Una notte da …Devils.

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Articolo di Silvio Mia.

 

Tre novembre 1976. Sedicesimi di finale di Coppa UEFA. Allo Stadio Comunale di Torino è di scena la partita di ritorno fra Juventus e Manchester United . Gli inglesi scesero in campo forti della vittoria nell’incontro di andata , giocata al mitico Old Trafford di Manchester , che si era conclusa con la vittoria dei Red Devils per 1 a 0 .L’ incontro aveva riservato molte emozioni, per le tante occasioni da rete create dalle due squadre fra cui un palo di Franco Causio nel primo tempo. La partita di ritorno si preannunciava equilibrata e combattuta. La Juventus si presentò in campo con la formazione tipo : Zoff , Cuccureddu ,Gentile , Furino, Morini , che venne sostituito dopo una decina di minuti da Spinosi causa infortunio, Scirea, Causio, Tardelli , Boninsegna , Benetti Bettega. Io, con i miei amici bianconeri , rispondevo presente sugli spalti in Curva Maratona e così sarà in quell’edizione della Coppa in tutte le partite che la Juventus disputerà in casa . La Juventus aveva eliminato nei trentaduesimi di finale , il primo turno, l’altra squadra di Manchester , il City , perdendo 0 a 1 in Inghilterra nella partita di andata e vincendo per 2 a 0 nell’incontro di ritorno a Torino. Mi ricordo un particolare , che si rivelò determinante per il proseguimento della Juventus in Coppa. Nella partita di ritorno sul risultato di 2 a 0 per i bianconeri , risultato all’inglese come si soleva dire, all’ultimo minuto gli inglesi colpirono un palo e se quel pallone fosse finito in rete, l’avventura juventina si sarebbe fermata al primo turno e non avrebbe portato la Juventus alla vittoria finale.

Questo per dire come nel calcio, ma nello sport in generale, un episodio può cambiare radicalmente una situazione da favorevole a sfavorevole e viceversa. Quel palo invece permise alla Juventus di continuare il suo cammino europeo fino alla vittoria della Coppa, ottenuta nella notte di Bilbao in un incontro perso per 2 a 1 . La Juventus portò a casa il Trofeo in virtù della regola dei goal segnati in trasferta che hanno doppia valenza in caso di parità numerica nelle due partite. Così fu perché nell’incontro di andata i bianconeri vinsero grazie ad una rete segnata da Marco Tardelli che con un maldestro colpo di spalla invece che di testa , determinò il risultato di 1 a 0 …La Coppa UEFA fu il primo trofeo internazionale vinto dalla Juventus , che andava ad iniziare ad arricchire la bacheca bianconera fino ad allora scarna di trionfi . Quello che deve ancor di più essere motivo di orgoglio è che questa vittoria fu ottenuta con una rosa interamente composta da giocatori italiani. Dunque alle ore 20:30 , agli ordini del famoso e quotato arbitro ungherese Palotai , le due squadre sotto una pioggia battente iniziarono la contesa. Allora lo Stadio Comunale prevedeva la copertura ed i posti numerati solo per la tribuna centrale, quindi specialmente nelle partite di cartello , in cui il catino torinese si presentava tutto esaurito, indipendentemente dalle condizioni atmosferiche , bisognava arrivare con largo anticipo per assicurarsi i posti migliori. Inzuppati d’acqua ed infreddoliti dalla serata novembrina , eravamo tutti uniti nel tifo per spingere la Juventus alla difficile rimonta. Ricordo con emozione questa partita , anche se non si trattava di una finale, in quanto secondo il mio parere , quella che vidi fu un prestazione maiuscola, forse la migliore della stagione . La Juventus giocò una gara straordinaria e mise sotto gli inglesi in quella che era la loro migliore caratteristica, la forza fisica. I bianconeri ci misero circa mezz’ora a pareggiare i conti segnando con Boninsegna , che replicò nel secondo tempo prima che Benetti chiudesse definitivamente i conti nella parte finale dell’incontro.

Quella fu la stagione che , non senza destare molte perplessità, Boniperti in sede di campagna acquisti , costruì una squadra molto muscolare rinunciando al regista classico. La fantasia nel gioco della Juventus , era garantita da un funambolo della fascia destra , un vero fuoriclasse , al secolo Franco Causio detto Brazil. Una squadra che verticalizzava molto il gioco e che si esprimeva in velocità, aggredendo le fasce e sfruttando i due terminali offensivi Boninsegna e Bettega. A garantire la solidità difensiva ci pensavano difensori e centrocampisti e basta leggere i loro nomi per averne la conferma. Il primo goal della Juventus realizzato da Boninsegna , nacque da una percussione di Tardelli sulla fascia destra che con un cross basso ,mancato nella deviazione da Bettega , diede al centroavanti mantovano la possibilità di sbloccare il risultato. Nel secondo tempo le reti qualificazione. Prima il raddoppio di Boninsegna , che deviando un tiro di Tardelli , con uno spettacolare colpo di tacco depose in rete il pallone e poi il terzo goal , nato da un’azione di contropiede in cui Benetti con un tiro simile ad un missile terra-aria , fulminò il portiere inglese. Il Prode Romeo , come simpaticamente era chiamato dai tifosi, arrivato appena dentro l’area quasi si fermò dando l’impressione di prendere la mira , prima di sferrare il tiro che chiuse l’incontro ed il discorso qualificazione.

Una squadra fantastica che si rese protagonista giocando 90 minuti ad una grande intensità , mettendo in campo una qualità di gioco di alto livello che permise di ottenere una vittoria che faceva capire le grandi potenzialità di una rosa dove molti giocatori faranno la storia non solo dipinta di bianconero ,ma anche di azzurro. Parte di questi giocatori si renderanno protagonisti del Mundial argentino nel 1978 in cui si vide probabilmente a livello di gioco la miglior Nazionale che io ricordi. Il C.T. Bearzot, il vecio, arrivò a schierare ben 9 giocatori bianconeri nella partita più importante contro i padroni di casa dell’Argentina. La partita venne vinta 1 a 0 con un fantastico goal di Bettega nato da una triangolazione con Paolo Rossi , non ancora Pablito. Nel 1982 i giocatori juventini si resero ancora protagonisti nella notte di Madrid, in cui battendo la Germania 3 a 1 per merito delle reti di Pablito Rossi capocannoniere dell’edizione , di Tardelli e Altobelli, vinsero il titolo laureando gli azzurri Campioni del Mondo per la terza volta.

Boniperti: cose che nessun Juventino ha osato dire

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Articolo di Alessandro Magno

 

In questi giorni si è festeggiato il compleanno di un personaggio importantissimo per la storia della Juventus: Giampiero Boniperti. Boniperti è stato prima di tutto un grandissimo giocatore. Forte tecnicamente e vincente. Prima di Del Piero deteneva lui tutti i record di presenza e realizzazioni. E’ stato nazionale e capitano di lungo corso. A fine carriera dopo una piccola esperienza da allenatore è rientrato in società con la qualifica di Presidente ed è stato artefice della realizzazione di una delle Juventus più vincenti della storia, la Juve di Trapattoni che va dalla Juve tutta italiana che vinse coppa Uefa e campionato , fino alla Juve di Platini che vinse tutto arrivando fin sul tetto del mondo con l’Intercontinentale vinta a Tokyo.

Boniperti è stato, oltre che un grande giocatore, un grandissimo Presidente. Lo dicono chiaramente i risultati che sono incontrovertibili. E’ stato anche e senza ombra di dubbio, un grande Juventino avendo dedicato quasi tutta una vita alla Juventus. Tuttavia Boniperti a mio parere non sempre è stato un grande uomo o si è comportato da tale. Ci sono due episodi nella sua storia che non me lo fanno apprezzare e uno di questi mi crea sempre un brivido lungo la schiena ogni qualvolta io lo vedo o lo sento nominare. Il primo di questi episodi è stata la nostra discesa in serie B mandati da una farsa che ormai è nota a tutto il mondo come farsopoli o calciopoli. Ormai per chiunque si volesse un minimo informare appare evidente che questo evento è stato creato ad arte per cercare di rovinare la Juve. Bene in questo frangente non solo Boniperti non ci ha visto lungo andandosi a schierare con l’avvocato Zaccone e con John Elkan andando ad affermare che fosse giusto tutto quello che ci stavano facendo ma ha avuto la cattivissima idea di andare a togliersi qualche sassolino dalle scarpe attaccando pesantemente Moggi definendo la sua gestione un periodo da dimenticare. Un attacco personale e ingiustificato dato che Moggi non aveva mai attaccato Boniperti che in ogni caso quando gli subentrò Moggi nella gestione, aveva già fatto il suo tempo. Ma questa, anche se passa alla storia come una mancata difesa della Juve e per questo non gli rende onore, potrei anche archiviarla come bega personale.

In ogni caso non è questa la cosa più inquietante che ha fatto Boniperti in carriera. Boniperti ha sulla coscienza la cattiva (cattivissima) gestione della questione Heysel. Si badi bene, non ho nulla da rimproverare a giocatori che hanno giocato quella partita, a chi ha festeggiato il rigore assegnato o il gol, o a chi ha sollevato la Coppa. Conosco bene tutta la vicenda e molti nostri nemici ne parlano solo per strumentalizzarla. Quella finale è stata una catastrofe, una tragedia, un cataclisma. E’ stato come trovarsi in mezzo a un terremoto o a un inondazione insomma uno di quegli eventi non previsti e più grandi delle persone che li subiscono. In quei momenti non si può pensare col senno di poi a fare le pulci a chi ha agito in un modo piuttosto che in un altro. In quei momenti c’è chi ha paura giustamente, chi si adopera per gli altri, chi vorrebbe fare ma è inerme, chi ha un potere decisionale e non lo sa adoperare. Non ho nulla da rimproverare ai giocatori della Juve che hanno vissuto in prima persona quella tragedia. Nulla.

Tuttavia a bocce ferme si doveva riflettere e cercare di gestire al meglio la questione. Boniperti avrebbe dovuto adoperarsi per conto della Juve per cercare di lenire o alleviare per quanto possibile, le sofferenze dei tifosi che avevano perso i propri cari in quella maledetta sera. Boniperti invece non solo non ha fatto nulla di tutto questo ma si è messo di traverso creando un muro invalicabile fra quelle famiglie e lui (e la Juventus). Ha preso la coppa l’ha messa in bacheca ma di quelle famiglie non ne ha voluto minimamente sapere. Mi risulta non siano state nemmeno aiutate a rientrare in Italia nè abbiano mai avuto un minimo di solidarietà, nè tanto meno un indennizzo o risarcimento. Quelle persone per Boniperti sono state solo 4 rompicoglioni che era meglio se si stavano zitti, d’altronde mica glieli aveva ammazzati lui i parenti. Questo è stato anche Boniperti, purtroppo.

Ecco perchè non mi sono accodato agli auguri per il suo 87mo compleanno. Nonostante ripeto ne riconosca la Juventinità e l’importanza storica che ha ricoperto e tutto il bene fatto a livello sportivo, quel brivido lungo la schiena ogni volta che lo vedo, non lo posso cancellare. Non è vero presidente Boniperti che ”vincere è l’unica cosa che conta” la vita conta più di ogni vittoria sportiva. La dignità contà di più. La storia insegna ad esempio che i 300 spartani di Re Leonida sono stati trucidati alle termopili dai Persiani. Hanno perso. Si hanno perso. Eppure loro sono ricordati più dei Persiani che hanno vinto. Perchè non è vincere ma lasciare un segno nella storia quello che conta. Ci sono ancora un pò di anni di vita per redimersi e chiedere scusa a tutte quelle persone Juventine come lei e forse più di lei a cui lei ha fatto veramente del male Presidente. Lo faccia perchè la storia non si può cambiare e neppure nascondere.

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Di Enzo Ricchiuti

Nuove maglie juventus e nuovo corso Adidas.

Francamente non seguo mai queste cose. Le maglie, etc. Gli sponsor poi, peggio. Non sono soldi miei. A me interessano due cose e basta: l’orario della partita e una tv per guardarla. Poi possono presentarsi anche nudi o griffati Unicef.

Il rifiuto degli 80 milioni di euro del Barca per Pogba. Ti stupisce?

No, perché è pretattica. A certe cifre vendi, specie se vuoi avere una plusvalenza sulla quale campare per secoli. Se non sei tifoso, ovviamente. Ma i tifosi muoiono prima o poi, le plusvalenze restano.

Pensi che ci sia ancora margine per un grande colpo di mercato della juventus o ritieni che verranno fatte solo più piccole manovre di aggiustamento?

Se vende Pogba prendono almeno un Pianic. Che cambia ? In Italia niente. In futuro ? Se vogliamo avere un futuro dobbiamo vendere l’Isis, non Pogba.

 

 

Alena abita ancora qui

Alena abita ancora quiScritto da Cinzia Fresia

L’anno scorso, precisamente il 2014 è accaduto il gossip dei gossip, saltava fuori un po’ all’improvviso, la  liason tra Gigi Buffon e la sig.ra Ilaria D’Amico venuta più o meno allo scoperto da dei  rotocalchi, questa vicenda,  ha tenuto in ansia tutta l’Italia sovrastando persino il mondiale in Brasile, i segnali c’erano .. la coppia non si faceva più vedere insieme da tempo, lui ammise di aver cambiato casa e ad Alena consigliavano un avvocato matrimonialista. Tra un noto rotocalco e un sito web tale Dagospia, insinuavano che tra i due fosse spuntato un terzo, anzi una terza, la sig.ra Ilaria, appunto.

Mentre, Buffon non commentava anzi negava esattamente come la moglie, succedeva un altra rottura sempre in Juventus, Andrea Pirlo annuciava la fine del suo ventennale matrimonio a causa di una anonimissima sig.na Valentina, e la questione finì lì, mentre per Buffon la faccenda  è andata avanti un bel pezzo, fino a quando il tutto  è uscito  allo scoperto, tuttavia per quale motivo nascondersi quando le decisioni erano state prese da tempo? Bastava dire la verità, in fondo si tratta di vita privata.

E invece no.

Il gossip non è una seccatura come vogliono farci credere, ma un giro di soldi molto grosso, parliamo di milioni di euro, intorno alle riviste, ai servizi acquistati, alle foto e a tutto ciò che gravita  intorno a questo, consentitemi, miserabile mercato.

Matrimoni, nascite eventi di ogni genere di un personaggio visibile sono fonti di denaro.  La gente vuole sapere, vuole vedere quanto era bella lei, lui, i figli, i vestiti, le automobili, gli invitati ecc. ecc. al tempo stesso la continua diffusione di notizie, fa salire la curiosità,  come  una storia di “corna” così inaspettata e poco comprensibile, sia potuta accadere a  2 personaggi che avevano tutto: bellezza, ricchezza e intelligenza.

Belli, ricchi e famosi con 2 splendidi figli, sembrava la storia di Buffon e la Seredova indistruttibile, invece no, non si sono fatti i conti con la sig.ra Ilaria, che eccola qui, ad acchiappare il portiere numero 1 d’Italia, così come viene riportato.

Ecco la speculazione, la spettacolarizzazione dell’episodio ha portato molti soldi a tutti i protagonisti,  Buffon  indignato accusava l’Italia di essere bigotta, quella Italia che lo ha reso ricco, sia beninteso. Dopo di che, in aria di vittimismo,  il Buffon si faceva soprendere con tanto di rèportage con dovizia di particolari,  in quel delle acque greche attorcigliato alla sua attuale compagna, anche lì, si sa dove girano i paparazzi bastava cambiare meta se si desiderava l’anonimato, vi assicuro che esistono acque dove i paparazzi non arrivano e questa gente lo sa.

Nel frattempo Buffon prende distacco, si indigna e  non volendo far soffrire i figli non paga le spese di condominio, ricevendo nel frattempo  un provvedimento giuridico circa questo debito, un pasticcio dopo l’altro, e come sempre il giornale gossipparo  ogni giorno offriva una news circa questa telenovela.

Ho trovato penoso questo “feuilleuton” del 2000, e non immaginavo che Buffon potesse prestarsi ad una cosa del genere, considerando le sue immense ricchezze, poi per carità, i soldi piacciono a tutti,  anche a lui, tra il matrimonio a Praga e tutto ciò che gli ha riguardato in questi anni non  penso  avesse  freddo ai piedi, e che potesse essere più signore, rispettando la sensibilità dei figli vivendo la  separazione  in modo molto più naturale ammettendo da subito la verità.

Tenete presente che all’ammissione della verità, è ricominciata una serie di notizie riguardanti l’una e l’altra signora, che nel frattempo si è fidanzata niente po’ po’ di meno  con un pezzo da 90, tale Alessandro Nasi, e chi è? Qualcuno si chiederà, si tratta dell’esponente più importante della famiglia Nasi, il ramo silenzioso della famiglia Agnelli, per capirci i Nasi sono la seconda discendenza del Senatore Giovanni Agnelli, il nonno dell’avvocato. Giovanni Agnelli ebbe 2 figli, un maschio, Edoardo che diede vita alla discendenza dell’avvocato e dei suoi fratelli e Aniceta che sposò un ingegnere dipendente dell Fiat di nome Nasi. Alena oggi, se fosse in predicato di sposare questo signore diventerebbe cugina acquisita di John Ellkann.

Perciò si poteva mettere la parola fine a questa storia, invece no, si continua .. e quasi quasi l’ex coppia Buffon-Seredova vende più adesso che prima, il parallelismo tra le due donne è all’ordine del giorno, la domanda ricorrente vista la sospetta rotondità addominale della sig.ra Ilaria è se è incinta o meno, se lo è altrettanto la Seredova? Qual’è la pancia più grossa? Questi gli interrogativi gossippari di questa estate, che puntualmente ci  aggiorna su come sta la coppia, la notizia fresca fresca di questi giorni dice  che la famiglia allargata di Buffon abiterà a Milano in una proprietà di 400 mt quadrati.

In tutto questo squallore, c’è però  un lato divertente:   i giornali di gossip   prima sbattono  i mostri in prima pagina, riabilitandoli subito dopo magnificandoli  per azioni banali. Per esempio, alcuni rèportage avrebbero visto  la sig.ra Ilaria in quel di Torino che prende per mano uno dei figli di Buffon al fine  proteggerlo dalle auto, un gesto che qualunque essere umano con uno scarso istinto materno farebbe nei confronti di un bambino.  Il giornale in questione esaltava la dote della giornalista così gentile con i figli della Seredova che fino a prova contraria sarebbero anche di Buffon, non capisco cosa ci sia di trascendentale che una donna sia gentile con i figli del proprio uomo o con dei bambini in generale.

Vi dirò che ogni tanto penso al passato, e ai quei  calciatori i quali non essendo  sottoposti a gossip nè gli veniva in mente di proporsi  e probabilmente non potevano nemmeno considerati  i rigidi regolamenti che imponevano le squadre di calcio del tempo.   Il loro riserbo e profonda protezione della vita privata ci ha fatti stare benissimo tant’è che nessuno si è mai  posto il problema di cosa facesse  questo o quel personaggio nel tempo libero, desideravano la privacy e sapevano come ottenerla. Oggi la spettacolarizzazione della vita privata è diventata una fonte di reddito, non c’è evento venduto alle testate giornalistiche, e ci si chiede cosa ci sia stato di vero tra questa coppia e  se il sentimento ha un prezzo o è tutto un “cavalcare l’onda”, una cosa vera però c’è stata e sono i bellissimi bambini di Gigi Buffon, che così piccoli si sono trovati a non poter vivere la mamma e il papà insieme.

 

 

 

 

Trent’anni fa l’Heysel.

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Articolo di Silvio Mia.

 
Il 29 maggio 1985 rimarrà una data ben scolpita nella mente di tutti, juventini e non , perché la tragedia che si è materializzata quella sera è stata veramente un dramma che va oltre ogni immaginazione. Mi ricordo che nell’Azienda in cui lavoravo , c’era molta attesa per questo incontro. Per una volta non vedevo aggirarsi gufi o fantasmi anti-juventini e mi sembravano tutti sinceri e convinti , nell’affermare che questa per la Juventus sarebbe stata la volta buona. D’altra parte a Gennaio , in una gelida ed innevata notte torinese, i bianconeri avevano fatto le prove generali battendo al Comunale i reds di Liverpool per 2 a 0 con un doppietta di Zibi Boniek il “ bello di notte “ , copyright Avvocato Agnelli. Il risultato aveva permesso di mettere in bacheca la SuperCoppa Europea , disputata in qualità di detentori della Coppa dei Campioni da parte del Liverpool e della Coppa delle Coppe da parte della Juventus. Nella stagione precedente , gli inglesi avevano battuto a Roma in finale i giallorossi padroni di casa dopo i calci di rigore ,mentre la Juventus aveva superato a Basilea 2 a 1 il Porto con le reti di Vignola e Boniek. A conferma su quanto pensavo della sincerità dei miei colleghi, venne fatta una mega colletta cui parteciparono tutti , compresi anche quelli che non si interessavano di calcio . La colletta serviva per pagare un pasticcere che in caso di vittoria della Juventus avrebbe dovuto costruire un torta raffigurante un campo di calcio , con una Coppa di cioccolato nel mezzo.

Arrivato il fatidico giorno già dal mattino la tensione e l’adrenalina stavano superando i livelli di guardia. Con mio fratello, tifoso granata, avevo programmato la visione dell’incontro a casa di amici juventini, dove alla faccia della scaramanzia in frigorifero riposavano in attesa della vittoria una bottiglia di Champagne ed una torta. Arrivati con qualche minuto di anticipo, ci siamo sistemati nelle posizioni strategiche , quelle che portano bene, vestiti di maglie juventine , con le immancabili sciarpe bianconere al collo , eravamo in attesa del collegamento . Appena la Rai si è collegata con lo stadio teatro della sfida, sentendo la voce del telecronista Bruno Pizzul che parlava in tono molto sommesso di incidenti che erano avvenuti e che stavano continuando, abbiamo capito che qualcosa di grave era successo , anche se non nelle proporzioni con cui poi si è materializzato. Si pensava ai soliti scontri tra tifoserie ed a qualche contuso , ma alla notizia data da Pizzul che sul prato giacevano dei morti , nei nostri pensieri tutto si poteva pensare meno che alla disputa della partita. Si pensava ai tifosi partiti per assistere ad una festa di sport ed alle loro famiglie sconvolte dalle notizie che stavano arrivando. Quello che irritava era vedere la Polizia belga che invece di intervenire , osservava lo scempio che gli Hooligans stavano continuando a fare , provocando la fuga dei tifosi italiani, che erano tutti ammassati dato che per la pressione della spinta delle persone era crollato un muro.

Immagini impressionanti di gente che chiedeva aiuto schiacciata sotto altre persone, gente priva di vita adagiata sulle transenne che fungevano da barella e gente ferita , piangente e spaventata alla ricerca di soccorsi. La situazione era fuori controllo , il servizio d’ordine quasi inesistente e dall’altra curva , vedendo , ma fortunatamente non rendendosi conto dell’effettiva gravità di quello che era successo, stavano comunque entrando in campo i tifosi juventini per cercare una vendetta che se portata a termine , avrebbe provocato una carneficina. L’ingresso in campo dei giocatori per cercare di calmare le acque è riuscito in parte ad evitare un tutti contro tutti veramente pericoloso. Dalla cabina radio i due capitani , leggevano un avviso dicendo che la partita si sarebbe disputata, per permettere lo sgombero dello Stadio senza altri incidenti. Allucinante quello che era successo e che con crudeltà d’immagine stavamo vedendo attoniti ed impotenti davanti alla televisione. Sapremo solo in seguito lo spaventoso tributo di sangue pagato per un incontro di calcio, 39 anime innocenti erano state sacrificate alla follia ed alla violenza umana . Erano morti padri di famiglia con i loro figli , gente comune che nulla aveva da spartire con questi animali ubriachi che ,con il loro assurdo comportamento avevano provocato questa tragedia. Noi con le lacrime agli occhi , smesse le maglie e tolte le sciarpe siamo tornati a casa, e mi ricordo che a parte qualche idiota che strombazzava e festeggiava chissà cosa, attraversando la città abbiamo potuto notare un rispettoso silenzio verso chi era volato in maniera tanto assurda, in cielo.

L’Heysel non è successo per caso, per quanto ne so io, i tifosi inglesi che erano stati a Roma l’anno precedente quando avevano vinto la Coppa contro la Roma , avevano subito dei gravi maltrattamenti da parte dei tifosi avversari , ed infuriati avevano promesso vendetta allorchè il Liverpool avesse giocato contro una squadra italiana , cosa che non era potuta avvenire a gennaio a Torino per ovvie ragioni numeriche , ma che puntualmente si è realizzata in Belgio. Violenza chiama violenza . A margine , e mi scuso se questa volta mi sono dilungato , ma l’argomento lo richiedeva, voglio ancora aggiungere tre pensieri. Il primo è che mi fanno sorridere quelli che dopo una simile tragedia , disquisiscono , ed è ancora argomento dei giorni nostri, sul fallo che ha generato il calcio di rigore decisivo per la Juventus , sull’ esultanza dei giocatori provati e sconvolti dalle scene che avevano visto , ed obbligati a giocare contro la loro volontà , sull’esultanza di Platini , dopo aver calciato e segnato la massima punizione. Si vede chiaramente che la sua espressione facciale è come uno sberleffo all’aria di morte che aleggiava nello Stadio , sulla consegna della Coppa e sull’ opportunità di tenerla o meno , quando gli argomenti da affrontare sarebbero ben altri. La seconda , ben più importante è che nessuno ha chiesto “ la testa” di chi ha assegnato una finale di Coppa dei Campioni ad un impianto così fatiscente , in cui secondo il mio parere non si sarebbe potuta giocare neppure una partita amichevole e vorrei sapere se qualcuno responsabile delle Forze dell’Ordine , ha pagato l’inefficienza di intervento , la disorganizzazione e i ritardi dei soccorsi . Inoltre voglio pensare che se invece di una corda , avessero messo due cordoni di poliziotti a dividere le due tifoserie , chissà magari le cose non sarebbero andate in quel modo. La terza riguarda la mega torta aziendale che avrebbe dovuto essere consegnata la mattina seguente la partita . Arrivati sul posto di lavoro, si commentavano con rabbia e mestizia gli avvenimenti che tutti noi avevamo visto la sera precedente in televisione. Tutti si pensava che il pasticcere , visti i tragici accadimenti , avesse desistito dal preparare il dolce , anche per un senso di rispetto verso chi aveva perso la vita in quella maniera assurda. Evidentemente il buon senso non era nelle corde di questo individuo , che per non perdere un lauto guadagno , alle ore 11 circa del mattino seguente, come da accordi in caso di vittoria bianconera, non tenendo conto di nulla di ciò che era successo , ci ha fatto recapitare la mega torta, di per se bellissima , che noi invece che piena di crema , vedevamo piena di sangue versato da innocenti.

Ovviamente non è stata fatta nessuna festa , si è tagliato il dolce per non buttarlo nell’immondizia, ma la mia soddisfazione è stata che alla fine della giornata, tranne poche persone , nessuno aveva consumato quella torta insanguinata. Un gesto di rispetto verso 39 angeli.. La partita. Sinceramente a parte il lancio in profondità a Boniek che scattato in contropiede si invola verso l’area avversaria provocando il fallo del difensore avversario, giudicato dall’arbitro in area, ma che poi si vedrà avvenuto fuori dalla stessa e dalla trasformazione della massima punizione da parte di Platini, non ricordo un granchè. A quel punto , dopo quello che era successo , ciò che si sarebbe materializzato sul rettangolo di gioco non interessava e non contava più nulla….Juventus-Liverpool 1 a 0…..

L’attaccante ritrovato

Tevez e pogbaScritto da Cinzia Fresia

E’ questione di ore se non minuti che il ritorno di Tevez in Argentina, al Boca,  sarà ufficiale, molti i messaggi di affetto da parte dei compagni della Juventus che ringraziano l’apache per ciò che ha dato in questi 2 anni juventini  straordinari.

Tevez sarà un giocatore che la Juventus non dimenticherà facilmente, il talento calcistico e un modo di gioco  versatile ha riportato la Juve sulle alte vette e  a conquistarsi una finale di Champions battendo squadre con lignaggi e corredi importanti.

Ricordo quando è arrivato a Torino, i tifosi erano in fibrillazione, carichi di aspettative, accolto come una divinità,  è stato amore con tutto l’ambiente,  entrando nell’immediato  in relazione con i colleghi che lo hanno stimato e sostenuto da subito. Si è fatto voler bene  l’argentino,  accettando le dinamiche e  regole di spogliatoio senza mai metterle in discussione.

Tevez è arrivato in Italia in un momento molto buio della sua carriera, in Inghilterra  aveva una pendenza legale da archiviare, e non godeva della stima del suo allenatore Mancini di cui non riusciamo ancora a capire la motivazione di così tanta ostilità. Tevez non ha avuto in Juventus nessun problema comportamentale e relazionale, ha lavorato molto, è stato di grande supporto a tutti i colleghi, ha segnato dei gran gol, non ha contrastato il neo allenatore, nonostante avesse notevole affetto e considerazione per Conte,  e quest’anno con elementi in squadra sottotono si è preso la responsabilità sulle spalle di tutta la squadra,  centrando  quasi tutti e tre obiettivi.

Ci mancherà, confesso che mi piaceva moltissimo, ho apprezzato oltre la tecnica anche l’inventiva e la capacità di trasformare un errore in azione da gol. Peculiarità  non da tutti  qui in Italia, la sua permanenza ha migliorato altresì  il rendimento di altri colleghi. Ce ne fossero stati tanti così.

Il rammarico è questo addio così frettoloso, mancava un anno di contratto, e spiace vederlo andare via  di fretta,  come se ci fosse stato qualcosa di male tra lui e la Juventus, che in realtà ha contribuito alla rinascita  regalandogli una nuova vita professionale restituendolo persino   alla sua nazionale. Una Juventus purificatrice  che ha  offerto  un’opportunità di riscatto a questo “enfant terrible” che ha sfruttato fino in fondo. E’ stato un  rapporto equilibrato, i due si sono sostenuti  reciprocamente.

Per Tevez l’avventura italiana si chiude qui, obiettivo il ritorno in Argentina, le motivazioni ufficiali  sono addotte ad un fatto nostalgico di famiglia e  luogo, legato probabilmente ad interessi e altre situazioni che rivogliono l’Apache in patria.

 

Mi mancherà, sono stati due meravigliosi e difficilmente ritroveremo un giocatore di questa qualità, il suo livello di tre spanne sopra gli altri lo ha reso in Italia una vera star stimata da tutti. Per noi tifosi è dura, abbiamo il tempo a malapena di affezionarci ai giocatori, che se ne vanno già, e la prossima stagione non partirà  solo lui.

Nonostante il poco tempo trascorso a Torino, Tevez lascia un’impronta indelebile e non ci sarà tifoso juventino  qui che non si ricorderà di lui.

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di enzo ricchiuti

Mandzukic e punto sugli acquisti

Al momento si sta seguendo una logica: la coppia Mandzukic-Dybala è ben assortita. Per il resto, se non parte nessuno a centrocampo c’è poco da migliorare.

L addio di Tevez

Ci sono tante scelte di vita sbagliate. Peccato si sia perso il vizio di giudicare: si risparmierebbero molti errori.

Fallimento Parma e arresto Pulvirenti

Fallimenti e arresti sono all’ordine del giorno a certi livelli. Non perché a certi livelli siano mostri ma perché i comportamenti sono sotto gli occhi di tanti. Il default è fisiologico e anzi a Parma dovrebbero ringraziare per qualche annata di buon livello in una categoria che non potrebbero fare. L’arresto di Pulvirenti ? Penso che se compri le partite violi le regole ma resti tifoso. E puoi continuare ad essere amato dai tifosi. Se vendi le partite è più difficile continuare a stare simpatici. E’ come farsi le mogli degli altri: è peccato ma che siano veramente degli altri altrimenti è grave.

Un finale indimenticabile.

File: [20maggio73t.jpg] | Sat, 08 Nov 2008 18:54:20 GMT LazioWiki: progetto enciclopedico sulla S.S. Lazio  www.laziowiki.org

Articolo di Silvio Mia.

 

Milan 44 punti Juventus e Lazio 43. Questa era la classifica dopo la ventinovesima giornata del campionato di calcio 1972-1973. Restava da giocare l’ultima partita . Il Milan capolista sarebbe stato ospite del tranquillo Verona , la Lazio era attesa dal Napoli e la Juventus avrebbe dovuto recarsi a Roma a sfidare i giallorossi. Tutto lasciava presagire che i rossoneri , facendo un sol boccone degli scaligeri , avrebbero conquistato lo scudetto. Il mercoledì precedente l’ultima giornata di campionato, i meneghini avevano giocato a Salonicco contro gli inglesi del Leeds Utd la finale di Coppa delle Coppe, un incontro che il Milan aveva vinto 1 a 0 con una rete di Chiarugi ad inizio partita. Il Leeds aveva poi costretto i rossoneri ad una strenua difesa. Per riuscire nell’impresa i milanesi erano stati costretti ad un dispendio di molte energie fisiche e mentali ,ma alla fine pur stremati dalla fatica, i giocatori rossoneri erano riusciti a trionfare in terra ellenica . La domenica successiva dunque le tre regine del campionato si apprestavano a scendere in campo in una giornata che stravolgerà i suoi esiti allo scadere del 90’. La Juventus si era resa protagonista di un grande recupero nella parte finale del torneo , in quanto a poche giornate dal termine erano ben cinque i punti che la separavano dal Milan. Ricordo ai lettori ,che allora le vittorie valevano due punti. La Lazio era la vera sorpresa dell’anno in quanto , arrivata seconda nel precedente campionato di serie B, aveva saputo tenere testa alle più blasonate squadre del Nord fino alla fine. Da rimarcare che la Lazio vincerà il campionato successivo giocando un calcio spettacolare orchestrato dal mister Tommaso Maestrelli.

Quella domenica anche se le speranze di sorpasso erano ridotte al lumicino, con i miei amici ero nella Bocciofila dell’Oratorio, in cui senza molto successo giocavo a calcio. In quel tempo non c’era una diffusione delle notizie come succede oggi e l’unica fonte era la trasmissione radiofonica :” Tutto il calcio minuto per minuto” diretta da studio da Roberto Bortoluzzi . La trasmissione oltretutto prevedeva soltanto la cronaca della seconda parte degli incontri , quindi con molta ansia tutti aspettavamo l’inizio dei secondi tempi delle partite. Cominciata la trasmissione dallo studio il conduttore assegnava le priorità d’intervento dei campi e naturalmente il campo principale era Verona dove di scena c’erano i rossoneri chiamati a suggellare con un’ ultima vittoria la conquista del campionato. Da Verona il radiocronista era Enrico Ameri cui veniva sempre assegnato il campo principale. Da Roma si collegava il numero due della trasmissione Sandro Ciotti e da Napoli credo di ricordare che il radiocronista fosse Alfredo Provenzali . Roberto Bortoluzzi chiedeva ai colleghi sui campi un primo giro in cui avrebbero soltanto dovuto comunicare il risultato del primo tempo. Come un fulmine a ciel sereno , arrivò il risultato di Verona in cui il Milan stava perdendo per 3 a 1 . Il boato che facemmo tutti insieme non ci permise di ascoltare il risultato della Juventus che a Roma , stava anche lei perdendo 1 a 0. A Napoli il risultato era ancora inchiodato sullo 0 a 0 . A questo punto, se si fossero mantenuti questi risultati, la Lazio ed il Milan avrebbero dovuto spareggiare per la conquista del titolo ,replicando lo spareggio del 1964 dove il Bologna battè l’Inter a Roma 2 a 0. La delusione per la concomitanza del risultato che si stava realizzando a Roma fu mitigata dal risultato di Verona, dandoci la speranza che in quel secondo tempo qualcosa sarebbe cambiato a nostro favore , anche perché dal Veneto arrivavano notizie di un Milan completamente cotto dalla trasferta in terra greca, dove la finale di Coppa delle Coppe aveva prosciugato le energie dei rossoneri che intanto erano precipitati sempre di più, tanto che il Verona stava conducendo 5 a 1.

A questo punto Lazio e Juventus si stavano giocando un tricolore inaspettato , una lotta a distanza che stava diventando entusiasmante. La Juventus pareggiò con Altafini , che spizzò di testa un pallone proveniente dalla trequarti campo. La tensione si tagliava con un coltello, a Napoli il risultato non si sbloccava e non cambiando quello dell’Olimpico romano, la Juventus , la Lazio ed il Milan erano appaiate in vetta alla classifica. La partita di Roma era diventata il campo principale e la voce roca di Sandro Ciotti scandiva i tentativi bianconeri di chiudere il discorso . Mancava ormai poco alla fine , la Juventus continuava ad attaccare ed all’ 87’ di gioco , l’ennesimo attacco bianconero provocava un calcio d’angolo. Le parole del radiocronista scandirono l’azione , partì il cross che venne respinto corto al limite dell’area dai difensori romanisti…. A questo punto le parole furono…” palla a Cuccureddu , tiro e goal”…. , una sequenza di parole che mi pare ancora di sentire nelle orecchie mentre scrivo. Inutile dire che saltammo tutti in aria festanti di gioia , tanto che ricordo che per l’intensità della mia esultanza tutto quello che avevo nelle tasche dei pantaloni lo ritrovai sul marciapiede….. il Milan perse clamorosamente lo scudetto della stella e noi juventini ci ritrovammo in Piazza a festeggiare lo scudetto numero 15.

Un anno di Allegri

allegri-juve-300x225Scritto da Cinzia Fresia

Si vociferava in quel di Torino che nel futuro di Max Allegri ci fosse la Juventus, Ipotesi che avrebbe fatto inorridire qualunque tifoso bianconero, e sembrava impossibile che potesse accadere per l’intoccabilita’ della posizione di Conte, l’artefice della rinascita. Ed invece e’ accaduto.

Trascorremmo minuti di ansia tra le dimissioni dell’ex tecnico e l’arrivo del nuovo sotto una valanga di insulti, per causa sua, e lui lo sapeva.

E’ il bello e contemporaneamente il brutto del calcio il cambiare idea su tutto e tutti.

In questa storia  le brutte figure si sprecano  ma fa parte dell’ambiente e ormai nessuno si sorprende piu’.

Lasciando stare i miei sentimenti personali sul tecnico di Livorno e rammaricandomi su come Conte ha liquidato la questione, (Sempre che sia tutto vero)  mi soffermerei sulla stagione appena passata.

Mi sono stupita di una cosa, che la squadra sia riuscita ad ottenere un super primato in Italia, probabilmente qualcuno pensera’ che non fosse cosa difficile, visto la pena degli avversari; al contrario di Conte che  ha disposto di uomini super in forma, quest’anno direi proprio di no. Ma la Juventus ha vinto lo stesso, proprio  perche’ vinceva anche prima.

In effetti, la differenza e’ stata in Champions e in Coppa Italia, peraltro vinta, ma la vera rivelazione e’ stata la Coppa dei Campioni.

La diversita’ di approccio alla materia dei due allenatori  sta sicuramente nel carattere. Conte lo abbiamo conosciuto, stimato e apprezzato anche nei modi piu’ complicati, ma va ammesso che in Europa ha fatto poco, lamentando di non avere un parterre di uomini adeguato, invece, l’aziendalista Max Allegri, ha preso  quello che c’era e lavorandoci su e’ arrivato in finale,  praticamente “buttandosi” “o la va o la spacca” e’ decisamente andata.

L’emotivita’ del tecnico Salentino Si e’ arresa all’ immediatezza tutta toscana che ha vinto sui pronostici, e pensare che, avendo giocatori sotto tono come Pirlo, Vidal, Lichtsteiner, Llorente e non disponendo da subito di Barzagli, Asamoha, Caceres e  Pogba da meta’ stagione l’obiettivo Berlino sembrava un miraggio. Invece no, con un Ultra-Tevez, la Juventus non ha vinto solo lo scudetto e Coppa Italia, ma ha conquistato una finale di Champions utile a rimpolpare le casse della Juve.

E Conte? Un po’ rimasto male sicuramente si, lui che aveva la formazione al top, mentre il suo rivale con poco e’ riuscito a fare tanto.

Un po’ di fortuna ci vuole  e quella maniera scanzonata di porsi ha fatto il resto, peraltro va detto che Allegri e’ entrato subito in relazione con gli Agnelli, tant’e’ che e’ stato immediatamente coinvolto in “attivita” di casa.

Adesso viene il bello, e ci sara’ la prova del 9. Allegri ha vissuto alla grande sui refusi di Conte, ora esauriti, vedremo cosa succedera’ nei prossimi anni e se sara’ in grado di mantenere i primati precedentemente conquistati, ma l’obiettivo primario  sara’portare la Juventus alla conquista della Coppa dei Campioni.

E qui apro una parentesi, che riguarda piu la societa’ che i dipendenti, la finale  della Champions League e’ per la Juve, stranamente spesso vincente, una brutta bestia. C’ e’ un malessere interno che dal post mortem dei fratelli Agnelli, si portano dietro. Purtroppo, rispetto ai parenti,  questi giovanotti, si impermaliscono moltissimo quando gli si fanno delle osservazioni, vedi la faccenda Del Piero e la chiusura Conte, due porte sbattute, poi .. Con il tempo e il buon carattere  fa dimenticare tutto ed ecco che si rivede Andrea Agnelli cimentarsi  con il golf insieme ad Alex, tutti contenti, soprattutto i tifosi, si poteva evitare una  chiusura cosi brutale che non fu mai completamente digerita dal pubblico, e forse nemmeno da Alex, che da gran signore e spero da Juventino segue la squadra non facendosi mancare niente.

Insomma sti’ ragazzi, “n’iafanno!” E pare che il malessere si sta verificando con un giocatore che non doveva andarsene Carlitos Tevez. Purtroppo qualcosa si e’ rotto e lui Qua non vuole piu’ stare.

D’altronde vada, anche se mi dispiace perche’ ha dato tanto e la sua mancanza si fara’ sentire, ma come dice il Presidente Andrea Agnelli, tutti siamo utili e nessuno indispensabile.

Percio’ finche’ durera’, vedremo cosa fara’ Allegri il prossimo anno,  forse e molto probabilmente impoverito di tre giocatori a noi molto cari, Pirlo, Tevez e Pogba. La cosa certa, e’ che Allegri non si lamentera’  e questo per lazienda Juventus e’ un fattore vicente.

La prima volta non si scorda mai.

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Articolo di Silvio Mia

La partita di cui voglio parlare , non fu importante né per la vittoria di una Coppa, né per la vittoria di un campionato, ma è un incontro che mi è rimasto nel cuore per il semplice motivo che fu la prima volta che mi recai allo Stadio per assistere ad un incontro di calcio . La promessa di questa mia prima esperienza , venne fatta da mio zio, bianconero fino al midollo, la sera precedente la partita. Mio zio era nato nel 1920 e tifava Juve dal 1929 , quindi aveva visto tutti gli scudetti del quinquennio e quelli a cavallo degli anni cinquanta-sessanta che avevano avuto come protagonisti Giampiero Boniperti , John Charles e Omar Sivori. Questi tre giocatori , secondo il mio parere , possono sostenere il paragone con i tre attaccanti del Barcellona , Messi, Neymar e Suarez , tanto osannati in tutti i campi in cui giocano . Avevo dieci anni e mi ricordo una notte insonne nell’attesa che arrivasse la domenica ed il momento in cui ci saremmo avviati verso lo Stadio Comunale . Era il 5 novembre 1967 , in programma la settima partita del girone di andata.

La partita in questione era Juventus-Roma, una classica del campionato, così definita dal mitico giornalista Gianni Brera , in quanto si incontravano due squadre che avevano vinto lo scudetto almeno una volta. Arrivati allo Stadio , entrammo in Curva Maratona . Allora non esisteva il settore ospiti e la Curva non occupata dalla squadra di casa veniva destinata ai tifosi della squadra avversaria. A Torino la Curva della Juventus era la Filadelfia e la Maratona era quella occupata dai tifosi del Torino . Naturalmente nel settore riservato ai tifosi avversari ,entravano anche i tifosi della squadra di casa e probabilmente per un maggior senso di rispetto e di sportività , ognuno tifava per la propria squadra, senza che ciò comportasse pericoli per l’incolumità personale . Saliti i gradoni dello Stadio, ricordo il mio stupore nel vedere il campo di gioco e le gradinate gremite di gente. Quando lo speacker ,con voce gracchiante data la scarsa qualità dell’impianto, comunicò le formazioni delle squadre e della terna arbitrale dall’altoparlante installato sul tetto della tribuna, vidi dalla Curva opposta occupata dai sostenitori juventini, un grande sventolio di bandiere. Non esistevano né le sciarpe, né i cori cantati e quindi tutto era contenuto nell’entusiasmo , ma per me fu un’emozione che ancor oggi non ho dimenticato . Belli i contrasti cromatici delle due maglie, il bianconero juventino ed il giallorosso romanista , che sul terreno verde risaltavano illuminati dal pallido sole novembrino. La partita fra i campioni d’Italia della Juventus ed i giallorossi capitolini fu un monologo bianconero .

Le parate di quello che fu poi proclamato come migliore in campo, il portiere della Roma Ginulfi , impedirono alla Juventus una larga vittoria . Il bello di questa storia è che Ginulfi era il portiere di riserva della Roma , secondo di Pizzaballa relegato in panchina. La beffa si concretizzò alla mezz’ora della ripresa, quando un contropiede della Roma portò il suo regista Fabio Capello , futuro giocatore della Juventus, a battere Anzolin portiere juventino. Inutile il forcing finale dei padroni di casa , orchestrati dall’ottimo regista brasiliano Cinesinho , con il risultato che rimase immutato… Juventus-Roma 0 a 1. Quindi la Roma dell’istrionico allenatore Pugliese incamerò una vittoria inattesa a dispetto di ciò che si era visto sul terreno di gioco . Io che tutto mi aspettavo , tranne che una sconfitta, rimasi deluso ed arrabbiato per aver visto i miei beniamini perdere nella mia prima volta allo Stadio, ma la Juventus negli anni successivi ha saputo farsi perdonare…

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