risultando impreparata al cospetto di un Bayern che ha costretto sulla difensiva una squadra che, in passato, non si è mai difesa, ha sempre attaccato. I difensori, infatti, hanno mostrato grandi carenze in marcatura, abituati solo ad impostare, e tutta la squadra ha sofferto il non-atteggiamento-passivo del Bayern, martellante, pressante, asfissiante, aggressivo, propositivo. Quantità e qualità. Consapevolezza dei propri mezzi, atteggiamento giusto nell’essere una squadra. Espressione del nuovo calcio a 360°. Così il Bayern ha sconfitto un Barcellona che, insomma, dopo aver dominato in lungo e in largo, è in fase declinante; il suo gioco da brillante sta diventando monotono e sempre più basato sulla presenza di Messi. L’ascesa del Bayern sta assumendo i “contorni darwiniani dell’evoluzione”. La differenza la farà la continuità negli anni, quella continuità che un Barca comunque grande ha avuto e dato sino ad ieri. Un marchio di fabbrica momentaneamente superato da quello bavarese che deve riuscire a riconfermarsi per essere etichettato come il vero nuovo modo di giocare a calcio. è indubbio che la squadra di Heynckes abbia preso come modello il gioco blaugrana e lo ha fatto proprio con adattamenti precisi, con la grande progettualità della società in sede di mercato, di merchandising e di marketing. Già, perché il segreto sta proprio nelle solide basi finanziarie, per il Bayern così come per il Borussia. Due squadre che hanno anche nel settore giovanile e nello scouting un altro dei loro segreti. Con 368 milioni di € nel 2012, il Bayern è la quarta squadra al mondo per ricavi, con un incremento rispetto all’anno prima di circa 40 milioni. I bavaresi sono una vera e propria macchina da soldi: 85 milioni arrivano dal solo botteghino, sempre sold out anche grazie al congelamento dei prezzi rispetto alla precedente stagione, mentre ben 202 milioni arrivano dalle sole attività commerciali. Nessun club al mondo è mai riuscito a raggiungere un simile bottino, esclusi biglietti e diritti TV. Una potenza finanziaria sproporzionata anche per un campionato fiorente come la Bundesliga, se è vero che il Borussia Dortmund, 11^ al mondo per ricavi, ha raccolto nel 2012 un fatturato di 189 milioni, in crescita del 40% rispetto all’anno precedente, e un utile netto di 34 milioni. Al momento, il club è al nono posto nella classifica dei fatturati. Barcellona e Real Madrid, quindi, hanno perso contro, al confronto, poveretti, nella semifinale di Champions, perché se, come già detto, il Bayern è il quarto club calcistico al mondo per ricavi, il secondo (a quota 483) è proprio il Barcellona. Mentre il primo, cioé il Real con 512, è stato superato da un Borussia Dortmund che nella classifica dei soldi è dietro al Milan (256), poco dietro alla Juventus (195), ma davanti a Inter (185), Napoli (148) e Roma (115). In altre parole, i fatturati non fanno vincere, quelli “degli altri”, poi, non devono neanche essere una scusa in caso non si vinca, ma non devono neanche essere presi sottogamba, perché ti permettono di spendere. E di vincere se spendi bene.
Un fatturato che è, però, quasi la metà di quello del Bayern, quello del Borussia. E stiamo parlando della seconda squadra più ricca di Germania. Capace comunque, grazie al ritorno in Champions League, di aumentare i suoi ricavi quasi del 50% in un anno e di gettare completamente alle spalle il fallimento tecnico di 7 anni fa. Un meraviglioso miracolo imprenditoriale e di competenza calcistica, perché il passivo ammontava a 140 milioni, situazione che li costrinse ad accettare un prestito dai nemici del Bayern per pagare gli stipendi e infine vendere anche lo stadio. Stava annegando, il Borussia, perché i suoi dirigenti avevano esagerato con le spese dopo i fasti degli anni Novanta, quando nel 1997 era arrivata la vittoria in Champions (in finale ai danni della Juventus). Poi, nel 2006, tutto riparte: un prestito provvidenziale della Morgan Stanley consente al club di sopravvivere, e ripartire. Da quel momento si sceglie l’unica strada percorribile, cioè quella che dovrebbero seguire tutti: si lavora sui giovani, mentre sul mercato si cercano talenti a basso costo ma di sicuro avvenire, impresa per la quale bisogna essere attrezzati di competenza e professionalità. Dopo due stagioni difficilissime tra il 2007 e il 2008, in cui il BVB rischia la retrocessione, la risalita inizia con l’ingaggio di Jurgen Klopp come allenatore, il 1° luglio 2008. Il giovane tecnico, che all’epoca ha 41 anni, comincia a plasmare la squadra lavorando sui ragazzi, ricreando il senso di appartenenza che era stato uno dei segreti del Borussia anni Novanta, imponendo un gioco tecnico e velocissimo, spettacolare. il club torna a vincere la Bundesliga due volte, nel 2011 e nel 2012, con una squadra forte e giovanissima, perché l’età media è di appena 24 anni. Capiamo bene, dunque, di che calibro siano i giocatori di Borussia e Bayern, da dove arrivino e con quali modalità siano giunti in queste due squadre. Il Borussia ha trovato nello scouting con acquisti low cost, nelle operazioni condotte con fiuto e lungimiranza e nella coltivazione maniacale del bel gioco e del tasso tecnico dei propri giovani la formula magica per esplodere, arrivando quarto nel girone di Champions dello scorso anno con la stessa squadra di quest’anno. Perchè i progetti vincenti si costruiscono col tempo e con la pazienza. Quando invece hai a disposizione entrate pressoché doppie, come succede al Bayern, il gioco cambia: il club bavarese ogni anno ha un obiettivo chiaro, il miglior giocatore della Bundesliga nel ruolo, da ingaggiare senza badare a spese. Spendendo bene dunque si vince. Non spendendo e basta. Questo ti permette, ogni anno, di migliorare il fatturato attraverso i risultati sportivi, di acquistare giocatori forti con maggiori probabilità ma di permetterti anche un margine di sbaglio, errore, sul mercato, più ampio. Perché i flop li fanno tutti. Può capitare. Ma la bravura sta nel farli influire il meno possibile nei risultati sportivi. Il modello tedesco, insomma, non esiste, se non nelle linee guida di buona organizzazione e buona gestione che caratterizzano quel paese in ogni suo aspetto. Intelligenza, fiuto, lungimiranza, lavoro, programmazione, competenza. Questa è la Germania di oggi, questa è la Bundesliga. Un movimento calcistico che ha fatto passi da gigante, recentemente, nella gestione delle proprie risorse. Due squadre così diverse e due modelli così opposti, per certi versi, eppure molto simili nel gioco che esprimono con equilibrio e movimento. Con qualità, forza, corsa, fantasia, tecnica, determinazione, organizzazione di gioco, collettivo. Il calcio tedesco è l‘evoluzione di quello spagnolo. Il Bayern mette i soldi, ma è in attivo. Il Borussia mette le idee. Vende i migliori e vince. Poi ci sarebbero anche Klopp e Heynckes, due personaggi di sport veramente positivi. Sorridenti, leali, dal volto pulito, sportivi. Heynckes lo conosciamo tutti, eppure sembra più moderno di tanti allenatori giunti alla ribalta, Klopp, invece, primo anno sesto, secondo anno quinto, da noi non sarebbe arrivato a fare neanche due anno sulla stessa panchina. Poi due scudetti e quest’anno la “consolazione” della Champions dopo il -20 in campionato.

La politica della serietà, degli investimenti e della redditività, insomma, funziona. Un trionfo anche in senso più globale, se si pensa che le banche spagnole indebitate con quelle tedesche (come lo sono le nostre) indirettamente indebitano i loro club con quelli di altri paesi. È una chiave di lettura magari un po’ forzata ma interessante, quella di tracciare parallelismi tra calcio e politica. Borussia e Bayern, a livello territoriale, sono espressione di Renania Settentrionale – Vestfalia e Baviera, rispettivamente prima e seconda regione più produttive di quella che è la locomotiva dell’economia europea: la Germania, appunto. Restano fuori, invece, due big del calibro di Real e Barça. Società dai palmares scintillanti, ma dai conti non altrettanto ineccepibili. Due club che, meno di un anno fa, erano stati investiti da uno scandalo clamoroso, la bufera sugli aiuti concessi dall’Unione Europea alle banche spagnole: queste, invece di utilizzarli per rilanciare l’economia iberica, li avrebbero usati con estrema disinvoltura per concedere ingenti prestiti alle due società. Per pagarne i debiti e gli stipendi milionari. Detto questo, non bisogna trarne conclusioni sbrigative e superficiali. Sarebbe eccessivo arrivare a dire che in finale ci sono due tedesche perché la Germania è il traino dell’economia continentale. È però legittimo limitarsi a rilevare che, comunque, mai come oggi gli assetti dell’Europa calcistica sembrano ricalcare quelli dell’Europa politica ed economica. Se non altro, perché ormai è un dato di fatto. Vi starete chiedendo ancora quale sia la squadra migliore e se abbia vinto veramente la squadra migliore. Che importa. è certo, però, che si siano incontrate le due squadre migliori. E che abbia vinto quella che ha sbagliato meno sottoporta, per demeriti propri più che per meriti della difesa avversaria.

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Prepartita Lazio-Juve, testa al campionato.

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articolo a firma di eldavidinho 

Dopo aver digerito(si fa per dire) l’eliminazione in Champions e averci ragionato su in questi giorni con riflessioni oculate e dati alla mano, lunedì si torna a Roma, Stadio Olimpico e si torna per vincere e sfatare il tabù che quest’anno vede la Juve sempre perdente nella Capitale. A gennaio, contro la Lazio, era stata una delle sfide più complicate e strane, se vogliamo, della stagione bianconera: dopo l’1-1 dello Juventus Stadium era d’obbligo fare almeno un goal agli uomini di Petkovic e dopo un primo tempo scialbo, avaro d’occasioni e con un Giovinco in particolare più che mai spuntato era arrivato il goal di Alvaro Gonzalez che sembrava scrivere la parola fine alla questione qualificazione.

La Juventus, però, ha una tradizione fortemente positiva all’Olimpico con la Lazio, come dimostrano le 27 vittorie a fronte delle 24 sconfitte e dei 17 pareggi. La tipica vittoria dei bianconeri è di 0-1, verificatasi ben 8 volte, a partir dal primo incontro nel campionato a girone unico, 1929-30, con gol decisivo di Munerati al decimo della ripresa. Per ritrovare questo risultato sono trascorsi 23 anni e nel 1953 è stato Vivolo a determinare il successo della Juve. Nel 1965-66 il match-winner è Da Costa, autentica bestia nera dei laziali visto che da romanista detiene il record di gol nel derby. Nel 1983-84 tocca a Michel Platini ritagliarsi la parte da protagonista con una conclusione che supera il portiere Cacciatori. Un colpo di testa di Inzaghi da calcio d’angolo si rivela decisivo per Lazio-Juventus del 1998, scontro diretto valevole per la corsa scudetto, giocatosi il 5 aprile. Ugualmente importante è il tiro sotto la traversa dell’ex Pavel Nedved nel 2005, che consente alla squadra di Fabio Capello di presentarsi appaiata al Milan nella gara decisiva di San Siro, che vedrà i bianconeri prevalere con il colpo di testa di Trezeguet. Infine, la legge di Simone Pepe. Scatta nelle ultime due prove della Juventus a Roma con la Lazio. Nel primo caso, durante la gestione di Del Neri, l’esterno colpisce a tre minuti dal termine. La scorsa stagione, invece, il suo destro infila Marchetti su un’azione di ripartenza splendidamente orchestrata, utile a guadagnare 3 punti nel girone d’andata.

E’ proprio grazie al rendimento ottenuto all’Olimpico che la Lazio compete nelle posizioni di vertice. 35 dei 51 punti che compongono l’attuale classifica sono stati ottenuti davanti al proprio pubblico e anche il saldo delle reti fatte (27 su 40) e di quelle incassate (14 su 37) certifica perfettamente quanto la squadra abbia comportamenti opposti tra casa e trasferta. 11 le vittorie conquistate a Roma, 2 i pareggi e 3 le sconfitte.

I due giocatori più utilizzati in campionato da Petkovic sono stati due centrocampisti: l’italoargentino Cristian Ledesma e il bosniaco Senad Lulic. Entrambi hanno collezionato 29 presenze, una in più di Candreva, Hernanes e Gonzalez. Sono ben 7 i cartellini rossi ricevuti, tutti con giocatori diversi: Biava, Ciani, Candreva, Hernanes, Ledesma, Mauri e Kozak. Il giocatore più ammonito è invece Lulic, incappato in 8 sanzioni Nonostante diversi stop, che ne hanno limitato il rendimento, il bomber della formazione è il tedesco Klose, capace di segnare 10 gol in 22 incontri disputati. Alle sue spalle vi è Hernanes con 9 centri e via via molti altri: Candreva con 5, Floccari con 4, Mauri con 3 e con un solo centro vi sono Ederson, Gonzalez, Biava, Konko, Radu e Lulic. Allo score complessivo va aggiunto anche il contributo di 2 autogol.

Petkovic, dopo l’eliminazione dalle Europa League, pensa subito alla Juventus e fa la conta dei disponibili: contro i bianconeri infatti sicuri assenti Biava, Radu e Lulic squalificati. Dunque problemi sulle fasce di difesa per il tecnico, si spera di recuperare in extremis Pereirinha, restano invece ai box Dias e Konko. Petkovic allora potrebbe rispolverare Stankevicius affidandogli una maglia dal 1′ minuto. Infine Mauri, Klose ed Ederson sono ristabiliti ed anche Gonzalez sembra recuperabile seppur ancora dolorante al piede.

Conte può contare nuovamente su Caceres, ma deve valutare le condizioni degli acciaccati Marrone ed Anelka. Di certo out contro la Lazio Giovinco e Chiellini: il difensore ha riportato uno stiramento al collaterale del ginocchio destro e dovrà star fermo per circa 15 giorni. Il tecnico dovrebbe allora inserire Peluso nel terzetto di difesa, invece la fascia sinistra dovrebbe essere occupata da Asamoah. Infine in avanti possibile ballottaggio Matri-Quagliarella per affiancare Vucinic. Conte medita di escludere Marchisio in favore di Pogba e per la panchina recupera Bendtner.

Pericolo “giallo” per cinque giocatori bianconeri. Sono cinque, infatti, i diffidati bianconeri che in caso di ammonizione a Roma salterebbero il big match caasalinga contro il Milan: si tratta di  Leonardo Bonucci, Simone Padoin , Andrea Pirlo, Paolo De Ceglie e Alessandro Matri.

Sarà Antonio Danilo Giannoccaro della sezione di Lecce l’arbitro di Lazio-Juventus, posticipo della 13° giornata di ritorno, in programma lunedì sera all’Olimpico di Roma. Il fischietto pugliese ha già diretto i bianconeri quattro volte in carriera, con un bilancio di una vittoria, un pareggio e due sconfitte. L’unico successo la Juve l’ha ottenuto proprio in questa stagione, il 10 marzo scorso contro il Catania, gara decisa da una rete di Giaccherini in pieno recupero. Lunedì sera Giannoccaro sarà coadiuvato dagli assistenti Posado e Padovan e dagli arbitri d’area Damato e Calvarese. Quarto uomo sarà il signor Viazzi. Forza Juve.

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Juventus – Bayern Monaco 0-2 Sintesi

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Juve ci è mancato un Drogba

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Articolo Di Alessandro Magno.

 

 

Grazie ragazzi per la prova generosa e per averci dato una speranza. Per la Champions comunque non eravamo attrezzati,serve altro. Questa partita forse l’avremmo potuta giocare se a Gennaio avessimo preso Drogba e non l’inutile Anelka. Poche chiacchiere a parità di gioco (ammesso che sia) conta il resto. In primis l’esperienza internazionale, che questa squadra non ha, visto che solo Buffon e Pirlo hanno una caratura a livello di Champions League, e contano gli interpreti. L’anno scorso il Chelsea ha vinto senza gioco e in modo fortunoso ma quando c’era bisogno le castagne dal fuoco gliele ha tolte sempre Drogba. A questa Juve manca peso specifico li davanti. Dico Drogba perché pare l’abbiano trattato ma intendo uno così, un Ibra un Falcao insomma un attaccante che faccia veramente la differenza. I nostri sono tutti degli ottimi attaccanti che sarebbero titolari in qualsiasi squadra italiana ma non sarebbero probabilmente titolari nel Barcellona nel Real nel Bayern Monaco. A Torino in questi anni si e’ fatto alla grande le nozze con i fichi secchi ma poi alla fine i nodi vengono al pettine. Troppo forte questo Bayern per questa Juve, oggi.

Prendiamo l’esempio di Arrigo Sacchi unanimemente riconosciuto come uno dei più forti allenatori di tutti i tempi. Al di la del Milan pieno zeppo di campioni fra cui un certo Van Basten, non ha vinto una beata mazza, e in nazionale ha sfiorato la vittoria al Mondiale solo grazie a un altro campione immenso qual’era Roberto Baggio. E’ cosi poche chiacchiere e lo stesso vale per i Trapattoni, i Mourinho, gli Ancelotti, i Lippi eccetera. Tutti avevano squadre dove c’era una buona dose di campioni. E i campioni o bisogna avere il potere di acquisto di comprarli o la bravura di scovarli. Alla Juve di questi con la C maiuscola, se ne e’ scovato solo uno negli ultimi tempi che e’ Vidal e magari si sta pensando pure di cederlo.

Sulla partita c’e’ poco da dire. I nostri ragazzi ieri hanno fatto il loro massimo, per 60 minuti hanno giocato alla pari del Bayern che oggi è una delle squadre migliori d’Europa e del Mondo e non mi stupirei arrivassero di nuovo fino in fondo. Potevamo fare di più potevamo fare di meno? Non lo so. A livello tattico forse l’unico rimpianto è quello di non aver provato il 4-3-3 sullo 0-0. Conte ci stava pensando provando a togliere uno stanco Pogba (forse era meglio far uscire Marchisio) per mettere Matri, ma proprio in quel mentre il Bayern ha segnato. Sfortuna? Mancanza di tempismo o di coraggio di Conte? Non spariamo sul pianista. Anche il Mister a livello di Champions e’ un debuttante. Fra l’altro grazie alle squalifiche ad hoc del campionato italiano a che partita di Champions era Conte: la terza, la quarta? E’ andata cosi. Amen.

Una nota di merito va a quasi tutti i tifosi della Juventus. Obiettivamente sapevamo tutti che era un impresa quasi proibitiva ma abbiamo remato tutti nella stessa direzione sperando che il nostro sostegno alla squadra potesse in qualche modo fare la differenza. Comunque e’ stata una prova di grande maturità del popolo bianconero. ll vero vincitore. Eccellente poi e’ stato lo Juventus Stadium. Uno stadio che ha riconosciuto il valore degli avversari e incitato fino alla fine i nostri culminando nell’applauso finale sotto la curva. Una lezione per tutto il derelitto calcio Italiano. Se noi non siamo a livello delle migliori quattro d’Europa figuriamoci gli altri. D’altronde siamo abituati a ridare ogni tanto un sorriso agli straccioni. Come sempre chi non ha da godere delle proprie vittorie gode delle sconfitte altrui.

Per quest’anno va bene così, abbiamo fatto esperienza. Ora concentrati. C’e’ uno scudetto da riportare allo Juventus Stadium ad ogni costo.

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Prepartita Juve-Bayern, crediamoci.

Quarti Di Finale CL Ritorno Juve-Bayern 1

Articolo a firma di eldavidinho

Recitava così lo striscione apparso sugli spalti dello Juventus Stadium durante il match col Pescara: “10/40 … CREDIAMOCI. Uniti, nulla è … impossibile!”.

Per il Bayern, festa doveva essere e festa è stata sabato. Campione di Germania e titolo conquistato per la ventitreesima volta, il Meisterschale acquisito con sei turni d’anticipo (altro record in Bundesliga). Decisiva per la conquista del titolo la vittoria in casa dell’Eintracht Frankfurt quinto in classifica per 1-0 con gol al 53′ di capitan Schweinsteiger. Inutile per il Borussia Dortmund il 4-2 in rimonta in casa contro l’Augsburg che mantiene a venti punti il distacco. Finisce dunque con un altro primato la cavalcata record del Bayern Monaco di Jupp Heynckes. Una macchina da gol e da punti che ha dominato la Bundesliga 2012/13 dalla prima all’ultima giornata, mettendo tra sé e gli inseguitori, una distanza abissale, addirittura 20 punti di distacco dal Borussia Dortmund secondo. Il Meisterschale è dunque il primo titolo prestigioso ad essere assegnato in Europa, frutto dei 79 gol fatti e dei soli 13 subìti per 24 vittorie, 3 pareggi e 1 sola sconfitta. Numeri da console.

La speranza della Juve, dunque, è che al di là dell’atteggiamento differente che metteranno in campo gli uomini di Conte e gli accorgimenti tattici presi dopo la gara d’andata, il Bayern possa essere “distratto” dalla festa-scudetto. Anche negli ottavi di Champions, ricordiamo, dopo aver vinto 3-1 in casa dell’Arsenal, il loro approccio è stato alquanto remissivo al ritorno, cedendo in casa propria per 2-0 agli uomini di Wenger che quasi riuscivano a ribaltare il risultato.

Sono tre i precedenti tra Juventus e Bayern giocati a Torino, due giocati allo stadio Delle Alpi e uno all’Olimpico. Il bilancio vede i bianconeri prevalere con due vittorie e i bavaresi rispondere con un successo, decisamente pesante perché determinò l’esclusione della squadra guidata da Ciro Ferrara. Il primo appuntamento si è verificato il 19 ottobre del 2004. La gara chiude l’andata del girone di qualificazione. A decidere l’incontro è Nedved, che supera Kahn a un quarto d’ora dal termine approfittando di una sponda di Ibrahimovic. L’anno successivo Juventus-Bayern inaugura il girone di ritorno. La Juve vendica il 2-1 patito a Monaco con lo stesso risultato. La sfida si decide tutta nella ripresa. I padroni di casa vanno in vantaggio con Trezeguet, bravo a trasformare di sinistro un’incursione di Nedved. I tedeschi pareggiano subito dopo con una punizione laterale di Deisler, un tiro velenoso che non trova alcuna deviazione e sorprende Abbiati. A determinare il 2-1 finale è ancora Trezegol, straordinario nel colpire con un diagonale di destro che prende in controtempo Kahn.  Infine, Juventus-Bayern giocatosi l’8 dicembre 2009. Anche in questa circostanza Trezeguet si rende protagonista firmando la rete del momentaneo 1-0, una botta al volo straordinaria su calibrato lancio di Marchisio. Ma è l’unico lampo di una serata drammatica per la squadra bianconera. Il primo tempo si chiude in situazione di parità, con Buffon trafitto dal dischetto dal collega di ruolo del Bayern, il portiere Butt, specialista nei tiri dal dischetto.  Nella ripresa avviene il crollo, con la reti di Olic, Gomez e Tymoshcuck per il definitivo 1-4. Quel Bayern, allenato dall’olandese Van Gaal, arriverà a giocarsi la finale, persa poi con l’Inter di Mourinho.

È cominciata anche la cabala. La Juve non è mai riuscita a ribaltare un 2-0 e si spera che questa possa essere la prima volta. La storia dice che la Juventus, nelle tre occasioni precedenti in cui si è trovata a dover rimontare un 2-0 in Coppa dei Campioni-Champions League, non è mai riuscita a centrare l’obiettivo, pur arrivandoci vicino in due occasioni. Uno stimolo in più per Antonio Conte, che potrebbe riuscire in un’impresa sfuggita a predecessori quali Cestmyr Vycpalek, Carlo Parola e Fabio Capello. La prima volta è datata 3 ottobre 1973. La Juve si presenta alla rimonta con la Dinamo Dresda, squadra della Germania dell’Est, con una partenza sprint: Furino va in gol dopo appena 9 minuti. Gli ospiti riescono però a pareggiare a metà primo tempo con Rau, ma il morale dei bianconeri non viene minimamente scalfito dall’episodio, tanto che si va al riposo sul punteggio di 3-1 per effetto dei gol di Altafini e Cuccureddu. Il sogno della qualificazione agli ottavi di finale s’infrange solo a un quarto d’ora dal termine, quando Sachse porta il punteggio sul 3-2. Due anni dopo, tocca ancora a una squadra della Germania (stavolta dell’Ovest), produrre una cocente delusione nel pubblico torinese, ancor più per l’andamento della partita. Il Borussia di Moenchengladbach è una formazione decisamente competitiva, con molti giocatori della Nazionale campione del mondo del 1974 (Vogts e Bonhof su tutti) e l’asso danese Simonsen, destinato a conquistare il Pallone d’Oro. In attacco milita Heynckes, l’attuale mister del Bayern. La gara vede una Juventus strepitosa nella prima ora di gioco, con i gol di Gori al minuto 35 e di Bettega al quarto d’ora della ripresa. Lo sforzo della rimonta viene pagato caro e i tedeschi con Danner e Simonsen vanno a segno, guadagnandosi l’accesso ai quarti di finale grazie al 2-2 di Torino. Infine, nel 2006, Juventus-Arsenal. Il 2-0 di Londra non viene rovesciato dalla Juve di Capello, che non va oltre lo 0-0 in una partita priva di grandi emozioni. In quella gara giocarono due elementi della squadra di oggi, Gianluigi Buffon e Giorgio Chiellini.

Prime indiscrezioni sulle probabili formazioni. Antonio Conte dovrà fare a meno di Lichtsteiner e Vidal, entrambi squalificati. Per sostituire Arturo, il tecnico leccese punterà su Paul Pogba, in costante crescita negli ultimi mesi, mentre sulla fascia destra è ballottaggio tra Isla e Padoin, con il cileno in leggero vantaggio. A sinistra Asamoah è in netto vantaggio su Peluso. Per quanto riguarda l’attacco, si va verso una coppia Vucinic-Quagliarella. Assenti Giovinco e Anelka. Matri in panchina. Dunque non dovrebbe esserci nessun stravolgimento tattico.

In casa Bayern, Jupp Heynckes perde Toni Kroos per infortunio ma ritrova Javi Martinez, rientrato dalla squalifica. Le opzioni per il tecnico tedesco sono due: 4-2-3-1 con Robben, Muller e Ribery a sostegno di Mandzuckic, oppure un 4-3-3, più difensivo, con MartinezLuiz Gustavo e Schweinsteiger al centro. Per ora, l’ipotesi più accreditata resta la prima. In difesa ancora ballottaggio tra van Buyten e Boateng per affiancare Dante, con il primo in leggero vantaggio.

Una delegazione spagnola è stata designata per dirigere Juventus-Bayern di mercoledì, gara valida per il ritorno dei quarti di Champions League. L’arbitro sarà Carlos Velasco Carballo e non ha precedenti con i bianconeri. Per la sfida dello Juventus Stadium, gli assistenti saranno Roberto Alonso e Juan Yuste. Il quarto uomo sarà Roberto Díaz Pérez del Palomar. Gli assistenti arbitrali aggiunti saranno Carlos Gómez e Carlos Del Cerro. Forza Juve.

Rubrica “Attimi Di Juve” – Profilo Twitter: @eldavidinho94 / Profilo Facebook: Eldavidinho Juve 

IL NOSTRO SOGNO………

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Articolo di Angela Butera

 

Arrendersi è un verbo che gli Juventini non conoscono, o meglio i veri Juventini non conoscono. Dopo la sconfitta di Monaco ho letto commenti di gente che si è già arresa, gente che si dichiara Juventina da anni, gente che offende Gigi per un errore, gente che critica tutta la squadra per una partita andata male, ma vorrei tanto che questa gente non dimenticasse da dove è partita la Juve e dove è arrivata. È ormai appurato il fatto che la Juve non ha giocato da Juve, sembravano stanchi e arrendevoli, come è assodato il fatto che il Bayern sia una squadra forte. Forte che non vuol dire però imbattibile. Allora perché mai dovremmo arrenderci? Ci sono ancora 90 minuti da giocare, 90 minuti in cui la nostra Juve venderà cara la pelle. Se dopo questi 90 minuti usciremo sconfitti, lo faremo a testa alta, perché saremo coscienti di aver dato anima e cuore in questo torneo. Siamo sinceri, due anni fa chi avrebbe scommesso sulla Juve ai quarti di Champions? Pochissimi, eppure siamo li tra le migliori 8 d’Europa. Come ha sempre detto Conte, la Champions per noi è un sogno, un bellissimo sogno aggiungo io, e allora continuiamo a credere in questo sogno, perché non c’è ragione al mondo che ce lo possa impedire. Non sarà facile ribaltare il risultato, ma non è nemmeno impossibile, e noi dobbiamo crederci. Il Bayern sarà atteso allo Juventus Stadium, che per l’occasione sarà tutto esaurito, e li ogni singolo tifoso sosterrà la squadra fino all’ultimo secondo. Sarà il dodicesimo uomo in campo. Non bisogna dimenticare che nel calcio non c’è mai nulla di scontato e di certo, non scordiamoci nemmeno che siamo la Juve, e chi ci conosce bene sa che non ci arrendiamo mai. Mercoledì vogliamo vedere 11 leoni in campo, 11 leoni che andranno sostenuti dal primo all’ultimo senza badare a simpatie o antipatie varie. Il 10 aprile bisogna lottare anche per chi ci guarda dall’alto, per Gianni e Umberto Agnelli, per Scirea, per Fortunato, per Ale e Ricky, per il 39 angeli dell’ Heysel, sono certa che anche loro non meleranno da lassù. Allora Juve credici fino alla fine

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